Italia sempre punto di riferimento: agire su costi di energia, lavoro e competitività

Italia sempre punto di riferimento: agire su costi di energia, lavoro e competitività

di Emanuele Cappellano, Responsabile Enlarged Europe & European Brands e Stellantis Pro One

 
Stellantis conferma il proprio impegno per l’Italia che continuerà a rappresentare un punto di riferimento nel futuro per il Gruppo. Nel dicembre 2024, con il Piano di impegni definito a chiusura del Tavolo Stellantis, abbiamo voluto dare un segnale di particolare attenzione verso questo Paese che rappresenta la storia della nostra azienda. È evidente che il momento che stiamo vivendo non è certamente facile. Non lo è per Stellantis in Italia, ma non lo è nemmeno per tutto l’ecosistema con cui operiamo in Italia e in Europa e nel mondo. Per questo motivo il Tavolo Automotive rappresenta un’opportunità importante per unire le forze verso la difesa di un’industria fondamentale com’è l’automotive.

Per Stellantis, intanto, iniziano già a emergere i primi segnali positivi derivanti dalle strategie che stiamo attuando insieme ad Antonio Filosa e a tutto il nuovo management. I risultati di molte di queste iniziative saranno visibili solo nel medio periodo, ma alcune scelte di prodotto e di mercato stanno già mostrando i primi frutti. In Nord America, nel terzo trimestre del 2025, i dati relativi alle consegne mostravano già incoraggianti segni di miglioramento, grazie a una politica commerciale e di prodotto che ha rimesso al centro la rete di distribuzione e il cliente.

In Sud America abbiamo concluso il 2025 come primo produttore, con oltre 1 milione di veicoli venduti.
 
In Europa, sebbene la quota di mercato complessiva abbia registrato una flessione, i nuovi modelli lanciati in segmenti chiave mostrano già volumi in crescita. Ci siamo confermati secondi nel comparto auto e primi nel comparto LCV. Nel 2025 siamo diventati leader nel segmento hybrid e ci siamo confermati secondi sia nel segmento B-SUV, dove abbiamo guadagnato quasi 3 punti percentuali di quota, sia in quello dei C-SUV ibridi. Questo conferma che offrire ai clienti libertà di scelta tra le varie motorizzazioni è una strategia vincente. Con quasi 15 prodotti nuovi o aggiornati nel 2025 e altri 10 nel 2026 e un focus sulle motorizzazioni ibride, siamo pronti a rafforzare ulteriormente la nostra offerta commerciale.

Aumento di produzione già dal 2026. Un modello in più a Melfi e nuova generazione veicoli commerciali ad Atessa. A Cassino Nuova Maserati Grecale. A Termoli prosegue motore GSE dopo 2030 e in arrivo nuova linea cambi e-DCT. L’avvio della produzione delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori, oltre a ribadire l’impegno per il futuro dei due stabilimenti, ci permetterà, insieme agli altri modelli che lanceremo a partire da quest’anno, di aumentare la produzione già dal 2026.

A conferma di ciò, sottolineo che il 2025 si è chiuso con un aumento della produzione a Mirafiori di quasi il 28%, spinta proprio dalla nuova 500 ibrida. Inoltre, vi anticipo che nelle prossime settimane a Melfi riavvieremo il secondo turno produttivo per andare incontro alle richieste che stanno arrivando per la nuova Compass. Nei prossimi giorni, poi, ripristineremo parzialmente il terzo turno produttivo presso lo stabilimento di Atessa, che abiliterà la produzione di 200 veicoli aggiuntivi al giorno nello stabilimento abruzzese.

Nel corso del 2026, a Melfi avvieremo la produzione prima di un nuovo modello DS e, successivamente, della nuova Lancia Gamma, entrambe sia con motorizzazione elettrica che ibrida. Sempre a Melfi, entro il 2028 avvieremo la produzione di un nuovo modello. A Pomigliano, confermiamo i tre modelli annunciati nel dicembre 2024. Inoltre, stiamo lavorando per portare una nuova generazione della famiglia dei LCV di grandi dimensioni ad Atessa.

