di Carlo Fidanza, eurodeputato
Foto da ufficio stampa On. Carlo Fidanza
di Carlo Fidanza, eurodeputato
Foto da ufficio stampa On. Carlo Fidanza
Dopo aver attraversato alcuni dei principali siti produttivi italiani del Gruppo Stellantis (Pomigliano d’Arco, Melfi e Modena, il viaggio della Fiamma Olimpica verso Milano Cortina 2026 ha raggiunto domenica 11 gennaio lo storico stabilimento di Mirafiori a Torino. Simbolo universale dei Giochi Olimpici, la Fiamma Olimpica è partita da Roma lo scorso 6 dicembre per intraprendere un percorso straordinario attraversando oltre 300 Comuni italiani.
Andrea Macrì, atleta paraolimpico: “E’ molto bello vedere qui nello stabilimento così tante persone per le Olimpiadi. Ci riempie veramente il cuore. Questo per me è lo sport, è suo il potere. Torino 2006 per me ha rappresentato un cambiamento. Lo vivo ancora tuttora sulla mia pelle perché pratico uno sport che è stato creato nel nostro Paese grazie al Torino 2006. Vivo in un quartiere che è stato completamente rinnovato grazie al Torino 2006. Ho avuto anche il mio periodo di ricovero in una struttura ospedaliera che è stata creata grazie al Torino 2006. La città e noi torinesi siamo cambiati in meglio grazie ai Giochi Olimpici 2006″.
La nuovissima Mercedes-Benz CLA è stata insignita del titolo di “Car of the Year 2026” dall’European Car of the Year jury, durante una cerimonia che si è tenuta al Salone dell’Auto di Bruxelles, in Belgio. “La nuova CLA è stata nominata Auto dell’Anno 2026, un momento di grande orgoglio per Mercedes-Benz. Le giurie di tutta Europa hanno confermato ciò che i nostri clienti ci dicono: la CLA è una vera rivoluzione, che offre un’efficienza straordinaria e un’intelligenza senza sforzo”, il commento di Ola Källenius, Chairman of the Board of Management of Mercedes Benz Group AG.
Questo riconoscimento internazionale, da parte di 60 autorevoli giornalisti automobilistici provenienti da 23 Paesi, ha visto il modello tedesco prevalere su altre 34 novità, totalizzando 320 punti. In finale anche due novità di Stellantis, che si sono classificate quarta (Citroen C5 Aircross) e quinta (Fiat Grande Panda).
Foto da ufficio stampa Mercedes
di Mariano Roman, presidente di ANCMA
Per le due ruote sul 2025 hanno inciso in modo significativo gli effetti del surplus di immatricolazioni di fine serie registrato a fine 2024, legato all’entrata in vigore dello standard Euro 5+. Tuttavia, il calo delle moto appare meno riconducibile a un fenomeno episodico: sarà necessario approfondire attentamente dinamiche e cause nei primi mesi del nuovo anno.
Al netto delle distorsioni legate all’Euro 5+ e dei condizionamenti geopolitici e macroeconomici che hanno inciso sulla fiducia dei consumatori, le due ruote confermano il loro ruolo centrale nelle scelte di svago, turismo e sport. E il successo degli scooter dimostra inoltre come questi veicoli rappresentino oggi una risposta concreta, fruibile ed efficiente alle esigenze di mobilità urbana sostenibile. Nel quadro complessivo si segnala, infine, anche un discreto dinamismo dell’usato.
Foto da ufficio stampa ANCMA
Nel mondo delle flotte aziendali, la sicurezza dei veicoli è diventata una priorità strategica. I furti d’auto, sempre più sofisticati e mirati anche ai mezzi in noleggio, rappresentano infatti un rischio concreto per imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti. In questo scenario si inserisce la collaborazione tra LoJack Italia e Arval Italia, una partnership che negli ultimi anni ha prodotto risultati tangibili e misurabili.
Dal 2019 a oggi, grazie ai sistemi LoJack installati sui veicoli della flotta Arval, sono stati recuperati 516 mezzi rubati, per un valore complessivo di quasi 11 milioni di euro. Numeri che raccontano l’efficacia di un modello basato su tecnologia avanzata, monitoraggio costante e collaborazione operativa con le Forze dell’ordine.
L’accordo tra LoJack e Arval coinvolge oggi una flotta di circa 55.000 veicoli, concessi in noleggio a lungo termine a dipendenti di aziende, enti pubblici e clienti privati, sia con partita IVA sia con solo codice fiscale. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’impatto economico e operativo dei furti, offrendo una tutela concreta a chi utilizza il veicolo ogni giorno per lavoro.
