Boom di furti parziali di auto: la Lombardia in testa alla classifica

Boom di furti parziali di auto: la Lombardia in testa alla classifica

Cresce in Italia il fenomeno dei furti parziali di autovetture, che colpisce principalmente le utilitarie, ma anche le auto di segmento più elevato, producendo danni elevati (fino a oltre 5mila euro per vettura) per i proprietari dei mezzi e alimentando il mercato illegale dei pezzi di ricambio, nel nostro Paese e in Nord Africa, Emirati Arabi e Sud Africa. Grazie a LoJack sono stati recuperati nei primi 6 mesi dell’anno 1.032 veicoli, per un valore complessivo di 33,4 milioni.


Sono questi i principali dati e trend che emergono dal report sui furti parziali e sui recuperi di veicoli sottratti nel primo semestre del 2025, elaborato da LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’Automotive e nel recupero dei veicoli rubati. L’analisi raccoglie e analizza i dati provenienti da elaborazioni e studi nazionali e internazionali sul fenomeno e li integra con le statistiche provenienti dagli oltre un milione di dispositivi installati a bordo di veicoli in circolazione sulle nostre strade.

I furti parziali di componenti di auto rappresentano oggi una minaccia crescente per i proprietari di veicoli in Italia: nel 2024 sono stati registrati quasi 14mila interventi per riparare danni causati da furti parziali o tentativi di furto, in crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente (fonte: Osservatorio Car Clinic). Questo fenomeno, noto come cannibalizzazione delle auto, colpisce principalmente veicoli di età compresa tra i 4 e i 6 anni (1 su 3 degli episodi totali), ma anche quelli di più recente immatricolazione, fino a 3 anni (28% del complessivo). Tali crimini causano ingenti danni economici ai proprietari dei mezzi e alimentano il mercato nero internazionale dei pezzi di ricambio.
 

I veicoli più “depredati”

Sebbene non esistano dati precisi sui brand più colpiti, i modelli maggiormente coinvolti sono quelli più diffusi sul mercato, che generano maggiori richieste di pezzi di ricambio, ma anche quelli che consentono di ottenere ricambi con un maggior valore economico. Tra i più vandalizzati ci sono, infatti, alcuni modelli del Gruppo Stellantis (Fiat Panda, 500, Punto, Lancia Ypsilon, 500X e Jeep Renegade), ma anche i modelli dei brand Audi, Smart, Alfa Romeo, Ford, Peugeot, Renault, Citroen, Toyota, Lexus (prese di mira per le batterie), Range Rover e Volkswagen. Come per i furti di intere autovetture, il fenomeno assume particolari peculiarità a seconda della latitudine della Penisola in cui si verifica: al Sud le più colpite sono le Fiat Panda e le 500, mentre al Nord a prevalere sono i modelli dei marchi Toyota, Lexus, Range Rover e Volkswagen.

Le Regioni a “bollino rosso”


La geografia dei furti parziali appare leggermente diversa da quella delle sottrazioni di veicoli: la Lombardia è oggi la regione italiana più colpita da queste sottrazioni; su questo territorio si verifica quasi la metà dei casi (40%), seguono Lazio (27% dei casi totali) e Campania (18%). Il fenomeno si concentra particolarmente all’interno delle grandi città: a Roma e Milano si registra circa il 28% dei danneggiamenti totali. La Puglia, e in particolare l’area tra Manfredonia e Cerignola (nota come “triangolo delle Bermuda dei furti”), rappresenta il luogo in cui le vetture corrono il maggior rischio di essere oggetto furto di componenti, con vere
e proprie centrali di smontaggio sparse nelle campagne e officine e autoparchi spesso compiacenti che rivendono i pezzi rubati. Anche la Campania sta registrando un significativo aumento di questi episodi.
 

Le componenti più rubate
 
Quali sono i pezzi di ricambio più ambiti? Dalle statistiche emerge chiaramente come questo business si concentri in modo particolare su alcuni elementi del veicolo, il cui valore può variare sensibilmente a seconda del mezzo da cui vengono sottratti: telecamere di bordo, paraurti (con valore che oscilla dai 45 agli 800 €), monitor (dai 180 ai 920 €), fanali (dai 500 ai 2.500 €) , cerchi in lega (dai 450 ai 1.500 €) e catalizzatori, particolarmente ambiti per la presenza di metalli preziosi come platino e palladio, molto richiesti sul mercato nero in Europa e non solo. Altri componenti particolarmente ricercati sono i gruppi ottici avanzati (fari LED,
laser e sistemi di orientamento automatico), che possono valere oltre 5.000 €, nonché motori, portiere, cruscotti, centraline, pneumatici e parti di carrozzeria.
 