Entro il 2030, come già annunciato, a Mirafiori arriverà la nuova generazione di 500. Nel frattempo, a Cassino, stiamo gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric. Mentre definiamo il mix produttivo ottimale all’interno del nuovo Piano Strategico, il nostro focus si concentra sulla gamma attuale: abbiamo già lanciato una serie speciale per le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e abbiamo deciso di lanciare una nuova Maserati Grecale.

A Modena, abbiamo riportato la produzione di GranCabrio e GranTurismo nello storico stabilimento di Maserati. Abbiamo lanciato Bottega Fuoriserie per rafforzare il posizionamento sul segmento lusso che richiede produzioni su misura e per confermare Maserati quale icona italiana. Siamo impegnati a definire la miglior soluzione possibile per il futuro di Maserati. Gli ulteriori sviluppi saranno definiti sulla base del nuovo Piano Strategico.

In merito a Termoli, come è noto ACC è impegnata nella definizione della sua strategia di investimento sulle Gigafactory.. A prescindere da quali saranno le scelte di ACC, ci tengo ad anticiparvi che, come Stellantis, oltre a confermare l’arrivo della produzione dei cambi e-DCT, abbiamo deciso di investire sul futuro dei motori GSE, adattandoli ai requisiti delle normative tecniche ambientali (Euro7), per garantire la loro piena impiegabilità anche dopo il 2030 sull’offerta di gamma attuale e futura. Questo consentirà la continuità operativa dello stabilimento che sarà associata a produzioni chiave per il futuro dell’azienda che registrano tipicamente volumi importanti.

Grazie alla rinnovata politica di allocazione produttiva, oltre che alle uscite incentivate registrate in questi anni, prevediamo che già dal 2026 potremo ridurre il ricorso a strumenti di cassa integrazione o contratti di solidarietà in alcuni dei nostri stabilimenti. Sul fronte occupazionale, ricordo inoltre che nel 2025 abbiamo assunto quasi500 nuovi colleghi di cui circa 150 ingegneri. Anche nel 2026 prevediamo di inserire in azienda oltre 500 nuovi colleghi, di cui oltre 400 a Mirafiori, in vista dell’attivazione del secondo turno per la produzione della Nuova Fiat 500 ibrida.

Il nostro impegno in Italia procede anche sul fronte dell’innovazione. Nel 2025 abbiamo investito in Italia circa 1 miliardo di euro in ricerca e innovazione: è oltre la metà degli investimenti complessivi fatti lo scorso anno. Le quasi 400 nuove domande di brevetto depositate in Italia nel 2025 testimoniano il nostro primato nell’innovazione. A conferma di questo impegno, anche grazie al supporto del Ministro Urso, abbiamo recentemente aderito all’Istituto Italiano per l’IA e alla Fondazione Chips-IT. Siamo la prima realtà industriale italiana a compiere questo passo, che rappresenta la prova tangibile di quanto Stellantis creda nel futuro dell’innovazione in Italia.

Con la filiera, attraverso l’ANFIA e le altre associazioni di categoria, stiamo avviando iniziative di collaborazione per definire insieme il futuro dei nostri prodotti. Nel 2025 abbiamo chiuso con oltre 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani, a riprova della centralità della nostra filiera nell’universo Stellantis. Per il 2026 questo impegno sarà confermato.  Va ricordato che subito dopo la chiusura del Tavolo Stellantis, abbiamo creato una figura responsabile per i rapporti con tutta la filiera italiana.

Per riuscire a garantire la solidità industriale ed occupazionale nel nostro Paese, abbiamo bisogno di condizioni pro-competitive che ci permettano di affrontare la concorrenza, non solo extra-europea. Un esempio su tutti è rappresentato dal costo dell’energia, che, insieme al costo del lavoro, restituiscono un contesto industriale non attrattivo ai fini di nuovi investimenti in Italia. Questo ci penalizza.

