Mercato auto: ecco cosa danneggia il settore

Transizione energetica: accelerare con misure concrete
di Michele Crisci, presidente di UNRAE
 
Non possiamo accettare che una politica frammentaria e scoordinata, a livello sia europeo sia italiano, si trasformi in un peso economico così penalizzante per i Costruttori. Come abbiamo chiarito molto bene nel corso della nostra Conferenza Stampa di fine anno, non vi è dubbio che il “Green Deal” non sia la causa della crisi dell’automotive in Europa.
 
Tuttavia, a tal proposito non possiamo non sottolineare con forza come la carenza e la disomogeneità degli strumenti incentivanti, della fiscalità sull’auto e della disponibilità di infrastrutture adeguate, abbiano evidentemente frenato il mercato in relazione allo sviluppo atteso delle nuove tecnologie a zero e bassissime emissioni.

Due ruote: un patrimonio industriale da tutelare

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti

di Mariano Roman, presidente di Confindustria ANCMA

Un mercato dinamico, resiliente, reattivo, dove convivono una grande passione, nuovi utenti e nuove esigenze di mobilità. La lettura di questi dati (+10,5% le vendite nel 2024 sul 2023) conferma il ruolo centrale di moto, scooter e ciclomotori in Italia e quanto la domanda abbia saputo crescere anche di fronte alle dinamiche geopolitiche. Se dovessimo assegnare un Oscar 2024 nell’ambito della mobilità privata, il premio andrebbe sicuramente ancora alle due ruote a motore, ma non senza dimenticare le sfide internazionali e le incognite future che ci suggeriscono attenzione sul 2025.

 

Il successo del nostro mercato è ormai un fatto di cui tener conto, frutto sì di una rinnovata domanda interna, incessante dal post-Covid ad oggi, ma anche dell’offerta molto ampia di un’industria nazionale e internazionale che sa interpretarla con prodotti fruibili, innovativi e sostenibili. È poi importante sottolineare quanto in questo ambito il nostro Paese giochi un ruolo di assoluto protagonista, esprimendo un valore di oltre 9,5 miliardi di euro, occupando saldamente il primo posto nell’eurozona per la produzione,  esportando veicoli per un valore di più di 2 miliardi di euro e raccogliendo successi sportivi internazionali.

Un patrimonio industriale da tutelare, ma anche prerogative uniche che ci inducono a domandare al legislatore maggiore attenzione e sostegno per consentirci di competere all’interno di un mercato globale sempre più complesso ed aggressivo”.

L’auto in Italia: il 2026 potrebbe essere l’anno della ripartenza

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA 
 
A dicembre 2024 il mercato auto italiano riporta il quinto calo mensile consecutivo (-4,9%) , portandoci a una chiusura d’anno che, in linea con le previsioni, si attesta poco sopra 1.550.000 immatricolazioni, al di sotto dei volumi dell’anno precedente e in flessione del 18,7% rispetto ai livelli del 2019.
 
Oltre alla debolezza che permane nel mercato, continuiamo a essere l’unico Paese con un divario enorme tra i veicoli venduti e quelli prodotti a livello nazionale. Ci aspettiamo un 2025 ancora difficile ed incerto su entrambi i fronti, mercato e produzione, mentre l’attesa per il 2026 – anche grazie ai risultati del Tavolo sviluppo automotive al MIMIT – è di ridurre finalmente questo divario, tra un mercato che vogliamo torni a essere tonico e una produzione che dovrà soddisfare in maggior grado le richieste del mercato stesso, con veicoli e componenti prodotti in Italia.
 
Sul versante europeo, è necessaria una revisione urgente del percorso che porterà al 2035 e oltre, e, da questa prospettiva, supportiamo fortemente il lavoro del governo con il non-paper del MIMIT e il lavoro di ACEA e CLEPA per modificare in chiave di flessibilità e neutralità tecnologica l’attuale normativa.
 
Come ANFIA, siamo fermamente impegnati a portare a tutti gli associati, con misure concrete da concordare col Governo in tempi rapidi, un effettivo sostegno nei prossimi mesi, che si prevedono ancora molto complicati.

Quando cambiare le gomme dell’auto?

