Aixam Easy, la minicar d’ingresso cambia passo

Aixam Easy, la minicar d’ingresso cambia passo

La Aixam Easy è il nuovo tassello con cui il costruttore francese prova a rafforzare la propria presenza nel mondo delle minicar, un segmento che continua a parlare a famiglie, giovanissimi e utenti urbani in cerca di una mobilità semplice, compatta e meno impegnativa rispetto all’auto tradizionale. Con questa gamma, che prende il posto della precedente Minauto, il marchio sceglie una strada chiara: rendere l’accesso al proprio universo più moderno, più leggibile e soprattutto più vicino alle aspettative di chi, anche su un quadriciclo leggero, non vuole più rinunciare a un minimo di qualità percepita, praticità quotidiana e contenuti tecnologici.  

Il punto interessante, in controluce, è che Aixam non si limita a un semplice aggiornamento di nomenclatura. La Easy arriva con un’impostazione più coerente con il linguaggio dell’automobile vera e propria: frontale completamente ridisegnato, fari LED integrati a filo carrozzeria, cofano sollevabile per facilitare la manutenzione e un abitacolo ripensato per dare un’impressione meno spartana rispetto a quanto spesso si associa a questo tipo di veicoli. È un passaggio non banale, perché il mercato delle minicar negli ultimi anni è cresciuto anche sul piano delle aspettative: chi compra non cerca solo un mezzo essenziale, ma un prodotto che sappia offrire comodità, riconoscibilità estetica e libertà di scelta. Le stesse minicar Aixam, secondo Auto.it, hanno registrato una crescita importante sia nelle versioni elettriche sia in quelle diesel, segnale di un interesse trasversale e non più confinato a una nicchia marginale.  

 

Nuova Aixam Easy: cosa cambia davvero

La vera novità della nuova Aixam Easy è proprio questa: l’entry level smette di essere sinonimo di rinuncia. I nuovi sedili monoscocca “Baquet” in TEP Nabuk, le tre bocchette d’aerazione, il grande deflettore sotto il parabrezza e il supporto centrale per smartphone provano a costruire un ambiente più curato e più facile da vivere nella routine urbana. Anche la personalizzazione entra in scena con le pellicole adesive “Aixam SKIN”, una soluzione che avvicina il quadriciclo a dinamiche tipiche del mercato automotive tradizionale, dove stile e identità contano quasi quanto la funzione.

È un segnale preciso: il costruttore francese ha capito che la minicar non è più soltanto un mezzo di necessità. Per molti è il primo veicolo, per altri una seconda soluzione da usare in città, per altri ancora una risposta concreta alle restrizioni, ai costi di gestione e al traffico. In questo scenario, proporre un prodotto più gradevole e meglio equipaggiato significa difendere un segmento che, pur rimanendo particolare, sta progressivamente guadagnando dignità industriale.

La gamma si articola in due allestimenti. Easy Access è la porta d’ingresso più essenziale, pensata per chi cerca praticità immediata e un prezzo più accessibile. Easy Chic, invece, alza il livello con cerchi in lega da 14 pollici, finiture interne in tinta carrozzeria, altoparlanti Bluetooth, ferma carico, terzo stop a LED, aletta parasole e maniglia lato passeggero. È una logica semplice ma efficace: una base per chi vuole il minimo indispensabile, una versione superiore per chi pretende qualcosa in più senza uscire dal perimetro della micro-mobilità.

Interessante anche la strategia sugli optional, che insiste sul comfort quotidiano. L’aria condizionata sulle elettriche e il sedile conducente riscaldato sulla Chic sono dettagli che, fino a pochi anni fa, sarebbero sembrati quasi fuori scala per una minicar. Oggi invece diventano argomenti commerciali veri, proprio perché il settore si sta spostando da una logica puramente utilitaria a una più evoluta. Non è soltanto una questione di dotazioni: è il segno di un mercato che sta maturando e che vuole essere trattato con la stessa serietà riservata alle categorie superiori.

 

Minicar elettrica o diesel, la doppia scelta resta centrale

Uno degli aspetti più rilevanti dell’operazione Easy è la libertà di motorizzazione. Aixam conferma infatti la possibilità di scegliere tra elettrico e termico, senza forzare il cliente verso una sola direzione. E in una fase in cui il dibattito sulla mobilità tende spesso a irrigidirsi in contrapposizioni troppo schematiche, questa impostazione appare concreta e persino intelligente.