Metodi e tecniche utilizzate dai ladri

Come per i furti di veicoli, dietro questo particolare business spesso si celano gli interessi di organizzazioni criminali che si muovono in modo organizzato e gestiscono il mercato nero dei pezzi di ricambio, agendo in modo tradizionale o con tecniche più sofisticate e veloci, avvalendosi delle più avanzate tecnologie.
Mediamente per portare a termine un furto parziale un ladro esperto impiega dai 50 ai 90 secondi. I colpi vengono studiati a tavolino sulla base delle richieste ricevute dal mercato, spesso agendo lungo le strade meno trafficate e più buie.
 
In alcuni casi ad alimentare il mercato dei pezzi di ricambio sono intere autovetture, trascinate con cavi o spinte da altri veicoli oppure rubate clonando la chiave, o ancora sottratte in meno di due minuti tramite la connessione alla rete CAN bus, che collega le unità di controllo elettronico per permettere lo scambio di dati (soprattutto per veicoli come Alfa Romeo Stelvio e Giulia, Jeep Renegade e Compass). Una volta portate in capannoni per lo smontaggio, le vetture vengono cannibalizzate nell’arco di 3-4 ore da specialisti e i pezzi rivenduti su mercati illegali, spesso in Nord Africa, Emirati Arabi o Sud Africa.

“Oltre ai 136mila veicoli che ogni anno vengono rubati nel nostro Paese, esiste un fenomeno che quotidianamente colpisce un numero crescente di automobilisti italiani, il cosiddetto furto parziale, cioè la sottrazione di componenti dalle vetture parcheggiate. Un business che, gestito da organizzazioni criminali, ha ormai assunto dimensioni significative e che alimenta stabilmente il mercato nero dei pezzi di ricambio. I ladri sono oggi sempre più tecnologici e spesso impiegano attrezzature all’avanguardia che consentono anche in pieno giorno di sottrarre componenti della vettura o di far sparire l’intera auto per poi procedere rapidamente allo smontaggio e alla commercializzazione dei pezzi ottenuti, provocando danni anche di diverse migliaia di
euro per i malcapitati proprietari. Per questo è oggi ancora più importante tutelarsi dal furto con adeguati strumenti tecnologici che lo prevengano e, nel peggiore dei casi, ne agevolino il recupero”, ha osservato Maurizio Iperti, Presidente Automotive LoJack International.
 

Oltre mille veicoli recuperati da LoJack nei primi 6 mesi del 2025

Nei primi 6 mesi del 2025 LoJack, grazie alla tecnologia in radiofrequenza unica sul mercato, a una centrale sempre operativa e al team esperti che sul campo supporta le attività di ricerca delle Forze dell’Ordine, ha portato al recupero di oltre mille veicoli (1.032), per un valore complessivo di circa 33 milioni e 400mila euro. I ritrovamenti hanno riguardato nel 54% dei casi i SUV (su tutti il Toyota RAV4), nel 32% le auto (in testa la FIAT Panda). Teatro del maggior numero di ritrovamenti sono state le Regioni che a tutt’oggi vedono una più ampia concentrazione di episodi criminali, con in testa il Lazio, seguito da Campania, Puglia, Lombardia e Sicilia.
 

“Green Deal” automotive e produzione italiana: lo sfogo di Palombella (UILM)

"Green Deal" automotive e produzione italiana: lo sfogo di Palombella (UILM)

Il piano europeo di transizione verso l’elettrico fallito e il 60% degli stabilimenti italiani fermo o con i lavoratori in cassa integrazione. Non basta l’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori: segnale positivo, ma non sufficiente. Per sostenere gli impianti del Paese occorrono marchi italiani, ma anche che vengano prodotti qui in Italia e non all’estero. E poi c’è il progressivo aumento dell’offerta cinese.

Ecco lo sfogo di Rocco Palombella, leader del sindacato UILM, direttamente da Torino, che tra l’altro coincide con le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha deciso per il ridimensionamento delle misure sulle emissioni prese dal predecessore Joe Biden. Ma Palombella si riferisce anche alle recenti affermazioni del CEO di Stellantis, Antonio Filosa, sull’Italia e i nuovi maxi investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti.

