Cirelli a #FORUMAutoMotive: “Il cliente finale inizia ad apprezzare queste auto”

Cirelli a #FORUMAutoMotive

Cinesi d’Italia, cinesi in Italia: le opportunità “dell’invasione asiatica”. Il talk show ha visto confrontarsi esperti e manager del settore automotive sulle opportunità di sviluppo aperte dall’arrivo delle vetture elettriche sul mercato europeo.

Paolo Daniele Cirelli, Presidente di Cirelli Motor Company: “Importiamo automobili da grandi costruttori cinesi, abbiamo una rete di 35 concessionari che puntano a introdurre questi modelli all’avanguardia sul mercato. Seguiamo il complesso processo di omologazione di questi mezzi sul mercato europeo, nel rispetto di numerose normative che in alcuni casi comportano piccole modifiche delle vetture. Il cliente finale inizia ad apprezzare queste auto. Le linee cinesi sono sempre più simili a quelle europee, proponendo un rapporto qualità/prezzo particolarmente vantaggioso per il cliente”.

Nel video potete ascoltare l’intervista integrale.

EICMA 2024: le novità 2025 di moto e scooter in scena a Milano

EICMA 2024

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

Come ogni anno EICMA, il Salone internazionale dedicato al mondo delle due ruote, si conferma assoluto punto di riferimento per il settore moto e scooter. Anche quest’anno in occasione di EICMA 2024 i padiglioni di Rho Fiera Milano, accogliendo il pubblico dal 7 al 10 novembre, rappresenta il centro nevralgico degli appassionati delle due ruote che qui possono scoprire e vedere da vicino tutte le novità per quanto riguarda moto, scooter, abbigliamento tecnico e accessori del mondo biker.

Girando tra i numerosi stand di EICMA 2024 i visitatori possono scoprire veri e propri pezzi da collezione come ad esempio le esclusive Agusta Superveloce 1000 Serie Ore ed F3 Ottantesimo, la nuova Ducati Panigale V4, le aggiornate moto di BMW Motorrad, tra le quali le superbike S e M 1000 R e RR, la ricca gamma di Benelli con ben 35 motociclette esposte capitanate dalla Benelli Trk 902 Xplorer, le novità di Aprilia con la nuova enduro Tuareg Rally e la naked per i più giovani Tuono 457.

Alla kermesse motociclistica spazio poi anche alle tante novità di Honda con la Casa giapponese che porta a EICMA il nuovo X-Adv, le nuove Cmx Rebel 500 e 1100 e la rinnovata gamma di scooter Forza 125, 350 e 750. Tra le altre novità in anteprima ci sono la Husqvarna Vitpilen 801, la nuova Kawasaki Versys 1100, la KTM 1390 Super Duke GT, la rinnovata Moto Guzzi V7 Sport, l’elettrica Royal Enfield Flying Flea, le nuove Suzuki DR-Z4S e DR-Z4SM, la Triumph Tiger Sport 800, le nuove Yamaha MT-07 e Tracer 9.

Non mancano poi le novità relative alle moto elettriche con la presenza a EICMA della Casa californiana Zero Motorcycles, della Ultraviolette F77 Mach 2 e delle nuove Can-Am Pulse e Origin. Ampia la presenza anche dei nuovi modelli nel segmento scooter tra i quali ci sono il nuovo Yamaha TMAX, la nuova gamma di Sym, il Velocifero Mobster e molto altro ancora per soddisfare al meglio le diverse esigenza di mobilità urbana, e non solo, sulle due ruote.

 

Foto Lorenzo Bellini

Murano (UNEM) a #FORUMAutoMotive: “Includere e non escludere per raggiungere gli obiettivi”

Murano (UNEM) a #FORUMAutoMotive

Green Deal atto secondo: dal “tutto elettrico” alla neutralità tecnologica. Sarà proprio così? Se ne è discusso a #FORUMAutoMotive, durante il secondo talk.

