Green NCAP: le reali prestazioni dei veicoli elettrici su strada

Green NCAP: le reali prestazioni dei veicoli elettrici su strada

La valutazione dei veicoli elettrici in condizioni reali è diventata uno degli strumenti più utili per comprendere come le auto a batteria si comportano al di fuori dei laboratori, soprattutto quando entrano in gioco clima rigido, velocità autostradali e sistemi di climatizzazione particolarmente energivori. Gli ultimi test pubblicati da Green NCAP mostrano con chiarezza come efficienza, autonomia e tempi di ricarica cambiano al variare della temperatura e dello scenario di utilizzo, offrendo ai consumatori nuove informazioni pratiche e agli operatori del settore uno sguardo tecnico affidabile, privo di semplificazioni.

Nel nuovo ciclo di prove sono state analizzate Dacia Spring, Hyundai Inster e Volkswagen ID.4, tre modelli molto diversi fra loro per peso, capacità batteria e posizionamento di mercato. Le vetture hanno affrontato test in città, su percorsi misti e in autostrada, sia con clima mite sia a -7°C, temperatura in cui le batterie riducono fisiologicamente le prestazioni.*

 

Autonomia reale: il peso, la batteria e il freddo fanno la differenza

La compatta Dacia Spring, con la sua batteria da 27,6 kWh e un peso inferiore alla tonnellata, conferma la vocazione cittadina. Il ciclo misto evidenzia un’autonomia di 180 km con clima mite e 133 km con il freddo, valori che peggiorano in autostrada dove si scende a 119 km. Green NCAP definisce “adeguata” l’autonomia complessiva, mentre quella autostradale viene giudicata “scarsa”. Il messaggio è chiaro: la Spring è un mezzo pratico e razionale per l’uso urbano, meno adatto ai lunghi trasferimenti.

Molto diversa la situazione per Hyundai Inster, dotata di batteria da 49 kWh e 1412 kg di peso. In condizioni miti percorre 322 km sul misto, scendendo a 219 km in inverno. Anche la Inster soffre le velocità elevate, con 267 km in autostrada con clima mite e 199 km a -7°C. L’autonomia autostradale è valutata “scarsa”, mentre il giudizio complessivo su consumi e autonomia è “buono”, grazie al miglior bilanciamento tra peso, capacità e rendimento energetico.

Volkswagen ID.4 Pure, con batteria da 52 kWh e quasi due tonnellate di massa, offre invece valori più stabili e una maggiore fruibilità: 304 km sul misto con clima mite, 196 km con il freddo e 193 km in autostrada. Il giudizio finale è “adeguato”, confermando la solidità del progetto anche nell’utilizzo a basse temperature.

 

Climatizzazione e freddo: quanto incide sul rendimento reale

Il riscaldamento dell’abitacolo è uno degli elementi che maggiormente incidono sull’autonomia in inverno. Green NCAP evidenzia differenze importanti tra i tre modelli, spiegando perché alcune configurazioni risultino più vantaggiose. Dacia Spring utilizza un sistema PTC autoregolante: rapido nel portare a 16°C la zona della testa dei passeggeri, meno efficace nel riscaldare il vano piedi. La batteria ridotta offre benefici minimi dal pre-riscaldamento collegato alla colonnina.

Hyundai Inster propone una soluzione più avanzata, con PTC + pompa di calore. Il riscaldamento dell’abitacolo è lento, ma la possibilità di scaldare a distanza sedili e volante consente un comfort migliore senza eccessivi consumi.

Volkswagen ID.4 risulta la più efficiente: il sistema climatizza rapidamente tutto l’abitacolo e il pre-riscaldamento garantisce fino a 46 km extra nel misto invernale e 79 km in città. Una dimostrazione pratica di come la gestione termica incida concretamente sulle percorrenze reali.

 

Tempi di ricarica: prestazioni adeguate per tutti i modelli testati

Green NCAP giudica “adeguati” i tempi di ricarica di tutti i modelli analizzati, pur con prestazioni molto diverse tra loro. Dacia Spring accetta al massimo 34 kW in DC e impiega 40 minuti dal 10 all’80%: un valore coerente con la batteria compatta, ma che penalizza il recupero di autonomia in autostrada. Interessante la presenza della funzione V2L a 3,7 kW.

Hyundai Inster raggiunge 81 kW di picco, completando la ricarica 10-80% in 31 minuti. Un risultato che la rende idonea anche a lunghi viaggi, soprattutto in presenza di colonnine ad alta potenza.

