Museo Nicolis: nella Top 100 delle collezioni d’auto più importanti nel mondo

Museo Nicolis: nella Top 100 delle collezioni d'auto più importanti nel mondo

Il Museo Nicolis di Villafranca di Verona si conferma tra le cento collezioni private di auto storiche più importanti al mondo nell’edizione 2025 di “The Key” , la prestigiosa pubblicazione internazionale annuale edita da TCCT – The Classic Car Trust . Sotto la direzione editoriale di Antonio Ghini, “The Key2” è considerata il punto di riferimento assoluto per il mondo delle auto d’epoca e dei collezionisti di automobili storiche. Accanto alla classifica globale dei collezionisti, propone analisi, approfondimenti e dati sulle vetture più rappresentative del settore, a cura di un gruppo selezionato di esperti.

 

Silvia Nicolis è annoverata tra i top collector mondiali, distinguendosi anche come personalità femminile italiana nella classifica, a conferma della solidità e dell’autorevolezza del progetto culturale del Museo Nicolis. “The Key” rappresenta infatti l’unico strumento che riconosce e valorizza i principali attori del settore classic & Heritage, costituendo un vero e proprio osservatorio sulle dinamiche del collezionismo automobilistico. È senza dubbio un riferimento di reputazione internazionale per i collezionisti selezionati, siano essi privati o istituzionali.

 

Si tratta di nomi tra i più blasonati del panorama globale, come Ralph Lauren, Evert Louwman, Miles Collier, William “Chip” Connor, Samuel Robson Walton, Peter Sachs, Lawrence Auriana, John A. Shirley e molti altri. A rappresentare l’Italia, accanto a Silvia Nicolis tra i cento top player, figura un ristretto gruppo di collezionisti d’eccellenza: Corrado Lopresto, Nicola Bulgari, Matteo Panini, Mario Righini e la Fondazione Gino Macaluso.

 

Questo riconoscimento assume un valore ancora più significativo proprio nell’anno in cui il Museo Nicolis celebra il suo 25° anniversario : un traguardo importante per una realtà museale che ha saputo trasformare una collezione privata in un centro culturale dedicato alla storia, alla tecnica e al design del XX secolo.

 

Il Museo Nicolis nasce dalla visione di Luciano Nicolis e oggi, sotto la guida di Silvia, è diventato uno dei punti di riferimento internazionali più prestigiosi per il motorismo storico , con ben 10 collezioni che comprendono oltre 200 auto d’epoca, motociclette, biciclette, macchine fotografiche, strumenti musicali, volanti F1, oggetti inediti e pezzi unici che raccontano l’ingegno e la creatività del XX secolo.

 

“Essere inclusi in The Key significa essere annoverati tra i leader mondiali nel mondo delle auto storiche, un onore che condivido ogni giorno con il team del Museo Nicolis e con tutti coloro che da 25 anni ci seguono e credono nella nostra impresa culturale – commenta Silvia Nicolis -. The Key rappresenta la sintesi perfetta tra passione, studio e valorizzazione del patrimonio automobilistico globale, ed è un grande privilegio farne parte come rappresentante del Paese Italia e del nostro amatissimo Made in Italy”.

 

Foto da ufficio stampa Museo Nicolis

 

Dal 2030 “tutto elettrico” per flotte e società di noleggio? ANIASA è totalmente contraria

Noleggio auto: luci e ombre del primo semestre

di Alberto Viano, presidente di ANIASA

 

In relazione a quanto riportato nelle scorse ore da fonti autorevoli della stampa europea su un possibile divieto al 2030 di immatricolazione di vetture endotermiche e ibride per le flotte aziendali e per le società di noleggio, ANIASA esprime la più totale contrarietà nei confronti di un simile provvedimento. Costringendo a noleggiare esclusivamente vetture elettriche, non si favorisce la transizione ecologica, né la riduzione delle emissioni di CO2, ma si spinge aziende e privati a mantenere più a lungo le proprie auto, rallentando l’immissione sul mercato di mezzi più sostenibili e sicuri.

