Volvo EX60: alimentazione elettrica e tecnologia avanzata per il nuovo SUV

Volvo EX60: alimentazione elettrica e tecnologia avanzata per il nuovo SUV

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

Volvo ha svelato ufficialmente la EX60, il suo nuovo SUV elettrico di medie dimensioni, che punta a definire il nuovo standard del segmento, con caratteristiche avanzate che pongono il modello del marchio svedese ai vertici della categoria per quanto riguarda l’autonomia di percorrenza, la velocità di ricarica e la tecnologia presente a bordo.
 
La Volvo più tecnologica di sempre
Con tutte le carte in regola per diventare uno dei pilastri della gamma Volvo dei prossimi anni, la EX60 si presenta come la vettura più tecnologica che sia mai stata realizzata dalla Casa scandinava. Il nuovo SUV elettrico dispone della nuova architettura HuginCore, una piattaforma hardware e software sviluppata internamente da Volvo che integra un “cervello elettronico” centrale, controller di zona e software evoluto. Questa struttura consente aggiornamenti over-the-air, permettendo all’auto di migliorare nel tempo con nuove funzioni e ottimizzazioni.
 

Autonomia fino a 810 km, anche in versione Cross Country
Uno dei punti di forza della Volvo EX60 è l’autonomia. Grazie alla nuova architettura elettrica, la Volvo EX60 può raggiungere fino a 810 km con una singola carica nella versione con due motori, quindi a trazione integrale. Lunga 4,80 metri, con un passo di 2,97 metri, la EX60 si colloca nel segmento dei SUV medio- grandi, ma appare visivamente più compatta grazie alle ampie superfici vetrate. Il design riprende il nuovo linguaggio stilistico Volvo già visto su EX30 ed EX90: linee pulite, frontale chiuso privo di griglia e firma luminosa “a martello” con tecnologia pixel. In gamma è prevista anche la versione Cross Country, caratterizzata da assetto rialzato, look più robusto e sospensioni pneumatiche pensate per un utilizzo anche in off-road leggero.
 

A bordo c’è l’assistente AI Gemini di Google
Gli interni della Volvo EX60 puntano su minimalismo e tecnologia, con un display centrale da 15 pollici basato su Android Automotive e integrazione dell’assistente Gemini AI di Google, che permette di interagire con la vettura attraverso un dialogo fluido con linguaggio naturale. A completare il quadro c’è una moderna strumentazione digitale con schermo da 11 pollici. Spazio e praticità non mancano: il bagagliaio offre circa 600 litri di capacità di carico, espandibili a oltre 1.600, più un frunk anteriore fino a 85 litri.
 
 
Ricarica fino a 370 kW, tre motorizzazioni in gamma
Costruita sulla nuova piattaforma SP3 a 800 Volt, la Volvo EX60 è capace di supportare ricariche rapide fino a 370 kW, passando dal 10 all’80% in circa 18 minuti, con la capacità di recupere 340 km d’autonomia in soli 10 minuti di ricarica. Tre le motorizzazioni disponibili: P6 a motore singolo da 374 CV che raggiunge i 620 km d’autonomia, P10 AWD dual motor da 510 CV e P12 AWD dual motor da 680 CV capace di percorrere fino a 810 km con una singola carica. In Italia i prezzi partono da 65.350 euro, con consegne previste entro l’estate 2026.
 
 

Foto da ufficio stampa Volvo

Auto europea: chiusura in piccola crescita, ma i problemi restano

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

Nel 2025 nell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state immatricolate 13.271.270 autovetture con un incremento sul 2024 del 2,4%, ma con un calo del 16% sui livelli ante-crisi (2019). Come il Centro Studi Promotor ha più volte sottolineato, nel resto del mondo le vendite di autovetture hanno da tempo raggiunto e superato i livelli ante-crisi. Le ragioni del ritardo dell’Europa Occidentale vanno, naturalmente, ricercate nella politica della UE per la transizione energetica nel settore dell’auto, politica portata avanti con misure che non trovano riscontro in nessuna altra parte del mondo e che, sul piano dell’ambiente, hanno prodotto finora risultati modesti.
 