Sul fronte elettrico, Easy viene proposta con batterie LFP da 5 kWh o 7,5 kWh, per un’autonomia dichiarata WMTC rispettivamente di 75 o 113 km. In dotazione c’è anche il selettore di marcia rotativo DNR, mentre tra gli optional spicca l’aria condizionata. Numeri che non trasformano la minicar in una piccola granturismo, naturalmente, ma che risultano coerenti con l’uso urbano e periurbano per cui questi veicoli sono concepiti. Auto.it, parlando della gamma elettrica Aixam, ha già evidenziato come il marchio abbia lavorato per posizionarsi in maniera credibile nel comparto dei quadricicli a zero emissioni, con autonomie adatte agli spostamenti quotidiani e tempi di ricarica compatibili con un impiego domestico.  

Dall’altra parte resta la proposta diesel Kubota Euro 5+, con consumo dichiarato di 4,3 litri per 100 km e serbatoio da 16 litri. Il dato forse più emblematico, anche dal punto di vista del messaggio industriale, è che Aixam continua a rivendicare il valore del termico in un segmento dove semplicità d’uso, autonomia e immediatezza di rifornimento restano fattori decisivi per una parte della clientela. 

Qui emerge una riflessione più ampia che riguarda tutto il comparto. Nel racconto pubblico dell’automotive si tende spesso a considerare superato tutto ciò che non sia elettrico. Ma nel mondo reale la domanda è più sfumata. Esistono territori, esigenze d’uso, disponibilità economiche e abitudini diverse. Offrire più opzioni non significa frenare l’innovazione: significa riconoscere che la transizione ha bisogno di gradualità e di prodotti coerenti con la vita concreta delle persone. In questo senso, la scelta di Aixam merita attenzione perché prova a tenere insieme innovazione e pragmatismo, senza ideologie e senza forzature.

 

Prezzo accessibile e formula flessibile

A rafforzare il posizionamento della nuova Aixam Easy c’è anche la parte commerciale. Il marchio accompagna il lancio con diverse formule finanziarie sviluppate insieme ad Agos: finanziamento classico, maxi-rata, formula con valore futuro garantito e noleggio a lungo termine. È un aspetto tutt’altro che secondario, perché il mercato delle minicar vive sempre più di accessibilità percepita. Non conta solo il listino d’attacco, ma la possibilità per famiglie e clienti di entrare nel prodotto con una rata sostenibile e con una certa elasticità sul medio periodo.

Ed è proprio qui che si misura la solidità del progetto. La nuova Easy non vuole essere soltanto una minicar più carina o meglio accessoriata: vuole diventare un prodotto d’ingresso pensato in modo più contemporaneo, sia sul piano del design sia su quello dell’esperienza d’acquisto. In fondo, l’operazione racconta un cambiamento più ampio: anche nei segmenti minori l’automotive sta imparando che l’utente non compra più solo un mezzo, ma un ecosistema fatto di utilizzo, immagine, tecnologie semplici e formule economiche flessibili.

Aixam Easy, la minicar d’ingresso cambia passo

Aixam, del resto, non parte da zero. Fondata in Francia nel 1983, la casa dichiara oltre 400.000 veicoli venduti dal 1983 a oggi e rivendica di essere stata la prima a proporre minicar completamente elettriche già dal 2008. Dal 2013 fa parte di Polaris Industries, gruppo internazionale specializzato nei powersports. Oggi dispone di tre stabilimenti in Francia e di una capacità produttiva potenziale che arriva fino a 30.000 veicoli. Sono numeri che spiegano perché il marchio possa permettersi di investire anche sull’evoluzione dell’entry level: dietro la Easy non c’è un semplice maquillage, ma una strategia industriale precisa.  

In definitiva, la nuova Easy prova a fare una cosa semplice ma importante: prendere sul serio il segmento delle minicar. E in un mercato che spesso oscilla tra estremi opposti – da una parte la mobilità ultra-premium e iperconnessa, dall’altra il mezzo minimale ridotto all’osso – questa potrebbe essere la sua forza migliore. Non promette rivoluzioni impossibili, ma un equilibrio concreto tra comfort, tecnologia e libertà di scelta. Per una mobilità urbana che chiede soluzioni realistiche, non è poco.

