L’auto in Italia: cinesi in accelerazione e quota del 13,2% a marzo

Immatricolazioni in Europa: cinesi sempre più presenti, elettriche ok (eccetto l'Italia)

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
A marzo il mercato italiano dell’auto registra il terzo mese consecutivo in crescita (+7,6%), complice un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese del 2025 (22 giorni contro 21). Anche il primo trimestre dell’anno chiude con una variazione positiva del 9,2%, oltre 40mila unità in più rispetto a gennaio-marzo 2025.

Di rilievo la crescita delle autovetture “Made in China” immatricolate in Italia che superano le 64mila unità nel trimestre, con una quota di mercato del 13,2%. Guardando alle alimentazioni, prosegue il buon andamento delle auto ricaricabili BEV (8,7% di quota nel mese), anche grazie alla coda degli incentivi, e PHEV (8,5%), che, nel complesso, rappresentano il 17,2% dell’immatricolato nel mese.

Bisogna, tuttavia, scongiurare il rischio di non raggiungere il target PNRR al 30 giugno dal momento che si sta creando un circolo vizioso di mancate immatricolazioni causate dall’eccessiva esposizione finanziaria dei concessionari. Auspichiamo che il MASE acceleri le pratiche di rimborso, così da dare certezza a concessionari e consumatori.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

PRA: operativo lo “Sportello Online”

PRA: operativo lo "Sportello Online"

Dallo scorso 1° aprile i servizi degli Uffici del Pubblico Registro Automobilistico sono accessibili attraverso “Sportello Online”, la nuova piattaforma digitale disponibile sul sito istituzionale dell’Automobile Club d’Italia, che diventa il canale ordinario di accesso per cittadini, avvocati e altri soggetti titolati. I cittadini potranno accedere al servizio autenticandosi in modo sicuro tramite SPID, CIE, CNS o EIDAS e selezionare direttamente la formalità di interesse. In base alla tipologia di pratica, la piattaforma consentirà di prenotare un appuntamento presso l’Ufficio PRA – nei casi in cui sia necessaria la presenza fisica – oppure – quando la pratica è gestibile da remoto – di scegliere tra l’appuntamento e l’invio diretto online della richiesta, con la documentazione allegata.

 

Il nuovo sistema nasce con l’obiettivo di semplificare e unificare le modalità di accesso ai servizi, superando il doppio binario finora rappresentato da Sportello Virtuale, utilizzato per l’invio delle pratiche da remoto, e PrenotACI, impiegato per prenotare gli appuntamenti presso gli sportelli fisici. Tra i principali vantaggi, maggiore trasparenza e più ampia autonomia nella prenotazione: il sistema renderà, infatti, visibili tutti gli slot disponibili per l’ufficio e per la data selezionati, consentendo all’utente di scegliere direttamente la fascia oraria preferita. Dopo la prenotazione, il cittadino potrà ricevere una conferma immediata via SMS o e-mail e, a ridosso dell’appuntamento, anche un promemoria automatico, se avrà indicato i propri recapiti.

 

Sportello Online punta, inoltre, a rendere più semplice la gestione delle pratiche a distanza. Il cittadino sarà guidato nell’inserimento di pochi dati essenziali e nel caricamento dei documenti necessari. Per ogni pratica, saranno disponibili schede di istruzioni dedicate, utili a predisporre correttamente la documentazione. Una volta inviata la richiesta, l’Ufficio PRA potrà prenderla in carico, chiedere eventuali integrazioni oppure, nei casi non ammissibili, rigettarla. Le comunicazioni sullo stato della pratica avverranno all’interno della procedura e, ove indicati, anche tramite SMS o posta elettronica.

 

Per i cittadini, il nuovo servizio significa dunque meno passaggi, maggiore chiarezza e un rapporto più diretto con l’amministrazione: un unico punto di accesso digitale, informazioni più ordinate, possibilità di seguire lo stato della pratica e maggiore flessibilità nella scelta dell’orario di sportello. In caso di accesso con SPID, qualora non vengano indicati recapiti ulteriori, le comunicazioni saranno inviate all’indirizzo e-mail associato all’identità digitale; negli altri casi sarà comunque possibile monitorare l’avanzamento della pratica direttamente in piattaforma.

