Aixam Mega Italia: protagonista della nuova mobilità urbana

Mobilità e quadricicli leggeri: noi come punto di riferimento in Italia

Aixam Mega Italia rafforza il proprio ruolo nella nuova mobilità urbana e si conferma tra i marchi di riferimento nel mercato dei quadricicli leggeri (L6). In occasione del Mobility Forum di Milano, la casa francese ha tracciato un bilancio dell’ultimo anno e delineato le prospettive di sviluppo di un segmento che sta vivendo una trasformazione strutturale, sospinto dalla crescita dell’elettrico e dalla domanda di soluzioni compatte per l’ambiente urbano.

Il quadro emerso è quello di un brand capace di intercettare i cambiamenti del mercato, consolidando il proprio posizionamento competitivo in Italia e attestandosi come secondo produttore nel nostro Paese. Un risultato che non riguarda soltanto i volumi, ma anche la capacità di presidiare territori chiave e fasce generazionali diverse.

 

Crescita elettrico e leadership nel segmento L6

Nel 2025 la spinta dell’offerta elettrica ha rappresentato un fattore decisivo per il consolidamento di Aixam Mega Italia. Le immatricolazioni di e-Aixam hanno registrato un incremento del 35% rispetto all’anno precedente, mentre e-Minauto ha segnato una crescita ancora più marcata, con un +269% su base annua.

Numeri che riflettono una polarizzazione sempre più evidente del mercato dei quadricicli leggeri tra soluzioni a zero emissioni e prodotti ad alto valore d’uso. Tom Faget, Direttore Generale di Aixam Mega Italia, ha sottolineato come «questi risultati confermano la strategia orientata a una crescita sostenibile e a lungo termine, in linea con l’evoluzione strutturale del mercato dei quadricicli». Una strategia che prevede un progressivo incremento della produzione elettrica, senza però rinunciare all’alternativa termica per rispondere a esigenze specifiche.

La capacità di mantenere entrambe le opzioni – elettrica e termica – rappresenta un elemento di equilibrio in un momento storico in cui la transizione energetica procede con velocità differenti a seconda dei territori e delle abitudini di utilizzo.

 

I modelli più richiesti nelle grandi città

Dal punto di vista dell’offerta, i modelli City ed e-City si confermano tra i più apprezzati sul mercato italiano. In particolare, nelle province di Roma e Milano occupano stabilmente le prime posizioni tra i quadricicli più venduti, dimostrando come la formula compatta, facile da parcheggiare e adatta alle aree a traffico limitato risponda concretamente alle esigenze urbane.

Diversa la dinamica nella provincia di Napoli, dove emerge una forte preferenza per la versione Coupé, seguita da City ed e-City. Un dato che evidenzia come il brand riesca a interpretare bisogni territoriali differenti, offrendo una gamma articolata e coerente con i diversi contesti di mobilità.

In uno scenario caratterizzato da ZTL, restrizioni ambientali e crescente attenzione alla sostenibilità, le minicar stanno progressivamente superando l’etichetta di soluzione “temporanea” per diventare una vera alternativa strutturale alla mobilità tradizionale, soprattutto nei centri urbani ad alta densità.

 

Campagna ADV e notorietà del brand

A sostenere i risultati commerciali ha contribuito anche una campagna di comunicazione diffusa, con spot trasmessi in concomitanza con la trasmissione “X Factor” sui canali Sky. L’operazione ha avuto un impatto significativo sulla notorietà del marchio: un intervistato su quattro dichiara di conoscere Aixam, con valori superiori al 30% tra Generazione Z e Millennials.

Non solo awareness, ma anche incremento dell’interesse concreto verso il brand. Il 13% degli intervistati prenderebbe in considerazione Aixam in caso di acquisto di una minicar, dato raddoppiato rispetto al periodo precedente alla campagna. I motivi principali di scelta riguardano il design, la solidità percepita e la presenza di una rete capillare di concessionari, elemento che rafforza la fiducia in un segmento dove assistenza e prossimità restano determinanti.

 

Micromobilità urbana: una trasformazione strutturale

Il mercato della mobilità è attraversato da un cambiamento profondo, guidato da sostenibilità, digitalizzazione e nuove abitudini di vita urbana. In questo contesto, le soluzioni compatte e intelligenti stanno acquisendo centralità negli spostamenti quotidiani, grazie alla possibilità di accedere più facilmente ai centri storici e di semplificare il parcheggio.