Quando cambiare le gomme dell’auto?
Nel corso del tempo è naturale che gli pneumatici della propria automobile debbano essere sostituiti. Ciò può avvenire per diversi motivi. Ad esempio una gomma potrebbe essersi bucata, e per questo dovrebbe essere cambiata. Oppure il materiale di cui sono composti gli pneumatici potrebbe essersi consumato, rendendo necessaria una immediata sostituzione.
In questo articolo troverete tutto ciò che c’è da sapere sul cambio gomme. Vi illustreremo come capire quando cambiarle.
 
C’è un buco nello pneumatico
Gli attuali pneumatici sono molto resistenti e robusti, ma possono comunque bucarsi. Basta un oggetto appuntito per riuscire a forare le gomme. Può accadere con un semplice chiodo, lasciato in strada da qualcuno di poco attento.
Il principale segnale che può farvi pensare che uno pneumatico si sia bucato è la perdita di pressione. Di norma le quattro ruote dovrebbero perdere pressione in maniera simile. Per questo se una delle gomme si sta sgonfiando più in fretta è probabile che ci sia qualcosa che non va. Potete controllare di persona, o potete affidarvi a un gommista.
Uno pneumatico bucato deve essere necessariamente sostituito. Esistono dei kit per riparare le gomme, ma si tratta di soluzioni di emergenza, da usare quando non ci sono alternative, e solamente per un numero limitato di chilometri.Una volta forata la gomma non ha più la sua integrità, e potrebbe non essere affidabile come un tempo. La gomma è consumata
Il materiale di cui sono composte le gomme tende a consumarsi nel corso del tempo, usurandosi di chilometro in chilometro. Ciò porta nel tempo a una minore presa sull’asfalto, e a una riduzione nella capacità dello pneumatico di filtrare liquidi e impurità. Ciò porta ad un aumento del rischio di slittamenti e di fenomeni molto pericolosi come l’aquaplaning.
 
Quando le gomme si sono consumate troppo c’è un’unica soluzione: sostituirle con dei nuovi pneumatici. Non c’è modo di ristabilire lo stato originale delle gomme.
Potete controllare il livello di usura degli pneumatici analizzando la profondità delle scanalature. Man mano che la gomma si consuma la profondità delle scanalature diminuisce. Potete anche acquistare degli appositi strumenti per svolgere questo tipo di controllo.
 
Da inverno a estate e viceversa
Fino a questo momento abbiamo analizzato quelle situazioni in cui avviene qualcosa di negativo che costringe un automobilista a cambiare le gomme. Esiste anche un cambio che non dipende dalle condizioni degli pneumatici, ma che deriva unicamente dalle condizioni climatiche: stiamo parlando del cambio stagionale.
 
Ci sono tre diverse tipologie di gomme: estive, invernali e all season. Le gomme estive e quelle invernali sono progettate per essere montate in specifici periodi dell’anno. Indicativamente possiamo dire che dal 15 ottobre al 15 novembre si possono montare gli pneumatici invernali, da tenere almeno fino al 15 aprile. Dal 15 aprile al 15 maggio si possono invece montare gli pneumatici estivi, da tenere fino al 15 ottobre.
Fate attenzione, però, perché a livello locale potrebbero esserci modifiche a questo calendario. Se non volete cambiare periodicamente le gomme potete acquistare dei modelli “all season”, che grazie alle loro caratteristiche sono adatti a essere utilizzati in ogni periodo dell’anno.
Foto: silvio-linz-JIFJWjXCdHA-unsplash

Auto, pensieri e parole… scritte: due schiaffi di realtà

Auto, pensieri e parole... scritte: due schiaffi di realtà
di Mario Verna, manager automotive
Il 2024 chiude in ribasso: l’elettrico fermo nonostante incentivi, pubblicità, pressione e immobilizzazioni di stock. La produzione italiana di veicoli come nel 1956.
Prezzi e prodotti si sono allontanata dalla domanda reale:702 giorni di segno meno per la produzione manifatturiera italiana.
La politica europea, a parte rare eccezioni, non ammette la follia del 2035.

CES di Las Vegas: presente la filiera italiana “connected mobility” e guida autonoma

CES di Las Vegas: presente la filiera italiana "connected mobility" e guida autonoma
Foto – Maserati ha annunciato la propria presenza con MC20 Cielo (nella foto) e il SUV Grecale al CES di Las Vegas, in collaborazione con i partner audio e tecnologici Politecnico di Milano, ANFIA e Sonus faber
Debutta a Las Vegas il 7 gennaio l’area collettiva organizzata da ICE Agenzia, insieme ad ANFIA e AICA, al CES 2025, per presentare le più avanzate tecnologie di guida autonoma e connessa della filiera automotive italiana.
Il CES (Consumer Electronics Show), organizzato annualmente dalla Consumer Technology Association (CTA) fin dal 1967, si svolgerà dal 7 al 10 gennaio a Las Vegas presso il Las Vegas Convention Center (LVCC) e il Venetian Expo Center. L’evento, negli ultimi anni, si è imposto sulla scena internazionale come prestigiosa vetrina per le più innovative tecnologie del settore automotive nel comparto dell’elettronica di bordo e del veicolo connesso e a guida autonoma.
 
