I 174 anni della Polizia di Stato: ruolo fondamentale nella mobilità quotidiana

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità

di Toni Purcaro, pesidente di DEKRA Italia

 
Il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato rappresenta un momento importante per riconoscere il valore del lavoro quotidiano svolto dalle donne e dagli uomini della Polizia, e in particolare della Polizia Stradale, presidio imprescindibile per la sicurezza dei cittadini oltre che per il corretto funzionamento della mobilità nel nostro Paese.

La Polizia Stradale costituisce un punto di riferimento essenziale per la prevenzione, il controllo del territorio e la diffusione della cultura della sicurezza. Il suo lavoro contribuisce ogni giorno in modo concreto alla protezione degli utenti della strada e alla promozione di comportamenti responsabili. Ricorrenze come questa sono, quindi, un’opportunità per rinnovare l’attenzione collettiva su un tema che riguarda tutti

 
Per tale ragione desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Vittorio Pisani, per il lavoro quotidiano svolto da tutta la Polizia di Stato a garanzia della sicurezza del Paese, e ringraziare il Direttore del Servizio Polizia Stradale, Santo Puccia, per il suo continuo impegno, profuso per una mobilità sempre più attenta alla tutela della vita delle persone.
 

Toni Purcaro, Presidente e AD DEKRA Italia – Foto da ufficio stampa DEKRA

 

Italrent: Intergea entra nel noleggio a lungo termine

Italrent: Intergea entra nel noleggio a lungo termine

Il Gruppo Intergea amplia il proprio raggio d’azione e annuncia l’ingresso nel settore del noleggio a lungo termine con il lancio operativo di Italrent, società fondata a inizio 2025 con sede a Torino. Un passaggio strategico che conferma la volontà del gruppo di rafforzare la propria presenza nel mondo della mobilità, affiancando ai servizi tradizionali un’offerta sempre più integrata. Italrent si presenta come un operatore generalista e indipendente, non legato a specifici marchi automobilistici, con l’obiettivo di rivolgersi a una platea ampia che comprende aziende, PMI e clienti privati. Una scelta che punta a intercettare una domanda in evoluzione, sempre più orientata verso soluzioni flessibili e meno vincolanti rispetto alla proprietà dell’auto.

Alla guida del progetto c’è Lorenzo Sistino, amministratore delegato con una lunga esperienza nel settore automotive, affiancato da Alberto Di Tanno, presidente del Gruppo Intergea. Una combinazione di competenze industriali e visione strategica che mira a posizionare Italrent come nuovo punto di riferimento nel mercato.

 

Tecnologia e rapidità al centro del modello

Dopo una prima fase dedicata allo sviluppo tecnologico, Italrent è oggi pienamente operativa. Il progetto nasce infatti con un’impostazione fortemente orientata all’innovazione, con l’obiettivo di semplificare e velocizzare tutte le fasi del noleggio, dalla scelta del veicolo fino alla consegna. Come sottolineato dall’AD Lorenzo Sistino, «Italrent porta sul mercato un modello di noleggio semplice, realmente flessibile e orientato alle esigenze del cliente». Un approccio che si traduce in maggiore trasparenza, disponibilità immediata dei veicoli e tempi certi di consegna, elementi sempre più richiesti in un mercato competitivo. Tra i punti distintivi c’è l’impegno a consegnare il veicolo entro 20 giorni, con penali a carico della società in caso di ritardi. Una promessa forte, che evidenzia la volontà di costruire un rapporto di fiducia con il cliente.

 

La forza della rete Intergea

Uno dei principali vantaggi competitivi di Italrent è rappresentato dalla sinergia con la rete del Gruppo Intergea. La disponibilità di migliaia di veicoli, anche in pronta consegna, si combina con una struttura post-vendita capillare su tutto il territorio nazionale. La rete conta oltre 1.000 officine e circa 2.000 centri specializzati nel servizio pneumatici, garantendo un livello di assistenza elevato e diffuso. A questo si aggiungono servizi come la consegna a domicilio e il soccorso stradale attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in tutta Europa. Questa infrastruttura rappresenta un elemento chiave per sostenere la crescita della nuova società, offrendo un’esperienza completa che va oltre il semplice noleggio del veicolo.

