Euro 7 che cambia: bene l’approccio pragmatico del Governo

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto dal Consiglio UE in tema di Euro 7, perché tiene conto della maggior parte delle osservazioni tecniche e strategiche che ANFIA aveva condiviso con le istituzioni nazionali ed europee. Giuste le nuove date di entrata in vigore,
coerente la scelta di mantenere gli attuali standard per i veicoli leggeri e quella di riportare i test di prova a banco per i veicoli pesanti, fondamentale il coordinamento della regolamentazione di freni e pneumatici con quella dell’UNECE.

L’approccio pragmatico e razionale che l’Italia e gli altri Stati membri hanno adottato
nell’affrontare un dossier così importante per la filiera automotive europea, come quello dell’Euro 7, fa riaffiorare la speranza che in Europa sia possibile discutere e decidere senza ideologie.
In tal senso, al Governo italiano, e in particolare al MIMIT, va riconosciuta la tenacia di una leadership importante mantenuta in tutte le fasi negoziali sui temi prioritari per la nostra industria.

Il passo importante compiuto è parte essenziale di un percorso ancora complesso, perché nelle prossime settimane sarà il Parlamento europeo a dover esprimere a sua volta la posizione da portare nel negoziato finale. Perciò, l’appello di tutta la filiera automotive agli europarlamentari italiani è di analizzare il testo di compromesso approvato dagli Stati membri, coglierne e condividerne la ragione e lo spirito, per poi adottare una posizione che sia altrettanto razionale e pragmatica.

L’assurda politica UE: perché l’attacco ai cinesi solo ora

di Gianluca Italia

È tutto sbagliato!!! 1. La politica europea si sveglia (perché a breve arrivano le elezioni) ed attacca i cinesi sull’auto??? Ridicolo. 2. Le Case auto europee protestano perché le Case cinesi sono troppo competitive? Bah.

Sul punto 1: E’ proprio la politica europea che ha favorito le Case cinesi con l’assurda strategia sull’elettrico subito e senza alternative. Ora li attaccano??? Odio la politica! Sul punto 2: Signori, il mondo è globale sempre, non solo quando conviene a qualcuno. Inoltre ormai i cinesi stanno aprendo le fabbriche in Europa quindi la strada è segnata.

Semmai le Case europee potrebbero provare a valorizzare le risorse umane con grande know how che stanno perdendo e la rete dei dealer (sono di parte, lo so) per preservare quanto di buono è stato fatto negli anni e i clienti acquisiti e non essere investiti dall’onda che, cari tutti, ormai è arrivata. Detto questo, adoro le auto… e adorerò sempre venderle.

L’auto in Europa (+17,9% da gennaio): elettriche ok con gli incentivi, privati in sofferenza

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

Bene agosto per l’auto nell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). Dai dati diffusi da ACEA emerge che nell’agosto scorso vi è stata una crescita su agosto 2022 del 20,7%. Nel periodo gennaio-agosto l’incremento è invece del 17,9% con un volume di immatricolazioni nei trentuno mercati dell’area di 8.516.943 unità, un livello che è però ancora molto lontano da quota 10.831.855 immatricolazioni raggiunta nel gennaio-agosto 2019. Rispetto a questo dato si registra infatti ancora un calo del 21,4%.

Il mercato dell’Europa Occidentale appare sostenuto essenzialmente dalla domanda delle flotte e dalla domanda di auto elettriche. Per queste ultime vetture in agosto le immatricolazioni nell’intera area hanno toccato quota 196.647 con una crescita di ben il 101,6% rispetto alle 97.556 immatricolazioni dell’agosto 2022. Considerando l’intero periodo gennaio-agosto il tasso di incremento delle auto elettriche si ridimensiona, ma rimane comunque molto significato in quanto è del 53,6% con 1.284.920 auto elettriche immatricolate contro le 836.802 dello stesso periodo del 2022.