 

Restano, al momento, esclusi dal nuovo sistema alcuni casi, che continueranno a essere gestiti con le modalità già in uso: tra questi, specifiche formalità trasmesse via PEC, alcune richieste provenienti da Pubbliche amministrazioni e Autorità giudiziarie o di pubblica sicurezza.

 


Foto da ufficio stampa ACI

Fiat Multipla: quell’auto proprio brutta, ma per questo super celebrata

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

di Mario Verna, manager automotive

 
Mi sembrava folle all’epoca, eppure fu uno dei primi esempi di marketing moderno. Parlare a pochi, quelli giusti. La campagna “Sarete belli voi / Cosa avete da guardare?” sulla Fiat Multipla è stato un piccolo capolavoro di auto–ironia e posizionamento radicale. “Sarete belli voi”. Alla fine degli anni ’90 Fiat decise di lanciare una delle auto più discusse di sempre: la Multipla. Non puntò sulla bellezza, nessuna performance da sogno, zero status

Rivendica, con una brutalità quasi tenera, il diritto di essere diversa: “Non deve piacere a tutti”. Lo “smallest viable market” di Seth Godin. Quella campagna ribaltò il frame del mercato: invece di difendersi dall’accusa di “auto brutta”, la abbraccia e la usa come arma strategica. I claim “Sarete belli voi” e “Cosa avete da guardare?” trasformano il giudizio estetico in uno specchio per il pubblico: il vero oggetto dell’ironia non è la macchina, ma lo sguardo uniforme di chi pretende che tutto sia uguale, levigato, approvato dalla maggioranza.

La Multipla portò in strada un’idea quasi scandalosa per l’epoca: l’auto come “monolocale in movimento”, 6 posti veri in meno di 4 metri, spazio, visibilità, funzionalità radicale. In un mondo che misura il valore sul design “instagrammabile”, questa campagna ricorda che esiste un’altra forma di bellezza: quella delle soluzioni intelligenti, delle scelte coraggiose, dei prodotti che dividono invece di piacere a tutti. 

Per chi si occupa oggi di branding e prodotto, la lezione è attuale: se sei davvero diverso, non puoi comunicare come gli altri; dichiarare con onestà ciò che gli altri criticherebbero può diventare il tuo vantaggio competitivo; l’identità di marca non nasce dal consenso universale, ma dalla coerenza tra ciò che progetti e ciò che racconti.

A distanza di anni, la Multipla resta un caso studio: derisa nelle classifiche delle “50 auto peggiori di sempre”, ma celebrata da designer, musei e appassionati come esempio di coraggio industriale.
Forse la vera domanda, guardando quella pubblicità, oggi è: quante aziende (e persone) hanno ancora il coraggio di dire “Non dobbiamo piacere a tutti”?

 
 

Foto da archivio Mario Verna

“Quattroruote” e i bimbi in auto: troppi errori, pochi controlli

"Quattroruote" e i bimbi in auto: troppi errori, pochi controlli

A 50 km/h, in caso di impatto contro un ostacolo rigido, il corpo di un bambino arriva a “pesare” fino a 28 volte il proprio peso reale. Per un piccolo di 20 kg significa l’equivalente di 560 kg. Un’energia paragonabile a una caduta da circa 10 metri di altezza. A spiegarlo è “Quattroruote” che torna sul tema della sicurezza in auto dei più piccoli ricordando come l’uso corretto di cinture e seggiolini omologati sia un presidio vitale capace non solo di evitare l’urto contro plancia e parabrezza ma di dissipare gradualmente l’energia cinetica, riducendo drasticamente le conseguenze dell’impatto. 