 

Flexy Rent e la nuova idea di flessibilità

Tra le novità più interessanti introdotte da Italrent c’è Flexy Rent, una formula pensata per rispondere alle esigenze di flessibilità dei clienti. Il servizio consente di restituire il veicolo fino a tre mesi prima della scadenza contrattuale senza penali oppure di estendere il noleggio per ulteriori sei mesi, mantenendo invariato il canone. Si tratta di una proposta che riflette un cambiamento più ampio nel modo di vivere la mobilità. Sempre più utenti, infatti, cercano soluzioni adattabili nel tempo, capaci di seguire le esigenze personali e professionali senza vincoli rigidi.

 

Una strategia di crescita nel segno della mobilità

Il lancio di Italrent si inserisce in una strategia più ampia del Gruppo Intergea, orientata alla diversificazione e allo sviluppo di nuovi servizi. Come sottolineato dal presidente Alberto Di Tanno, l’obiettivo è creare un operatore indipendente, capace di dialogare con il mercato in modo aperto e competitivo. La direzione è chiara: costruire un ecosistema di mobilità in cui il cliente sia al centro, con soluzioni che integrano vendita, assistenza e noleggio. In un contesto in cui il settore automotive è chiamato a evolversi rapidamente, iniziative come questa dimostrano come anche i grandi gruppi italiani stiano cercando di anticipare i cambiamenti, piuttosto che subirli.

 


Foto: Lorenzo Sistino da ufficio stampa Intergea

L’auto europea pesa solo per l’1% delle emissioni mondiali di CO2: eppure…

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata

di Salvatore Saladino, country manager di Dataforce Italia

L’argomento delle multe che verranno calcolate per il triennio 2025-2027 merita un approfondimento a parte. È imbarazzante come ancora queste sanzioni restino sospese, pronte a essere applicate agli OEM per fargli pagare il conto di un divario che non dipende solo dall’industria, ma anche da un mercato e da consumatori che non stanno tenendo il passo con gli obiettivi imposti dall’Europa.

L’assurda complessità di calcolo, un mercato dei crediti di CO2 che finisce per penalizzare proprio l’industria europea, la necessità di sviluppare prodotti specifici per l’Europa e diversi per il resto del mondo, i componenti essenziali tutti in mano a filiere strategiche esterne: tutti questi elementi delineano un quadro estremamente critico.

E tutto per correggere l’1% di emissioni di CO2 mondiali: perché l’auto europea pesa solo l’1% delle emissioni mondiali! Anche azzerandole, l’impatto sul clima sarebbe marginale, mentre il costo è interamente sostenuto dall’industria europea e dai consumatori. Nell’approfondimento dedicato alle multe Cafe presenteremo dati concreti, con l’auspicio che queste sanzioni non debbano mai essere effettivamente applicate.

 


Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia – Foto da ufficio stampa Dataforce Italia 

Auto usate e incidenti: i modelli più a rischio in Italia

Auto usate e incidenti: i modelli più a rischio in Italia

L’acquisto di un’auto usata continua a rappresentare una scelta strategica per milioni di italiani, ma dietro il prezzo competitivo si nasconde spesso una variabile sottovalutata: la storia del veicolo. Secondo uno studio condotto da carVertical, nel 2025 circa la metà delle auto usate più ricercate in Europa presentava precedenti di incidenti. Un dato che impone una riflessione più ampia sul mercato e sulle sue dinamiche, senza demonizzare il settore ma evidenziandone le criticità.

 

Auto usate incidentate: perché i marchi premium sono più colpiti

Entrando nel dettaglio del mercato italiano, emergono dati interessanti. Le vetture più frequentemente coinvolte in sinistri appartengono principalmente alla fascia alta. In testa troviamo Porsche, con il 38,2% dei modelli analizzati che presenta almeno un danno registrato. Seguono BMW (35,3%), Smart (23,9%), Mini (20,6%) e Audi (15,5%).

Il dato può sorprendere solo in apparenza. Le auto premium, infatti, sono spesso più performanti, percorrono più chilometri e sono soggette a un utilizzo più intenso, anche su lunghe tratte o contesti urbani complessi. Inoltre, il loro valore elevato le rende più appetibili sul mercato dell’usato, alimentando un ciclo di rivendita che può includere anche vetture riparate dopo incidenti. Questo non significa che il segmento sia meno affidabile, ma evidenzia come sia necessario un approccio più consapevole da parte degli acquirenti.