Il tema è tutt’altro che marginale. Le vetture aziendali, indipendentemente dal segmento – dalle utilitarie ai modelli premium – sono da tempo nel mirino delle organizzazioni criminali, soprattutto in alcune aree del Paese. Tecnologie come i jammer, capaci di neutralizzare i sistemi di localizzazione tradizionali, hanno alzato il livello della sfida, rendendo necessarie soluzioni più evolute.
Il valore aggiunto dell’offerta LoJack per le flotte aziendali si basa su tre elementi chiave. Il primo è la tecnologia in radiofrequenza, integrata con sistemi GPS e GSM, che consente di individuare il veicolo anche in contesti complessi come autorimesse sotterranee o aree schermate, dove altri dispositivi risultano inefficaci.
Il secondo pilastro è una centrale operativa attiva 24 ore su 24, che affianca il driver in tutte le fasi successive al furto, dalla denuncia fino al recupero del mezzo. Un supporto cruciale nei momenti più delicati, quando rapidità e coordinamento fanno la differenza.
Il terzo elemento è rappresentato da un team di specialisti sul territorio, che collabora quotidianamente con le Forze dell’Ordine nelle attività di ricerca e recupero dei veicoli rubati. È proprio questa combinazione tra tecnologia e intervento umano a spiegare perché i tassi di recupero risultino superiori alla media nazionale.
Tra i casi più emblematici emersi nel corso della collaborazione spicca un’operazione avvenuta a Verona, che dimostra in modo concreto l’efficacia del sistema. Una Range Rover Sport, già oggetto di un primo furto e successivo recupero, è stata sottratta nuovamente e nascosta in un’autorimessa sotterranea insieme ad altri veicoli rubati.
Nel garage sono stati ritrovati 13 automobili e 2 moto, per un valore complessivo di circa 800.000 euro, tra cui anche una BMW X5 e una Toyota RAV4 appartenenti alla flotta Arval. Molti dei mezzi erano già pronti per essere reimmessi illegalmente sul mercato, con targhe contraffatte o numeri di telaio cancellati tramite laser. Nonostante la presenza di jammer, la tecnologia LoJack ha permesso la localizzazione e il recupero dei veicoli, confermando l’efficacia del sistema anche contro le tecniche di furto più avanzate.
Come sottolineato dal management di LoJack, la collaborazione con Arval rappresenta un esempio concreto di come le società di noleggio e fleet management possano proteggere i propri asset attraverso soluzioni hi-tech, riducendo perdite economiche e disagi operativi. In un contesto in cui il furto d’auto è sempre più organizzato e tecnologico, la risposta non può che essere altrettanto evoluta.
Guardando al futuro, il monitoraggio costante del fenomeno e l’integrazione di nuove soluzioni tecnologiche restano elementi centrali per rafforzare la difesa delle flotte aziendali. Un terreno su cui partnership come quella tra LoJack e Arval sembrano destinate a giocare un ruolo sempre più rilevante.
Foto da ufficio stampa Lojack
di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy
Sono apprezzabili le novità sulle piccole vetture di produzione europea e sui carburanti rinnovabili, inclusi i biocarburanti, aperture per le quali l’azione dell’Italia ha avuto un ruolo decisivo. Tuttavia occorre estendere il principio della neutralità tecnologica anche alle flotte aziendali e realizzare una completa revisione del regolamento sui veicoli pesanti, valorizzando tutte le tecnologie. Non si può più aspettare: è questo il tempo delle riforme.
di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet&Mobility
Foto archivio Fleet&Mobility
L’educazione stradale non è uno slogan da campagna istituzionale, ma un investimento concreto sul futuro di chi un domani sarà alla guida di auto e moto. È esattamente questa la filosofia alla base di «Non buttate via la vita in un secondo», il progetto promosso dall’associazione Di.Di. Diversamente Disabili e sostenuto da OCTO Telematics, che da oltre dieci anni entra nelle scuole italiane per parlare di sicurezza con un linguaggio diretto, emotivo e concreto. Un’iniziativa che tutela le persone ma, allo stesso tempo, difende anche il mondo dei motori: ricordando che non è l’auto o la moto il problema, bensì il modo in cui vengono usate.