L’area espositiva ICE Agenzia-ANFIA-AICA ospiterà la Maserati MC20 Cielo dotata dell’AI robo-driver per la guida autonoma sviluppato dai ricercatori del Politecnico di Milano, un progetto avanguardistico di AIDA (Artificial Intelligence Driving Autonomous) in cui le più avanzate tecnologie di guida autonoma sono integrate in un’auto sportiva, un’icona di innovazione e performance. I visitatori potranno quindi fare esperienza di un’eccezionale combinazione di ingegneria, design e innovazione che riflette e anticipa il futuro della mobilità e rappresenta uno dei massimi contributi dell’eccellenza italiana alla tecnologia dei veicoli driverless.
 
Il sistema del progetto AIDA si suddivide in 4 moduli principali. Il primo è il modulo di percezione: attraverso processi di machine learning e l’addestramento di reti neurali (modelli matematici ispirati al cervello umano) consente di individuare l’ambiente circostante dai dati raccolti dai sensori. La percezione garantisce il riconoscimento degli ostacoli e la classificazione di oggetti statici e dinamici – come pedoni, veicoli e segnali stradali – in modo sicuro ed efficiente.
 
Il secondo modulo tratta della localizzazione del veicolo nell’ambiente. La tecnologia di guida autonoma si basa sull’utilizzo dei dati ottenuti da sensori GNSS, che permettono al veicolo di ottenere informazioni dal satellite e costruire la sua posizione all’interno di una mappa definita. Insomma, il veicolo è in grado, a questo punto, di sapere dove si trova nel mondo
 
Seguono ai primi due, i moduli di pianificazione e controllo, ovvero quelli che definiscono come il veicolo sia in grado di seguire una traiettoria e, infine, di prendere decisioni “in modo autonomo”, regolando la velocità ed evitando gli ostacoli sul suo percorso.
Nell’area espositiva verrà data visibilità ad AS.CAR.I e HMDrive, entrambe spin-off del Politecnico di Milano che introducono sul mercato automotive tecnologie digitali altamente innovative volte a migliorare l’esperienza di guida di veicoli ad alte prestazioni. Tramite l’utilizzo di occhiali trasparenti di realtà aumentata (AR), HMDrive permette ai conducenti di vedere le informazioni di guida più utili direttamente sovrapposte alla strada, migliorando la sicurezza
ed esperienza di guida. Ciò è possibile grazie ad avanzati algoritmi proprietari necessari per il calcolo preciso della posizione delle informazioni virtuali.
 
La tecnologia di HMDrive è versatile per poter essere utilizzata su qualsiasi veicolo (auto, camion, trattori, auto sportive). La prima applicazione che HMDrive sta sviluppando è chiamata “AR visual coach”, in grado di aiutare i piloti di auto sportive a migliorare la performance di guida in circuito tramite la visualizzazione 3D di riferimenti di traiettorie, punti di frenata, curve e dati del veicolo.
 
AS.CAR.I è specializzata in algoritmi di guida autonoma e assistita per auto da pista ad alte prestazioni. Ha sviluppato un sistema ADAS per l’uso in pista che consente anche ai conducenti inesperti di guidare in sicurezza auto sportive fino ai limiti delle loro prestazioni. Il sistema sviluppato da ASCARI può controllare attivamente i comandi (sterzo, frenata, accelerazione) e presenta funzionalità “coach” e “virtual fence”. È il primo esempio al mondo di un sistema derivato dalla tecnologia di guida autonoma espressamente dedicato a migliorare l’esperienza di “divertimento alla guida” in pista.
 
Questa tecnologia sfrutta l’esperienza accumulata dai fondatori del team ASCARI nell’Indy Autonomous Challenge, il primo esempio di motorsport autonomo.
Infine, presso lo spazio espositivo ICE Agenzia-ANFIA-AICA, sarà possibile conoscere nel dettaglio, attraverso un video esplicativo, il Progetto Borgo 4.0, piattaforma tecnologica per la mobilità sostenibile, connessa e autonoma realizzata in Italia, nella Regione Campania, da ANFIA- Automotive, ente di ricerca di ANFIA, con il coinvolgimento di un partenariato pubblico-privato.
 