Senza contare che, prevedendo un obbligo anticipato al tutto elettrico per il solo settore delle flotte aziendali, si creerebbe una grave distorsione sul mercato tra soggetti privati e aziendali, con il rischio di un radicale cambiamento nelle modalità di approvvigionamento dei veicoli che determinerebbe un ulteriore peggioramento delle condizioni del settore dell’auto, in generale, e dell’industria automobilistica europea, in particolare.

Alberto Viano presidente di ANIASA – Foto ufficio stampa ANIASA

Dal 2030 solo elettrico per flotte e noleggio auto? No a un’Europa “museo ecologico”

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Non si tratta più di “transizione ecologica”: siamo ormai di fronte a una trasformazione ideologica imposta per decreto. La possibile norma europea che vieterebbe l’uso di auto a combustione per noleggio e flotte aziendali già dal 2030 è l’ennesimo esempio di centralismo normativo scollegato dalla realtà produttiva, sociale ed energetica dei Paesi membri.

Le flotte aziendali rappresentano una spina dorsale per la mobilità industriale, il commercio, la logistica e i servizi in tutto il Continente. Pensare di convertirle per legge in pochi anni a una mobilità esclusivamente elettrica, senza un’infrastruttura adeguata, senza una produzione autonoma di batterie, e con un mercato dei veicoli elettrici ancora instabile e inaccessibile per molti, è un azzardo che rischia di colpire duramente PMI, artigiani, trasportatori e imprese di servizi.

Chi scrive queste norme probabilmente non ha mai percorso in macchina 800 km in una giornata lavorativa, né ha mai dovuto far quadrare i conti di una piccola flotta a margine ridotto.

Non si può fare transizione senza realismo economico, rispetto per la competitività e buon senso tecnologico. Il rischio? Rendere l’Europa un museo ecologico, virtuoso ma vuoto, mentre Stati Uniti e Asia corrono.

È tempo che l’imprenditoria faccia sentire la propria voce, con fermezza, ma lucidità. Non per negare il futuro, ma per evitare che venga costruito contro chi ogni giorno lo rende possibile.

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Sicurezza stradale in città: accordo tra ANCI, UNASCA e Associazione Gabriele Borgogni

Sicurezza stradale in città: accordo tra ANCI, UNASCA e Associazione Gabriele Borgogni
Promuovere percorsi di collaborazione e di informazione sulla sicurezza stradale in ambito urbano a tutta la cittadinanza, a partire dalle giovani generazioni, con una particolare attenzione al fenomeno dell’incidentalità stradale. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa che ANCI, UNASCA e Associazione Gabriele Borgogni hanno siglato a Roma.

“L’incidentalità stradale è da tempo un’emergenza nazionale in Italia e i Comuni sono da sempre in prima
linea: gestiscono direttamente le strade, i controlli, le infrastrutture, i sistemi di riduzione della velocità, le attività educative e i dati che contribuiscono a definire anche le politiche nazionali”, ha detto il vicepresidente vicario ANCI e sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, indicando come “i numeri dicono che la maggior parte degli incidenti avviene sulle strade urbane, dove si registra il 73% del totale e oltre il 65% dei rilevamenti è effettuato dalle Polizie Locali”.

“È quindi evidente – ha precisato il vicepresidente vicario ANCI – che le città rappresentano il fronte più
esposto e strategico per un’azione efficace. “Grazie a queto protocollo, mettiamo in rete esperienze, conoscenze e strumenti preziosi: dalle attività di sensibilizzazione al supporto psicologico per le vittime della strada, dalle iniziative di educazione stradale nelle autoscuole fino al lavoro quotidiano nei Comuni”.

Da parte sua il Segretario nazionale autoscuole UNASCA, Alfredo Boenzi, ha sottolineato come “la
formazione alla guida non può e non deve limitarsi all’insegnamento delle regole del Codice della Strada e come formatori, abbiamo il compito di accompagnare i futuri conducenti verso una maggiore consapevolezza del rischio, senso di responsabilità e attenzione verso gli utenti più fragili della strada.
Questo protocollo – ha rimarcato – rappresenta un passo concreto in questa direzione e grazie alla capillarità delle autoscuole UNASCA possiamo portare ovunque il messaggio della sicurezza stradale che è una responsabilità collettiva”.

“Siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto, primo in Italia e unico nel suo genere, una grande
opportunità per diffondere una cultura della sicurezza stradale senza dimenticare l’aspetto umano e il sostegno a chi, ogni giorno, si trova a fronteggiare le conseguenze più dolorose della strada”, ha ribadito Valentina Borgogni, presidente dell’Associazione Gabriele Borgogni, da anni impegnata nella formazione rivolta alle scuole.
 
“Sentivamo – ha aggiunto – la necessità di rivolgerci anche agli addetti ai lavori: a chi, ogni giorno, vive la strada e fa di un mezzo di trasporto il proprio lavoro. In questo senso, gli istruttori di guida rappresentano per noi interlocutori privilegiati. Parlare con loro significa, infatti, poter arrivare a moltissime persone: un effetto di amplificazione a catena che rende la prevenzione ancora più efficace e capillare. Il protocollo prevede inoltre un aspetto per noi fondamentale: il supporto psicologico, nell’ambito del progetto “Mai più soli’”, che offre il sostegno di psicologi professionisti in caso di sinistri stradali mortali o particolarmente gravi, sia ai familiari delle vittime, sia alle forze dell’ordine che intervengono in quei drammatici momenti”.
Foto da ufficio stampa UNASCA

Sharing for Caring: la mobilità autonoma del Politecnico di Milano diventa inclusiva

Sharing for Caring: la mobilità autonoma del Politecnico di Milano diventa inclusiva

Una Fiat 500 elettrica che guida da sola tra le strade di Darfo Boario Terme per accompagnare un anziano in farmacia. Potrebbe sembrare un’immagine futuristica, invece è già realtà grazie a “Sharing for Caring”, il primo prototipo italiano di mobilità autonoma inclusiva, pensato dal Politecnico di Milano per anziani e persone con fragilità motorie. Il progetto è stato presentato ufficialmente il 16 luglio 2025 all’interno del suggestivo scenario del Parco delle Terme, e rappresenta una svolta tecnologica e sociale nel panorama della mobilità sostenibile.

Il cuore dell’iniziativa è chiaro: garantire autonomia, dignità e indipendenza a chi oggi è tagliato fuori dai tradizionali sistemi di trasporto pubblico, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree montane dove autobus e navette scarseggiano, e dove il diritto alla mobilità rischia di diventare un privilegio.

 

Un progetto concreto, non una suggestione

Realizzato dal team AIDA – Artificial Intelligence Driving Autonomous del Politecnico di Milano all’interno del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), il progetto ha visto una vera dimostrazione su strada. Durante l’evento, una Fiat 500 elettrica 3+1 modificata per il trasporto di persone a mobilità ridotta ha percorso autonomamente le vie di Darfo Boario Terme, fermandosi per accogliere un passeggero anziano e accompagnarlo alla farmacia.

Un test reale, supervisionato da un “safety driver” secondo quanto stabilito dal Decreto Smart Road del 2018, che dimostra la maturità tecnologica raggiunta dal progetto. Ma anche un messaggio politico e culturale: l’innovazione può e deve diventare strumento di equità e coesione sociale.

 

Tecnologia italiana per il benessere collettivo

Il veicolo è stato scelto e modificato per rispondere alle esigenze pratiche: guida a bassa velocità, interni accessibili, sensori avanzati per la guida autonoma e design ispirato all’arte giapponese del Kintsugi, con le sue “crepe dorate” che celebrano le imperfezioni come elementi di forza e bellezza.

Come ha spiegato l’ing. Federico Falck, presidente della Fondazione Ico Falck, «le fragilità non sono un difetto, ma una parte della nostra storia da valorizzare». Un concetto trasformato in realtà concreta da un team di giovani ricercatori italiani, capaci di trasformare la guida autonoma in strumento sociale, non solo in innovazione per il mercato.

