Cultura, innovazione, educazione stradale: il nostro impegno con i giovani

Cultura, innovazione, educazione stradale: il nostro impegno con i giovani

di Geronimo La Russa, presidente ACI

 

Alla Camera dei deputati, ho partecipato al convegno “La sicurezza stradale è cultura”, un evento rivolto ai giovani studenti per sensibilizzarli sulla guida sicura e consapevole.

L’ACI – Automobile Club d’Italia è sempre in prima linea nella promozione della sicurezza stradale. In collaborazione con le scuole, organizziamo attività educative, insegnando, ad esempio, l’importanza di una frenata corretta e gli effetti della velocità.

La nostra iniziativa Ready2go, con autoscuole tecnologicamente avanzate, offre esperienze di guida sicura tramite simulatori che riproducono situazioni reali, permettendo di sperimentare gli effetti di piccoli errori.

Nei centri di guida sicura ACI-SARA, i partecipanti vivono in prima persona quanto un secondo di distrazione possa essere devastante. Questi corsi non sono solo teorici, ma offrono un’esperienza pratica e concreta di cosa significa essere coinvolti in un incidente.

Inoltre, in collaborazione con l’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, sensibilizziamo le aziende sui rischi legati alla mobilità lavorativa.

La sicurezza stradale dipende da educazione, consapevolezza e impegno di tutti. Ogni scelta conta: anche una distrazione di un secondo può fare la differenza. Credo fermamente che solo con un forte senso di responsabilità condivisa potremo garantire un futuro più sicuro e protetto sulle nostre strade.

 


foto_Geronimo_La_Russa_web – Da ufficio stampa ACI

Chilometraggi truccati: le auto più a rischio

Chilometraggi truccati: le auto più a rischio

Acquistare un’auto usata affidabile non è sempre semplice come può sembrare. Sul mercato dell’usato circolano infatti veicoli con il chilometraggio alterato: alcuni venditori disonesti azzerano o riducono il contachilometri per aumentare artificialmente il valore dell’auto. Il risultato è che l’acquirente finisce per pagare più del dovuto e, con ogni probabilità, si trova ad affrontare costi di manutenzione e riparazione più elevati nel tempo.

Per capire quali siano i modelli più colpiti da questo fenomeno, carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto uno studio volto a individuare le auto con il chilometraggio manipolato più frequentemente in Italia nel 2025.

 

I modelli Renault, BMW e Peugeot sono tra quelli più comunemente truccati

Nel 2025, il modello più spesso coinvolto in casi di manomissione del contachilometri in Italia è risultato essere la Renault Megane: il 5,7% di tutte le Megane controllate su carVertical presentava un chilometraggio alterato. In media, a questo modello sono stati sottratti 40.026 km. Seguono la BMW Serie 3, con il 5,1% dei veicoli manipolati, e la Peugeot 3008 (4,7%). Nel dettaglio, la BMW Serie 3 ha registrato una riduzione media di 85.677 km, mentre per la Peugeot 3008 il chilometraggio è stato abbassato in media di 75.407 km.

Molti di questi modelli sono diffusi anche in altri Paesi europei. Spesso i veicoli vengono importati da uno Stato all’altro e il chilometraggio viene ridotto lungo il percorso. Poiché i Paesi europei non condividono sistematicamente i dati sulla storia dei veicoli e non sono previste modifiche a questa normativa, le autorità di immatricolazione locali non sempre riescono a verificare i precedenti registri del chilometraggio. Per questo motivo, controllare la storia di un’auto prima dell’acquisto rappresenta uno strumento fondamentale per valutare le reali condizioni del veicolo.

“I dati relativi al chilometraggio, alla storia dei danni, ai passaggi di proprietà e ad altre informazioni cruciali per gli acquirenti restano spesso confinati nei database delle istituzioni nazionali e delle aziende private. Queste informazioni non sono facilmente accessibili, ed è per questo che gli automobilisti di tutta Europa rischiano di acquistare auto gravemente danneggiate o con chilometraggi significativamente alterati. La manomissione del contachilometri è anche una delle principali cause delle ingenti perdite economiche che colpiscono ogni anno conducenti e Paesi”, afferma Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical.

I modelli più frequentemente manomessi non sono sempre quelli con le riduzioni di chilometraggio più elevate. In Italia, le diminuzioni medie più significative sono state riscontrate sulla Mercedes-Benz Classe E, sulla BMW Serie 5 e sul Fiat Ducato. Nel dettaglio, il contachilometri della Mercedes-Benz Classe E è stato ridotto in media di 116.907 km, seguito dalla BMW Serie 5 con 96.585 km. Subito dopo si colloca il Fiat Ducato, con una riduzione media di 96.568 km.