 

Emissioni negli USA: la rivoluzione di Trump piace a Filosa e Farley

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli
di Mario Verna, manager automotive
 
Auto più accessibili per tutti: Donald Trump resetta gli standard CAFE e apre alle Kei Cars! Il Presidente Trump ha annunciato il taglio degli standard di efficienza carburante ereditati da Joe Biden, riducendo l’obiettivo 2031 da 50.4 a 34.5 mpg. Risparmio stimato: 109 miliardi di dollari in 5 anni e 1.000 miliardi in meno per veicolo nuovo. [whitehouse]

Presenti i CEO di Ford (Jim Farley) e Stellantis (Antonio Filosa), che hanno applaudito: “Vittoria per il buon senso e l’accessibilità”.
Bonus inaspettato: via libera alle Kei Cars giapponesi (motori 660 cc, sotto i 10.000 dollari), con produzione USA autorizzata dal Segretario ai Trasporti, Sean Patrick Duffy.


Impatto sul settore auto? Più libertà per veicoli convenzionali, meno multe e prezzi reali per i consumatori. Cosa ne pensate? Come cambia il mercato automotive?
Foto da archivio Mario Verna
 

Tutto da vedere in TV: “Storia di una leggenda. Pininfarina”

Tutto da vedere in TV: "Storia di una leggenda. Pininfarina

Il documentario “Storia di una leggenda. Pininfarina”, scritto e diretto da Marina Loi e Flavia Triggiani (in onda su RAI 3 il 9 dicembre alle ore 15,25), è stato presentato in anteprima al Cinema Massimo, la multisala del Museo del Cinema di Torino. L’opera restituisce in chiave cinematografica la leggenda Pininfarina, intrecciando design, impresa e racconto identitario con la storia di una famiglia italiana che, di generazione in generazione, ha saputo creare un marchio divenuto iconico nel mondo. Un sogno italiano cominciato nel 1930 con il fondatore Battista detto “Pinin”, che ha portato alla realizzazione di automobili passate alla storia e alla declinazione dei valori del design Pininfarina nell’architettura, nel product design, nella mobilità a tutto tondo.

In un percorso lunghissimo e irripetibile, Pininfarina ha collaborato con marchi del calibro di Ferrari, Maserati, Lancia, Alfa Romeo, Ford, Honda, Mercedes-AMG, Peugeot, Frecce Tricolori, Arma dei Carabinieri, Bovet, Snaidero, De Rosa e molti altri, lasciando una traccia indelebile nella storia del design, con il suo stile elegante e senza tempo. Prodotto da Flair Media Production in collaborazione con Rai Documentari e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, “Storia di una leggenda. Pininfarina” è arricchito da una serie di testimonianze inedite, da Piero Ferrari a Giorgetto e Fabrizio Giugiaro, da Luca Cordero di Montezemolo a Lapo Elkann, da Giuseppe Lavazza ad Arturo Merzario, dal cantante Mario Biondi alla Signora Giorgia Pininfarina, moglie di Sergio. Testimonianze anche dai giornalisti Gianni Cancellieri, Luca Delli Carri e Silvia Baruffaldi.

Un viaggio nella storia della bellezza, dell’arte e dell’imprenditoria italiana, dove le migliori menti creative si sono incontrate per creare oggetti indimenticabili, che hanno fortemente contribuito a far conoscere e amare l’Italian style nel mondo. Il racconto, per restituire il contesto, è ricco inoltre di immagini di repertorio di archivi storici e privati della Pininfarina, della Ferrari, dell’Istituto Luce e delle Teche Rai, la cui ricchezza di contenuti accompagna lo storytelling e contrappunta con immagini d’epoca i vari episodi di questa saga familiare.

“Quella della Pininfarina è una storia ricca di fascino”, precisa la regista e produttrice Flavia Triggiani, “che possiede gli elementi leggendari tipici delle grandi sfide e che nel suo percorso si intreccia con la grande Storia del nostro Paese e del territorio italiano e piemontese. Abbiamo dunque contattato l’azienda che, accogliendo con entusiasmo il progetto, ci ha aperto i suoi preziosi archivi privati. E lì abbiamo scoperto un tesoro di ricordi che ci restituiscono lo spirito del tempo del secolo scorso. Avere un archivio così esclusivo a disposizione, oltre ad altri importanti archivi utilizzati come le Teche Rai e l’Istituto Luce, conferisce un valore immenso al documentario che fa compiere al pubblico un incredibile viaggio tra passato e presente nella storia sociale, nel costume, nella bellezza e nello stile italiano riconosciuto in tutto il mondo”.

“L’obiettivo è raccontare una vicenda unica, tipicamente italiana ma di fama internazionale, lunga quasi un secolo, di indubbio appeal, che si interseca con i grandi eventi della storia italiana, dalla guerra al boom economico, dalla austerity conseguente alla crisi energetica degli anni Settanta alle rivoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni” dichiara la regista e autrice Marina Loi. “Una vicenda leggendaria iniziata con una piccola attività artigianale di carrozzeria che diventa poi leader in tutto il mondo per la qualità del design, il senso del bello, l’armonia, tutti valori che rappresentano lo stile italiano nel mondo, il cui impatto ha sicuramente influenzato anche i cambiamenti del costume che si sono susseguiti in più di 95 anni”.

