Autotorino: 60 anni, espansione continua e nuovo centro direzionale

Autotorino: 60 anni, espansione continua e nuovo centro direzionale

Il 2025 di Autotorino si apre con l’ampliamento dello storico quartier generale di Cosio Valtellino, inaugurato alla presenza del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Dopo un primo trimestre da 640 milioni di fatturato (+5% sul 2024) e 19.800 auto vendute, l’ampliamento dell’offerta di rete su nuove sedi e con nuovi marchi in portafoglio. Nei prossimi tre anni investimenti per 75 mln in nuove piattaforme tecnologiche e interventi di ristrutturazione sulle filiali.

Autotorino celebra quest’anno un traguardo storico: 60 anni di attività e di crescita straordinaria, che hanno trasformato una piccola azienda familiare valtellinese nel principale protagonista del mercato dell’auto italiano, nonché nella prima realtà nazionale ad esportare la propria insegna all’estero, con l’acquisizione di una filiale a Varsavia. Un anniversario che coincide anche con l’inaugurazione del nuovo centro direzionale di Cosio Valtellino, il cuore pulsante dell’azienda, che ha avuto l’onore di ospitare il ministro Giorgetti.

Autotorino guarda al futuro con nuovi ambiziosi progetti: proseguirà la crescita in Italia e si consoliderà l’esperienza estera. Iniziative che confermano l’impegno del Gruppo nel trasformarsi e interpretare le esigenze di un mercato in continua evoluzione e di una clientela alla ricerca di nuove opportunità.

Lo sviluppo chiederà nuovi e innovativi investimenti che per i prossimi tre anni saranno nell’ordine di 75 milioni di euro di cui 50 in interventi di efficienza ed affinamento funzionale delle strutture, e altri 25 milioni in piattaforme e tecnologie per ottimizzare la relazione con il cliente e migliorare i processi interni. Un impegno che si fonda sulla valorizzazione delle persone che compongono il team aziendale.

 

“In questi 60 anni di attività, non ci siamo mai fermati – commenta Plinio Vanini, presidente di Autotorino – perché avrebbe significato perdere il contatto con la realtà in un settore che non rimane ad aspettare ed è sempre in movimento. Soprattutto negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a cambiamenti epocali che hanno avuto conseguenze profonde sul settore, che ha visto il numero dei dealer attivi più che dimezzato; un periodo per noi sfidante perché è coinciso con la crescita dimensionale da dodici a settanta sedi e da 300 a 3.000 collaboratori. Oggi siamo tra i top dealer europei e ogni giorno il nostro impegno è rivolto al cliente e alla armonizzazione della nostra presenza sui territori dove lavoriamo: siamo una realtà imprenditoriale che reinveste gli utili generati nella crescita aziendale, ci concentriamo sulla creazione di professionisti con formazione costante nonché di intelligenza attraverso la ricerca e lo sviluppo di tecnologie e servizi. Negli ultimi 5 anni abbiamo contribuito in maniera crescente al sistema Paese, creando nuove professionalità per il settore, e generando gettito fiscale”.

“Dietro a un’impresa di successo ci sono tre fattori fondamentali: l’imprenditore, la sua famiglia ei collaboratori – ha sottolineato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti -. L’imprenditore, la persona che con le sue intuizioni, la capacità di leggere il mercato, e propensione al rischio, crea un’azienda perché ci crede e si mette in gioco. La famiglia è qualcosa che va oltre la dimensione economico-aziendale: un valore immateriale che sostiene nel momento in cui si prendono scelte e rischi. Infine, i collaboratori, la squadra: persone che condividono valori, obiettivi e risultati. Che tutto questo, per Autotorino, si sia realizzato a Cosio Valtellino, e non in una grande città come si potrebbe pensare, è infine qualche cosa di straordinario: al guizzo imprenditoriale si è affiancato il legame profondo con la terra valtellinese e cervello hanno contribuito al successo di questa azienda”.

