Il ritorno di Lancia: Europa e sfida elettrica

di Luca Napolitano, ad di Lancia (Stellantis)

Il nostro rinascimento è cominciato, il piano strategico di Lancia approvato lo scorso anno a settembre sta rapidamente prendendo forma. Vogliamo diventare un credibile brand premium in Europa. Per farlo, Lancia non sarà in tutti i 28 mercati europei, procederemo per gradi partendo , nel 2024, da Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.

 

È un piano di decennale, perché il nostro obiettivo non è soltanto lanciare un nuovo prodotto. Siamo qui per impostare una strategia di rilancio per il marchio Lancia.. Crediamo che Lancia sia una dei pochi brand nel mercato in grado di attrarre una speciale tipologia di clientela. Gli esperti ditendenze la chiamano progressive cultural influencer, il tipo di cliente che vuole guidare il cambiamento, che vuole essere sempre un passo avanti, che ha un forte senso di responsabilità non solo verso sé stesso, ma soprattutto verso le generazioni future.

 

Lancia avrà quell’eleganza italiana che il marchio rappresenta: puro, pulito, sobrio, semplice e responsabile. Non abbiamo impegni o contratti da rispettare, quindi possiamo partire da zero con un modello di distribuzione innovativo. Non abbiamo bisogno di molti concessionari. Non abbiamo bisogno di molta capillarità. Non abbiamo bisogno di grandi showroom. Ma vogliamo alta qualità, alta qualità nel servizio clienti, senza compromessi.

 

Il nuovo piano strategico di Lancia, che prevede una una gamma snella ma molto efficiente composta da tre autovetture, si concretizzerà con il lancio nel 2024 della nuova Ypsilon. Partiremo dall’Italia e dal segmento B, che è il nostro ambiente naturale; nel 2026 faremo il nostro ingresso nel segmento più grande d’Europa con la nostra seconda auto, soprannominata ’Aurelià»che «sarà il nostro fiore all’occhiello, per potenziare la nostra presenza all’estero», mentre nel 2028 arriverà «la nuova Delta, la Lancia che tutti reclamano, una vettura C-Hatchback nel cuore del mercato europeo.

 

Tutto questo è approvato e finanziato nell’ambito degli investimenti di Stellantis per i prodotti futuri. Ypsilon sarà 100% elettrica nel 2024. E dal 2028 Lancia venderà solo auto full Bev. Vogliamo essere il brand di Stellantis con la più alta percentuale di materiali sostenibili. L’obiettivo è di realizzare oltre il 50% delle superfici con materiali riciclati.

Fleet Motor Day: le flotte al centro della eco-transizione

Oltre 400 fleet e mobility manager presenti, per un totale di 900 partecipanti, 38 brand automobilistici e 25 aziende di servizi. Sono questi i numeri registrati dall’ottava edizione del Fleet Motor Day, l’evento annuale dedicato ai gestori delle flotte aziendali promosso a Roma, presso l’autodromo di Vallelunga, da “Fleet Magazine” in collaborazione con l’Osservatorio Top Thousand e con il patrocinio delle Associazioni ANIASA e UNRAE.

 

Al centro di questa edizione la transizione ecologica della mobilità, tema approfondito nel corso dei 2 workshop che hanno preceduto la giornata di test drive, durante i quali sono stati analizzati gli impatti della transizione sulla filiera, gli ultimi sviluppi sull’elettrificazione del parco nazionale e i ritardi sul fronte delle infrastrutture di ricarica. Sono state ben 185 le vetture (di 38 brand automobilistici e con 15 anteprime) che i gestori dei parchi auto aziendali hanno potuto visionare e provare su diversi circuiti.