All’anteprima di “Storia di una leggenda. Pininfarina”, hanno partecipato  oltre alle registe, anche la presidente di Pininfarina, Lucia Morselli, e il Direttore di Rai Documentari Luigi Del Plavignano, mentre il Museo del Cinema di Torino, che ospita la proiezione nella sala 2 del Cinema Massimo, è stato rappresentato dal presidente Enzo Ghigo e dal Direttore Carlo Chatrian. Nel filmato ci sono anche le testimonianze dell’ex amministratore delegato di Pininfarina, Silvio Angori.

 

 

Foto da ufficio stampa Pininfarina

 

 

Premio a OMR Automotive: è tra le “100 Eccellenze Italiane”

Premio a OMR Automotive: è tra le “100 Eccellenze Italiane”

OMR Automotive è stata insignita del prestigioso “Premio d’Eccellenza – 100 Eccellenze Italiane” nel corso della cerimonia ufficiale svoltasi presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma. Il riconoscimento si inserisce nell’XI Edizione dell’iniziativa promossa dall’Associazione Liber, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di undici Ministeri.

L’ingresso di OMR Automotive tra le “Storie di Eccellenza” riconosce il percorso di sviluppo di una realtà industriale internazionale, oggi leader nella componentistica per veicoli, con headquarter a Rezzato (Brescia) e una presenza strutturata di 9 società in Italia e 6 nel mondo – tra cui USA, Brasile, Cina, India e Marocco – oltre a un modello di crescita fondato su robustezza economico-finanziaria, innovazione tecnologica, sostenibilità, qualità dei processi e valorizzazione delle persone.

Le “Storie di Eccellenza” raccolgono non solo personalità e professionisti, ma anche aziende, enti e organizzazioni che contribuiscono con innovazione, qualità e responsabilità allo sviluppo del Paese. La cerimonia è stata aperta dall’Inno Nazionale eseguito dal quintetto della Banda dell’Esercito Italiano e ha visto i saluti istituzionali dell’On. Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati. Sono intervenuti inoltre Verdiana Dell’Anna, Presidente dell’Associazione LIBER, e Carlo Deodato, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente del Comitato d’Onore, insieme all’editore Riccardo Dell’Anna, ideatore del progetto.

A ritirare il riconoscimento, in rappresentanza del Gruppo, è stata la Marta Bonometti, Financial Controller di OMR Automotive, nel contesto di una cerimonia che ha riunito istituzioni, rappresentanti del mondo imprenditoriale e protagonisti dell’economia, della cultura e della produzione italiana.

«Essere tra i protagonisti di “100 Eccellenze Italiane” significa vedere riconosciuto, in un contesto istituzionale di altissimo valore, il lavoro quotidiano, la competenza e il senso di responsabilità che contraddistinguono tutte le persone di OMR Automotive. È un risultato che appartiene all’intera azienda e che ci incoraggia a proseguire con determinazione nel nostro percorso di crescita, continuando a investire in qualità, innovazione e capitale umano», ha dichiarato il Presidente di OMR Automotive, Cav. Marco Bonometti.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere una lettura consapevole dell’Italia che crea valore, offrendo un quadro articolato del patrimonio immateriale nazionale e diffondendo la cultura della legalità attraverso esempi virtuosi. Il progetto racconta le eccellenze del Paese in numerosi ambiti: dalla ricerca alla medicina, dal turismo ai beni culturali, dalle istituzioni alle forze dell’ordine, dallo sport all’agroalimentare, dal design all’edilizia, dalla meccanica all’ingegneria, dall’automotive alle arti, fino all’economia, alla finanza, ai servizi, all’ambiente e al sociale.

Con l’inserimento nel volume 100 Eccellenze Italiane e il conferimento del Premio, OMR Automotive consolida ulteriormente il proprio posizionamento tra le realtà industriali che contribuiscono in modo concreto alla competitività e allo sviluppo del Paese, confermando un percorso orientato a performance, innovazione e sostenibilità di lungo periodo.