Volkswagen ID.4 spicca con 155 kW di potenza e un tempo di ricarica di circa 27 minuti, condizione necessaria che la batteria sia stata precondizionata. Manca però la funzione V2L, presente sulle concorrenti asiatiche.

 

Sostenibilità nel ciclo di vita: i vantaggi dei veicoli compatti

L’analisi dell’intero ciclo di vita mostra quanto il peso e la dimensione della batteria influenzino le emissioni globali. I risultati premiano le vetture leggere e con batterie piccole. Dacia Spring ottiene 5 stelle e il 100% nella Classificazione di Sostenibilità, con emissioni pari a 90 g/km di CO2 su tutto il ciclo di vita. Hyundai Inster raggiunge 5 stelle (96%) e 114 g/km, mentre la più pesante ID.4 ottiene 4,5 stelle (84%) e 130 g/km.

Per un confronto diretto, Green NCAP ha testato anche la Seat Ibiza 1.0 MPI: consumi reali “buoni” e valori simili fra clima mite e inverno (6,0 vs 6,4 l/100 km). Il calore residuo del motore, però, abbatte il peso energetico della climatizzazione, un vantaggio non replicabile dalle auto elettriche. Tuttavia, le emissioni del ciclo di vita restano più alte rispetto ai modelli elettrificati compatti, impedendo alla Ibiza di raggiungere le 4 stelle.

 

Cosa ci dicono davvero questi test

I risultati di Green NCAP offrono un quadro realistico del comportamento delle auto elettriche nella quotidianità. I modelli compatti risultano vincenti per sostenibilità e praticità urbana, mentre vetture più grandi garantiscono performance più stabili sui lunghi tragitti. In ogni caso, le differenze riscontrate non rappresentano criticità strutturali, ma il naturale riflesso delle tecnologie attuali e delle condizioni ambientali.

Per chi sceglie un’auto elettrica, conoscere questi dati significa prendere decisioni più consapevoli e individuare il modello più adatto alle proprie esigenze, senza cadere in semplificazioni o allarmismi. Per il settore, invece, è una conferma dell’importanza di continuare a innovare nella gestione termica, nell’efficienza e nella ricarica.

 

 

Foto da ufficio stampa Green NCAP

 

Green Deal Automotive: troppe le false illusioni

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
 

Leggendo i dati sulla overcapacity cinese nell’elettrico mi viene spontanea una domanda: ma davvero qualcuno in Europa pensava seriamente che il Green Deal così disegnato avrebbe salvato la nostra industria automobilistica… e non quella degli altri? In Cina il mercato interno delle auto elettriche è ormai saturo da tempo, i produttori si fanno la guerra sui prezzi e la risposta è semplice naturalmente spingere sull’export.

Quelle stesse vetture, spesso prodotte con energia a carbone e filiere poco trasparenti, arrivano sul mercato europeo mentre noi continuiamo a caricare la nostra industria di iper regole, vincoli, divieti e tempi irrealistici. Così, in tutta verità, il Green Deal Europeo rischia di diventare un “China Deal”:  noi chiudiamo stabilimenti, perdiamo competenze e filiere storiche; loro riempiono il vuoto con prodotti competitivi, spesso sovvenzionati;  i governi europei, per far quadrare la narrazione, si svenano in incentivi a fondo perduto pur di far comprare auto che il mercato, da solo, non sceglierebbe.

Non sono contro la transizione ecologica, tutt’altro. Ma sono convintamente contro l’idea ingenua e ideologica di una transizione senza politica industriale, senza neutralità tecnologica, senza una strategia seria su energia, lavoro, formazione, logistica.

Stiamo chiedendo agli imprenditori europei di correre una maratona, ma partendo venti chilometri dietro e con un giubbotto zavorrato di troppa e inutile burocrazia. Se non vogliamo che il cuore industriale dell’Europa batta a Pechino anziché a Torino, Stoccarda o Sochaux, è questo il momento di rimettere al centro una cosa semplice: competitività, realismo, industria. Il resto sono slogan.

 
 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group


Ford-Renault, alleanza strategica: erede elettrica della Fiesta in vista?

Ford-Renault, alleanza strategica: erede elettrica della Fiesta in vista?
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

Ford e Renault hanno deciso di unire le forze per dar vita ad una nuova partnership strategica che vedrà una fitta collaborazione tra i due costruttori che avrà i suoi primi frutti concreti in due nuove auto elettriche accessibili a marchio Ford che saranno costruite sulla piattaforma Ampere del Gruppo Renault.