 

L’evento è stata anche occasione per illustrare i dati della survey “Mobility Transformation – Come le aziende ricaricano le vetture elettriche e plug-in”, promossa dall’Osservatorio sulla mobilità aziendale Top Thousand (composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende) e dalla rivista “Fleet Magazine”. L’indagine, focalizzata sulle modalità con cui le società permettono ai propri dipendenti che scelgono elettrico ed ibrido plug-in di ricaricare le proprie vetture, è stata condotta su un ampio campione di 103 aziende di ogni dimensione.

 

Per dare un’idea della crescita che l’e-mobility ha avuto nell’ultimo anno, soltanto 19 delle aziende intervistate non hanno in parco veicoli elettrici e ibridi plug-in. Le restanti 84 si sono organizzate in maniera strutturata per la gestione della ricarica. Lo hanno fatto, nel 70% dei casi, con le colonnine installate in azienda, e a seguire, con la ricarica domestica dei singoli driver (39%) e tramite un accordo con una multiutility del settore energetico.

 

L’installazione dei punti di ricarica nelle sedi aziendali prosegue senza sosta: se lo scorso anno gli attacchi installati dalle 102 aziende del campione erano 3.775, questa rilevazione ha fatto registrare 4.159 punti di ricarica interni, un numero destinato a salire di settimana in settimana. Se si considera il numero totale di punti di ricarica pubblici in Italia (oltre 26mila), diventa ancora più chiaro come le aziende, specie quelle di grandi dimensioni, siano davvero il motore per lo sviluppo delle infrastrutture nel nostro Paese.

 

Un aspetto che occorre implementare è la velocità della ricarica, fattore molto importante per i driver: 3 Fleet Manager su 4 hanno infatti dichiarato che in azienda è presente solo la corrente alternata, mentre solo il 19% le utilizza entrambe a seconda delle esigenze. I tempi di ricarica costituiscono una delle sfide future principali per l’e-mobility, in particolare per la diffusione degli elettrici puri: se gli ibridi plug-in, infatti, possono contare anche sul motore termico e si ricaricano nel giro di qualche ora anche con la corrente alternata, per gli elettrici puri la corrente continua è quasi una “conditio sine qua non”. 

 

Un altro nodo riguarda l’utilizzo delle colonnine pubbliche, indispensabili per i driver che si spostano quotidianamente. Attualmente soltanto il 32% delle 84 aziende considerate ha introdotto un’unica card o app per diversi provider di energia (nella maggior parte dei casi di tratta di una card). Una percentuale che, gioco forza, dovrà salire, anche se una buona fetta di coloro che non l’hanno fatto gestisce le ricariche soltanto con le colonnine aziendali. La ricarica casalinga, infine, viene rendicontata in due modalità diverse: in buona parte delle aziende (45%) la paga direttamente il dipendente, negli altri casi viene gestita con un forfait.

Un Birò è per sempre (a Procida come a Milano)

Si chiama Birò, non è come un diamante (vi ho tratti in inganno con il titolo eh?) ma un mezzo di locomozione. Nemmeno tanto bello a vedersi, ma estremamente funzionale. L’abbiamo provato in una location d’eccezione, Procida. Perché proprio lì? Facile, perché Procida è capitale europea della cultura per il 2022 e, quest’anno, ha ideato proprio un nuovo servizio di sharing dei Birò. Ma andiamo con ordine.

Birò a Procida, via allo sharing

Il car sharing di Birò metterà a disposizione dieci mezzi per le strade dell’isola. Sarà il primo passo verso una diffusione più ampia del piccolo veicolo a quattro ruote 100% elettrico in condivisione. Certo, dieci Birò in un’isola come Procida possono sembrare tanti, ma fidatevi che sono anche troppi per le strade che ha l’isola. O meglio, che non ha visto che tra sali e scendi vari abbiamo rischiato l’osso del collo diverse volte. Lui, il Birò, ha comunque fatto il suo dovere.

