«Ma chi ti ha dato la patente?». Una battuta pronunciata almeno una volta da quasi ogni automobilista potrebbe nascondere un fondo di verità. Se gli italiani già patentati dovessero affrontare nuovamente l’esame di teoria della patente B, soltanto l’8% riuscirebbe a superarlo rispettando gli stessi criteri adottati nella prova ufficiale. È il risultato più sorprendente dell’analisi realizzata da AutoScout24 ed Egaf Edizioni, con il supporto di CONFARCA e UNASCA, che ha coinvolto oltre 4.000 automobilisti in possesso della patente B da almeno cinque anni.
Un dato apparentemente impietoso, che va però interpretato correttamente: i partecipanti hanno risposto in media in maniera esatta a 15 domande su 20. Non siamo quindi davanti a milioni di automobilisti completamente all’oscuro del Codice della Strada. Il problema è piuttosto un altro: con il passare degli anni alcune nozioni vengono dimenticate, mentre regole e comportamenti evolvono e richiedono aggiornamento.
Come è stato realizzato il test sulla patente
La simulazione proposta da AutoScout24 è stata costruita utilizzando 20 domande selezionate tra i quiz convalidati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e impiegati negli esami. La prova ufficiale per la patente B comprende invece 30 quesiti e permette al candidato di commettere al massimo tre errori. Per rendere confrontabile la simulazione, è stata mantenuta la stessa proporzione: con 20 domande, per essere considerato promosso l’automobilista non doveva commettere più di due errori. Applicando questo criterio, soltanto l’8% degli oltre 4.000 partecipanti sarebbe riuscito a ottenere la promozione.
La media nazionale di 15 risposte corrette su 20 suggerisce però una lettura meno allarmistica. L’esperienza acquisita guidando non viene cancellata dal risultato di un quiz, ma conoscere perfettamente le regole resta una componente fondamentale della sicurezza stradale.
Segnaletica e situazioni stradali mettono in difficoltà i patentati
Tra gli argomenti che hanno generato più errori emergono la segnaletica stradale e la corretta interpretazione delle differenti situazioni che possono verificarsi sulla strada. È probabilmente qui che appare maggiormente la distanza tra esperienza quotidiana e preparazione teorica. Guidando per anni, infatti, molti comportamenti diventano automatici. L’automobilista riconosce una situazione e reagisce sulla base dell’esperienza accumulata, senza necessariamente ricordare la formulazione precisa della norma che la disciplina.
Il problema nasce quando un automatismo consolidato non coincide più perfettamente con la regola oppure quando il Codice della Strada viene modificato. Per questo rimettersi periodicamente alla prova può essere utile anche per chi guida da decenni: la patente certifica una preparazione in un determinato momento, ma la sicurezza richiede aggiornamento continuo.
Le regioni dove i patentati ottengono i risultati migliori
La simulazione evidenzia differenze significative anche a livello territoriale. Il Trentino-Alto Adige registra la percentuale maggiore di promossi, con il 12%. Seguono Abruzzo con l’11,9%, Umbria con l’11,7%, Toscana con l’11,2% e Basilicata con l’11,1%. All’estremo opposto della graduatoria troviamo la Calabria, con appena il 3,9% di promossi, e le Marche, ferme al 4,1%. Sardegna e Sicilia raggiungono entrambe il 5,3%.
Curiosamente, il Trentino-Alto Adige presenta contemporaneamente uno dei risultati migliori nella simulazione riservata ai patentati e il tasso più elevato di bocciature tra chi ha realmente affrontato l’esame teorico nel 2025.
All’esame vero quattro candidati su dieci vengono bocciati
Superare la teoria, del resto, non è scontato neppure quando ci si prepara appositamente. Nel 2025 sono state 919.868 le persone che hanno sostenuto l’esame teorico per conseguire la patente B. Il 39,7% delle prove non è stato superato. Il tasso più alto di bocciature è stato registrato in Trentino-Alto Adige, con il 43,7%. Liguria, Lazio e Molise raggiungono il 43,4%, mentre la Toscana si attesta al 43,1%.