 

Il costo dei danni e il peso delle riparazioni

Un altro elemento chiave riguarda il valore economico dei danni. Sempre secondo lo studio di carVertical, le Porsche registrano anche il costo medio di riparazione più elevato: circa 12.400 euro per veicolo, con una media di 2,2 sinistri per auto nei report storici. A seguire troviamo Jaguar (12.100 euro) e Toyota (11.600 euro). Si tratta di cifre che riflettono non solo il valore del veicolo, ma anche la complessità tecnologica delle componenti. All’opposto, marchi come Škoda, Mazda e Dacia registrano costi medi significativamente inferiori, a conferma di una diversa struttura di mercato e di un posizionamento più orientato alla praticità.

 

Mercato auto usate: rischio reale o percezione?

Uno dei passaggi più interessanti dello studio riguarda la percezione del rischio. In Italia, il 12,8% delle auto controllate presenta danni registrati, con un costo medio dei sinistri stimato in circa 7.500 euro. Tuttavia, è importante contestualizzare: un’auto può subire piccoli incidenti senza compromettere sicurezza e affidabilità. Il problema nasce quando le informazioni non vengono dichiarate o quando le riparazioni non sono eseguite a regola d’arte. In questo senso, il mercato dell’usato resta fondamentalmente sano, ma necessita di maggiore trasparenza e di strumenti di verifica più accessibili. Una quota significativa di veicoli, infatti, proviene dall’estero: auto incidentate, riparate e reimmesse sul mercato. Una pratica che, pur non essendo illegale, richiede controlli accurati.

 

Dati europei: una tendenza che va oltre l’Italia

Il fenomeno non è limitato al mercato italiano. A livello europeo, i marchi più frequentemente coinvolti in incidenti risultano ancora BMW (65,2%), Hyundai (59,3%) e Subaru (58%). Tra i modelli più colpiti spiccano la BMW Serie 7, l’Audi A8 e la BMW X6. Anche in questo caso si tratta di vetture di fascia alta, spesso utilizzate per lunghi viaggi o in contesti ad alto traffico.

 

Una riflessione per chi acquista

Il dato più importante che emerge da questa analisi non è tanto la percentuale di auto danneggiate, quanto il comportamento degli acquirenti. Spesso, nel tentativo di accedere a un modello superiore rispetto al proprio budget, si tende a trascurare controlli fondamentali. Eppure, acquistare un’auto usata non è necessariamente un rischio, se affrontato con gli strumenti giusti. Verificare la cronologia del veicolo, affidarsi a professionisti e richiedere controlli approfonditi in officina sono passaggi essenziali.

In un mercato sempre più dinamico, la trasparenza diventa un valore competitivo, non un ostacolo. E per il settore automotive, spesso messo sotto pressione da transizioni tecnologiche e normative, questo rappresenta un punto da cui ripartire. L’usato resta una risorsa fondamentale per la mobilità, ma richiede consapevolezza. Perché dietro ogni auto c’è una storia, e conoscerla può fare la differenza.

 


Foto da ufficio stampa CarVertical

Vendite di auto a marzo: effetto coda incentivi

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
 
In marzo sono state immatricolate in Italia 185.367 autovetture con una crescita rispetto allo stesso mese del 2025 del 7,6%, mentre nel primo trimestre dell’anno le immatricolazioni sono state 484.802 con una crescita sullo stesso periodo del 2025 del 9,2%. Questo risultato risente ancora degli incentivi per l’acquisto di vetture elettriche prenotati a partire dal 22 ottobre. Questi incentivi hanno influenzato positivamente le immatricolazioni in novembre quando la quota delle elettriche sulle immatricolazioni è salita al 12,2% contro il 5,2% dei primi dieci mesi dell’anno.
 
L’apporto degli incentivi ha influito anche sui risultati di dicembre che hanno visto la quota delle elettriche attestarsi attorno all’11% e un apporto positivo vi è stato anche nei primi mesi del 2026 in cui le quote dell’elettrico sulle immatricolazioni sono state del 6,6% in gennaio, del 7,9% in febbraio e dell’8,6% in marzo.
 
Come i dati citati mostrano, la spinta degli incentivi all’acquisto di auto elettriche sta ancora sostenendo il mercato dell’auto italiano, ma questa spinta si sta affievolendo e si può quindi ritenere che nei prossimi mesi vi sarà un rallentamento delle immatricolazioni, che sono tuttavia già su livelli molto depressi. Basti pensare che il risultato dei primi tre mesi, cioè le 484.802 immatricolazioni di cui abbiamo detto più sopra, rispetto ai livelli ante-pandemia, accusano ancora un calo del 9,9%.
 