 

 

Foto da ufficio stampa OMR

 

 

Green Deal e danni collaterali: ora Merz sconfessa Ursula

Commissione UE: sull'auto la montagna ha partorito il topolino

di Isabella Tovaglieri, componente della commissione Industria del Parlamento UE

Meglio tardi che mai, la marcia indietro di Berlino sullo stop ai motori endotermici è una vittoria della Lega e dei Patrioti, che hanno combattuto con forza fin dal primo giorno contro questo assurdo provvedimento. Siamo soddisfatti, anche se ormai il danno è fatto. Se fossimo stati ascoltati prima, non saremmo arrivati a questo punto, con la più grave crisi del settore automotive della storia europea, migliaia di posti di lavoro in fumo, perdita di autonomia strategica, competitività e quote di mercato.
Le ultime dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla necessità di immatricolare auto ibride dopo il 2035 suonano come una vera e propria sconfessione della miope agenda green della presidente Ursula Von Der Leyen, paladina del Green Deal e dell’elettrificazione forzata, che stanno portando l’Europa al suicidio economico e industriale.
L’augurio è che questo cambio di passo possa segnare una presa di coscienza dell’UE anche sulle altre folli politiche ideologiche portate avanti dalla Commissione, che rischiano di ipotecare il futuro del continente e di milioni di cittadini europei.
Foto da ufficio stampa Tovaglieri
 

Auto elettrica dal 2035/: Ursula fa scappare in Cina (o chiudere) le nostre imprese

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”
Paolo Rossetti, del Sussidiario.net, torna a intervistare Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive  
Il 10 dicembre la UE doveva annunciare nuove regole per l’auto europea. Invece si rinvia (forse) a gennaio. E il settore è sempre più in sofferenza. La notizia arriva da un’intervista. Quella rilasciata al quotidiano tedesco “Handelsblatt” dal commissario UE ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas: la UE ha rinviato l’annuncio del tanto atteso pacchetto auto, che doveva segnare una consistente inversione di tendenza rispetto alla direttiva che prevede dal 2035 la rinuncia a produrre auto con motore endotermico (dunque solo elettriche). Il giorno fatidico doveva essere il 10 dicembre e invece tutto sarebbe rimandato almeno a gennaio. Salvo ulteriori rinvii. È l’ennesima prova, spiega Pierluigi Bonora, giornalista de “il Giornale”, promotore di #FORUMAutoMotive ed esperto del settore automobilistico, dell’inadeguatezza di Bruxelles a far fronte ai problemi di un comparto che rischia il tracollo. Ma Ursula von der Leyen ha fatto del rinvio il suo modus operandi: non può e non vuole scontentare soprattutto i verdi sulle scelte green, ma si trova pressata dalle aziende che, seppure in forte ritardo, ora chiedono di optare per la neutralità tecnologica e non più solo sulle auto elettriche.  
Tutti erano in attesa del 10 dicembre e invece la UE ha sfoderato ancora una volta l’arma del rinvio. Da dove nasce il ripensamento? “Questo rinvio dimostra che la Commissione non sa ancora che pesci pigliare. Se avesse già deciso di cambiare orientamento rispetto a prima, orientandosi verso una linea più pragmatica, non avrebbe rinviato. Ha inciso molto la lettera a von der Leyen del cancelliere tedesco Friedrich Merz, nella quale ha chiesto alla UE di cambiare politica perché l’industria tedesca sta soffrendo. Se non ci fossero stati dubbi sulla linea da intraprendere, la presidente della Commissione avrebbe solo rassicurato il cancelliere tedesco sulle sue intenzioni”.   Cosa può essere successo?  “Di fronte a questo rinvio viene da pensare che von der Leyen avrebbe preso nuovamente tempo oppure avrebbe messo sul tavolo una soluzione che dava un colpo al cerchio e uno alla botte, per accontentare per l’ennesima volta sinistra e verdi sul Green Deal”.   Certo che, per scontentare la Germania, che ha fatto della transizione green la sua bandiera ideologica, ce ne vuole.  “Il messaggio di Merz è stato una sorta di avvertimento. Quando ho postato sui social il mio articolo sulla lettera di Merz ho usato l’espressione “Achtung Ursula”. Ed è stato proprio così. La realtà è che questa Commissione dovrebbe andare a casa. La situazione del settore sta peggiorando ancora, ma nonostante questo si rinvia tutto a gennaio, ma non si sa bene quando. Tutti si aspettavano una decisione entro l’anno. E ci hanno messo un anno a capire che sono stati commessi degli errori, mentre bisognava rimediare molto prima. Intanto aziende e fabbriche chiudono e Volkswagen va produrre le sue auto elettriche in Cina, vicino a Shanghai, e secondo qualcuno anche Stellantis potrebbe commercializzare come Fiat un’auto prodotta in Cina dal suo partner Leapmotor”.   Da Bruxelles fanno sapere che la data del 10 dicembre era indicativa come tutte quelle del calendario dei lavori. Perché l’automotive europeo non può sopportare un altro rinvio? “Già il 10 dicembre non sarebbe stata una data definitiva perché bisognava seguire tutta la procedura prevista nella UE, passando dal Parlamento e dal Trilogo: per il provvedimento vero e proprio sarebbe stato necessario arrivare fino alla primavera. Però alle aziende sarebbe stata data un’indicazione, almeno al 90%, sulla strada da seguire, permettendo loro di programmare. In questo modo, invece, rimarranno tutti ancora fermi”.  
Gli operatori del settore come reagiranno? “Maria Rosa Baroni, presidente del consorzio NGV, che rappresenta la filiera dei carburanti alternativi, ma anche ANFIA (l’Associazione della filiera dell’industria automobilistica italiana, nda), avevano già dichiarato in precedenza che senza indicazioni precise da parte UE sarebbero scesi in piazza. Bisognava farlo già prima, ma comunque è stata espressa questa intenzione. Credo che seguiranno delle prese di posizione, anche a livello politico. ANFIA terrà la sua assemblea proprio il 10 dicembre e non è l’unica associazione di categoria che si riunirà in quei giorni”.   Oltre alla neutralità tecnologica cosa chiedono le aziende alla UE? “L’importante è che vengano cancellate le sanzioni per le aziende che non producono a sufficienza auto elettriche, anche perché i target di riduzione delle emissioni fissati dalla UE sono irraggiungibili nei tempi previsti. Le sanzioni sono state rinviate di tre anni, ma nel frattempo condizionano l’attività delle imprese che producono auto elettriche facendole risultare vendute ai concessionari senza che ci sia un reale assorbimento da parte del mercato. Tanto è vero che molti hanno i piazzali pieni di vetture. Si produce non per vendere ma per evitare le multe”.   Basta togliere le sanzioni? “Occorre virare sulla neutralità tecnologica, ufficializzare i biocarburanti e l’apertura alle altre tecnologie decarbonizzanti. Ma occorre fare presto. E stavolta spero e credo che l’intero comparto automobilistico si faccia sentire”.
  Foto archivio Paolo Rossetti  