Le auto elettriche vendute nel 2025 sono state infatti 2.585.187 contro i 13.271.270 del complesso delle auto immatricolate, di cui costituiscono quindi solo il 19,5%. Sempre nel 2025 nel mercato delle elettriche vi è stata però una buona accelerazione in quanto le immatricolazioni di elettriche hanno raggiunto quota 2.585.187 con una crescita del 29,7% sul 2024. Va però segnalato che una crescita più sostenuta (+33,4%) hanno avuto le immatricolazioni di ibride plug-in che, tra l’altro, hanno trovato uno spazio nelle misure annunciate il 16 dicembre per ammorbidire la transizione energetica in quanto dovrebbero poter essere immatricolate anche dopo il 2035. D’altra parte, la ibrida plug-in è una soluzione molto intelligente che merita di essere premiata.
 
Tornando al mercato complessivo, nell’intero 2025 nei cinque principali mercati dell’area, rispetto alla situazione ante-crisi, il risultato migliore lo fa registrare la Spagna che accusa un calo dell’8,7%, seguita dal Regno Unito (-12,6%), dall’Italia (-20,5%), dalla Germania (-20,8%) e dalla Francia (-26,3%). Con riferimento alla transizione energetica, interessante è anche la graduatoria dei maggiori Paesi per quanto riguarda la quota delle auto elettriche, che per l’intera area è del 19,5%, mentre per il Regno Unito tocca il 23,4% ed è seguito dalla Francia (20%), dalla Germania (19,1%), dalla Spagna (8,8%) e dall’Italia (6,2%).
 
Al di là dei dettagli, il quadro complessivo del mercato dell’auto dell’Europa Occidentale continua a destare grande preoccupazione e ciò perché non si vede come e quando l’Unione Europea intenda superare la gravissima crisi del suo settore dell’auto e ciò anche se l’Unione Europea ha manifestato il 16 dicembre una modesta apertura per attenuare il rigore talebano che ha caratterizzato la sua azione nel dettare le linee della transizione energetica. L’auspicio è che a questa apertura ne seguano altre, anche per risarcire il danno creato all’industria dell’auto e a tutti i lavoratori dell’auto che hanno perso il posto di lavoro.

 


Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

AI Act: passo fondamentale per un ecosistema europeo solido

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità
di Toni Purcaro, presidente DEKRA Italia
 
Oggi siamo testimoni di una trasformazione senza precedenti: innovazione e connettività stanno rivoluzionando il nostro modo di produrre, comunicare e vivere. Ma la vera sfida non è solo tenere il passo con la tecnologia, bensì creare un ambiente di fiducia che renda possibile adottare queste innovazioni su larga scala. Nel settore manifatturiero l’Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità, ma anche una grande responsabilità. L’affidabilità, la trasparenza e la sicurezza diventano requisiti imprescindibili: senza fiducia, non può esserci crescita sostenibile. In tal senso, l’introduzione dell’AI Act europeo è un passo fondamentale.
 
Non si tratta solo di regole, ma di un’occasione per costruire un solido ecosistema europeo sull’utilizzo di IA, in cui la fiducia sia garantita, verificabile e trasferibile tra Paesi e aziende. In questo percorso l’Italia e la Germania possono giocare un ruolo decisivo: unendo la forza industriale tedesca con la flessibilità e la creatività italiana, possiamo generare un grande vantaggio competitivo.
Come DEKRA, crediamo che il nostro compito sia quello di trasformare la fiducia in uno strumento industriale concreto. Attraverso valutazioni, test e certificazioni, aiutiamo le imprese a ridurre i rischi, ottimizzare le risorse e rendere l’adozione dell’IA non solo possibile, ma anche sicura e sostenibile. Lavorare insieme per creare fiducia nell’innovazione significa costruire il futuro dell’industria europea. Se sapremo unire regolamentazione, realtà industriale e certificazione indipendente – ha concluso – la collaborazione tra Italia e Germania potrà guidare la nuova stagione della competitività europea.
 
 

Foto da ufficio stampa DEKRA

Auto usate, italiani più affezionati al volante: percorrono più chilometri e cambiano meno spesso

Auto usate, italiani più affezionati al volante

Nel dibattito sul mercato delle auto usate, il chilometraggio resta uno degli elementi più osservati – e spesso più temuti – dagli acquirenti. Eppure, se si guarda ai numeri nel loro insieme, emerge un quadro meno scontato di quanto si pensi. In Italia, infatti, le auto vengono tenute più a lungo rispetto a molti altri Paesi europei e percorrono complessivamente più chilometri prima di essere rivendute. Un dato che, da solo, potrebbe far storcere il naso, ma che racconta in realtà abitudini di utilizzo più equilibrate rispetto a mercati dove il ricambio è rapido e l’uso più intenso.