Parola a Gianni Murano, Presidente di UNEM: “L’unica strada per una vera transizione energetica nei trasporti è quella di è aprire a tutte le tecnologie in grado di dare un contributo concreto, valorizzando le nostre infrastrutture strategiche e le eccellenze tecnologiche e umane delle filiere europee oggi in grande difficoltà. Serve un nuovo illuminismo rispetto ai temi dell’energia e l’Europa dovrebbe convincersi che gli obiettivi non si raggiungono escludendo, ma includendo». Nel video potete ascoltare l’intera imntervista.

Cybersecurity nell’industria Automotive: sfide e rimedi

Cybersecurity nell’industria Automotive: sfide e rimedi
L’industria automobilistica italiana è la seconda per numero di aziende nell’Unione Europea ed è al terzo posto per numero di stabilimenti di assemblaggio di automobili, batterie e motori. Queste classifiche evidenziano l’importanza dell’industria per l’economia italiana e sottolineano la necessità per il settore di avere particolare attenzione in termini di sicurezza informatica e rischi associati.
 
Si tratta di una priorità che le aziende stanno abbracciando e che è confermata dalle dimensioni del mercato globale della sicurezza informatica nel settore automobilistico, valutato a 3.090,6 milioni di dollari nel 2022 e che si stima si espanderà a un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 20,93% tra il 2023 e il 2030.
Incredibilmente, l’interruzione di un solo minuto della produzione automobilistica costa in media 55.000 $, che si traduce in circa 3 milioni di dollari all’ora. In aggiunta, negli ultimi tre anni il settore automobilistico ha registrato un aumento del 225% degli attacchi informatici. I tipi di attacco più comuni includono ransomware, violazioni dei dati e dei sistemi di controllo.
Ad esempio, la produzione di modelli Chrysler, Dodge, Jeep e Ram è stata compromessa dopo che un cyberattacco a un fornitore automobilistico ne ha interrotto le operazioni nel 2023, mentre la Ferrari  è stata presa di mira da un attacco deep fake nel 2024, fortunatamente sventato.  Le aziende del settore automobilistico, non possono quindi permettersi di non prendere sul serio la sicurezza informatica.
Proteggere i processi dell’industria automobilistica
 
L’industria manifatturiera automobilistica fa grande affidamento sulla tecnologia operativa (OT) per raggiungere l’efficienza e ridurre al minimo i tempi di inattività, il tutto nel rispetto di rigorosi standard ingegneristici e di sicurezza. Raggiungere questo delicato equilibrio diventa ancora più impegnativo quando si introduce la minaccia sempre presente dei cyberattacchi.
Le aziende automobilistiche di tutto il mondo dipendono da una catena di approvvigionamento e da processi produttivi sicuri per produrre migliaia di automobili al giorno. Le automobili di oggi sono prodotte con una tecnologia mai vista prima e rispondono a standard specifici. Anche la più piccola deviazione nel processo di produzione può portare a guasti catastrofici e a richiami estesi e costosi una volta che le auto vengono messe in circolazione.
Alla luce di queste realtà, è di fondamentale importanza garantire la sicurezza in tutto il processo delle operazioni industriali, compresi, ma non solo, la catena di fornitura, la produzione automobilistica e il successivo utilizzo da parte dei consumatori, di fondamentale importanza.
 
