Geely Italia: al fianco di “Women for Women Against Violence”

Geely Italia: al fianco di "Women for Women Against Violence"

In un contesto in cui l’innovazione automobilistica si fonde con la responsabilità sociale, Geely Italia compie un passo significativo al fianco di Women for Women Against Violence – Camomilla Award, manifestando una visione d’impresa che va oltre la sola mobilità e si apre alla tutela dei diritti e alla cultura del rispetto. La partnership scelta si traduce in azione concreta, mettendo a disposizione dei partecipanti al Gala modelli elettrici di ultima generazione e valorizzando la leadership femminile al proprio interno.

 

Mobilità elettrica e impegno sociale

La scelta della Geely Italia non è casuale: l’ecosistema automobilistico non può prescindere da valori quali sicurezza, accessibilità e sostenibilità. Nel Gala della manifestazione – ideata per sensibilizzare sul tema della violenza di genere – sono stati utilizzati cinque SUV elettrici di generazione avanzata, l’Geely EX5, che hanno accompagnato gli ospiti della serata. Secondo quanto riportato, «Vedere oltre significa capire che siamo tutte e tutti parte dello stesso viaggio», ha affermato Marco Santucci, Amministratore Delegato di Geely Italia, nel commentare la partnership.

Questa iniziativa riflette non solo la volontà di un marchio automobilistico di partecipare a un evento di rilievo nazionale, ma anche la capacità di trasformare un supporto simbolico in coinvolgimento attivo: la mobilità elettrica diventa strumento per un messaggio più ampio di inclusione e protezione. Nel farlo, Geely Italia dimostra di voler contribuire alla “road-map” della responsabilità sociale d’impresa nel settore automotive.

 

Leadership femminile e cultura aziendale

Un altro elemento centrale di questa operazione è l’attenzione rivolta all’interno dell’organizzazione: Geely Italia ha infatti sottolineato la presenza di donne in ruoli chiave all’interno dell’azienda – nelle aree marketing, pubbliche relazioni e post-vendita – come evidenza concreta della visione che non considera la parità di genere solo un valore comunicativo, ma un pilastro operativo. Questo aspetto risulta particolarmente significativo in un ambito, quello automobilistico, storicamente dominato da leadership maschili. L’azienda afferma così di voler costruire un «viaggio» condiviso, in cui la mobilità sostenibile e la tutela delle persone vanno di pari passo con l’accesso alle responsabilità e alle competenze.

 

Un evento che conta

L’evento “Women for Women Against Violence . Camomilla Award” nasce per dare voce alle donne vittime di violenza e promuovere una cultura di rispetto e tutela. I dati che accompagnano l’iniziativa sono allarmanti: secondo la stessa organizzazione, in Italia sono circa 7 milioni le donne che hanno subito violenza, 746 mila quelle che hanno vissuto un tentativo di stupro, e più di una donna su tre ha sperimentato almeno una forma di abuso.

Il Gala, giunto al suo decennale, diventa così una piattaforma importante non solo per la celebrazione, ma per la sensibilizzazione e l’invito all’azione. In questo senso, l’intervento di un marchio automobilistico – come Geely Italia – assume un valore simbolico e concreto: non solo partecipazione, ma supporto logistico e visibilità.

 

Riflessi per il settore automotive e oltre

L’adesione di Geely Italia a questa iniziativa rappresenta un segnale interessante per l’intero settore automotive. Ecco alcuni spunti di riflessione:

  • La mobilità elettrica non appare più soltanto come sfida tecnica o ambientale, ma come parte integrante di un discorso più ampio di inclusione sociale e sicurezza: i veicoli non sono solo mezzi, sono testimonianza di valori.
  • Il coinvolgimento aziendale in cause sociali porta con sé domanda di coerenza: la presenza di leadership femminili, la promozione della parità di genere, e una cultura aziendale aperta non sono più “nice to have” ma elementi che incidono sull’immagine e sulla reputazione del brand.
  • Per il pubblico e i media – e in particolare per una testata come “auto.it“– è importante cogliere il messaggio che dall’auto e dalla mobilità proviene anche un impegno più ampio, che coinvolge valori etici, sociali e culturali.
  • Infine, per il settore in Italia, dove la sensibilità su temi come la violenza di genere è crescente, l’auto diventa un canale di comunicazione potente: un’auto elettrica all’evento non è solo “mezzo”, ma veicolo di un messaggio.