Sanzioni UE anti CO2: OEM del mercato Italia già a quota 2,8 miliardi

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata

di Salvatore Saladino, country manager di Dataforce Italia

Con le prime robuste immatricolazioni degli acquisti incentivati con gli ecobonus di BEV, a novembre le auto elettriche targate superano per la prima volta le 15.000 unità (+131%) targate in un mese e sfondano quota 12%. Ma nemmeno questo basta per tenere a galla il mercato dell’auto, che nel penultimo mese dell’anno strappa un risicato pareggio nei confronti dello stesso mese del 2024, anch’esso di 20 giorni lavorativi.

Oltre alle auto a corrente, sono le auto-immat ricolazioni e i rent-a-car a consentire un bilancio mensile meno disastroso di quanto sarebbe in realtà. La market share delle auto-immatricolazioni raggiunge addirittura il 14%, a conferma di un’evidente forzatura, sia sul versante delle intestazioni a uso proprio di Case e concessionari (+11%), sia su quello delle targhe destinate a uso noleggio (+63%).

La situazione di estrema difficoltà del comparto auto è dimostrata dal perdurare della situazione negativa delle vendite ai privati, a novembre giù del 4% (sono 3.000 targhe in meno, ma da inizio anno l’emorragia è ormai vicina a 84.000 unità, ossia -10%); idem per le immatricolazioni business (-4,5%) e del noleggio a lungo termine (-3,8%). Da inizio anno, il mercato dell’auto ha perso oltre 35.000 immatricolazioni (-2,44%), a conferma di una vera e propria stagnazione, e il confronto con l’ultimo anno ante-pandemia, il 2019, è ben più impietoso (-350.000 targhe).

Come a ottobre (-0,55%), anche a novembre (-0,06%) le nuove targhe si sono mantenute in equilibrio rispetto all’annata precedente, con appena 81 immatricolazioni in meno. Il totale delle nuove targhe non arriva a 125.000. Sul versante dei Light Commercial Vehicles, la situazione non migliora affatto: -3% a novembre, con un volume complessivo di immatricolazioni che sfiora le 15.000 unità. Il dato cumulativo negativo dei primi 11 mesi si mantiene attorno al -5%, con un numero di targhe mancanti che si avvicina alle 9.000 unità: finora sono stati infatti targati 165.000 LCV.

A finire in rosso a novembre sono stati il canale delle microimprese (ovvero ditte, artigiani e professionisti): -6%, e quello delle immatricolazioni aziendali delle imprese che acquistano direttamente (-1%). Pesante il passivo del noleggio a breve termine (-47%, ma su volumi modesti, in linea con il periodo dell’anno), mentre il lungo termine se la cava abbastanza bene con un +6,5%. Molto male, invece, le auto-immatricolazioni, che a novembre sono scese del 23%.

