Foto: Giordano Biserni, presidente di ASAPS
Foto: Giordano Biserni, presidente di ASAPS
di Domenico De Rosa, CEO di SMET Group
Se ben guidata, questa alleanza può finalmente trasformare Iveco da marchio in difesa a brand in attacco, non più solo simbolo del passato industriale europeo ma motore del suo futuro globale ma c’è da crederci e lavorare. Ora la sfida è trasformare le sinergie su carta in investimenti reali, innovazione di prodotto, occupazione qualificata e valore per i territori in cui Iveco è nata.
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group
di Andrea Taschini, advisor e manager automotive
1. Le case auto per essere competitive sui veicoli elettrici devono trasferirsi in Cina.
2. Solo nel Paese asiatico, infatti, trovano le condizioni sistemiche e valoriali per poter competere con i concorrenti cinesi e che ancora con una narrazione troppo semplicistica, ma errata, qualcuno insiste a chiamare “ritardo tecnologico europeo”.
3. Per ritrovare competitività le imprese devono trasferirsi laddove viene prodotta la quota maggioritaria del valore aggiunto di un’auto elettrica e cioè batteria, motore, hardware e software.
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
L’Europa dell’auto registra una crescita appena percettibile, chiudendo i primi dieci mesi dell’anno a +1,4% rispetto a gennaio-ottobre 2024, ma a -30,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nonostante la crescita a doppia cifra (+25,7%) registrata dalle vetture elettriche (BEV) nel periodo gennaio-ottobre 2025, la quota di mercato raggiunta si ferma al 16,4%, quindi ben lontano dai target previsti al 2025 per il Green Deal.
Sul mercato delle due ruote a motore tornano a farsi sentire in modo significativo gli effetti del surplus di immatricolazioni di “fine serie” registrato proprio a fine 2024 per l’allora imminente entrata in vigore dello standard Euro 5+. Novembre chiude, infatti, a -14,5% sullo stesso mese dell’anno scorso, malgrado un andamento complessivo 2025 che si ferma a un più realistico -2,8%.
Una singolarità eccezionale che appare ancora più evidente e comprensibile se si confrontano i primi undici mesi di quest’anno con lo stesso periodo del 2023, esente dalle distorsioni del fine serie Euro 5, dove emerge un +1,8%. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulle immatricolazioni di ciclomotori, scooter e moto in Italia a novembre diffusi da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).
Dunque, s’inceppa nel penultimo mese dell’anno il mercato delle due ruote, che si confronta con un novembre 2024 contraddistinto dai primi effetti del fine serie Euro 5, destinato ad alimentare un surplus di vendite. Dopo due mesi di crescita, il mercato segna una flessione del 14,50% e 15.630 unità vendute. L’inversione di tendenza è imputabile in prima battuta agli scooter che, fino ad ora, avevano sostenuto il mercato: a novembre anche questo comparto si ferma a -4,81% con 8.826 veicoli immatricolati. In affanno le moto, che lasciano sul terreno 23,62 punti percentuali e immatricolano 5.986 unità. Ancora a doppia cifra il calo dei ciclomotori, che fanno registrare solo 818 unità e una flessione del 30,20%.
Il mercato di novembre pesa circa il 5% del totale annuo, pertanto il parziale negativo impatta limitatamente sui volumi complessivi: i primi nove mesi dell’anno registrano infatti un calo del 2,82% (era il 2,17% a ottobre), con 334.056 veicoli messi in strada. Il mercato rimane ancorato agli scooter, che spuntano un incremento dell’8,11% e 191.155 veicoli immatricolati; segnano il passo le moto, che perdono 13,23 punti percentuali e targano 129.910 mezzi. I ciclomotori, infine, perdono circa un quarto del loro mercato (-24,55%) e fanno registrare 12.991 unità. In ogni caso, il mercato 2025, se confrontato con il 2023 segna a novembre, come anticipato, un incremento dell’1,8%.
Passo falso per le due ruote elettriche che, nel penultimo mese dell’anno, subiscono una flessione del 32,28% e 470 unità vendute, dopo due mesi consecutivi di segno più. L’anno rimane in territorio negativo, anche se con percentuali meno pesanti (-15,44%) e 8.159 mezzi messi in strada.
Proseguono le difficoltà dei quadricicli, che dal mese di giugno non sono più riusciti a tornare in territorio positivo: novembre segna un calo del 38,63% e 1.185 unità vendute. Sull’anno si registra un diverso andamento tra i quadricicli elettrici (-0,82% e 12.478 unità), sostenuti a primavera dagli incentivi Ecobonus, e le minicar a motorizzazione termica (-43,57% e 3.355 unità), anch’esse appesantite dagli effetti del fine serie
Foto di Harley-Davidson su Unsplash
UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) prosegue il suo impegno ultraventennale nella valorizzazione del talento e della ricerca accademica, assegnando nella 25^ edizione 5 riconoscimenti a giovani laureati che hanno sviluppato elaborati di particolare rilievo su temi nel settore automotive e nella mobilità sostenibile.