Per tornare ad una crescita sostenibile, riteniamo sia necessario lavorare insieme a un vero e proprio Piano per la competitività del settore automotive italiano, che abbia come priorità: 1) La riduzione dei prezzi dell’energia, con attenzione sia al costo della componente energetica che agli oneri di sistema; 2) L’efficientamento del costo del lavoro, che premi chi fa innovazione e che riconosca le esigenze di un’industria in costante evoluzione e mutamento; 3) La competitività della filiera, che va accompagnata verso innovazione e diversificazione. È fondamentale agire con estrema decisione e, soprattutto, farlo immediatamente.


Per rilanciare il settore riteniamo poi fondamentale avere regole pragmatiche e sostenibili. Le attuali regole hanno danneggiato l’industria e reso le automobili meno accessibili. Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre rappresenta un primo passo. Tuttavia, Il pacchetto è completamente privo delle misure urgenti necessarie per affrontare le minacce immediate che gravano sull’industria automobilistica europea e riportarla alla crescita.

In particolare, il segmento dei LCV si trova in una situazione molto critica e il pacchetto non offre margini di respiro. Serve intervenire subito per rafforzare il fixing (5+5 anni) che deve essere la priorità assoluta. Serve poi lavorare sulla revisione dei target e prevedere ulteriori flessibilità. Anche per le auto, il pacchetto non fornisce la flessibilità necessaria per gestire la transizione. Anche in questo caso, serve rafforzare il fixing (5 anni) e magari lavorare sul rinnovo del parco circolante.  La categoria proposta di E-car potrà ridurre i costi, ma non in misura sufficiente a determinare una riduzione significativa del prezzo di acquisto.  Per quanto riguarda le flotte aziendali, i target possono rappresentare una leva per stimolare la domanda, ma per alcuni mercati potrebbero risultare troppo elevati e controproducenti. Infine, riteniamo che l’introduzione di requisiti “Made in Europe” possa rappresentare una soluzione importante se basata su un meccanismo incentivante e graduale. 

I prossimi mesi saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile. Noi siamo impegnati a far sentire la nostra voce in tutte le sedi europee, anche attraverso ACEA. Confidiamo nel continuo supporto del Governo italiano in tal senso a livello europeo, oltre che a livello nazionale attraverso la costruzione di un ecosistema industriale nazionale competitivo. Auspichiamo che TUTTI i partecipanti del Tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze. Questa sfida, infatti, non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità e il dovere di contribuire.

 
 

Foto da ufficio stampa

 
 

Michelin Italiana: per i 120 anni a linea di produzione robotizzata più avanzata

Michelin Italiana: per i 120 anni a linea di produzione robotizzata più avanzata

Allo Stabilimento Michelin di Cuneo sono iniziati i festeggiamenti per i 120 anni di Michelin Italiana, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e dei media. L’appuntamento inaugura un anno di celebrazioni che si svilupperà lungo tutto il 2026, con eventi dedicati ai siti e alle persone di Michelin, ai nuovi prodotti destinati a numerose tipologie di veicoli, fino alla presentazione della Guida Michelin in novembre, passando per il compleanno dello Stabilimento di Alessandria, fiore all’occhiello per la produzione di pneumatici autocarro. 

L’Italia è il primo Paese in cui Michelin si è insediata al di fuori della Francia (1906) e oggi rappresenta un pilastro strategico del Gruppo. Nel panorama italiano della produzione e della distribuzione di pneumatici, Michelin Italiana si distingue per una serie di primati che ne consolidano la posizione di leader indiscusso all’interno del settore.

L’azienda non è solo la più importante in termini di capacità produttiva installata – con un potenziale di 14 milioni di pneumatici l’anno – ma si conferma anche come il principale datore di lavoro nel comparto, contando oltre 3.800 dipendenti distribuiti nei tre stabilimenti piemontesi di Torino – dove sono presenti anche la sede legale e il magazzino logistico – Alessandria, Cuneo e la sede commerciale di Milano. 