Il possibile ritorno della Fiesta in versione elettrica
Su queste due nuove auto Ford, il cui lancio del primo modello è previsto nel 2028, per il momento i dettagli sono limitati. Tuttavia è probabile che uno dei due nuovi modelli Ford su base Ampere possa essere una compatta di segmento B, dove il marchio dell’Ovale Blu farebbe il suo ritorno con una nuova vettura che potrebbe essere considerata come una sorta di erede elettrica della Fiesta, best-seller della produzione Ford degli ultimi decenni nonché una delle auto più vendute in Europa.
 
Più difficile invece l’ipotesi che la collaborazione tra Ford e Renault possa sfociare in un city-car di segmento A. I nuovi modelli Ford che nasceranno da questa nuova intesa tra i due costruttori verranno prodotti nel polo ElectriCity di Ampere, a Douai, nel Nord della Francia, dove già nascono la Renault 5 e Alpine A290.

Promettendo un DNA tipicamente Ford per queste nuove vetture, la Casa nordamericana sottolinea come la partnership con il Gruppo Renault le permetterà di entrare nel segmento dei veicoli elettrici compatti con un soluzione ottimizzata sfruttando le economie di scala.

Rimane l’alleanza di Ford con Volkswagen
La partnership con il Gruppo Renault, fa sapere Ford, non sostituisce l’alleanza già in corso con Volkswagen per le elettriche a ruote alte, rivolta ai segmenti C e superiori. La nuova collaborazione con il costruttore francese rientra nella strategia di Ford volta a snellire le attività industriali, accelerare lo sviluppo dei prodotti e ampliare la gamma europea con vetture elettriche e ibride.
 
L’obiettivo dell’Ovale Blu è offrire maggiore scelta ai clienti, fornendo soluzioni per rendere la transizione verso l’elettrico più accessibile, senza abbandonare l’offerta di veicoli ibridi ed endotermici. Oltre alle due nuove auto elettriche a marchio Ford, la partnership tra la Casa nordamericana e il Gruppo Renault potrebbe presto estendersi anche nel settore dei veicoli commerciali leggeri, un segmento di mercato sul quale le due aziende valuteranno possibili progetti di sviluppo e produzione congiunti per nuovi modelli a marchio Ford e Renault.

Sicurezza auto 2025: i risultati Euro NCAP premiano 18 modelli con 5 stelle

Sicurezza auto 2025: i risultati Euro NCAP premiano 18 modelli con 5 stelle

La sicurezza auto 2025 è il cuore della nuova tornata di valutazioni Euro NCAP, un’edizione particolarmente ricca che ha messo alla prova ben 23 nuovi modelli con scenari di impatto, test dinamici e analisi delle dotazioni di assistenza alla guida. Il risultato più significativo è l’elevato numero di vetture che hanno ottenuto il massimo punteggio, diciotto modelli con 5 stelle, a conferma di una tendenza ormai consolidata: i costruttori stanno investendo in tecnologie strutturali avanzate, sistemi ADAS più efficaci e soluzioni capaci di proteggere adulti, bambini e utenti vulnerabili della strada.

Il panorama valutato da Euro NCAP è quanto mai eterogeneo: SUV elettrici, modelli premium, crossover compatti, familiari e berline di ultima generazione. Una pluralità di categorie che rende il confronto ancora più interessante, evidenziando come gli standard di protezione si stiano progressivamente allineando verso l’alto.

 

Diciotto modelli raggiungono le cinque stelle Euro NCAP

Il podio dei risultati più alti comprende tre vetture che hanno raggiunto il 93% nella protezione degli occupanti adulti: Leapmotor B10, SUV elettrico di medie dimensioni; Mercedes-Benz CLE Coupé, nuovo coupé premium della Stella; e Hongqi EHS7, altro SUV elettrico di fascia media. Tutte conquistano le cinque stelle grazie a una combinazione vincente di protezione passiva, assistenza alla guida e attenzione ai pedoni.

Tra i modelli valutati brillano anche: Volvo EX90BYD Seal 6Tesla Model YCUPRA FormentorŠkoda ElroqŠkoda EnyaqCUPRA LeonSEAT LeonSubaru SolterraToyota bZ4XVolkswagen ID.3Audi A3MG MGS9 PHEVLucid Gravity e Kia EV5. Un elenco che dimostra l’elevato livello di maturità raggiunto da costruttori tradizionali e nuovi player elettrici.

Il test sottolinea inoltre come nove modelli abbiano ottenuto un punteggio pari o superiore al 90% nella Protezione Passeggeri Adulti, parametro centrale dell’intera metodologia Euro NCAP perché misura la capacità della vettura di proteggere conducente e passeggeri anteriori e posteriori in caso di urto.

