BYD nel cuore di Milano: l’espansione cinese continua

di Luca Talotta

 

Gruppo Autotorino, leader nel settore automobilistico in Italia, ha inaugurato un nuovo showroom in piazza Duomo a Milano, in collaborazione con BYD, produttore globale di veicoli elettrificati. Questo evento segna l’entrata di un marchio cinese di automobili nel cuore di Milano, simbolo di una svolta nel settore della mobilità sostenibile e della presenza asiatica nel mercato automobilistico europeo.

 

La strategia

L’apertura dello showroom rappresenta un significativo passo verso la promozione della mobilità elettrica. Con BYD, Autotorino mira a facilitare la transizione verso un ambiente urbano più sostenibile. Questa iniziativa non è solo un segno dell’impegno di Autotorino verso l’innovazione, ma anche della crescente influenza dei brand cinesi nel mercato europeo e globale. La serata inaugurale ha offerto una miscela di sostenibilità e alta cucina, con la partecipazione di ristoranti stellati Michelin e performance artistiche, sottolineando l’unione di lusso, cultura e innovazione tecnologica.

Il simbolismo della posizione

La scelta di piazza Duomo per lo showroom non è casuale. È una dichiarazione dell’intento di Autotorino e BYD di rendere la mobilità elettrica una parte integrante e accessibile della vita quotidiana urbana, sottolineando l’importanza di Milano come centro di innovazione e tendenze.

 

L’arrivo di BYD a Milano è un chiaro segnale dell’interesse globale per il mercato italiano e della crescente rilevanza dell’Asia nel settore automobilistico. Questo evento potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per l’economia italiana, caratterizzata da un maggiore scambio commerciale e culturale con la Cina, e un incremento dell’innovazione tecnologica nel settore automotive.

 

 

C’era una volta SsangYong: ecco il Suv KGM TORRES

a cura di Dafe-Drive

Il nome KGM Mobility ai più non dirà forse molto, in realtà si tratta del consorzio coreano che ha il rilevato il marchio SsangYong, nel 2022 a rischio di bancarotta. Il primo modello di questo brand inedito è KGM Torres, Suv medio grande lungo 470 cm, largo 189 e alto 172.

 

Le forme sono imponenti e muscolose ed è disponibile con una sola motorizzazione, 4 cilindri 1.5 da 163 cv. KGM Torres è disponibile sia con la trazione anteriore che con quella integrale, on demand. Come già accadeva per SsangYong, anche i modelli KGM Mobility sono importati in Italia dal Gruppo Koelliker.

L’auto in Europa: solo nel ’25-’26 il ritorno (forse) alla normalità

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Quindicesima crescita mensile consecutiva per il mercato delle autovetture dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). In ottobre le immatricolazioni nell’area hanno infatti toccato quota 1.039.253 contro le 911.132 unità dell’ottobre 2022 facendo quindi registrare un incremento del 14,1%. Positivo è naturalmente anche il bilancio dei primi dieci del 2023. Le immatricolazioni hanno toccato quota 10.722.930 con un incremento del 16,7% su gennaio-ottobre 2022, ma con un calo del 19,6% sullo stesso periodo del 2019, cioè sul livello ante-crisi.

Se le immatricolazioni procederanno con lo stesso tasso di crescita dei primi dieci mesi il 2023 si chiuderà a quota 13.171.858 e quindi su un livello decisamente inferiore a quota 15.805.658 del 2019, che resta il livello da raggiungere per ritenere superata la crisi apertasi con la pandemia e proseguita con la ben nota sequela di altri fattori negativi.

Al momento non paiono esservi le condizioni per il ritorno del mercato dell’auto ai livelli ante-crisi nel corso del 2024. Le attese per l’economia non appaiono tra l’altro particolarmente favorevoli. “Le prospettive economiche internazionali – sostiene l’Istat nella sua nota sull’andamento dell’economia pubblicata il 10 novembre – restano molto incerte condizionate dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche e dalle condizioni finanziarie sfavorevoli per famiglie ed imprese”. Il ritorno alla normalità del mercato dell’auto dell’Europa Occidentale potrebbe quindi avvenire nel 2025 o addirittura nel 2026.

