di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità
La Commissione Europea emette regolamenti e impone norme senza chiedersi se siano realmente sostenibili. Creando un
di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità
La Commissione Europea emette regolamenti e impone norme senza chiedersi se siano realmente sostenibili. Creando un
Per l’occasione, AutoScout24 e AutoProff – piattaforme leader in Europa nella compravendita e nel trading digitale di auto – hanno presentato un’analisi aggiornata sulle auto d’epoca più cercate del 2025, in Italia e nel resto del continente. Il risultato? Un mix perfetto di nostalgia, design e identità nazionale, che restituisce il ritratto di un continente innamorato delle proprie radici automobilistiche.
La classifica europea parla chiaro: in testa alle ricerche c’è la Ford Mustang, la muscle car per eccellenza, simbolo di potenza e libertà. Un mito che continua ad attraversare le generazioni, reso immortale dal cinema e dal suo leggendario rombo V8. Dietro di lei, la Porsche 911, regina di eleganza sportiva, e la Mercedes-Benz 190, emblema di affidabilità e rigore tedesco. La Fiat 500 si posiziona al quarto posto, confermando il fascino senza tempo dello stile italiano nel mondo.
Nella top ten trovano spazio anche la Citroën DS, il Maggiolino Volkswagen, l’Alfa Romeo Spider e la Chevrolet Corvette, testimonianza di un collezionismo sempre più internazionale e contaminato. Le cifre medie parlano di un mercato variegato: si passa dai 13.000 euro necessari per una Fiat 500 ai 106.000 euro per una Porsche 911 in ottime condizioni.
Se in Europa domina il mito americano, in Italia vince il cuore. La Fiat 500 resta la vettura più cercata del 2025, simbolo di un’epoca in cui l’automobile rappresentava libertà, ottimismo e ingegno. Subito dietro troviamo la Porsche 911, la Lancia Fulvia e una nutrita rappresentanza Alfa Romeo, con Giulia, Spider, GT e 75 tra i modelli più ambiti.
L’analisi di AutoScout24 e AutoProff fotografa un collezionismo italiano fortemente legato alla tradizione, dove la memoria conta quanto la meccanica. Ogni modello è un frammento di identità nazionale: dalla Delta HF Integrale, che fece sognare i rally, al Maggiolino, simbolo di semplicità e genialità. Non è solo una questione di motori, ma di cultura materiale, di storie e di affetti.
Secondo i dati AutoScout24, il mercato delle auto d’epoca 2025 è sempre più solido. A livello globale vale 800 miliardi di euro, con un giro d’affari annuo stimato in 45 miliardi, secondo il report McKinsey & Company. A trainare la crescita sono le cosiddette youngtimer, le vetture nate tra gli anni ’80 e 2000, oggi rivalutate per il loro design e per la rarità crescente dei modelli termici.
Le auto classiche stanno diventando un bene rifugio alternativo, capace di coniugare emozione e rendimento. Tra gli annunci più esclusivi su AutoScout24 spiccano una Ferrari 288 GTO del 1985 in vendita in Spagna a 6,5 milioni di euro, una Ferrari F40 del 1992 proposta in Olanda a 3,3 milioni, e una Lamborghini Miura italiana a 3 milioni di euro. Ma accanto ai pezzi da museo, il portale offre anche vetture accessibili: una Fiat 500 L a 3.900 euro, una Volvo 240 Kombi a 5.800 e un Maggiolino a 7.900. Per molti, l’inizio di una passione non ha prezzo.
A celebrare il connubio tra mito e innovazione, AutoScout24 e AutoProff hanno portato ad Auto e Moto d’Epoca una delle auto più iconiche mai costruite: la Lamborghini Countach 25° Anniversario. Prodotta in soli 658 esemplari tra il 1988 e il 1990, rappresenta l’apice dell’ingegneria meccanica e del design italiano degli anni Ottanta. Il suo motore V12 da 5.167 cc e 455 CV è ancora oggi una sinfonia di potenza, capace di spingere la vettura a 300 km/h.
Diventata leggenda anche sul grande schermo – memorabile la scena di The Wolf of Wall Street in cui Leonardo DiCaprio la “guida” tra lusso ed eccessi – la Countach resta il simbolo di un’epoca in cui le auto non erano solo mezzi, ma dichiarazioni di libertà. Allo stand condiviso, AutoScout24 e AutoProff hanno raccontato come il digitale stia cambiando anche il modo di collezionare: aste online, valutazioni in tempo reale, community europee di appassionati e investitori.