A fotografare questa tendenza è uno studio condotto da carVertical, società specializzata nella raccolta e nell’analisi dei dati legati alla storia dei veicoli. L’analisi mette a confronto diversi mercati europei, incrociando chilometraggi medi, durata di possesso e frequenza dei cambi di proprietà, offrendo uno spaccato utile per comprendere dove si trovano le auto usate potenzialmente più affidabili.

 

Chilometraggio auto usata: l’Italia sopra la media, ma senza eccessi

Secondo i dati, un automobilista italiano percorre oltre 104.000 chilometri con la stessa auto prima di venderla. È un valore sensibilmente superiore alla media europea, che si ferma intorno ai 76.000 km. In alcuni Paesi, come Polonia, Slovacchia e Portogallo, i numeri sono ancora più alti, segno di un utilizzo prolungato del veicolo nel tempo.

All’estremo opposto si collocano mercati come Serbia, Ucraina e Ungheria, dove le auto cambiano proprietario dopo percorrenze molto ridotte. Qui il dato non va letto come sinonimo automatico di qualità migliore, ma come indicatore di mercati più instabili, in cui i veicoli passano di mano rapidamente, spesso senza una manutenzione di lungo periodo.

Il punto chiave, però, è un altro: il chilometraggio totale va sempre letto insieme a quello medio annuo, perché è quest’ultimo a raccontare quanto intensamente un’auto è stata sfruttata.

 

Uso annuale dell’auto: gli italiani guidano tanto, ma con regolarità

Se si osserva il chilometraggio medio annuo, l’Italia si allinea ai principali mercati europei. Con circa 19.500 km percorsi ogni anno, l’utilizzo dell’auto risulta regolare, ma non particolarmente stressante per la meccanica. È un dato che ridimensiona l’idea di veicoli “consumati” solo perché con molti chilometri sulle spalle.

In altri Paesi, invece, il quadro è diverso. In Spagna, Finlandia e Repubblica Ceca, ad esempio, le auto percorrono oltre 20.000 km all’anno, spesso per periodi di possesso più brevi. Una combinazione che può aumentare il rischio di usura accelerata, soprattutto se accompagnata da manutenzione irregolare.

In questo senso, l’Italia mostra un equilibrio interessante: le auto restano a lungo nelle mani dello stesso proprietario e vengono utilizzate in modo costante, senza picchi estremi.

 

Durata di possesso: meno cambi, più continuità

Un altro elemento che incide sull’affidabilità di un’auto usata è il numero di proprietari precedenti. In Italia, la durata media di possesso supera i cinque anni, un valore più alto rispetto a molti mercati europei. In Paesi come Serbia e Ucraina, invece, il cambio di veicolo avviene anche ogni anno, rendendo meno probabile che il proprietario investa in interventi strutturali o manutenzioni costose.

Un’auto tenuta più a lungo tende, nella maggior parte dei casi, a essere seguita con maggiore attenzione, soprattutto se rappresenta il principale mezzo di spostamento quotidiano. È un aspetto che spesso viene sottovalutato quando si guarda esclusivamente al contachilometri.

 

Auto usate importate: quali mercati sono più affidabili

L’analisi di carVertical evidenzia anche differenze significative tra i mercati europei da cui provengono le auto usate. Alcuni Paesi risultano potenzialmente più rischiosi per l’acquirente, perché combinano chilometraggi annui elevati e frequenti passaggi di proprietà. È il caso di Spagna, Finlandia, Repubblica Ceca e Ucraina.

All’opposto, mercati come Germania, Regno Unito, Portogallo e Lituania mostrano una maggiore stabilità: le auto vengono utilizzate meno intensamente ogni anno e restano più a lungo con lo stesso proprietario. Questo non garantisce automaticamente l’assenza di problemi, ma riduce le probabilità di trovare veicoli trascurati.

 

Oltre i numeri: perché il contesto conta più del contachilometri

Chilometraggio e durata di possesso sono strumenti utili, ma non sufficienti da soli. Stile di guida, tipologia di percorsi e manutenzione restano fattori decisivi. Un’auto con molti chilometri percorsi in modo regolare, su tragitti lunghi e con tagliandi puntuali, può risultare più affidabile di un veicolo con pochi chilometri ma usato solo su brevi spostamenti urbani.