Marco Guerrini, Responsabile Vendite di Aixam Mega Italia, ha evidenziato come «questo fenomeno stia trasformando le minicar da risposta temporanea a reale opzione di mobilità stabile e strutturale, capace di integrarsi nei nuovi modelli di vita urbana». Una trasformazione che trova riscontro in una gamma progettata per coniugare compattezza, semplicità di utilizzo e attenzione alla sicurezza.

A supporto della rete, il programma Aixam Rent – sviluppato con Agos Renting – consente formule flessibili che intercettano un mercato sempre più maturo e orientato a soluzioni d’uso piuttosto che di mera proprietà.

 

Un marchio con solide radici industriali

Fondata in Francia nel 1983, Aixam Mega ha superato quota 400.000 veicoli venduti ed è storicamente il primo produttore europeo di minicar. È stata inoltre la prima casa automobilistica a introdurre minicar 100% elettriche già nel 2008, anticipando una tendenza che oggi rappresenta il cuore della mobilità urbana sostenibile.

Dal 2013 il marchio fa parte di Polaris Industries, leader mondiale nel settore powersports. Il gruppo dispone di tre stabilimenti in Francia, con oltre 350 addetti e una capacità produttiva potenziale di 30.000 veicoli.

In un settore spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, quello dei quadricicli leggeri rappresenta invece un tassello importante dell’ecosistema urbano. La capacità di coniugare dimensioni compatte, accessibilità economica e progressiva elettrificazione dimostra come la micromobilità possa offrire risposte concrete alle esigenze contemporanee.

Aixam Mega Italia, con una strategia che tiene insieme innovazione e pragmatismo, si posiziona così come uno degli attori chiave di questa evoluzione, contribuendo a ridisegnare il concetto stesso di mobilità urbana.

 


Foto da ufficio stampa AIXAM

Automotive e deal tecnologici: più della metà delle operazioni

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director

Nel 2025 l’M&A nel settore automotive registra un deciso rimbalzo; lo sguardo al 2026 resta improntato a un cauto ottimismo. La tecnologia si conferma il principale driver dell’attività di M&A: oltre la metà delle operazioni ha riguardato semiconduttori, elettronica, sensoristica e capacità di software engineering. Per OEM e fornitori globali, rafforzare la presenza in India diventa sempre più strategico, sia per l’accesso al mercato locale sia per il ruolo del Paese come hub tecnologico e industriale. In Italia, il trend di crescita progressiva dei deal avviato nel post-Covid è proseguito anche nel 2025, segnando un nuovo record nel numero di operazioni di M&A.

Dopo due anni di rallentamento, nel 2025 il settore automotive e mobility ha registrato a livello globale un deciso rimbalzo nell’attività di fusioni e acquisizioni. Il valore globale delle transazioni ha superato i 35 miliardi di dollari, mentre il valore medio delle operazioni è più che raddoppiato, raggiungendo 1,2 miliardi di dollari. I deal a carattere tecnologico – tra semiconduttori, elettronica e software engineering – hanno rappresentato più della metà delle fusioni e acquisizioni nel comparto nel corso dello scorso anno. 

 

È quanto emerge dall’approfondimento sul settore del Global M&A Report 2026 di Bain & Company, che evidenzia come i produttori di automobili e i fornitori stiano accelerando la riconfigurazione dei propri portafogli per competere in un panorama caratterizzato da una crescita piatta e un’intensa pressione sui margini. 

 

“La stagnazione dei mercati nordamericani ed europei e l’accelerazione del cambiamento tecnologico, ha riportato l’industria automotive verso il deal-making”, afferma Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile italiano automotive di Bain & Company. “Le aziende stanno affrontando un periodo di evoluzione senza precedenti, caratterizzato da un aumento dei costi e da una forte pressione sui margini, pur dovendo investire in modo significativo in nuove capabilities. In questo contesto, l’attività di M&A rappresenta una leva chiave per consentire alle aziende di sostenere i costi legati alla ricerca e allo sviluppo, ridurre le spese e rafforzare la propria posizione in una supply chain in progressiva contrazione”. 

 

L’Italia continua a mostrare un andamento molto positivo sul fronte dei deal, una tendenza già evidente nel 2024. Dalla pandemia in poi, infatti, il numero di operazioni di fusione e acquisizione nel nostro Paese è cresciuto in modo costante, superando le 40 transazioni lo scorso anno. Il Covid ha agito da vero e proprio catalizzatore, facendo emergere con forza un limite strutturale del settore automotive italiano: un tessuto industriale eccessivamente frammentato, poco attrezzato per competere su scala regionale e globale. Da questa consapevolezza è nato un processo di consolidamento che appare tutt’altro che concluso, con un’attenzione particolare rivolta alla meccanica – storicamente uno dei punti di forza dell’industria italiana – e al mondo della distribuzione, dai concessionari d’auto ai distributori di ricambi. 

