Multe e “ban” dei motori a combustione: fare retromarcia è un obbligo
di Isabella Tovaglieri, eurodeputata, componente della Commissione Industria del Parlamento UE
Davanti a un’adesione così ampia e trasversale, la Commissione UE dovrà ascoltare il nostro appello. Le sottoscrizioni alla mia interrogazione contro lo stop ai motori a combustione dal 2035 – che hanno raggiunto quota 54 eurodeputati di 13 Paesi, appartenenti a 5 gruppi parlamentari (PfE, ECR, PPE, ESN, NI) e 21 partiti nazionali – dimostrano chiaramente quanto siano sentite e diffuse le preoccupazioni in Europa per il futuro della nostra industria automobilistica a seguito delle folli politiche green imposte da Bruxelles.
La Commissione prenda atto di questo fronte pragmatico e coeso e faccia retromarcia sia sul ban motori sia sulle multe per le Case automobilistiche che non saranno in grado di ottemperare ai nuovi limiti di emissioni introdotti dal 2025 con il Regolamento 2019/631. Limiti che quasi nessuno, a cominciare da Stellantis, è in grado di rispettare, se non riducendo ulteriormente la produzione di auto tradizionali a vantaggio di quelle elettriche, che però restano invendute dopo che l’illusione dell’elettrico è andata in frantumi, bocciata senza appello dal mercato.
Un cortocircuito assurdo che impone una retromarcia immediata, come chiedo nell’interrogazione, per salvare gli stabilimenti che non hanno ancora chiuso, decine di migliaia di posti di lavoro, la stabilità sociale e l’autonomia strategica dell’Ue.
Foto ufficio stampa On Tovaglieri
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Incentivi auto: capitolo chiuso
di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy
È finito il tempo dei bonus. Gli incentivi destinati all’acquisto non hanno avuto effetti positivi sulla produzione. Dobbiamo prenderne atto e concentrare le risorse sugli investimenti.
Ho firmato un provvedimento che prevede l’apertura del nuovo sportello dei contratti di sviluppo, finanziato con risorse del Pnrr, dedicato alle filiere strategiche nazionali, includendo il settore auto. La dotazione finanziaria da 500 milioni potrà essere integrata per far fronte alle esigenze del settore nel prossimo biennio 2025-2027.
La crisi del settore non riguarda solo l’Italia e Stellantis, ma l’intera industria europea, come dimostrano i drammatici annunci di chiusura degli stabilimenti produttivi e di licenziamenti in massa.
È urgente un intervento dell’Europa, che riveda le regole del Green Deal. Abbiamo quindi concordato con la Repubblica Ceca un non paper per anticipare a inizio 2025 la clausola di revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 per i veicoli leggeri, che ho personalmente illustrato agli altri colleghi europei. Il documento non mette in discussione l’obiettivo di decarbonizzazione al 2035, ma chiede che si raggiunga con un approccio di neutralità tecnologica.
Foto da ufficio stampa Min. Urso
“Pensieri e parole… scritte”: la rassegna stampa di Mario Verna
Libertà!!! Tanto Stato quanto è necessario, perché l’invadenza di norme, balzelli, regolamenti, leggi e indicazioni fa male. Lo ha dimostrato il Novecento. In America stra-vince Trump e… Tesla, ha vinto la neutralità tecnologica. La libertà insomma, di proporre al mercato prodotti e servizi, di accettarne il responso, di essere insomma attori del cambiamento e non marionette.
Quella di Tesla è una storia americana, nel vero senso della parola, della libertà di innovare, di conquistare mercati con le regole del mercato. Ah, vero, Tesla produce auto elettriche.
Già, non ha avuto bisogno di leggi liberticide per esserci e diventare leader.
Giù il mercato italiano (ed europeo) in numeri e percentuali, giù l’elettrico, giù i conti economici dei costruttori, giù l’occupazione, giù le quotazioni di Borsa, giù … Mentre tra meeting e vernissage, lassù in Europa c’è ancora chi pensa che “avanti!!! Senza se e senza ma”. Bisognerebbe chiedere i danni. La Cina chiama il WTO per reclamare giustizia per i dazi e contrattacca.
Intanto, i clienti stanno a guardare e passano oltre.
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di Francesco Naso, segretario generale di Motus-E
(dall’intervista a “Eurofocus”)
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