Ovviamente la domanda di elettriche è fortemente sostenuta da incentivi generosi che in qualche caso scadevano in agosto, il che spiega la forte crescita in questo mese nell’area e in Germania in particolare. Nel periodo gennaio-agosto la quota sulle immatricolazioni delle auto elettriche è salita al 15,1% contro l’11,6% del gennaio-agosto 2022. L’incremento della quota interessa tutti i trentuno mercati dell’Europa Occidentale con la sola modesta eccezione di Malta in cui la quota delle elettriche scende dal 14,9% al 14,2%. Vi sono tuttavia sensibili differenze tra Paese e Paese. La quota più elevata è quella della Norvegia (83%), seguita dall’Islanda (39,9%) e dalla Svezia (37,8%), mentre la Germania registra una quota del 18,6%, il Regno Unito del 16,4% e la Francia del 15,4%.  Una delle quote più modeste è però quella dell’Italia che, pur crescendo di 0,3 punti rispetto al 2022, non va oltre il 3,9% con la conseguenza che peggio dell’Italia fanno solo Polonia (3,5%), Croazia (2,8%), Repubblica Ceca (2,7%) e Slovacchia (2,4%).

Come si accennava la crescita del mercato europeo è determinata soprattutto dalle immatricolazioni di auto acquistate dalle flotte e da quelle di auto elettriche. E’ invece ancora in sofferenza la domanda dei privati, che è fortemente ostacolata da due fattori. Il primo è costituito da incertezze sul tipo di alimentazione per la nuova auto da acquistare legate alla transizione energetica, mentre il secondo fattore di freno  è la forte crescita dei prezzi delle auto e l’aumento del costo del denaro che ha determinato significativi incrementi anche del costo del finanziamento per l’acquisto di auto.


Euro 7: testo da rivedere subito

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 

Ulteriore progresso del mercato auto europeo, che ad agosto registra un nuovo rialzo a doppia cifra (+20,7%), raggiungendo così il tredicesimo segno positivo consecutivo. Anche valutando la ridotta significatività del mese di agosto, per i tradizionalmente bassi volumi, la maggior parte dei mercati europei realizza nel mese incrementi a due
cifre
, compresi quattro dei cinque major market (incluso UK): +37,3% la Germania, +24,4% il Regno Unito, +24,3% la Francia e +11,9% l’Italia, mentre la Spagna contiene la crescita a +7,8%.

 

I major market detengono una quota pari al 67,3% del mercato totale nel mese e, nel complesso, registrano un aumento delle immatricolazioni del 26,1%. Il cumulato degli otto mesi chiude a poco più di 8,5 milioni di unità immatricolate (+17,9% su gennaio-agosto 2022), ancora distante (-21,4%) dai livelli pre-pandemia del 2019, che superavano i 10,8 milioni di unità.


Per quanto riguarda le discussioni in corso circa l’approvazione dei nuovi standard Euro 7 proposti dalla Commissione, la riunione dei rappresentanti dei 27 Stati membri ha esaminato un’ulteriore proposta di modifica, avanzata dalla Presidenza spagnola, nell’intento di portare a positiva conclusione un iter certamente non semplice, ma fondamentale per il futuro della mobilità in Europa.


Ricordiamo che il Coreper ha discusso un’altra bozza di testo sui nuovi standard Euro 7 proposti dalla Commissione europea per i veicoli leggeri e pesanti, con un voto sul testo previsto al Consiglio europeo del 25 settembre. Secondo ANFIA la proposta Euro 7, così come formulata inizialmente dalla Commissione, rischia di essere estremamente gravosa per la filiera, sia per le tempistiche di applicazione, che per il cambio di metodologia di prova previsto per i veicoli pesanti e per i prospettati limiti emissivi di alcuni inquinanti.

 

Riteniamo quindi necessaria una profonda rivisitazione del testo, a partire dal mantenimento, per i veicoli leggeri, degli stessi standard previsti dal regolamento Euro 6 per non distogliere investimenti dall’elettrificazione.

“Firenze30”: campagna per cambiare la mobilità cittadina

Valentina Borgogni copia

Foto: Valentina Borgogni, tra i promotori dell’iniziativa

 

Durante la Settimana Europea della Mobilità, è nata Firenze30, una rete di associazioni e cittadini che propongono un modello diverso di città. In tutto il mondo ormai decine di città hanno adottato il modello della Città 30, ovvero l’introduzione del limite di velocità generalizzato a 30 km/h a eccezione delle strade principali e di scorrimento.