Proprio alla luce di questo dato, i risultati raccolti sempre da Quattroruote in un test a campione sulle modalità di trasporto dei bambini a bordo dell’auto effettuato su Milano e Roma assumono un peso ancora più grave: a Milano, su 120 auto controllate nei pressi di scuole primarie, 50 sono risultate non conformi alla legge, un’incidenza di oltre il 41%. A Roma, su 165 veicoli osservati, le irregolarità sono state 97, pari al 58,8%.

L’indagine pubblicata sul numero di marzo di “Quattroruote” accende i riflettori su una pratica tanto diffusa quanto pericolosa: il trasporto irregolare dei bambini in auto. In numerosi casi i piccoli osservati dalla redazione di “Quattroruote” viaggiavano senza seggiolino o rialzo con schienale, talvolta assicurati solo con la cintura, in altri addirittura liberi nell’abitacolo o in braccio a un adulto. 

Contestualmente emerge la carenza di controlli mirati e sistematici, ad esempio davanti agli istituti scolastici. In uno dei sopralluoghi a Milano, alla domanda sulla frequenza delle verifiche specifiche sull’uso dei sistemi di ritenuta, la Polizia locale ha ammesso di non prevedere un servizio dedicato. Sempre a Milano, seppur nei giorni delle Olimpiadi, la redazione ha simulato di viaggiare con un neonato in braccio – test del bambolotto – e tranne in un caso, le forze dell’ordine incrociate lungo il percorso non sono intervenute.

Da sempre impegnato sul fronte della sicurezza stradale, “Quattroruote” invoca una presa di responsabilità sinergica che coinvolga amministrazioni comunali, istituti scolastici, forze dell’ordine e Governo, anche valutando un inasprimento delle sanzioni nel nuovo Codice della strada per chi non mette in sicurezza i bambini. Un passaggio necessario per avvicinare l’obiettivo europeo di azzerare le vittime della strada entro il 2050, con il traguardo intermedio del dimezzamento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019. 

Questo in ragione anche delle evidenze mediche, assolutamente chiare: all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il più grande centro europeo di ricerca pediatrica, viene evidenziato infatti come il 52% dei traumi spinali pediatrici sia causato da incidenti stradali. E dei dati nazionali, che pur segnando un miglioramento rispetto al passato, restano allarmanti: secondo l’ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), nel 2024 le vittime della strada tra 0 e 13 anni sono state 34, di cui 20 a bordo di autovetture. A questi si aggiungono i 9.799 feriti tra 0 e 14 anni rilevati dall’Istat.

 


Foto da ufficio stampa Quattroruote

#FORUMAutoMotive anno 11: Pierluigi Bonora (#FORUMAutoMotive)

#FORUMAutoMotive anno 11: Pierluigi Bonora (#FORUMAutoMotive)

Dalla crisi dell’industria europea alla proposta choc di una “marcia su Bruxelles”: il settore automotive vive un momento critico tra fabbriche che chiudono, concorrenza cinese e scelte politiche contestate.

Tra sicurezza, tecnologia e perdita di identità, emerge un quadro senza filtri. Intervista a Pierluigi Bonora, promotore di FORUMAutoMotive.

#FORUMAutoMotive anno 11: Mario Verna (manager automotive)

#FORUMAutoMotive anno 11: Mario Verna (manager automotive)

Tra transizione elettrica, concessionari in difficoltà e un mercato che non segue le previsioni, emerge una verità scomoda sull’automotive.

Servono meno regole e più realtà per evitare una crisi ancora più profonda.

Intervista a Mario Verna, General Manager di Queen Car Torino

E-bike: 8 italiani su 10 favorevoli a un sistema di identificazione

E-bike: 8 italiani su 10 favorevoli a un sistema di identificazione

Oltre 8 italiani su 10 si dichiarano favorevoli all’introduzione di un sistema di identificazione per le E-bike, che permetta di contrastare i furti e il mercato nero, facilitare il recupero dei mezzi rubati e garantire maggiore sicurezza e responsabilità sulla strada, rendendo più semplice identificare i veicoli coinvolti in incidenti o comportamenti irregolari.