 

Il ruolo della protezione dei bambini e delle tecnologie ADAS

L’eccellente performance della Tesla Model Y, aggiornata recentemente, merita una menzione specifica: con il 91% per gli adulti, il 93% per i bambini e risultati elevati nei sistemi di assistenza, la Model Y si conferma uno dei veicoli più sicuri della propria categoria. Ottimi punteggi anche per Volvo EX90, che raggiunge 92% negli adulti e 93% nei bambini, con un Safety Assist valutato all’86%.

Il tema della sicurezza dei passeggeri più piccoli emerge con forza anche nelle prove della Lucid Gravity, che raggiunge il 93% nella protezione dei bambini pur attestandosi all’83% negli adulti. Un equilibrio differenziato che riflette soluzioni strutturali e sistemi di ritenuta particolarmente efficaci.

Molto convincente anche il comportamento del BYD Seal 6, che raggiunge il 92% negli adulti e mostra ottime capacità nei sistemi ADAS.

 

I modelli a quattro stelle: ottimi livelli, ma margini di miglioramento

Euro NCAP evidenzia anche cinque modelli che si fermano alle quattro stelle: Toyota Yaris CrossBMW 2 Series Gran CoupéNissan QashqaiVolkswagen Multivan e Volkswagen Caddy. Si tratta, comunque, di valutazioni positive, che riflettono una buona protezione generale, ma con margini di miglioramento soprattutto in alcune aree specifiche.

La BMW Serie 2 Gran Coupé, per esempio, paga un punteggio del 78% nella Protezione Passeggeri Adulti, rimanendo sotto la soglia richiesta per le cinque stelle nonostante valori soddisfacenti nelle altre categorie. Anche Multivan e Caddy, pensati come veicoli multiuso e familiari, garantiscono sicurezza elevata, pur senza raggiungere i livelli delle migliori del test.

 

Un settore sempre più orientato alla sicurezza attiva e predittiva

L’aumento del numero di cinque stelle mostra chiaramente come l’industria automobilistica stia integrando in modo sistematico i sistemi di sicurezza attiva. Radar, telecamere, sensori e funzioni predittive stanno diventando standard, contribuendo a ridurre incidenti e conseguenze in caso di impatto.

A commentare i risultati è l’ingegner Luigi Di Matteo, Coordinatore Centrale dell’Area Tecnica di ACI, che afferma: «È gratificante vedere le Case automobilistiche impegnarsi a raggiungere il massimo punteggio nei test Euro NCAP, ne traggono vantaggio, in primis, proprio i consumatori». Un messaggio che sottolinea l’importanza di un mercato sempre più orientato a garantire valore e sicurezza reale per chi guida ogni giorno.

Il test 2025 conferma dunque una tendenza già evidente: i veicoli moderni sono sempre più sicuri e tecnologicamente avanzati, con risultati che spingono ulteriormente l’asticella verso standard sempre più elevati. Una sfida positiva, che porta benefici a tutto il settore e, soprattutto, agli automobilisti.

 

 

Foto choi-wingkin-8AFoZLezJ3c-unsplash- da ufficio stampa

 

Federmotorizzazione rinnova il consiglio: Buongiardino riconfermato al vertice

Federmotorizzazione rinnova il consiglio: Buongiardino riconfermato al vertice

Negli ultimi cinque anni Federmotorizzazione ha lavorato in modo continuativo per dare più forza, più voce e più futuro alla filiera della mobilità italiana. Un impegno quotidiano che si è tradotto in una presenza sempre più strutturata ai tavoli istituzionali, dove la Federazione è diventata punto di riferimento per le imprese che operano nella distribuzione e nei servizi legati all’automotive.

Grazie alla Federazione di Settore Confcommercio Mobilità e a Confcommercio, Federmotorizzazione ha potuto rafforzare il dialogo con ministeri, parlamentari e autorità competenti, portando in modo sistematico le esigenze di chi vive il mercato sul campo. Da questo confronto sono nate proposte concrete che hanno contribuito a rendere le normative più efficaci, sostenibili e aderenti alla realtà operativa delle aziende. Tra gli ambiti di intervento vanno ricordati il tema dell’RCA per il “pericolo statico”, la richiesta di una revisione del Green Deal in chiave più equilibrata e compatibile con il tessuto imprenditoriale italiano, così come le istanze portate ai ministeri su questioni specifiche quali l’utilizzo della targa prova e gli obblighi di sicurezza e normativi per i monopattini elettrici in sharing.