La campagna Firenze30, promossa anche dalla Associazione Gabriele Borgogni parla a tutta la cittadinanza e agli amministratori presenti e futuri della città. “ll tema della comunicazione e dell’educazione verso tutti i cittadini è essenziale per comprendere i rischi connessi all’eccesso di velocità”, spiega Valentina Borgogni, presidente dell’Associazione intitolata al fratello Gabriele, perito in un incidente stradale. La velocità, purtroppo spesso abbinata alla distrazione è la causa delle centinaia di morti che abbiamo sulle nostre strade, ma non possiamo dimenticare i feriti gravi e gravissimi ai quali cambia la vita per sempre. La nostra richiesta deve partire da un cambiamento culturale e per fare ciò sappiamo che servirà tempo, ma anche risorse e volontà sia dei cittadini sia delle Istituzioni, che non possono non vedere questa necessità”.

Nuovo Codice della strada: gli italiano apprezzano

Il 61% degli italiani è favorevole alla riforma del Codice della strada promossa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Il sostegno è maggiore tra gli elettori del centro destra (oltre il 90%), ma risulta alto anche tra quelli del PD (47% pro, 40% contro) e del M5s (60% pro, 35% contro). Il sondaggio, realizzato dall’istituto di ricerca Quorum/YouTrend per SkyTG24, rivela anche che le proposte più apprezzate sono quelle sulle restrizioni: più dell’80% degli intervistati approva il tasso alcolemico zero, il ritiro della patente per chi guida sotto l’effetto di stupefacenti e i limiti per i neopatentati.

Meno popolare (73%) è l’obbligo di casco, targa e freccia per monopattini e biciclette. La proposta che ha suscitato meno entusiasmo riguarda invece gli autovelox, che con il 58% raccoglie comunque più della metà di opinioni favorevoli. Altre percentuali interessanti riguardano l’utilizzo dei mezzi: 3 italiani su 4 la usano come veicolo preponderante l’automobile, che viene percepita dal 58% intervistati come un mezzo sicuro.

Quello considerato più pericoloso invece è la bicicletta: l’86% si sente a rischio quando la utilizza. Emerge, infine, l’opinione degli italiani alla guida: il 64% pensa che i propri connazionali guidino male, percentuale che si alza tra gli under 35 (70%) e nel Sud (72%).

Bmw Motorrad per SpecialMente: “Diversamente Disabili” in sella

Una squadra di venticinque collaboratori volontari del Bmw Group Italia, oltre a un gruppo di amici di Bmw Motorrad, si sono messi a disposizione dell’associazione Diversamente Disabili in occasione della sessione dei corsi di guida dedicati a motociclisti con disabilità che si è tenuta il 5 settembre a Cervesina (Pavia) nel circuito “Tazio Nuvolari”.

L’associazione Di.Di. (Diversamente Disabili) di Emiliano Malagoli, che è supportata da Bmw Italia attraverso il progetto di responsabilità sociale di impresa SpecialMente, tra le tante attività che svolge a favore di chi vuole avvicinarsi o riavvicinarsi alla moto superando la propria disabilità, offre da diversi anni corsi di guida dedicati a questi motociclisti con moto specificamente modificate e istruttori certificati.
 
Durante questi corsi, in cui le parti di teoria si alternano a quelle pratiche, ipartecipanti vengono raggruppati in base alle specifiche esigenze fisiche e quindi assegnati all’istruttore che insegnerà loro a usare le moto con le modifiche specifiche e a guidarle in sicurezza. Nella squadra degli istruttori di Di.Di. figurano anche istruttori che a loro volta hanno subìto incidenti che hanno causato loro disabilità, dando quindi un significativo valore aggiunto per un approccio psico-didattico ottimale.
 
“Tra i valori fondanti del Bmw Group Italia troviamo la Diversità, l’Inclusione, la Responsabilità e l’Impegno Sociale – ha dichiarato Marco Bergossi, direttore delle risorse umane di Bmw Group Italia -. Sono valori che condividiamo con tutti i nostri collaboratori e da cui ci facciamo ispirare quotidianamente. I nostri progetti di Corporate Citizenship, anche a livello di Risorse Umane e gestione del personale, si sono evoluti negli anni e quest’anno si sono concretizzati nei “Social Days”, che sono degli appuntamenti su diversi temi in cui abbiamo voluto metterci in discussione e scendere in prima linea per essere operativi su attività di Corporate Volunteering. Abbiamo invitato Emiliano a giugno nella nostra sede per fargli raccontare la sua storia e presentare la attività di Di.Di. in occasione di un incontro dedicato coi collaboratori, dove insieme a lui abbiamo chiamato all’azione chi di noi si fosse sentito pronto a fare un’esperienza di questo tipo, sicuramente forte ma altamente appagante. 
 