 

Considerazioni finali

L’iniziativa di Geely Italia al Gala “Women for Women Against Violence – Camomilla Award” mette in luce come nel XXI secolo il settore automobilistico deve affrontare una sfida tripla: innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e impegno sociale. Non basta progettare veicoli migliori: serve un approccio che veda oltre la carrozzeria, che incoraggi la mobilità come opportunità di inclusione, sicurezza e rispetto.

Questo non significa che ogni casa automobilistica debba trasformarsi in un ente sociale – ma che la mobilità può essere parte integrante di un progetto più ampio. Geely Italia coglie bene questa opportunità e dimostra che il “fare auto” oggi può e deve andare di pari passo con il “fare bene”.

 

 

Geely Italia@WFWAV_2 – Foto da ufficio stampa Geely

 

 

UNEM e ANFIA sui carburanti rinnovabili: “Un quadro normativo che ne riconosca il ruolo anti CO2″

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

Foto: Gianni Murano, presidente UNEM

 

In vista della revisione del Regolamento europeo sulle emissioni di CO2 di autovetture e veicoli commerciali leggeri, l’industria automobilistica europea e i produttori di carburanti lanciano un appello congiunto alla Commissione UE per un approccio più aperto e tecnologicamente neutrale, che includa anche i carburanti rinnovabili tra gli strumenti utili alla decarbonizzazione.


Il documento unitario sottoscritto da numerose associazioni nazionali, tra cui UNEM
e ANFIA per l’Italia, sottolinea che il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 richiede una revisione dell’attuale impianto normativo, oggi basato sul
Regolamento CO2 per l’automotive e sulle direttive RED ed ETS 2 per i fornitori. Questi strumenti, se ben orientati, possono stimolare investimenti e innovazione lungo tutta la catena del valore.

Accanto alla mobilità elettrica, infatti, i carburanti rinnovabili possono svolgere un
ruolo essenziale per ridurre rapidamente le emissioni del trasporto stradale. Per questo i firmatari ribadiscono la necessità di un quadro regolatorio più equilibrato e chiedono:  maggiore flessibilità negli standard di CO2; parità di trattamento tra veicoli nuovi e circolanti; introduzione di un Carbon Correction Factor che contabilizzi le reali quote di carburanti rinnovabili usate in Europa; una definizione giuridica chiara e unica di “carburante rinnovabile”;
• riconoscimento dei veicoli alimentati al 100% da tutti i carburanti rinnovabili come veicoli a zero emissioni.

Secondo le Associazioni firmatarie, queste misure permetterebbero di sfruttare
appieno il potenziale dei carburanti rinnovabili e di stimolare nuovi investimenti in tutta la filiera, contribuendo in maniera concreta agli obiettivi climatici al 2050.

Oggi, infatti, tutti i veicoli con motori a combustione interna sono considerati dalla normativa come alimentati al 100% da carburanti fossili, indipendentemente dal carburante effettivamente utilizzato. Un’impostazione ormai superata, dato che il mix europeo non è più interamente fossile. Il CCF permetterebbe invece di riflettere in modo accurato il contributo reale dei carburanti rinnovabili alla decarbonizzazione.


Ugualmente importante è il riconoscimento, in tempi ristretti, dei veicoli alimentati
esclusivamente con carburanti rinnovabili come veicoli a emissioni zero, consentendone l’ingresso sul mercato già prima del 2030. Una scelta che amplierebbe l’offerta per i consumatori e accelererebbe lo sviluppo di soluzioni a basse emissioni.

“Mai come oggi – ha dichiarato Gianni Murano, presidente UNEM – è necessario
condividere un percorso insieme la filiera dell’automotive. Questo documento congiunto dimostra chiaramente la volontà di costruire un approccio pragmatico e tecnologicamente aperto per raggiungere gli obiettivi climatici. L’Europa non può permettersi di ignorare soluzioni già disponibili, efficaci e capaci di ridurre le emissioni già nell’immediato. I dati dimostrano che l’opzione ‘tutto elettrico’ non soddisfa
pienamente il mercato e i consumatori. Se si vuole davvero puntare alla decarbonizzazione, e non solo a un’unica tecnologia, ha concluso, è il momento di riconoscere la realtà e investire in vere politiche industriali che permettano all’Europa di vincere la sfida climatica”.
Foto da ufficio stampa UNEM
 