Numeri che dimostrano quanto la preparazione richiesta per ottenere la patente sia tutt’altro che banale. Ma dopo aver superato la teoria arriva un’altra prova nella quale conoscenza delle regole, capacità di osservazione e controllo della vettura devono funzionare contemporaneamente: l’esame pratico di guida.
Incroci e rotonde sono tra gli ostacoli maggiori
La rilevazione effettuata tra le autoscuole associate a CONFARCA e UNASCA permette di individuare anche gli errori che più frequentemente compromettono la prova pratica. Al primo posto troviamo gli incroci, indicati dal 59% delle autoscuole intervistate Seguono, con il 48%, gli elementi e le caratteristiche stradali particolari. In questa categoria rientrano rotonde, passaggi a livello, fermate di autobus e tram, attraversamenti pedonali, gallerie, salite e discese.
Il parcheggio e l’uscita dallo spazio di sosta rappresentano una difficoltà significativa secondo il 41,4% delle autoscuole. Cambiamenti di direzione e corsia raggiungono invece il 31%, la stessa percentuale indicata per sorpassi e superamento degli ostacoli.
In città si sbaglia di più
Anche il luogo nel quale si svolge l’esame può cambiare sensibilmente il livello di difficoltà. Secondo il 72% delle autoscuole coinvolte, dimensioni della città, complessità della rete stradale e intensità del traffico incidono molto o abbastanza sul risultato della prova. Il dato più evidente riguarda però l’ambiente urbano. Ben il 93% delle autoscuole considera le strade cittadine, comprese le zone residenziali e quelle con limiti di 30 o 50 km/h, il contesto nel quale i candidati incontrano maggiori difficoltà oppure commettono più errori.
Non sorprende. In città bisogna gestire contemporaneamente segnaletica, pedoni, biciclette, mezzi pubblici, precedenze, incroci, parcheggi e continui cambiamenti delle condizioni del traffico. La velocità può essere inferiore rispetto a una strada extraurbana, ma la quantità di informazioni da elaborare può essere decisamente maggiore.
Ansia ed esaminatore possono condizionare la prova
Poi esiste una variabile impossibile da misurare con un semplice quiz: lo stress. Per l’86% delle autoscuole intervistate l’ansia del candidato incide sull’esame pratico. Ancora più alta, il 90%, è la quota che ritiene che l’atteggiamento dell’esaminatore possa influenzare il livello di tensione percepito durante la prova. L’esame di guida diventa quindi anche una verifica della capacità di mantenere lucidità sotto pressione.
Un candidato può conoscere perfettamente una precedenza e aver eseguito decine di volte una determinata manovra durante le lezioni, ma commettere un errore proprio perché si trova sotto osservazione.
Rifare il quiz dopo anni può essere utile a tutti
Quel sorprendente 8% di promossi non dovrebbe quindi trasformarsi nell’ennesima occasione per descrivere gli automobilisti italiani come incapaci. Il messaggio più utile è un altro. Guidare per molti anni permette di accumulare esperienza, capacità di prevedere determinate situazioni e una maggiore familiarità con il veicolo. Ma l’esperienza non sostituisce completamente la conoscenza delle norme.
Il Codice della Strada cambia, vengono introdotte nuove regole e anche la mobilità urbana si trasforma. Strade sulle quali oggi convivono automobili, biciclette, monopattini, pedoni e nuove forme di mobilità richiedono attenzione e aggiornamento anche dopo aver ottenuto la patente. Provare nuovamente qualche quiz dopo cinque, dieci o vent’anni può allora diventare qualcosa di più di un gioco. Può servire a individuare quelle regole che eravamo convinti di conoscere e che, magari, abbiamo semplicemente dimenticato. Perché la patente si consegue una volta. Saper guidare bene, invece, è un esercizio che dura tutta la vita.
Foto da ufficio stampa Autoscout24

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