di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
La Commissione Europea ha presentato il 5 marzo il Piano d’Azione frutto del “Dialogo strategico sul futuro dell’industria automotive”, che appare però privo della necessaria chiarezza per operatori e clientela. Invece di delineare un quadro di incentivi centralizzato, come inizialmente prospettato, la Commissione si è limitata a proporre uno scambio di best practices tra i vari Paesi, senza fornire indicazioni concrete per il settore.
Pur apprezzando l’apertura della Commissione alla possibilità di introdurre flessibilità nell’applicazione delle sanzioni per lo sforamento dei target di emissione nel 2025 – prosegue il Direttore – è necessario chiarire che le sanzioni non verranno realmente rinviate. Il meccanismo previsto da Bruxelles implica che la conformità verrà calcolata sulla media
triennale della CO2, con l’obbligo di compensare eventuali scostamenti negli anni successivi, generando quindi impatti economici già nel 2025, come richiesto dai principi contabili internazionali.
La totale assenza di incentivi per le vetture a zero e bassissime emissioni, sia a livello europeo sia nazionale, continua a rappresentare un freno significativo per la transizione energetica del mercato italiano. Persistono gravi anomalie strutturali,
come l’elevato costo dell’energia e l’insufficiente capillarità delle infrastrutture di ricarica. Dal 2022 a oggi, con i fondi PNRR, sono stati assegnati finanziamenti per la realizzazione di sole 6.000 punti di ricarica, a fronte degli oltre 21.000 la cui attivazione era prevista entro la fine di quest’anno.
Il 14 marzo l’UNRAE ha partecipato al Tavolo Automotive convocato dal MIMIT, avanzando proposte concrete per accelerare la diffusione di veicoli a zero e bassissime emissioni. Tra queste, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e la revisione del regime fiscale delle auto aziendali. Abbiamo chiesto al ministro Adolfo Urso di promuovere un Tavolo interministeriale che affronti con urgenza il tema in modo strutturale, partendo dal trattamento penalizzante per le
aziende e considerando anche le recenti modifiche al fringe benefit, che contraddicono il principio di neutralità tecnologica.
Il nostro Governo dovrebbe agire, partendo proprio dalle proposte sulla revisione della fiscalità delle auto aziendali, che dovrebbe avere una concreta e rapida attuazione individuando fondi dedicati, pur in un quadro di ristrettezza di risorse.
Foto Ufficio Stampa Unrae

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