 

L’ampliamento e ammodernamento dell’headquarter di Cosio Valtellino costituisce una tappa significativa nel percorso di crescita dell’azienda, ispirata ai valori di sostenibilità, innovazione e centralità delle persone. Ora la sede si sviluppa su un’area di 4.000 mq ed è in grado di ospitare 300 collaboratori, che da qui supportano la macchina operativa di tutto il Gruppo, che oggi supera ufficialmente la soglia dei 3.000 collaboratori. Il nuovo cuore operativo di Autotorino testimonia il profondo legame con la Valtellina che ha visto nascere e crescere l’azienda, per un approccio relazionale con i territori coltivato e rafforzato in tutte le regioni in cui è presente.

“La nuova sede è molto più di un ampio e innovativo fabbricato, rappresenta la sintesi del cuore organizzativo e creativo dell’intera azienda e delle sue controllate – afferma Stefano Martinalli, direttore generale di Autotorino – è simbolo concreto del nostro impegno verso un modello di impresa responsabile. Siamo convinti che un luogo di lavoro ben progettato generi valore non solo per chi ci lavora, ma anche per il territorio che lo accoglie. Questa sede è un punto di incontro tra le nostre radici e il nostro futuro. Il progetto si impegna in una strategia aziendale più ampia che va oltre gli obiettivi di profitto. Autotorino si propone, infatti di generare un impatto positivo su persone, comunità, territorio, ambiente, beni culturali, attività sociali e realtà associative in ogni contesto in cui è presente”.

“Questa sede e questa giornata sono il simbolo del nostro impegno verso il territorio, della nostra fiducia nel futuro, della volontà di continuare a costruire, insieme a clienti, collaboratori, comunità locali e partner. Ogni traguardo che raggiungiamo non è mai un punto di arrivo. È una nuova partenza, perché il mondo cambia, e noi con lui. Lo facciamo portandoci dentro ciò che non cambia mai: la passione, la competenza, il rispetto per le persone, e la voglia di fare impresa con responsabilità e visione.Abbiamo diversi progetti in corso: nuove acquisizioni, nuove sedi, nuovi partner strategici E molti altri stanno già prendendo forma, sempre nella direzione di fare la nostra parte per un’Italia e di un’Europa più dinamica e più competente”, le conclusioni di Mattia Vanini, vicepresidente di Autotorino.

 

Foto da ufficio stampa Autotorino

 

 

 

Auto elettrica e cambiamento: violato il principio della libera adesione

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
Quando si parla di AUTO ELETTRICA si usano spesso parole come Rivoluzione e Progresso, mentre, a chi non ne è abbagliato vengono rivolte frasi del tipo: “Eccolo, vuole tornare ai cavalli e alle carrozze!!”.

Certo, questo tipo di semplificazioni sono accattivanti, l’anatema del luddista spinge sempre ma, nella realtà dice poco, anche perché i tifosi senza se e senza ma di solito sono quelli che mettono il piatto a tavola con questo tipo di business.

La storia delle Rivoluzioni Industriali però, quella vera è molto affascinante. Stiamo vivendo la quarta e tutte (vapore, elettricità/motore a scoppio, digitale e cibernetica) hanno avuto sempre due caratteristiche ricorrenti: la ricchezza media è sempre cresciuta; il tempo di diffusione è man mano diminuito.

E tutte le cosiddette Rivoluzioni Industriali avevano una necessità per diventare appunto “rivoluzionarie”: il principio di utilità.
Cioè, non bastava che fossero “novità” dovevano incrociare (e generare) vantaggi per chi le progettava,
chi le realizzava e chi le consumava. Per questo nessuna di quelle che hanno cambiato la storia del mondo non l’hanno fatto per “decreto”, ma per una “libera” adesione al cambiamento.

Che fossero cavalli e carrozze era molto significativo, che sia una batteria molto poco. Il fatto che ci siano forsennati tifosi, Paesi non democratici che decidono quale targhe dare e governi sovranazionali che “impongono” una tecnologia, significa, di per sé, che questa non è una Rivoluzione: non vi è un’adesione spontanea di tutti gli attori.

Infine, quelli che si sono – in anticipo – dichiarati rivoluzionari, ecco, non hanno mai reso un grande servigio a quelli per i quali dovevano fare la rivoluzione. Forse a se stessi.