 

Inclusione, sostenibilità e replicabilità: tre pilastri fondamentali

Il progetto nasce con tre obiettivi ben precisi:

  1. Inclusione sociale: portare la tecnologia dove serve davvero, nelle mani di chi spesso non viene ascoltato. Anziani, persone con disabilità o ridotta mobilità, abitanti di comuni isolati.

  2. Sostenibilità ambientale: l’utilizzo di un veicolo elettrico a zero emissioni, a velocità contenuta e con percorsi mirati, rende il servizio perfettamente in linea con la transizione ecologica.

La Lombardia come laboratorio d’innovazione autonoma

La scelta di Darfo Boario Terme non è casuale. Comune montano con una popolazione over 65 significativa, rappresenta il perfetto banco di prova per un servizio di mobilità “on demand” ad alto valore sociale.

“Con una geografia complessa e bisogni crescenti, abbiamo bisogno di soluzioni intelligenti e flessibili”, ha spiegato il sindaco Dario Colossi. E Regione Lombardia ha abbracciato con convinzione il progetto. “Dopo la missione istituzionale a Indianapolis, ci siamo resi conto del potenziale della guida autonoma – le parole di Raffaele Cattaneo, sottosegretario regionale – la Lombardia può vantare una leadership globale in questo settore grazie al Politecnico.”»

Anche Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione e Lavoro, ha sottolineato l’importanza del progetto per lo sviluppo di nuove competenze e occupazione qualificata, senza perdere di vista l’impatto umano e i benefici tangibili per i cittadini.

 

Cisco Italia, partner tecnologico per una rete sicura

La guida autonoma richiede reti stabili, affidabili e intelligenti. È qui che entra in gioco Cisco Italia, che ha curato l’infrastruttura di connettività necessaria per monitorare e controllare da remoto i veicoli, garantendo sicurezza, affidabilità e interazione ottimale con il software di bordo.

“Mettere la tecnologia al servizio delle persone è la nostra missione», ha dichiarato Gianmatteo Manghi, CEO di Cisco Italia. “Progetti come questo dimostrano che la guida autonoma non è solo un fatto tecnico, ma una questione di valori e visione del futuro”.

 

Il futuro della mobilità passa dall’inclusione

“Sharing for Caring” è molto più di un esperimento tecnico. È un prototipo di società nuova, dove tecnologia, sostenibilità e umanità camminano insieme. È la prova concreta che la mobilità autonoma può – e deve – essere uno strumento di giustizia sociale.

In un’Italia dove la popolazione invecchia, i trasporti locali si diradano e i territori montani restano sempre più isolati, progetti come questo rappresentano una speranza tangibile, un modello esportabile e una risposta concreta ai bisogni reali.

Auto e tecnologia: il 53% degli italiani sbaglia strada anche con il navigatore

Auto e tecnologia: il 53% degli italiani sbaglia strada anche con il navigatore

Non è solo una sensazione: il senso dell’orientamento degli italiani è davvero in crisi, almeno secondo i dati dell’Osservatorio Sara Assicurazioni. Ben il 53% degli automobilisti ammette di sbagliare strada spesso, anche quando usa un navigatore satellitare, mentre un altro 7% confessa di perdersi sempre. Un dato che fa riflettere, soprattutto in un’epoca in cui l’assistenza digitale dovrebbe – in teoria – evitare proprio questo genere di problemi.

Alla domanda su come reagiscono quando si trovano disorientati:

  • il 37% si affida ai passanti, tornando al metodo “classico”;

  • il 36% dà una seconda possibilità al navigatore;

  • il 20% preferisce fare da sé, cercando di risolvere senza aiuti.

Una situazione che mette in luce la distanza tra tecnologia e usabilità reale, e che segnala una diffusa insoddisfazione per la dotazione tecnologica delle auto attualmente in circolazione.

Sicurezza e connettività: la tecnologia in auto non è abbastanza

Secondo l’indagine condotta da Nextplora per conto di Sara Assicurazioni, il 57% degli italiani vorrebbe aumentare la dotazione tecnologica della propria auto. E non si tratta solo di navigazione o comfort: il primo desiderio è una maggiore sicurezza alla guida.