Birò Share, si comincia da Procida

Di certo si parte da una situazione molto complessa: a Procida il traffico esiste eccome. L’isola, che conta circa 10.000 abitanti, annovera al suo interno 7.500 auto, oltre 3.000 scooter e un numero non meglio identificato di biciclette e veicoli commerciali. Una mole incredibile di mezzi per un lembo di terra minuscolo. Senza dimenticare che il parco circolante è vecchio e dunque inquinante. Risultato: parcheggiare è impossibile, tanto che molte vetture ‘grattano’ i muri delle case.

L’idea imprenditoriale dietro al Birò

L’idea del Birò Share è nata dall’incontro tra Esrtima,a azienda che produce il Birò, e un imprenditore locale di Procida, Nicola Ambrosino, titolare di Green Way. Idea molto semplice: quadriciclo leggero in sharing per le strade di Procida. Un mezzo 100% elettrico, che ingombra come uno scooter di grosse dimensioni (1,03 x 1,74 metri) ma con quattro ruote, applicazione per noleggiarlo semplice da usare e dati tecnici molto basici ma funzionali: Birò raggiunge i 45 o 60 km/h a seconda della versione (cinquantino elettrico o equivalente di un 125 cc), si guida con il patentino a partire dai 13 anni, è disponibile con batteria removibile da 3 kWh o fissa da 5 kWh, l’autonomia è di 100 km.

Spartano, ma funzionale

Certo, se cercate la comodità non rivolgetevi al Birò. La posizione di guida è tutt’altro che ottimale, lo spazio interno è ridotto e le due persone a bordo finiscono inevitabilmente per toccarsi (per gli ometti più furbi potrà sembrare anche un vantaggio nell’approccio verso il gentil sesso, ma fidatevi che così non è). Ma questo, di certo, non ha impedito alle persone di innamorarsi di questo veicolo, che a tutti gli effetti può cambiare la quotidianità. E questo nonostante sospensioni dure, climatizzatore mancante (si apre solo il tetto sopra la propria testa) e uno sterzo poco preciso. Ma viaggia che è un piacere: è divertente, sguscia nel traffico e si può parcheggiare ovunque.

L’impianto fotovoltaico e l’energia rinnovabile

Il progetto prevede di alimentare i Birò in condivisione con un impianto fotovoltaico. Al momento basta un’infrastruttura da 6 kW per ricaricare la piccola flotta di 10 unità, tutte caratterizzate dalla ricarica lenta (1/1,2 kW). Chiaro che, in futuro, se si dovesse esportare questo sistema anche in altre città o altri borghi, l’ideale sarebbe munirsi sempre di un impianto per la produzione di energia rinnovabile. Anche perché il resto è già tutto pronto: l’app è fatta bene, la procedura è guidata in tutti i passaggi ed è estremamente semplice da usare. Il sistema, ovviamente, è il classico noleggio senza chiavi.

Transizione “green”: addio modelli sotto 20mila euro

di Giuseppe Bitti, direttore generale di Kia Italia

Nell’accelerazione sul fronte del taglio delle emissioni a breve sarà impossibile trovare un’auto sotto i 20-25 mila euro. È un processo non semplice che pagheranno i consumatori. Oggi le auto elettriche sono più costose: ma domani con la normativa Euro 7 si ridurrà la forbice di prezzo con le vetture tradizionali. Da una parte le auto a zero emissioni diventeranno meno costose, per le economie di scala, mentre per quelle tradizionali, che dovranno rispettare le nuove normative, saliranno molto i costi di produzione visto che serviranno interventi molto onerosi sulle motorizzazioni.

 

Dal punto di vista degli automobilisti questo sarà un problema, ma lo sarà anche per la filiera, visto che rischia di ridursi il numero di immatricolazioni. Un problema tanto più forte in Italia dove abbiamo un parco circolante vecchio non per mancanza di sensibilità, ma soprattutto “perché non c’è disponibilità economica per acquisti onerosi come quelli richiesti dalle nuove vetture.

