Diciotto anni nel 2025: come cambia il rapporto tra giovani e patente

Diciotto anni nel 2025: come cambia il rapporto tra giovani e patente

I ragazzi nati nel 2007 sono i primi veri nativi digitali cresciuti in un mondo di smartphone, social network e piattaforme di re-commerce. Eppure, proprio loro stanno riscrivendo il significato della patente a 18 anni e il modo di vivere la mobilità. Una ricerca realizzata da Future Concept Lab per “Subito” racconta un ritratto sorprendente: giovani pragmatici, consapevoli, appassionati di viaggio e di esperienza, ma meno ossessionati dall’auto “subito loro” rispetto alle generazioni precedenti.

Il risultato è una generazione che non rifiuta l’auto, anzi la considera ancora un obiettivo di indipendenza, ma che affronta il tema con tempi diversi, più legati alla concretezza economica e alle opportunità reali. Nel mezzo, c’è un ecosistema in trasformazione: mezzi pubblici, micromobilità, servizi digitali, mercato dell’usato e piattaforme come Subito, che consentono di acquistare e vendere in modo più sostenibile e accessibile.

 

Patente a 18 anni: un traguardo meno urgente

Per chi ha compiuto 18 anni nei primi anni Duemila, la patente a 18 anni era un traguardo quasi automatico: documento in tasca appena possibile, auto dei genitori “prenotata” e libertà sinonimo di quattro ruote. Oggi lo scenario è completamente diverso. I diciottenni del 2025 vivono una mobilità intermodale, fatta di combinazioni continue: il 52,7% si sposta a piedi, il 45,8% utilizza i mezzi pubblici, il 44% viaggia in auto ma come passeggero, a bordo della vettura di famiglia, mentre quasi un terzo usa la bici.

In questo contesto la patente non scompare, ma si sposta in avanti. Se nel 2011 il 95% dei neo maggiorenni conseguiva la patente quasi subito, oggi si è scesi intorno al 46%, con percentuali ancora più basse nelle grandi città. Le ragioni sono molteplici: costi più elevati per scuola guida e assicurazione, impegni scolastici e universitari, maggiore disponibilità dei genitori ad accompagnare i figli e una rete di trasporti che, pur con le sue criticità, permette di muoversi anche senza patente.

Per quasi la metà dei nati nel 2007, però, avere la patente resta «di vitale importanza» e un’auto di proprietà è ancora un sogno concreto per circa il 40%. L’indipendenza su quattro ruote non è stata archiviata: è semplicemente diventata un obiettivo da raggiungere più avanti, tra i 21 e i 24 anni, quando la vita adulta è più definita e ci sono i presupposti economici per sostenerla. Per l’automotive è un cambio di prospettiva importante: il rapporto con il brand e con il prodotto si allunga nel tempo e passa per tappe progressive, dall’auto condivisa all’usato, fino al primo acquisto “serio”.

 

Viaggi, sogni e paure della generazione 2007

Se la patente a 18 anni non è più il simbolo assoluto della maggiore età, lo diventa il viaggio. Appena spento il compleanno, il desiderio più forte è partire: per molti ragazzi, mettere lo zaino in spalla o prenotare un volo low cost è il modo più naturale per tagliare, almeno simbolicamente, il cordone con la famiglia. Il 29,2% sogna di viaggiare tutto l’anno, il 26,1% vorrebbe una vacanza in un altro continente e il 22,9% punta a un’esperienza di studio all’estero.

Il viaggio è la nuova “prima auto”: rappresenta libertà, esplorazione, autonomia. Non a caso, il settore dei trasporti e del turismo intercetta sempre più spesso questi bisogni con offerte flessibili, formule modulari e soluzioni digitali che permettono di costruire spostamenti personalizzati. L’auto rientra in questo scenario come tassello di un puzzle più ampio, non come unico strumento.