L’obiettivo dichiarato di Federmotorizzazione resta quello di tutelare chi lavora, chi investe e chi ogni giorno rende
possibile la mobilità di persone e merci: una filiera ampia, complessa, che attraversa l’intero territorio nazionale e
che
ha bisogno di rappresentanza unitaria per affrontare le trasformazioni tecnologiche, ambientali e regolatorie in atto.
Questo impegno, sottolinea la Federazione, resterà al centro dell’azione politica e sindacale anche nel nuovo
mandato.

In occasione dell’Assemblea elettiva che ha chiuso il quinquennio, Federmotorizzazione ha rinnovato i propri organi
associativi,
confermando una governance che punta a coniugare esperienza, radicamento territoriale e capacità di lettura dei cambiamenti in corso. Alla presidenza è stato confermato Simonpaolo Buongiardino, chiamato a guidare la Federazione in una fase particolarmente delicata per il settore, tra transizione energetica, evoluzione dei modelli di
business e nuove sfide regolatorie.


Al suo fianco, nel ruolo di Vice Presidente, è stato eletto Klaus Algieri (Cosenza). Fanno parte del Consiglio e della
Giunta: Loreno Epis (Bergamo), Luigi Pucciarelli (Bologna), Michele Biselli (Perugia), Oscar Zorgniotti (Gorizia) e
Alessandro Finicelli (Milano). Completano il Consiglio: Roberto Santo (Cremona), Massimo Musazzi (Varese), Andrea
Toffoli (Lodi), Saul Mariani (Monza e Brianza) e Andrea Citro (Milano). Una squadra che esprime una rappresentanza
ampia e articolata del territorio e delle diverse anime della filiera.

Con il rinnovo degli organi, Federmotorizzazione si prepara dunque ad affrontare il prossimo ciclo di lavoro nel segno
della continuità dell’impegno e di un ulteriore rafforzamento del proprio ruolo di interlocutore privilegiato delle
istituzioni,
con l’obiettivo di accompagnare le imprese della mobilità italiana in un contesto in rapido cambiamento.

 

 

Foto ufficio stampa Confcommercio Mobilità e Federmotorizzazione

 

Auto: quasi 1 milione di over 80 al volante

Auto: quasi 1 milione di over 80 al volante
In Italia potrebbero esserci quasi 1 milione di automobilisti over 80 al volante; il dato arriva dall’analisi realizzata da Facile.it che, esaminando un campione di oltre 5 milioni di preventivi RC auto, ha scoperto che il 3% di questi è intestato ad un assicurato nato prima del 1945 e quindi ha già spento 80 o più candeline.
L’età dell’assicurato incide sull’RC auto
Quanto pesa l’età sulle tariffe RC auto quando si parla di over 80? Se è vero che gli automobilisti più adulti possono sicuramente contare su una maggiore esperienza al volante, è altrettanto vero che, con l’avanzare dell’età alcune capacità fisiche quali vista, udito e riflessi potrebbero indebolirsi.
Facile.it ha analizzato un campione di preventivi uniformi raccolti nel 2025 e relativi ad automobilisti in prima classe di merito, residenti in Lombardia, con auto di cilindrata 1.200 – 1.400 cc e con la formula guida esperta. Dallo studio è emerso che allo scoccare dell’ottantesimo anno il premio medio tende ad aumentare in modo importante.
A parità di condizioni assicurative, il premio medio RC auto per un automobilista con età compresa tra gli 80 e gli 89 anni è pari a 356 euro, vale a dire il 10% in più rispetto a chi ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni e addirittura il 15% in più se confrontato con assicurati di età compresa tra i 60 e i 69 anni.
«La possibilità di causare un sinistro è uno degli elementi principali che le compagnie tengono in considerazione per calibrare le loro tariffe assicurative. L’esperienza dell’automobilista è importante, soprattutto nelle fasce più giovani e nei neopatentati, ma superata una certa anzianità di guida questo aspetto tende a pesare meno. Ciò potrebbe spiegare come mai, a parità di condizioni, le tariffe proposte dalle compagnie agli over 80 siano così elevate», spiegano gli esperti di Facile.it.
La patente dopo gli 80 anni
Le norme del Codice della Strada prevedono che la patente B venga rinnovata con una periodicità che varia a seconda dell’età dell’automobilista. Nello specifico, fino a 50 anni di età, il rinnovo deve avvenire ogni 10 anni; la frequenza passa a 5 anni per gli automobilisti con età compresa tra i 51 e i 70 e scende a 3 anni per quelli con età compresa tra i 71 e gli 80. Per gli over 80, invece, è necessario rinnovare la patente ogni 2 anni e formalmente non esiste un limite massimo oltre il quale non è più possibile rifare il documento di guida.
Il rinnovo della patente è subordinato al superamento di una visita medica, effettuata da un medico singolo o, quando previsto, da una commissione. La visita è pensata per valutare che l’automobilista soddisfi criteri di idoneità alla guida tramite test di vista, udito, riflessi e abilità motoria.
 