 

ANIASA: no incentivi alle flotte? Parola all’Antitrust

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Foto: Alberto Viano, presidente di ANIASA

 

ANIASA, l’Associazione che rappresenta in Confindustria il settore dei servizi di mobilità, ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in relazione agli incentivi recentemente varati dal Governo per l’acquisto dei veicoli meno inquinanti. Al centro dell’esposto gli effetti “discriminatori” generati dalla normativa (DPCM del 6 aprile scorso) che esclude dalla platea dei beneficiari le aziende e, in particolare, il noleggio veicoli.

Sono tre gli aspetti distorsivi della concorrenza su cui si focalizzal’esposto presentato da ANIASA all’Autorità Antitrust. Il Decreto prevede che gli incentivi siano disponibili solo per le forme di acquisto e leasing finanziario. Il noleggio a lungo termine che, rappresenta oggi un canale fortemente utilizzato (oltre 150.000 consumatori italiani hanno scelto di abbandonare la proprietà per prendere un’auto a noleggio di ultima generazione),è stato incomprensibilmente escluso per la prima volta da questa tornata di incentivi.

La scelta di agevolare gli acquisti delle vetture o la loro acquisizione in leasing, genera un pregiudizio nei confronti della mobilità “pay-per-use”, canale che porta evidenti ricadute positive in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza dei veicoli, nonché certezza sul fronte delle entrate tributarie per l’Erario. La norma di fatto limita le scelte del consumatore, rallentando il processo di transizione ecologica del nostro Paese.

Il noleggio oggi, dati alla mano, è il principale strumento in grado di accelerare il ricambio dei veicoli più inquinanti, grazie a una quota significativa di immatricolazioni di vetture ibride plug-in (47% del totale) ed elettriche (30%) e a un tasso di rotazione dei veicoli in flotta (in media 4 anni) ben più veloce di quello medio del nostro parco circolante (vita media del veicolo pari a 11,5 anni).

Il secondo punto che produce una distorsione nella concorrenza riguarda l’esclusione delle aziende dagli incentivi. Tale previsione ha l’effetto di dirigere l’offerta delle Case costruttrici verso la vendita di automobili a privati, riducendo significativamente, in un momento di scarsità di prodotto come quello attuale, la fornitura di veicoli alle flotte aziendali e alle società di noleggio. 

Il terzo passaggio dell’esposto si focalizza sul car sharing, formalmente incluso nella platea dei beneficiari, ma solo a condizione di un acquisto diretto delle auto da parte degli operatori. Una previsione destinata a rendere inefficace la misura rispetto all’obiettivo atteso di contribuire alla ripartenza dei servizi di condivisione: oggi, infatti, gli operatori di sharing acquisiscono la propria flotta tramite il noleggio, sia per evitare di immobilizzare ingenti capitali sia per acquisire un servizio di manutenzione della flotta, che solo le società di noleggio a lungo termine, con la loro capillare diffusione sul territorio, sono in grado di assicurare.

“Il Decreto così come è configurato orienta fortemente la domanda di acquisto dei veicoli con una grave ed inevitabile distorsione della concorrenza, a scapito degli operatori di mercato, ma soprattutto dei consumatori privati, che, proprio in questa fase di transizione ecologica, vedono pregiudicata la possibilità di utilizzare il noleggio per avvicinarsi, a costi accessibili, a nuovi veicoli ibridi ed elettrici. Auspichiamo che il Governo possa rimediare rapidamente a una misura ancorata al concetto di proprietà favorendo così realmente la libertà di scelta dei consumatori sulla forma di acquisizione delle auto”, ha commentato il presidente ANIASA, Alberto Viano. 

Transizione ecologica: sì all’approccio ambizioso, ma sia realistico

Decarbonizzazione

Massimo Artusi, vicepresidente di Federauto, con delega ai Trucks&Van 

I decisori italiani e comunitari devono ascoltare le chiare raccomandazioni dell’associazione dei concessionari europei (AECDR) per un approccio ambizioso, ma realistico alla transizione verso una mobilità a impatto climatico zero: non farlo sarebbe un errore. Questo tipo di approccio è ancor più valido per i veicoli commerciali pesanti, per i quali le soluzioni tecnologiche a impatto zero sono obiettivamente più lontane.