 

È questo il quadro che emerge dalla ricerca nazionale “E-bike tra mobilità e sicurezza”, realizzata da Format Research, in collaborazione con UNASCA – Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistici e presentata alla Camera dei Deputati. La ricerca ha evidenziato come la mobilità elettrica leggera stia trasformando il modo di spostarsi nelle città italiane, ma la sua diffusione pone anche nuove sfide in termini di sicurezza, regole e convivenza tra gli utenti della strada.

 

All’iniziativa hanno partecipato l’on. Annarita Patriarca, della VIII Commissione Ambiente della Camera, l’on. Gaetana Russo, e l’on. Antonino Iaria della IX Commissione Trasporti: Stefano Riazzola, Capo Dipartimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi di Consulenza Automobilistica UNASCA; Alfredo Boenzi, Segretario Nazionale Autoscuole UNASCA; Maria Francesca Atzeni, Direttore di Ricerca di Format Research, e Luigi Menna, della FIAB-Federazione italiana Ambiente e Bicicletta.  

 

La diffusione 

L’indagine fotografa un fenomeno in forte crescita. Oggi una bicicletta su cinque vendute nel nostro Paese è elettrica: nel corso dell’ultimo decennio, infatti, la quota di mercato delle E-bike sul totale delle biciclette vendute in Italia è passata dal 3% nel 2014 al 20,2% nel 2024, segno di una diffusione sempre più ampia della mobilità elettrica leggera.

 

Parallelamente cresce anche l’utilizzo quotidiano di questi mezzi: circa un terzo degli italiani che guidano utilizza una E-bike, spesso con grande frequenza e non solo per il tempo libero. Nel 50% dei casi, infatti, il mezzo viene impiegato per attività lavorative, soprattutto nei grandi centri urbani, dove rappresenta una soluzione sempre più diffusa per gli spostamenti quotidiani.

 

Tra i principali punti di forza riconosciuti dagli utenti emergono il risparmio sui costi di carburante e manutenzione, l’ecologicità e la maggiore praticità negli spostamenti urbani. Tra le criticità, invece, vengono segnalati soprattutto il costo di acquisto dei mezzi e la carenza di infrastrutture ciclabili adeguate, elementi che secondo molti intervistati rappresentano un limite alla piena diffusione della mobilità elettrica leggera. Per questo, vengono indicate come soluzioni l’introduzione di politiche pubbliche di incentivazione all’acquisto e lo sviluppo di piste ciclabili. 

 

Secondo il Codice della Strada, una E-bike è considerata un velocipede, alla stregua di una bici normale, se ha potenza massima pari o inferiore a 250W, il motore assiste la pedalata, interrompendosi a 25km/h o quando si smette di pedalare e non dispone di acceleratore che la renda utilizzabile senza pedalare. L’E-bike è considerata, invece, un ciclomotore se la sua potenza è oltre 250W, la velocità è superiore ai 25km/h e può muoversi senza pedalare. Secondo il Codice, i ciclomotori devono essere omologati, immatricolati, assicurati e guidati con casco e patente. 

 

La sicurezza

Sul fronte della sicurezza, la ricerca evidenzia un quadro articolato. Da un lato, il 79% degli utilizzatori di E-bike dichiara di sentirsi sicuro quando guida ma, dall’altro lato, il 16,3% degli intervistati racconta di essere stato coinvolto in un incidente che ha implicato una E-bike, con cause spesso legate alle condizioni delle strade o alla congestione del traffico.

 

Un tema particolarmente rilevante riguarda inoltre la percezione della diffusione di E-bike modificate o “truccate”, con alterazioni che aumentano velocità o potenza del motore, trasformandole in veri e propri ciclomotori. Secondo la ricerca, circa il 60% degli intervistati ritiene che questa pratica sia diffusa, un fenomeno che rischia di generare problemi di sicurezza, trasformando di fatto una bicicletta a pedalata assistita in un veicolo assimilabile a un ciclomotore. Accanto alla sicurezza emerge anche il tema dei furti: il 16,5% degli intervistati ha subito direttamente o conosce qualcuno che ha subito il furto di una E-bike, e la maggior parte ha avuto difficoltà nel ritrovare il mezzo rubato.