Queste le sfide principali che le imprese del settore automobilistico devono affrontare sono numerose e devono essere prese in considerazione quando si parla di cybersecurity.
  1. Crescente superficie di attacco. La produzione automobilistica si basa in larga misura su automazione, robotica e sistemi interconnessi. Questi processi automatizzati creano una superficie di attacco più ampia e la loro protezione è fondamentale per prevenire potenziali interruzioni e compromissioni.
  2. Convergenza dei sistemi IT e OT. Il divario tra i sistemi IT tradizionali e i sistemi OT nei processi produttivi si sta riducendo, sta moderando o eliminando l’air gapping come metodo di protezione. Processi, protocolli e tecnologie diversi sono stati integrati in sistemi più grandi, dove una singola vulnerabilità di sicurezza può comunque generare un attacco. Una volta che l’attacco è riuscito, può spostarsi lateralmente in qualsiasi punto della rete.
  3. Supply chain connesse. Le case automobilistiche hanno supply chain complesse e interconnesse che spesso utilizzano la tecnologia just-in-time. La sicurezza dell’intera supply chain e delle interconnessioni di terze parti richiede controllo e precisione in tempo reale.
  4. Sistemi e apparecchiature obsoleti. Non è raro che gli impianti di produzione automobilistica operino con sistemi ICS e OT legacy, vecchi di decenni e non progettati inizialmente con solide caratteristiche di cybersecurity. L’aggiornamento e la messa in sicurezza di questi vecchi sistemi rappresentano una sfida significativa.
  1. Requisiti di produzione a stretta tolleranza. I veicoli sono sistemi critici per la sicurezza e qualsiasi compromissione dei loro processi produttivi può comportare rischi per la sicurezza dei consumatori. Le normative richiedono soglie di tolleranza esatte nella produzione di automobili, poiché anche una piccola deviazione dalle specifiche può portare a guasti catastrofici, lesioni o morte. Garantire la conformità alle normative e agli standard, aderendo al contempo a solide strutture di cybersecurity, può essere una sfida.
     
  2. Sicurezza degli elementi di prova e sviluppo. La sicurezza degli ambienti in cui si svolgono i test e lo sviluppo dei veicoli è fondamentale. Questi ambienti possono contenere informazioni sensibili sui modelli e sulle tecnologie dei veicoli futuri, oltre a dati che guidano le decisioni chiave per la progettazione di ciascun veicolo.
 
Quali interventi e soluzioni
 
Come in qualsiasi altro ambiente OT, le organizzazioni che operano nel settore automobilistico devono avere una profonda consapevolezza dei loro dispositivi connessi. La natura dinamica dell’ambiente significa che l’inventario può essere già obsoleto nel momento in cui viene completato. Il risultato è un’istantanea imprecisa e isolata nel tempo che non può fornire uno stato in tempo reale. Ciò comporta notevoli problemi di sicurezza.
Armis, la società di asset intelligence per la cybersecurity, offre una potente soluzione di cybersecurity specificamente progettata per vedere, proteggere, gestire e ottimizzare tutti gli asset, i sistemi e i processi OT, IoT e ICS in un ambiente aziendale: Armis Centrix.
Armis Centrix è in grado di fornire alle organizzazioni del settore automobilistico un asset inventory automatizzato e in tempo reale di cosa esattamente si trova nella loro rete, aiutandole a definire le priorità e ad affrontare le vulnerabilità, mantenendo al contempo la pianificazione della capacità e i programmi di manutenzione.
Inoltre, grazie ad Armis Asset Intelligence Engine, un data-lake collettivo di sicurezza alimentato dall’intelligenza artificiale che monitora miliardi di asset in tutto il mondo, Armis aiuta le aziende a identificare i modelli e i comportamenti di rischio informatico e ad assumere un atteggiamento più proattivo nei confronti della cybersecurity, dalla mappatura dei dispositivi alla visualizzazione del traffico, dal rilevamento delle anomalie a quello basato sui segni caratteristici dei dispositivi.  Questa cyber-intelligence azionabile aiuta a rilevare, dare priorità e rimediare alle minacce in tempo reale sull’intera superficie di attacco.
Concentrandosi sugli asset connessi più critici, proteggendo le reti in tutti i settori, e collaborando con partner come Armis, le aziende del settore automobilistico possono avere una visibilità e un controllo completo su tutto il processo produttivo. Inoltre, le organizzazioni possono gestire l’intera superficie di attacco, riducendo l’impatto delle violazioni informatiche e contribuendo a mantenere al minimo le interruzioni, i tempi di inattività e le perdite finanziarie.

