Emergenza clima: ma chi è che sta aumentando questa concentrazione?

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
 

Sebbene un solo anno di riscaldamento superiore a 1,5 °C non indichi che gli obiettivi di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi siano fuori portata, è un campanello d’allarme che stiamo aumentando i rischi per le nostre vite, le nostre economie e per il pianeta.

Seguiremo con attenzione questa emergenza planetaria. Sarà mica che dovremo rinunciare a qualche crociera o a qualche vacanza in Paesi tropicali o, per esempio, rinunciare a un’insalata di avocado o a spegnere i social qualche ora al giorno?

Certo l’inghippo è grosso, tra una fonderia per lamierati di carri armati e quel che portaerei alla fonda, ma consoliamoci a bordo di un paio di portacontainer che trasportano ogni giorno beni di assoluta prima necessità da una parte all’altra del mondo. Puntiamo al 2035, dove le auto elettriche, in Europa salveranno il mondo.

L’auto in Europa e in Italia: i tanti nodi ancora da sciogliere

Elettrificazione UE: bene una nuova strategia e le misure incentivanti per le flotte

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 
La Commissione Europea ha presentato il 5 marzo il Piano d’Azione frutto del “Dialogo strategico sul futuro dell’industria automotive”, che appare però privo della necessaria chiarezza per operatori e clientela. Invece di delineare un quadro di incentivi centralizzato, come inizialmente prospettato, la Commissione si è limitata a proporre uno scambio di best practices tra i vari Paesi, senza fornire indicazioni concrete per il settore.

Pur apprezzando l’apertura della Commissione alla possibilità di introdurre flessibilità nell’applicazione delle sanzioni per lo sforamento dei target di emissione nel 2025 – prosegue il Direttore – è necessario chiarire che le sanzioni non verranno realmente rinviate. Il meccanismo previsto da Bruxelles implica che la conformità verrà calcolata sulla media
triennale della CO2,
con l’obbligo di compensare eventuali scostamenti negli anni successivi, generando quindi impatti economici già nel 2025, come richiesto dai principi contabili internazionali.

La totale assenza di incentivi per le vetture a zero e bassissime emissioni, sia a livello europeo sia nazionale, continua a rappresentare un freno significativo per la transizione energetica del mercato italiano. Persistono gravi anomalie strutturali,
come l’elevato costo dell’energia e l’insufficiente capillarità delle infrastrutture di ricarica. Dal 2022 a oggi, con i fondi PNRR, sono stati assegnati finanziamenti per la realizzazione di sole 6.000 punti di ricarica, a fronte degli oltre 21.000 la cui attivazione era prevista entro la fine di quest’anno.

Il 14 marzo l’UNRAE ha partecipato al Tavolo Automotive convocato dal MIMIT, avanzando proposte concrete per accelerare la diffusione di veicoli a zero e bassissime emissioni. Tra queste, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e la revisione del regime fiscale delle auto aziendali. Abbiamo chiesto al ministro Adolfo Urso di promuovere un Tavolo interministeriale che affronti con urgenza il tema in modo strutturale, partendo dal trattamento penalizzante per le
aziende e considerando anche le recenti modifiche al fringe benefit, che contraddicono il principio di neutralità tecnologica.

Il nostro Governo dovrebbe agire, partendo proprio dalle proposte sulla revisione della fiscalità delle auto aziendali, che dovrebbe avere una concreta e rapida attuazione individuando fondi dedicati, pur in un quadro di ristrettezza di risorse.
Foto Ufficio Stampa Unrae

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Almondo (Brembo)

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Almondo (Brembo)
Un’azienda, Brembo, che innova dal 1975. E che ha deciso di raccontarsi a FORUMAutoMotive 2025, attraverso le parole del suo Performance GBU Chief Operating Officer, Mario Almondo.
“Che cosa vuol dire innovare? Vuol dire pensare prima degli altri a ogni piccolo dettaglio che si può migliorare, non solo sul prodotto, ma anche nei processi che portano quel prodotto, quindi dall’ingegneria, da una buona dose di fantasia, di pragmatismo che bisogna avere quando si sviluppa un qualcosa di nuovo. La gamma di prodotti aftermarket che propone Brembo è estremamente varia, sia in sostituzione a prodotti equivalenti, sia in modalità upgrade. E tutto quello che facciamo è guidato da una parola magica che è la sicurezza“.