 


Foto da ufficio stampa AIXAM

Stellantis: in Italia finalmente la produzione rivede il “più”

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli
di Mario Verna, manager automotive
 
Dopo mesi di numeri difficili, vedere un’inversione di tendenza è un fatto che merita attenzione. Non siamo ancora alla svolta definitiva, ma il messaggio è chiaro: qualcosa si sta muovendo. E nel mondo automotive, dove ogni punto percentuale conta, anche un rimbalzo come questo può diventare il primo passo di una fase nuova.

Certo, restano nodi importanti da sciogliere. Ma proprio per questo il dato è interessante: indica che il sistema produttivo italiano non è fermo, e che con i nuovi modelli e una strategia coerente si può ricostruire fiducia industriale. La vera sfida adesso è trasformare un segnale incoraggiante in continuità.


Perché la crescita vera non è solo un recupero nei numeri: è la capacità di dare stabilità, visione e prospettiva al Paese industriale. Anche perché il consumo è collegato alla capacità di produrre e ridistribuire ricchezza, a sviluppo e opportunità, a sicurezza e prospettiva: in questo senso, qualsiasi segno “più” è ossigeno per tutti.

L’UE e l’ideologia: quando la realtà presenta il conto

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
L’Europa continua a muoversi come se la realtà potesse essere piegata ai documenti, ai divieti e alle dichiarazioni di principio. Ma la realtà non si lascia governare dall’ideologia. Presenta il conto. Mentre figure competenti e autorevoli, come Claudio Descalzi, richiamano l’attenzione sulla necessità di rivedere scelte sbagliate e sull’esistenza di rischi concreti per gli approvvigionamenti energetici, il quadro geopolitico globale si fa ogni giorno più instabile.

In queste ore emerge un dato che dovrebbe imporre prudenza, serietà e realismo a tutta la comunità europea. Il governo di Giorgia Meloni si sta preparando anche a uno scenario di possibile emergenza legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Le misure di cui si discute comprendono targhe alterne, riduzione di un grado dei condizionatori, smart working nel pubblico e taglio dell’illuminazione pubblica. Ma è bene dirlo con precisione. Si tratta di ipotesi allo studio, non di misure varate.

Anche le parole del ministro Guido Crosetto meritano attenzione. Alla domanda sul rischio che nel giro di un mese possa bloccarsi il sistema, ha risposto che è ciò che si teme, non tutto ma molto. Una frase che va letta nel suo contesto reale, perché non descrive un piano di razionamento già pronto, ma segnala con chiarezza il livello della preoccupazione istituzionale di fronte a una crisi geopolitica che può colpire energia, mobilità, industria e vita quotidiana.

In uno scenario del genere, l’autotrasporto rischia di non avere più margini reali di tenuta. Per migliaia di piccole e medie imprese del settore, già schiacciate da costi, incertezza e assenza di protezione strutturale, andare avanti potrebbe diventare semplicemente impossibile. E il punto più grave è proprio questo. Se la crisi energetica entra davvero nel vivo, non ci fermeremo per scelta strategica ma per disperazione economica.

Ed è proprio qui che si vede il limite dell’impostazione europea degli ultimi anni. Si è pensato di poter sostituire la strategia con la postura morale, la politica industriale con la regolazione, il pragmatismo con la propaganda. Oggi quel modello mostra tutta la sua fragilità. L’Europa deve uscire dalle posizioni sbagliate assunte finora. Deve ascoltare chi conosce davvero il mondo dell’energia, delle filiere, della manifattura, della logistica e della produzione. Descalzi lo dice con chiarezza, ma non è il solo. Da tempo molte voci competenti stanno avvertendo che senza sicurezza energetica non esistono sostenibilità, autonomia strategica e competitività.

Serve lucidità. Serve una politica europea capace di difendere imprese, lavoro e coesione sociale. Perché senza energia disponibile, sicura e a costi sostenibili non si costruisce il futuro. Si prepara il declino.

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

TG2 Motori del 19 aprile: servizio e interviste su #FORUMAutoMotive anno 11

TG2 Motori del 20 aprile: servizio e interviste su #FORUMAutoMotive anno 11

Domenica 19 aprile a TG2 Motori, il programma RAI condotto da Maria Leitner, andrà in onda un servizio dedicato all’evento #FORUMAutoMotive svoltosi il 23 e 24 marzo scorsi a Milano.

Al microfono di Maria Leitner alcuni dei protagonisti dell’edizione di #FORUMAutoMotive, evento che ha appena tagliato l’undicesimo anno.