A livello di alimentazioni, nel mese di novembre le tipologie che danno segnali di crescita, oltre alle già citate BEV (+131%) sono le plug-in hybrid, (con un altrettanto evidente +114%). Male tutte le altre alimentazioni, a iniziare dal diesel: -30%. In negativo anche il benzina (-7%, con le mild hybrid a +14%), il full hybrid (-8%) e il gpl (-3%). In ambito veicoli commerciali leggeri, il Diesel rimane preponderante, con una quota di mercato che sfiora sempre l’82%, ma il calo delle immatricolazioni di novembre sfiora il 10%.

Riguardo ai debiti CO2 maturati sulla base delle effettive immatricolazioni per canale, per tipologia di alimentazione e per marca, gli OEM del mercato Italia (Passenger Cars) hanno già accumulato, giunti ormai quasi alla fine del 2025, sanzioni nei confronti dell’UE per quasi 2,8 miliardi di euro, mentre il livello medio delle emissioni di CO2 , nonostante il gran numero di auto elettriche targate a novembre, scende di appena 1 g/km, e si attesta a 114 g/km, a fronte di un ancora lontanissimo target medio di 93,6 g/km.

Il mercato dei veicoli commerciali leggeri, invece, ha già maturato 409 milioni di euro di sanzioni da gennaio a novembre, con un livello medio di emissioni sceso anche in questo caso di 1 g/km a 180 g/km, pari a 26 grammi in più rispetto al target che per quest’anno è di 153,9.

Infine, vogliamo dare indicazione che Dataforce sta lavorando a un forecast per il 2026 ma che, prima di formalizzarlo, aspetteremo l’esito della riunione a Bruxelles del prossimo 10 dicembre quando la Commissione Ue sarà chiamata a rispondere sia al pacchetto di proposte inoltrato dal CEO di Stellantis, con l’appoggio di ACEA, sia alla lettera del cancelliere tedesco Friedrich Merz che ufficializza la sua contrarietà al divieto di vendita di auto termiche nell’Unione Europea dal 2035.

Di certo è una risposta che stanno attendendo tutti quanti, sia quelli che chiedono a gran voce una revisione sia quelli che rimangono quieti senza parlare o addirittura inneggiando all’elettrificazione. 

 

 

Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia – Foto da ufficio stampa Dataforce Italia

 

ANIASA: Italo Folonari nuovo Presidente dall’1 gennaio 2026

ANIASA: Italo Folonari nuovo Presidente dall'1 gennaio 2026

#FORUMAutoMotive saluta e si complimenta con Italo Folonari per il prestigioso incarico che si appresta a ricoprire, forte della lunga esperienza personale aziendale e del periodo trascorso come Vicepresidente di ANIASA. Allo stesso tempo, #FORUMAutoMotive saluta e ringrazia Alberto Viano, Presidente uscente di ANIASA, per la disponibilità sempre dimostrata.

Sarà Italo Folonari, CEO di Mercury, il nuovo Presidente di ANIASA, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, Sharing mobility e Automotive digital che rappresenta in Confindustria il settore dei servizi di mobilità: noleggio veicoli a lungo termine, rent-a-car, car sharing, telematica applicata all’auto e servizi di assistenza per le quattro ruote. Folonari è stato eletto all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’Associazione con un incarico quadriennale (dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2029) e succede ad Alberto Viano, cui è andato il ringraziamento di tutte le aziende associate per l’intensa attività svolta e i significativi obiettivi raggiunti in un momento di forte evoluzione per il settore dell’auto e per la mobilità in generale. Il nuovo Presidente completerà nelle prossime settimane la squadra di Vice Presidenti e Consiglieri che lo affiancheranno nel corso del suo mandato.

“Il settore del noleggio veicoli rappresenta oggi il 30% delle immatricolazioni nazionali (il 37% delle auto elettriche e il 54% di quelle ibride plug-in) con una flotta veicoli in circolazione in costante crescita che ha superato quota 1,4 milioni di unità. Numeri che testimoniano il cambiamento in atto negli scenari di mobilità del nostro Paese, con una quantità crescente di aziende e privati cittadini che scelgono ogni anno di usare l’auto anziché acquistarla, e che evidenziano la necessità di definire una normativa specifica e unitaria per questo settore, che ne regolamenti in modo omogeneo e stabile tutti gli aspetti: dall’immatricolazione alla circolazione, con particolare focus sulla fiscalità. Solo così il comparto potrà svolgere efficacemente il ruolo di strategico supporto al rinnovo del parco circolante italiano e alla sua progressiva decarbonizzazione”.