Gravi contraddizioni: è la guerra il nuovo “green” dell’UE

Manifattura automotive in Italia: come sarà tra 10 anni?

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Dalla transizione ecologica alla transizione bellica è bastato un attimo. Ieri le fabbriche europee sfornavano auto elettriche per “salvare” il pianeta che non vendevano.
Oggi riconvertono le linee di produzione per carri armati, perché a quanto pare la guerra è il nuovo green di questa Europa, ahimè!
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Appello a #FORUMAutoMotive: “No alla conversione militare, ma sostegno e investimenti sul settore”

Appello a #FORUMAutoMotive

È andato in scena l’evento promosso da #FORUMAutoMotive, il Movimento di opinione che si batte per una mobilità libera da pregiudizi e ideologie, in occasione dei primi dieci anni di attività. Al centro dell’evento il Piano UE sull’auto, la revisione del Green Deal, l’attuale stato di salute del settore automotive, in particolare quello italiano, alle prese con una crisi produttiva che non si arresta e che sta facendo i conti con i mutevoli scenari geopolitici.

Il promotore di #FORUMAutoMotive, il giornalista Pierluigi Bonora, ha introdotto i lavori sottolineando che: “#FORUMAutoMotive oggi celebra i suoi primi 10 anni e molti dei problemi rilevati nel 2015 si stanno riproponendo ora, come quello dell’esigenza di svecchiare il parco circolante e quello della razionalizzazione della fiscalità. A tutto questo, complice la lunga pausa causata dalla pandemia, si sono aggiunti seri problemi di carattere ideologico che hanno condizionato importanti scelte politiche in Europa, purtroppo con il silenzio di buona parte del settore. Noi di #FORUMAutoMotive abbiamo messo subito in guardia sui rischi e sulle pesanti conseguenze che ne sarebbero derivati e che puntualmente si sono manifestati in tutta la loro drammaticità occupazionale. Ed eccoci ora a discutere su come rimediare e rilanciare il sistema automobilistico Ue anche alla luce delle attuali discutibili volontà di riconvertire la filiera nella produzione di materiale bellico allo scopo di rafforzare militarmente l’Europa. Questi i temi dibattuti nel Tavolo d #FORUMAutoMotive”.

In apertura si è tenuto il confronto tra i rappresentanti di schieramenti diversi del mondo della politica sugli scenari presenti e futuri del settore automotive, anche alla luce degli annunci del Presidente americano Trump e del Piano di azione UE, moderata da Pierluigi Bonora, Promotore di #FORUMAutoMotive, con interventi dei giornalisti David Giudici (ACI Editore) e Umberto Zapelloni (“Il Foglio”) .


Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d’Italia – ECR e membro della Commissione TRAN (Trasporti e turismo),
 ha dichiarato: “Credo che il tema della riconversione del settore automotive sia prematuro. Bisogna prima cercare di salvare ciò che dell’automotive è possibile salvare, grazie a decisioni strategiche in grado di sostenere una filiera strategica per il nostro Paese e per l’Europa”.

Marco Rizzo , Coordinatore di Democrazia Sovrana Popolare, ha sottolineato: “È un periodo di veloce cambiamento con la politica che si sta dimostrando inadeguata ad assecondare questo passaggio. Oggi siamo vicini alla tempesta perfetta con il fallimento dell’Europa e della proposta green. Non ritengo credibile una riconversione militare della nostra industria dell’auto. Al massimo l’Italia potrebbe assemblare mezzi”.