Accanto ai sogni, però, ci sono paure molto concrete. Oltre il 60% dei nati nel 2007 teme soprattutto una situazione familiare difficile; più della metà ha paura della solitudine e del non sentirsi circondato da amici; quasi altrettanti temono di non riuscire a soddisfare le aspettative proprie e dei genitori. È una generazione che non vive il conflitto frontale con il mondo adulto, ma ne sente forte il peso e chiede coerenza: più che “rivoluzionari”, si mostrano tradizionalisti nei valori, ma critici nei confronti dei comportamenti incoerenti.

In questa ricerca di equilibrio, il tempo libero diventa uno spazio fondamentale: la musica coinvolge oltre il 96% dei ragazzi, seguita da videogiochi e sport. Molto di ciò che amano avviene fra le mura domestiche, dove costruiscono un “angolo personale” in cui coltivare le proprie passioni. Anche qui la tecnologia è presente, ma non totalizzante: i social vengono usati dal 68,3% dei diciottenni, ma solo l’8,4% attribuisce importanza alla popolarità. Conta l’esperienza, non il numero di like.

 

Usato, digitale e sostenibilità: la generazione degli ExperTeens

Nel quadro tratteggiato da Future Concept Lab emerge una definizione chiave: ExperTeens. I giovani tra i 17 e i 19 anni sono descritti come più consapevoli, pragmatici e competenti rispetto agli adolescenti di pochi anni più giovani. Non cercano solo visibilità, ma autenticità e valore reale. Il digitale, per loro, non è più un palco ma uno strumento per esprimere talento, imparare, comprare e vendere in modo intelligente.

Qui entra in gioco il mondo del re-commerce, con piattaforme come Subito che i ragazzi conoscono molto bene. Durante la pandemia hanno imparato a fare acquisti online, poi a vendere, spesso guidando genitori e nonni in questo percorso. Oggi il 95% dei giovani tra 18 e 24 anni ha comprato o venduto usato almeno una volta nell’ultimo anno: non solo per risparmiare, ma per trovare oggetti unici e fare una scelta di circolarità.

Questa logica vale anche per l’automotive: l’auto usata è percepita come una soluzione concreta per entrare nel mondo della mobilità privata senza affrontare subito i costi del nuovo. Per il settore è una notizia positiva: non si tratta di disaffezione, ma di un passaggio diverso. Il mercato dell’usato, se ben regolato e trasparente, diventa un alleato per i giovani che vogliono guidare una vettura propria, ma in modo sostenibile rispetto al budget.

La sostenibilità, infatti, non è per loro una bandiera ideologica ma un atteggiamento quotidiano. Quasi l’85% discute del tema, ma solo una piccola percentuale si definisce “attivista”. Preferiscono una filosofia smart&sustainable, in cui il gesto concreto – comprare usato, scegliere mezzi pubblici quando conviene, usare l’auto solo quando serve – ha più peso di mille dichiarazioni. È una sostenibilità misurabile, fatta di CO₂ risparmiata e soldi ben spesi, che si sposa perfettamente con la logica del riuso e con un uso più intelligente dell’auto.

In questo quadro, il settore automotive non è il “nemico” da combattere, ma il partner con cui costruire nuove soluzioni. Dalle citycar elettriche condivise ai servizi di abbonamento, dalle formule di noleggio flessibile alle piattaforme che certificano la storia dei veicoli, il futuro passa da prodotti e servizi capaci di parlare il linguaggio di questi giovani esperti, rapidi ma profondi, veloci ma tutt’altro che superficiali.

 


Foto da ufficio stampa Subito (thumbnail_handy-wicaksono-SeZvEELEp2c-unsplash)

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Di Luca Talotta, giornalista

 

La transizione della mobilità è spesso raccontata come una corsa verso soluzioni futuristiche, talvolta lontane dalle esigenze reali di chi utilizza l’auto ogni giorno. In questo scenario si inserisce la proposta di Cirelli Motor Company, che presenta la propria tecnologia MHEV-Biometano, un’evoluzione dell’ibrido che sceglie la strada del pragmatismo: riduzione delle emissioni, autonomia elevata, semplicità d’uso e costi di esercizio sotto controllo.