Dato questo quadro, stupisce il fatto che nonostante il forte ridimensionamento rispetto ai livelli ante-crisi delle immatricolazioni negli ultimi anni, il parco circolante continua ad aumentare perché è fortemente cresciuto il numero di persone che quando devono cambiare la loro auto o devono acquistare la loro prima auto si rivolgono al mercato dell’usato prendendo in considerazione anche auto che prima della pandemia sarebbero state rottamate. La conseguenza è naturalmente un forte invecchiamento del parco circolante italiano con ripercussioni negative sull’inquinamento e sulla sicurezza della circolazione.
 
Le prospettive per l’immediato futuro non appaiono poi certo positive. Esaurita la spinta degli incentivi, di cui si è detto, che cosa sosterrà le vendite? Dall’inchiesta congiunturale mensile sul mercato dell’automobile condotta dal Centro Studi Promotor emerge infatti che il 51% dei concessionari dichiara un basso volume di raccolta ordini in marzo, mentre il 55% dichiara un basso livello di affluenza di visitatori nelle show room e soltanto il 10% ritiene possibile l’aumento delle vendite nei prossimi tre/quattro mesi, mentre il 56% ipotizza stabilità e il 34% prevede mercato in calo.
 
Proiettando poi i risultati del primo trimestre sull’intero 2026, tenendo conto della stagionalità delle vendite, si ottiene una previsione per quest’anno di 1.569.188 immatricolazioni. Non è certo un risultato positivo se si considera che le immatricolazioni sul mercato italiano nel 2019 avevano toccato quota 1.917.106.
 
 
Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor


Caro energia: l’UE vari un “Next Generation Bis”

Caro energia: l'UE vari un "Next Generation Bis"

L’appello arriva dalla CGIA: l’Unione Europea deve consentire – e coordinare – gli interventi degli Stati membri per mitigare i rincari di carburanti ed energia per tre ragioni fondamentali: stabilità macroeconomica, coesione sociale e funzionamento del mercato interno. In primo luogo, gli shock energetici rappresentano tipici traumi riconducibili all’offerta, con effetti molto regressivi. L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas si trasmette rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimentando inflazione da costi e comprimendo i redditi reali. In assenza di intervento, la politica monetaria restrittiva diventa l’unico strumento di risposta, con effetti recessivi sproporzionati.

Consentire agli Stati di sterilizzare questi rincari (tramite riduzioni fiscali, sussidi mirati o meccanismi di compensazione) aiuta a spezzare la trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda aggregata. In secondo luogo, vi è una questione di equità e stabilità sociale. L’energia è un bene essenziale e la sua incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio reddito.

Senza correttivi, si ampliano disuguaglianze e rischio di povertà energetica, con conseguenze anche politiche. Un intervento coordinato a livello UE evita risposte frammentate e disomogenee che potrebbero accentuare divergenze tra Paesi. Infine, il mercato interno richiede condizioni di concorrenza eque. Differenze marcate nei prezzi energetici, dovute a capacità fiscali nazionali divergenti, distorcono la competitività tra imprese europee. Una cornice europea che autorizzi e armonizzi interventi nazionali (anche tramite flessibilità sugli aiuti di Stato e regole fiscali) riduce tali distorsioni e preserva le condizioni di parità.

Gli interventi auspicati

Oltre a un provvedimento strutturale che, nell’arco di 5-7 anni, acceleri la transizione energetica riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, serve sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità, permettendo ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul rapporto deficit/Pil. Allo stesso tempo, come già avvenuto nel 2022-2023, Bruxelles dovrebbe autorizzare il taglio dell’Iva sulle bollette, introdurre un tetto al prezzo del gas per arginarne la volatilità e prevedere un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia che in questo momento stanno realizzando utili spaventosi.

Resta infine sul tavolo – ricorda la CGIA – una misura molto discussa ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre più necessario per ridurre l’esposizione del mercato a shock così violenti. Senza una “copertura” dell’UE, appare evidente che le misure di sterilizzazione degli aumenti dei prodotti energetici prese dai singoli Stati risultano essere poco incisive e del tutto insufficienti. 