“In un rapporto sulla storia del veicolo, gli automobilisti possono vedere come il chilometraggio di un’auto è cambiato nel corso degli anni, quando è stato manipolato e di quanti chilometri è stato ridotto. Alcuni veicoli subiscono più manomissioni nel tempo per risultare più appetibili sul mercato dell’usato. Anche se la frode del contachilometri può sembrare un problema di poco conto, queste auto sono difficili da mantenere e imprevedibili. Inoltre, quando gli attuali proprietari proveranno a rivendere il veicolo in futuro, il suo valore ne risentirà inevitabilmente”, spiega carVertical.

 

Rischio minore quando si acquista una Audi A4

Non tutti i modelli attirano allo stesso modo i venditori disonesti. Tra i 20 modelli più comunemente truccati in Italia, il rischio più basso è stato riscontrato per l’Audi A4: solo il 2,97% delle Audi A4 controllate su carVertical presentava un chilometraggio manipolato. Sebbene la probabilità di acquistare un’Audi A4 truccata sia quasi la metà rispetto a una Renault Megane, si tratta comunque di una percentuale rilevante. In pratica, circa una Audi A4 su 34 controllate in Italia potrebbe avere il contachilometri alterato. Subito dopo si collocano la Opel Corsa (2,98%) e l’Alfa Romeo Giulietta (3%).

 


Foto da ufficio stampa CarVertical

Auto elettriche: Motus-E e Assosegnaletica uniscono le forze sulla ricarica

Auto elettriche: Motus-E e Assosegnaletica uniscono le forze sulla ricarica

La crescita della mobilità elettrica non può prescindere da un sistema infrastrutturale chiaro, riconoscibile e sicuro. È su queste basi che nasce il protocollo d’intesa firmato tra Motus-E e Assosegnaletica, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le rispettive filiere industriali e avviare iniziative congiunte a supporto dello sviluppo delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.

L’accordo rappresenta un passaggio significativo nel percorso di strutturazione della transizione energetica nel settore dei trasporti, ponendo al centro tre elementi chiave: sicurezza stradaleuniformità della segnaletica e qualificazione urbana. Temi sempre più rilevanti in un contesto in cui la diffusione delle colonnine di ricarica cresce rapidamente, ma spesso in modo disomogeneo sul territorio.

 

Una visione di sistema per la ricarica elettrica

Motus-E, associazione italiana che riunisce l’intera filiera della mobilità elettrica, e Assosegnaletica, federata ANIMA Confindustria, condividono la necessità di superare l’attuale frammentazione normativa, soprattutto a livello locale. L’obiettivo comune è promuovere un quadro infrastrutturale coerente con i nuovi modelli di mobilità, capace di rendere le aree di ricarica facilmente individuabili, sicure e pienamente integrate nello spazio pubblico.

In questo scenario, la segnaletica stradale assume un ruolo strategico. Non è più solo un elemento accessorio, ma uno strumento essenziale per garantire fruibilità, ordine e sicurezza, sia per gli utenti dei veicoli elettrici sia per l’insieme degli utenti della strada.

 

Sicurezza e visibilità come priorità

Tra le finalità centrali del protocollo rientra l’incremento di attività sinergiche verso le istituzioni, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza stradale e la visibilità delle stazioni di ricarica. L’intesa prevede inoltre la promozione di momenti di confronto e iniziative di sensibilizzazione sui temi della mobilità sostenibile, favorendo un dialogo costante tra industria, amministrazioni pubbliche e territori.

Il coordinamento stabile tra Motus-E e Assosegnaletica punta a facilitare l’elaborazione di proposte condivise, contribuendo a un’evoluzione ordinata delle infrastrutture di ricarica, in linea con le esigenze di una mobilità sempre più elettrica e connessa.

 

Il ruolo delle città nella transizione elettrica

La dimensione urbana è uno degli snodi principali dell’accordo. Le città sono il luogo in cui la mobilità elettrica si manifesta con maggiore evidenza, ma anche quello in cui emergono più chiaramente le criticità legate a segnaletica disomogenea, regole diverse da Comune a Comune e difficoltà di integrazione delle colonnine nel contesto urbano.

«La crescita delle infrastrutture per la mobilità elettrica impone una visione coordinata, capace di tenere insieme innovazione tecnologica, sicurezza e qualità dello spazio pubblico», ha dichiarato Valerio Casotti, presidente di Assosegnaletica, sottolineando come le competenze delle imprese del settore possano supportare istituzioni e sistema industriale nello sviluppo ordinato delle reti di ricarica.

 

Uniformità per superare la frammentazione normativa

Un punto particolarmente critico riguarda l’assenza di uniformità della segnaletica sul territorio nazionale. Un tema evidenziato anche da Fabio Pressi, presidente di Motus-E, che ha definito il protocollo «un passo in avanti molto importante» per promuovere presso istituzioni nazionali e locali regole omogenee sulle aree di ricarica.