Le tecnologie più richieste sono:

  • sistemi di assistenza e sicurezza attiva (28%)

  • connettività con lo smartphone (15%)

  • comandi vocali (11%)

  • impianti audio di qualità superiore (7%)

L’auto è diventata un ambiente personale e funzionale, dove il 65% degli intervistati ascolta musica, il 29% fa telefonate tramite vivavoce e il 20% lo considera uno spazio per riflettere o riorganizzare la giornata. Ma proprio perché è così centrale nella vita quotidiana, gli italiani vogliono che sia anche più sicura, smart e ben connessa.

Telematica: l’assicurazione intelligente che guarda avanti

Un aspetto che emerge con forza dallo studio è la crescente fiducia nelle soluzioni telematiche, cioè tutti quei sistemi che, attraverso scatole nere e sensori, monitorano il veicolo e il comportamento di guida, offrendo all’utente vantaggi concreti.

Tra i servizi più apprezzati:

  • localizzazione e recupero in caso di furto (43%)

  • rilevazione automatica degli incidenti e invio dell’assistenza (37%)

  • allerta meteo geolocalizzata (20%)

  • telepedaggio incluso nella polizza (16%)

Inoltre, il 48% degli intervistati individua nella maggiore sicurezza il principale beneficio della tecnologia telematica, seguito da:

  • risparmio su consumi e polizza (43%)

  • tranquillità derivante dal monitoraggio continuo del veicolo (25%)

  • possibilità di migliorare lo stile di guida (24%)

Dati che mostrano chiaramente come la tecnologia non sia percepita come un lusso, ma come una necessità.

Assicurazioni smart, per una mobilità più sicura

«La sicurezza stradale è una priorità, in un Paese dove si verificano in media 456 incidenti al giorno», ricorda Marco Brachini, Direttore Marketing di Sara Assicurazioni. Le tecnologie telematiche non solo aiutano a prevenire sinistri, ma anche a intervenire con maggiore tempestività in caso di bisogno, e persino a modulare le tariffe assicurative in base allo stile di guida.

Una polizza telematica intelligente può infatti rilevare frenate brusche, velocità elevate, curve pericolose e suggerire comportamenti virtuosi per ottenere sconti e maggiore protezione. Un modello che premia chi guida bene e consapevolmente, e che offre strumenti concreti per ridurre i rischi.

La sicurezza parte dalla consapevolezza (e dalla tecnologia)

Chi pensa che l’auto del futuro sia fatta solo di ADAS e intelligenza artificiale sbaglia. L’auto del presente ha bisogno prima di tutto di tecnologia semplice, utile e inclusiva, in grado di migliorare davvero la vita degli automobilisti. E se ancora oggi un italiano su due sbaglia strada anche col navigatore, vuol dire che c’è ancora molto da fare in termini di interfaccia, affidabilità e supporto digitale.

 

Foto gvz-42-Djh1mpoiGGY-unsplash – da ufficio stampa Sara Assicurazioni

Industria dell’auto sotto pressione: il ruolo globale dell’Europa si riduce

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

di Benjamin Krieger, Segretario generale del CLEPA

Questa non è solo una questione industriale, ma anche sociale. Con il rallentamento o la chiusura delle fabbriche, intere comunità rischiano di perdere posti di lavoro stabili, manodopera qualificata e un’economia consolidata. Il tessuto industriale europeo, duramente conquistato, si sta sfaldando. Senza un’azione urgente per ridurre il rischio degli investimenti e liberare l’innovazione industriale, il prezzo non sarà solo economico, ma si pagherà in termini di mezzi di sussistenza, coesione frammentata e resilienza a lungo termine indebolita.

 

Elevati costi energetici 

Nonostante il calo rispetto al picco del 2022, i prezzi dell’energia in Europa rimangono ben al di sopra dei livelli pre-COVID e significativamente più alti rispetto alle regioni concorrenti. I prezzi dell’elettricità industriale in Europa sono ancora il doppio rispetto agli Stati Uniti e il 90% più cari rispetto alla Cina, il che continua a erodere la competitività dei produttori europei, in particolare nei settori ad alta intensità energetica come l’automotive e i macchinari industriali.