Questa leadership si riflette anche nei dati di mercato più recenti: secondo Assogomma, nel 2024 Michelin ha confermato la prima posizione nazionale per tonnellaggio prodotto, rappresentando il 63% della produzione totale di pneumatici in Italia. Tale quota di mercato non solo testimonia la solidità dell’azienda ma evidenzia anche la sua capacità di rispondere efficacemente alle esigenze di un mercato in costante evoluzione, caratterizzato da una crescente domanda di prodotti ad alte prestazioni, innovativi e realizzati con un approccio sostenibile. La restante parte della produzione italiana è suddivisa tra quattro altri produttori,a dimostrazione di quanto il contributo di Michelin sia determinante per l’intera filiera. 

L’inaugurazione della linea robotizzata di Cuneo, unica in Europa, rappresenta un ulteriore elemento distintivo che rafforza la competitività dell’azienda non solo a livello nazionale ma anche europeo. In questo contesto, Michelin si conferma punto di riferimento per innovazione, occupazione e approccio alla sostenibilità, contribuendo in modo decisivo alla crescita e all’eccellenza del settore dei pneumatici in Italia. 

Operando lungo l’intera filiera produttiva, Michelin non solo contribuisce direttamente all’economia locale, ma favorisce anche una rete di collaborazioni che coinvolge numerose imprese del territorio.

L’attività industriale e logistica della società prevede, infatti, il coinvolgimento di aziende partner, fornitori di materie prime, servizi di trasporto e realtà specializzate nel settore della meccanica e dell’automazione.

Questo approccio integrato permette di generare valore aggiunto a livello economico e sociale, stimolando l’innovazione e la crescita di competenze locali. Nel 2024, grazie alla solidità delle proprie operazioni e agli investimenti messi in campo, Michelin ha creato un indotto pari a 328 milioni di euro e ha coinvolto 2.800 fornitori, confermando il proprio ruolo di motore dello sviluppo industriale e sociale, capace di sostenere l’occupazione e la competitività dell’intera area.

Negli ultimi cinque anni, Michelin ha investito 432 milioni di euro nelle fabbriche italiane, rafforzando competitività e digitalizzazione e migliorando la propria impronta ambientale. Proprio oggi, Cuneo inaugura una nuova linea di produzione robotizzata, unica in Europa, che consente di produrre pneumatici di grandi dimensioni fino a 24 pollici. Grazie a queste innovazioni, Cuneo diventa lo stabilimento più innovativo del Gruppo Michelin, pioniere nello sviluppo di nuove gamme e nel testing di tecnologie pensate per le esigenze future dell’automotive. 

A livello globale, il Gruppo Michelin conta 129.800 dipendenti, 86 stabilimenti e un fatturato di 27,2 miliardi di euro. L’Italia gioca un ruolo importante con stabilimenti che rappresentano un benchmark a livello Gruppo. 

“Festeggiare 120 anni di presenza industriale in Italia significa celebrare radici profonde e una storia di eccellenza che ci lega al territorio. Gli investimenti di 432 milioni di euro effettuati negli ultimi cinque anni rappresentano non solo la volontà di rafforzare la nostra leadership, ma anche il motore che ci consente di guardare al futuro con fiducia. L’inaugurazione della nuova linea produttiva robotizzata a Cuneo  unica in Europa – è la sintesi perfetta di come innovazione e tradizione possano convivere e contribuire a rendere i nostri stabilimenti ancora più competitivi e all’avanguardia”, il commento di Agostino Mazzocchi, Amministratore Delegato Michelin Italiana.

 


Foto da ufficio stampa Michelin

L’auto in Italia: timori e appello di Palombella (UILM)

L’auto in Italia: timori e appello di Palombella (UILM)

In occasione della convocazione del Tavolo sull’automotive presso il MIMIT, il leader UILM, Rocco Palombella, esprime le sue forti preoccupazioni per il futuro del settore in Italia e lancia un appello di massima attenzione e per interventi immediati.

 
I sindacati, in pratica, denunciano la grave crisi di un settore fondamentale per il nostro Paese e sollecitano risposte concrete da parte del Governo, dell’Unione Europea e dal sistema delle imprese.
 