In questo quadro non entusiasmante prosegue il cammino dell’auto elettrica la cui quota sulle immatricolazioni complessive, che era del 12,2% nei primi dieci mesi del 2022, è salita di tre punti tondi nello stesso periodo del 2023 collocandosi al 15,2% ma con differenze notevolissime tra Paese e Paese. Si passa infatti dall’83,5% della Norvegia al 2,5% della Slovacchia che, con una quota così modesta, non contribuisce certo al miglioramento dell’ambiente, anche se, ad onore del vero, va detto che le benemerenze ecologiche della Norvegia sono completamente vanificate dal fatto che questo paese è un grande produttore di petrolio, risorsa energetica il cui utilizzo non giova certo all’ambiente”.

Venendo ai cinque maggiori mercati dell’area nei primi dieci mesi del 2023 la quota più rilevante di immatricolazioni di auto elettriche è stata fatta registrare dalla Germania con il 18%, seguita dal Regno Unito con il 16,3%, dalla Francia con il 16% e a grande distanza dalla Spagna con il 5% e dall’Italia con il 3,9%. I risultati dei primi tre Paesi sono in larga misura dovuti ad incentivi generosi e ad acquisti di auto elettriche da parte delle flotte.

 

Anche in Italia vi sono da anni incentivi di un certo rilievo per le auto elettriche, ma sono stati regolamentati in maniera così efficace da lasciare ampiamente e sistematicamente inutilizzati gli stanziamenti previsti. Alla data del 20 novembre 2023, dei 190 milioni stanziati per incentivi all’auto elettrica nel 2023 ben 112 milioni non sono stati utilizzati. A ciò si aggiunge che, data la politica fiscale punitiva dell’Italia per gli acquisti di autoveicoli da parte degli operatori economici, la domanda di auto, elettriche e non elettriche, delle flotte è lontana anni luce da quella dei principali Paesi europei.

Auto, Europa ed Euro 7: la transizione sia pragmatica e razionale

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Ancora un rialzo a due cifre, a ottobre, per il mercato europeo dell’auto, in  crescita per il quindicesimo mese consecutivo (+14,1%). Tra i cinque major market (incluso UK), è la Francia a guidare la classifica, con  immatricolazioni in aumento del 21,9% nel mese, seguita dall’Italia (+20%), dalla Spagna  (+18,1%) e dal Regno Unito (+14,3%), mentre la Germania contiene la crescita al 4,9%,  pur essendo al primo posto per volumi di vendita mensili. Il cumulato dei primi dieci mesi dell’anno chiude a +16,7%, superando i 10,7 milioni di  unità immatricolate, pari al 19,6% in meno rispetto ai volumi pre-pandemia di gennaio-ottobre 2019. 

A ottobre, per il quinto mese consecutivo, la quota di penetrazione delle vetture  elettriche pure (BEV), pari al 15,2%, ha superato la quota delle vetture Diesel (10,6%) immatricolate nel mese. Lo stesso vale per il periodo gennaio-ottobre 2023, in cui la  quota delle BEV resta al 15,2% contro il 12,2% del diesel. Un quadro lontanissimo da  quello italiano, dove l’immatricolato diesel è al 18% nel mese contro il 3,9% delle BEV. 

Riguardo al dossier Euro 7, abbiamo apprezzato la posizione assunta dal Parlamento UE e confidiamo che negli ultimi negoziati in trilogo, a inizio 2024, si possa proseguire sulla  strada di una visione normativa d’insieme, che stimoli la transizione in maniera pragmatica e razionale.

Tavolo Automotive: grave errore non convocare UNRAE

Transizione energetica e automotive

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

In attesa dell’approvazione definitiva del Regolamento Euro 7, l’UNRAE ribadisce la necessità urgente di un piano puntuale e chiaro del Governo per determinare il percorso che l’Italia intende seguire nell’ottica della transizione energetica, unitamente ad una chiara indicazione su quale sia la posizione del nostro Governo verso la mobilità del futuro.