Ho fatto il mio primo viaggio, nel senso letterale del termine, dall’ospedale di Pescara a casa (allora era vista mare a San Salvo), in una 500.
Era bianca e aveva la cappottina nera che si apriva. Sembrava grande, tanto che la usavamo anche nei fine settimana con papà, possessore di una 127 verde, che poi divenne una Lancia Beta. Quella 500 con le due levette aria/accensione, ci accompagnò per molti anni, tanto che nei miei anni di scuola elementare ne ricordo un buco da usura sotto il tappetino posteriore destro.
Erano gli anni leggeri, un po’ sfrontati, di gran lavoro e di grandi soddisfazioni: crescevamo tutti, grandi e bambini. Li ricordo con dolcezza.
Poi ne passarono ancora molti e mi ritrovai a Torino, un po’ per caso e parecchio, evidentemente, per destino.
Era il 2001, la Fiat era tecnicamente fallita, le banche, il convertendo, i debiti e i prodotti, tutto sembrava indicare la stessa inesorabile sorte.
La scomparsa dell’”Avvocato, poi di Umberto, il flop della Stilo, insomma buio pesto.
Insomma una storia, difficile da riassumere, piena di saliscendi, di emozioni forti, di grande fatica, di silenziose ansie e nascoste paure.
Eppure di grande orgoglio.
E così, nel 2007, eccoci tutti lì su quella gradinata lungo il Po a celebrare il nuovo rinascimento, in quella straordinaria festa che fu il lancio della 500, 50 anni dopo.
Orgoglio, sì. All’epoca bastava quello per essere felici.
Senza il contributo di cui si è detto, il risultato del mese scorso sarebbe stato sostanzialmente allineato con quello dei primi dieci mesi di quest’anno in cui le immatricolazioni sono state complessivamente 1.293.366 con un calo del 2,7%. Con il piccolo contributo di cui abbiamo detto, il consuntivo del periodo gennaio-novembre chiude a quota 1.417.621 con una contrazione sullo stesso periodo dell’anno precedente del 2,43%.
Tenendo conto del fatto che gli incentivi prenotati daranno luogo a immatricolazioni soprattutto nel 2026, poiché si può ritenere che una parte importante delle auto prenotate con incentivi non siano immediatamente disponibili, secondo il Centro Studi Promotor il 2025 dovrebbe chiudere a quota 1.506.000 immatricolazioni, un livello decisamente infimo e molto lontano da quello che ha preceduto la pandemia, cioè dal 2019 in cui le immatricolazioni furono 1.916.951 (-21,4%).
L’aumento di immatricolazioni dovuto agli incentivi di cui abbiamo appena detto è già comunque visibile nella quota delle auto elettriche che, secondo le elaborazioni dell’Unrae, è passata dal 5% di ottobre al 12,2% di novembre. D’altra parte, gli incentivi di cui stiamo parlando, se da un lato migliorano, sia pure in misura modesta, la quota delle auto elettriche in Italia, che è tra le più basse dell’Unione Europea, dall’altro non danno certo un contributo di rilievo al mercato automobilistico italiano nel suo complesso, né influiscono positivamente sulle sue prospettive che, secondo i concessionari interpellati dal Centro Studi Promotor nel corso dell’inchiesta congiunturale di novembre, non sono certo rosee. Nell’83% dei casi i concessionari hanno giudicato bassa la raccolta di ordini in novembre e nel 42% dei casi hanno previsto anche domanda in calo nei prossimi tre-quattro mesi.
D’altra parte, il clima di opinione nel settore dell’auto è fortemente condizionato dall’attesa del progetto che la Commissione Europea presenterà il 10 dicembre per cercare di attenuare l’impatto negativo sull’industria europea dell’auto, sugli automobilisti e sull’economia della sua politica per la transizione energetica nell’auto. Questa politica ha già determinato risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti: dal crollo della produzione di auto in Europa, alla penetrazione di concorrenti molto temibili dell’industria europea, agli effetti sugli automobilisti costretti in moltissimi casi ad utilizzare auto sempre più vecchie e sempre più pericolose in quanto rimangono in esercizio auto che in tempi normali, sarebbero state da tempo rottamate e ciò ovviamente per la crescente difficoltà per molti cittadini dell’Unione di acquistare auto nuove.
di Fabio Pressi, presidente di Motus-E