 

Foto da screen video da Linkedin UILM

 

ACI, ok del Consiglio dei ministri a La Russa presidente

Kimi leggendario: oltre il migliore dei sogni

Il Consiglio dei ministri, “su proposta del presidente Giorgia Meloni, d’intesa con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e con il ministro delle Infrastrutture dei Trasporti, Matteo Salvini, ai sensi della legge 24 gennaio 1978, n. 14, visti i pareri favorevoli espressi dalle competenti commissioni parlamentari, ha deliberato la nomina dell’avv. Antonino Geronimo La Russa a presidente dell’Automobile Club d’Italia”. È quanto riporta il comunicato finale di Palazzo Chigi. L’ultimo  passaggio, a giorni, per la firma del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

In luglio La Russa era stato eletto con oltre il 78% dei voti al vertice di ACI per il quadriennio 2025-2028.

Presidente dell’Automobile club di Milano, ha anche anche ricoperto il ruolo di  vicepresidente nazionale. Tra i fondatori di ACI storico e grande cultore di motori e corse sportive, lo scorso dicembre è entrato a parte del Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile). E sempre Geronimo La Russa ha dato vita all’emittente nazionale ACI Radio.


Foto da ufficio stampa ACI

Riflessione d’obbligo: è la fine dell’auto europea?!

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
E se fosse proprio l’Europa a firmare la resa?! In queste ore gira una frase comoda, ma sbagliata: “l’UE ha eliminato i dazi del 35% sulle auto cinesi”.
La realtà è più sottile (e più grave) i dazi restano, ma l’Europa sta costruendo una porta laterale fatta di “prezzi minimi” e deroghe negoziate.

E qui sta il punto. Il problema non è la Cina. Il problema è un’Europa che troppo spesso non fa politica industriale ma fa solo iper-regolazione.
E quando la regolazione si scontra con la realtà, risponde con eccezioni, guide, compromessi.

L’auto europea non è un simbolo. È lavoro qualificato, filiera, ricerca, meccanica, logistica, competenze.
Se la indebolisci, non perdi “solo” quota di mercato: perdi pezzi di classe media e di sovranità produttiva.

La domanda che dobbiamo porci è semplice: l’Europa vuole ancora essere un continente che produce?
O piuttosto un continente che certifica, compensa e importa soltanto?

 

Foto da ufficio stampa Gruppo SMET

Richieste UE sul “green”: ora l’Italia faccia la sua parte

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 
Lo scorso 16 dicembre, la Commissione europea ha presentato l’atteso “Pacchetto automotive”, che ora dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e al Consiglio europeo nell’ambito del cosiddetto Trilogo, dove potrebbe subire modifiche anche sostanziali rispetto alla versione iniziale.
Tra le misure proposte dalla Commissione, UNRAE, pone particolare attenzione al tema delle flotte aziendali: la proposta prevede che gli Stati membri garantiscano, a partire dal 2030, che una quota minima delle nuove immatricolazioni di veicoli delle grandi imprese sia costituita da veicoli a zero o basse emissioni, con obiettivi specifici per i veicoli a emissioni zero.
Obiettivi così ambiziosi sono raggiungibili e sostenibili per l’Italia solo a patto di rivedere la fiscalità per le aziende clienti in chiave “green”. Imporre alle aziende investimenti su auto a zero o basse emissioni senza i necessari fattori abilitanti, può impattare sulle decisioni di rinnovo delle flotte e penalizzare il mercato.
Nel 2025 la quota BEV negli altri 30 Paesi europei ha raggiunto il 21,2%, quasi 3 volte e mezzo superiore alla nostra. La materia fiscale è di esclusiva competenza nazionale, quindi anche l’Italia deve fare la propria parte per non rimanere fanalino di coda nel continente europeo. È necessario puntare a raggiungere almeno la media europea, per evitare di essere considerati un mercato di serie B, tenendo conto di tutti gli investimenti che i Costruttori stanno effettuando sui veicoli a zero o basse emissioni.
Da anni UNRAE sottolinea che un elemento fondamentale per favorire la mobilità a zero emissioni è la revisione in chiave “verde” del trattamento fiscale delle auto aziendali, attraverso interventi che prevedano l’aumento di detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi, oltre alla riduzione del periodo di ammortamento.
Per approfondire questi temi e individuare soluzioni concrete, UNRAE auspica fortemente l’apertura di un tavolo di confronto interministeriale, che sia mirato, continuativo e orientato all’assunzione di decisioni.
 