 Il Diesel è cresciuto del 21%. Il Brent addirittura del 54%

Al netto del taglio delle accise approvato dal governo Meloni il 18 marzo scorso e prorogato sempre dal nostro esecutivo fino al prossimo 1 maggio, il prezzo medio del Diesel in modalità self in poco più di un mese di guerra in Medio Oriente è passato da 1,720 euro/litro a 2,084 (+21,2 per cento) e quello della benzina da 1,670 euro/litro a 1,758 (+5,3 per cento). L’impennata del prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione è stata trascinata dalla quotazione del Brent che sempre nello stesso periodo è “esplosa” addirittura del 54,1 per cento.



Rincari boom del gas (+60%)

Per quanto riguarda i prezzi di Borsa dell’energia elettrica e del gas, in questo mese di ostilità il primo è salito da 107,5 euro/MWh a 122,7 (+14,2 per cento) (vedi Tab. 3), il secondo da 32 euro/MWh a 51,2 (+60,2 per cento) . Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti. In particolare per le famiglie più fragili economicamente e per le imprese più energivore e gasivore.

 

Promemoria

“Next Generation” è il piano europeo da 750 miliardi di euro che si è posto l’obiettivo di rilanciare l’economia continentale dopo la pandemia da COVID-19, rendendola più green e digitale. L’Unione Europea ha stanziato queste risorse, di cui 191,5 miliardi di euro circa per l’Italia, grazie a sovvenzioni e prestiti dell’RRF (Recovery and Resilience Fund). Per finanziare il nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (ovvero lo strumento attuativo che entro questa estate deve “mettere a terra” i 191,5 miliardi circa messi a disposizione dall’UE), 68,9 miliardi di euro sono sovvenzioni a fondo perduto (grants) e 122,6 miliardi sono risorse ottenute tramite prestiti (loans).

 


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Rimborso degli incentivi inceppato: concessionari in forte difficoltà

L'ideologia "green" UE continua: pronti con l'ETS2

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

A marzo le immatricolazioni salgono sotto la spinta delle auto immatricolazioni dei dealer, in coincidenza della chiusura del primo trimestre dell’anno e dei bonus ad esso legati, determinanti per raggiungere quel minimo di risultato positivo di bilancio, oltre al contributo non trascurabile del giorno lavorativo in più rispetto allo scorso anno. Tendenza ancora positiva del canale privati, effetto senz’altro dovuto alle immatricolazioni delle (su strada ancora troppo poche) auto beneficiate dal bonus MASE.

 

Riguardo a questi incentivi non possiamo tacere che si tratti di un’operazione che continua a incepparsi nella fase decisiva dell’erogazione del sostegno da parte del Ministero dell’Ambiente, il cui blocco perdura già da oltre un mese. Dal momento che la misura prevede che l’incentivo sia erogato sotto forma di sconto sul prezzo d’acquisto, le concessionarie si devono far carico di anticipare alle case la differenza (il valore di ciascun voucher) di cui dovrebbero successivamente essere rimborsate.

In questa situazione, le concessionarie, si sono esposte oltre l’aggravio dei loro costi, finanziariamente e commercialmente per svariati milioni di euro, per saldare i costruttori, e si trovano nella paradossale difficoltà di spiegare al cliente, come mai non possono consegnargli l’auto che ha acquistato.

Federauto ha più volte sollecitato il Ministero dell’Ambiente, prima paventando il crearsi di tale situazione, poi per sollecitare un intervento urgente dello stesso ministro Gilberto Pichetto Fratin, affinché la presenza di una singola pratica non conforme non blocchi la prosecuzione dell’iter relativo a tutte le altre istanze a danno dei concessionari e con grande disagio per i clienti.

Un’occasione per discutere di una più puntuale ed efficace politica di incentivazione, come della necessità di una diversa e più equilibrata fiscalità sull’automotive, delle complessità nel processo di decarbonizzazione e di altri temi fortemente sensibili per il mercato del settore sarà comunque l’annuale convegno di Federauto che si svolgerà a Milano il prossimo 13 aprile, a partire dalle ore 14, nella sede dell’Automobile Club (ACI Milano), sul tema: «L’Automotive tra sfide nazionali e condizionamenti europei. La parola al mercato», con la partecipazione di autorità nazionali ed europee, esperti del settore e dirigenti delle principali case costruttrici di autoveicoli leggeri e pesanti.