Nato nel 2014, il progetto ha già coinvolto più di 12 mila studenti in tutta Italia, diventando un punto di riferimento per la sicurezza stradale tra i giovani. Un dato non banale in un Paese dove gli incidenti continuano a pesare sulle statistiche e sulle cronache: parlare di prevenzione nelle classi, prima ancora che in autoscuola, significa agire dove le abitudini si formano davvero. Ancora più importante, il percorso è totalmente gratuito per le scuole medie e superiori che scelgono di aderire: nessun costo per gli istituti, solo la disponibilità ad aprire le porte a un modo diverso di fare formazione.
Per l’anno scolastico 2024-2025 hanno partecipato oltre 40 scuole tra medie e superiori, con 14 incontri organizzati sia online sia in presenza. Numeri che confermano come l’interesse verso questi temi sia crescente, soprattutto quando la sicurezza stradale viene raccontata non solo attraverso slide e regole, ma tramite esperienze, giochi, simulazioni e, soprattutto, storie vere.
Uno degli elementi più innovativi del progetto è la capacità di unire teoria e pratica. Non ci si limita a spiegare che alcool e droghe riducono i riflessi o che la distrazione al volante è pericolosa: queste informazioni, da sole, rischiano di restare astratte. «Non buttate via la vita in un secondo» trasforma invece il concetto di educazione stradale in un percorso immersivo, in cui i ragazzi diventano protagonisti.
Quest’anno, per la prima volta, grazie alla sinergia tra Di.Di., Federazione Motociclistica Italiana, Confarca e Motorizzazione Civile di Firenze, alcuni studenti hanno potuto vivere l’esperienza unica di entrare nel circuito del Mugello. Qui la sicurezza viene affrontata a 360 gradi: si parla di protezioni, di comportamento corretto in caso di incidente, di differenza tra la guida in pista e quella su strada, di rispetto delle regole e degli altri utenti.
I laboratori includono attività dedicate ai dispositivi di protezione, visite guidate in Direzione Gara e nei box dei piloti, momenti in cui si percepisce in modo chiaro che la velocità ha senso solo in un contesto controllato. È un messaggio importante anche per il settore automotive e motociclistico, spesso accusato di “istigare” alla velocità: progetti come questo dimostrano che il mondo dei motori è in prima linea nel promuovere un uso responsabile di auto e moto, dentro e fuori i circuiti.
Il cuore del progetto, però, non sono le slide né le strutture di un autodromo famoso: sono le persone. In particolare, i piloti disabili dell’associazione Di.Di., che portano nelle scuole le proprie storie di incidente, riabilitazione, ritorno alla vita e, in molti casi, di ritorno anche in pista.
Un momento particolarmente intenso dei vari incontri è proprio quello in cui questi piloti si raccontano, senza filtri. Non si tratta di lezioni frontali, ma di dialoghi diretti con i ragazzi, che possono fare domande, condividere paure, curiosità, dubbi. Sentire da chi ha perso l’uso di un arto o ha riportato conseguenze permanenti cosa significhi “un secondo di distrazione” ha un impatto emotivo enorme, impossibile da ottenere con una semplice campagna di comunicazione.
Non a caso, dall’associazione spiegano: «Chi meglio di un pilota disabile può sensibilizzare i giovani alla sicurezza stradale? – spiegano i referenti dell’associazione Di.Di. – Come piloti, rappresentano l’attrattiva di chi sa che si può andare forte, ma solo nei contesti adatti; come disabili, testimoniano le gravi conseguenze che comportamenti scorretti alla guida possono causare. Eppure, nonostante tutto, continuano a inseguire i propri sogni e le proprie passioni, trasformando la loro esperienza in una lezione di vita per gli altri».
Il messaggio è doppiamente potente: da un lato mostra cosa può succedere quando si sottovalutano i rischi; dall’altro dimostra che l’automotive e il motociclismo non sono solo pericolosi “nemici” della sicurezza, ma mondi in cui si può continuare a trovare motivazione, disciplina, identità. È una forma di difesa del settore che passa dalla responsabilità: i motori non sono da demonizzare, vanno semplicemente rispettati.
A sostenere il progetto c’è OCTO Telematics, realtà mondiale nelle soluzioni telematiche per la mobilità connessa. La presenza di un attore industriale di questo livello dimostra come la sicurezza, oggi, passi sempre di più anche dalla tecnologia: analisi dei dati di guida, sistemi di monitoraggio, strumenti in grado di rilevare comportamenti a rischio e di trasformarli in occasioni di educazione.