 

Il sistema di identificazione

La ricerca evidenzia come gli utenti siano generalmente consapevoli delle regole che disciplinano l’utilizzo di questi mezzi: l’87% dei rispondenti dichiara infatti di essere a conoscenza della conformità della propria E-bike alle normative italiane ed europee, spesso garantita direttamente dal venditore al momento dell’acquisto. In questo contesto, l’indagine riporta una forte apertura dell’opinione pubblica verso strumenti di maggiore tracciabilità e responsabilizzazione: l’84% degli italianisi dichiara favorevole all’introduzione di un sistema di identificazione per le E-bike, in particolare per quelle con potenza superiore a 250W, velocità superiore a 25km/h e senza pedalata e con acceleratore indipendente.

 

Regole più chiare e maggiori strumenti di controllopermetterebbero di avere più sicurezza e legalità, contrastando furti, mercato nero e modifica delle E-bike per aumentare la velocità, agevolerebbero il recupero delle bici rubate, la gestione degli incidenti, l’identificazione e la sanzione dei comportamenti scorretti. Accanto a questo ampio consenso emerge tuttavia anche una quota di intervistati contrari, pari al 15,6% del campione, tra i quali prevalgono gli utilizzatori abituali di E-bike, che riportano perplessità come il timore maggiore burocrazia e costi aggiuntivi, che andrebbero a disincentivare soprattutto le fasce più deboli della popolazione.  

 

“La crescita della mobilità elettrica leggera rappresenta una grande opportunità per rendere gli spostamenti urbani più sostenibili ed efficienti, contribuendo in modo concreto alla riduzione delle emissioni e del traffico delle nostre città. Questa trasformazione richiede tuttavia un quadro normativo chiaro e adeguato a un fenomeno che sta vedendo una forte crescita. Servono strumenti semplici e proporzionati, così come un sistema di controlli efficace, che si potrebbero inserire nel Codice della Strada, per consentire di distinguere i mezzi conformi da quelli modificati, contrastare i furti e garantire maggiore sicurezza per tutti gli utenti della strada. L’indagine presentata oggi evidenzia la diffusione delle E-bike e la crescita sempre più forte di una cultura favorevole alla mobilità sostenibile. Al tempo stesso, emerge come la quasi totalità degli utenti chieda ’introduzione di un sistema di regole chiare per l’identificazione delle E-bike, a dimostrazione del fatto che innovazione e sostenibilità devono procedere insieme a responsabilità e chiarezza normativa”, ha dichiarato Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi di Consulenza Automobilistica UNASCA.

 


Foto Foto di G-FORCE Bike FdFJELDlUjw-unsplash – da ufficio stampa

#FORUMAutoMotive anno 11: Chris Bangle (designer)

#FORUMAutoMotive anno 11: Chris Bangle (designer)

Tra incertezza del mercato, rivoluzione elettrica e nuove libertà creative, il design automobilistico è a un punto di svolta. Dagli interni sempre più centrali al rapporto tra passato e futuro, emerge una visione chiara: innovare è possibile, ma serve il contesto giusto.

Intervista a Chris Bangle, Managing Director Chris Bangle Associates.

 

#FORUMAutoMotive anno 11: Fausto Capelli (ingegnere e giornalista)

#FORUMAutoMotive anno 11: Fausto Capelli (ingegnere e giornalista)

Dalla passione dei giovani per l’auto alla crescente omologazione delle linee: tra normative stringenti e intelligenza artificiale, il design automobilistico rischia di perdere originalità.

Ma il ruolo del designer resta decisivo per creare modelli davvero distintivi e sostenibili.

Intervista a Fausto Capelli, Ingegnere e giornalista.