 
Foto di tzvika-assaf-wA5kghxx11Q-unsplash 
 

L’Europa che ci troviamo: non unisce, non rassicura e non ascolta

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO SMET Group

 
Le parole pronunciate dalla Presidente della Commissione europea. Ursula von der Leyen, nel video che trovate su Linkedin (inizia con “L’Europa apre una nuova era…”), sono, purtroppo, l’ennesima conferma di quanto sia profonda la distanza tra Bruxelles e la vita reale dei cittadini europei.

Da un lato abbiamo un’Unione che parla come se rappresentasse un’unità politica, militare e valoriale compatta. Dall’altro abbiamo imprese che chiudono, famiglie che non arrivano a fine mese, governi nazionali costretti a inseguire decisioni prese altrove, spesso senza un vero mandato democratico. Si continua a usare un linguaggio “etico” e “valoriale” mentre si spingono Paesi già fragili verso nuovi rischi geopolitici, nuovi costi energetici, nuove fratture sociali.

Si parla di “Europa”, ma non si parla mai del prezzo che pagano gli europei in termini di lavoro, sicurezza, competitività industriale. Si evocano scenari di potenza, di leadership globale, di “missioni storiche”, mentre l’unica realtà tangibile è una deindustrializzazione crescente, il crollo della capacità produttiva e un malcontento diffuso che viene liquidato come populismo anziché essere ascoltato.

Questo modo di comunicare non unisce, divide. Non rassicura, polarizza. Non costruisce pace, alimenta tensione. Un’Europa davvero matura dovrebbe parlare meno in nome dei cittadini e cominciare, finalmente, ad ascoltarli.

Foto da ufficio stampa SMET Group
 

Report di “Quattroruote”: in Italia un’auto su 10 è cinese

Report di "Quattroruote": in Italia un'auto su 10 è cinese

Ventiquattro marchi, quota di mercato al 10%, prezzi medi ponderati a -11% e garanzie di durata maggiore: questi i dati che fotografano la presenza, o meglio l’avanzata, dell’industria automobilistica cinese in Italia, rivelati dal nuovo Rapporto “Quattroruote”.
 

Intitolato non a caso “Un dragone senza freni” e pubblicato sul numero di dicembre, lo speciale realizzato dalla redazione di “Quattroruote” racconta, grazie alle informazioni fornite da “Quattroruote Professional”, la rapida e sempre più rilevante crescita delle auto cinesi nel nostro Paese.

Un solo marchio attivo nel 2021; 12 quelli presenti nel 2025. Un numero che raddoppia se si allarga il concetto di “mondo Cina” a quei Costruttori e a quei marchi italiani che finalizzano in Italia l’allestimento di auto prodotte in Cina e ai brand europei di proprietà cinese (Lotus, MG, Polestar, Smart, Volvo). Un universo che oggi registra una quota di mercato superiore al 10%.

Infatti, le immatricolazioni sono cresciute del 43% tra gennaio e ottobre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2024, in un mercato che nel complesso è arretrato del 2,7%, portando così – spiega il Rapporto “Quattroruote” – un guadagno nella quota di quasi tre punti percentuali, dal 6,1 all’8,9% (ma sopra il 10% nei mesi di luglio, settembre e ottobre). Con una precisazione: il 74,7% di tali volumi proviene da soli quattro brand ovvero MG, che all’interno del mondo Cina pesa per il 37,4%, BYD (14,5%), DR (12,6%) e Volvo (10,2%).

Tutte elettriche? Niente affatto. Il Rapporto “Quattroruote” smentisce il luogo comune che identifica le auto del dragone con la propulsione a batteria. In realtà nel “mondo Cina” l’offerta di modelli elettrici ammonta a poco più di un quarto. Sale al 36,2% se si considerano soltanto le cinesi pure e rappresenta poco più della metà dei modelli a listino tra le eurocinesi (una percentuale gonfiata dalla presenza di tre marchi, Lotus, Polestar e Smart con una gamma interamente a elettroni).

Dall’analisi firmata “Quattroruote” emerge anche che l’offerta del “made in China” è più semplice: meno versioni e allestimenti (2,3 versioni per ogni modello per le cinesi pure contro una media di 10,5 per il mercato nel suo complesso). Listini più asciutti, processi di configurazione più chiari, produzione più lineare e veloce e quindi meno costosa.