Ha chiuso gli interventi politici Isabella Tovaglieri, Membro Eurodeputata Titolare della Commissione Industria: “Riteniamo già un primo successo che si sia riaperto un dibattito sull’auto su un tema che sembrava chiuso, ma non siamo ancora soddisfatti. In primis riguardo alle sanzioni previste per le Case automotive che sono state solo rinviate e non eliminate, come invece avevamo auspicato. Quindi solo una parziale vittoria. Abbiamo poi chiesto che i biocarburanti rientrino nell’agenda della Commissione europea”.

È toccato poi parlare alle tre sigle sindacali. Stefano Boschini, Responsabile Nazionale Settore Automotive FIM-CISL: ” L’economia militare non deve sostituire quella civile, dobbiamo difendere l’industria automobilistica. Una transizione giusta non si può fare senza risorse in grado di salvaguardare il lavoro, anche attraverso ammortizzatori sociali straordinari e la riconversione dei lavoratori”.

Sulla stessa linea Samuele Lodi, Segretario nazionale FIOM Cgil, Responsabile Automotive: “Abbiamo chiesto alla Commissione europea politiche industriali che partano dall’Europa. Abbiamo bisogno di risposte concrete e risorse. La scelta dello stop alle immatricolazioni diesel e benzina al 2035 è corretta, ma va accompagnata con misure che tengano conto della tenuta economica e sociale. Il processo di transizione verso l’elettrico è inarrestabile. Temiamo molto per il progetto della gigafactory a Termoli, con il lento graduale disimpegno di Stellantis in Italia”.

Rocco Palombella, Segretario Generale UILM: “Nessun politico che ha sostenuto il passaggio al tutto elettrico al 2035 oggi rivendica questa scelta. Molte Associazioni solo pochi anni fa parlano di grandi opportunità con addirittura una previsione di crescita dell’occupazione nel settore. Oggi il quadro è chiaro: abbiamo sacrificato il nostro mercato e l’eccellenza della nostra componentistica per la Cina. L’annuncio di 1 milione di prodotti in Italia è rimasto tale e siamo lontanissimi da tale obiettivo. Gli stabilimenti nazionali sono quasi tutti fermi. ”.

Al cospetto del mondo della politica europea i diversi rappresentanti della filiera della mobilità presenti hanno potuto condividere il proprio contributo sul tema “Produzione italiana, stato di salute della filiera, impegni del Governo, situazione UE”. ” La situazione nell’ultimo anno e mezzo è diventata ancora più drammatica. Abbiamo lavorato con il Governo per affrontare questa crisi e per portare il nostro Paese ad avere una forte competitività rispetto ai Paesi in cui si continuano a produrre le auto. Purtroppo le nostre proposte sono rimaste inascoltate, se si fa eccezione per il tema delle spese per ricerca e sviluppo assoggettate a credito d’imposta. In Europa abbiamo perso in pochi anni 3 milioni di veicoli venduti e oggi anche i progetti dei costruttori cinesi nel vecchio Continente sono stati messi in stand by’ ”, ha commentato Gianmarco Giorda, Direttore Generale ANFIA.

Andrea Cardinali, Direttore Generale UNRAE: “Le previsioni per le immatricolazioni auto nel 2025 restano molto negative. Aver spalmato le multe per i costruttori in un lasso temporale dilatato non produrrà effetti positivi per i car maker. Pensare che il Green Deal sia la causa della crisi del mercato è illogico. Il settore sta investendo centinaia di miliardi sulle auto elettriche. L’Unione Europea ha sbagliato quando, avendo come obiettivo la transizione ecologica, ha parlato di sostegno economico, alla domanda e all’occupazione senza però in campo misure concrete. E in merito alla riconversione bellica, mi chiedo quanto ci vorrebbe per poterla mettere in piedi?”.