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi
di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere 
Le associazioni dell’autotrasporto iscritte all’Albo si risvegliano dopo tre anni di silenzio, accusando oggi il Governo di mettere in crisi il settore a causa dell’aumento del 200% dell’accisa sul carburante. Una denuncia tardiva dopo anni di inerzia e immobilismo da parte di chi avrebbe dovuto rappresentare concretamente gli autotrasportatori.
Il Ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, non ha introdotto in tre anni nessuna misura innovativa o strutturale per il comparto. Della tanto annunciata riforma dell’autotrasporto, più volte promessa come una svolta per la categoria, non si è saputo più nulla. Nel frattempo, le associazioni di rappresentanza hanno progressivamente rinunciato alla loro missione principale – tutelare i lavoratori e le imprese del trasporto – preferendo mantenere un silenzio complice, più impegnate in una “guerra tra bande” per i posti all’interno dell’Albo che nella difesa dei veri interessi della categoria. «Noi di Ruote Libere – dichiara l’associazione – abbiamo denunciato fin dall’inizio questa inerzia. Le organizzazioni di categoria dovrebbero difendere gli autotrasportatori, non sostenere i Governi di turno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tre anni di stallo e nessun cambiamento reale».
Mentre l’economia evolve rapidamente e le esigenze delle imprese cambiano, il settore dell’autotrasporto resta fermo a regole di trent’anni fa, inadatte a rispondere alle sfide di oggi: transizione energetica, digitalizzazione, sostenibilità e concorrenza internazionale.
Gli imprenditori, lasciati soli, continuano a resistere con le proprie forze, senza strumenti adeguati e senza un vero interlocutore istituzionale.
Ruote Libere ribadisce il proprio impegno per ridare voce, rappresentanza e dignità a chi ogni giorno tiene in movimento l’Italia, chiedendo un vero tavolo di confronto che rimetta al centro le esigenze reali del settore e dei suoi protagonisti.
Foto Cinzia Franchini da redazione Ruote Libere
 

Noleggio a lungo termine 2025: oltre 1,3 milioni di auto sulle strade italiane

Noleggio a lungo termine 2025: oltre 1,3 milioni di auto sulle strade italiane

La proprietà dell’auto perde terreno, mentre cresce il desiderio di flessibilità. È questa la fotografia del noleggio a lungo termine 2025, scattata dal rapporto semestrale ANIASA, l’associazione che rappresenta i servizi di mobilità all’interno di Confindustria. Il settore ha superato un nuovo traguardo: 1.327.000 veicoli circolano oggi sulle strade italiane con la formula del lungo termine, con un incremento del 3% rispetto a fine 2024.

A trainare la crescita sono soprattutto le aziende, ma aumenta anche la quota di privati che abbandonano l’idea di possedere un’auto per abbracciare un modello più sostenibile, prevedibile e libero da pensieri. Si tratta di oltre 40.000 nuovi automobilisti solo nei primi sei mesi del 2025. La flotta del lungo termine è ormai un pilastro della mobilità nazionale, e il suo peso continua a crescere in un periodo di grandi trasformazioni economiche e ambientali.

 

Aziende e PA protagoniste della crescita

Il noleggio a lungo termine si conferma un punto di riferimento per il mondo delle imprese. Le aziende gestiscono oggi più di 1 milione di vetture tramite contratti NLT, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. Anche la Pubblica Amministrazione si muove in questa direzione, con oltre 116.000 veicoli noleggiati, segno di una modernizzazione in corso anche nella gestione delle flotte pubbliche.

Un segnale importante arriva anche dai professionisti e dai privati, che rappresentano ormai 165.000 automobilisti. Una scelta sempre più razionale: chi opta per il noleggio lo fa per evitare spese impreviste, burocrazia, svalutazioni e incertezze legate al mercato dell’usato. In un contesto di inflazione, transizione energetica e costi in aumento, la certezza di un canone fisso mensile e la libertà di cambiare auto ogni pochi anni diventano argomenti decisivi.

 

Le nuove alimentazioni cambiano la flotta

L’evoluzione del parco auto a noleggio racconta bene la transizione in atto. Il diesel, storicamente dominante, continua a perdere terreno: nel 2023 rappresentava il 55% del parco, oggi scende al 44%. Al contrario, crescono le ibride HEV, che salgono al 30%, e le benzina, ora al 13%.