 

Esistono gap geografici, strutturali e di reddito che ci separano dagli altri Paesi, ma per passare dal 3,9% di penetrazione dell’elettrico a numeri meno lontani da quelli degli altri Paesi europei, ci sono cose da fare che andrebbero fatte, innanzitutto correggere l’attuale schema degli incentivi che non sta funzionando, tant’è che a fine anno avremo un avanzo del 90% dei fondi: basterebbe tornare allo schema precedente. Ma, nonostante i continui appelli, c’è il rischio che il 2024 inizi senza modifiche allo schema attuale.

 

Inoltre, nel processo di conversione verso l’elettrico del nostro Paese, l’auto aziendale, con il suo trattamento fiscale, ha un ruolo centrale e, per questo motivo, non va assolutamente sprecata un’opportunità storica come la delega fiscale. In questa sede, per l’UNRAE, va prevista la rimodulazione delle aliquote di detraibilità dell’IVA e di deducibilità dei costi in funzione delle emissioni di CO2 , l’innalzamento del tetto di deducibilità, la riduzione del periodo di ammortamento.

 

UNRAE ribadisce anche la necessità del contestuale sviluppo delle infrastrutture di ricarica, comprese quelle per il rifornimento di idrogeno, e auspica che vengano presto create dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per formulare proposte per le infrastrutture di ricarica pubbliche su superstrade e strade extra urbane.

 

Alla luce del recentissimo annuncio sulla convocazione del Tavolo Automotive, pur riconoscendone l’importanza, riteniamo un grave errore non convocare i costruttori non italiani, che rappresentano il 70% del mercato e assorbono il 60% dell’export di componentistica, dunque sono ben competenti in tema sia di domanda che di produzione.

 

Il nostro Paese ha una tradizione automotive più che centenaria, e se ha perso la leadership non è per colpa dell’elettrificazione o dei competitor stranieri, ma perché c’è stata una vera e propria deindustrializzazione. Ora dobbiamo occuparci di cosa possiamo ancora fare per accelerare la riconversione industriale, ma confondere il sostegno all’offerta e quello alla domanda, come sembra stia accadendo, sarebbe un gravissimo errore di politica industriale.

Stili di guida: il 10% gira un video mentre è al volante

Stili di guida

Il 10% degli italiani mentre è al volante gira un video con il cellulare. Tra questi, il 3,1% ha ammesso di averlo fatto in prima persona alla guida del proprio veicolo, mentre il 6,9% ha dichiarato di essere stato a bordo di un mezzo mentre il conducente filmava.

È il dato che emerge dalla terza edizione della ricerca sugli stili di guida degli utenti, commissionata da Anas (Società del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane) e condotta da CSA Research – Centro Statistica Aziendale – con interviste su un campione di 4mila persone e con oltre 5mila osservazioni dirette su strada, presentata oggi nell’ambito del convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”. Il convegno è stato organizzato da Anas, PIARC (Associazione mondiale della strada) e ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada.

Al convegno hanno partecipato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il presidente di Anas e di Piarc Italia Edoardo Valente, l’ad di Anas Aldo Isi, Paolo Crepet Psicologo e Sociologo, il giornalista Luca Valdiserri.

Del 3,1% che ha affermato di aver utilizzato il cellulare mentre guidava per fare riprese video, fanno parte in egual misura sia uomini sia donne in una fascia d’età compresa tra i 24 e i 44 anni, con punte più elevate tra i 25 e i 34 anni. Lo stesso vale per il 6,9% di utenti che ha sostenuto di essere stato a bordo mentre il guidatore filmava: la percentuale più elevata riguarda le donne tra i 25 e i 34 anni.