Ferrari 12Cilindri Spider: una goduria unica

Ferrari 12Cilindri Spider: una goduria unica

di Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive

 

Una mattinata di sole speciale al volante della Ferrari 12Cilindri Spider sulle strade collinari attorno a Maranello. Si tratta della nuova due posti del Cavallino rampante dotata del mitico e rombante V12 aspirato in posizione centrale-anteriore. La 12Cilindri è una supercar (830 cavalli di potenza fino a 9.500 giri al minuto, a listino a partire da 470mila euro e ovviamente personalizzabile) che unisce emozioni di guida impareggiabili a un design sofisticato con in aggiunta il fascino della guida “en plein air”.


Pochissime correlazioni sono in grado di emozionare come quella che sussiste tra il motore V12 aspirato Ferrari e la guida a tetto aperto. In questo breve video le nostre sensazioni.

“Position Paper” per l’UE: per l’automotive una transizione non ideologica

Basta ideologia: spazio a biometano e biocarburanti, stop agli studi di parte
Foto – Maria Rosa Baroni, presidente del Consorzio NGV
L’ “Industrial Action Plan for the European Automotive Sector”, presentato nel marzo scorso dalla Commissione Europea, continua nel solco di una impostazione dirigistica e strategicamente debole che ignora il principio di neutralità tecnologica, il contributo dei carburanti rinnovabili per i target di decarbonizzazione e misure compatibili con le dinamiche di mercato e a sostegno della filiera dell’automotive e dei trasporti. Un approccio che, senza un netto cambio di strategia che metta al centro i target di decarbonizzazione e non quelli dell’elettrificazione, rischia di compromettere definitivamente la leadership italiana ed europea nel settore dell’automotive e delle energie connesse, con un impatto drastico sull’occupazione e sull’intero tessuto industriale e produttivo.

Questo l’allarme lanciato dall’Osservatorio per la Transizione dei Trasporti, organismo nato nel maggio 2024 su iniziativa di NGV Italy, Confartigianato, Federauto e UNEM, che a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo, ha presentato ad una nutrita rappresentanza di
europarlamentari italiani, di tutti gli schieramenti, il Position Paper “Verso una transizione non
ideologica dell’Automotive e dei Trasporti” che indica otto punti strategici ritenuti indispensabili per rendere più razionale e meno ideologico il processo di transizione dell’automotive e dei trasporti.

In particolare, nel documento si sottolinea come sia anzitutto necessario anticipare di almeno un
anno – dal 2026 al 2025 per i LDV e dal 2027 al 2026 per gli HDV – la revisione delle clausole relative ai target di riduzione delle emissioni di CO2 secondo criteri che valutino adeguatamente le ricadute economiche e sociali di tali misure. Inoltre, ai fini del rispetto del principio della neutralità tecnologica, si sollecita l’introduzione di un Carbon Correction Factor, sia per i veicoli leggeri che per quelli pesanti, che consenta di superare il dogma del calcolo delle emissioni solo allo scarico e permetta di considerare “zero o low emissions” la componente rinnovabile nei fuels utilizzati.

Il documento richiama altresì la necessità di avviare già nel 2025 una approfondita e imparziale relazione su come promuovere i Renewable Fuels (Biofuels, Biomethane, Bio-LNG, RCF, RFBNO, Bioethanol, ecc.), includendo il Life Cycle Assessment (LCA)
quale criterio davvero funzionale per valutare la reale decarbonizzazione dei trasporti. In questo contesto, diventa strategico sostenere le filiere per la produzione dei feedstock da impiegare per i biofuels, in linea con le indicazioni della stessa Commissione Europea.

Infine, il documento ritiene indispensabile sospendere le multe CAFE a carico degli OEM, sia per i LDV sia per gli HDV, definire una adeguata e tempestiva policy per favorire un corretto processo di adeguamento tecnologico delle Corporate Fleets, nonché uno stanziamento di fondi europei finalizzati al rinnovo delle flotte dei veicoli commerciali (≤3,5 tonnellate) utilizzate per le attività di autotrasporto e logistica, da destinare al sostegno delle imprese per investimenti in veicoli di ultima generazione in un’ottica di neutralità tecnologica.