Plinio Vanini, Vicepresidente di Federauto con delega al Settore Auto, ha sottolineato: “Politica e sindacati non hanno fatto i conti con le esigenze dei clienti, non hanno preso in considerazione i consumatori. Noi siamo sempre stati a favore della neutralità tecnologica. È stato ucciso un settore, stiamo uccidendo la distribuzione, il cliente è totalmente confuso. Abbiamo 20 milioni di auto ante Euro 4 ei proprietari non le variano perché non sono economicamente in grado di farlo. Bisogna tenerne conto. Gli incentivi non servono. Lo slittamento delle multe è solo lo spostamento in avanti di una condanna. Dobbiamo iniziare a pensare a promuovere iniziative di protesta in piazza”.

Alberto Viano, Presidente di ANIASA, ha poi portato il punto di vista del settore del noleggio e della mobilità pay-per-use:  Il nostro obiettivo è rendere i servizi di mobilità sempre più flessibili in modo competitivo; siamo cresciuti in un mercato che si stava riducendo per ragioni demografiche e per la minore necessità di avere un’auto di proprietà. Da due anni registriamo un rallentamento della domanda di nuove immatricolazioni, con una flotta che però continua a crescere. Con la stretta sulle vetture in tang benefit si è scelto di penalizzare il comparto delle auto aziendali, frenando il ricambio del circolante e appesantendo le buste paga dei dipendenti delle imprese”.

In rappresentanza della filiera elettrica è intervenuto Fabio Pressi, Presidente di Motus-E: “Il calo delle vendite di auto non è collegato alla svolta elettrica. A fare da contraltare rispetto ai bassi numeri di e-car vendute in Italia, c’è da lavorare è una struttura di ricarica più coerente rispetto ad altri Paesi. Bisogna sulla sensibilizzazione delle persone sull’utilizzo delle colonnine di ricarica. Nel settore elettrico c’è un problema di incertezza che rischia di frenare gli investimenti, anche quelli in ricerca e sviluppo”.

Gianni Murano, Presidente di UNEM: “La Commissione ha finalmente riconosciuto la necessità di una revisione del percorso sinora intrapreso dall’Europa per la decarbonizzazione dei trasporti. tuttavia il piano d’azione UE insiste sulla monocrazia tecnologica e non c’è traccia di soluzioni pragmatiche e reali per una crisi, come quella dell’automotive, che si avvia a diventare irreversibile. Bisogna lavorare affinché la Commissione si convinca ad aprire a tutte le tecnologie disponibili calcolando le emissioni di CO2 non solo allo scarico. ma sull’intero ciclo di vita”.

Simonpaolo Buongiardino, Presidente di Confcommercio Mobilità-Federmotorizzazione, ha poi evidenziato: “Sono felice di vedere che il mio scetticismo espresso qualche anno fa nei confronti del diktat sul tutto elettrico oggi raccolga consenso. Ci siamo accreditati come Associazione presso il Parlamento Europeo per portare la voce del mercato. Come si fa a parlare di prodotto, senza tener conto di chi lo deve acquistare o noleggiare?“.

Michele Moretti, Responsabile del settore Moto di Confindustria ANCMA, ha aperto un focus sulle due ruote: “Il mercato delle due ruote cresce da più di dieci anni. Il tema della neutralità tecnologica è anche per noi centrale. Dal nostro Osservatorio Focus 2 R emerge che tutte le amministrazioni locali parlano di mobilità dolce e di misure che possono arginare il problema del traffico. Il tema dei dazi ci preoccupa non poco, soprattutto nell’eventualità in cui gli Stati Uniti decidono di porli sulle moto provenienti dal nostro Paese “.

Maria Rosa Baroni, Presidente del Consorzio NGV, ha poi osservato: “Rappresentiamo il trasporto con carburanti alternativi e siamo a favore della neutralità tecnologica e per questo abbiamo creato un Osservatorio che sarà presente ai tavoli di confronto al MIT e al MISE per affermare questo principio”.