 

Il ritorno delle grandi operazioni e alti livelli di deal value 

Dopo due anni di attività contenuta, il 2025 segna un ritorno alle grandi operazioni tra gli OEM e i fornitori, con livelli di deal value che non si osservavano dal periodo pre-pandemico. Nei primi tre trimestri delIo scorso anno, il valore medio delle operazioni ha toccato quota 1,2 miliardi di dollari, più del doppio dei livelli del 2023. I deal di scopo hanno rappresentato circa l’80% del volume complessivo delle transazioni, pur in un contesto che ha visto il ritorno di deal di scala di dimensioni rilevanti. 

 

Tra mercati stagnanti e mercati in crescita: partnership e joint venture 

Il mercato europeo e del Nord America mostra segnali di stagnazione strutturale, con tassi di crescita molto contenuti. Al contrario, l’India emerge come l’unico mercato globale – oltre alla Cina – a registrare una crescita significativa, alimentando una crescente attenzione verso partnership e joint venture.  Per OEM e fornitori globali, la presenza in India diventa strategica per accedere al mercato, localizzare le offerte, ottenere vantaggi di costo e servire una domanda interna in forte espansione. 

 

Software, AI e tecnologia al centro dell’M&A 

Software, AI e tecnologia stanno ridefinendo l’industria automotive nel suo complesso. Questa dinamica si riflette anche nell’attività M&A dello scorso anno: oltre la metà delle operazioni ha riguardato semiconduttori, elettronica, sensori e capabilities di software engineering. I produttori di auto e i fornitori puntano verso acquisizioni che contribuiscano a rafforzare la base elettronica e digitale dell’architettura dei veicoli di nuova generazione.  

“Le aziende di hardware tradizionali stanno integrando sempre più capability digitali per dirigere stack software destinati a definire le funzionalità dei veicoli del futuro”, continua Di Loreto. “Nei prossimi anni assisteremo a una crescita di partnership tra aziende automotive e software. La sfida sarà costruire team e competenze capaci di tradurre le esigenze dei consumatori integrandole in soluzioni tecnologiche nei sistemi del veicolo”. 

 

Automotive e difesa, terreno fertile per la contaminazione

Alcune recenti operazioni hanno mostrato come player in ambito Difesa stiano attingendo selettivamente alle competenze dell’industria automotive per rafforzare o sviluppare sistemi. Allo stesso tempo, alcuni OEM automotive stanno valutando opportunità adiacenti al settore della difesa come potenziale driver di crescita, in risposta alla stagnazione delle vendite globali di veicoli.  

 

Le prospettive dell’M&A automotive nel 2026 

Il 2026 dell’industria automotive sarà fortemente influenzato dai cambiamenti geopolitici, dal riallineamento della supply chain e dalle evoluzioni delle tecnologie. “Nei prossimi mesi”, conclude Di Loreto, “l’M&A sarà uno strumento essenziale per mantenere competitività e ci aspettiamo cauto ottimismo. Nel frattempo, le aziende leader dovranno rafforzando le proprie capacità in termini di strategic planning, corporate venturing e integrazione post-merger”.  

  


Foto da ufficio stampa Bain & Company

Decarbonizzazione del circolante: quale impiego per il fondo di 19 milioni?

Decarbonizzazione del circolante: quale impiego per il fondo di 19 milioni?

di Giovanni Dattoli, presidente di UNRAE Veicoli industriali

 
Per accelerare il rinnovo del parco e stimolare la competitività dell’autotrasporto in un’ottica di sostenibilità, UNRAE ribadisce da tempo la necessità di un insieme coordinato di condizioni abilitanti. Risultano fondamentali strumenti incentivanti e fiscali stabili, semplificazioni normative, nonché agevolazioni all’utilizzo dei mezzi di nuova generazione.

A tale riguardo, valutiamo positivamente l’istituzione del Fondo pluriennale promosso dal MIT quale segnale concreto a sostegno della modernizzazione del settore e apprezziamo il dialogo costruttivo avviato con il Ministero. Restano, tuttavia, da chiarire le modalità di utilizzo degli ulteriori 19 milioni di euro già stanziati per la decarbonizzazione del parco circolante, a oggi non ancora allocati.
 
