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Green Deal Automotive: troppe le false illusioni

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
 

Leggendo i dati sulla overcapacity cinese nell’elettrico mi viene spontanea una domanda: ma davvero qualcuno in Europa pensava seriamente che il Green Deal così disegnato avrebbe salvato la nostra industria automobilistica… e non quella degli altri? In Cina il mercato interno delle auto elettriche è ormai saturo da tempo, i produttori si fanno la guerra sui prezzi e la risposta è semplice naturalmente spingere sull’export.

Quelle stesse vetture, spesso prodotte con energia a carbone e filiere poco trasparenti, arrivano sul mercato europeo mentre noi continuiamo a caricare la nostra industria di iper regole, vincoli, divieti e tempi irrealistici. Così, in tutta verità, il Green Deal Europeo rischia di diventare un “China Deal”:  noi chiudiamo stabilimenti, perdiamo competenze e filiere storiche; loro riempiono il vuoto con prodotti competitivi, spesso sovvenzionati;  i governi europei, per far quadrare la narrazione, si svenano in incentivi a fondo perduto pur di far comprare auto che il mercato, da solo, non sceglierebbe.

Non sono contro la transizione ecologica, tutt’altro. Ma sono convintamente contro l’idea ingenua e ideologica di una transizione senza politica industriale, senza neutralità tecnologica, senza una strategia seria su energia, lavoro, formazione, logistica.

Stiamo chiedendo agli imprenditori europei di correre una maratona, ma partendo venti chilometri dietro e con un giubbotto zavorrato di troppa e inutile burocrazia. Se non vogliamo che il cuore industriale dell’Europa batta a Pechino anziché a Torino, Stoccarda o Sochaux, è questo il momento di rimettere al centro una cosa semplice: competitività, realismo, industria. Il resto sono slogan.

 
 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group