Il collezionismo automobilistico sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Le nuove generazioni non cercano solo l’emozione del restauro, ma anche la trasparenza e la condivisione. L’uso delle piattaforme digitali ha aperto il mercato, permettendo a più persone di accedere a un mondo che un tempo era riservato a pochi esperti.
«Le auto d’epoca sono sempre più un punto d’incontro tra cultura e investimento», spiega Sergio Lanfranchi, del Centro Studi AutoScout24. «Con AutoScout24 e AutoProff vogliamo unire la forza del digitale alla passione del collezionismo, creando un ecosistema che valorizzi il patrimonio automobilistico europeo».
Questa evoluzione tecnologica non sostituisce la tradizione, ma la rinnova: oggi si può comprare una spider d’epoca in un altro Paese, farla periziare online e riceverla restaurata a casa. È una rivoluzione silenziosa, che avvicina le persone al proprio sogno a quattro ruote.
Auto e Moto d’Epoca 2025 non è solo un salone, ma un messaggio: l’auto d’epoca non appartiene al passato, ma al futuro. Rappresenta una forma di sostenibilità culturale, in cui si preserva ciò che è stato per capire dove stiamo andando. Ogni restauro è un gesto di memoria, ogni passione tramandata è un investimento in conoscenza.
Il fascino delle vetture storiche non si misura solo in cavalli o cilindri, ma nella loro capacità di raccontare chi eravamo. E in un’epoca dominata da software e batterie, il ruggito di un motore d’epoca continua a ricordarci da dove veniamo.
Foto da Autoscout24
Perché l’UE potrebbe cambiare idea: e-fuel, bio-fuel e lo scontro tra lobby
Lo stop al termico è fissato nel Regolamento UE 2023/851, approvato nel pacchetto Fit for 55. Nella versione finale, dopo settimane di trattative, fu inserita una sola eccezione: una deroga per le auto alimentate con carburanti sintetici (e-fuel), concessa alla Germania nel 2023 grazie a una mediazione lampo del governo Scholz. Gli e-fuel vengono prodotti usando CO₂ catturata e idrogeno verde. I bio-fuel, invece, derivano da scarti organici e filiere agricole: sono immediatamente utilizzabili nei motori
esistenti e rappresentano una soluzione tecnologicamente più matura.
Guidesi: «Senza revisione sarà un suicidio industriale»
Tovaglieri: «La rivoluzione elettrica non si impone
dall’alto»
Cosa può succedere ora: i tre scenari sul tavolo
Foto: L’amministratore delegato di AVL Italia, Dino Brancale
Ha suscitato grande interesse la seconda edizione di “Driving Tomorrow: The Sustainable Road Towards Future Mobility & Infrastructures”, il convegno organizzato nei giorni scorsi da AVL Italia, azienda specializzata in soluzioni tecnologiche e sistemi powertrain per la mobilità sostenibile nei settori automotive, ferroviario, marittimo ed energetico. L’evento, ospitato al Technical Center di AVL Italia a Cavriago, si è articolato su due sessioni che hanno affrontato altrettanti macro-temi, correlati tra loro e centrali per la mobilità del futuro: la prima, dedicata alla trasformazione verso il veicolo del 2050, si è soffermata sulla nuova generazione di mezzi di trasporto intelligenti e interconnessi alle infrastrutture di mobilità, in cui propulsori, componenti e software funzionano insieme in modo integrato. La seconda sessione ha spostato l’attenzione dai veicoli alle infrastrutture sostenibili e sistemi energetici, partendo dal presupposto che i centri ad alto consumo energetico e le zone industriali devono integrare energie rinnovabili, reti intelligenti e nuovi combustibili come l’idrogeno verde per diventare ecosistemi autosufficienti.