 

Foto da ufficio stampa UNRAE

Stellantis Philanthropy: rafforzato l’impegno per l’educazione e le comunità locali

Stellantis Philanthropy: rafforzato l’impegno per l’educazione e le comunità locali

In un settore come quello automotive, spesso chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde – tecnologiche, industriali e sociali-  l’investimento sulle persone e sulla conoscenza resta uno degli elementi più solidi su cui costruire il futuro. È in questa direzione che si muove Stellantis, che in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione rinnova e rafforza il proprio impegno globale attraverso le iniziative di Stellantis Philanthropy.

Negli ultimi due anni il gruppo ha co-sviluppato oltre 130 progetti educativi in collaborazione con più di 100 organizzazioni non profit, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere oltre 2 milioni di beneficiari diretti entro la fine del 2026. Un numero che racconta una strategia strutturata, basata su partnership locali e su un approccio che mette al centro i bisogni reali delle comunità in cui l’azienda opera.

 

Educazione come leva di sviluppo sostenibile

Il cuore dell’impegno di Stellantis Philanthropy è l’accesso all’istruzione, con un’attenzione particolare alle discipline STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – considerate sempre più decisive anche per l’evoluzione dell’industria automobilistica. La formazione tecnica e scientifica, infatti, non è solo uno strumento di crescita individuale, ma una condizione necessaria per accompagnare la transizione verso una mobilità più avanzata, digitale e sostenibile.

«L’educazione è uno degli strumenti più potenti con cui possiamo supportare le comunità in cui operiamo», ha dichiarato il presidente John Elkann, sottolineando come la collaborazione tra partner locali e dipendenti permetta di ampliare concretamente le opportunità di apprendimento per le nuove generazioni.

 

Un modello basato sulle comunità

Uno degli elementi distintivi dell’approccio di Stellantis Philanthropy è la radicata dimensione territoriale. I progetti vengono ideati e sviluppati insieme alle comunità locali, con soluzioni pensate per essere misurabili, pertinenti e durature. Dall’inclusione scolastica all’educazione ambientale, dalle competenze digitali ai percorsi professionali, le iniziative si adattano ai diversi contesti sociali e culturali.

In Nord America, ad esempio, oltre 30 progetti tra Stati Uniti, Canada e Messico puntano a raggiungere un milione di persone entro il 2026. In Europa allargata, più di 50 iniziative coinvolgono nove Paesi, con un focus anche su ambienti di apprendimento inclusivi per studenti nello spettro autistico. In Sud America, Medio Oriente, Africa e area Asia-Pacifico, i programmi si concentrano su continuità scolastica, istruzione delle ragazze, formazione tecnica e accesso alla tecnologia nelle aree rurali.

 

Volontariato e merito al centro

All’interno di Stellantis Philanthropy confluiscono anche due programmi chiave: Motor Citizens e Stellantis Student Awards. Il primo è il programma di volontariato globale che incoraggia i dipendenti a dedicare tempo e competenze alle proprie comunità. Dal lancio globale nel 2021, la partecipazione è cresciuta in modo costante e nel 2025 si è registrato un aumento di oltre il 25% sia nel numero di volontari sia nelle ore dedicate.

Gli Stellantis Student Awards, invece, valorizzano il merito accademico degli studenti appartenenti alle famiglie Stellantis. Solo nel 2025 sono stati premiati oltre 800 studenti, mentre dal 1996 i riconoscimenti assegnati sono stati quasi 17.000. Un segnale di continuità che rafforza il legame tra azienda, famiglie e formazione.