Il range di prodotti si dimostra comunque ampio e capace di coprire vari segmenti – dalle utilitarie alle grandi berline e Suv, con una prevalenza nel C e nel D – e varie motorizzazioni. Ed è competitivo sui prezzi. L’effetto risparmio più marcato, nei segmenti B, C, D ed F, con prezzi medi inferiori a quelli di mercato rispettivamente del 9,3%, 14,2%, 29,1% e 14,9%.  

La garanzia è un altro aspetto preso in considerazione dalla ricerca che dimostra come quasi tutti i 24 brand analizzati offrano coperture più lunghe rispetto a quelle dei competitor europei (in genere di due anni): in ben sedici situazioni della durata di almeno cinque anni, in tre casi addirittura di sette.

Unico, vero tasto dolente è l’usato. Le auto cinesi di seconda mano con 12 mesi di anzianità, spiega “Quattroruote”, hanno un valore residuo mediamente inferiore a quello medio del mercato, con un gap di 1,4 punti percentuali a ottobre 2025, in aumento di 0,4 punti rispetto a dodici mesi prima.

 

 

Foto da ufficio stampa Quattroruote

 

 

Europa, auto, 2035: fumosità intollerabile, serve subito chiarezza

UNRAE sul bollo auto: ok ridurre il carico fiscale, ora il via a misure davvero efficaci
di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
(dall’intervento al Forum ANSA sul tema 
‘Auto, 2035 e competitività: l’Europa cambia strada?”)
Chiarezza immediata sulle regole dopo il 2035 e un cambio di marcia dell’Italia su infrastrutture, fisco e costo dell’energia. Quello sul 2035 è un dibattito che si trascina ormai da un paio d’anni, è diventata una data feticcio. La normativa vigente a oggi prevede un divieto di immatricolazione di nuove vetture a combustione interna, non il blocco di circolazione o dell’usato. C’è una fumosità ormai intollerabile. La transizione è stata impostata esclusivamente in termini di obiettivi da raggiungere e in termini sanzionatori per le case che stanno già pagando da un paio d’anni delle multe miliardarie sulle emissioni.

La mobilità elettrica è un ecosistema, non è un prodotto come un altro. Il primo nodo è la rete di ricarica: oggi la stragrande maggioranza dei punti di ricarica è concentrata in tre Paesi su 27 e l’Italia, in termini di capillarità, è al 16esimo posto nell’Unione europea. La penetrazione delle auto elettriche nel nuovo si aggira intorno al 5%” nonostante incentivi rapidamente esauriti. Una situazione anomala se confrontata con Paesi come Bulgaria, Portogallo, Romania, Grecia, dove il Pil pro capite è anche inferiore a quello italiano, ma la quota di auto a batteria è più alta.

L’altro grande freno è il costo dell’energia, che colpisce sia l’industria sia i consumatori. In Italia non si riesce a essere competitivi né sulle vecchie né sulle nuove tecnologie perché è un industria energivora che semplicemente non è classificata come tale e i costi di ricarica nelle infrastrutture pubbliche sono estremamente elevati. Quanto alle flotte aziendali potrebbero essere il vero volano della transizione, ma in Italia la fiscalità è estremamente penalizzante rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei.

 
All’Europa dico fate presto perché ci serve chiarezza, chiarezza subito e oltre il 2035 e non soltanto dare un calcio al barattolo e ritrovarsi 5 anni dopo, 10 anni dopo, con gli stessi identici problemi. All’Italia dico facciamo la nostra parte, a partire dal fisco e dall’uso pieno delle risorse del PNRR per ricarica elettrica e idrogeno. L’Europa i soldi ce li aveva dati e il Paese non può più permettersi di sprecarli.
Foto da ufficio stampa UNRAE
 

Geely Auto Talks a Milano: il nuovo Rinascimento tecnologico dell’automotive

Geely Auto Talks a Milano: il nuovo Rinascimento tecnologico dell’automotive

Il Rinascimento tecnologico dell’automotive è il tema al centro della prima edizione italiana dei Geely Auto Talks, un appuntamento che segna l’ingresso ufficiale di Geely nel mercato italiano e che ribadisce come innovazione, sicurezza e digitalizzazione siano oggi gli assi portanti della trasformazione del settore. L’evento, ospitato a Palazzo Giureconsulti, a Milano, ha riunito rappresentanti istituzionali, industria, accademia e attori internazionali, dando vita a una piattaforma di dialogo che mira a ridefinire il futuro della mobilità in chiave tecnologica e sostenibile.