Parallelamente, assume particolare rilevanza la revisione normativa attualmente in corso a Bruxelles nell’ambito del “Pacchetto Automotive”, destinata a incidere anche sugli standard emissivi e sugli strumenti di supporto alla transizione tecnologica dei veicoli pesanti.

“La transizione verso mezzi più efficienti e a basse o zero emissioni richiede un approccio pragmatico e sistemico, a partire dalla definizione di obiettivi regolatori chiari e di sostegni calibrati sulle reali esigenze delle imprese. Ciò risulta ancora più necessario alla luce degli elevati costi di investimento, della ancora limitata disponibilità di infrastrutture di ricarica e di rifornimento a idrogeno e delle persistenti incertezze regolatorie che rendono complessa la pianificazione da parte delle aziende di trasporto e logistica”, conclude Dattoli.
 
 
Foto da ufficio stampa UNRAE


BIT 2026: motorismo storico in primo piano

BIT 2026: motorismo storico in primo piano

L’Automobile Club d’Italia e ACI Storico sono stati protagonisti all’edizione 2026 della Borsa Internazionale del Turismo, un appuntamento di rilievo dove far conoscere manifestazioni ed eventi sportivi che generano un elevato indotto sia turistico, sia economico.

L’evento, che si sè svolto presso la Fiera di Milano-Rho ha visto lo stand dell’Automobile Club d’Italia offrire una serie di attività mirate a valorizzare il nostro patrimonio storico, ma anche sportivo e culturale. Nello stand ACI, infatti, era possibile ammirare 9 modellini esclusivi ed iconici di auto in scala, (provenienti dalla Biblioteca dell’ACI di Roma che conta più di 800.000 pagine digitalizzate e oltre 5.000 volumi) quali, Fiat (124 Sport Spider 1400 del 1967; 500L Open Roof del 1968; 500 Giardiniera del 1960 e 600 Berline del 1963); e Alfa Romeo (6C 1750 GS Zagato del 1930; 8C 2900 B Lungo Touring del 1938; 6C 2500 SS Villa D’Este del 1949; 1900 Disco Volante Spider del 1952 e 1900 Sprint del 1951). 

Grazie al MAUTO – il Museo dell’Automobile di Torino, poi, è stato possibile ammirare la Fiat 12/16 HP del 1902, progettata dall’ingegnere Giovanni Enrico con motore a 4 cilindri biblocco di grande cilindrata, la prima della Casa costruttrice torinese ad avere il radiatore tipo Mégevet di forma trapezoidale (a nido d’ape). Costruita in 110 esemplari, fu anche il primo modello Fiat a essere esportato nel mondo.

Oltre alle particolarità tecniche di assoluto rilievo, l’esemplare esposto alla BIT vanta una raffinata carrozzeria “tonneau”, costituita da una superficie di legno laminato con fibra a vista protetta da una sola laccatura trasparente, così come si usava per i battelli di maggior pregio. Davvero interessante la sua storia: acquistato da Ignazio Florio (fratello di Vincenzo Florio, fondatore della «Targa» siciliana) venne ceduto al pittore Francesco Paolo Michetti in cambio di un dipinto ed ebbe l’onore di essere utilizzato in Abruzzo da Vittorio Emanuele III per raggiungere l’Esposizione Regionale del 1905. Fu per volere del figlio di Michetti, Alessandro, che venne donato al Museo nel 1937.

 

Scopo della partecipazione di ACI alla BIT è stata soprattutto quella di promuovere e comunicare il valore delle manifestazioni e degli eventi sia sportivi, sia culturali promossi e organizzati sul territorio, come, ad esempio: la Coppa d’Oro delle Dolomiti, la Targa Florio Classica, Auto e Moto d’Epoca e Milano Auto Classica, l’Area Professionale Statistica dell’ACI, infatti, ha stimato un indotto complessivo, anche in termini turistici, valutato tra i 77 e i 94 milioni di euro.

 


Foto da ufficio stampa ACI

Targhe storiche: via libera alle riproduzioni originali dal 1931

Targhe storiche: via libera alle riproduzioni originali dal 1931

La stretta collaborazione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Direzione Generale della Motorizzazione, l’Automobile Club d’Italia, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e gli enti certificatori (ASI, FMI, Registro Fiat Italiano, Registro Storico Lancia, Registro Italiano Alfa Romeo) ha permesso, infatti, tramite la circolare n. 33941 del 20 novembre 2025, di ampliare la possibilità di richiesta delle targhe originali, precedentemente prevista solo per i veicoli immatricolati dopo il 1952, e di presentare la domanda d’immatricolazione dopo l’effettiva realizzazione della targa, consentendo così al mezzo di rimanere circolante fino alla consegna del nuovo duplicato.