Il borgo campano di Lioni è stato trasformato in un laboratorio in ambiente reale di sperimentazione tecnologica in diversi campi complementari, dove grandi e piccole imprese del settore automotive e delle telecomunicazioni lavorano in sinergia allo sviluppo di nuove soluzioni, materiali e componentistica intelligente per la mobilità di domani, un esempio concreto di smart city e il primo esempio in Europa di piattaforma tecnologica integrata con strade urbane ed extraurbane intelligenti.
Borgo 4.0 dimostra come la mobilità del futuro possa essere integrata in contesti locali, portando innovazione e sostenibilità a misura di comunità, un modello replicabile anche in contesti urbani più ampi, sia in Italia che a livello internazionale.
 
L’auspicio di ICE Agenzia, ANFIA e AICA è di far seguire a questa prima esperienza al CES, una serie di future partecipazioni di successo che possano coinvolgere sempre più realtà italiane in grado di esprimere i più importanti avanzamenti delle tecnologie CCAM (Connected, Cooperative & Automated Mobility).
Foto da ufficio stampa Maserati

Due ruote in Italia: la filiera vale 14,8 miliardi

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti

Moto e bici in Italia. Due anime di un settore fatto di eccellenze, passione, innovazione e trionfi sportivi: quella a motore, con un mercato trainante (+42% dal 2020 al 2023), che non smette di crescere; e quella delle due ruote a pedale che, al netto del successo delle e-bike, vive oggi un momento di rallentamento della domanda dopo i boom registrati nel 2020 e nel 2021. 

 

Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ha presentato a Roma, presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato, una mappatura dettagliata della filiera italiana di questo comparto attraverso uno studio condotto da Bain & Company Italia su un campione di oltre 2100 aziende (più dell’80% dell’intero comparto). 

 

Un lavoro che accende un riflettore inedito sul valore economico generato dalla produzione, dall’assemblaggio, dai servizi e dalla distribuzione di parti, componenti e prodotto finito nel settore, oltre che sul contributo concreto che l’industria di riferimento offre alle nuove domande di mobilità. L’associazione, che rappresenta a livello nazionale circa il 90% delle aziende moto e il 70% di quelle bici, si impegna così a far sentire la voce di una filiera che in Italia oggi vale complessivamente 14,8 miliardi di euro (fatturato filiera moto e bici 2023). 

 

I motocicli

 

Dallo studio emerge che solo il settore del motociclo attesta il suo fatturato a 9,5 miliardi di euro, confermando il proprio primato in Europa anche nella produzione e per i numeri di mercato. Moto, scooter e ciclomotori piacciono agli italiani: cresce il numero delle patenti A (oggi una su cinque di quelle rilasciate, per un totale di 280mila, +6% dal 2013 al 2023 rispetto al +1% delle patenti B) e va molto bene il mercato, che dal 2020 al 2023 ha fatto segnare una crescita media annua del 12%. 

 

Il post-Covid ha consegnato alla due ruote a motore un nuovo protagonismo, non solo per la mobilità urbana (gli scooter), ma anche negli ambiti di utilizzo tradizionalmente più legati alla passione, al turismo e allo svago, ovvero la moto, che è arrivata a rappresentare nel 2023 ben il 45% delle immatricolazioni (era il 34% solo 10 anni prima) e che, grazie al successo delle medie cilindrate, è andata anche a soddisfare la domanda di commuting e le nuove esigenze di mobilità.

L’andamento positivo del mercato si è poi tradotto in una crescita del fatturato di tutta la filiera moto, che tra il 2020 e il 2023 ha fatto segnare un +50%, e in un aumento della profittabilità media per gli operatori passata, sempre nello stesso periodo, dal 4,2% al 6%. 

 

Segno più anche per quanto riguarda il numero degli addetti, che è cresciuto del 7% tra il 2020 e il 2022, attestandosi a poco più di 36mila diretti (84mila con indiretti e indotto). Degno di nota, infine, il saldo della bilancia commerciale dei motocicli, che ha chiuso nel 2023 con +470 milioni di euro, confermando la qualità e il ruolo centrale dell’Italia nell’export. Una dote esclusiva, quella del Made in Italy, testimoniata anche dall’andamento della componentistica che afferma la propria leadership nell’alto di gamma, con un valore medio delle parti esportate di 33 euro al kg contro i 19 dell’import.