 

Foto da Maria Leitner

Danni gravi e perdita totale: cosa emerge dal mercato dell’usato

Danni gravi e perdita totale: cosa emerge dal mercato dell'usato

Incidenti gravi, riparazioni incomplete e passaggi di proprietà tra Paesi diversi possono rendere difficile per gli acquirenti valutare le reali condizioni di un’auto, aumentando il rischio di imbattersi in veicoli con un passato problematico. Sebbene molti danni siano di natura estetica o di lieve entità, sulle strade italiane circolano anche auto che hanno subito incidenti importanti, talvolta tali da rendere la riparazione economicamente svantaggiosa. In questi casi, i veicoli possono essere riparati con interventi a basso costo e rivenduti, anche oltre confine, rendendo più complessa la tracciabilità degli interventi e degli incidenti subiti.

Per comprendere la reale diffusione di questi casi in Italia, carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto uno studio per determinare quante auto controllate in Italia avessero subito danni gravi in passato, compresi i veicoli che le assicurazioni considerano economicamente irrecuperabili.

 

Le auto gravemente danneggiate non sono rare sul mercato dell’usato

Dallo studio emerge che il 7,8% delle auto danneggiate controllate in Italia presenta danni pari o superiori al 50% del valore di mercato. In termini concreti, questo significa che anche per modelli di classe economica come Dacia, Renault o Peugeot i costi di riparazione possono raggiungere diverse migliaia di euro, mentre per marchi premium come BMW o Mercedes-Benz si può arrivare facilmente a decine di migliaia di euro.

La maggioranza dei veicoli danneggiati (77,2%) presenta invece danni inferiori al 20% del valore, generalmente di natura minore. Tuttavia, la presenza di una quota significativa di auto con danni gravi aumenta il rischio per gli acquirenti di imbattersi in veicoli con un passato critico.

“In molti casi riparare un’auto gravemente danneggiata non è economicamente conveniente. Questo può spingere alcuni venditori disonesti a effettuare riparazioni superficiali, utilizzando ricambi di bassa qualità e omettendo agli acquirenti informazioni fondamentali sulla storia del veicolo”, commenta Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical.

 

Le auto da rottamare vengono esportate in altri Paesi

In Italia non esiste una legge che definisca una soglia fissa oltre la quale un’auto viene dichiarata perdita totale. In genere, le compagnie assicurative classificano un veicolo come economicamente irrecuperabile quando i costi di riparazione raggiungono circa il 70-75% del suo valore di mercato, a seconda dei loro criteri interni. Questo sistema apre la strada a pratiche controverse: veicoli gravemente danneggiati vengono acquistati alle aste, riparati al minimo indispensabile ed esportati all’estero, dove la tracciabilità degli incidenti può risultare più complessa.

“Dichiarare un’auto come perdita totale non è solo una valutazione economica, ma anche una questione di sicurezza. Senza un controllo accurato della storia del veicolo, gli acquirenti rischiano di acquistare auto che non sarebbero considerate idonee alla circolazione”, sottolinea Buzelis, evidenziando anche come un numero crescente di concessionari stia adottando strumenti di verifica per tutelarsi da veicoli con danni gravi.

Il commercio transfrontaliero di auto da rottamare, ad esempio dai paesi dall’Europa occidentale verso Paesi con costi di riparazione più bassi, opera ancora oggi in una zona grigia dal punto di vista normativo. Questa pratica contribuisce al fenomeno delle circa 3,5 milioni di auto che ogni anno “scompaiono” dai registri dell’Unione Europea, continuando a circolare o venendo smantellate illegalmente per alimentare il mercato dei ricambi di dubbia qualità. Le nuove normative UE puntano a colmare queste lacune, collegando i sistemi nazionali di immatricolazione per migliorare la tracciabilità dei veicoli.

 

La percentuale di auto gravemente danneggiate varia da un paese all’altro in Europa

La diffusione di auto con danni gravi varia sensibilmente in Europa. Oltre all’Italia, le percentuali più elevate di veicoli con danni superiori al 50% del valore sono state rilevate in Germania (7,7%), Svezia (5,8%) e Spagna (4,5%). La Germania registra anche la quota più bassa di auto con danni lievi (fino al 20% del valore del veicolo): 68%, contro l’80% della Svezia e l’83,2% della Spagna. Poiché questi Paesi sono tra i principali esportatori di veicoli in Europa, gli acquirenti dovrebbero prestare particolare attenzione nella scelta di un’auto usata. Nonostante la convinzione diffusa che i veicoli importati dalla Germania o dall’Europa occidentale siano sottoposti a una manutenzione migliore, le statistiche sui danni suggeriscono che affidarsi ciecamente a questa reputazione può essere rischioso.