“NGV Italy ha fortemente sostenuto questa iniziativa dell’Osservatorio per la Transizione dei Trasporti – ha dichiarato la presidente Mariarosa Baroni – perché crede profondamente nell’importanza del dialogo tra gli operatori della filiera e le Istituzioni. Siamo in una fase estremamente delicata per il futuro dell’automotive europeo, che rischia una crisi irreversibile, stretta tra regolamenti UE sulle emissioni spesso irrealistici e fattori critici legati alla geopolitica e alla macroeconomia internazionale, che ne stanno influenzando le prospettive di sviluppo. È ora
necessaria una regolamentazione per il settore automotive che sia “con i piedi per terra”, concreta, razionale, applicabile al mercato reale e sostenibile dal punto di vista economico. Serve valorizzare tutte le tecnologie in grado di contribuire alla decarbonizzazione – ha concluso – a partire dal biometano, dai biofuel e dall’idrogeno, sostenendo una vera neutralità tecnologica e applicabilità del well-to-wheel“.

“Il Position Paper presentato al Parlamento Europeo vuole essere di stimolo per l’avvio di una discussione meno ideologica e più concreta sul tema della decarbonizzazione dei trasporti che necessita di una chiara correzione di rotta” ha commentato il presidente di UNEM, Gianni Murano. “È giunto il momento di ricominciare a ragionare in termini di neutralità e pluralità tecnologica – ha proseguito – premiando quelle soluzioni in grado di ridurre l’impronta carbonica dei fuels utilizzati.
I biocarburanti oggi, e quelli sintetici domani, sono la strada ideale
considerato che possono essere impiegati utilizzando le attuali infrastrutture distributive. Le condizioni per uno sviluppo di filiere nazionali ed europee ci sono tutte, sia dal punto di vista tecnologico che delle materie prime necessarie. Compito dei policy makers – ha concluso – è consentire uno sviluppo sostenibile di questa filiera con misure che rimettano al centro la decarbonizzazione con un approccio finalmente libero da pregiudizi verso alcune tecnologie”.

“L’approvazione da parte dell’Europarlamento dell’emendamento che permette alle case
costruttrici di calcolare le emissioni di CO2 per autovetture e furgoni nel triennio 2025-2027 anziché sulle singole annualità è un palliativo – le parole del presidente di Federauto, Massimo Artusi – e non risolve il problema all’origine che è e resta il metodo di calcolo solo al tubo di scarico (TTW).
Non si capisce poi l’assenza di una misura sui target CO2 per camion e autobus che abbia per oggetto le multe per i costruttori di HDV. Occorre quindi un immediato intervento legislativo se non altro per equità di trattamento. I concessionari italiani – ha aggiunto – insistono nel riconoscere il “Non Paper” del Governo italiano, a sua volta ispirato dal Piano Draghi, come punto di riferimento strategico e auspicano che la normativa sia rivista in senso pragmatico dall’Europarlamento e dal Consiglio Europeo con misure compatibili con le reali dinamiche di mercato, e dell’ambiente, sia per le auto che per i veicoli pesanti”.

“Riteniamo l’incontro di oggi una tappa importante nel percorso intrapreso dall’Osservatorio per
una transizione pragmatica del sistema dei trasporti”, ha dichiarato il segretario nazionale di
Confartigianato Trasporti, Sergio Lo Monte
. “L’autotrasporto italiano, indispensabile per
l’economia nazionale, in questi anni caratterizzati da un approccio ideologico alla decarbonizzazione
ha comunque fatto la propria parte. Da parte degli europarlamentari italiani di tutte le forze
politiche incontrate – ha osservato – abbiamo riscontrato piena consapevolezza degli effetti nefasti per l’intera filiera automotive. Confidiamo che grazie al loro lavoro nell’Europarlamento e in seno al Consiglio maturino finalmente quelle scelte utili alla modifica delle irrealizzabili politiche immaginate a cominciare da una revisione puntuale delle stringenti normative, valorizzando il principio di pluralità tecnologica attraverso l’utilizzazione di qualsiasi soluzione che consenta di conseguire la transizione ecologica del comparto e che, al contempo, aumenti la sicurezza stradale e sociale la salvaguardia di migliaia di operatori che garantiscono la mobilità di merci e persone”.
Foto da ufficio stampa

Rimodulare le multe UE non basta: serve rivoluzionare il “Green Deal”

Rimodulare le multe UE non basta: serve rivoluzionare il "Green Deal"

di Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo 

 
L’industria dell’auto europea è al collasso, ma a Bruxelles fanno finta di niente. Rimodulare le multe in tre anni alle case automobilistiche non risolve il problema: serve cambiare radicalmente approccio. Per questo la Lega ha votato contro: il “Green Deal”, così com’è pensato, sta ammazzando un settore strategico, fatto di imprese, tecnologia, lavoratori”.