Per il secondo anno consecutivo, “Driving Tomorrow” ha coinvolto esperti e professionisti provenienti dal mondo industriale e accademico per individuare i trend più rilevanti nel settore dell’ingegneria dell’autoveicolo, allargando lo sguardo agli sviluppi tecnologici nell’ambito delle infrastrutture, da cui dipende l’implementazione delle soluzioni per la mobilità del prossimo futuro. L’evento è stato l’occasione per far dialogare aziende e istituzioni che stanno affrontando tematiche analoghe da punti di vista diversi, con l’obiettivo di creare sinergie e accelerare la convergenza rispetto ad alcuni processi critici. Gli ospiti di “Driving Tomorrow” hanno avuto l’opportunità di comunicare le loro attività di ricerca e ottenere feedback dalla comunità scientifica e industriale, anche rispetto ad alcune innovazioni come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la transizione verso l’idrogeno verde.
«Il primo obiettivo della nostra iniziativa – ha detto l’amministratore delegato di AVL Italia, Dino Brancale – è guidare gli operatori del mercato nel processo di trasformazione della mobilità, che oggi non è più solo veicolare ma anche infrastrutturale. La domanda di nuovi veicoli infatti non può esistere se non è accompagnata da un adeguamento dell’infrastruttura. A questo proposito, crediamo che l’idrogeno giocherà un ruolo fondamentale, perché è anche un vettore per lo storage energetico. L’altro obiettivo è creare una sinergia tra le esperienze dei diversi settori, energetico, infrastrutturale e deL powertrain. Unire queste competenze e fare sistema porta avanti l’innovazione. In qualità di provider tecnologico, noi siamo già nel futuro, e il domani lo costruiamo tutti insieme».
Il veicolo del 2050
Il 2050 è l’orizzonte a cui guardare per tanti obiettivi della mobilità, sia a livello di impatto ambientale che di sicurezza e confort. Gianluca Frigerio (Vehicle Dynamics Lead Engineer di Dallara), Nicola Amati (Full Professor al Politecnico di Torino), Mario Oswald (Skill Team Leader Virtual Vehicle di AVL List) e Marco Pagliari (Technical Manager di CETOC TS) hanno sottolineato che il time to market della ricerca (TTM) si è accorciato, anche per le esigenze sempre più stringenti espresse dalla Generazione Z, spesso legate all’infomobility. Oggi i reparti R&D sono chiamati ad accelerare i processi per fornire nuove tecnologie nell’arco di 12-18 mesi, contro i 48-60 mesi necessari fino a qualche anno fa.
Tra le innovazioni spicca l’elettrificazione dei sistemi aerodinamici e delle sospensioni, che punta a superare l’attuale tecnologia di sistemi passivi tramite l’evoluzione verso sistemi attivi. Al momento, le soluzioni offerte risultano molto costose e dispendiose in termini di potenza elettrica necessaria. L’obiettivo è superare queste barriere utilizzando soluzioni con un consumo energetico ridotto, ad esempio quelle che recuperano l’energia in alcune fasi del moto. L’ulteriore vantaggio è che molti di questi sistemi sono basati su logiche di controllo che tengono conto dell’invecchiamento del veicolo e che possono ricevere aggiornamenti da remoto, per migliorare l’utilizzo dei componenti durante la loro vita.
In generale, è emersa la visione di un’evoluzione tecnica che avanza in modo esponenziale, in un contesto segnato dal boom di autoveicoli provenienti dalla Cina. L’AI e le altre tecnologie digitali rappresentano un acceleratore verso nuove soluzioni che potranno permettere all’industria europea di restare competitiva, anche rispetto ad altri trend come la guida autonoma.
Le infrastrutture sostenibili e i sistemi energetici
La seconda sessione è stata introdotta da Alessandro Costa (General Director della Venice Sustainability Foundation), che ha evidenziato il ruolo di Venezia come fattore abilitante alle trasformazioni di carattere sostenibile per migliorare la qualità della vita in tutte le declinazioni (economiche, sociali, ambientali e anche culturali). Il capoluogo lagunare infatti si propone come attrattore e vetrina di innovazioni e best practice legate alle varie transizioni in atto a livello globale, a partire dall’utilizzo dell’AI e dell’idrogeno. Da un lato le soluzioni collaudate a Venezia possono trovare applicazione in ogni altro contesto, dall’altro la partnership con le aziende può portare una risposta alle maggiori problematiche del territorio veneziano, come il sovraccarico turistico e lo spopolamento residenziale.