Sicurezza stradale: rafforzare la prevenzione anche grazie all’intelligenza artificiale

Sicurezza stradale
di Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro alla Giustizia
(dall’intervento in occasione del Rapporto DEKRA 2024 sulla sicurezza stradale)

Il Governo sta attenzionando costantemente il tema drammatico degli incidenti stradali puntando sul rafforzamento della prevenzione attraverso l’aggiornamento delle norme e la manutenzione delle infrastrutture. In questa prospettiva il nuovo codice della strada è una risposta importante a tutela della sicurezza di tutti. L’educazione stradale a partire dai più piccoli è centrale per favorire una maggiore responsabilizzazione.

Sotto questo profilo, assume un ruolo particolarmente significativo la formazione attraverso la realtà virtuale e le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale.
Foto da ufficio stampa DEKRA

E-mobility e l’Italia: giù la quota di veicoli elettrici, rallentano le intenzioni di acquisto

E-mobility e l'Italia: giù la quota di veicoli elettrici, rallentano le intenzioni di acquisto
Foto: Francesco Papi, Partner di Strategy& e Automotive leader di PwC Italia
La 5ª edizione dello studio eReadiness di PwC Strategy& ha indagato le intenzioni e i comportamenti di acquisto di oltre 17.000 consumatori in 27 Paesi nel mondo e i principali Paesi europei, tra cui l’Italia. Nei primi otto mesi del 2024, l’Europa (EU-27) ha registrato un andamento delle immatricolazioni delle vetture elettriche (BEV e PHEV)in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (19,2% vs. 21.4%) evidenziando velocità differenti nel percorso di transizione alla mobilità elettrica.
 
I Paesi del Nord Europa, tra cui Norvegia, Svezia e Olanda si confermano leader nell’e-mobility con una quota di immatricolato elettrico tra il 45% ed il 90%rispetto al totale delle vendite. Seguono a distanza i principali Paesi dell’Europa centrale come Francia e Germania, che si attestano tra il 18% e 25% di penetrazionedell’elettrico e con un andamento in contrazione rispetto all’anno precedente. Come già accaduto lo scorso anno, l’Italia si conferma fanalino di coda tra i principali Paesi Europei, con una quota del 7,2% di penetrazione di vetture elettriche immatricolate ad agosto 2024, in calo rispetto all’8,6% dello stesso periodo dell’anno precedente.
 
A perdere quota di mercato, sono state sia le vetture plug-in sia quelle full-electric, con queste ultime che si sono attestate al 3,8% delle immatricolazioni complessive rispetto al 3,9% del 2023. A oggi, le immatricolazioni di vetture elettriche in EU-27 sono state inferiori di circa il 35% rispetto alle previsioni formulate nel 2021, prospettando un ritardo nel raggiungimento delle scadenze fissate dall’Unione Europea.
 
Francesco Papi, Partner di Strategy& e Automotive leader di PwC Italia: “Se i Paesi EU-27 seguissero nei prossimi anni la stessa traiettoria di adozione dei veicoli elettrici registrata dal Paese ad oggi più virtuoso, ovvero la Norvegia, l’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di CO2 fissato per il 2030 non sarebbe raggiunto prima del 2031, mentre l’obiettivo di zero emissioni al 2035 sarebbe centrato dal 2037. Più verosimilmente, se la curva di adozione dei veicoli elettrici seguisse l’andamento mostrato sino ad oggi, l’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di CO2 sarebbe raggiunto non prima del 2032, mentre per raggiungere l’obiettivo zero emissioni si andrebbe oltre il 2040”.
 
Comportamenti ed esperienza di acquisto dei veicoli elettrici Come nelle precedenti edizioni dello studio, i consumatori intervistati sono stati raggruppati in tre gruppi di analisi: i proprietari di veicoli elettrici (EV Owners), chi si dichiara intenzionato ad acquistare un veicolo elettrico entro i prossimi 5 anni (EV Prospects) e gli scettici (EV Sceptics). Il profilo degli EV Owners in Italia conferma la tendenza evidenziata negli ultimi anni, con l’età media in aumento ed il reddito medio in calo, dimostrazione di come il mercato si stia progressivamente aprendo anche a fasce di popolazione meno abbienti. Oltre il 90% dei possessori di veicoli elettrici in Italia si dichiara soddisfatto del proprio veicolo, apprezzando in particolare i minori costi operativi, l’esperienza di ricarica e di guida. La ricarica avviene in casa o in ufficio in oltre il 70% dei casi grazie alla maggiore disponibilità di spazi di parcheggio privato rispetto alla media della domanda e cresce la potenza su infrastruttura di ricarica pubblica, che nel 52% dei casi supera i 22 kW rispetto al 42% dello scorso anno.
 