La frammentazione normativa, con regolamenti diversi da Comune a Comune, rappresenta oggi un ostacolo sia per gli automobilisti sia per gli operatori del settore. Uniformare la segnaletica significa semplificare l’esperienza d’uso, aumentare la sicurezza e rendere più efficiente l’intero ecosistema della mobilità elettrica.

 

Un tassello della transizione energetica

L’intesa tra Motus-E e Assosegnaletica si inserisce in una visione più ampia di collaborazione tra filiere industriali, orientata a sostenere politiche pubbliche efficaci e a favorire la crescita di un ecosistema della mobilità elettrica basato su sostenibilità, sicurezza e qualità urbana. Non un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso che mira a rafforzare il dialogo con le istituzioni e a rendere la transizione elettrica sempre più concreta e accessibile.

 


myenergi-4SyUf9MvWjU-unsplash (2) – Foto da ufficio stampa Motus-E

Autocarri: inizio d’anno ok, ora svecchiare il parco

Trasporto merci: si attendono Ecobonus e misure fiscali

di Luca Sra, delegato ANFIA per il trasporto merci. 

 
L’andamento positivo delle immatricolazioni di autocarri nel primo mese di quest’anno, seppur con un forte rallentamento rispetto ai risultati dei mesi precedenti, testimonia la capacità del comparto di investire nella transizione sostenibile che va debitamente supportata da politiche pubbliche mirate.

Nel rinnovare quindi l’apprezzamento per lo stanziamento di 590 milioni di euro per un programma straordinario per il rinnovo del parco mezzi, è fondamentale richiamare l’attenzione su alcuni elementi cruciali affinché questo strumento sia efficace nel promuovere un reale svecchiamento delle flotte dell’autotrasporto.

 
Primo tra tutti, il rispetto del principio di neutralità tecnologica, riconoscendo in particolare il contributo che i biocarburanti (come il biometano e l’HVO) già apportano in termini di riduzione delle emissioni di CO2. In secondo luogo, sarà necessario includere nel perimetro della misura strumenti ulteriori di diffusione delle motorizzazioni a zero emissioni come il noleggio a lungo termine.

Si auspica, pertanto una rapida attuazione di questo strumento che ne permetta una prima operatività già nel corso del 2026, a cui sarà importante accompagnare anche politiche fiscali di supporto agli investimenti in beni strumentali sostenibili”.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Auto usate: mercato solido, più spesa e nuove sfide

Auto usate: mercato solido, più spesa e nuove sfide

Il mercato delle auto usate continua a rappresentare una colonna portante della mobilità italiana, confermandosi anche nel 2025 come un settore solido, dinamico e capace di intercettare bisogni reali degli automobilisti. In un contesto segnato da incertezze economiche, transizione energetica ancora incompiuta e prezzi del nuovo sempre più elevati, l’usato resta la scelta più pragmatica per milioni di famiglie. I dati dell’Osservatorio di AutoScout24, basati su elaborazioni su fonte ACI, offrono una fotografia chiara del presente e indicazioni altrettanto nette su ciò che accadrà nel primo semestre 2026.

Nel 2025 i passaggi di proprietà al netto delle minivolture hanno raggiunto quota 3.221.145, con una crescita del +2,1%rispetto al 2024. Un risultato tutt’altro che scontato, che dimostra come l’auto usata sia ormai una scelta strutturale e non più una semplice alternativa al nuovo. Dietro questi numeri c’è un mercato che evolve, con consumatori sempre più informati, budget in aumento e aspettative elevate in termini di sicurezza, comfort e affidabilità.

 

Un mercato che cambia senza strappi

La prima evidenza che emerge riguarda la continuità delle scelte. Gli italiani, anche guardando al primo semestre 2026, restano fortemente orientati verso brand tradizionali, che concentrano il 92% delle intenzioni di acquisto. Tuttavia, accanto a questa solidità, si intravede un cambiamento graduale ma significativo: i nuovi brand, in particolare di origine orientale, raggiungono l’8% delle preferenze, segnale di una curiosità che inizia a trasformarsi in domanda reale.

Si tratta ancora di numeri contenuti, ma il trend è chiaro. La crescita delle richieste per questi marchi nell’usato ha registrato un +75% rispetto all’anno precedente. Un dato che va letto con attenzione e senza allarmismi: il mercato dell’auto usata, per sua natura, è più conservativo, ma non impermeabile alle trasformazioni che stanno interessando il nuovo. L’arrivo progressivo di veicoli provenienti da leasing e noleggio è destinato ad aumentare la presenza di questi brand anche nella seconda mano.