“Nei prossimi anni la sfida stimolante per l’Associazione”, ha aggiunto il neo Presidente ANIASA, “sarà proprio accompagnare questa transizione dell’intera mobilità supportando le Istituzioni locali, nazionali ed europee e gli operatori, consolidando ulteriormente l’intera filiera della mobilità-pay-per use che già oggi può contare al proprio interno su aziende che investono costantemente in innovazione e digitalizzazione e promuovono forme concrete di smart mobility, a basso impatto ambientale”.

Italo Folonari è nato a Brescia nel 1972 da una storica famiglia imprenditrice nel settore vitivinicolo. Terminati gli studi, Folonari segue le orme del padre banchiere (Alberto Folonari già presidente del CAB, Banca Lombarda e UBI Banca) e lavora a Londra nelle principali banche americane. Rientrato in Italia nel 2003, acquista Mercury, società di Noleggio a Lungo Termine, e ne guida la crescita per oltre un ventennio. Sposato con tre figli, Folonari vive a Milano dal 2012. Oltre agli impegni imprenditoriali, Folonari si dedica alle attività culturali (è presidente di Fondazione CAB e Brescia Musei), al terzo settore (è consigliere della Fondazione Guido e Angela Folonari e di Fondazione ITACA) e all’Editoria (vice presidente del Giornale di Brescia). Nel precedente Consiglio Generale dell’Associazione Italo Folonari è stato vice Presidente con delega sulle tematiche relative alla fiscalità.

 

 

Foto da ufficio stampa ANIASA

 

 

Transizione green: regole sbagliate, lo dimostra la realtà

Transizione green: regole sbagliate, lo dimostra la realtà

di John Elkann, presidente di Stellantis
(dall’intervento in occasione del lancio, a Mirafiori, della nuova Fiat 500 ibrida)

La nostra responsabilità è sempre stata e sarà sempre quella di operare nel modo migliore, nel rispetto di tutte le regole. Regole che non facciamo noi e che la realtà sta dimostrando che sono sbagliate. Ovvero non sono adeguate allo scopo per cui sono state scritte: una transizione efficace e sostenibile da un punto di vista sociale ed economico che i cittadini europei possano abbracciare. Semplicemente non riconoscono la realtà sul campo. Per questo motivo, insieme al governo italiano, abbiamo insistito affinché quelle regole fossero modificate rapidamente.

Non per frenare l’elettrificazione, ma per attuare un piano realistico che consenta di raggiungere gli obiettivi di
elettrificazione
in modo da rafforzare l’Europa come produttore, invece di ridurla a un mercato per altri. Noi e i nostri colleghi abbiamo intrattenuto un dialogo intenso con la Commissione europea durante tutto l’anno e a tutti i livelli. Si è trattato di scambi apprezzati, franchi e aperti, che hanno presentato i fatti reali così come li viviamo noi, i nostri clienti e tutto il nostro ecosistema. Come industria, abbiamo elaborato un pacchetto di proposte positive concrete, prontamente realizzabili e di buon senso, che, insieme, possono iniziare a risollevare l’industria automobilistica europea da quello che rischia di essere un declino irreversibile, pur continuando a perseguire gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione della Commissione.

Esiste un altro modo per ridurre le emissioni nel nostro Continente in modo costruttivo e consensuale, ripristinando la crescita perduta e rispondendo alle reali esigenze delle persone. La 500 ibrida e tutti i veicoli simili che stiamo lanciando e che amplieranno la scelta dei nostri clienti sono la prova concreta del nostro impegno come Stellantis nei confronti della “Europa produttrice”. Siamo ancora fiduciosi, e per il bene della nostra industria dobbiamo esserlo, che la Commissione possa condividere questo obiettivo essenziale in tempi e modalità congrue.


A questo punto desidero esprimere il nostro sincero ringraziamento al Governo italiano, in particolare al Ministro Adolfo Urso e a tutti i suoi collaboratori del MIMIT per il lavoro costruttivo svolto insieme per superare le difficoltà di questa transizione senza precedenti. Il loro sostegno continua ad essere fondamentale per fare capire ai decisori di Bruxelles che esiste un’altra strada per arrivare dove tutti vogliamo essere nei prossimi anni.
Insieme esprimiamo la stessa richiesta, abbiamo lo stesso inderogabile obiettivo. E possiamo dire di essere tutti d’accordo su un nuovo e tempestivo quadro normativo che consenta ai costruttori di produrre e commercializzare le auto che i clienti desiderano e soprattutto vogliono comprare.

 

Foto – Shutterstock _JEDDAH, SAUDI ARABIA – March 09, 2024: John Elkann, Ferrari Chairman. Race day for the F1 round 02 2024.