I Prospect sono per la prima volta in calo in Italia a vantaggio di una crescita significativa del numero degli scettici (+7%), segno di maggiore incertezza dei consumatori e di un netto rallentamento degli interessi nei confronti del passaggio alla mobilità elettrica. Si confermano come principali barriere all’adozione dell’elettrico: l’autonomia ancora limitata; i lunghi tempi di ricarica; il costo dei veicoli rispetto alle motorizzazioni tradizionali.
 
“L’autonomia dei nuovi veicoli elettrici”, continua Francesco Papi, “risulta superiore di oltre il 20% rispetto ai modelli precedenti ma rappresenta ancora un problema nelle tratte extra-urbane, in particolare nei segmenti A e B, che rappresentano oltre un terzo delle immatricolazioni in Italia. In questa fascia di mercato”, continua Papi, “il costo di acquisto di un veicolo full electric in Italia risulterebbe mediamente superiore di circa il 50% rispetto ad un veicolo a combustione interna di fascia equivalente in assenza di contributi governativi. Il percorso verso l’e-mobility di massa non può quindi prescindere da una maggiore offerta di veicoli a prezzo competitivo nei segmenti compatti”.
 
L’eReadiness index di PwC Strategy& è un indicatore di sintesi che misura il livello di maturità rispetto al percorso di transizione verso la mobilità elettrica di massa. A livello globale, tra le 27 nazioni oggetto dello studio, la Norvegia si posiziona come il Paese più maturo per la transizione elettrica, mentre per ultimo si posiziona il Giappone.
 
L’Italia si colloca tra gli ultimi posti in Europa, in linea con quanto avvenuto lo scorso anno. Nonostante un buon miglioramento rispetto all’anno precedente, il nostro Paese continua a registrare un divario rispetto ai principali Paesi europei in termini di infrastrutture di ricarica pubblica con 1,4 punti di ricarica ogni 1.000 veicoli (rispetto ai 7,6 della Norvegia ed ai 2,6 della Germania) e 0,45 punti di ricarica sopra i 150 kW in proporzione ai chilometri di autostrada (rispetto ai 11,4 della Norvegia ed ai 1,9 della Germania). Tra i fattori che penalizzano la posizione dell’Italia si evidenziano anche un’offerta ancora limitata in termini di modelli full electric ed un costo di ricarica non pienamente competitivo se paragonato a quello dei combustibili fossili.
Foto da ufficio stampa Pwc

La Russa (Vice Presidente ACI) a #FORUMAutoMotive: “Serve neutralità tecnologica, rotta da invertire”

La Russa (Vice Presidente ACI) a #FORUMAutoMotive: "Serve neutralità tecnologica, rotta da invertire"

Green Deal atto secondo: dal “tutto elettrico” alla neutralità tecnologica. Sarà proprio così? Se ne è discusso a #FORUMAutoMotive, durante il secondo talk.

Geronimo La Russa, Vice Presidente ACI e Presidente Automobile Club Milano, ha sottolineato: “L’Italia si è fatta promotrice in Europa di un nuovo Green Deal e dobbiamo sperare che sia molto diverso da quanto visto finora. Senza un cambiamento di rotta siamo condannati a una decrescita poco felice. Il consumatore è oggi fortemente confuso e disorientato al momento dell’acquisto. Va invertita la rotta, serve neutralità tecnologica. Nonostante politiche spesso ostili anche da parte delle amministrazioni locali, continuiamo a registrare un forte desiderio di mobilità su quattro ruote”. Nel video potete ascoltare l’intervista integrale

Ha vinto Trump: Tesla e la lezione all’Europa

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
 
C’è festa nei mercati, tranne in quello cinese. Ha vinto Tesla, ha vinto la neutralità tecnologica. La libertà insomma, di proporre al mercato prodotti e servizi, di accettarne il responso, di essere insomma attori del cambiamento e non marionette.

