
I “grandi” strateghi di Bruxelles hanno deciso di limare, seppur di poco, i dazi applicati lo scorso 4 luglio sulle auto elettriche prodotte in Cina e importate in Europa. Di mezzo ci vanno anche l’americana Tesla, visto che ha un impianto dalle parti di Shanghai, e i modelli delle joint-venture tra un costruttore occidentale e un gruppo cinese.
Peccato, però, che a Pechino e dintorni non siano stupidi e, seppur protestando vivamente per il provvedimento sul quale dovrà essere presa una decisione non oltre il 30 ottobre, continuano imperterriti l’offensiva nel Vecchio continente con modelli dotati di moderne motorizzazioni endotermiche. I prezzi sono competitivi, ma anche la qualità è buona e il design che rispecchia i gusti dell’automobilista europeo.
Ma ecco nel dettaglio la nuova formulazione dei dazi. Bruxelles e il Governo cinese avranno tempo fino al 30 agosto per trovare un punto d’incontro. Alle aliquote indicate, si deve aggiungere la tassa del 10% già in essere: BYD: 17% (-0,4% rispetto a quanto deliberato il 4 luglio scorso), Geely: 19% (-0,9%), SAIC: 36,3% (-1,3%). Altri che hanno collaborato con la UE fornendo informazioni: 21,3% (+0,5%), altri che non hanno collaborato: 36,3% (-1,3%). Per Tesla, dazio compensativo del 9% (19%) sulle vetture importate in Europa da sotto la Grande Muraglia.
Dimenticavo: i dazi, se confermati il prossimo 30 ottobre, daranno anche un forte impulso ai big cinesi per quanto riguarda loro insediamenti produttivi in Europa, in questo caso con benefici per l’economia, lo sviluppo dei territori e l’occupazione.
Non è da sottovalutare, comunque, la minaccia che arriva direttamente da Pechino dopo il via ai nuovi dazi, anche se ridotti. La Cina avverte che si potrebbe arrivare a uno scontro commerciale con l’Ue che, a sua volta, contesta gli elevati sussidi che il Governo di Pechino eroga a favore dei costruttori di veicoli. Atto, questo, visto da Bruxelles come una vera e propria concorrenza sleale.