 

La bicicletta

 

Sul fronte delle due ruote a pedale, lo studio di Bain & Company Italia mette innanzitutto in risalto gli effetti opposti che la pandemia di Covid e il bonus bici hanno avuto sul mercato, ovvero il +18% nel 2020 sul 2019 (oltre 2 milioni di pezzi venduti) e la flessione media annua del 17% tra il 2021 e il 2023. Nonostante il calo dei volumi, la filiera bici ha comunque registrato un aumento significativo del fatturato, spinto anche dall’aumento dei prezzi e dal successo delle e-bike, attestandosi a 2,7 miliardi di euro nel 2023, pari a un +50% sul 2018.

Gli effetti della pandemia hanno impattato anche sulla profittabilità del settore: a causa della crisi delle catene di approvvigionamento i margini sono infatti tornati ai livelli del 2019, passando dal picco del 7,6% nel 2021 al 3,2% nel 2023. A risentire maggiormente di questo scenario sono stati i componentisti e i venditori di accessori che hanno perso quasi dieci punti di margine. 

In un contesto di grandi trasformazioni, l’elemento più rilevante è stato, come anticipato, il rapido incremento delle e-bike, salite fino a oltre 330mila unità vendute nel 2022, con una penetrazione del 20% sul totale (era il 3% nel 2015 e l’11% nel 2019), che ha reso le due ruote a pedali accessibili ad un pubblico più ampio. Un progresso che ha tuttavia rivelato l’esposizione della filiera italiana alle forniture di componenti elettrici dall’Asia (che esporta l’87% dei chip), oltre che alla variabile di fattori macroeconomici e geopolitici.

Tra il 2020 e il 2021 l’import di componentistica ha segnato così un solido +79%, attestandosi a 664 miliardi di euro fino ad arrivare a poco più di 800 nel 2022. In ogni caso il settore ciclo, come quello moto, continua a segnare un saldo positivo nell’export, a dimostrazione della forte domanda di prodotti con il marchio Made in Italy sui mercati internazionali: la bilancia commerciale indica infatti +75 milioni di euro con valori molto significativi nell’ambito della componentistica dei prezzi al kg per parti come pedali, manubri e cambi. Infine, notizie positive arrivano dall’andamento dell’occupazione dove, malgrado l’andamento del mercato, in due anni (2020-2022) il numero degli addetti nella produzione di bici e componenti è cresciuto del 16%, passando da 15.200 unità a 17.600.

Il presidente di ANCMA, Mariano Roman, ha rimarcato “la volontà dell’associazione di accendere un riflettore su un settore rilevante e primario in Europa, che crea indotti significativi con le manifestazioni sportive e l’eccellenza fieristica internazionale di EICMA, che offre occupazione, mobilità sostenibile, che contribuisce con un gettito vicino a 180 milioni di euro alle entrate tributarie. Oggi produciamo il 17% delle bici costruite e assemblate in Europa (2 milioni), mentre il settore moto esporta motocicli, scooter e ciclomotori per 2 miliardi di euro e produce 422mila pezzi in Italia, occupando saldamente il primo posto nell’Eurozona, dove si confronta con i 161mila della Germania, le 124mila unità dell’Austria e le 89mila della Francia”.

 

“Abbiamo scelto una sede istituzionale centrale – ha sottolineato Roman – proprio per amplificare maggiormente la nostra voce in una logica di dialogo costruttivo con la politica: oggi il nostro settore, per liberare tutto il potenziale e continuare a competere a livello internazionale, ha bisogno di un supporto all’altezza del suo valore. Mi riferisco, ad esempio, a politiche sussidiarie più incisive che favoriscano in generale l’aggregazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo e l’insediamento di siti produttivi della filiera componenti sull’alto di gamma. Oltre che ad azioni, più specifiche per il settore ciclo, che riguardino il sostegno all’utilizzo e, soprattutto, all’infrastrutturazione ciclabile, indispensabile per sviluppare il grande potenziale del nostro Paese in ambito cicloturistico”.