 

Un impegno che parla anche all’automotive

In un momento in cui il settore automotive è spesso raccontato solo attraverso numeri di mercato, normative e transizione energetica, iniziative come queste ricordano che la sostenibilità industriale passa anche dalla responsabilità sociale. Investire in educazione significa costruire competenze, fiducia e coesione, elementi fondamentali per affrontare le sfide future senza perdere il legame con i territori.

Stellantis, attraverso la sua filantropia, propone così un modello che difende il ruolo dell’industria come attore sociale, capace non solo di produrre veicoli e tecnologia, ma anche di generare valore condiviso e opportunità concrete per le comunità globali.

 


Foto da ufficio stampa Stellantis

Transizione green e scelte politiche: ci vuole una mobilità più neutrale

Kimi leggendario: oltre il migliore dei sogni

di Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI

 
Nella sede dell’ACI – Automobile Club d’Italia, abbiamo avuto il piacere di ospitare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, all’evento “Il futuro dei trasporti: per una vera neutralità tecnologica in Europa”. Organizzato da NGV Italy, l’Osservatorio per la Neutralità Tecnologica nei Trasporti e WEC Italia – Comitato Italiano del World Energy Council, il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, imprese, associazioni di categoria e mondo accademico, con un focus centrale sulla decarbonizzazione dei trasporti. Un tema fondamentale per la transizione energetica europea e per le scelte politiche e industriali che plasmeranno la mobilità del futuro.

Il Ministro Salvini ha ribadito l’importanza di unire ambizione climatica, competitività economica e neutralità tecnologica in tutti i settori della mobilità, da strada a mare, cielo e rotaia, per costruire un futuro più sostenibile e innovativo.

Un passo importante verso una mobilità più neutrale ed efficiente in Europa.

 

Foto da ufficio stampa ACI

OMR e Scuderia Ferrari HP: insieme per guardare sempre avanti

OMR e Scuderia Ferrari HP: insieme per guardare sempre avanti

Con la presentazione della SF-26, la nuova monoposto della Scuderia Ferrari HP per il Campionato del Mondo di Formula 1 2026, si apre un nuovo ciclo tecnico per la Formula 1 e prosegue una collaborazione di lungo corso che vede OMR Automotive al fianco della Scuderia di Maranello come Team and Technical Partner.

Una partnership costruita nel tempo, che non si limita a consolidare l’esperienza maturata, ma continua a evolversi attraverso ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico.

«La nostra collaborazione con Ferrari è una storia lunga, iniziata cinquant’anni fa, che ci vede sempre al fianco di Ferrari, pronti alle continue sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare», ha dichiarato Marco Bonometti, Presidente e CEO di OMR Automotive. «Non ci si ferma mai davanti ai risultati raggiunti. È questa la forza di una partnership che continua a guardare al futuro, unendo eccellenza tecnica e visione industriale».

Con la stagione 2026, OMR Automotive rinnova il proprio impegno al fianco della Scuderia Ferrari HP, confermando una collaborazione che unisce tradizione e innovazione nel laboratorio tecnologico più avanzato del motorsport e che rappresenta la vera eccellenza del Made in Italy.

 


Foto da ufficio stampa OMR

Rc auto, premio medio a 629 euro: nel 2026 rincari per oltre mezzo milione di automobilisti

Rc auto, premio medio a 629 euro: nel 2026 rincari per oltre mezzo milione di automobilisti

Il 2026 non parte sotto i migliori auspici per una parte consistente degli automobilisti italiani. Oltre 500.000 assicurati dovranno infatti fare i conti con un aumento del premio Rc auto, conseguenza diretta di un sinistro con colpa dichiarato nel corso del 2025 e del conseguente peggioramento della classe di merito. Una dinamica che si inserisce in un contesto tariffario già complesso, segnato da equilibri fragili e da nuove pressioni sui costi.

Secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2025 il premio medio Rc auto in Italia si è attestato a 629,24 euro. Un valore in crescita rispetto a sei mesi prima, ma ancora inferiore su base annua rispetto a dicembre 2024. Numeri che raccontano un mercato apparentemente stabile, ma attraversato da tensioni che potrebbero emergere con maggiore forza nei prossimi mesi.