Restano stabili le auto elettriche pure (4%) e le plug-in hybrid (7%), che consolidano la loro presenza ma non accelerano come previsto, complice la complessità infrastrutturale e i costi di gestione ancora elevati. Tuttavia, il noleggio rappresenta per molti automobilisti la via più semplice per entrare nel mondo dell’elettrico, grazie alla possibilità di testare nuove tecnologie senza vincoli di acquisto.

 

“Il noleggio cresce anche in tempi difficili”

«Il mercato del noleggio continua la sua corsa nonostante un contesto economico complesso», spiega Alberto Viano, presidente di ANIASA. «In un periodo segnato dall’incertezza, dall’aumento dei listini e dalle difficoltà legate alle diverse alimentazioni, il lungo termine offre sicurezza, prevedibilità e semplicità. Permette a imprese e privati di pianificare le spese e liberarsi dai problemi legati alla gestione dell’auto, come la manutenzione o la rivendita».

Viano evidenzia inoltre un fenomeno interessante: molti utenti scelgono di prolungare i contratti in corso, segno che il noleggio non è più percepito come una soluzione temporanea, ma come un modello di mobilità stabile. «Il nostro settore – aggiunge – si sta dimostrando capace di adattarsi alle nuove esigenze del mercato, offrendo risposte concrete a chi cerca una mobilità moderna e senza incertezze».

 

Una normativa da aggiornare

Dietro la crescita del settore resta però un nodo irrisolto: quello normativo. Il noleggio a lungo termine in Italia è ancora regolato da un articolo del Codice della Strada del 1992, quando il fenomeno era marginale e il mercato contava poche migliaia di vetture. Oggi, con oltre 1,3 milioni di veicoli, servono regole nuove e coerenti.

ANIASA chiede una riforma unitaria e stabile, che disciplini in modo organico tutti gli aspetti del settore – dalla fiscalità all’immatricolazione – per garantire certezza giuridica e promuovere ulteriormente lo sviluppo del comparto. Un passo necessario per accompagnare la crescita di un mercato che contribuisce in modo significativo alla modernizzazione della mobilità nazionale.

 

Il noleggio come leva per la sostenibilità

Il successo del noleggio a lungo termine 2025 non è solo economico ma anche ambientale. Le flotte a noleggio, con un’età media molto più bassa rispetto al parco auto nazionale, consentono un ricambio rapido dei veicoli e la diffusione di tecnologie più efficienti e meno inquinanti. In questo senso, il lungo termine si conferma una delle leve più efficaci per favorire la transizione ecologica del settore automotive.

Ogni anno migliaia di veicoli diesel o Euro 4 vengono sostituiti con modelli ibridi o a basse emissioni, riducendo l’impatto ambientale complessivo del parco circolante. Inoltre, molte società di noleggio stanno investendo in flotte elettriche e infrastrutture di ricarica dedicate, con l’obiettivo di supportare concretamente la decarbonizzazione.

 

Dall’auto di proprietà all’auto come servizio

Il 2025 segna una svolta culturale: l’auto non è più necessariamente un bene da possedere, ma un servizio da utilizzare. La formula del noleggio a lungo termine risponde perfettamente a questa nuova mentalità, offrendo libertà di scelta e riducendo le complessità.

La crescita dei servizi in abbonamento e delle piattaforme digitali sta inoltre ampliando il pubblico potenziale, rendendo il noleggio più accessibile anche ai privati. L’auto “as-a-service” è oggi una realtà consolidata, e la sua diffusione contribuisce a ridurre l’obsolescenza del parco auto, migliorare la sicurezza stradale e rendere più efficiente la mobilità urbana.

 

Una certezza in un mercato che cambia

In un panorama automotive in continua evoluzione, tra crisi di listino, transizione elettrica e nuove politiche fiscali, il noleggio a lungo termine rappresenta una soluzione solida, flessibile e concreta. Per le aziende, significa gestire meglio i costi e ottimizzare le flotte. Per i privati, vuol dire guidare senza preoccupazioni e senza immobilizzare capitali. Il 2025 conferma che il modello funziona. E se il futuro dell’auto è sempre più legato all’uso e meno al possesso, il noleggio a lungo termine ne è oggi la prova più tangibile.