Maserati: un Tridente poco in forma…

Maserati: un Tridente poco in forma...

di Giuseppe Nanula, imprenditore nel’aftermarker e amministratore della pagina “Blog del ricambista”

 
Negli ultimi mesi ho notato che si parla molto di Maserati, sia del suo presente disastroso a livello di vendite e margini, sia del futuro, incerto, con l’ombra della cessione dietro l’angolo. Tralasciando momentaneamente i motivi che tutti conosciamo, a partire dai modelli più recenti come la Grecale o Granturismo, aventi uno stile un po’ troppo soft per i soliti canoni del Tridente, fino alla confusione su possibili sinergie con Alfa Romeo e la creazione del fantomatico Polo del Lusso, approfondirei l’aspetto legato alla situazione del post-vendita.

Questo forse a molti potrebbe sembrare un qualcosa di poco rilevante per un marchio come quello modenese, ma oggi gioca un ruolo vitale e lo farà ancora di più in futuro: basti vedere BYD (ok, è tutto un altro mondo, ma rende l’idea) che in Italia sta creando un hub per soddisfare le richieste di concessionarie e ricambisti generici. L’obiettivo? Detto in termini terra terra: permettere agli installatori di riparare in breve tempo le automobili, cosa che oggi non succede per la manutenzione straordinaria di una buona parte dei quelle importate dal Sol Levante, a partire dalle diffuse DR.

Tornando a Maserati, vi spiego cosa sta succedendo dalle mie parti, paradossalmente proprio per colpa delle auto più vendute della sua storia, ovvero Ghibli e Levante. Questi due modelli riuscitissimi sono ormai diffusi copiosamente anche nella mia zona e hanno rubato qualche cliente, in buona parte benestante o presunto tale, dal segmento alto della triade tedesca (Audi-Mercedes-Bmw) e da Porsche (ex possessori Cayenne e Panamera). Un fenomeno partito anche grazie alle quotazioni dell’usato non proprio usuali per un brand near-luxury come Maserati, sicuramente più alla portata del ceto medio-alto. Quindi con prezzi di poco superiori ad un’ Audi A6 o ad una BMW Serie 5 F10 di pari annata, l’imprenditore tal dei tali si è portato a casa una Ghibli. E qui cominciano i guai.

Il (poco capillare) post-vendita e l’assistenza del Tridente, abituati da tempo a ben altro target, non sono spesso in grado di soddisfare quel tipo di clientela “ricca ma non troppo” che viene da altri marchi. E qualora lo facciano, sbattono in faccia dei listini degni da auto di lusso, da segmento F in su, per intenderci più da auto di rappresentanza come Quattroporte. Ed è questo il punto; il cliente di una Ghibli non è quello di Quattroporte o di una Granturismo.

Lo stesso problema l’ho notato nel decennio passato con la gestione Jaguar della berlina XE, dove ho riscontrato più o meno le medesime mancanze. E, guarda caso, è stata evidente la fuga di quel tipo di clienti da questi marchi, che sono ri-approdati sui soliti lidi, un po’ meno luxury, ma più accoglienti. Un vero e proprio bagno di sangue. Sei riuscito ad entrare nel garage di quella clientela, abbassando l’entry level del tuo marchio? Devi anche formare una parte della rete per riuscire a gestirla e aprirti di più ai comuni mortali.


Non puoi più interagire con un tuo cliente solo tramite mail.
Non puoi più precludere ad un ricambista generico (pagando ovviamente) l’accesso al software per la ricerca dei ricambi, almeno per la fascia bassa della gamma. Non puoi più chiedere per le parti di ricambio le cifre folli che tutti conosciamo. Ti vuoi scontrare con la 530d? Nessuno dice di trasformarti in una ONLUS, ma se entri in un nuovo segmento e hai un buon seguito commerciale, devi adattarti a esso.

La speranza per un brand glorioso come Maserati, è che in Stellantis copino da Vag l’esemplare gestione di Porsche che, nonostante alcune parentele spinte con Audi, resta il riferimento assoluto per profondità di gamma e, appunto, articolazione del post-vendita.

 
 
Foto da archivio Giuseppe Nanula