Il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, ha dichiarato: “Ancora una volta l’Italia si dimostra pioniera della valorizzazione culturale nel mondo, dando un riconoscimento al valore identitario di ogni veicolo. Chi ama e conserva questo patrimonio avrà ora uno strumento in più per valorizzare la memoria di un settore che ha segnato la nostra storia tecnica, industriale e sociale”.

 


Presentazione Targhe Storiche – Foto da ufficio stampa ACI

Produzione 2026: da dimenticare il 2025, fondi MIMIT e nuovi modelli decisivi

Produzione industriale a gennaio: segnali incoraggianti
di Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA
 

A dicembre 2025 l’indice della produzione automotive italiana inverte la tendenza negativa dei tre mesi precedenti e registra una crescita (+13,5%).
Anche l’indice della fabbricazione di autoveicoli recupera con un rialzo a doppia cifra nel mese (+35,3%) – complice la variazione positiva registrata, secondo i dati preliminari di ANFIA, dalla produzione di autovetture, +104,3% rispetto a dicembre 2024, che aveva registrato volumi molto bassi preludendo a un difficile 2025, per un totale di circa 22.000 unità prodotte – mentre l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori chiude in lieve crescita, a +1,2%.


Dal punto di vista dei volumi produttivi annuali, come abbiamo più volte ribadito, il 2025 è stato un “annus horribilis”: la produzione di autoveicoli chiude con quasi il 20% in meno rispetto al 2024, che era già stato un anno critico a livello di volumi.

L’auspicio per l’anno in corso è che, grazie all’allocazione delle risorse previste dal Fondo automotive del MIMIT in occasione dell’ultimo Tavolo automotive – che saranno dedicate anche a misure a sostegno dell’offerta – e al lancio dei nuovi modelli attesi per il 2026, i volumi produttivi nazionali possano presto risollevarsi.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Global M&A Report 2026 di Bain & Company: fari puntati su automotive e mobilità

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director

Foto- Gianluca Di Loreto

 

Bain & Company ha pubblicato un approfondimento sul settore automotive del Global M&A Report 2026 di Bain & Company, che fotografa la ripresa delle operazioni di fusione e acquisizione a livello globale e il ruolo sempre più rilevante dell’Italia. Dall’analisi emerge che, dopo due anni di rallentamento, nel 2025 il comparto automotive e mobility ha registrato un deciso rimbalzo dell’attività M&A: il valore complessivo delle transazioni ha superato i 35 miliardi di dollari, mentre il valore medio dei deal è più che raddoppiato, arrivando a 1,2 miliardi di dollari. Oltre la metà delle operazioni ha riguardato ambiti a forte contenuto tecnologico – semiconduttori, elettronica e software engineering – a conferma della trasformazione strutturale in corso nel settore.

 

Il mercato italiano continua a distinguersi per un andamento particolarmente positivo, in linea con una tendenza già evidente nel 2024. Dalla pandemia a oggi, infatti, il numero di operazioni di fusione e acquisizione nel nostro Paese è cresciuto in modo costante, superando le 40 transazioni nell’ultimo anno. Il Covid ha agito da catalizzatore, portando alla luce un limite strutturale dell’automotive italiano: un tessuto industriale frammentato e poco scalabile. Da qui l’avvio di un processo di consolidamento ancora in evoluzione.

 

Dopo due anni di rallentamento, nel 2025 il settore automotive e mobility ha registrato a livello globale un deciso rimbalzo nell’attività di fusioni e acquisizioni. Il valore globale delle transazioni ha superato i 35 miliardi di dollari, mentre il valore medio delle operazioni è più che raddoppiato, raggiungendo 1,2 miliardi di dollari. I deal a carattere tecnologico – tra semiconduttori, elettronica e software engineering – hanno rappresentato più della metà delle fusioni e acquisizioni nel comparto nel corso dello scorso anno.

 

È quanto emerge dall approfondimento sul settore del Global N&A Report 2026 di Bain & Company, che evidenzia come i produttori di automobili e i fornitori stiano accelerando la riconfigurazione dei propri portafogli per competere in un panorama caratterizzato da una crescita piatta e un’intensa pressione sui margini.