La risposta è stata entusiastica, tanto che sono bastate poche ore per raggiungere il numero di volontari richiesto da Emiliano. Oggi è stata una giornata eccezionale, parlo non solo per quello che ho visto e ascoltato dai miei colleghi, ma soprattutto per quello che mi porto a casa io, Marco, come persona. È proprio vero che vieni per dare qualcosa e quando ritorni a casa invece hai capito che sei tu che ti porti a casa qualcosa. I sorrisi, l’espressione dei volti di tutti, di chi ha partecipato e di chi ha aiutato, è la fotografia più bella che mi porto via”. 
 

“Sono molto contento di essere riuscito a organizzare anche quest’anno un nostro corso di guida per i motociclisti disabili nel nord Italia – dice Emiliano Malagoli -. Ma c’è una cosa che mi rende ancor più felice, ossia quella di vedere i ragazzi di Bmw Group Italia schierati operativamente al nostro fianco. Nonostante tutto quello che facciamo, siamo un’associazione piccola e abbiamo bisogno di tanto aiuto, a trecentosessanta gradi. Quello che ha fatto Bmw oggi è molto importante, perché non solo ci sta supportando da anni grazie al progetto SpecialMente, ma oggi ha anche accettato la sfida di venire in pista con noi per aiutare concretamente, operativamente lo svolgimento di questo corso. Abbiamo bisogno di aiuto, di volontari che ci affianchino e che ci dedichino il loro tempo, perché in media ogni ragazzo disabile per partecipare alle nostre attività ha bisogno di tre persone. Oggi i partecipanti alla nostra sessione sono ben sedici, si fa presto a fare i conti”.

Salone del Camper: vivere tutto l’anno “en plein air” si può

di Roberta Pasero 

Il vero viaggiatore non sa dove sta andando. È un proverbio cinese e anche il mood di chi sceglie di trascorrere le vacanze in caravan e camper, protagoniste del Salone che a Parma sta raccogliendo oltre 100mila visitatori in cerca di novità.

Ma c’è anche chi decide di vivere tutto l’anno “en plein air”, e Francesco Fontana Giusti, in questo video semiserio a bordo di Astella, caravan luxury by Adria, si immedesima in chi ha voluto trasferire la residenza su mezzi viaggianti e racconta da experience teller i pro e i contro, come il pericolo dei furti, di una vita itinerante.

 

 

Caso D(eutschland): il malato d’Europa

L’Europa contro l'Europa: il conto è arrivato

di Andrea Taschini, manager automotive (dal magazine “Parts”)

La Germania sembra diventato il malato d’Europa tanto che l’articolo si potrebbe intitolare “dalle stelle allo stallo”. Errori ideologico-ambientalisti di strategia energetica e una sottovalutazione del procedere incalzante della storia, hanno portato il Paese in una situazione molto complessa da cui sarà difficile uscirne e da cui noi tutti dovremmo trarne importanti insegnamenti. L’economia tedesca è per l’industria italiana un cliente essenziale e il fatto che si sia inceppata pone un grosso problema al nostro tessuto industriale le cui conseguenze potrebbero trascinarci in una spiacevole recessione. Gli sviluppi sono ancora tutti incerti e da seguire con molta attenzione.

Germania alla resa dei conti

L’energia è la prima fonte di benessere. Tutta la storia dell’umanità è stata un inseguire fonti energetiche sempre più efficienti, disponibili e possibilmente a basso prezzo. Ancor di più la storia economica recente ha l’energia come una guideline imprescindibile: ogni qualvolta storicamente il prezzo delle fonti energetiche è stato basso, la macchina produttiva occidentale ha generato ricchezza, al contrario, la sua scarsità scaturita da motivi esogeni al proprio volere, ha sempre provocato recessioni.

Il caso tedesco che vogliamo oggi analizzare appare invece come una vicenda di incredibile ideologismo misto a errori di visione strategica che definire grossolani apparirebbe un eufemismo. Da tempo e più volte anche su questa rivista, abbiamo sottolineato di come la politica energetica e industriale di Berlino stessero minando le proprie solide fondamenta economiche e sebbene il declino tedesco sia ormai chiarissimo, riesce a ribadire ancora una volta di come il Paese, una volta presa una deriva sbagliata, sia incapace di correggere la rotta schiantandosi quasi sempre contro il muro dell’autolesionismo. I due progetti, sia quello energetico, sia quello dell’auto elettrica, stanno portando la Germania a uno stallo recessivo molto complesso dove le vie d’uscita saranno estremamente difficoltose da trovare.