 

ADAS e intelligenza artificiale: lo studio del Politecnico di Milano

Al centro dell’incontro, la presentazione della nuova ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, realizzata per Geely Italia su un campione di oltre 5mila cittadini in undici Paesi. Un’indagine che offre una fotografia dettagliata dell’impatto degli ADAS e delle tecnologie intelligenti sulla sicurezza stradale.

La ricerca evidenzia che i sistemi avanzati di assistenza alla guida installati tra il 2010 e il 2024 hanno generato un risparmio economico complessivo di 1,89 miliardi di euro, grazie alla riduzione degli incidenti e dei relativi costi sociali. Un risultato che rafforza l’idea che l’innovazione tecnologica non sia soltanto un elemento di comfort, ma un investimento strategico con effetti misurabili sulla sicurezza.

Il comparto ADAS mostra inoltre una forte crescita: nel 2024 il settore ha registrato un incremento del 26%, raggiungendo un valore di 1,2 miliardi di euro. Un’espansione che riflette la crescente diffusione delle dotazioni di sicurezza attiva su tutti i principali segmenti di mercato.

 

AI automotive: un mercato globale in rapida espansione

Il focus dell’indagine sottolinea anche il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale come motore della nuova mobilità. Oggi l’automotive è uno dei settori con il più alto tasso di adozione dell’AI, con il 30% delle aziende impegnate in progetti strutturati e team dedicati.

Le proiezioni globali indicano che il mercato dell’AI applicata all’automotive potrebbe raggiungere 36 miliardi di dollari entro il 2035, mentre l’arrivo della generative AI nei veicoli apre scenari ancora più significativi: interfacce uomo-macchina intelligenti, personalizzazione dell’esperienza di guida, ottimizzazione dei percorsi e sistemi predittivi per la sicurezza attiva. Una rivoluzione che, pur richiedendo competenze nuove e uno sforzo industriale coordinato, rappresenta un passaggio fondamentale per rendere la guida più sicura, consapevole ed efficiente.

 

L’Italia come hub strategico per Geely Auto

L’iniziativa non si è limitata alla presentazione di dati, ma ha delineato una visione precisa: l’Italia può diventare uno dei centri strategici per l’innovazione di Geely Auto in Europa. Il Paese è considerato dal gruppo un punto di riferimento per qualità progettuale, cultura industriale, eccellenza tecnologica e capacità di fare sistema tra istituzioni, università e industria.

La presenza degli ospiti internazionali – tra cui Geng Xiewei (Consolato Generale cinese), Mr. Moe Wang (Vice President Geely Auto International) e Fady Jameel (Vice Chairman ALJ International) – ha evidenziato la dimensione globale dell’iniziativa. Hanno partecipato anche figure istituzionali italiane di primo piano come l’On. Salvatore Deidda (Presidente Commissione Trasporti), l’On. Giulia Pastorella, l’assessore regionale lombardo rappresentante regionale Franco Lucente e accademici, come Francesco Boggio Ferraris e Andrea Catizone.

La convergenza tra questi attori ha mostrato come la mobilità intelligente sia ormai una priorità nazionale, in cui pubblico e privato lavorano con un obiettivo comune: creare valore, sostenibilità e nuove opportunità occupazionali.

 

Nuove competenze per un settore in trasformazione

Durante l’evento, moderato dal direttore di “Wired Italia” Luca Zorloni, è emerso con forza il tema delle competenze. La mobilità del futuro richiede figure professionali capaci di dialogare con sistemi avanzati, comprendere i dati, gestire nuove tecnologie digitali e operare con strumenti predittivi basati sull’intelligenza artificiale.

In questo scenario, Geely Auto intende promuovere un ecosistema aperto e collaborativo, che metta a sistema eccellenze italiane, know-how globale e tecnologie emergenti. Lo ha ribadito Marco Santucci, Managing Director di Geely Italia, affermando: «L’Italia può assumere un ruolo centrale nel nuovo Rinascimento Tecnologico dell’automotive. La tecnologia, dall’AI agli ADAS, non è un fine ma uno strumento al servizio delle persone. La nostra visione pone al centro la qualità della vita, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile».

 

Un programma pluriennale fino al 2026

I Geely Auto Talks non rappresentano un episodio isolato, ma il primo passo di un percorso che proseguirà fino al 2026 con appuntamenti dedicati ai temi chiave della mobilità del futuro. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra Italia e Cina, favorire la nascita di nuove competenze e costruire un ecosistema competitivo e moderno, capace di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni e alle sfide globali del settore automotive.

Un “Rinascimento tecnologico” che vuole tradurre dati, ricerca e visione strategica in opportunità concrete per il mercato e per il Paese.

 

 

Foto da ufficio stampa Geely