La sessione sulle infrastrutture è proseguita con gli interventi di Nicolas Posa (Hydrogen Technical Services Specialist Edison Next), Andrea Rigon (Hydrogen Business Development Manager Pietro Fiorentini), Riccardo Colotti (Innovation Analyst Fincantieri), Domenico Di Canosa (EMEA Sales Director J2 Innovations), che si sono concentrati sulle prospettive legate all’implementazione dell’idrogeno e delle tecnologie digitali come AI, IoT e digital twins nella gestione dei flussi energetici.
Migliorare la tecnologia di trasformazione e generazione dell’idrogeno è la chiave per abbattere il prezzo di questo vettore energetico, il cui utilizzo nell’ambito della mobilità diventerà raggiungibile solo se il costo scenderà dagli attuali 9 euro/kg a 4,5. La decarbonizzazione trainata dall’idrogeno, non solo nella mobilità ma anche nei settori “hard-to-abate”, è già realtà per Edison Next, che recentemente ha inaugurato le prime stazioni di rifornimento a Malpensa, ha presentato la prima lastra di ceramica al mondo realizzata mediante impiego di idrogeno verde, in collaborazione con Iris Ceramica Group, e conta di completare la Puglia Green Hydrogen Valley fra Taranto e Brindisi entro il 2030. Importante anche il contributo di Pietro Fiorentini, che ha messo a punto un innovativo sistema per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi.
La transizione non riguarda solo la mobilità terrestre, ma anche quella marittima. Un esempio arriva dai modelli di simulazione dei flussi energetici a bordo delle navi da crociera implementati da Fincantieri, che consentono di ottenere vantaggi sia nella progettazione che nella gestione della nave. Grazie a questi modelli, infatti, i clienti possono migliorare la selezione, l’operatività e il funzionamento dei macchinari, ma anche ottimizzare i consumi. In generale, nel contesto di una rete sempre più complicata e multidirezionale, la digitalizzazione agevola la governance dell’energia e la gestione dei flussi energetici. L’AI, infatti, è un attuatore che consente di gestire e predire le necessità energetiche degli utenti, incrociandole con le possibilità di produrre e gestire energia. L’obiettivo è moltiplicare gli effetti della transizione energetica e il ruolo delle fonti rinnovabili nei nuovi sistemi energetici, utilizzando il minor dispendio energetico possibile.
Foto da ufficio stampa AVL
di Matteo Salvini Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
L’Europa? La situazione attuale è un vero e proprio suicidio. Si parla di biocarburanti e neutralità, ma ormai è tardi. Io proposi l’ok ai biocarburanti circa tre anni fa, quando il Governo si era appena insediato. Cosa possiamo ancora salvare? Speriamo qualcosa. È stata una follia guidata dai tedeschi, con la complicità di parlamentari italiani che per anni hanno votato a favore del Green Deal. E ora guardiamo a Stellantis: cosa ci resta da fare?
Dobbiamo investire in ricerca e sviluppo, lavorando insieme ai tecnici di Anas e del Politecnico, dove si stanno sviluppando le strade intelligenti e si stanno sostenendo le case automobilistiche con sistemi di guida avanzata. Sono stato in Cina, con i rappresentanti di BYD, un’azienda che impiega migliaia di ingegneri nella ricerca e sviluppo. E allora mi chiedo: cosa possiamo fare oggi? Non dobbiamo rallentare il Green Deal, ma azzerarlo, chiedendo scusa, perché è stato un enorme abbaglio, se vogliamo essere ottimisti, o una vera e propria truffa, se vogliamo essere realisti. Dobbiamo pensare a un nostro modello di sviluppo, altrimenti l’Europa si ridurrà a un vaso rotto.
Confcommercio è fondamentale perché offre un luogo di confronto tra le parti. A Milano, oggi, ci sono diverse aree (A, B e C) che stanno trasformando la città in uno spazio accessibile solo ai ricchi. La mobilità deve essere parte di un disegno urbano equilibrato, inclusivo, non riservato a pochi. Le piste ciclabili vanno benissimo, e ne stiamo finanziando decine, ma attorno ai laghi, non all’interno delle città, dove finiscono per bloccare la circolazione. Dobbiamo invece incentivare le due ruote, moto e scooter, permettendo loro di percorrere le corsie preferenziali. A Milano oggi è quasi impossibile muoversi. I milanesi vedranno presto l’estensione della corsia protetta e il finanziamento del prolungamento delle linee verso Sesto, Cinisello e Monza, con sette nuove fermate.