 

“La stagnazione dei mercati nordamericani ed europei e l’accelerazione del cambiamento tecnologico, ha riportato l’industria automotive verso il deal-making”, afferma Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile italiano automotive di Bain & Company. “Le aziende stanno affrontando un periodo di evoluzione senza precedenti, caratterizzato da un aumento dei costi e da una forte pressione sui margini, pur dovendo investire in modo significativo in nuove capabilities. In questo contesto, l’attività di M&A rappresenta una leva chiave per consentire alle aziende di sostenere i costi legati alla ricerca e allo sviluppo, ridurre le spese e rafforzare la propria posizione in una supply chain in progressiva contrazione”.

 

L’Italia continua a mostrare un andamento molto positivo sul fronte dei deal, una tendenza già evidente nel 2024. Dalla pandemia in poi, infatti, il numero di operazioni di fusione e acquisizione nel nostro Paese è cresciuto in modo costante, superando le 40 transazioni lo scorso anno. Il Covid ha agito da vero e proprio catalizzatore, facendo emergere con forza un limite strutturale del settore automotive italiano: un tessuto industriale eccessivamente frammentato, poco attrezzato per competere su scala regionale e globale. Da questa consapevolezza è nato un processo di consolidamento che appare tutt’altro che concluso, con un’attenzione particolare rivolta alla meccanica – storicamente uno dei punti di forza dell’industria italiana – e al mondo della distribuzione, dai concessionari d’auto ai distributori di ricambi.

 

Il ritorno delle grandi operazioni e alti livelli di deal value

Dopo due anni di attività contenuta, il 2025 segna un ritorno alle grandi operazioni tra gli OEM e i fornitori, con livelli di deal value che non si osservavano dal periodo pre-pandemico. Nei primi tre trimestri delIo scorso anno, il valore medio delle operazioni ha toccato quota 1,2 miliardi di dollari, più del doppio dei livelli del 2023. I deal di scopo hanno rappresentato circa l’80% del volume complessivo delle transazioni, pur in un contesto che ha visto il ritorno di deal di scala di dimensioni rilevanti.

 

Tra mercati stagnanti e mercati in crescita: partnership e joint venture

Il mercato europeo e del Nord America mostra segnali di stagnazione strutturale, con tassi di crescita molto contenuti. Al contrario, l’India emerge come l’unico mercato globale – oltre alla Cina – a registrare una crescita significativa, alimentando una crescente attenzione verso partnership e joint venture.  Per OEM e fornitori globali, la presenza in India diventa strategica per accedere al mercato, localizzare le offerte, ottenere vantaggi di costo e servire una domanda interna in forte espansione.

 

Software, AI e tecnologia al centro dell’M&A

Software, AI e tecnologia stanno ridefinendo l’industria automotive nel suo complesso. Questa dinamica si riflette anche nell’attività M&A dello scorso anno: oltre la metà delle operazioni ha riguardato semiconduttori, elettronica, sensori e capabilities di software engineering. I produttori di auto e i fornitori puntano verso acquisizioni che contribuiscano a rafforzare la base elettronica e digitale dell’architettura dei veicoli di nuova generazione.

 

“Le aziende di hardware tradizionali stanno integrando sempre più capability digitali per dirigere stack software destinati a definire le funzionalità dei veicoli del futuro”, continua Di Loreto. “Nei prossimi anni assisteremo a una crescita di partnership tra aziende automotive e software. La sfida sarà costruire team e competenze capaci di tradurre le esigenze dei consumatori integrandole in soluzioni tecnologiche nei sistemi del veicolo”.

 

Automotive e difesa, terreno fertile per la contaminazione

Alcune recenti operazioni hanno mostrato come player in ambito Difesa stiano attingendo selettivamente alle competenze dell’industria automotive per rafforzare o sviluppare sistemi. Allo stesso tempo, alcuni OEM automotive stanno valutando opportunità adiacenti al settore della difesa come potenziale driver di crescita, in risposta alla stagnazione delle vendite globali di veicoli.

 

Le prospettive dell’M&A automotive nel 2026

Il 2026 dell’industria automotive sarà fortemente influenzato dai cambiamenti geopolitici, dal riallineamento della supply chain e dalle evoluzioni delle tecnologie. “Nei prossimi mesi”, conclude Di Loreto, “l’M&A sarà uno strumento essenziale per mantenere competitività e ci aspettiamo cauto ottimismo. Nel frattempo, le aziende leader dovranno rafforzare le proprie capacità in termini di “strategic planning, corporate venturing e integrazione post-merger”.