Nel mercato delle auto usate, sempre più orientato alla trasparenza dei dati, la vera differenza la fa la capacità di leggere i numeri nel loro contesto. E sotto questo profilo, l’Italia si conferma un mercato dove l’auto viene vissuta come un bene da accompagnare nel tempo, più che come un oggetto da sostituire rapidamente

 


Foto da ufficio stampa carVertical

Auto abbandonate, nuova legge sulla cancellazione dal PRA: svolta per Comuni e cittadini

Bollo auto: l'abolizione è un sostegno concreto per i cittadini

Il tema delle auto abbandonate torna al centro del dibattito pubblico grazie all’approvazione definitiva della nuova legge sulla cancellazione dal PRA, un provvedimento atteso da anni che promette di incidere in modo concreto su uno dei problemi più visibili – e spesso irrisolti – delle nostre città. Veicoli lasciati per mesi, talvolta per anni, su strade e parcheggi pubblici non rappresentano solo un elemento di degrado urbano, ma anche un rischio ambientale e un costo diretto per le amministrazioni locali.

Con il via libera del Senato della Repubblica, il quadro normativo cambia in modo significativo, offrendo finalmente strumenti operativi più chiari ed efficaci a Comuni, enti proprietari delle strade e operatori della filiera automotive. Fin dalle prime valutazioni, Confcommercio Mobilità ha espresso un giudizio positivo sulla riforma, sottolineando come il nuovo impianto legislativo risponda a esigenze concrete e rimaste a lungo senza soluzioni adeguate.

 

Veicoli fuori uso e cancellazione dal PRA: cosa cambia davvero

Il cuore della riforma riguarda la possibilità di procedere alla cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e alla successiva rottamazione dei veicoli fuori uso anche quando questi risultano gravati da fermo amministrativo. Si tratta di una novità sostanziale: fino a oggi, proprio la presenza del fermo rappresentava uno degli ostacoli principali alla rimozione delle auto abbandonate, bloccando di fatto qualsiasi intervento risolutivo.

La nuova legge supera questo stallo, riconoscendo che un veicolo non più utilizzabile, lasciato sul suolo pubblico e non reclamato dal proprietario, deve poter essere avviato a una gestione corretta sotto il profilo ambientale, amministrativo e della sicurezza urbana. Un passaggio chiave è anche il rafforzamento del ruolo operativo dei Comuni e degli enti proprietari delle strade, che ora possono attestare formalmente l’inutilizzabilità dei veicoli rinvenuti e avviare le procedure di rimozione e demolizione senza restare impantanati in iter burocratici poco chiari.

 

Un problema diffuso che pesa su territori e bilanci pubblici

Il fenomeno delle auto abbandonate non è marginale. In molte realtà urbane e periferiche, i veicoli fuori uso occupano spazi pubblici, compromettono il decoro e possono trasformarsi in potenziali fonti di inquinamento, a causa di perdite di oli, carburanti e altri fluidi. A questo si aggiungono i costi indiretti sostenuti dagli enti locali, spesso costretti a intervenire senza poter poi recuperare le spese. In questo contesto, la nuova normativa rappresenta un cambio di passo che va nella direzione di una gestione più razionale e sostenibile del fine vita dei veicoli, tema centrale anche nel più ampio dibattito sulla transizione ecologica del settore automotive.

 

Il ruolo della filiera e degli operatori specializzati

La legge è stata illustrata e discussa anche in occasione del Congresso Nazionale di ADQ – Associazione Autodemolitori di Qualità, contribuendo ad avviare un confronto diretto con gli operatori del settore. Un dialogo che ha permesso di costruire un testo normativo più aderente alla realtà operativa degli impianti autorizzati di demolizione e recupero. Poprio ADQ, che rappresenta circa 1.500 impianti su tutto il territorio nazionale, ha svolto un ruolo attivo nel portare all’attenzione delle istituzioni le criticità di un sistema che, fino a oggi, rendeva difficile intervenire in modo tempestivo sui veicoli abbandonati.

Secondo Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità, l’ingresso di ADQ nella Federazione completa idealmente la filiera rappresentata: dalla vendita al fine vita del veicolo. Una visione di sistema che consente di affrontare il problema non solo dal punto di vista normativo, ma anche operativo e industriale.

 

Benefici concreti per cittadini e amministrazioni

L’impatto atteso della riforma è duplice. Da un lato, i cittadini beneficeranno di strade più libere, quartieri più decorosi e una riduzione di situazioni di potenziale rischio. Dall’altro, le amministrazioni locali potranno contare su procedure finalmente applicabili, riducendo tempi, costi e incertezze. Come sottolineato da Ruggiero Delvecchio, presidente nazionale di ADQ, il provvedimento mette a disposizione strumenti concreti per affrontare un problema che grava da anni sui territori. Il ringraziamento espresso nei confronti dell’Onorevole Russo evidenzia inoltre l’importanza del confronto tra istituzioni e operatori, elemento spesso decisivo per l’efficacia delle leggi.