Non una rivoluzione teorica, ma una soluzione applicabile da subito, senza richiedere cambiamenti radicali nelle abitudini di guida o di rifornimento. È questa la filosofia che guida lo sviluppo del sistema MHEV-Biometano, pensato per accompagnare la transizione energetica con strumenti già maturi dal punto di vista industriale.

 

Una tecnologia ibrida costruita sull’uso reale

Il cuore del progetto è l’integrazione tra un motore alimentato a Biometano e un’unità elettrica di tipo mild hybrid, in grado di recuperare energia durante le fasi di rilascio e frenata e di supportare il propulsore nelle riprese. Un sistema che lavora soprattutto nelle condizioni di guida quotidiane, ottimizzando consumi ed emissioni senza complicare l’esperienza dell’utente.

La scelta del Biometano, carburante rinnovabile ottenuto da matrici organiche, consente una riduzione significativa della CO₂ sull’intero ciclo di vita, mantenendo però uno dei principali vantaggi del motore termico: tempi di rifornimento rapidi e libertà di percorrenza. Un aspetto non secondario per chi percorre molti chilometri, in ambito urbano come extraurbano, e non può permettersi compromessi sull’autonomia.

Un segnale dal mercato italiano

A confermare la concretezza dell’approccio di Cirelli Motor Company arriva anche un dato che racconta molto del contesto attuale: nel 2025 l’unica vettura a Biometano immatricolata in Italia è stata una Cirelli 1. Un risultato che, al di là dei numeri assoluti, evidenzia come questa tecnologia rappresenti oggi una nicchia presidiata da pochissimi operatori, ma con margini di sviluppo interessanti.

La gamma MHEV-Biometano comprende attualmente Cirelli 1 e Cirelli 6, a cui si affiancherà a breve Cirelli 3, ampliando l’offerta verso segmenti e utilizzi differenti. Dalla compatta cittadina al veicolo più versatile per famiglie e professionisti, l’obiettivo è coprire esigenze concrete, evitando soluzioni di facciata.

 

Spazio, funzionalità e progettazione razionale

Sul piano progettuale, le vetture adottano soluzioni orientate alla massima fruibilità. Cirelli 6, in particolare, offre fino a sette posti e una capacità di carico che può raggiungere 3.024 litri, un valore rilevante per il segmento. I serbatoi da 138 litri di Biometano, collocati nel sottoscocca, permettono di preservare l’abitabilità e la capacità del bagagliaio, senza penalizzare lo spazio interno.

La dotazione di serie include sistemi di connettività e assistenza alla guida di ultima generazione, in linea con le aspettative di un pubblico sempre più attento alla sicurezza e alla semplicità di utilizzo. Elementi che contribuiscono a rendere l’auto non solo sostenibile, ma anche coerente con gli standard contemporanei.

Garanzia e post-vendita come parte del progetto

Un altro tassello della strategia Cirelli è rappresentato dalla garanzia Seven Safe, estesa fino a sette anni, e da un’impostazione del post-vendita basata su trasparenza dei costi e rapidità di intervento. In un mercato in cui l’incertezza tecnologica può rappresentare una barriera all’acquisto, la riduzione del rischio percepito diventa un fattore chiave.

«Volevamo un’innovazione che facesse la differenza tutti i giorni: più autonomia, meno CO₂ e costi sotto controllo», spiega Paolo Daniele Cirelli, Presidente di Cirelli Motor Company. «Il nostro MHEV-Biometano è una risposta concreta: una tecnologia pronta, facile da usare e pensata per chi macina chilometri senza rinunciare alla responsabilità ambientale».

 

Una roadmap orientata alla crescita

Dopo i risultati ottenuti sui mercati esteri, dove la rete e i volumi sono in crescita, Cirelli Motor Company punta ora a trasferire questo modello anche in Italia. Il piano per il biennio 2025–2026 prevede un rafforzamento del presidio retail e service, aperture mirate nelle città chiave, campagne di test drive e una strategia omnicanale capace di integrare punti vendita fisici e canali digitali.