 


Foto da ufficio stampa Federauto

#FORUMAutoMotive anno 11: “CityNews” presente

#FORUMAutoMotive anno 11: "CityNews" presente

Si è svolto a Milano l’evento dal titolo “Automotive 2026. La svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, promosso da #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione sui temi legati alla mobilità a motore ideato dal giornalista Pierluigi Bonora (nel video l’intervista realizzata da “CityNews”).

Al centro dell’iniziativa le criticità vissute dal mercato nazionale ed europeo delle quattro ruote, l’avanzata dei brand cinesi, l’impatto della crisi sull’occupazione e le ultime evoluzioni sul pacchetto auto della Commissione UE.

 


Intervista realizzata da “CityNews” durante #FORUMAutoMotive di Marzo 2026

Passione senza limiti: l’auto nel cinema italiano negli Anni ‘60

Passione senza limiti: l’auto nel cinema italiano negli Anni ‘60

Il Ruolo dell’Automobile nel cinema italiano degli anni Sessanta, è stato il tema del secondo incontro 2026 del Centro Culturale Franzoni Auto Divisione Classic di via Val del Caffaro 19 a Brescia. Grazie allo storico Marco Giambertone, è stata ripercorsa una parte di questo fenomeno. Ad accogliere gli ospiti una Rover Mini British Open, in onore del Film “Italian Job” ed in sala una Elite Vignale del 1956 su base Fiat 1100 103, vettura che, proprio questa, ha partecipato alle riprese del recente film di Michael Mann “Ferrari”.

 

 
La connotazione socio economica del personaggio
In quei tempi, l’automobile diventa protagonista nel cinema italiano, riflettendo lo spirito di trasformazione e crescita economica che caratterizza il periodo. Registi come Dino Risi, Michelangelo Antonioni e Federico Fellini utilizzano la macchina non solo come mezzo di trasporto, ma come simbolo di libertà, desiderio e status sociale.

Film iconici quali “Il sorpasso” (1962) di Dino Risi, con il quale Giambertone ha iniziato la sua esposizione, esaltano il viaggio on the road e la voglia di evasione, mostrando auto come la celebre Lancia Aurelia B24, vera e propria co-protagonista della pellicola. L’automobile diventa lo spazio in cui si sviluppano dialoghi, si creano tensioni e si rivelano le contraddizioni della società italiana, tra tradizione e modernità.

Sempre nel filone della commedia all’italiana dei primi anni Sessante è un altro famoso film “La voglia matta” sempre del 1962 con la regia di Luciano Salce. Il film di Salce ha diverse analogie con “il sorpasso” di Risi: entrambi sono dei road movie, si svolgono nell’arco di un fine settimana, sono girati d’estate sulle strade della costa tirrenica e hanno al centro della narrazione una vettura sportiva scoperta, in questo caso una diretta concorrente della Lancia Aurelia, un’Alfa Romeo 2000 spider, il cui proprietario è un quarantenne che entra casualmente in contatto con il mondo dei giovani.
 
Alla fine del film, ridotta quasi a un rottame, l’auto procede lentamente superata dalle Fiat 500 D e Fiat 1100 Export: è la metafora del protagonista, uscito a pezzi da un’esperienza in fondo drammatica, nella quale non solo ha dovuto accettare la sua distanza dai giovani, ma soprattutto la sua fragilità emotiva che, a dispetto del successo economico e sociale, lo ha portato a umiliarsi davanti a una adolescente al punto da chiederle in ginocchio di sposarlo.
 

Il ruolo dell’automobile di connotazione morale e culturale del personaggio
Ma l’Automobile può essere testimone non solo di crescita economico/sociale, ma anche culturale, dell’identificazione del personaggio con nuovi costumi, stili di vita, valori. Un esempio interessante di tale risvolto del ruolo connotativo dell’automobile è “La ragazza con la pistola” del 1968 con una grande Monica Vitti con la regia di Mario Monicelli. Il film racconta della storia di Assunta (Monica Vitti), una ragazza che vive in un paesino della provincia siciliana, oppressa da una cultura retriva e maschilista. Per inseguire un fedifrago (Carlo Giuffrè) si trova catapultata nella più moderna Londra in quel momento attraversata dal grande cambiamento legato al ‘68.
 