 

Diesel e benzina restano centrali

Uno degli aspetti più dibattuti riguarda le alimentazioni. Anche in questo caso, il quadro che emerge è improntato al pragmatismo. Diesel e benzina continuano a dominare le preferenze: 42% per il diesel e 31% per la benzina. Le ibride si fermano al 13%, mentre l’elettrico resta marginale, con appena il 2% delle intenzioni di acquisto.

Colpisce soprattutto il dato legato all’esperienza diretta: anche dopo un utilizzo significativo di un’auto elettrica, quasi otto automobilisti su dieci dichiarano che non la acquisterebbero. Un segnale che va oltre il tema dei prezzi o dell’autonomia e chiama in causa infrastrutture, tempi di ricarica, affidabilità percepita e adattabilità alle reali esigenze di mobilità quotidiana. L’usato, ancora una volta, si conferma come il termometro più sincero delle scelte degli italiani.

 

L’usato come leva per svecchiare il parco auto

Uno dei ruoli più importanti del mercato dell’auto usata è quello di contribuire allo svecchiamento del parco circolante. Un terzo degli acquirenti dichiara infatti di voler sostituire un’auto diventata troppo vecchia, spesso con oltre 13 anni di anzianità, con un modello più recente, idealmente entro i 6 anni di vita.

Il dato assume un valore strategico se si considera che in Italia circolano oltre 17,5 milioni di vetture con più di 15 anni, pari al 42% del totale. In questo scenario, l’usato recente rappresenta una soluzione concreta per migliorare sicurezza ed efficienza, senza gravare eccessivamente sui bilanci familiari. Una dinamica che merita attenzione anche sul piano delle politiche pubbliche, perché capace di produrre benefici ambientali e sociali immediati.

 

SUV protagonisti, ma non unici

Guardando ai segmenti, i SUV si confermano al primo posto con il 59% delle preferenze. Seguono le berline (27%), le station wagon (17%) e le monovolume (13%). Più contenuto l’interesse per le city car (8%), mentre coupé e cabrio restano scelte di nicchia.

Il successo dei SUV nell’usato riflette una tendenza ormai consolidata: spazio, versatilità e posizione di guida rialzata continuano a essere elementi chiave, anche quando si acquista una vettura di seconda mano. Allo stesso tempo, la varietà dell’offerta dimostra come il mercato sia in grado di rispondere a esigenze molto diverse, senza appiattirsi su un unico modello di mobilità.

 

Si spende di più, ma si pretende di più

Il budget medio destinato all’acquisto di un’auto usata è cresciuto dell’11%, raggiungendo quota 20.000 euro, in linea con il prezzo medio delle vetture presenti sulle principali piattaforme online. Un aumento che non va letto come semplice inflazione, ma come investimento in qualità.

Per il 76% degli acquirenti, i dispositivi di sicurezza attiva sono considerati fondamentali. Cresce anche l’attenzione per il cambio automatico (49%), per le dotazioni di comfort come il keyless o i tergicristalli automatici (48%) e per i sistemi di infotainment, ormai percepiti come irrinunciabili. L’auto usata, insomma, non è più sinonimo di rinuncia, ma di scelta consapevole.

 

I modelli e i marchi più venduti

Nel 2025 la Fiat Panda si conferma l’auto usata più venduta in Italia, seguita da Fiat 500 e Lancia Ypsilon. Una classifica che racconta molto delle preferenze degli italiani, ancora fortemente legate a modelli compatti, affidabili e dal costo di gestione contenuto. Sul fronte dei marchi, Fiat domina il mercato, davanti a Volkswagen e Ford, confermando il peso dei costruttori storici.

 

Differenze territoriali

A livello geografico, il mercato mostra dinamiche interessanti. La Lombardia guida per numero assoluto di passaggi di proprietà, seguita da Lazio e Campania. In termini di crescita, spiccano Sicilia, Sardegna e Trentino-Alto Adige, mentre il Molise registra un lieve calo. Dati che riflettono differenze economiche, demografiche e infrastrutturali, ma anche un diverso approccio all’auto come bene necessario.

 

Uno sguardo al futuro prossimo

Il mercato dell’auto usata si avvia verso il 2026 con basi solide e una capacità di adattamento che lo rende centrale per il sistema automotive italiano. La tenuta dei brand tradizionali, la crescita graduale dei nuovi marchi, il ruolo chiave nel rinnovo del parco circolante e un consumatore sempre più esigente delineano uno scenario complesso ma tutt’altro che stagnante. Più che una fase di transizione, l’usato sembra vivere una stagione di maturità, in cui equilibrio e realismo guidano le scelte.