 


Foto ufficio Stampa Bain & Company

Ferrari Luce: la prima elettrica del Cavallino inizia a scoprirsi… dagli interni

Ferrari Luce: la prima elettrica del Cavallino inizia a scoprirsi... dagli interni
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)
 
Ferrari ha svelato nome e abitacolo della sua prima auto a batteria: Luce. Per scoprirne l’aspetto degli esterni bisognerà aspettare la presentazione ufficiale, che avverrà a maggio, nel frattempo la prima Ferrari della storia ad alimentazione 100% ha tolto il velo agli interni, mostrando l’innovativa configurazione che caratterizza gli elementi che andranno a comporre l’abitacolo del nuovo modello destinato ad aprire un capitolo totalmente nuovo e inedito per la Casa di Maranello.
 

Design-star per creare l’abitacolo

L’alba della Ferrari Luce è andata in scena a San Francisco, dove ha sede
LoveFrom, il collettivo creativo fondato dai noti e apprezzati designer Jony Ive (ex Apple) e Marc Newson, che ha lavorato per cinque anni a stretto contatto con Ferrari per dar vita alla progettazione dell’abitacolo, definendo il design di ogni singolo componente con l’obiettivo di ridefinire l’esperienza di guida in chiave contemporanea e con una proiezione totale all’eccellenza tanto estetica quanto funzionale.
 
LoveFrom ha lavorato in stretta sinergia con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni, al fine di garantire coerenza stilistica, funzionale e tecnica man mano che gli interni di Luce prendevano forma. Pulizia, razionalità e interazione uomo-macchina. Il risultato, come si può apprezzare dalle numerosi immagini ufficiali rilasciate dalla Casa di Maranello, è un abitacolo inedito, dove ogni componente è stato progettato per essere anche bello da guardare e da toccare, per interni concepiti all’insegna della pulizia e della razionalità, pensando di favorire concentrazione, comfort e spaziosità, con hardware e software sviluppati insieme alla scopo di fornire un’interazione fluida e armonica tra pilota e vettura.
 

Tasti fisici, materiali di qualità eccelsa e volante più leggero

In controtendenza rispetto all’attuale predominio di display e comandi touch, la Ferrari Luce ha interni che 
privilegiano comandi fisici, tattili e intuitivi, ispirati all’heritage Ferrari e alle monoposto di Formula 1. Materiali e processi produttivi riflettono l’eccellenza artigianale delle produzioni di Maranello, con Luce che prevede un largo impiego di allumino riciclato al 100%, lavorato con tecnologia CNC ed avanzate tecniche di anodizzazione, e dell’innovativo vetro Corning Fusion5, resistente, antigraffio e di grande impatto visivo.

Il volante di Ferrari Luce a tre razze si ispira al passato richiamando modelli iconici degli anni ’50 
e ’60 del Cavallino. Vanta, inoltre, un peso ridotto di 400 grammi rispetto a un volante standard Ferrari. Il cruscotto orientabile, che si muove insieme al volante, è strutturato con un doppio display OLED ed integra elementi digitali e analogici con equilibrio e armonia, completando un abitacolo che ha tutte le carte in regola per farsi emblema espressivo dell’esperienza di guida elettricasecondo la visione Ferrari.
 

Foto da ufficio stampa Ferrari

L’Europa oggi? Sa solo produrre procedure, ma non una direzione

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO di Gruppo SMET

 
Negli ultimi anni Bruxelles ha scambiato la bussola con il righello. Più regole, più scadenze, più adempimenti. Meno strategia industriale, meno pragmatismo, meno capacità di leggere l’economia reale. Le recenti parole dell’ex ministro Giulio Tremonti  toccano un nervo scoperto che tanti imprenditori conoscono bene. Non è una polemica “contro l’Europa”.

È la critica a un’Europa che produce procedure, ma non produce direzione. Che controlla, ma non guida. E se c’è una prova evidente di questa deriva, è proprio l’impianto Green Deal. Con l’ETS e la logica delle penalizzazioni interne che, di fatto, trasformano la transizione in un conto da pagare lungo tutta la catena del valore. Industria, logistica, manifattura: chi tiene in piedi il sistema viene trattato come un problema da contenere, non come un asset da rafforzare.

A mio avviso il punto è semplice. Una transizione che funziona non nasce da un meccanismo che aumenta il costo di produrre in Europa.
Funziona se crea alternative reali, tecnologia accessibile, energia competitiva, infrastrutture pronte.
Altrimenti non è politica industriale. È un trasferimento di costi.