 

Foto da ufficio stampa ANIASA

 

 

 

ACI-ISTAT: gli incidenti stradali nel 2024 nelle 107 province italiane

ACI-ISTAT: gli incidenti stradali nel 2024 nelle 107 province italiane

Nel 2024, sulle strade italiane si sono registrati 173.364 incidenti con lesioni a persone (166.525 nel 2023, +4,1%; 172.183 nel 2019, +0,7%), che hanno causato 3.030 decessi (3.039 nel 2023 -0,3%; 3.173 nel 2019, -4,5%) e 233.853 feriti (224.634 nel 2023, +4,1%; 241.384 nel 2019, -3,1%). In media, rispettivamente, 475 incidenti, 8,3 morti e 641 feriti ogni giorno.

A livello provinciale rispetto al 2019 – anno scelto come riferimento per l’obiettivo 2030 (riduzione del 50% del numero di vittime e feriti gravi) – 44 province su 107 hanno fatto registrare un aumento del numero dei morti sulle strade. In altre 55, invece, tale numero è diminuito. In 8 Province, infine, il numero dei morti è rimasto stabile. In Italia, infine, nel 2024, la riduzione delle vittime rispetto al 2019 è ancora contenuta e pari al 4,5%.

Raggiunto obiettivo dimezzamento vittime vs 2019 (valori assoluti): Verbano Cusio Ossola, Campobasso, Gorizia

Nel 2024, le tre province in cui è stato già raggiunto l’obiettivo del dimezzamento delle vittime, rispetto al 2019, sono Verbano-Cusio Ossola, Campobasso e Gorizia. 

Lontano obiettivo dimezzamento vittime vs 2019 (valori assoluti): Avellino, Sassari, Oristano

Le province che hanno registrato il maggior incremento percentuale, sempre rispetto al 2019 e che si allontanano dal target europeo, sono, invece, Avellino, Sassari e Oristano.

Diminuzione maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Milano (-30), Venezia e Bologna (-29), Roma (-27)

Milano (-30 morti), Venezia e Bologna (-29), Roma (-27) sono state le Province nelle quali si è registrata la diminuzione più significativa – in valori assoluti – del numero dei morti.

Incremento maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Napoli (+23), Cremona (+16), Udine (+14)

Napoli (+23 morti), Cremona (+16) e Udine (+14) sono state le Province nelle quali si sono registrati gli incrementi maggiori – in valori assoluti – di decessi sulle strade. Sassari, Sud Sardegna e Cagliari, invece, fanno della Sardegna la Regione con il più alto aumento di morti rispetto al 2019 (+42).

Regioni: diminuzione maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Veneto (-40), Lazio (-27), Marche (-17). Le Regioni con la più alta diminuzione – in valori assoluti – dei decessi sono state Veneto (-40), Lazio (-27) e Marche (-17).

Incremento maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Campania (+41), Umbria e Friuli Venezia Giulia (+17)

Indice di mortalità: in 11 Province, più del doppio rispetto al valore medio nazionale

In 11 province, l’indice di mortalità (morti per 1000 incidenti) è risultato almeno doppio rispetto al valore medio nazionale (17,5). Le situazioni più critiche in Sud Sardegna (59,6) e Nuoro (51,4). Verbano Cusio Ossola, Genova, Milano Monza Brianza e Gorizia sono, invece, le province in cui gli incidenti risultano meno gravi. L’indice di mortalità, infatti, è inferiore a 10 morti ogni 1000 incidenti.

Mobilità dolce: le vittime aumentano nel 2024 per i conducenti di biciclette elettriche (+66,7%) e monopattini (+9,5%), in calo biciclette tradizionali (-19,1%) e pedoni (-3,1%)

Nel corso del 2024, sono deceduti 470 pedoni (-3,1%), 185 ciclisti (-12,7%,) – di cui 20 su bici elettrica (+66,7%) – e 23 conducenti di monopattino (+9,5%). Nella provincia di Roma è stato rilevato il più alto numero di pedoni morti (65; -8,5% rispetto al 2023), seguita da Napoli (24; +9,1%) e Milano (23; -11,5%). Nella provincia di Milano il più alto numero di ciclisti morti (15; +36,4%), seguono Treviso (7; stabile) e Caserta (7; +16,7%). Dei 23 morti su monopattino, 3 sono concentrati nella provincia di Torino, 2 nelle province di Roma, Milano, Bari, Catania, Ragusa.