 

Foto da ufficio stampa ANCMA

Mercato in altalena: premiate solo le ibride e pende la minaccia delle multe

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
L’anno chiude con un numero di vendite analogo al 2023. Ma quello fu un anno in crescita, con un saldo attivo del 18% che ci aveva fatto sperare di tornare ai livelli precedenti il Covid. Invece non è stato così: alla fine di un 2024 in altalena – influenzato da una politica di incentivi tardiva e occasionale – il risultato finale è quello che abbiamo davanti agli occhi.
 
La struttura delle vendite mostra che vanno bene solo le ibride, mentre le elettriche a spina segnano una fortissima difficoltà a crescere che sarebbe anche maggiore se non fosse per le auto immatricolazioni dei concessionari, spesso vincolate dai costruttori. Alla fine, gli effetti degli incentivi sono stati di fatto più che azzerati a fine anno, proprio perché – arrivati in ritardo e isolati da una revisione complessiva della politica per l’auto – hanno contribuito a disorientare il mercato più che a sostenerlo.
 
L’effetto attesa dell’ecobonus, come al solito, prima ha frenato il mercato poi lo ha improvvisamente e per poco tempo dilatato, suscitando qualche illusione. Noi avevamo, però, messo subito in guardia dal troppo rapido esaurimento delle risorse
destinate ai BEV. Non è un caso che oggi registriamo la stasi del noleggio e dell’auto aziendale – peraltro
ulteriormente penalizzata dalla nuova bozza di legge di Bilancio per il 2025 – che costituiscono una fetta preponderante del mercato.
 
Per questo, più che gli incentivi, serve una politica fiscale sull’auto equa e condivisa, che metta ordine nella giungla delle imposizioni che gravano sugli autoveicoli e ridistribuisca più razionalmente il carico fiscale.
 
Nello scenario 2025, ci auguriamo scaturiscano decisioni delle nuove istituzioni europee in materia di Green Deal
Automotive tra cui, naturalmente, la revoca del sistema di sanzioni a carico dei costruttori che, nonostante gli
sforzi e gli investimenti fatti, non trovano nel mercato le risposte a un programma politico che si sta dimostrando
irrealizzabile.
 
Se quelle sanzioni dovessero rimanere, infatti, le conseguenze sarebbero pesantissime e non solo per i costruttori. Perché questi ultimi, per mantenere le percentuali di veicoli a zero emissioni in un mercato che non li vuole, saranno costretti ad abbassare le quote di produzione dei veicoli ad alimentazione fossile (quelli cioè che hanno più mercato) ed aumentare il prezzo al consumatore
 
 Il che porterà a un ulteriore calo delle immatricolazioni, e al ridimensionamento delle reti di vendita (dopo gli annunciati licenziamenti nelle fabbriche degli OEM e dell’indotto), con il risultato paradossale che il circolante diventerà sempre più dannoso per l’ambiente, sia in termini di CO2 sia di inquinanti, e per la sicurezza.
Foto da ufficio stampa FEDERAUTO

Auto d’epoca: sono anni Settanta le preferite dagli italiani

Auto d’epoca: sono anni Settanta le preferite dagli italiani
In Italia sono soprattutto le vetture con mezzo secolo d’età a conquistare i cuori degli appassionati su Car & Classic, la celebre piattaforma dedicata alle compravendite di veicoli d’epoca. Un risultato sorprendente, che strappa il primato alle più “giovani” Youngtimer In controtendenza rispetto al resto d’Europa e del mondo, dove i dati di Car & Classic evidenziano una netta prevalenza delle automobili con circa 25 anni di età – cosiddette “Youngtimer” – in Italia sono gli anni Settanta a farla da padrone tra le preferenze degli appassionati.
 
Si tratta di una maggioranza che riguarda sia le vetture d’epoca disponibili online tramite annunci gratuiti, sia all’asta. Sul totale di oltre 42mila veicoli in vendita sulla piattaforma, tra gli oltre 3.500 che provengono dal nostro Paese tramite annunci gratuiti di privati e professionisti, ben 641 risalgono al decennio caratterizzato dallo shock petrolifero, dai jeans a zampa d’elefante e dalla cosiddetta “forma a cuneo” nel design automobilistico. Sono dati in costante crescita che al momento fanno riscontrare le auto costruite negli anni Sessanta al secondo posto tra le più presenti sul sito di Car & Classic (circa 550, in continua evoluzione), mentre le più recenti degli anni Ottanta si collocano al terzo con 411 veicoli e le Youngtimer degli anni Novanta soltanto al quarto(368).
 