 

I concessionari di veicoli commerciali e industriali – quelli italiani così come quelli europei – consapevoli del loro insostituibile ruolo di intermediazione e di assistenza tra decisori, produttori e utilizzatori finali (consumatori, ma soprattutto imprese), sono pronti a investire per sostenere con i propri clienti gli obiettivi della decarbonizzazione, ma hanno  bisogno che tale ruolo sia riconosciuto con un’azione adeguata e coordinata, basata sulle tre raccomandazioni chiave suggerite dall’AECDR per il pacchetto ‘Fit for 55’ che riguardano infrastrutture, incentivi, tecnologie.

 

Per i veicoli commerciali ciò vuol dire che è essenziale che ogni Stato membro decida rapidamente i requisiti per la capacità di ricarica ad alta potenza (oltre i 150 kilowatt/ora); che un sistema coerente di incentivi tenga conto del disallineamento che rischia di crearsi in assenza di una solida domanda di veicoli elettrici a batteria, pericolo che aumenta con il crescere delle portate; che non vengano trascurate, proprio in questa prospettiva, quelle tecnologie che proponendo biocarburanti di fonte 100% rinnovabile (idrogeno, biometano, sia compresso che liquefatto, e-fuel), possano accompagnare la decarbonizzazione – accelerandone addirittura gli effetti positivi – in attesa della praticabilità delle alimentazioni a impatto zero (che siano batterie o la tecnologia che prevarrà) anche sui veicoli più pesanti adottando un metodo di misurazione più realistico che consideri le effettive emissioni dei prodotti energetici e dei veicoli tenendo conto del loro intero ciclo di vita.

 

Questo vuol dire coniugare ambizione e realismo, questo raccomandano i concessionari italiani ed europei, questa ci si attende che sia la strada che i legislatori avranno il coraggio di intraprendere e per la quale ci aspettiamo il massimo impegno da parte dei nostri politici.

UniCredit con garanzia SACE: 1 milione a FIVE Srl

UniCredit supporta i piani di sviluppo sostenibile di FIVE – Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici Srl, azienda bolognese leader nella realizzazione di bici e ciclomotori elettrici. La banca ha infatti finalizzato in favore dell’azienda di Bologna un’operazione da 1 milione di euro, assistita da garanzia SACE che mira a supportare la crescita delle imprese in Italia e nel mondo. Si tratta di un Finanziamento Futuro Sostenibile, soluzione studiata da UniCredit per le imprese che si impegnano a migliorare il proprio profilo di sostenibilità.

 

FIVE rappresenta il primo progetto in grado di coniugare efficienza energetica, produzione industriale e sostenibilità ambientale. E’ la prima full energy mobility company italiana con un’offerta completa sulla mobilità elettrica leggera. FIVE è presente sul mercato con i marchi Wayel e Italwin per le e-bikes, che sono prodotte all’interno dello stabilimento di Bologna.Dalla sua nascita, nel 2017, sono state realizzate oltre 15.000 bici elettriche e batterie commercializzate in oltre 25 Paesi del mondo.

 

L’operazione in favore di FIVE ha un periodo di ammortamento di 3 anni ed è finalizzata a sostenere l’azienda nell’approvvigionamento dei materiali necessari per la produzione. Il finanziamento è vincolato al raggiungimento di due obiettivi ESG che l’azienda si è impegnata a realizzare entro 3 anni: da un lato l’adozione di misure per la riduzione di emissioni dirette/indirette di CO2/gas serra per la produzione del proprio prodotto; dall’altra l’aumento dell’indice di soddisfazione dei dipendenti. 