L’Europa non deve fermarsi: deve azzerare la follia che ha avvalorato negli ultimi anni. L’Italia ha aziende in grado di competere ad armi pari con la Cina. Tra meno di tre mesi, il 6 febbraio, ci sarà l’inaugurazione di Milano Cortina: un momento importante per il Paese. Conto di tornare presto in Confcommercio, con cui ho un rapporto proficuo. Andiamo a rivedere le rassegne stampa di tre anni fa: gli errori sono sotto gli occhi di tutti. Potete contare sul contributo del Ministero dei Trasporti, che rappresento con orgoglio come milanese nato e cresciuto. Prepariamoci a costruire una Milano per tutti: le prossime elezioni comunali rappresentano un’opportunità per l’intera città.
Foto MATTEO-SALVINI2-shutterstock_1629969847
Presentati presso l’Auditorium del MAUTO a Torino i dati relativi alla nuova edizione dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, indagine realizzata ogni anno dalla Camera di commercio di Torino e da ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica). Uno studio sempre molto
atteso che mette in luce prospettive e difficoltà di un settore strategico per il Piemonte e per l’Italia, in fase di profonda trasformazione a livello internazionale.
Il contesto internazionale 2023-2024
In controtendenza, performance positive per gli specialisti del motorsport (+1,2%) e dell’aftermarket (+0,6%), uniche categorie in crescita. Questi ultimi due segmenti hanno anche registrato l’aumento più significativo del numero di addetti, in un contesto generale di contrazione dell’occupazione (in totale -0,7%), che ha colpito in particolare i sistemisti e modulisti (-2,7%) e i subfornitori (-2,5%).
Previsioni 2025
Del resto, già nel I semestre del 2025 il
38% delle imprese indagate è dovuta ricorrere ad ammortizzatori sociali, con ampio utilizzo di CIGO (cassa integrazione ordinaria) per il 27% delle imprese. Nel periodo luglio-Le strategie di sviluppo delle imprese continuano a essere fortemente influenzate dalle politiche delle case automobilistiche europee (per l’86% rilevanza almeno media, per il 66% alta) e dall’instabilità economica mondiale (l’86% rilevanza almeno media, il 56% alta). Cresce l’attenzione verso l’ingresso delle case automobilistiche cinesi in Europa, con la possibile apertura di nuovi stabilimenti, considerata di alta rilevanza dal 52% degli operatori (il 39% lo scorso anno), così come aumentano i timori legati ai cambiamenti nelle politiche commerciali internazionali: l’introduzione di dazi preoccupa ora in modo rilevante il 47% delle imprese, rispetto al 32% della rilevazione precedente. A questi fattori, si aggiungono timori connessi alla riduzione della domanda e all’incertezza dei volumi produttivi (di elevata rilevanza per il 72% delle imprese), nonché, in termini operativi, la difficoltà da
parte delle imprese nel farsi riconoscere aumenti dei costi di produzione da parte degli OEMs
(il 50%).
Per l’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale la ricerca di personale dedicato riguarderà il 38,5% delle imprese.
A frenare lievemente è sia la partecipazione a iniziative progettuali per le
motorizzazioni ibride, che ha riguardato il 25,5% delle imprese, sia a quelle dirette alla riduzione delle emissioni su motore a combustione interna, attraverso nuovi materiali e l’alleggerimento del peso dei veicoli (il 22,5%), nonché quelle per lo sviluppo di tecnologie legate al fuel cell (il 12,7%). Tuttavia, proprio i progetti in fuel cell sono quelli per i quali è in significativa crescita l’intenzione di prendervi parte in futuro (il 15,2%).A rendere unica questa pubblicazione è anche la sua autenticità: il libro è stato redatto dalle persone che hanno direttamente vissuto e contribuito a scrivere la storia dell’Associazione, creando un mosaico di voci, un ritratto corale, arricchito dagli interventi di alcune grandi firme
della stampa di settore.
di Benjamin Krieger, segretario generale di CLEPA
L’industria automobilistica europea si trova in una situazione difficile. I dazi sono ingenti, i costi energetici sono elevati e l’accesso alle terre rare è sottoposto a forti pressioni. I posti di lavoro stanno scomparendo a un ritmo allarmante: solo lo scorso anno sono state annunciate decine di migliaia di perdite. Questi segnali d’allarme ci dicono chiaramente che, se non agiamo rapidamente, non solo falliremo nel raggiungere la neutralità climatica, ma perderemo anche il nostro vantaggio economico e la crescita futura. Eppure, i governi europei faticano a concordare le soluzioni giuste.
