“Report” fa come San Tommaso: altro che tutta “green” l’auto elettrica

L'editoriale di Pierluigi Bonora

L’Italia resta sempre il fanalino di coda nella vendita di veicoli con la sola spina. L’auto elettrica non convince e non è solo a causa degli ecobonus mal distribuiti. Infatti, fondi residui e consistenti restano da mesi ancora inutilizzati. Listini elevati a parte, questo tipo di mobilità risulta poco gradito agli italiani in quanto forzato e, sin dall’inizio, sponsorizzato da messaggi tutti “green”, sia politici sia da lobby varie sia da parte industriale. Che continuano imperterriti, ricorrendo anche a influencer pagate profumatamente per zittire chi osa pensarla diversamente. Ma come si permette? “Green” a parole, ma non nei fatti. Lo si sostiene da tempo, ma come San Tommaso, l’apostolo dell’incredulità insegna, occorre toccare con mano e verificare le cose con i propri occhi. Proprio come hanno fatto i bravi inviati di “Report”, trasmissione andata in onda domenica 19 novembre su Rai 3.

Una testimonianza che lascia una profonda piaga e deve far riflettere dopo le tante ipocrisie di cui siamo tutti i giorni alle prese tra dichiarazioni da ogni dove, spot tv e fake news di fake news.

Argomento del lungo e dettagliato servizio: dove e come sono estratte le materie prime indispensabili per le batterie e, soprattutto, i gravi problemi ambientali e sociali che ne derivano. “Deforestazione, centrali a carbone, interi villaggi sgomberati con la forza, scarti chimici nelle acque, schiavi bambini, fauna e flora devastate e incidenti mortali rappresentano il prezzo nascosto dell’automobile elettrica. Se la transizione avverrà senza tenere in conto i costi umani e ambientali, rischia di essere solo una tinta di verde che copre ogni sorta di abusi“, spiega la nota Rai a commento del programma.

Gli autori del programma si sono concentrati soprattutto sulla filiera del nichel. È stata così documentata la sua estrazione in Indonesia con i gravi impatti sui diritti umani, la salute e l’ambiente circostante, in particolare l’acqua del mare più calda e melmosa, senza più coralli e che si presenta di colore marrone. Intanto, anche in Germania crescono polemiche e timori per la presenza della fabbrica di Tesla.

Il servizio è adesso al centro di accese discussioni sui social tra chi denuncia l’altra faccia della transizione «green», imposta dalla Commissione Ue, e chi difende la scelta della «scossa», mettendo sull’altro piatto della bilancia i danni causati dal fossile, per altro mai negati e più volte venuti drammaticamente alla ribalta.

Il servizio di “Report” ha fatto innervosire non poco i “tutto elettrico” che, in evidente difficoltà anche alla luce dei nuovi scenari politici a Bruxelles, definiscono come “boiate” tutto quanto va contro il loro dogma. Dovrebbero, a questo punto, fare come San Tommaso e vivere una giornata in miniera, dormire in una baracca insieme agli altri operai, lavarsi nel mare marrone e poi rendicontare il tutto, magari con un certo affanno respiratorio.

La situazione è palesemente sotto gli occhi di tutti. A prevalere dev’essere la ragione, che non vuol dire solo fossile e stop o solo elettrico e stop. Ma chiarezza e trasparenza, si dica basta allo sfruttamento delle persone e alle imposizioni dettate da fini che, di giorno in giorno, si rivelano tutt’altro che nobili, rischiando di far franare l’economia e nuocere paradossalmente proprio alle persone e all’ambiente, come “Report” ha denunciato con i fatti, in tutta la loro gravità e drammaticità. Che non sono semplici “boiate”.

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