Le vetture anni Settanta sono attualmente le più gettonate anche per quanto riguarda le aste online. Sul totale di 6.263 veicoli protagonisti nel 2024 di incanti virtuali sulla piattaforma – fino al 30 novembre – sono stati infatti 176 quelli costruiti nel decennio seguito al boom economico tra i 611 messi all’asta dall’Italia. Anche nella sezione degli incanti virtuali sono poi i modelli datati anni Sessanta e Ottanta, rispettivamente con 153 e 87 presenze, a seguire per quantità dall’Italia.
 
Nel nostro Paese la marca più presente all’asta fra le automobili nate negli “anni di piombo”, nonché in assoluto, è stata finora la Fiat (59 veicoli), seguita da Lancia e Alfa Romeo a pari merito con 18 esemplari anni Settanta ciascuna. La predominanza dei nostri brand nazionali, Fiat in testa (81 vetture), si conferma al momento anche nella sezione degli annunci su www.carandclassic.com/it, dove sale però sul secondo gradino del podio, per così dire, l’Alfa Romeo con 14 esemplari in più (totale: 48) rispetto alle 34 presenze della Lancia. A seguire, due tedesche di alto standing come Porsche, con soli due annunci in meno della Casa di Chivasso, e Mercedes (28 vetture “inserzionate”), le cui “evergreen” SL R/C 107 sono da sempre cavalli di battaglia della piattaforma.
 
Tra le cinquantenni italiane che vanno per la maggiore, regine indiscusse dei Seventies per il Lingotto sono la Fiat 130 Coupé, che con il motore V6 e il cambio manuale è un concentrato di raffinatezza tecnica ed eleganza made in Italy, la Fiat 124 Spider e, ovviamente, la Fiat Cinquecento, comprese le riproduzioni della sua versione aperta, la “spiaggina” Jolly. A proposito della categoria di micro vetture da spiaggia, una rarità venduta di recente all’asta su Car & Classic è uno dei soli 80 esemplari di Fiat Minimaxi 500, datata 1971, con carrozzeria (https://www.carandclassic.com/it/aste/1971-fiat-minimaxi-500 8q12A8).
 
Moretti In casa Alfa Romeo super best seller non solo degli anni Settanta ma in generale è il “Duetto”, al secolo Alfa Romeo Spider, che non passa mai di moda in tutte le serie e cilindrate in cui è stato prodotto. Immancabili poi altri due capolavori del periodo come l’Alfetta GT 1800, l’Alfa Romeo GTV 1600 e 2000 e l’Alfa Romeo Giulia, ricercatissima in entrambe le versioni 1300 e 1600. Per la Lancia è l’inossidabile Fulvia Coupé, sia in versione 1300 sia 1600, a detenere il primato di vettura più amata appartenente ai Settanta. Sempre con la stessa linea di carrozzeria a testimonianza di un successo rimasto costante negli anni, la Fulvia, prodotta per un decennio fino al 1975, è stata anche protagonista di trionfi rallistici nelle versioni HF. È un grande vanto dell’industria automobilistica italiana e si trova anche a prezzi ragionevoli.
Car & Classic offre un’enorme scelta di auto, moto e veicoli commerciali dall’Italia e dal resto del mondo. Sulla piattaforma, visitata ogni mese da 4 4 City Rd Finsbury, London EC1Y 2AA carandclassic.com milioni di utenti, sono al momento presenti 32.691 annunci di veicoli in vendita, più 7.590 di ricambi e memorabilia, oltre alle aste settimanali online. Per trovare rapidamente la lista completa di tutto quanto è disponibile in merito a un determinato modello è sufficiente digitarne il nome nell’apposito campo di ricerca nella home page. È inoltre possibile avviare ricerche in base alle marche cliccando sui loro loghi. Fondata nel Regno Unito nel 2005, Car & Classic è radicata in Europa, in Sudafrica e in Giappone. In Italia è sbarcata due anni fa ed è disponibile in italiano anche tramite la App, da poco rinnovata.
Foto da ufficio stampa Car & Classic

Dumarey e Politecnico di Torino: insieme sui motori del futuro, accelerando sull’idrogeno