 

“I dati preoccupanti evidenziati quest’anno dalla Ricerca Anas sugli stili di guida – ha dichiarato l’ad Aldo Isi – denotano come gran parte della responsabilità sia imputabile al fattore umano. Oltre al forte impegno nel continuare a sensibilizzare gli utenti sull’importanza di una guida prudente, sicura e senza distrazioni, Anas sta lavorando per potenziare ulteriormente gli standard di sicurezza della propria rete garantendo, come sempre, la manutenzione ordinaria delle infrastrutture e puntando anche  sull’innovazione tecnologica. Un dato significativo della ricerca è la percezione di sé mentre si è alla guida, di gran lunga superiore a quella che si ha degli altri. Il giudizio sui propri comportamenti al volante, in una scala da 1 a 10, raggiunge un gradimento medio prossimo al 9. La percezione degli automobilisti italiani è quindi che gran parte degli altri guidatori vadano troppo veloce e utilizzino il cellulare mentre sono al volante”.

 

“Emerge con particolare forza– ha spiegato Paolo Crepet, Psicologo e Sociologo – la matrice adolescenziale alla base dei comportamenti della maggior parte dei guidatori italiani. Questa colpisce ancora di più quando a mettere in atto determinati atteggiamenti sono gli adulti, anch’essi incapaci di resistere all’irrefrenabile necessità di dover seguire sempre tutto nel momento in cui accade e desiderosi di partecipare in tempo reale agli eventi, anche mentre si è alla guida, anche se questo può determinare rischi altissimi per la propria sicurezza e quella degli altri. Dobbiamo chiederci cosa porta un adulto a voler per forza rispondere ad un messaggio frivolo mentre guida sapendo che potrebbe benissimo farlo in un altro momento. La risposta è che in ognuno di noi c’è un aspetto fanciullesco, incurante di conseguenze e pericoli, su cui è assolutamente necessario lavorare ed intervenire soprattutto quando in gioco c’è la vita”.

Ecco alcuni dei dati più interessanti emersi dalla Ricerca.

Il mancato rispetto delle regole

Maglia nera per il distanziamento minimo non rispettato. Su un totale di oltre 102 mila veicoli al giorno osservati lungo tre direttrici stradali in gestione ad Anas, nel 38,5% dei casi la distanza di sicurezza non è stata rispettata.

 

Si confermano tra i comportamenti errati più diffusi, sia pure con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno: il mancato utilizzo degli indicatori di segnalazione cambio corsia sia per la manovra di sorpasso (50,9%) sia per la manovra di rientro (50,7%) sia per l’entrata da rampa (32,9%). Da un’analisi più dettagliata sul tipo di veicolo con cui si commette l’infrazione è emerso che i più indisciplinati sono i conducenti delle berline: oltre il 64% non usa le frecce né per manovra di sorpasso né per quella di rientro. Si tratta di una percentuale ben superiore alla media globale pari al 50%.

 

Ancora, tra i comportamenti scorretti spicca il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del conducente (10,6%) e soprattutto dei passeggeri posteriori (72,6%); il mancato uso dei seggiolini per i bambini (46,8%). Mancato rispetto delle norme del codice della strada anche per quanto riguarda il superamento del limite di velocità nel 12,9% delle situazioni osservate su strada.

 

La percezione di sé e degli altri

Il trend emerso con la scorsa edizione della Ricerca, sulla percezione di sé e degli altri alla guida, risulta quest’anno in ulteriore crescita. Il voto che gli italiani danno a se stessi come guidatori è quasi 9, mentre il giudizio che hanno degli altri guidatori su strada è negativo e si attesta su una media di 5.4, quindi ben sotto la sufficienza.

 

I due comportamenti più scorretti percepiti riguardano i limiti di velocità, che secondo gli intervistati vengono rispettati solo dal 40,3% degli altri guidatori, e l’uso del cellulare alla guida, solo nel 39,6% dei casi.

 

Dispositivi di sicurezza

Agli intervistati è stato chiesto quanto ritenessero utile l’obbligatorietà di dispositivi di sicurezza a bordo, in particolare i sistemi safe-drive in grado di oscurare lo schermo del cellulare mentre si guida e disattivare chat, foto e video; i limitatori di velocità; e l’alcol lock. In media più dell’80% li ritiene utili e più della metà molto utili. I più favorevoli sono decisamente i patentati adulti (over 55) che si sono espressi con un voto che oscilla tra i 7.4 e i 7.6 (su un scala da 1 a 10).