Uno sguardo sulla politica geostrategica del continente europeo

Tutti si sono concentrati a lungo e piuttosto inutilmente sugli effetti che la Brexit avrebbe causato al Regno Unito trascurando invece quali effetti avrebbe avuto sull’intero assetto politico del Vecchio continente. L’uscita del Regno Unito dalla UE ha provocato infatti una forte rottura di equilibrio di forze nel quale la Germania aveva avuto il benestare per una leadership continentale benché in una forma sostanzialmente controllata.

 

La Francia, che ha sempre subito la forza economica tedesca, aveva tutto sommato le spalle coperte dallo storico alleato anglosassone e congiuntamente a esso bilanciava lo straripante apparato industriale tedesco. Dopo la Brexit la Germania che non ha più avuto limiti alla sua egemonia e forte di un’economia robusta apparentemente inattaccabile, è diventata troppo ingombrante sia per gli Stati Uniti che il Regno Unito che storicamente non hanno mai permesso da Napoleone in poi che un singolo Stato europeo dominasse il Continente. Qui cominciano i guai: prima il Covid poi la guerra in Ucraina, unitariamente ad innegabili errori tedeschi, hanno piegato la Germania facendo saltare tutti i piani del governo di Berlino.

Il disegno tedesco è andato in fumo

Berlino aveva disegnato un percorso industriale dove l’energia sotto forma di gas sarebbe dovuta arrivare abbondante e a basso costo dalla Russia (80% del fabbisogno) insieme a parecchie materie prime chiave necessarie alla propria macchina industriale. Il Governo pensava così di mettere fuori gioco la concorrenza (anche dei propri partner comunitari) con costi molto competitivi che le avrebbero permesso di esportare il Made in Germany in tutto il globo, ma soprattutto nell’immenso mercato cinese, vero target e ossessione dei tedeschi.

ggiungendo qualche pala eolica, ritenevano inoltre di aver raggiunto un mix energetico a basse emissioni tanto che la spinta green tedesca al “Fit for 55” nell’Unione è stata decisiva per la sua approvazione.

 

Inoltre, con un atto di sconsiderata supponenza ideologica, sono riusciti pure a spegnere le tre centrali nucleari rimaste in funzione creando i presupposti per un buco energetico senza precedenti cosa che è inevitabilmente avvenuto. La già citata vicenda della guerra russo-ucraina come sappiamo, ha successivamente scombinato i piani tedeschi (che ho sempre definito spericolati) privandoli del gas: senza nucleare con molte pale eoliche inefficienti oggi sono costretti a scavare carbone esattamente come facevano nel XIX secolo, riuscendo nell’impresa di creare le condizioni per una pericolosa scarsità energetica.

La penuria energetica che sta oggi mettendo in croce l’industria tedesca, sta costringendo a fermare gli impianti produttivi tanto da ipotizzare una fuga delle aziende verso Paesi con più solide e competitive basi energetiche. Per darvi un’idea, a fine agosto, in assenza di sole (in Germania ce né notoriamente poco) e vento, il mix energetico tedesco era composto dal 50% carbone il 25% di gas liquefatto (che costa il 30% in più di quello normale), che è l’esatto contrario di quanto il governo di Berlino si era prefissato.

Oggi non solo la Germania è sotto uno scacco energetico senza precedenti, ma è di gran lunga il maggior emettitore di CO2 in Europa.

Non è importante che gli ambientalisti promuovano un’idea di una Germania con la media ponderata del 50% di rinnovabili se ci sono cadute produttive come quelle appena descritte: l’industria ha bisogno di forniture energetiche continuative e certe, soprattutto in un Paese ad alto consumo energetico come quello tedesco.

I guai dell’auto

Non si è capito bene se l’iniziale e immotivato entusiasmo tedesco per l’auto elettrica sia stato un errore, un abbaglio o frutto di un progetto di abbandono del settore in favore di Pechino (in cambio di cosa?). Certamente, le posizioni tedesche, sia del Governo ma anche dell’industria, hanno lasciato basito più di un osservatore. Che il maggior produttore mondiale di autovetture e sicuramente quello con il maggior valore aggiunto, abbia deciso improvvisamente di spalancare le porte d’Europa alla temibile concorrenza cinese, ha dell’incredibile. Abbiamo assistito a show di amministratori delegati germanici che, noncuranti delle conseguenze industriali, celebravano la venuta dell’auto elettrica.