 

Sottolinea Fabio Giatti, amministratore delegato di FIVE Srl: “L’azienda è a pieno titolo una Pmi espressione della Green Economy. Il finanziamento erogato da UniCredit ci consentirà di rafforzarci in un momento molto delicato sull’acquisizione delle scorte di componentistica, dove la carenza di materie prime ha prodotto rotture nelle catene di fornitura e pertanto la necessità di aumentare prospetticamente gli stoccaggi interni per poter garantire la regolare produzione dei nostri modelli di veicoli elettrici”.

 

Dichiara Andrea Burchi, Regional Manager Centro Nord UniCredit: “Siamo orgogliosi di accompagnare nel suo percorso di crescita un’azienda che è riuscita a declinare al meglio la leva dell’innovazione in chiave green. L’operazione appena conclusa conferma l’impegno del nostro Gruppo nel supportare la realizzazione di un futuro economico sostenibile. Lo facciamo garantendo consulenza mirata e credito agevolato alle aziende del territorio che vogliono migliorare la qualità del proprio business in ottica ESG, invitandole a cogliere nuove opportunità di crescita”.

 

Dichiara Fabio Colombo, Responsabile Pmi Centro Sud di SACE: “FIVE rappresenta un’eccellenza italiana nella micromobilità con profonde radici sul territorio, che ha posto al centro dei propri piani di crescita l‘innovazione e la sostenibilità. Attraverso questa operazione, SACE conferma ancora una volta la propria missione di supporto alle imprese italiane, soprattutto Pmi, che caratterizzano il nostro tessuto imprenditoriale”.  

L’auto in Europa: ritardi e incertezze sul “tutto elettrico”

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

Gli obiettivi del programma “Fit For 55” al 2035, così come approvati dall’Europarlamento pochi giorni fa, sono certamente ambiziosi e forse – come sostiene ACEA, l’Associazione europea delle Case Auto – anche prematuri, in un contesto di enorme incertezza e di rapidissima evoluzione tecnologica, Se tali obiettivi dovessero essere confermati al termine del lungo iter che li aspetta in sede di “trilogo” (prossima tappa, il Consiglio Ambiente del 28 giugno) allora sarà necessario uno sforzo davvero epocale per tutti gli attori coinvolti. Non solo le Case auto, che in questi anni hanno investito centinaia di miliardi portando sul mercato circa 170 nuovi modelli con la spina, tra elettrico puro e ibrido plug-in, ma anche tutta la filiera a monte e a valle..

 

In particolare, sarà indispensabile che anche per le infrastrutture di ricarica vengano fissati per i governi nazionali obiettivi vincolanti e ugualmente ambiziosi, e che si segua un preciso percorso a tappe. Solo per quelle pubbliche (ma quelle private sono altrettanto importanti, e richiedono forti detrazioni fiscali) ACEA chiede infatti 6,8 milioni di punti di ricarica entro il 2030, contro i 4,9 milioni indicati dalle istituzioni europee e i 300mila attuali. Ciò equivale a 14mila nuovi punti di ricarica pubblici ogni settimana, contro i circa 2.000 di oggi: un investimento di 8 miliardi di euro, di cui il 16% dovrebbe essere concentrato sull’espansione della rete 5G e della rete Internet ad alta velocità.

 

In questo percorso di infrastrutturazione, già inadeguato a livello europeo, l’Italia sconta un ulteriore ritardo da colmare al più presto, in particolare su autostrade e strade extraurbane: i soli fondi del PNRR, 750 milioni al 2026, non sono sufficienti, e ancora non si conosce il cronoprogramma della loro erogazione. Anche l’altro lato dell’equazione l’ineludibile sostegno alla domanda per accompagnare la transizione energetica, soffre in Italia di alcuni gravi punti deboli. Non solo il termine di 180 giorni per immatricolare le auto incentivate, irrealistico nell’attuale crisi delle catene di fornitura, ma soprattutto l’esclusione dal beneficio proprio delle persone giuridiche, motore naturale della transizione. Una categoria già penalizzata da un trattamento fiscale che ne mina la competitività internazionale, con limiti esigui di detraibilità IVA e deducibilità dei costi per le auto in uso promiscuo. 