 

La metodologia di indagine

La campagna di indagine sulle strade Anas ha visto la realizzazione di tre diversi tipi di attività: il rilevamento di alcuni parametri di guida attraverso sistemi di rilevazione automatica (velocità, distanza e occupazione delle corsie su tre tratte stradali); interviste a un campione di 4mila utenti; osservazioni dirette dei comportamenti di guida lungo sei differenti tipologie di strade.

 

Le 6 strade monitorate sono state: il RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle” in Piemonte; la strada statale 51 “di Alemagna” in Veneto; la strada statale 3bis “Tiberina” tra Terni e Ravenna; la strada statale 1 “Aurelia” tra Roma e Livorno; la strada statale 16 “Adriatica” tra Bari e Otranto; la A2 “Autostrada del Mediterraneo” da Salerno a Villa San Giovanni. Le attività di osservazione diretta sono state eseguite con l’impiego di due rilevatori all’interno di un’automobile che ha percorso l’infrastruttura di interesse, registrando un campione di veicoli in transito e i comportamenti dei passeggeri a bordo.

 

#FORUMAutoMotive: da 8 anni con la realtà dei fatti al centro di tutto

Sono passati già 8 anni (16 edizioni) dalla prima edizione di #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione che si batte a tutela della mobilità libera, sicura, razionale, attenta all’ambiente e lontana da strumentalizzazioni e ideologie.

 

In questo video ripercorriamo alcuni dei momenti di questo fattivo percorso con i talk show, le pagine rotonde, i tanti personaggi intervenuti *e le immancabili premiazioni.

 

Avanti così, con coraggio, volontà ed entusiasmo verso il traguardo dei 10 anni. Grazie a tutti.

“Report” fa come San Tommaso: altro che tutta “green” l’auto elettrica

L'editoriale di Pierluigi Bonora

L’Italia resta sempre il fanalino di coda nella vendita di veicoli con la sola spina. L’auto elettrica non convince e non è solo a causa degli ecobonus mal distribuiti. Infatti, fondi residui e consistenti restano da mesi ancora inutilizzati. Listini elevati a parte, questo tipo di mobilità risulta poco gradito agli italiani in quanto forzato e, sin dall’inizio, sponsorizzato da messaggi tutti “green”, sia politici sia da lobby varie sia da parte industriale. Che continuano imperterriti, ricorrendo anche a influencer pagate profumatamente per zittire chi osa pensarla diversamente. Ma come si permette? “Green” a parole, ma non nei fatti. Lo si sostiene da tempo, ma come San Tommaso, l’apostolo dell’incredulità insegna, occorre toccare con mano e verificare le cose con i propri occhi. Proprio come hanno fatto i bravi inviati di “Report”, trasmissione andata in onda domenica 19 novembre su Rai 3.

Una testimonianza che lascia una profonda piaga e deve far riflettere dopo le tante ipocrisie di cui siamo tutti i giorni alle prese tra dichiarazioni da ogni dove, spot tv e fake news di fake news.

Argomento del lungo e dettagliato servizio: dove e come sono estratte le materie prime indispensabili per le batterie e, soprattutto, i gravi problemi ambientali e sociali che ne derivano. “Deforestazione, centrali a carbone, interi villaggi sgomberati con la forza, scarti chimici nelle acque, schiavi bambini, fauna e flora devastate e incidenti mortali rappresentano il prezzo nascosto dell’automobile elettrica. Se la transizione avverrà senza tenere in conto i costi umani e ambientali, rischia di essere solo una tinta di verde che copre ogni sorta di abusi“, spiega la nota Rai a commento del programma.

Gli autori del programma si sono concentrati soprattutto sulla filiera del nichel. È stata così documentata la sua estrazione in Indonesia con i gravi impatti sui diritti umani, la salute e l’ambiente circostante, in particolare l’acqua del mare più calda e melmosa, senza più coralli e che si presenta di colore marrone. Intanto, anche in Germania crescono polemiche e timori per la presenza della fabbrica di Tesla.