 


Foto da ufficio stampa Autoscout

Autotrasporto: costi in aumento e imprese in difficoltà

Autotrasporto: costi in aumento e imprese in difficoltà

L’avvio dell’anno si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto, chiamato a fare i conti con un aumento significativo dei costi fissi in un contesto già fragile. I rincari dei pedaggi autostradali, cresciuti in media di circa l’1,5 per cento, e l’aumento del gasolio per autotrazione, pari a +3,6 per cento, stanno incidendo in modo diretto sui bilanci delle imprese, in particolare su quelle di piccole dimensioni, che rappresentano ancora una quota rilevante del comparto.

Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, se il prezzo del diesel alla pompa dovesse rimanere invariato per tutto l’anno, i costi fissi potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro per veicolo, con un aggravio medio annuo di circa 2.000 euro per mezzo pesante rispetto alla fine dello scorso anno. Un impatto particolarmente pesante per quelle imprese che non possono beneficiare né di rimborsi sui pedaggi né di crediti d’imposta sulle accise, strumenti spesso riservati alle realtà più strutturate.

 

Costi in crescita e pagamenti in ritardo

Alla pressione sui costi si sommano criticità strutturali ormai croniche, a partire dai ritardi nei pagamenti. Una pratica diffusa che mina la liquidità delle aziende e ne compromette la stabilità finanziaria. Non a caso, lo scorso ottobre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto richiamando i committenti al rispetto dei tempi di pagamento, introducendo sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo per i soggetti inadempienti, irrogabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’aumento dei costi fissi e l’irregolarità nei flussi di cassa rappresentano oggi due fattori che, combinati, stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta finanziaria di molte imprese, soprattutto quelle meno capitalizzate.

 

Meno imprese, ma più strutturate

Il quadro di difficoltà emerge chiaramente anche osservando l’evoluzione del settore nell’ultimo decennio. Dal 2015 al 2025, lo stock complessivo delle imprese attive di autotrasporto in Italia è diminuito di 19.241 unità, passando da 86.590 a 67.349, con una contrazione del 22,2 per cento.

Le riduzioni più marcate si sono registrate in Valle d’Aosta (-34,1 per cento), Marche (-33,4), Lazio (-32,5), Friuli Venezia Giulia (-30,5) e Sardegna (-30,2). In controtendenza il Trentino-Alto Adige, unica regione con un saldo positivo (+12,1 per cento), segnale di una maggiore capacità di adattamento e strutturazione delle imprese locali.

Le crisi economiche succedutesi negli ultimi anni hanno inciso in modo determinante, così come la forte concorrenza dei vettori stranieri, in particolare provenienti dall’Est Europa, soprattutto nelle regioni del Nord. Tuttavia, una parte di questo ridimensionamento è riconducibile anche a processi di aggregazione e acquisizione, che hanno ridotto il numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento non necessariamente negativo: la dimensione media delle aziende è cresciuta e con essa anche il livello di produttività del sistema logistico.

 

Un settore strategico spesso sottovalutato

Nonostante le difficoltà, l’autotrasporto resta uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana. In un Paese con una forte vocazione manifatturiera e un tessuto produttivo basato sulle piccole e medie imprese, il trasporto su strada rappresenta il principale collegamento tra produzione, distribuzione e consumo. Oltre l’80 per cento delle mercimovimentate in Italia viaggia su gomma almeno in una fase del proprio percorso.

Materie prime, semilavorati e prodotti finiti dipendono quotidianamente dall’efficienza degli autotrasportatori. Senza il loro contributo, interi settori produttivi rischierebbero di fermarsi in poche ore, con danni economici rilevanti. Il ruolo del comparto è cruciale anche per il Made in Italy, che necessita di consegne rapide, flessibili e affidabili, soprattutto per prodotti deperibili come alimenti freschi e farmaci.

L’autotrasporto è inoltre un anello insostituibile nell’integrazione con porti, interporti, aeroporti e ferrovie, garantendo l’ultimo miglio della catena logistica. Un servizio essenziale anche per le aree periferiche e interne del Paese, che grazie alla gomma restano collegate ai mercati principali, contrastando lo spopolamento e sostenendo le economie locali.

 

Infrastrutture, lavoro e transizione ambientale

Tra le criticità più rilevanti restano le infrastrutture, spesso datate e non adeguate ai volumi di traffico attuali. Strade e nodi logistici sottoposti a un utilizzo intenso, uniti a una manutenzione non sempre tempestiva, generano rallentamenti e costi aggiuntivi per le imprese.

Sul fronte del lavoro, il settore fatica ad attrarre nuovi autisti. Orari irregolari, condizioni impegnative e redditi incerti rendono la professione poco appetibile, soprattutto per i giovani, aggravando la carenza di personale qualificato.

A tutto questo si aggiunge la sfida ambientale. La riduzione delle emissioni è un obiettivo condiviso, ma la transizione verso mezzi più sostenibili richiede investimenti importanti e tempi lunghi. Senza adeguati strumenti di supporto, molte imprese rischiano di non riuscire a sostenere il costo del rinnovamento del parco veicoli e dell’adozione di nuove tecnologie.