 

 

  Foto di Josh Sonnenberg su Unsplash

 

 

Rivoluzione green: ma è stata veramente rivoluzionaria?

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
 
I consumi di carburante aumentano nonostante la spinta Green. Strano, parrebbe. Eppure, forse, non del tutto incomprensibile. Il cambio di paradigma della mobilità, meno utilitarie, più Suv, l’ibridizzazione troppo spinta, ha portato un aumento di peso delle auto che, secondo “Autocar”, è stato di quasi 400 kg negli ultimi sette anni.


Ci sarebbe da aggiungere anche l’invecchiamento del parco circolante che, in qualche modo difficile da calcolare con precisione, di certo diminuisce l’efficienza dei motori. Insomma, davvero la “rivoluzione” è stata così rivoluzionaria?
Foto fornita da Mario Verna

Museo Nicolis di Villafranca: da 25 anni punto di riferimento della passione

Museo Nicolis di Villafranca: da 25 anni punto di riferimento della passione

Al Museo Nicolis di Villafranca di Verona è arrivata l’attesissima Settimana della Cultura d’Impresa (14-28 novembre 2025). Giunta alla sua ventiquattresima edizione è la rassegna nazionale di eventi promossa da Museimpresa e Confindustria per approfondire i temi relativi alla cultura d’impresa. È in questo contesto che il Museo Nicolis di Villafranca di Verona dà a tutti la possibilità di scoprire l’ingegno dell’uomo attraverso un secolo di evoluzione tecnologica e lo farà offrendo due visite guidate gratuite, la seconda sabato 22 novembre alle ore 15.30 (prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti). Ai ragazzi fino a 18 anni l’ingresso è gratuito.

Quest’anno l’iniziativa assume un significato particolare: il Museo Nicolis celebra 25 anni di apertura al pubblico, un traguardo che racconta la forza dell’intraprendenza, della passione e della visione d’impresa che hanno dato vita a una delle 100 collezioni d’auto d’epoca più influenti al mondo. Il tema della rassegna 2025, “Raccontare l’intraprendenza. Per fare crescere le imprese aperte e connesse”, risuona pienamente nello spirito del Nicolis, dove ogni oggetto esposto testimonia l’ingegno e la creatività che hanno fatto grande la cultura industriale italiana.

 

«Partecipare proprio nell’anno in cui celebriamo i 25 anni del Museo Nicolis, ha per noi un valore profondo e simbolico. – spiega Silvia Nicolis – Rappresenta un momento prezioso per raccontare quanto l’intraprendenza e la visione d’impresa possano generare bellezza, conoscenza e memoria collettiva. Il nostro museo nasce da un sogno imprenditoriale e familiare, ma è oggi uno spazio aperto al futuro, dove il patrimonio industriale e tecnologico italiano diventa fonte d’ispirazione per le nuove generazioni»

 

La rassegna di Museimpresa, di cui Silvia Nicolis è vicepresidente, è ricca di eventi che porteranno alla scoperta dell’immenso patrimonio culturale del nostro Paese, custodito all’interno dei musei e degli archivi di grandi, medie e piccole imprese italiane.

 

Foto: Museo Nicolis, Verona, Collezione Auto d’epoca ph di Andrea Dal Prato

 

 

A caccia di record: Boni colpisce ancora

A caccia di record: Boni colpisce ancora
Due cacciatori di record che si incontrano per caso, e per caso decidono di unire le forze: Silvio Sabba, Guinness Icon con centinaia di primati, e Valerio Boni, giornalista innamorato delle 24 ore. Il loro nuovo Guinness diventa così un doppio omaggio: ai 70 anni del Guinness World Records Book e al secolo di vita di Ducati, che sarà celebrato nel 2026.

L’impresa? 24 ore su sterrato alla guida di una Ducati Scrambler di serie con pneumatici originali. Il piano A a Frinco (AT) salta per la pioggia, ma il piano B arriva all’ultimo: un anello compatto alla Tenuta Roverbella (Pantigliate, MI), un rettilineo di circa 650 m cucito da due tornanti.

Tra forature, uno stop regolamentare di 15’ e un cambio ruota, il ritmo resta costante fino al traguardo: 1.462,114 km in 1.158 giri. Un primato costruito con metodo, trasparenza e testimoni, che dimostra come una moto “prevalentemente stradale” possa scrivere una grande storia di fuoristrada.