La Commissione europea sta imponendo target irrealistici e ideologici che non tengono conto della realtà industriale. Le nostre aziende non riescono a stare al passo con queste follie e il risultato è sotto gli occhi di tutti: disoccupazione in crescita e investimenti che migrano altrove. Se non si cambia strada in fretta, sarà la Cina a fare il pieno di tecnologia e mercato. Non ce lo possiamo permettere.

On Borchia-Foto ufficio stampa Borchia

Salvini al Dealer Day: “Sulle flotte il Governo ha sbagliato, auto elettrica solo come opzione”

Salvini al Dealer Day

La 23ª edizione di Automotive Dealer Day, House of Mobility, ha visto alla Fiera di Verona la presenza del vicepremier nonché  ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il quale, dopo aver ascoltato le istanze del settore, ha espresso il suo punto di vista: “L’auto elettrica deve essere una opzione, conto che a Bruxelles si azzerino modi, tempie obiettivi del Green Deal.

Sulle flotte aziendali il Governo ha sbagliato e deve fare dietrofront. In delega fiscale è già presente il tema legato al superbollo, che potremmo risolvere già prima della Legge di bilancio. Stiamo verificando una soluzione che preveda diversi step, fino all’eliminazione completa. Lavoriamo per quantificare costi scaglioni per superare quella che è un’imposta che porta più svantaggi che vantaggi soprattutto alle casse dello Stato.

Sul modello d’agenzia sono convinto che non si debba tagliare la connessione tra la rete e il cliente finale, per garantire sempre un contatto diretto”, afferma Matteo Salvini. I principali rappresentanti del settore hanno sottolineato come l’industria automotive si trovi oggi al centro di una “tempesta perfetta”, generata da fattori molteplici e spesso convergenti: dalla volatilità delmercato globale al ritorno dei dazi, dalla transizione tecnologica alle normative europee in continua evoluzione.

“Chi opera nel settore automotive, e in particolare i concessionari, è da sempre abituato a gestire il cambiamento con resilienza, spirito imprenditoriale e capacità disadattamento. Dalle innovazioni tecnologiche ai nuovi modelli di mobilità, dagli incentivi discontinui alla programmazione incerta, la filiera ha affrontato numerose trasformazioni”, dichiara Tommaso Bortolomiol, CEO di Quintegia. “Ma oggi, più che mai, servono risposte strutturali. L’auto non è solo un tema industriale, ma anche politico esociale. Per affrontare con successo la transizione in atto servono visione, dialogo pragmatismo. I concessionari sono pronti a fare la loro parte, ma occorrono strumenti concreti: maggiore chiarezza fiscale, più fiducia nella mobilità del futuro, tempi decisionali più rapidi. In questo contesto, l’Automotive Dealer Day si conferma una piattaforma di lavoro condivisa tra istituzioni, associazioni e operatori del settore, fondamentale per sostenere crescita, sostenibilità e competitività della filiera automotive italiana, soprattutto in un momento storico in cui l’incertezza è diventata la nuova normalità”, conclude Bortolomiol.

Costruire ponti e affrontare la realtà: il mondo automotive a un bivio

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

di Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA

 

In un settore così profondamente globalizzato come il nostro, non è esagerato affermare che il mondo dell’automotive si trova a un bivio. Le tensioni tariffarie tra Europa, Stati Uniti e Cina, le interruzioni della catena di approvvigionamento e l’intensificarsi della concorrenza stanno rimodellando le dinamiche globali. Ed è chiaro che il settore automobilistico europeo deve trovare una strada strategica da seguire.

Dopo i vivaci corridoi del Salone dell’Auto di Shanghai e gli scambi chiave con i nostri partner cinesi e coreani, è evidente che il panorama automobilistico sta attraversando una profonda trasformazione. Ciò a cui ho assistito è stata un’energia palpabile: una Cina che si muove alla “velocità cinese”, costruendo un ecosistema completo e intersettoriale di innovazione, fornitura e produzione. È una capsula del tempo di ambizione e un banco di prova per il futuro.