 

L’entusiasmo (immotivato) è comunque durato poco e oggi pare riesca a trovare attorno ben pochi supporter: il vecchio amministratore del gruppo Volkswagen, principale sponsor dell’auto a batteria, non è più in azienda, il Ceo di Bmw molto saggiamente sta evidenziando come manchino le materie prime, tra l’altro sotto il controllo della Cina, per una transizione elettrica e il Governo probabilmente preoccupato dalla scarsità di energia elettrica, si è affrettato a togliere gli incentivi riposizionandoli saggiamente sulle auto a motore endotermico.

Ricaricare un’auto con elettricità prodotta con il carbone è infatti un gigantesco paradosso non più sostenibile e francamente anche un po’ ridicolo. Aggiungo pure che con modalità boomerang, gli incentivi così generosamente elargiti in passato per acquistare un’auto elettrica, sono finiti nelle casse delle aziende cinesi più che in quelle tedesche, visto che batterie e motori provengono al 77% dal Paese asiatico. Rispetto ad un anno fa sembra il mondo capovolto: intanto, si è perso tempo e denaro, ma soprattutto si sono aperti varchi non più richiudibili per le vetture cinesi che invaderanno il Continente distruggendo valore per il popolo tedesco e più in generale europeo.

Una lezione per l’Italia

Sono sempre stato convinto che nelle imprese si impari più osservando gli errori degli altri piuttosto che dai loro virtuosismi. Il nostro Paese si è dimostrato una volta tanto lungimirante sia in materia energetica sia in quello della mobilità (le vendite di auto elettriche in Italia sono il 3,8% del totale); tuttavia la lezione tedesca rappresenta un forte monito che mette chiunque in guardia da estremismi modaioli e insensati eccessi ambientalisti.

 

I contraccolpi della recessione tedesca si faranno sentire soprattutto nel nord del nostro Paese dove le esportazioni verso il mercato germanico sono preponderanti e questo è un monito ancora più importante che dovrebbe suggerirci di non concentrare mai troppo le esportazioni verso un’unica area economica. Se la globalizzazione ha portato dei vantaggi positivi tra i tanti negativi, è proprio la possibilità di avere il mondo intero come mercato da esplorare.

 

Bisogna sempre riflettere sul contesto in cui il nostro business è posizionato, perché se è vero che il capitano della nave può governare le vele, umilmente deve prendere atto dell’impossibilità di gestire il vento.

IFO: in Germania i lavoratori più competenti sull’elettrico

I dipendenti dell’industria automobilistica tedesca sono più qualificati nel campo della mobilità elettrica rispetto ai dipendenti di altri Paesi occidentali. Questa è una scoperta effettuata dai ricercatori di EconPol Europe utilizzando i dati della rete di carriera LinkedIn. Nell’industria automobilistica tedesca, il 6,2% dei dipendenti sulla piattaforma online ha competenze nel campo della mobilità elettrica. Nell’industria automobilistica italiana il dato è del 4,6%; negli Stati Uniti il 3,7%; in Francia il 3,3%; e in Spagna il 2,4%.

Tutti i valori si basano sui dati autodichiarati dai dipendenti a partire dal 2023. Queste competenze sono diffuse anche tra i fornitori tedeschi. ”Non è un caso che i fornitori tedeschi siano diventati fornitori chiave dei produttori di auto elettriche in tutto il mondo”, spiega l’autore dello studio Oliver Falck, direttore di IFO Centro per l’organizzazione industriale e le nuove tecnologie.

Un quadro simile emerge per quanto riguarda le ”competenze verdi” dei dipendenti nel settore manifatturiero nel suo insieme. Secondo lo studio, il 17,9% dei dipendenti di LinkedIn in Germania possiede queste competenze. In Spagna e negli Stati Uniti la cifra è del 15,3% ciascuno, seguiti da Francia (15,2%) e Italia (13,3%). Lo studio si basa sulle valutazioni dei profili utente su LinkedIn. ”I dati ufficiali non forniscono un quadro completo delle competenze della forza lavoro dell’industria automobilistica”, afferma Falck. Ciò che è decisivo sono i dati che gli utenti stessi forniscono sulla piattaforma di carriera.