 

Una riforma da applicare in modo uniforme

Ora la sfida si sposta sul piano dell’attuazione. Confcommercio Mobilità ha già annunciato l’intenzione di continuare a lavorare al fianco delle istituzioni affinché la legge venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, evitando disparità tra Comuni e Regioni. L’obiettivo è chiaro: trasformare una buona norma in risultati tangibili, capaci di incidere su legalità, tutela ambientale e qualità della vita urbana. In un settore spesso accusato di essere parte del problema, l’automotive dimostra invece di poter essere parte della soluzione, quando regole chiare e filiere strutturate lavorano nella stessa direzione.

 


Foto da ufficio stampa Confcommercio Mobilità

L’UE e quel -90%: solo una clausola di sopravvivenza per l’industria

Discussione sull'auto: ma perché la chiamano "ferro"?

di Marco Della Monica, giornalista

 
Il mito del “10% di auto termiche dopo il 2035” semplicemente non esiste. La Commissione Europea non ha riaperto le porte al motore termico, ha aperto un foglio Excel. Il famoso -90% di CO₂ rispetto al 2021 significa, in numeri reali, una media di flotta intorno ai 9-10 g/km. Non esattamente il regno dell’ICE, nemmeno nella sua versione con la massima buona volontà.

Il restante 10% non è libertà industriale, ma compensazione certificata: fino al 3% con crediti da e-fuel e biocarburanti realmente immessi sul mercato, fino al 7% con acciaio a basse emissioni prodotto nell’UE. Cosa significa tutto questo? Che non puoi “vendere” CO2, puoi solo “coprirla”. E con il contagocce.

Sì, PHEV, si alle vetture idrogeno (sic!), mild hybrid e persino ICE restano formalmente ammessi, ma non per fare volume. Servono come elementi di equilibrio di flotta, non come strategia di prodotto. Chi parla di “ritorno del termico” confonde la neutralità tecnologica con la matematica e la matematica, di solito, non fa sconti a nessuno.


Morale: non è una vittoria del motore a combustione è una clausola di sopravvivenza per l’industria europea, mentre si attraversa la transizione. Il termico non è proibito, è semplicemente diventato statisticamente irrilevante. E no, non è la stessa cosa. Parafrasando il Marchese del Grillo: possiamo essere un po’ incazzati?

PS: a vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo vedere questo come un piccolo passo in avanti su una follia che, per fortuna, non è scritta su pietra.

 

Foto da archivio Marco Della Monica

Per una vera neutralità: tutti uniti per il bene dell’Europa

Per una vera neutralità: tutti uniti per il bene dell'Europa

Il promotore di  #FORUMAitoMotove e direttore di ACI Radio, Pierluigi Bonora, ha moderato, nella sede ACI di Roma, il convegno “Il Futuro dei Trasporti: per una vera neutralità tecnologica in Europa” organizzato da NGV Italy, di cui è presidente Mariarosa Baroni, insieme ai partner dell’Osservatorio per la Neutralità Tecnologica dei Trasporti (Confartigianato, Federauto, UNEM Unione Energie per la Mobilità ), e WEC Italia – Comitato Italiano del World Energy Council  ha riunito Istituzioni, industria e le maggiori associazioni della filiera del trasporto per un confronto concreto sul futuro del Green Deal europeo.

Alla presenza del Vice Premier e Ministro MIT – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini (nella foto, mentre risponde a una domanda di Bonora), con il contributo dell’On Luca Squeri, degli onorevoli europarlamentari Carlo Fidanza, Dario Nardella, Massimiliano Salini e Silvia Sardone è emersa una posizione condivisa: l’attuale revisione dei target CO₂ proposta dalla Commissione UE non è sufficiente e non riflette le reali dinamiche del mercato

Accogliendo anche gli input dei rappresentanti parlamentari, la Presidente di NGV Italy, Mariarosa Baroni, insieme ai membri dell’Osservatorio, ha ribadito la necessità di una vera neutralità tecnologica, che riconosca anche il ruolo di biometano e biocarburanti accanto a elettrico e idrogeno.