L’industria automobilistica cinese non si chiede più se debba espandersi a livello globale; la questione è quando e come. I produttori europei, nel frattempo, continuano a fare leva su decenni di artigianato, sicurezza e fedeltà al marchio, lanciando nuovi modelli affidabili e rafforzando il loro ruolo di innovatori affidabili. L’evento di Shanghai ha anche chiarito un punto: le aziende europee non possono, e non devono, disimpegnarsi dalla Cina. Devono invece bilanciare in modo intelligente la concorrenza con la collaborazione.

Sullo sfondo, le crescenti tensioni causate dai dazi commerciali statunitensi stanno aggiungendo livelli di complessità e imprevedibilità al commercio automobilistico globale e alle catene di fornitura, e ci aspettiamo un impatto sostanziale da ciò, dal congelamento dei flussi di esportazione alla ricalibrazione forzata delle strategie di investimento e fornitura.

In questo contesto, l’Europa deve rafforzare la propria competitività e resilienza, nonché continuare a sostenere un commercio aperto, equo e basato su regole che consenta all’industria automobilistica europea di continuare a prosperare grazie ai suoi punti di forza a livello globale.

I nostri contatti con i leader del settore cinese hanno dimostrato una forte volontà di collaborare in Europa, in particolare in settori cruciali per il futuro, come la produzione di batterie, i veicoli elettrici e le soluzioni per la mobilità intelligente e smart. Molti dei dirigenti cinesi che abbiamo incontrato hanno riconosciuto i punti di forza duraturi dell’industria europea, esprimendo il desiderio di apprendere, integrarsi e contribuire.

Ciò rappresenta per l’Europa sia un’opportunità che una sfida. Da un lato, la collaborazione può stimolare l’innovazione, la resilienza e la sostenibilità. Le partnership strategiche possono contribuire a diversificare le catene di approvvigionamento, accelerare lo sviluppo di tecnologie verdi e costruire una prosperità condivisa.Dall’altro, l’Europa deve garantire che il suo quadro normativo mantenga condizioni di parità, soprattutto ora che i produttori cinesi stanno guadagnando slancio e cercano di entrare nei mercati europei.

L’ingresso dei veicoli elettrici cinesi, supportato da solidi ecosistemi statali, metterà alla prova la competitività dell’offerta europea. Ma sia chiaro: la risposta non è chiudere le porte, ma mettere ordine in casa nostra e iniziare a lottare per il nostro posto. Ciò, tuttavia, richiede la creazione di condizioni favorevoli, investendo nelle infrastrutture necessarie, dalle reti di ricarica all’approvvigionamento di materie prime essenziali, e sostenendo una politica industriale che favorisca l’innovazione e la produzione locale. Dobbiamo garantire che le reti energetiche siano ben attrezzate e aggiornate e che i prezzi dell’energia siano gestiti in modo appropriato per offrire il prezzo migliore sia all’industria che ai consumatori.

Dobbiamo inoltre aggiornare e rafforzare i nostri quadri commerciali esistenti. Ad esempio, una tempestiva revisione dell’allegato automobilistico dell’accordo di libero scambio tra UE e Corea del Sud potrebbe infondere nuova energia alle nostre relazioni commerciali, garantendo il mantenimento e l’approfondimento di relazioni basate sulla fiducia e reciprocamente vantaggiose.

L’Europa ha bisogno di una strategia industriale chiara e coordinata che rispecchi l’ambizione che osserviamo in altre parti del mondo. Il Green Deal dell’UE, il Net-Zero Industry Act e il Critical Raw Materials Act sono passi essenziali, ma devono essere attuati con urgenza e pragmatismo. Non possiamo permetterci di andare alla deriva mentre altri corrono.

Fondamentalmente, competizione e cooperazione internazionale non si escludono a vicenda. I dirigenti del settore automobilistico di tutto il mondo lo hanno ribadito a Shanghai: per avere successo, le aziende devono competere e collaborare contemporaneamente.

Il settore automobilistico europeo necessita di un’efficace attuazione del Piano d’azione per l’industria automobilistica, sfruttando i nostri punti di forza storici e affrontando a testa alta le sfide future. Solo assumendoci collettivamente la responsabilità del nostro futuro, dalle istituzioni alle associazioni, possiamo garantire un futuro sostenibile e competitivo, ma dobbiamo farlo insieme.