Dumarey e Politecnico di Torino: insieme sui motori del futuro, accelerando sull’idrogeno -
Dumarey Automotive Italia e il Politecnico di Torino rafforzano la loro collaborazione, avviata nel 2006, attraverso una nuova partnership strategica. L’accordo ha l’obiettivo di creare e rendere disponibile un’infrastruttura di ricerca tecnologicamente avanzata, progettata per rispondere alle esigenze dello sviluppo e del testing di sistemi di propulsione innovativi alimentati a idrogeno. Questo progetto si pone come un passo significativo verso il progresso delle tecnologie legate alla mobilità sostenibile, con particolare attenzione alla riduzione delle emissioni e alla transizione ecologica.
La collaborazione tra le due realtà unisce competenze industriali e accademiche, ponendo le basi per accelerare l’adozione dell’idrogeno come vettore energetico
fondamentale nel settore dei trasporti e non solo. La nuova intesa mira a promuovere attività di studio sui motori a combustione interna alimentati a idrogeno, sia nella configurazione a singolo cilindro sia a multi-cilindro. Elemento centrale di questa preziosa collaborazione è la “Sala prova dinamica per sviluppo motori a idrogeno”, una struttura di test all’avanguardia, di proprietà di Dumarey Automotive Italia, che verrà messa a disposizione del Politecnico di Torino per attività di ricerca, sperimentazione e trasferimento tecnologico.
Per renderla idonea a operare con motori a idrogeno multi-cilindro, la sala prova è stata oggetto di significativi interventi di aggiornamento, quali l’adeguamento degli impianti per l’utilizzo di un combustibile gassoso, l’introduzione di sistemi di erogazione e misura dell’idrogeno, l’implementazione dell’automazione della sala prova per governare i test e le relative dinamiche di funzionamento. L’ambiente di lavoro è certificato in accordo con le recenti normative e la gestione dell’idrogeno come combustibile, con migliorie e modifiche ai sistemi di sicurezza all’interno e all’esterno della sala prova per una gestione ottimale dell’impianto.
L’area di controllo della sala prova è segregata per garantire la riservatezza dei dati prodotti e dei prototipi oggetto di test. Dumarey Automotive Italia contribuirà anche all’allestimento di una delle celle motore del Politecnico ubicata presso il Dipartimento Energia “Galileo Ferraris”, rendendola idonea all’utilizzo per le attività di ricerca sui propulsori termici a idrogeno mono-cilindro, attraverso la prestazione di attività di ingegneria.
Le risorse destinate alla realizzazione di queste due sale prova, per motori multi- e mono-cilindro, si inseriscono in un piano strategico di ampio respiro promosso da Dumarey Automotive Italia, focalizzato sullo sviluppo delle tecnologie legate all’idrogeno. Avviato quattro anni fa, il piano ha visto un investimento complessivo di circa 4 milioni di euro, distribuiti su diversi ambiti tecnologici, tra cui motori a combustione interna, celle a combustibile, stoccaggio e sistemi di distribuzione dell’idrogeno. Questa rinnovata collaborazione rappresenta un passo significativo verso l’innovazione e lo sviluppo sostenibile nel settore automotive, rafforzando ulteriormente il legame tra Dumarey Automotive Italia e il Politecnico di Torino.
 
Pierpaolo Antonioli CEO Dumarey Automotive Italia, conferma: “Siamo estremamente orgogliosi di rinnovare la nostra collaborazione con il Politecnico di Torino, una partnership che ha dimostrato di essere altamente produttiva e innovativa sin dal suo inizio nel 2006. La nostra collaborazione ha permesso di sviluppare progetti di ricerca all’avanguardia e di formare le future generazioni di ingegneri. Con il nuovo accordo, puntiamo a esplorare ulteriormente le potenzialità dei motori a combustione interna alimentati a idrogeno, un settore strategico per il futuro della mobilità sostenibile. Siamo convinti che, insieme al Politecnico, continueremo a fare significativi progressi nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, contribuendo a un futuro più verde e sostenibile.”
 
Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino: “La collaborazione con Dumarey esemplifica il concretizzarsi di quella strategia che stiamo portando avanti come Ateneo, volta allo sviluppo di infrastrutture di ricerca condivise con partner internazionali che lavorano e portanosviluppo al territorio, pienamente in linea con gli obiettivi della nostra seconda missione, quella dell’Innovazione e del trasferimento tecnologico con e verso le imprese. Inoltre investire sull’idrogeno, sia nell’ottica delle celle a combustibile che in quella dei motori termici, nonché sui combustibili rinnovabili e investigare insieme alle imprese nuove soluzioni tecnologiche è in questo momento storico essenziale e prioritario per rispondere alle sfide che la transizione energetica pone nel campo della mobilità”.
Foto da ufficio stampa Politecnico di Torino