 

UK tassa le auto elettriche: il nuovo indizio sulle scelte dettate solo dal green

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”
Paolo Rossetti di “Sussidiario.net” intervista Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive

La produzione ha numeri sempre più negativi, eppure l’Europa non si decide a cambiare la direttiva che punta tutto sulle auto elettriche a partire dal 2035. Qualche cambiamento (biocarburanti e la tanto agognata neutralità tecnologica) è stato già annunciato, anche se, ribadisce Pierluigi Bonora, giornalista de “Il Giornale”, esperto del settore automobilistico, promotore di #FORUMAutoMotive, bisognerà attendere il 10 dicembre, quando la Commissione europea si occuperà finalmente di questo dossier. Si parla anche di un possibile rinvio dell’operatività della direttiva al 2040. In attesa di capire se i cambiamenti annunciati da Bruxelles saranno sostanziali dalla Gran Bretagna arriva la notizia che le auto elettriche saranno tassate un tot al chilometro.

Il tema è quello delle accise e della parte del prezzo del carburante che intasca lo Stato. In Italia accise e IVA valgono 40 miliardi di euro. Se dovesse esserci un boom delle auto elettriche queste entrate verrebbero perlomeno sensibilmente ridotte, un’altra ricaduta del passaggio all’elettrico sulla quale non si è riflettuto abbastanza.

 

I dati dell’automotive europeo sono sempre peggio: la produzione è ancora del 30% in meno rispetto al 2018. Una crisi che non ha fine?
“La crisi è sempre più nera, ma andrà avanti così. In Italia potrebbe esserci una boccata d’ossigeno con la nuova 500 ibrida a Mirafiori, ma bisognerà vedere come andrà. Veniva realizzata in Polonia, ora la produrranno a Torino. Anche su questo c’è un ritardo fortissimo, frutto di una visione ideologica sbagliata di cui adesso si pagano le conseguenze”.

A proposito di Stellantis, sia il nuovo ad Antonio Filosa sia il presidente John Elkann continuano a ripetere che la UE deve rivedere le regole sull’auto elettrica. Come mai tutta questa insistenza, anche più di altri costruttori?
“La realtà è che quando sono state fissate queste regole doveva esserci subito una ribellione da parte del settore auto, ma invece di dire che si era di fronte a un piano irrealizzabile tutti hanno sposato le tesi europee. Le due Alfa Romeo nuove, Giulia e Stelvio, arriveranno nel 2028, erano elettriche e per una motorizzazione ibrida hanno dovuto riprogettare tutto”.

Dall’Europa intanto arriva qualche segnale oppure tutto tace?
“Ho appena moderato un dibattito su questo al Parlamento europeo: qualche segnale arriva, il 10 dicembre la Commissione europea varerà la proposta di regolamento per introdurre i biocarburanti e la neutralità tecnologica. Vedremo quando verrà messo tutto nero su bianco: una cosa è annunciare, un’altra mettere in pratica. A risolvere il problema arriviamo a fine anno, ma se ne è cominciato a parlare a inizio 2025. Possibile che ci si mettano 11 mesi per un tema così urgente? Dopo quello del 10 dicembre, comunque, bisognerà attendere altri passaggi”.

 

La Commissione si salverà dicendo che non rinuncia all’obiettivo delle emissioni zero?
“Quando si parla di emissioni zero bisogna sempre vedere come si calcolano: se vengono quantificate allo scarico è più comodo arrivarci, se si considera invece l’intero ciclo di vita della macchina è un altro paio di maniche. Circola, comunque, la voce che si voglia posticipare dal 2035 al 2040 l’addio ai motori endotermici”.

 

Si parla di neutralità tecnologica, ma ancora di norme che sostengono le auto elettriche?
“Spostare tutto al 2040 vuol dire prendere tempo, ma anche che di questo argomento dovrà occuparsi chi vincerà le prossime elezioni europee: potrebbe servire a lasciare la patata bollente ad altri. Tra l’altro, sembra che la Germania voglia mollare il Green Deal in campo automotive per investimenti miliardari nel campo della difesa”.