Se da un lato OCTO sostiene logisticamente e concretamente l’iniziativa, dall’altro porta nei percorsi scolastici una visione moderna della mobilità: una mobilità in cui auto e moto diventano piattaforme intelligenti, capaci di “dialogare” con chi le guida e con l’ambiente circostante. La cultura della sicurezza stradale che il progetto diffonde non è quindi nostalgica o punitiva, ma proiettata verso il futuro: guidare bene significa usare al meglio anche gli strumenti che l’innovazione mette a disposizione.
In questo senso, l’alleanza tra associazioni, istituzioni, federazioni sportive e aziende del settore dimostra che il mondo dei motori sta lavorando per essere parte della soluzione, non del problema. Raccontarlo ai ragazzi significa anche ribaltare una narrazione a volte troppo semplicistica, che vede nell’auto o nella moto unicamente un “rischio” e non un’opportunità di libertà se gestita con consapevolezza.
Uno dei punti di forza di «Non buttate via la vita in un secondo» è la sua accessibilità: il progetto è gratuito per tutti gli istituti che decidono di partecipare. Non sono richiesti investimenti economici, solo la scelta di dedicare tempo e spazio a un tema che, prima o poi, riguarderà ogni studente, che sia futuro automobilista, motociclista, ciclista o pedone.
Per l’anno scolastico 2025-2026 il progetto è già ripartito e continua a crescere, mantenendo saldo il legame con le scuole che hanno aderito negli anni precedenti e aprendosi a nuovi istituti in tutta Italia. Il format è flessibile: gli incontri possono svolgersi online o in presenza, con la possibilità – laddove le condizioni lo permettano – di affiancare alla formazione in aula anche momenti in pista come quelli vissuti al Mugello.
Le scuole medie e superiori interessate a partecipare o a ricevere maggiori informazioni possono scrivere a diversamentedisabili@gmail.com. Un indirizzo semplice, dietro il quale c’è una rete di persone, piloti, tecnici e professionisti che hanno scelto di trasformare la propria esperienza di vita in un servizio per gli altri.
Per il mondo dell’automotive, progetti come questo sono anche un’occasione per riaffermare un principio chiaro: la sicurezza non è un ostacolo alla passione per i motori, ma la condizione che la rende possibile. L’educazione stradale fatta bene, con il linguaggio dei ragazzi e con il supporto di chi in pista e su strada ci vive davvero, è il modo migliore per ricordare a tutti che non si tratta di rinunciare alla libertà, ma di proteggerla.
Insegnare a non buttare via la vita in un secondo significa dare valore a ogni viaggio, piccolo o grande, e costruire una generazione di utenti della strada più consapevoli, più attenti e, soprattutto, più rispettosi di sé e degli altri.
Foto da ufficio stampa
Il Consiglio di amministrazione dell‘Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) ha rieletto Ola Källenius, CEO di Mercedes-Benz, per un secondo mandato come presidente dell’ACEA nel 2026.
Riflettendo sulle priorità di ACEA, Källenius ha dichiarato: “Siamo fermamente convinti che gli obiettivi di decarbonizzazione possano essere raggiunti solo se abbinati a un programma rigoroso per la competitività globale e la resilienza della catena del valore. Questo ha guidato il nostro lavoro nel 2025 e continuerà a farlo nel 2026″.
L’industria automobilistica europea rimane pienamente impegnata nella mobilità a zero emissioni e ha partecipato attivamente al dialogo strategico con la Commissione europea sul futuro dell’industria automobilistica in Europa. Il prossimo pacchetto di proposte legislative (“pacchetto automotive”), che comprende la revisione degli standard di CO2 per auto e furgoni, la legislazione sulle flotte aziendali ecosostenibili e l’omnibus automobilistico, rappresenterà un momento decisivo per l’UE nell’adottare un approccio più pragmatico.
“Flessibilità, apertura tecnologica e politiche mirate per auto, furgoni, camion e autobus restano essenziali per rilanciare la trasformazione verde e la competitività industriale dell’Europa”, ha affermato Källenius. “Abbiamo grandi aspettative, perché la posta in gioco è alta”.
Il signor Källenius è stato rieletto Presidente di ACEA durante la riunione del Consiglio di Amministrazione, composto dagli amministratori delegati dei 16 principali produttori europei di automobili, furgoni, camion e autobus. Il Presidente di ACEA viene eletto annualmente dai suoi membri per un mandato di un anno, rinnovabile una sola volta.
Foto da ufficio stampa ACEA