Qualora tali istanze non venissero recepite, è stata prospettata una risposta significativa del settore, con una rappresentanza europea di camion davanti al Parlamento europeo, come segnale pacifico ma determinato a tutela del futuro dell’industria e del lavoro in Europa.
 
 

Foto da ufficio stampa ACI

Regolamento UE sulla CO2: subito scelte più realistiche e tecnologicamente neutrali

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
 
Sarà necessaria un’attività intensa e decisa per emendare la proposta di revisione del Regolamento CO2 della Commissione UE. Il contenuto del pacchetto Automotive della Commissione appare come un palliativo finalizzato a tener buoni i sostenitori del principio della neutralità tecnologica che in realtà è concepito ancora una volta in un’ottica mono-tecnologica, secondo cui esiste solo l’elettrico, in base all’idea del tutto inefficiente e illogica che impone il calcolo delle emissioni solo dal terminale di scarico.
 
Vanno quindi rimossi i limiti previsti per i Biofuels nel calcolo dei carbon credit, aprendo in modo definitivo e senza ulteriori incrostazioni regolamentari al contributo pieno dei Biocarburanti per il conseguimento dei target di decarbonizzazione, sia per le autovetture che- soprattutto – per i veicoli pesanti.
 
 

Foto da ufficio stampa Federauto


FIAT Vertical Winter Tour 2026: Grande Panda protagonista

FIAT Vertical Winter Tour 2026: Grande Panda protagonista

Torna il FIAT Vertical Winter Tour 2026, l’evento itinerante sulla neve che da oltre quindici anni è un punto di riferimento tra gli appuntamenti invernali italiani. FIAT conferma il proprio ruolo di title sponsor del Tour, a testimonianza dell’impegno del Brand nel sostenere iniziative capaci di valorizzare il territorio, lo sport e l’intrattenimento, creando occasioni di incontro aperte e inclusive.

Il Tour tocca nove località sciistiche lungo l’intero arco alpino, portando in pista un format consolidato che unisce musica, attività sportive e momenti di intrattenimento all’interno di un Villaggio dedicato e aperto al pubblico. Un’esperienza pensata per un pubblico ampio e trasversale, in linea con i valori FIAT di accessibilità, condivisione e stile italiano.

All’interno dello Sponsor Village, FIAT accoglierà i visitatori in uno spazio dedicato alla 600 Sport, presentata in edizione speciale per Milano Cortina 2026 e a Grande Panda. Qui il pubblico potrà mettersi alla prova con giochi di abilità e vincere gadget esclusivi. Per rievocare le emozioni olimpiche, sarà inoltre allestita una tavola da curling che consentirà a due giocatori di sfidarsi contemporaneamente, per un’esperienza coinvolgente e adatta a tutti.

Non mancherà l’area test drive, dove gli appassionati potranno scoprire e provare la gamma FIAT con particolare attenzione per la Nuova Grande Panda, 600 Sport edizione Milano Cortina 2026 e nuova 500 Hybrid. Un’opportunità concreta per sperimentare da vicino comfort, tecnologia e design made in Italy.

Radio Deejay è media partner del FIAT Vertical Winter Tour 2026, portando in ogni tappa i propri Talent sul palco del Villaggio e arricchendo l’esperienza con contenuti e animazione di qualità.

 


Foto da ufficio stampa Stellantis

TG2 Motori: Bonora ospite di Maria Leitner

TG2 Motori: Bonora ospite di Maria Leitner

Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, come direttore responsabile di ACI Radio, è intervenuto domenica 18 gennaio a TG2 Motori, programma condotto da Maria Leitner.

Reduce da Bruxelles, dove ha partecipato al Motor Show 2026, Bonora ha parlato della nutrita presenza di Stellantis, dalla metà del 2025 finalmente a guida operativa globale italiana (Antonio Filosa) e da poco anche in Europa (Emanuele Cappellano, alla sua prima conferenza stampa in occasione dell’evento) e dell’atteggiamento positivo e di fiducia dei manager a capo dei marchi.

La sfida è difficile, guardando soprattutto all’Italia, e la speranza è che questo atteggiamento porti ai risultati auspicati. Troppi gli errori commessi dalla precedente gestione e a pagarne le conseguenze è stata la produzione e la forza lavoro.

Bonora ha quindi sottolineato l’esigenza che l’UE cambi rapidamente linea, lasciando da parte l’ideologia che ha condotto il settore alla pesantissima crisi che sta vivendo. La drammatica realtà dei fatti sta dando ragione alla battaglia che #FORUMAutoMotive sta portando avanti da anni.