“I numeri dicono che quando il consumatore può scegliere, predilige l’opzione più vantaggiosa ei dati sulla diffusione del GPL lo testimoniano. Siamo favorevoli alla pluralità di scelta e non agli obblighi di una sola strada “, ha dichiarato Matteo Cimenti, Presidente Federchimica-Assogasliquidi.

“L’approccio del legislatore UE deve essere realistico, frutto della consultazione e della condivisione con l’industria di riferimento e gli stakeholder tecnici. Ad esempio: un pneumatico come puro un articolo tecnico non possono contenere il 20% di gomma riciclata perché non è tecnicamente possibile. In un’auto ci sono 70 kg di gomma di cui 35 kg di pneumatici: senza la gomma il mondo dell’automotive si ferma. L’industria lancia un messaggio chiaro: costruiamo insieme il nostro futuro con scelte ponderate, sostenibili sia tecnicamente sia economicamente, come pure ambientalmente”, ha osservato Fabio Bertolotti, Direttore di Assogomma.

Spazio poi a Mario Verna, manager automotive: “Gli ultimi dieci anni sono stati per il settore automotive particolarmente intensi. Oggi le posizioni degli addetti ai lavori del mercato automotive sembrano decisamente più realistiche. Le performance del settore automotive in termini di riduzione delle emissioni sono uniche dal punto di vista industriale”.

Tra gli interventi di interesse anche quelli di due esperti Pier Luigi Del Viscovo, Direttore del Centro Studi Fleet & MobilityAndrea Taschini, Manager e Advisor Automotive. Del Viscovo ha indicato come “chi ha sbagliato a livello europeo oggi dovrebbe non chiedere scusa, ma dimettersi. Chi ha votato la Commissione europea e ora la critica, deve assumersi le proprie responsabilità. Oggi si vendono macchine su cui le case automobilistiche producono maggiori margini “.

Gli ha fatto eco Taschini: “Ormai è condivisa l’idea che il Green Deal sia causa della crisi industriale europea. Gli Stati Uniti sono cresciuti negli ultimi 5 anni del 5%, l’Europa sostanzialmente è in stagnazione. È impossibile fabbricare batterie in Europa in modo economicamente sostenibile“.

 

Link alla Gallery dell’evento: https://forumautomotive.eu/foto/tappa-18-marzo-2025/

 

 

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Pressi (a2a E-Mobility)

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Pressi (a2a E-Mobility)

Fabio Pressi, amministratore delegato di a2a E-Mobility, ha partecipato al dibattito attorno al mondo automotive e a quello dell’energia durante #FORUMAutoMotive 2025.

“I punti di ricarica elettrica in Italia sono importanti – ha spiegato Pressi, ce ne sono già quasi 65mila, ma a2a in questo senso sta investendo tantissimo nelle città con un progetto che aiuta le persone, anche quelle che non hanno il garage, a poter ricaricare su strada; è un progetto che abbiamo fatto con un’ottica di innovazione, una colonnina che fosse pensata con questo scopo, che si nascondesse all’interno delle città”.

 

 

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Altavilla (BYD Europa)

#FORUMAutoMotive fa 10 anni: Altavilla (BYD Europa)

A #FORUMAutoMotive 2025 presente, tra gli altri, anche Alfredo Altavilla, oggi special advisor del gruppo cinese BYD per l’Europa, ex top manager di Fiat e Fca. “ForumAutoMotive ha accompagnato un cambiamento epocale nell’automobile negli ultimi dieci anni – le sue parole -. Io partecipai all’edizione dieci anni fa e stavamo cominciando soltanto a immaginare i cambiamenti che poi abbiamo dovuto fronteggiare nel mercato”.

“Credo che in questo momento sia una sede di dibattito importante, perché tra quello che sta succedendo a livello legislativo e quello che sta succedendo sul mercato, con un’offerta sempre più diversificata e con una domanda sempre più in crisi, diventa un momento importante di confronto”.