 

Le province dell’autotrasporto

Nel 2025, la provincia con il maggior numero di imprese di autotrasporto è Napoli (3.984), seguita da Milano (3.102), Roma (2.854), Torino (2.153) e Salerno (1.724). In queste cinque realtà si concentra oltre il 20 per cento delle imprese attive a livello nazionale.

Le contrazioni più pesanti nel periodo 2015-2025 si registrano a Imperia (-40,2 per cento), Roma (-39,4) e Ancona(-39,3). Le uniche province in crescita sono CasertaPalermo e Bolzano, quest’ultima con un incremento particolarmente significativo (+35,7 per cento).

 

Uno scenario che impone riflessioni

Il settore dell’autotrasporto si trova oggi a un bivio. Da un lato, costi crescenti e fragilità strutturali rischiano di espellere dal mercato molte piccole realtà; dall’altro, l’aumento della dimensione media e gli investimenti in sicurezza, digitalizzazione e sostenibilità indicano una possibile evoluzione verso un modello più efficiente e resiliente. La sfida, per istituzioni e operatori, sarà accompagnare questo cambiamento senza perdere un comparto strategico per l’economia del Paese.

 


Gemini_Generated_Image_1a6te51a6te51a6t-1248×640 – Foto da ufficio stampa CGIA

Stellantis & C: la realtà dei fatti prende il sopravvento. A caro prezzo

Stellantis & C: la realtà dei fatti prende il sopravvento. A caro prezzo
Stellantis prepara il futuro dopo il crollo in Borsa dei giorni scorsi. Le criticità si trascinano da mesi e sono le conseguenze di scelte industriali, strategie di prodotto e tempistiche della transizione elettrica che si sono rivelate più complesse del previsto. Dagli attribuiti alla gestione Tavares, con previsioni su domanda, margini e ritmo dell’elettrificazione troppo ottimistiche, al piano di rilancio.
 
Con mosse già pianificate per rimettere in sicurezza conti e fiducia, con un possibile riequilibrio tra elettrico, ibrido e termico, e gli scenari che si aprono per i prossimi mesi tra sfide industriali, pressioni politiche e concorrenza globale.
 

Video fornito da VIDEOMOTORI

Mobilità 2026: i trend che ridisegnano flotte e trasporti

Mobilità 2026: i trend che ridisegnano flotte e trasporti

Nel 2026 la mobilità entra in una fase di profonda maturità tecnologica. Non si parla più solo di sperimentazione o di innovazione “di facciata”, ma di un cambiamento strutturale che coinvolge dati, processi, modelli di business e responsabilità ambientali. A delineare lo scenario è l’analisi di Geotab, leader globale nelle soluzioni di trasporto connesso, che individua sei trend destinati a incidere in modo concreto su efficienza, sicurezza e sostenibilità delle flotte nei prossimi mesi.

In un contesto economico complesso, segnato da costi operativi in aumento e da una crescente pressione normativa, la capacità di trasformare i dati in valore diventa l’elemento distintivo tra chi subirà il cambiamento e chi saprà guidarlo. Non a caso, secondo Geotab, il 2026 rappresenterà per l’Italia l’anno dell’ingresso nella piena maturità digitale del settore.

 

L’intelligenza artificiale come alleato operativo

Il primo grande cambio di paradigma riguarda l’Intelligenza Artificiale, destinata a evolvere da semplice strumento di supporto a vero e proprio motore dei processi aziendali. Gli Agenti AI di nuova generazione saranno in grado di operare come partner attivi, gestendo attività complesse quali la pianificazione della manutenzione, il coordinamento logistico e l’analisi predittiva delle performance di flotta.

Collegando informazioni provenienti da reparti diversi, questi sistemi offriranno una visione integrata dell’operatività, riducendo drasticamente il tempo dedicato al coordinamento manuale. Per i fleet manager significa poter contare su una gestione più fluida, predittiva e orientata al risultato, liberando risorse da destinare ad attività strategiche ad alto valore aggiunto.

 

Certificati bianchi e nuova economia dell’efficienza

Nel 2026 le flotte si troveranno a operare in quella che viene definita “economia duale”, dove segnali di rallentamento economico convivono con nuove opportunità di crescita. In questo scenario, la protezione dei margini passerà sempre più dalla capacità di trasformare l’efficienza operativa in valore economico.

È qui che entrano in gioco i Certificati Bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica, destinati a diventare un asset strategico per le aziende più evolute. Attraverso l’ottimizzazione dei percorsi, la riduzione dei consumi, il corretto bilanciamento dei carichi e, progressivamente, l’elettrificazione dei veicoli, le flotte potranno monetizzare i risparmi energetici ottenuti.

