L’avvio dell’anno si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto, chiamato a fare i conti con un aumento significativo dei costi fissi in un contesto già fragile. I rincari dei pedaggi autostradali, cresciuti in media di circa l’1,5 per cento, e l’aumento del gasolio per autotrazione, pari a +3,6 per cento, stanno incidendo in modo diretto sui bilanci delle imprese, in particolare su quelle di piccole dimensioni, che rappresentano ancora una quota rilevante del comparto.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, se il prezzo del diesel alla pompa dovesse rimanere invariato per tutto l’anno, i costi fissi potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro per veicolo, con un aggravio medio annuo di circa 2.000 euro per mezzo pesante rispetto alla fine dello scorso anno. Un impatto particolarmente pesante per quelle imprese che non possono beneficiare né di rimborsi sui pedaggi né di crediti d’imposta sulle accise, strumenti spesso riservati alle realtà più strutturate.
Costi in crescita e pagamenti in ritardo
Alla pressione sui costi si sommano criticità strutturali ormai croniche, a partire dai ritardi nei pagamenti. Una pratica diffusa che mina la liquidità delle aziende e ne compromette la stabilità finanziaria. Non a caso, lo scorso ottobre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto richiamando i committenti al rispetto dei tempi di pagamento, introducendo sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo per i soggetti inadempienti, irrogabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
L’aumento dei costi fissi e l’irregolarità nei flussi di cassa rappresentano oggi due fattori che, combinati, stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta finanziaria di molte imprese, soprattutto quelle meno capitalizzate.
Meno imprese, ma più strutturate
Il quadro di difficoltà emerge chiaramente anche osservando l’evoluzione del settore nell’ultimo decennio. Dal 2015 al 2025, lo stock complessivo delle imprese attive di autotrasporto in Italia è diminuito di 19.241 unità, passando da 86.590 a 67.349, con una contrazione del 22,2 per cento.
Le riduzioni più marcate si sono registrate in Valle d’Aosta (-34,1 per cento), Marche (-33,4), Lazio (-32,5), Friuli Venezia Giulia (-30,5) e Sardegna (-30,2). In controtendenza il Trentino-Alto Adige, unica regione con un saldo positivo (+12,1 per cento), segnale di una maggiore capacità di adattamento e strutturazione delle imprese locali.
Le crisi economiche succedutesi negli ultimi anni hanno inciso in modo determinante, così come la forte concorrenza dei vettori stranieri, in particolare provenienti dall’Est Europa, soprattutto nelle regioni del Nord. Tuttavia, una parte di questo ridimensionamento è riconducibile anche a processi di aggregazione e acquisizione, che hanno ridotto il numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento non necessariamente negativo: la dimensione media delle aziende è cresciuta e con essa anche il livello di produttività del sistema logistico.
Un settore strategico spesso sottovalutato
Nonostante le difficoltà, l’autotrasporto resta uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana. In un Paese con una forte vocazione manifatturiera e un tessuto produttivo basato sulle piccole e medie imprese, il trasporto su strada rappresenta il principale collegamento tra produzione, distribuzione e consumo. Oltre l’80 per cento delle mercimovimentate in Italia viaggia su gomma almeno in una fase del proprio percorso.
Materie prime, semilavorati e prodotti finiti dipendono quotidianamente dall’efficienza degli autotrasportatori. Senza il loro contributo, interi settori produttivi rischierebbero di fermarsi in poche ore, con danni economici rilevanti. Il ruolo del comparto è cruciale anche per il Made in Italy, che necessita di consegne rapide, flessibili e affidabili, soprattutto per prodotti deperibili come alimenti freschi e farmaci.
L’autotrasporto è inoltre un anello insostituibile nell’integrazione con porti, interporti, aeroporti e ferrovie, garantendo l’ultimo miglio della catena logistica. Un servizio essenziale anche per le aree periferiche e interne del Paese, che grazie alla gomma restano collegate ai mercati principali, contrastando lo spopolamento e sostenendo le economie locali.
Infrastrutture, lavoro e transizione ambientale
Tra le criticità più rilevanti restano le infrastrutture, spesso datate e non adeguate ai volumi di traffico attuali. Strade e nodi logistici sottoposti a un utilizzo intenso, uniti a una manutenzione non sempre tempestiva, generano rallentamenti e costi aggiuntivi per le imprese.
Sul fronte del lavoro, il settore fatica ad attrarre nuovi autisti. Orari irregolari, condizioni impegnative e redditi incerti rendono la professione poco appetibile, soprattutto per i giovani, aggravando la carenza di personale qualificato.
A tutto questo si aggiunge la sfida ambientale. La riduzione delle emissioni è un obiettivo condiviso, ma la transizione verso mezzi più sostenibili richiede investimenti importanti e tempi lunghi. Senza adeguati strumenti di supporto, molte imprese rischiano di non riuscire a sostenere il costo del rinnovamento del parco veicoli e dell’adozione di nuove tecnologie.
Le province dell’autotrasporto
Nel 2025, la provincia con il maggior numero di imprese di autotrasporto è Napoli (3.984), seguita da Milano (3.102), Roma (2.854), Torino (2.153) e Salerno (1.724). In queste cinque realtà si concentra oltre il 20 per cento delle imprese attive a livello nazionale.
Le contrazioni più pesanti nel periodo 2015-2025 si registrano a Imperia (-40,2 per cento), Roma (-39,4) e Ancona(-39,3). Le uniche province in crescita sono Caserta, Palermo e Bolzano, quest’ultima con un incremento particolarmente significativo (+35,7 per cento).
Uno scenario che impone riflessioni
Il settore dell’autotrasporto si trova oggi a un bivio. Da un lato, costi crescenti e fragilità strutturali rischiano di espellere dal mercato molte piccole realtà; dall’altro, l’aumento della dimensione media e gli investimenti in sicurezza, digitalizzazione e sostenibilità indicano una possibile evoluzione verso un modello più efficiente e resiliente. La sfida, per istituzioni e operatori, sarà accompagnare questo cambiamento senza perdere un comparto strategico per l’economia del Paese.
Gemini_Generated_Image_1a6te51a6te51a6t-1248×640 – Foto da ufficio stampa CGIA