 

Acquistare un’auto senza conoscerne la storia è rischioso

Poiché un’auto può aver cambiato più proprietari e Paesi nel corso della sua vita, conoscere la sua storia è un passaggio essenziale prima dell’acquisto. Verificare eventuali danni gravi dovrebbe essere il primo passo, seguito da un’ispezione fisica e da un controllo presso un centro assistenza autorizzato.

“Non esiste un sistema europeo unificato che consenta di tracciare la storia dei veicoli oltre i confini nazionali. I report sulla storia del veicolo risolvono questo problema consentendo agli acquirenti di verificare il passato di un’auto dal momento della sua produzione ed evitare spiacevoli sorprese. Tuttavia, anche se la storia non mostra alcun problema, consigliamo sempre agli acquirenti di effettuare un test drive e di far ispezionare l’auto da un’officina professionale prima di firmare il contratto”, conclude Buzelis.

 


Foto da ufficio stampa CarVertical

Sistema auto euripeo: tre punti centrali per il suo futuro

Sistema auto euripeo: tre punti centrali per il suo futuro

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

 
Durante il mio intervento al #FORUMAutoMotive di Milano il 23 marzo 2026, ho sintetizzato i tre punti che, a mio avviso, restano centrali per il futuro dell’industria automobilistica europea:

1. Il modello di sostenibilità europeo non trova più seguaci nel mondo.
Se l’Europa continuerà a perseguirlo in modo isolato, finirà per indebolire la propria competitività industriale e perdere rilevanza sui mercati internazionali. In sostanza, stiamo giocando una partita che nessuno vuole più giocare, ammesso che qualcuno l’abbia mai davvero voluto.

2. I volumi sono vitali. La massa critica è decisiva.

Il divieto ai motori endotermici dal 2035 rischia di disaccoppiare l’industria europea da quella americana, con cui oggi esistono intrecci profondi e strutturali. Senza massa critica globale, l’industria europea rischia un progressivo indebolimento fino al collasso definitivo di tutta la filiera.

3. La commoditizzazione dell’auto elettrica è il vero rischio industriale.
L’indifferenziazione del prodotto porterà alla compressione dei margini. E quando i margini si comprimono, i capitali si spostano. Il rischio concreto è che gli investimenti migrino verso settori più remunerativi e probabilmente anche fuori dall’Europa.

Non è uno scenario lontano. È un processo già in atto. E determinerà il ruolo dell’Europa nell’automotive globale dei prossimi anni.

 
 

Dieselgate, è finita: oltre 46mila risarciti in Italia grazie ad Altroconsumo

Dieselgate, è finita: oltre 47mila risarciti in Italia grazie ad Altroconsumo

Si è conclusa con successo l’azione collettiva sulle emissioni auto Diesel, il Dieselgate, promossa a livello europeo dalle organizzazioni di consumatori del Gruppo Euroconsumers e portata avanti in Italia da Altroconsumo: grazie alla piattaforma realizzata dall’organizzazione, ora chiusa, ben 46.740 consumatori hanno infatti ottenuto risarcimenti pari a 42.844.354,11euro. Si tratta del risultato più significativo mai raggiunto nel nostro Paese attraverso un’azione di tutela collettiva.

Si chiude così la vicenda avviata nel 2015 e che, a maggio 2024, aveva visto Altroconsumo e Volkswagen raggiungere un accordo a favore dei consumatori. Coloro che, tra il 2009 e il 2015, avevano acquistato uno dei veicoli coinvolti nella vicenda riguardante le emissioni delle auto diesel e che erano stati ammessi dal giudice all’azione collettiva, hanno potuto così ricevere importi dai 550 ai 1.100 euro per singola autovettura (ulteriormente incrementati di 300 euro in caso di comproprietari),

Nel video l’intervento di Federico Cavallo, responsabile Corporate & Public Affairs di Altroconsumo.

 


Foto da ufficio stampa Altroconsumo

Il confronto a #FORUMAutoMotive: sicurezza, innovazione e tutela le priorità

Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”
di Geronimo La Russa, presidente ACI
 

Al recente #FORUMAutoMotive, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con istituzioni, associazioni e stakeholder su una sfida che non possiamo più rimandare: il futuro della mobilità. Viviamo un momento di grande incertezza, in cui la mancanza di regole chiare sulla sostenibilità e sul futuro dell’automobile disorienta gli automobilisti. Come ACI – Automobile Club d’Italia vogliamo essere un punto di riferimento autorevole, contribuendo a guidare una transizione verso una mobilità sostenibile, equilibrata sotto il profilo economico, sociale e ambientale.