 

Peraltro, nonostante l’esclusione di metà della platea di possibili beneficiari, le dotazioni di fondi per i veicoli con la spina – che quest’anno dovrebbero risultare adeguate, ma solo grazie al ritardo nella partenza – si annunciano già largamente insufficienti per gli anni a venire. Se si vogliono davvero guidare i consumatori verso le motorizzazioni meno impattanti, è chiaro sin d’ora che i fondi andranno cospicuamente rifinanziati, altrimenti si rischia ciò che è appena accaduto a quello delle vetture con emissioni 61-135 g/Km, esaurito in meno di tre settimane.

MIMO: 2022: vince l’amore per i motori

di Pierluigi Bonora

Grande successo e all’insegna di un caldo torrido per il secondo MIMO, ovvero Milano Monza Open Air Motor Show, che si è concluso domenica 19 giugno. Tantissimo pubblico, passione e adrenalina ai massimi livelli, ma soprattutto segnali importanti di come il pubblico continuai ad amare il mondo dei motori e, al contempo, segua l’evoluzione del settore in chiave sempre più “green”.

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L’auto in Europa: sempre giù. E l’Ue sogna l’elettrico

i concessionari mostrano cautela

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Mentre nelle massime istanze istituzionali dell’Unione Europea si continua a discutere delle magnifiche e progressive sorti dell’auto elettrica, nessuno è in grado di prevedere quando e come verrà superata la gravissima crisi che si è abbattuta sul mercato dell’auto italiano ed europeo con la pandemia e con tutte le altre sciagurate vicende che l’hanno seguita tra cui, in primis, la mancanza di componenti indispensabili per la produzione di auto.

Secondo i dati pubblicati da ACEA, nei 30 mercati nazionali dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) in maggio sono state immatricolate 948.149 autovetture con un calo del 12,5% sul maggio 2021 e del 34,3% su maggio 2019, cioè sull’ultimo mese di maggio precedente la pandemia. Né il quadro cambia se si considerano i primi cinque mesi di quest’anno che con 4.531.598 auto immatricolate fanno registrare un calo del 12,9% sul periodo corrispondente del 2021 e del 34,7% sul periodo corrispondente del 2019. Un calo, quest’ultimo, di circa quattro volte più forte di quello subìto dall’economia nel 2020 e in parte già recuperato nel 2021. Il mercato dell’auto dell’Europa Occidentale però non recupera, ma anzi tende a peggiorare ulteriormente né si vede quando potrà tornare a dare un contributo apprezzabile al raggiungimento delle magnifiche sorti e progressive a cui più sopra si accennava.

Tornando ai dati dell’ACEA, emerge che i cali di cui abbiamo detto derivano da un andamento negativo generalizzato che riguarda quasi tutti i mercati nazionali dell’area compresi quelli dei cinque maggiori paesi. Nella nostra Italia, che naturalmente fa parte della pattuglia dei cinque grandi dell’area, nel periodo gennaio-maggio le immatricolazioni sono in calo del 38,9% sul gennaio-maggio 2019. Sempre nei primi cinque mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si registrano cali del 43,3% in Spagna, del 35,8% in Francia e del 33,5% in Germania. In nessun paese si prevede una inversione di tendenza.

Data questa situazione, sarebbe molto opportuno che le autorità di Bruxelles, così attente alla mobilità del futuro oltre che all’ambiente, adottassero o suggerissero agli Stati membri provvedimenti per rilanciare oggi il mercato dell’auto che è al collasso e che vede già volumi di immatricolazioni che in tutta l’area sono insufficienti per garantire la normale sostituzione dei veicoli giunti a fine vita e ciò con grave pregiudizio per l’ambiente e per la sicurezza della circolazione.