Nel frattempo Stati Uniti e Cina fanno tutt’altro. Proteggono le filiere, sostengono investimenti, mettono soldi e obiettivi chiari. Noi, invece, alziamo la soglia burocratica e rendiamo più costoso stare sul mercato. Poi ci chiediamo perché perdiamo produzione, perché le imprese frenano, perché cresce la frattura sociale.

Qui non si tratta di scegliere tra “più Europa” o “meno Europa”. Si tratta di scegliere quale Europa. Un’Europa che fa crescere le imprese e quindi alza salari, occupazione e coesione. Oppure un’Europa che si limita a misurare, tassare e sanzionare, sperando che il resto accada da solo.

Senza industria non c’è sovranità economica. Senza crescita non c’è tenuta sociale. Senza imprese forti, anche la sostenibilità resta un obiettivo nobile, ma irraggiungibile. Secondo voi, oggi il Green Deal sta spingendo innovazione e investimenti, oppure sta naturalmente spingendo la produzione fuori dall’Europa?

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

NADA 2026: automotive e sfide da affrontare

NADA 2026: automotive e sfide da affrontare
AsConAuto ha partecipato alla NADA 2026, il meeting dell’associazione che riunisce oltre 16mila dealer americani, svoltosi al Las Vegas Convention Center dal 3 al 6 febbraio. Un appuntamento annuale di riferimento per il settore automotive, che offre un’importante occasione di confronto e aggiornamento grazie agli oltre 100 workshop con esperti, rappresentanti delle case costruttrici e voci indipendenti in un’ampia area espositiva che accoglie più di 600 aziende.
In un clima decisamente positivo – negli Stati Uniti nel 2025 sono stati immatricolati 16,3 milioni di veicoli, con un incremento dell’1,8% rispetto al 2024, il miglior risultato dal 2019 – i dealer, attraverso il Presidente e CEO della NADA, Mike Stanton, hanno ribadito la necessità di tutelare il proprio business lavorando su quattro fronti: evitare politiche eccessivamente stringenti sulle nuove motorizzazioni; maggiore attenzione alle norme sui finanziamenti anche a tutela dei clienti; promozione di politiche fiscali a sostegno delle reti; rafforzamento del dialogo con le case costruttrici per preservare l’attuale modello distributivo.
Fondamentale, inoltre, la capacità di fare team ed essere coinvolti nei tavoli governativi in cui si decide il futuro dell’automotive. Rob Cochran, presidente NADA 2026, a Las Vegas ha sottolineato come oggi i concessionari debbano gestire sempre più variabili e incertezze. Tante le sfide, anche legate alla tecnologia, che devono affrontare e possono vincere insieme. In sintesi, essere parte della NADA non è mai stato così importante e strategico come oggi.
Numerosi i temi affrontati, con la tecnologia protagonista. Si è parlato di Intelligenza Artificiale applicata alla gestione dei contatti con i clienti, all’analisi dei dati, al marketing e al back office; di integrazione tra sistemi utilizzati dai dealer e quelli di case e fornitori. Focus anche sui servizi Finance Insurance, considerati strategici per fidelizzare la clientela e migliorare la redditività, nonché sul service, pilastro sempre più centrale in questo business.
E a proposito di service, gli operatori USA stanno lavorando affinché possa coprire il 60% dei costi fissi. Da Las Vegas qualche dritta per raggiungere l’obiettivo: misurare con precisione le proprie performance, lavorare sulla propria reputazione, anche online, monitorare la concorrenza con strumenti digitali e investire sulle persone tramite formazione e sistemi di incentivazione equilibrati e motivanti. Indispensabile anche riuscire ad anticipare il futuro attraverso l’uso della tecnologia (AI compresa), l’analisi dei trend di mercato e l’ascolto del cliente.
Questo il commento di Roberto Scarabel, presidente di AsConAuto: «In un mondo sempre più globalizzato è fondamentale comprendere cosa accade fuori dai nostri confini e confrontarsi con realtà diverse per alcuni aspetti, ma vicine per altri, come è quella americana. Portiamo in
AsConAuto l’energia positiva respirata a Las Vegas, grazie a un mercato in buona salute e a politiche sull’auto meno penalizzanti rispetto a quelle europee.
Portiamo anche molti spunti pratici: la necessità di passare nelle nostre aziende dalla reattività alla proattività e di misurare tutte le attività, prendendo decisioni sempre più data driven. Infine, ancora una volta la NADA ha dimostrato quanto sia importante fare squadra con tutti gli attori del sistema. È un approccio su cui stiamo lavorando anche nella nostra associazione, perché solo insieme si possono vincere le
partite più difficili
».
 

 
Foto da ufficio stampa Asconauto