Sicurezza, innovazione e tutela restano le nostre priorità. Dalla centralità del Pubblico Registro Automobilistico, garanzia di trasparenza e legalità, fino all’impegno costante nelle scuole per sensibilizzare i più giovani: la distrazione alla guida è ancora oggi la principale causa di incidenti e non possiamo abbassare la guardia.

Serve visione, ma anche pragmatismo. Le scelte sulla mobilità devono essere efficaci, non ideologiche. E allo stesso tempo dobbiamo continuare a valorizzare le nostre eccellenze, come il patrimonio unico delle auto storiche, simbolo della tradizione italiana nel mondo. “La svolta è adesso”. E noi siamo pronti a fare la nostra parte.

 

Foto da ufficio stampa ACI

Auto elettriche record in Italia a marzo: ora si colmi il divario con l’Europa

Veicoli elettrici: il mercato europeo accelera, l'Italia non sta al passo
di Fabio Pressi, presidente di Motus-E
 
È record a marzo per le immatricolazioni di auto elettriche in Italia, la cui crescita ha contribuito in modo evidente al recupero del mercato auto complessivo.Nel mese appena concluso, in particolare, sono state registrate nella Penisola 16.033 nuove auto full electric, con un incremento del 71,1% rispetto al marzo 2025. Un risultato sostenuto ancora in larga parte dalle consegne dei veicoli acquistati con gli incentivi esauriti in un solo giorno lo scorso ottobre. La quota di mercato delle auto elettriche raggiunge così nel mese l’8,6% (era 5,4% a marzo 2025).
Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni elettriche si attestano a 37.836 unità, in aumento del 64,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, con la market share che nei tre mesi sale al 7,8% dal 5,2% registrato nel periodo gennaio-marzo 2025. Al 31 marzo, il parco circolante elettrico in Italia ha raggiunto quota 396.811 auto. 
Guardando a tutte le alimentazioni, spinto dall’elettrico il mercato auto nazionale segna a marzo un aumento del 7,3% rispetto al 2025, con 185.820 immatricolazioni totali. A livello europeo, i dati più aggiornati indicano che a febbraio 2026 la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 26,8% in Francia, il 22% in Germania, il 9,2% in Spagna e il 24,2% nel Regno Unito. Nello stesso periodo, la market share delle auto elettriche in Italia si era attestata al 7,9%.
La lettura dei dati europei e il record raggiunto in Italia a marzo devono innescare una profonda riflessione. Le auto elettriche si stanno dimostrando, in Italia e in Europa, in grado di guidare il recupero del mercato auto complessivo. Gli incentivi dello scorso ottobre e la crescente disponibilità di modelli elettrici mass market hanno consentito l’acquisto di auto di ultima generazione, più sicure e più economiche da mantenere, a tanti cittadini che altrimenti non si sarebbero potuti rivolgere al nuovo. Ora auspichiamo la costruzione di un vero piano per il rilancio del mercato auto italiano, che dovrà passare necessariamente per un’accelerazione sull’elettrico.
Un piano che non potrà non partire da una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che in Italia continuano a soffrire mentre all’estero rappresentano un canale decisivo per la diffusione dei veicoli elettrici e per la ripresa generalizzata del mercato.
 
 

Foto da ufficio stampa Motus-E

15 aprile, “Giornata nazionale del Made in Italy”: il messaggio del ministro Urso

15 aprile, "Giornata nazionale del Made in Italy": il messaggio del ministro Urso

Il 15 aprile di ciascun anno si festeggia la Giornata nazionale del Made in Italy, dedicata alla promozione della creatività e dell’eccellenza italiana. Nell’ambito della Giornata sono previsti eventi – presso le istituzioni, le scuole, le imprese – con l’obiettivo di riconoscere al Made in Italy il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese, anche in relazione al suo patrimonio identitario; responsabilizzare l’opinione pubblica per promuovere la tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere e dei prodotti italiani; sensibilizzare i giovani a scegliere le professioni artigianali e creative legate alle eccellenze delle nostre manifatture. 

La Giornata nazionale del Made in Italy viene celebrata nel giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, avvenuta il 15 aprile 1452.