 

Rc auto, prezzi in equilibrio ma con margini ridotti

L’andamento delle tariffe Rc auto negli ultimi mesi mostra una lenta ma costante risalita. Il confronto semestrale evidenzia un aumento dell’1,51%, segnale che le compagnie stanno progressivamente assorbendo costi più elevati, legati soprattutto alla gestione dei sinistri. Il calo su base annua, invece, suggerisce che il mercato non è ancora entrato in una fase di rincari generalizzati come quelli osservati in passato.

Secondo Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it, il quadro resta però delicato: «Il calo della frequenza dei sinistri è un segnale incoraggiante e potrebbe contribuire a una maggiore stabilità dei prezzi. Tuttavia, il valore medio dei risarcimenti resta elevato e continua a pesare sui bilanci delle compagnie».

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: dal 1° gennaio 2026 è aumentata l’imposta che grava su alcune garanzie accessorie, come assistenza stradale e infortuni conducente, con un’aliquota salita al 12,5%. Un dettaglio che rischia di tradursi in premi complessivi più alti, soprattutto per chi sceglie coperture più complete.

 

Sinistri con colpa: chi vedrà aumentare il premio

Il nodo centrale riguarda gli automobilisti che nel 2025 hanno denunciato un incidente con colpa. A livello nazionale, la percentuale è pari all’1,54%, ma il dato medio nasconde forti differenze territoriali. Alcune regioni mostrano una maggiore incidenza di sinistri, con un impatto diretto sul costo delle polizze nel 2026.

La Liguria guida la classifica, con oltre il 2% degli assicurati destinati a cambiare classe di merito in peggio, seguita da Marche e Sardegna. Al contrario, Calabria, Basilicata e Friuli-Venezia Giulia si collocano tra le regioni con le percentuali più basse, segno di una minore frequenza di incidenti con responsabilità dichiarata.

Analizzando il dato su base provinciale, emergono situazioni ancora più marcate. Fermo, Imola e Cagliari sono tra le province con il maggior numero di sinistri con colpa, mentre Vercelli, Pordenone e Reggio Calabria risultano tra quelle con la minore incidenza.

 

Età, genere e lavoro: il profilo degli automobilisti più esposti

Lo studio di Facile.it consente anche di tracciare un identikit dell’assicurato più esposto al rischio di rincaro. Dal punto di vista del genere, la percentuale di sinistri con colpa è leggermente più alta tra le donne rispetto agli uomini, un dato che va letto alla luce delle diverse modalità di utilizzo dell’auto e dei contesti di guida.

L’analisi per fasce d’età mostra invece una tendenza chiara: con l’aumentare dell’età cresce la probabilità di denunciare un sinistro con colpa, con un picco tra gli over 75. Fanno eccezione gli automobilisti tra i 35 e i 44 anni, che risultano essere la fascia più “virtuosa”.

Anche la professione incide in modo significativo. Gli agenti di commercio risultano la categoria con la percentuale più elevata di sinistri dichiarati, seguiti da pensionati e impiegati. Un dato che riflette un utilizzo più intenso del veicolo, spesso quotidiano e su lunghe percorrenze.

 

Un 2026 da affrontare con maggiore attenzione

Il quadro che emerge è quello di un mercato Rc auto in bilico tra stabilità e nuovi aumenti. Il calo dei sinistri rappresenta una buona notizia, ma non basta a compensare l’aumento dei costi di gestione e della pressione fiscale sulle garanzie accessorie. Per molti automobilisti, il 2026 sarà quindi un anno in cui valutare con maggiore attenzione la propria polizza, confrontare le offerte e verificare se tutte le coperture incluse siano realmente necessarie.

In un contesto in cui anche pochi euro possono fare la differenza sul premio finale, conoscere le dinamiche della classe di merito e l’evoluzione del mercato assicurativo diventa uno strumento fondamentale per difendere il proprio budget.

 


Foto da ufficio stampa Facile.it