La telematica avanzata sarà l’abilitatore chiave di questo processo, fornendo dati affidabili e certificabili per validare ogni miglioramento in termini di efficienza. Anche i conducenti avranno un ruolo centrale: le abitudini di guida virtuose diventeranno parte integrante di un modello che premia sostenibilità e responsabilità condivisa.

 

Elettrificazione più razionale e misurabile

Il percorso verso l’elettrificazione proseguirà anche nel 2026, ma in Italia resterà graduale. I dubbi legati alle infrastrutture di ricarica e alla sostenibilità economica del passaggio all’elettrico continuano a frenare molte aziende. Ancora una volta, la risposta arriverà dai dati.

Grazie alla telematica, sarà possibile pianificare in modo intelligente i cicli di ricarica, riducendo la cosiddetta charge anxiety e verificando con precisione l’effettiva convenienza economica dei veicoli elettrici. Nei contesti aziendali, inoltre, i sistemi di monitoraggio consentiranno di dimostrare il rispetto delle normative ambientali e di verificare che i veicoli vengano realmente utilizzati in modalità elettrica quando previsto.

 

Sicurezza stradale, l’anno della svolta

Il 2026 segnerà un passaggio cruciale anche sul fronte della sicurezza stradale, con l’entrata in vigore del Regolamento europeo GSR. Da luglio, tutti i nuovi veicoli immatricolati dovranno integrare sistemi avanzati di rilevamento della distrazione e della stanchezza del conducente, basati su telecamere e sensori intelligenti.

Un passaggio fondamentale per avvicinarsi all’obiettivo UE di dimezzare le vittime della strada entro il 2030. Per le flotte, l’obbligo normativo si trasformerà in un’opportunità: grazie alla video-telematica, sarà possibile uniformare gli standard di sicurezza anche sui veicoli già in uso, adottando dash cam basate sull’AI capaci di analizzare i comportamenti di guida e anticipare situazioni di rischio. La tecnologia diventa così uno strumento concreto di prevenzione, non solo di controllo.

 

Le basi della guida autonoma

Sebbene la guida autonoma non sia ancora pronta per una diffusione su larga scala, il 2026 sarà l’anno in cui l’Italia inizierà a costruire le fondamenta necessarie. La priorità non sarà tanto il veicolo in sé, quanto la creazione di un’infrastruttura digitale basata su dati puliti, contestualizzati e ad alta integrità.

Le aziende inizieranno a strutturare dataset legati a sicurezza, manutenzione predittiva e condizioni operative, elementi indispensabili per abilitare in futuro sistemi di gestione sempre più autonomi. In questo contesto prende forma il concetto di Autonomous Fleet Management, dove telemetria, analisi predittiva e automazione dei flussi convergono in un unico ecosistema intelligente.

 

AI verticale: dalla catena del freddo all’ultimo miglio

L’ultimo trend riguarda la verticalizzazione dell’Intelligenza Artificiale, destinata a diventare uno standard nella logistica italiana. Due gli ambiti chiave: la catena del freddo, cruciale per food e pharma, e l’ultimo miglio, sempre più sotto pressione per la crescita dell’e-commerce.

Sensori dedicati e software AI permetteranno di monitorare in tempo reale temperatura, umidità e integrità del carico, garantendo una cold chain certificata e riducendo sprechi e non conformità. Parallelamente, algoritmi avanzati di ottimizzazione dei percorsi renderanno le consegne più rapide, puntuali e sostenibili, rispondendo alle esigenze di un mercato sempre più competitivo.

 

Uno scenario che cambia il settore

I trend individuati da Geotab delineano una mobilità in cui innovazione, sostenibilità e sicurezza non sono più obiettivi separati, ma parti di un unico sistema. Nel 2026, il valore non sarà generato solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di integrarla nei processi reali, trasformando i dati in decisioni concrete e misurabili. Un passaggio chiave per un settore chiamato a evolversi senza perdere efficienza e competitività.

 


always-take-most-efficient-route@2x – Foto da ufficio stampa Geotab

Veicoli commerciali: più infrastrutture per le ricariche elettriche

Veicoli commerciali e "Made in Europe": il protezionismo fa male alla competitività

di Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE

 
Come abbiamo ribadito in più occasioni, oltre agli incentivi servono altre azioni prioritarie per il comparto dei veicoli commerciali. “In particolare, occorre sviluppare le infrastrutture di ricarica anche per i Light Commercial Vehicles, come già previsto per i veicoli pesanti, introdurre un credito d’imposta al 50% per gli investimenti privati in ricariche fast (oltre 70 kW) per il triennio 2026-2028 e intervenire sugli elevati costi delle ricariche.