AlixPartners Disruption Index: mercato e sfide per il 2025

L'auto in Europa: ricalibrazione traumatica dell'industria in corso

Foto Dario Duse, Country leader di AlixPartners

 

Oltre l’80% dei business leader delle grandi aziende a livello globale si aspetta che i ricavi della propria azienda aumenteranno nei prossimi 12 mesi, con il 76% che prevede una crescita della propria economia nazionale e il 68% uno sviluppo positivo dell’economia globale. Positive anche le aspettative sull’intelligenza artificiale: l’80% dei dirigenti si dichiara ottimista sull’impatto che l’IA avrà sulla propria attività.
 
In risposta alle tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, oltre la metà delle aziende (56%) sta adeguando i propri piani di crescita, mentre tre su quattro (74%) affermano che i nuovi dazi li stanno spingendo a modificare la loro strategia.
Poco meno della metà delle aziende (47%) teme che le recenti elezioni presidenziali statunitensi avranno un impatto negativo sulla loro attività.
 
È quanto rivela la sesta edizione dell’ AlixPartners Disruption Index, l’analisi dei dati emersi dall’indagine realizzata annualmente dalla società globale di consulenza, che nel 2024 ha intervistato 3.200 CEO e C-level di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Svizzera, Cina, Giappone, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, in 10 industrie chiave – Automotive, Aerospazio & Difesa, Prodotti di Consumo, Energia, Servizi Finanziari, Sanità, Media & Intrattenimento, Retail, Tecnologia e Telecom.
 
L’obiettivo della ricerca è analizzare l’entità, la complessità e l’impatto della disruption sulle organizzazioni, le forze che muovono aziende, mercati, reti di valore e modelli operativi come risultato dei cambiamenti economici, sociali, ambientali, politici, normativi o tecnologici in atto a livello mondiale, il ritmo di accelerazione di queste forze e le strategie messe in campo per
affrontarle.
 
“Nonostante aumentino l’incertezza e la volatilità, anche per i possibili impatti sul business a causa delle attuali tensioni politiche internazionali, due terzi degli amministratori delegati dichiara un livello di preoccupazione stabile: ci stiamo abituando alle disruption, ma solo il 7% delle aziende riesce a far parte del gruppo dei leader della propria industry che hanno anche visto i profitti crescere più del 20%”, ha commentato Dario Duse, Country leader di AlixPartners.
 
“Quasi il 90% dei CEO ha visto la produttività dei collaboratori salire. I capi azienda sono estremamente ottimisti riguardo all’impatto
dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sulla loro organizzazione e stanno applicando queste innovazioni anche per aumentare i ricavi, oltre che ridurre i costi: c’è una generale attesa e focalizzazione sulla spinta alla produttività”.
Come rivela lo studio infatti tra la maggioranza degli intervistati prevale un sentimento di ottimismo rispetto alla crescita dell’economia nei prossimi 12 mesi. Mentre l’anno scorso il 58% degli intervistati a livello globale si aspettava un impatto a breve termine sulla propria attività a causa di una recessione economica, la percentuale quest’anno è scesa al 38%, con il 43% dei manager che ritiene che assumerà più lavoratori a tempo pieno, segnando un salto rispetto al 34% di un anno fa.
In generale si raccoglie ottimismo rispetto al progresso tecnologico e l’automazione dei processi è vista come un’enorme opportunità, con il 72% dei CEO che prevede l’implementazione di robot umanoidi su larga scala entro i prossimi cinque anni. I dirigenti guardano sempre più all’intelligenza artificiale e alla tecnologia digitale per far crescere le loro attività, con l’80% degli intervistati che dichiara di essere ottimista sull’impatto dell’IA: il 61% la impiega per promuovere la crescita dei ricavi, mentre il 39% pensa invece di sfruttarla per ridurre i costi.
 