 

Intanto gli inglesi hanno avuto l’idea di tassare le auto elettriche al chilometro. Che senso ha questa proposta?
“Si tratta di non perdere gli introiti che provengono dalle accise e dell’IVA. In Gran Bretagna le auto elettriche sono abbastanza vendute e con meno auto endotermiche in circolazione diminuiscono le entrate per le accise. In Italia insieme all’IVA valgono 40 miliardi, l’ammontare di due finanziarie”.

 

Anche gli altri Stati arriveranno a pensarla come i britannici?
“È la dimostrazione che quando si è presa la decisione di puntare tutto sull’elettrico non si sono prese in considerazione tutte le ricadute. Mi stupisco sempre di come gente strapagata, più che laureata, manager di esperienza abbia potuto sbagliare in questo modo”.

 

Foto archivio Paolo Rossetti

 

 

Patente di guida per persone con diabete: un ddl per semplificare le procedure

Patente di guida per persone con diabete: un ddl per semplificare le procedure

Un disegno di legge che modifichi le attuali procedure per il rilascio e rinnovo della patente di guida per le persone con diabete e che, anche alla luce dell’evoluzione terapeutica, le semplifichi, conciliando la sicurezza con la libertà di circolazione e la non discriminazione. È il ddl “Semplificazione delle procedure per il rilascio, il rinnovo e la conferma della patente di guida ai soggetti affetti da diabete”, presentato dal Senatore UDC, Antonio De Poli, primo firmatario, nel corso dell’evento promosso da Fand  – Associazione Italiana Diabetici Odv, “Come si affronta il diabete nella Regione Veneto: un modello da seguire?” tenutosi a Padova. Un disegno di legge che accoglie la battaglia che Fand come associazione promuove da sempre, quella cioè di modificare la normativa sulla patente di guida per le persone con diabete, che ad oggi non riconosce il loro pieno diritto alla circolazione, discriminandole sulla base di un semplice stigma non supportato dai dati.

«La sinergia tra associazioni, medici e istituzioni, come voi testimoniate con l’importante iniziativa di sabato scorso a Padova, è la strada giusta per assicurare assistenza sanitaria adeguata e dare risposte concrete ai pazienti, quindi alle persone affette da diabete e anche alle loro famiglie». Così il Senatore UDC, Antonio De Poli, autore, in Senato, di questo ddl. «Il disegno di legge», spiega, «introduce delle modifiche all’articolo 119 del Codice della strada con riferimento alle disposizioni per l’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento e il rinnovo della patente da parte dei soggetti diabetici. Si tratta di un ddl che rappresenta, secondo noi, il giusto equilibrio fra due esigenze: da un lato, la sicurezza della circolazione e dall’altro lato il diritto alla libertà di circolazione e a non essere discriminati per le persone affette da diabete. L’attuale normativa prevede delle limitazioni che non tenevano conto dell’evoluzione in campo terapeutico. Riteniamo necessaria la revisione della disciplina normativa», spiega ancora, visto che le «le terapie più all’avanguardia consentono un monitoraggio più efficace dei livelli glicemici, riducendo i rischi di ipoglicemia e iperglicemia che possono compromettere l’idoneità alla guida».

«Ringraziamo il Senatore De Poli per la sensibilità dimostrata nell’accogliere le nostre sollecitazioni», afferma Manuela Bertaggia, Presidente di Fand, «Tra i tanti parlamentari ai quali ci siamo rivolti nell’evidenziare le discriminazioni contenute nella normativa che disciplina il rinnovo della patente per le persone con diabete, lui ha l’importante merito di aver predisposto il disegno di legge che auspichiamo possa essere sottoscritto dai suoi colleghi e dai deputati che vogliono dimostrare la loro sensibilità verso una criticità che ci vede come associazione in prima linea. Da sempre Fand si è impegnata nell’evidenziare questo problema concreto per milioni di persone verso le quali ad oggi non c’era certezza nelle procedure sanitarie, solo a causa di un’etichetta, “l’essere diabetici”, anche senza nessuna casistisca che dica che le persone con diabete sono più pericolose alla guida o che negli anni abbiano provocato più incidenti. Tutto ciò non è supportato dai dati. Nel ringraziare De Poli che ha messo la prima pietra, auspichiamo che in tanti sottoscrivano il disegno di legge affinché la procedura legislativa possa essere avviata nel più breve tempo possibile e si possa davvero applicare una revisione oramai indispensabile».

 

Foto da ufficio stampa Fand