Il servizio è adesso al centro di accese discussioni sui social tra chi denuncia l’altra faccia della transizione «green», imposta dalla Commissione Ue, e chi difende la scelta della «scossa», mettendo sull’altro piatto della bilancia i danni causati dal fossile, per altro mai negati e più volte venuti drammaticamente alla ribalta.

Il servizio di “Report” ha fatto innervosire non poco i “tutto elettrico” che, in evidente difficoltà anche alla luce dei nuovi scenari politici a Bruxelles, definiscono come “boiate” tutto quanto va contro il loro dogma. Dovrebbero, a questo punto, fare come San Tommaso e vivere una giornata in miniera, dormire in una baracca insieme agli altri operai, lavarsi nel mare marrone e poi rendicontare il tutto, magari con un certo affanno respiratorio.

La situazione è palesemente sotto gli occhi di tutti. A prevalere dev’essere la ragione, che non vuol dire solo fossile e stop o solo elettrico e stop. Ma chiarezza e trasparenza, si dica basta allo sfruttamento delle persone e alle imposizioni dettate da fini che, di giorno in giorno, si rivelano tutt’altro che nobili, rischiando di far franare l’economia e nuocere paradossalmente proprio alle persone e all’ambiente, come “Report” ha denunciato con i fatti, in tutta la loro gravità e drammaticità. Che non sono semplici “boiate”.

Autostrade per l’Italia: conclusa l’installazione di 100 colonnine ad alta potenza

Autostrada 100 colonnine

Con la conclusione dei lavori di installazione di 4 punti di ricarica da 200kW nell’area di servizio Bevano Est, sulla A14 Bologna-Taranto, è arrivato a conclusione il progetto di installazione delle 100 stazioni di ricarica ad alta potenza per la ricarica dei veicoli elettrici, che Autostrade per l’Italia ha portato avanti lungo la sua rete in gestione attraverso Free To X, società del Gruppo dedicata allo sviluppo di servizi avanzati per la mobilità. 

 

Il piano è partito nel maggio 2021, grazie a un investimento in autofinanziamento di 70 milioni di euro, con l’inaugurazione della stazione di ricarica di Secchia Ovest, e a oggi vede attivate 82 stazioni che permettono ai possessori di veicoli a zero emissioni, di viaggiare in autostrade con la consapevolezza di poter trovare una colonnina di ricarica a una interdistanza di 50 km, in linea con i livelli europei e con il regolamento europeo approvato (Alternative Fuel Infrastructure Regulation – AFIR).

Le stazioni sono equamente distribuite in tutto il territorio, con 47 aree di servizio servite nel Centro-Sud e 53 nel Centro-Nord per un totale di 582 punti di ricarica di cui, 398 ad alta potenza e 184 con potenza pari a 64kW Type2 per la ricarica in AC fino a 22kW e CHAdeMO in DC. Campania, Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia sono le regioni con il maggior numero di stazioni di ricarica, 59 in totale.

L’impegno di questi anni, inoltre, ha permesso a Free To X di far uscire il piano dalla infrastruttura autostradale di ASPI e grazie alla sinergia con la società SEA, che gestisce gli scali di Milano Linate e Malpensa, di portare il progetto di elettrificazione per una mobilità sostenibile nei due aeroporti con 27 punti di ricarica che sono operativi 24 ore su 24 alimentate con energia 100% rinnovabile.

Sicurezza stradale: il messaggio di chi ha perso un figlio

di Pierluigi Bonora

 

Il messaggio di Ezio Bressan, vicepresidente dell’Associazione nazionale familiari e vittime della strada, in occasione della giornata  – il 19 novembre – dedicata proprio a chi ha perso la vita e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.

 

Ecco l’intervista che Ezio Bressan ha concesso a #FORUMAutoMotive e trasmessa, il 14 novembre scorso, anche in occasione della discussione pubblica sul nuovo Codice della strada e la necessità di una maggiore responsabilizzazione anche delle famiglie, visti gli incidenti con protagonisti in particolare i giovani.