Quella di Tesla è una storia americana, nel vero senso della parola, della libertà di innovare, di conquistare mercati con le regole del mercato.
Ah, vero, Tesla produce auto elettriche. Già, non ha avuto bisogno di leggi liberticide per esserci e diventare leader.

Una lezione che l’Europa dovrà, finalmente, tenere in considerazione, perché sarà difficile aprire le porte ai cinesi, sarà difficile immaginare un futuro di sudditanza al Dragone, che la libertà di cittadini e consumatori sarà il fondamento di ciò che accadrà.

Nuovi autisti stranieri senza Cqc: ennesima dequalificazione dell’autotrasporto

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi
di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere
 
La svolta impressa dalla circolare ministeriale del 24 ottobre 2024 in tema di possesso della Carta di qualificazione del conducente (Cqc) da parte dei lavoratori extracomunitari in arrivo in Italia, deve fare riflettere sulla direzione sempre più al ribasso che si vuole imprimere alla professione di autotrasportatore. Partiamo innanzitutto da un dato di chiarezza. La circolare ovviamente non consente ai lavoratori extracomunitari di guidare i camion senza Cqc, ma il dato preoccupante è più sottile.
 
In pratica il Ministero, agendo sul Decreto flussi, permette alle imprese di autotrasporto di richiedere lavoratori extracomunitari senza che questi debbano possedere la Cqc al momento dell’ingresso in Italia, ma prevedendo come elemento sufficiente il possesso di semplice patente CE. La Carta di qualificazione, necessaria per svolgere concretamente l’attività di autotrasportatore, può essere conseguita successivamente, una volta che l’autista è già arrivato in Italia.
 
Ricordiamo che per ottenere tale Carta bisogna superare un esame di idoneità cui si è ammessi dopo aver frequentato un corso di formazione di 280 ore di formazione ordinaria, di cui 20 ore di esercitazioni pratiche alla guida di veicoli. Questo cosa significa? Significa che il Governo consente, soprattutto alle grandi imprese di richiedere lavoratori stranieri completamente dequalificati, ipotizzando che la loro formazione costi meno che assumere un autista italiano già formato. Un risparmio che spesso si realizza agendo tra le pieghe di un contratto nazionale formalmente rispettato e che certo non interessa le tante ditte artigianali o monoveicolari.
 
Una flessibilità a due velocità che favorisce i grandi gruppi che possono permettersi di formare personale senza qualifiche, quindi senza metterlo al volante per mesi, perchè forse sanno che questo lavoratore straniero una volta ottenuta la Cqc costerà meno in termini di retribuzione da assorbire in pochi mesi quella spesa iniziale. Il risultato è la ulteriore e progressiva dequalificazione di una professione con conseguenze negative a tutti i livelli, sia dal punto di vista della concorrenza al ribasso, sia nelle sempre maggior difficoltà di assumere autisti professionisti, sia – non ultimo – in termini di sicurezza di tutti gli utenti della strada.
 
 

Veicoli commerciali: le richieste di UNRAE

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

Occorre eliminare l’obbligo di rottamazione per i veicoli commerciali ad alimentazione alternativa, prevedendo incentivi ridotti in assenza  di rottamazione. Aumentare, quindi, gli incentivi unitari per i veicoli commerciali con tecnologie alternative e tradizionali e introdurre un credito d’imposta del 50% per investimenti privati in infrastrutture  di ricarica fast (oltre 70 kW) fino al 2025, per promuovere la diffusione delle stazioni di ricarica.

Foto uff stampa UNRAE