Il racconto, che si svolge tra la Sicilia e l’inghilterra, è costellato dalla presenza di automobili “significative”: dalla vecchia 508 Balilla (in Sicilia) alla Jaguar E type coupè, nel film a colori di colore giallo primerose, auto simbolo di successo in quel periodo. Una vecchia Bentley (marca preferita dall’aristocrazia inglese), è invece la vettura di Frank, un giovane lord che parrebbe
voler sposare la bella Assunta… 
 
Ma, l’incontro più importante, è quello con il dott. Osborne (Stanley Baker), l’uomo che aiuta Assunta a emanciparsi, ove molte scene sono girate con l’auto del professionista, una Rover 2000, classica berlina inglese di fascia medio alta, destinata a una clientela borghese agiata. In questa evoluzione sociale non può mancare l’acquisizione della patente, per Assunta, con l’acquisto di una, desiderata per le donne dell’epoca, Morris Mini Minor.
 

L’automobile centro della narrazione
Diversi sono i casi nel cinema internazionale, e in particolare in quello americano, di film che hanno posto l’automobile al centro della narrazione… Nel cinema italiano degli anni Sessanta, i film che hanno posto al centro della narrazione l’automobile non sono molti, ma tra questi un caso di “film di macchine” interessante è certamente quello di “Un colpo all’italiana” (The italian Job), del 1969 con la regia di Peter Collinson. Film di produzione anglo/italiana che racconta della rapina, da parte di un gruppo di ladri inglesi, di un carico di lingotti d’oro a Torino, corrispettivo del governo cinese alla Fiat per la costruzione di uno stabilimento nel Paese asiatico.


Tutta la storia è centrata sulle auto, che hanno un ruolo fondamentale nell’azione criminale. Il film inizia con una lunga sequenza stradale che mostra Roger Beckermann (Rossano Brazzi) alla guida di una Lamborghini Miura, sui tornanti del Gran San Bernardo. Il guidatore, nella trama, è il ladro che ha progettato il colpo, ma che al termine della sequenza muore per mano della “Mafia“, così è definita nel film. Il colpo viene eseguito da tre Mini Cooper dei colori della bandiera italiana: verde, bianco e rosso.

Ci sono riprese sulla pista del Lingotto e blocchi del traffico in città con una panoramica di vetture Fiat tipiche del periodo. Un film tutto auto e tensione che vede “Un colpo all’italiana” al primo posto tra i migliori inseguimenti della storia del cinema.

 

L’Automobile elemento attrazionale
Se vediamo una qualsiasi Aston Martin oggi, il primo pensiero va alla saga di James Bond, a cominciare dalla mitica Aston Martin DB5 di Agente 007 missione Goldfinger. Nei decenni successivi anche altri film richiameranno questo ruolo, come quelli della saga di “Ritorno al futuro” con la famosa DeLorean DMC 12 o la saga del Volkswagen Maggiolino “Herbie” dal 1969 con “Herbie, il Maggiolino tutto matto” di Robert Stevenson. Nel cinema italiano degli anni Sessanta questo ruolo dell’automobile è meno evidente, però è il caso di ricordare, e Giambertone li ha messi a confronto, una parodia nello stile della commedia all’italiana, realizzata dai registi Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi, nel 1965 con protagonista l’agente “007 e mezzo” interpretato da Lando Buzzanca. Se l’idea piace, consigliamo di vedere prima quello originale e poi “James Tont Operazione U.N.O”. Sicuramente una bella serata… Giambertone ha chiuso la sua ridotta (per esigenze di tempo) relazione con il tema: “L’Automobile specchio di degrado sociale”-


Dopo il ‘68 gli inizi degli anni ‘70 segnano l’inizio di una fase di “imbarbarimento” della vita sociale, in cui immoralità ed egoismo cominciano a farsi strada nella società italiana e in questo contesto anche l’automobile assume un ruolo. Un film interessante su questo tema, sempre della coppia Risi/Gassman, è “In nome del popolo italiano”. Dino Risi ha affermato che un filo legava il personaggio di Bruno Cortona de “Il sorpasso” con il Lorenzo Santenocito di “In nome del popolo italiano”.

Risi disse che Lorenzo Santenocito non era altro che l’evoluzione di Bruno Cortona in un individuo più consapevole di sè, delle proprie capacità di salire nella scala sociale, senza remore morali e di grande cinismo, prototipo di una certa classe imprenditoriale italiana che andò ad affermarsi a partire dagli anni del miracolo economico, fatta di palazzinari, faccendieri, operatori senza scrupoli. Anche qui la vista dei due film in sequenza è consigliata.