Il Salone dell’Auto di Shanghai non è stato solo una vetrina per gli ultimi modelli, ma uno specchio che rifletteva il mutevole ordine globale. Mentre l’Europa si prepara per la prossima fase della trasformazione industriale, assicuriamoci che l’industria automobilistica, pilastro della prosperità europea, rimanga orientata al futuro, competitiva e profondamente coinvolta nel mondo. È tempo di costruire ponti dove possiamo e di restare fermi dove dobbiamo.

 

Foto fornita da uff stampa ACEA

 

 

Ora Elkann e De Meo criticano l’UE: il re è nudo

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

L’intervista rilasciata da John Elkann (Stellantis) e Luca De Meo (Groupe Renault) sulle politiche europee per la transizione ecologica segna un clamoroso cambiamento di rotta nella posizione dei costruttori di autoveicoli nella lunga e tormentata vicenda della decarbonizzazione dei trasporti imposta per legge. Il fatto che due tra i massimi esponenti di due case costruttrici – che rappresentano insieme il 30% del mercato – chiedano all’Europa una fulminea revisione di rotta in nome della neutralità tecnologica e del rispetto della domanda, rompe un fronte che finora – sia pure con frequenti mugugni e crescenti perplessità – si era di fatto allineato alle utopiche scelte di una Commissione soggiogata dalle lobby dell’elettrico, a queste scelte un puntello determinante.

Oggi, invece, possiamo dire che una parte importante – per numeri e per tipo di veicoli – dell’industria europea dell’automotive ha chiesto di modificare le politiche europee, avendo “scoperto” – e dichiarato esplicitamente – che tali politiche finiscono per favorire le vetture più complesse, pesanti e costose, penalizzando invece quelle più piccole che costituiscono la polpa del mercato.

Poco importa, in questo momento, che si tratti di concetti che FEDERAUTO ha sostenuto e ribadito con ferma convinzione in tutti questi anni, quel che conta è che anche i costruttori hanno cominciato ad accorgersi che il re è nudo.

 

Foto-Massimo Artusi Federauto © Francesco Vignali Photography

Sensori intelligenti e algoritmi predittivi: VeHiKoMniScience rivoluziona la sicurezza

Sensori intelligenti e algoritmi predittivi: VeHiKoMniScience rivoluziona la sicurezza

Un sistema innovativo che promette di rendere le automobili più sicure, affidabili e pronte ad affrontare ogni condizione di guida. È questo l’obiettivo di VeHiKoMniScience – Vehicle Holistic Knowledge of Motion States, progetto di ricerca promosso dal professor Basilio Lenzo del Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) dell’Università di Padova, recentemente vincitore di un finanziamento da 1,59 milioni di euro nell’ambito del bando FISA – Fondo Italiano per le Scienze Applicate del Ministero dell’Università e della Ricerca.

L’ambizione è chiara: creare una conoscenza completa e in tempo reale dello stato di movimento del veicolo, senza dipendere da stime approssimative ma solo da dati concreti e affidabili, anche in presenza di condizioni stradali, ambientali e meccaniche variabili.

 

Prevenire gli incidenti con sensori low-cost e algoritmi evoluti

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i 5 e i 29 anni, con oltre un milione di vittime ogni anno. Una situazione che il professor Lenzo definisce “inaccettabile”. «Oggi i sistemi di controllo elettronico della stabilità si basano su parametri in parte stimati, che possono generare errori. Il nostro progetto mira a sostituire queste stime con valori reali e misurati, creando un controllo “onnisciente” del veicolo», spiega.

Il sistema ideato sfrutta una combinazione di sensori a basso costo, mini videocamere e algoritmi predittivi. Ad esempio, una telecamera montata sul veicolo può riprendere il manto stradale e, attraverso un algoritmo, convertire le immagini in tempo reale in dati sullo spostamento laterale. Questo consente al sistema di attivare immediatamente i freni per prevenire situazioni di sbandata, con un livello di precisione finora inedito.