Sul fronte dell’assistenza, il canale Service sarà supportato da una logistica ricambi strutturata, con stock dinamici e livelli di servizio omogenei sul territorio, per ridurre i tempi di fermo e migliorare l’esperienza complessiva del cliente.

In un momento in cui la transizione energetica dell’automotive richiede soluzioni realistiche e sostenibili anche dal punto di vista economico, l’ibrido MHEV-Biometano si propone come una strada alternativa, meno ideologica e più legata all’uso quotidiano dell’auto. Una proposta che, senza clamore, prova a tenere insieme ambiente, industria e bisogni reali degli automobilisti.

 

 

L’auto in Europa: chi rifonderà i danni di Bruxelles a settore e operai?

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

In novembre sono state immatricolate in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) 1.079.563 autovetture con un incremento del 2,4% sul novembre dello scorso anno, ma con un calo del 10,9% rispetto alla situazione ante-crisi, cioè rispetto a novembre 2019. Peggiore, soprattutto per il confronto con la situazione ante-crisi, è il quadro per il periodo gennaio-novembre. Le immatricolazioni sono state 12.098.650 con un incremento dell’1,9% sullo stesso periodo del 2024, ma con un calo di ben il 16,8% sulla situazione ante-crisi. E questo, come abbiamo più e più volte sottolineato, mentre nel resto del mondo il mercato dell’auto ha già ampiamente recuperato il calo di vendite dovuto alla pandemia ed è in crescita con un tasso abbastanza sostenuto.
 
Considerando i primi cinque mercati dell’Europa Occidentale, nel periodo gennaio-novembre la situazione peggiore è indubbiamente quella della Francia che è sotto il livello ante-pandemia di ben il 27,2%, mentre la Germania perde il 21,4%, l’Italia il 20,2% e decisamente meglio va il Regno Unito con un calo del 13,3% e soprattutto la Spagna che rispetto al livello ante-pandemia nei primi undici mesi dell’anno è in calo del 9,3%.
 
Particolarmente interessante, nei dati diffusi dall’ACEA, è la situazione delle immatricolazioni di autovetture per tipo di alimentazione. In novembre si registrano quote piuttosto rilevanti per le auto elettriche. Nell’intera Europa Occidentale la quota delle elettriche ha toccato il 23,5% contro il 17,5% del novembre 2024. Il Paese più virtuoso è la Norvegia con il 97,6% di quota seguito dalla Danimarca con il 73,7%, dall’Islanda con il 62,6% e dall’Irlanda con il 41,5%, mentre nei cinque maggiori mercati la quota dell’elettrico in novembre ha toccato il 26,4% nel Regno Unito, il 25,8% in Francia, il 22,2% in Germania, il 9,9% in Spagna e in Italia, grazie ai recenti incentivi, la quota è stata del 12,3%.
 
Vi è da dire che continua anche la corsa dell’ibrido plug-in che, come è noto, è stato premiato anche dalla revisione della posizione intransigente dell’Unione Europea per la transizione energetica, revisione che certo non risolve tutti i problemi, ma che comunque vede un’attenuazione del rigore ecologista. Certo molti problemi restano da risolvere e tra questi ce n’è uno molto importante che prima o poi si dovrà affrontare: chi risarcirà le case automobilistiche per i danni che il rigore, di cui si è detto, ha provocato? E soprattutto chi risarcirà i troppi lavoratori che hanno perso il posto di lavoro per le pruderie ecologiste dell’Unione Europea?

 


Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Al volante (o al manubrio) con lo smartphone: educazione stradale fondamentale

Al volante (o al manubrio) con lo smartphone: educazione stradale fondamentale

Distrazione, stanchezza, eccesso di velocità, uso dello smartphone alla guida: tra le nuove generazioni la sicurezza stradale continua a essere un tema critico. Ma c’è una buona notizia. Infatti, un certo tipo di educazione stradale – quella fatta di incontri con esperti, vittime di incidenti stradali e loro familiari – può incidere positivamente sia nel breve che nel lungo termine.