In una rara iniziativa, un gruppo di 19 leader europei ha adottato un coraggioso appello al Presidente del Consiglio, sollecitando un ritorno alle proposte di riforma di Mario Draghi e un rinnovato impegno per migliorare la competitività europea. La loro attenzione alla semplificazione delle politiche di sostenibilità e al rafforzamento del mercato unico è azzeccata. Tuttavia, vale la pena ricordare che la relazione di Draghi include anche un intero capitolo sul settore automobilistico, chiedendo una revisione tecnologicamente neutrale del regolamento sulle emissioni di CO₂ – un passo che rimane altrettanto essenziale. Allo stesso tempo, Francia e Spagna hanno pubblicato un documento che conferma ampiamente l’attuale regolamento sulle emissioni di CO₂, pur con alcune flessibilità. Sostenere entrambi è, francamente, una contraddizione in sé.
L’Europa ha gli strumenti: usiamoli
Mentre il dibattito prosegue, in riunioni di alto livello e alle prese con sfide strutturali irrisolte, la concorrenza globale ha cambiato marcia. Cina e Stati Uniti hanno adottato strategie aperte e flessibili che incontrano i consumatori ovunque si trovino. Ibridi plug-in? Ancora forti. Intelligenza artificiale e dati? Centrali nei loro piani di mobilità.
I consumatori vogliono ancora i veicoli ibridi. I fornitori sono pronti a investire. Le politiche dovrebbero aiutare gli utenti a guidare in modo efficiente e conveniente. CLEPA ha presentato proposte concrete per affrontare il comportamento dei consumatori nei confronti dei veicoli ibridi plug-in, garantendo che la guida elettrica sia accessibile e massimizzata in tutte le situazioni pratiche.
Congelare il fattore utilità (la quota richiesta di guida elettrica) non significa intraprendere una strada completamente diversa, ma adattarla a una realtà in evoluzione. Tutti devono fare la propria parte in sinergia. I consumatori hanno bisogno di supporto e di tempo per adattarsi; i decisori politici dovrebbero stabilire il ritmo giusto con condizioni abilitanti, e l’industria continuerà a perfezionare gli strumenti che rendono possibile la transizione.
Gli obiettivi di decarbonizzazione non significano nulla se i veicoli vengono costruiti altrove
Il rischio di qualsiasi transizione è la perdita delle catene del valore. Lo abbiamo visto con il solare, dove i fondi europei hanno sovvenzionato la crescita di un’industria fiorente, altrove. Norme rigorose sui contenuti locali possono affrontare questo rischio e impedire che accada di nuovo. L’Europa deve essere più di una semplice vetrina per le tecnologie pulite: deve essere la fabbrica. La produzione locale non riguarda solo l’occupazione; riguarda la resilienza, l’innovazione e la garanzia che la transizione verde rafforzi la nostra sovranità industriale anziché esternalizzarla.
Allo stesso tempo, né gli Stati Uniti né la Cina hanno imposto un divieto di mercato sui motori a combustione interna e la nostra ambizione da sola non sarà sufficiente per permetterci un taglio netto nel 2035. È necessario un approccio flessibile e graduale per evitare di compromettere lo slancio industriale e l’adozione da parte dei consumatori.
Il tempo stringe
Se allarghiamo lo sguardo per un attimo e osserviamo il quadro generale, possiamo vedere chiaramente che la questione è se l’Europa guiderà il prossimo capitolo della mobilità o se lo osserverà dal sedile del passeggero. Con decisioni politiche chiave che si profilano all’orizzonte, abbiamo una rara opportunità di riparare le crepe strutturali prima che si allarghino in voragini.
Facciamo tesoro degli insegnamenti degli ultimi anni e progettiamo una revisione fattibile delle emissioni di CO₂ che ponga gli interessi strategici dell’Europa e le priorità dei cittadini al centro della transizione della mobilità. È tempo che la Commissione europea ci avvicini a questo percorso, che definisca la strada da percorrere e ci assicuri la capacità di guidarla.
Foto: Benjamin Krieger da ufficio stampa CLEPA