 

Applicazioni su larga scala per veicoli a guida autonoma e non

Una delle forze del progetto VeHiKoMniScience è la sua scalabilità. Come sottolinea lo stesso Lenzo, «a differenza di soluzioni troppo costose per l’implementazione industriale, il nostro sistema sfrutta tecnologie già presenti a bordo dei veicoli o facilmente integrabili. Questo lo rende adatto tanto alle auto tradizionali quanto a quelle a guida autonoma o semiautonoma».

Il progetto verrà testato su veicoli reali e su modelli in scala 1:10 su pista, per verificare l’affidabilità in condizioni controllate e reali. Le potenzialità sono evidenti: un passo avanti concreto nella riduzione degli incidenti e nell’evoluzione della mobilità sicura ed intelligente.

 

Dalla DeLorean autonoma di Stanford a Padova: un ritorno di competenze internazionali

Il background del professor Lenzo rappresenta un valore aggiunto per la riuscita del progetto. Dopo la laurea in Italia, ha fondato nel 2017 un gruppo di ricerca sulla dinamica del veicolo presso la Sheffield Hallam University, nel Regno Unito. Tornato in Italia con il programma di rientro dei cervelli “Rita Levi Montalcini”, ha portato con sé le competenze acquisite anche grazie alla prestigiosa borsa Fulbright che gli ha permesso di lavorare a Stanford.

Negli Stati Uniti, Lenzo ha collaborato al progetto MARTY, versione elettrica e autonoma della celebre DeLorean di “Ritorno al futuro”, impiegata per sperimentazioni sulla guida automatizzata sportiva. Esperienze che ora trovano applicazione concreta nella ricerca made in Padova.

 

L’Università di Padova al centro dell’innovazione per la sicurezza

Il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova (DII) si conferma polo di eccellenza nel campo dell’ingegneria applicata. Con oltre 6.300 studenti iscritti, 50 laboratori di ricerca e una rete di collaborazioni internazionali, il DII è un punto di riferimento per chi lavora su mobilità, energia, aerospazio e materiali.

Il progetto VeHiKoMniScience si inserisce perfettamente nella missione del Dipartimento: promuovere innovazione e competitività, traducendo la ricerca in soluzioni concrete per le aziende e la società.

 

Foto da ufficio stampa-VeHiKoMniScience

Rinvio delle multe UE: la maggioranza Ursula finge il salvataggio automotive

Commissione UE: sull'auto la montagna ha partorito il topolino

di Isabella Tovaglieri, componente della commissione Industria del Parlamento europeo

 
Con l’approvazione del rinvio delle multe alle case costruttrici che non rispettano i target di emissione della CO2, è passato l’ennesimo provvedimento-farsa sull’automotive, orchestrato da una maggioranza inadeguata per tentare di coprire i gravi danni arrecati al comparto con le proprie politiche di estremismo green

 
La Lega è stato l’unico partito che ha avuto il coraggio di votare contro questa “eutanasia assistita” dell’automotive, che è passata anche grazie ai voti del PPE. Siamo infatti convinti che per salvare l’industria dell’auto non basti qualche contentino all’acqua di rose, ma occorra una concreta marcia indietro sui provvedimenti che stanno uccidendo il settore.
 
Per questo abbiamo presentato alcuni emendamenti con misure pragmatiche ed efficaci come l’eliminazione delle sanzioni, stimate in 16 miliardi di euro, la cancellazione dello stop ai motori tradizionali nel 2035, la revisione anticipata a quest’anno del Regolamento sui motori con l’introduzione, tra le tecnologie per la mobilità sostenibile, dei biocarburanti, nei quali l’Italia è leader.
 
Proposte di buon senso, che sono state tutte respinte in aula da una maggioranza convinta di poter curare un malato grave con l’aspirina pur di non ammettere i propri errori in tema di strategia industriale. C’è grande preoccupazione per le sorti a cui va incontro l’Europa e grande rammarico anche per la bocciatura del nostro emendamento contro le progressive limitazioni alla circolazione delle auto private nelle grandi città come Milano, che non avrebbe avuto forza di legge, ma avrebbe aperto un dibattito serio sulla pericolosità sociale ed economica delle restrizioni alla mobilità urbana introdotte dalle amministrazioni comunali pseudo-ambientaliste, come quella del capoluogo lombardo.
 
Foto da ufficio stampa Isabella Tovaglieri