Nonostante il loro ottimismo, i leader aziendali rimangono cauti riguardo all’effetto dell’IA sulla forza lavoro, poiché il 35% di questi segnala preoccupazioni per un’eccessiva dipendenza dall’intelligenza artificiale, e il rischio di ridurre il pensiero critico e le capacità di risoluzione dei problemi da parte dei dipendenti.
Mentre circa la metà dei dirigenti afferma che sarà più facile assumere lavoratori qualificati nei prossimi 12 mesi, la percentuale di chi sostiene il contrario è salita a quota 21%, con un balzo di 7 punti rispetto allo scorso anno. I dirigenti del settore Aerospaziale e della Difesa sono i più propensi a pensare che le assunzioni diventeranno più difficili (27%).
Il 40% dei dirigenti prevede che il modello di business della propria azienda subirà un cambiamento significativo nel prossimo anno. Si tratta di un leggero aumento rispetto allo scorso anno (quando era il 37%). Il dato è in forte aumento negli Stati Uniti (dal 29% al 43%) e in Germania (dal 34% al 43%), mentre è in lieve calo in Cina e Giappone. Questo è significativamente collegato al fatto che la trasformazione dei modelli di business sia ancor più attesa nei settori più direttamente colpiti dal cambiamento climatico e dalla transizione energetica, come in quello dell’energia (il 45% vs 28% nel 2024) e dell’automotive (il 40% vs 32% di un anno fa).
Con un Disruption Index in flessione di 2 punti (69 vs 71 nel 2024), per i CEO e C-Level italiani intervistati le maggiori sfide per il 2025 sono rappresentate dai tassi di interesse (per il 57%), dalla normativa e tassazione (per il 50%), e dall’inflazione (47%). Rispetto alla media globale, le aziende italiane stanno investendo di più in tecnologia e digitale (67% vs media globale del 60%). I top manager del Bel Paese sono più ottimisti riguardo all’impatto dell’IA sul loro business (85% vs la media globale dell’80%), ma si attendono maggiore complessità nei prossimi 12 mesi con riferimento alle catene di fornitura. (51% contro 45%).

Stop al sito belga di Audi: se decarbonizzare coincide con deindustrializzare

Mercato dell'auto: piatto perché forzato

di Mario Verna, manager automotive

Cari “innovatori” si chiude! Dopo 76 anni la fabbrica Audi belga si fermerà definitivamente. Ci sono storie incredibili, proprio perché difficilmente comprensibili, come quella del suicidio europeo in tema di automotive.

La legislazione 2035, folle e insensata, per le ragioni per cui è stata concepita, per il sostegno indiscriminato che ha avuto da governi, costruttori e di molti organi di stampa, resterà nei libri di economia come uno dei più grandi e disastrosi errori dell’epoca contemporanea.

A chi pensava che il “futuro” fosse ormai già scritto, a chi ha dichiarato “senza se e senza ma” che la strada era tracciata,a chi riteneva che la conversione al “Green” avrebbe portato (all’Europa) sviluppo e occupazione, a chi… possiamo dire che si è sbagliato.

La de-carbonizzazione è coincisa con de-industrializzazione. Chi ha confuso i fini con i mezzi e li ha imposti a tutti, beh, dovrebbe scusarsi e farlo a voce alta.
Foto fornita da Mario Verna

Transizione sostenibile: la via sensata dei biocarburanti

Manifattura automotive in Italia: come sarà tra 10 anni?

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

Il piano sull’automotive europea presentato il 5 marzo da Ursula Von der Leyen è l’ennesimo treno del realismo perso, l’illusione di poter ancora amministrare il progresso con direttive e burocrazia mentre il mondo avanza senza aspettare. Si parla di innovazione mentre si soffoca l’iniziativa, di mobilità pulita mentre si distrugge l’industria, di competitività mentre si ignora il mercato e si premia l’incentivazione forzata.
Questa Europa resta ferma in stazione, con una valigia di regolamenti e sogni irrealizzabili, mentre le vere potenze riscrivono il futuro senza di lei. Bisogna necessariamente aprire ai motori endotermici alimentati con i biocarburanti, questa l’unica via sensata per una transizione sostenibile che possa ancora avere un minimo di senso.
Foto da ufficio stampa SMET