È stato un viaggio intenso e carico di automobili e di passione che il Centro Culturale Franzoni Auto Divisione Classic ha fatto vivere in prima persona grazie alla ricerca di Marco Giambertone, che è stato ringraziato con un lungo applauso.


Il prossimo evento si terrà il 9 maggio 2026 e sarà dedicato alla storia della Lancia Fulvia Sport Zagato Competizione. Le iscrizioni sono aperte inviando una mail a: divisioneclassic@franzoniauto.it.
 
 

Foto da Centro Culturale Franzoni Auto

 

Cupra Raval: la nuova elettrica urbana dall’anima ribelle

Cupra Raval: la nuova elettrica urbana dall’anima ribelle

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 
La Cupra Raval è stata ufficialmente svelata. Si tratta della nuova compatta elettrica che porta lo stile di Cupra, capace di distinguersi con un design audace e uno spirito rivoluzionario che ama sfidare le convenzioni, su una piccola per la città che vuole farsi spazio in segmento di mercato sempre più
agguerrito. Con un nome che richiama uno dei quartieri più vivaci di Barcellona, la vettura prende ispirazione proprio da lì, presentandosi con una combinazione tra carattere forte, stile fuori dagli schemi e una personalità che non passa inosservata.

Lunga poco più di 4 metri, la Cupra Raval è un’utilitaria di segmento B che si caratterizza per il design fatto di tratti spigolosi, forme scolpite e linee tese che esprimono dinamismo anche a vettura ferma. La nuova city car elettrica di Cupra ribadisce la sua volontà di distinguersi anche nell’abitacolo, dove giochi di luce proiettati sui pannelli porta creano effetti luminosi di grande impatto, mentre materiali e colori puntano su un’estetica moderna e ricercata.
 

Prezzi da 26.000 euro e autonomia fino a 450 km

Il debutto in concessionaria della Cupra Raval è previsto per giugno 2026, con un prezzo d’attacco di 26.000 euro. La gamma sarà interamente elettrica e articolata su quattro versioni. Si parte dalle motorizzazioni da 116 e 135 CV con batteria da 37 kWh e autonomia intorno ai 300 chilometri, fino ad arrivare alle varianti più performanti da 211 e 226 CV, abbinate e un pacco batteria da 52 kWh capace di garantire fino a 450 km di autonomia massima dichiarata nel ciclo WLTP. Per quanto riguarda la ricarica, la Raval con batteria più grande supporta fino a 105 kW di potenza in corrente continua, permettendo di passare dal 10 all’80% di carica in circa 30 minuti.
 

Nuovo pianale MEB+ e assetto tutto grinta

Sotto la carrozzeria debutta la nuova piattaforma MEB+, evoluzione dell’architettura elettrica del Gruppo Volkswagen dedicati ai modelli compatti. La configurazione meccanica della Cupra Raval prevede motore elettrico e trazione anteriore, puntando a differenziarsi in termini di messa a punto, con assetto ribassato, carreggiate allargate, sospensioni ribassate e ammortizzatori a controllo elettronico. Tutti questi elementi promettono maggiore agilità ed esperienza di guida più diretta e coinvolgente rispetto alle “cugine” Volkswagen ID.Polo e Skoda Epiq con le quali la Cupra Raval condivide le piattaforma.
 

Abitacolo distintivo e spazioso

Gli interni della Cupra Raval sorprendono per spazio e cura dei dettagli, garantendo una buona abitabilità anche per chi siede dietro, mentre i sedili, disponibili in tre varianti, si fanno apprezzare per il mix di comfort, sportività e ricercatezza dei materiali che li rivestono. La plancia della vettura è dominata da due schermi: il quadro strumenti digitale da 10,3 pollici con grafica personalizzabile e il sistema d’infotainment con display touch centrale da 13 pollici, con quest’ultimo che riprende la soluzione adottata dagli altri modelli Cupra, compresi i comandi touch sottostanti destinati alla gestione del climatizzatore bizona. La Raval si fa apprezzare anche per la versatilità e lo spazio fornito dal bagagliaio che garantisce una capacità minima di 441 litri con la possibilità di regolare su altezze diverse il piano di carico.
 
 

Foto (credit: Cupra)