A livello europeo il Pacchetto Automotive ha al momento previsto una revisione del target di riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli commerciali leggeri al 2030, portandolo dal -50% al -40% rispetto ai valori del 2021.
 

Foto da ufficio stampa UNRAE

Auto usate: trasparenza come vantaggio competitivo

Auto usate: trasparenza come vantaggio competitivo

Nel mercato italiano delle auto usate sta avvenendo un cambiamento silenzioso ma profondo. L’epoca delle trattative basate solo sulla parola del venditore e sull’intuito dell’acquirente lascia sempre più spazio a un approccio professionale, documentato e orientato alla qualità. In un contesto in cui i consumatori sono più informati, esigenti e prudenti, la trasparenza non è più un optional, ma una leva strategica per distinguersi.

A certificare questa evoluzione è una recente indagine condotta da carVertical, società specializzata nella raccolta e analisi dei dati sullo storico dei veicoli. I risultati raccontano di un settore che sta maturando rapidamente, spinto dalla necessità di costruire fiducia in un mercato sempre più competitivo.

 

La verifica dello storico entra nel processo di vendita

Secondo il sondaggio, oltre il 40% dei concessionari italiani utilizza oggi i report sullo storico dei veicoli come parte integrante del processo di vendita. Non si tratta più di uno strumento occasionale, ma di una pratica sempre più strutturata: il 41,7% dei dealer fornisce il report fin dal primo contatto con il cliente, mentre un altro 41,7% lo rende disponibile su richiesta. Il restante 16,7% dichiara di voler introdurre questa modalità nel breve periodo.

Un dato che assume ancora più valore se si guarda ai nuovi operatori del settore: uno su due controlla lo storico di ogni singola vettura trattata. Una scelta che riflette una maggiore attenzione alla reputazione e alla fidelizzazione, elementi cruciali in un mercato dove la concorrenza è elevata e la fiducia del cliente fa la differenza.

 

Il report come investimento, non come costo

Per molti concessionari evoluti, il report sullo storico del veicolo non è un semplice adempimento burocratico, ma un investimento. Disporre di informazioni verificate consente di allineare perfettamente ciò che viene promesso con ciò che viene venduto, riducendo il rischio di contestazioni e rafforzando la credibilità del rivenditore.

La trasparenza diventa così uno strumento commerciale: chiarire fin da subito lo stato reale dell’auto permette di giustificare il prezzo, abbreviare i tempi di trattativa e instaurare un rapporto più diretto e sereno con l’acquirente. Un approccio che va incontro a un pubblico sempre meno disposto ad accettare zone d’ombra.

 

Più fiducia anche online

La crescente domanda di trasparenza si riflette anche nel mondo digitale. Le inserzioni che mostrano il badge carVertical, segnale della disponibilità di un report di storico verificato, registrano il 21% di clic in più rispetto agli annunci tradizionali. Un dato che dimostra come l’utente, ancora prima di vedere l’auto dal vivo, premi la chiarezza delle informazioni.

Condividere il report già nella fase di annuncio consente di intercettare clienti più consapevoli e realmente interessati, riducendo il numero di contatti poco qualificati e rendendo il processo di vendita più efficiente. In un mercato dove il tempo è una risorsa preziosa, anche questo aspetto assume un peso strategico.

 

Danni e chilometraggio: le verifiche decisive

Analizzando nel dettaglio l’utilizzo dei report, emergono due elementi chiave. Tutti i concessionari intervistati indicano la verifica di eventuali danni o incidenti come la motivazione principale del controllo dello storico. Un dato che conferma quanto questo aspetto sia centrale nella percezione del valore di un’auto usata.

Per il 66,7% degli operatori, il report è fondamentale anche per certificare il chilometraggio reale, uno dei punti più delicati e spesso oggetto di diffidenza da parte dei clienti. Un ulteriore 25% utilizza lo storico per escludere il rischio di trovarsi di fronte a un veicolo rubato o con problemi legali. Informazioni che, se mancanti o poco chiare, possono compromettere la vendita o generare contenziosi successivi.

 

Un mercato che cresce in maturità

Nel complesso, i dati delineano un settore in trasformazione. Il mercato italiano dell’auto usata sta diventando più maturo, più strutturato e più orientato alla qualità, seguendo un’evoluzione già vista in altri Paesi europei. La crescente adozione di strumenti di verifica non tutela solo il consumatore finale, ma contribuisce a innalzare il livello complessivo del comparto.

I concessionari che investono in trasparenza costruiscono un vantaggio competitivo duraturo, basato su fiducia, reputazione e professionalità. In un momento in cui il mercato dell’usato gioca un ruolo chiave nel rinnovamento del parco circolante italiano, questa evoluzione rappresenta un segnale positivo per l’intero settore automotive.

 


Foto da ufficio stampa CarVertical