Sono proprio i diretti interessati a parlarne apertamente: 2.100 ragazze e ragazzi – di età compresa tra i 16 e i 24 anni – che hanno partecipato all’Osservatorio “Non chiudere gli occhi”, realizzato da Skuola.net in collaborazione con Autostrade per l’Italia, nell’ambito dell’omonimo progetto di sensibilizzazione rivolto direttamente a studenti e scuole, ovvero laddove l’educazione stradale rappresenta uno dei temi centrali delle ore di Educazione civica, soprattutto con le nuove linee guida introdotte lo scorso anno.

E, proprio grazie a questa opportunità, sono incoraggiati sempre di più gli effetti degli incontri svolti in classe, soprattutto se fatti con esperti, forze dell’ordine, persone coinvolte in incidenti o familiari di vittime della strada. Qualcosa di ben diverso – e quindi complementare – rispetto ai tradizionali corsi di guida che preparano agli esami della patente, dove si punta più sui quiz e sulla tecnica di guida che sui valori civici.

Non a caso, il 41% di chi ha partecipato a momenti formativi di quel tipo afferma di aver cambiato in modo significativo e duraturo il proprio comportamento, sia nelle vesti di conducente sia come passeggero o pedone. E un ulteriore 43% parla di un impatto positivo, seppur temporaneo. In totale, dunque, 8 giovani su 10 riconoscono un effetto concreto di tali attività.

Tornando al quadro generale del comportamento in strada, resta comunque ancora molto lavoro da fare.  Ad esempio, quasi 1 giovane su 2 – conducente abituale di un mezzo di trasporto (dall’automobile al motociclo, passando per bici e monopattini) – utilizza di frequente lo smartphone mentre è alla guida; 1 su 5 ammette di essersi messo più di una volta al volante sotto l’effetto di alcol, sostanze o farmaci che riducono la lucidità; 2 su 3 guidano spesso e volentieri quando sono stanchi o affaticati; 4 su 10 superano regolarmente i limiti di velocità.

Al tempo stesso, però, confrontando questi dati con quelli delle precedenti edizioni dell’Osservatorio – attivo dal 2023 – quasi tutti gli indicatori risultano in miglioramento: segno che il combinato disposto delle azioni intraprese negli ultimi anni – dall’educazione stradale a scuola alle novità sul Codice della Strada, passando per le campagne di sensibilizzazione, fino alla crescente diffusione di tecnologie di ausilio alla guida – sta dando i suoi frutti.

L’uso dello smartphone al volante (o al manubrio), per dire, registra un calo di “trasgressori” di circa il 20%: nel 2025 a dichiarare di non utilizzarlo mai e poi mai quando è “in marcia” è il 56% degli intervistati, quando esattamente due anni fa erano il 46%. Anche l’attenzione complessiva sembra crescere: la quota di chi si dice “sempre o spesso distratto” oggi è al 17%, contro il 21% degli anni precedenti. Aumenta, poi, il rispetto delle norme base di sicurezza: coloro che dichiarano di indossare sempre casco, cinture o di rispettare i limiti sul numero di passeggeri a bordo salgono al 70%, con un miglioramento anche qui rispetto al 60% di due anni fa.

Al centro dei pensieri di ragazze e ragazzi, inoltre, non c’è solo la tutela della propria incolumità o di chi si incontra lungo il cammino. Tantissimi giovani, infatti, impongono anche ai loro “ospiti” di rispettare le regole: ora sono il 60%, in aumento di oltre il 10% rispetto alla prima edizione dell’indagine.

Quanto appena descritto, più in generale, rappresenta il frutto di una crescente consapevolezza del rischio a tutto tondo. Come conferma il 58% degli intervistati, che afferma di pensare spesso alle possibili conseguenze delle proprie azioni alla guida: nel 2023 rispondeva così il 49% dei conducenti.

