UE e auto: nel 2024 si vota, ambientalismo “alla Greta” all’angolo?

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

(da “il Giornale” del 30/6/2022)

I ministri dell’ambiente dell’Ue hanno fatto fare un altro passo avanti alla proposta della Commissione di fermare nel 2035 la vendita delle auto termiche, ma hanno rimarcato la spaccatura già emersa nel Parlamento e, soprattutto, si sono riservati una revisione del percorso nel 2026. Formalmente, per verificare che l’installazione delle colonnine di ricarica proceda. Nella sostanza, per avere l’occasione di tornare sulla materia. Infrastrutture a parte, saranno comunque i consumatori a dire l’ultima parola.

 

Proprio per aggirare quel mercato che dovrebbe tutelare, la Commissione – su input di Transport & Environment, lobby anti-auto – decise un anno fa di imporre lo stop alle auto termiche, avendo capito che i cittadini non passavano da soli all’auto a pile. Secondo AutoScout24, 7 automobilisti su 10 sono contrari allo stop. Se dovessero continuare a scegliere massicciamente auto termiche (95% delle immatricolazioni) diventerebbe complicato insistere.

I governi nazionali sono molto sensibili agli elettori e sentono che il vento è cambiato. Nel 2024 si vota e le urne potrebbero esprimere un Parlamento e una Commissione che mettano da parte l’ambientalismo «alla Greta» per affrontare le questioni reali che stanno mordendo i cittadini: dal caro-energia al rischio di una guerra non per procura con chi è più incline a usare le armi che le sanzioni. Infatti, gli ambientalisti, che sono i più svegli, hanno subodorato che fino al 2035 troppe cose potrebbero cambiare e allora hanno suggerito di anticipare lo stop al 2028. Per il pianeta? No, per una moda.

Sia chiaro una volta e per tutte che l’ambiente non trarrebbe alcun beneficio. Si legge sul sito del Parlamento Ue: «Il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni totali di CO2 in Europa, di cui il 72% viene dal solo trasporto stradale» e le auto «sono tra i mezzi più inquinanti, considerato che generano il 60,7%». Il Parlamento sorvola, ma l’European Environment Agency, organo della Ue, riporta che nel 2019 il trasporto in Europa ha emesso 0,825 gt (miliardi di tonnellate) di CO2, il cui 60,7% delle auto sarebbe 0,501 gt. Poco? Tanto?

 

L’Aie riporta che nello stesso anno le emissioni prodotte da attività umane sono state circa 50 gt. Quindi le auto circolanti in Europa producono l’1% delle emissioni globali. Emissioni che oggi aumentano di oltre 1 punto ogni tre anni, a causa soprattutto a Cina e India. Così nei prossimi tre anni sarà vanificato il beneficio che noi europei impiegheremmo oltre 30 anni a conseguire, distruggendo la nostra industria automobilistica, eccellenza mondiale che dà lavoro a 3,2 milioni di addetti diretti più l’indotto.

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