La conseguenza principale di tale, confortante, trend è un calo evidente della percentuale di giovani che, in tempi recenti, dicono di aver causato incidenti – o di aver rischiato di farlo – proprio per via di un approccio superficiale al Codice della Strada: dal 58% di un biennio fa si passa all’attuale 49%.

Come anticipato, però, bisogna continuare – è il caso di dirlo – su questa strada visto che la meta – obiettivo zero vittime – è ancora lontana. Per iniziare, si dovrebbe intensificare ulteriormente l’Educazione stradale a scuola. Ad oggi, oltre 1 studente su 2 – il 55% – dichiara di non aver mai svolto un’attività del genere durante il proprio percorso didattico.

E, visto che i docenti possono – comprensibilmente – non essere esperti del tema, è fondamentale aumentare l’offerta didattica resa loro disponibile dagli specialisti, come il “Progetto sicurezza stradale a scuola – Non chiudere gli occhi”, al quale hanno aderito dal 2023 più di 450 istituti, coinvolgendo oltre 34 mila alunni di circa 1.500 classi.

La proposta di Autostrade per l’Italia, infatti, offre anche quest’anno agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado un pacchetto “chiavi in mano” di attività sull’educazione stradale, inclusa la possibilità di far cimentare i propri studenti con un contest creativo o di poter incontrare a scuola esperti e testimonial.

L’educazione stradale diventa quindi, un passaggio fondamentale, anche e soprattutto a beneficio di chi “popola” la strada rispetto a quanto fatto con i “colleghi” conducenti: basti pensare che oltre 9 giovani automobilisti su 10 rallentano sempre prima delle strisce pedonali, mentre 8 su 10 decelerano sempre in caso di cantieri stradali.

Autostrade per l’Italia e Polizia Stradale hanno lanciato la nuova campagna “Guida senza rischi”, che sarà on-air fino al 25 dicembre. Un’iniziativa che mette in evidenza il nesso diretto tra alcune abitudini scorrette e l’aumento del rischio alla guida. Ogni comportamento – non allacciare la cintura, usare lo smartphone durante la marcia, superare i limiti di velocità – è affiancato al rischio concreto che ne deriva, rendendo evidente come una scelta apparentemente minima possa incidere sulla sicurezza degli utenti e dei lavoratori presenti lungo la rete.

 


Foto da ufficio stampa

Gli approfondimenti di #FORUMAutoMotive: il 2026 tra aspettative, minacce, problemi e…

Gli approfondimenti di #FORUMAutoMotive: il 2026 tra aspettative, minacce, problemi e...
Il 2026 si apre con un approfondimento di Andrea Taschini, advisor e manager automotive, e il promotore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora. Sul tavolo i nodi da sciogliere nel nuovo anno con riferimento alla situazione dell’industria del settore in Europa. Tutto sarà ovviamente condizionato dalla soluzione (l’auspicio di tutti) o meno del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, con occhio alle tensioni elevate nelle varie parti del mondo, in particolare tra Cina e Taiwan.
 
Da capire, inoltre, cosa sarà deciso a proposito della revisione delle norme green relative al comparto automotive dopo l’abbattimento del solo “tutto elettrico” dal 2035. Cosa significa ridurre le emissioni di CO2 del 90%? Andrà a buon fine l’applicazione del principio di neutralità tecnologica?

Taschini e Bonora guardano anche alle decisioni prese dal presidente americano Donald Trump, con il ribaltamento del precedente “Piano Biden”, e all’impatto delle stesse sull’industria USA e del resto del mondo. Un punto anche sul tema dei crediti tanto caro all’ideologia di Bruxelles e alla “stangata” Euro 7 di fine 2026. Intanto, i big cinesi sono sempre più presenti e rafforzano le loro posizioni.
 
E Stellantis, ora nelle mani dell’italiano Antonio Filosa? Cosa accadrà della produzione italiana di veicoli in Europa?