Il divario è ancora più marcato per il gas naturale: nel 2025, i prezzi del gas industriale negli Stati Uniti saranno inferiori di un quarto a quelli dell’UE. Sebbene la Cina faccia maggiore affidamento sul carbone rispetto al gas, i suoi costi energetici complessivi rimangono notevolmente inferiori, rafforzando il vantaggio di costo di cui godono i produttori extra-UE.

 

Cina in testa nella corsa ai veicoli elettrici grazie ai plug-in

Tra il 2020 e il 2023, il mercato cinese dei veicoli elettrici è cresciuto di oltre 9,3 milioni di unità, più di tre volte l’espansione registrata nell’UE. Partendo da livelli di produzione simili nel 2020 (circa 1,6 milioni di unità), le due regioni hanno da allora intrapreso percorsi nettamente divergenti. La rapida crescita della Cina è stata alimentata sia dai veicoli elettrici a batteria (BEV) che da un’impennata dei veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV), diventati un pilastro della strategia cinese per i veicoli a nuova energia. Entro il 2030, si prevede che i PHEV rappresenteranno circa un terzo della produzione cinese di veicoli elettrici. Al contrario, l’Europa ha adottato un approccio più mirato nei confronti dei veicoli elettrici a batteria (BEV): si prevede che i veicoli ibridi plug-in rappresenteranno solo il 10% della produzione di veicoli elettrici entro il 2030, evidenziando un approccio più ristretto all’elettrificazione.

 

L’UE perde slancio negli investimenti

Gli investimenti diretti esteri (IDE) nell’UE da Paesi extra-UE sono crollati dal picco raggiunto nel 2022, precipitando da oltre 7,7 miliardi di euro a soli 218 milioni di euro nella prima metà del 2025. Questo drastico calo segnala una crescente cautela degli investitori, alimentata dalla persistente incertezza sulla traiettoria economica, sul contesto normativo e sulla direzione della politica industriale dell’Europa. La Cina si è confermata l’investitore extra-UE più attivo, con un contributo di quasi 194 milioni di euro nel 2025, una cifra che evidenzia, anziché compensare, il crollo più ampio degli IDE. Negli ultimi anni, la Cina ha costantemente dominato gli afflussi extra-UE.

 

Europa e investimenti globali

Le aziende europee si stanno ritirando dai mercati globali. Nel settore delle forniture automobilistiche, i deflussi di investimenti diretti esteri (IDE) dell’UE sono diminuiti drasticamente, passando da 11 miliardi di euro nel 2023 a soli 341 milioni di euro nel 2025, il livello più basso registrato in tre periodi di riferimento. Di conseguenza, la quota dell’UE sui deflussi di IDE globali è crollata dal 34% all’inizio del 2022 ad appena il 10% a metà del 2025.

La Cina ha rapidamente colmato il divario, superando l’UE come principale investitore automobilistico al mondo. Tra il 2022 e il 2025, la quota cinese nei deflussi di IDE globali è quasi triplicata, passando dal 16% al 49%, grazie all’espansione della presenza internazionale delle aziende cinesi e al consolidamento del loro ruolo nelle catene di approvvigionamento globali.

 

Foto da ufficio stampa CLEPA

 

 

A “Sussidiario TV” i temi caldissimi automotive: ecco il “Bonorapensiero”

A "Sussidiario TV" i temi caldissimi automotive: ecco il "Bonorapensiero"
I dazi imposti dagli USA alla UE, Meloni, Macron e Merz “uniti” sui temi automotive; la produzione italiana di veicoli ai minimi storici. E ancora:  il primo distributore di idrogeno aperto sulla Tangenziale di Milano; la telenovela, tra blocchi e rinvii, delle vetture Euro 5 Diesel; il vicepremier e ministro Matteo Salvini in visita al gruppo cinese BYD.
 
Questi e altri i temi sui i quali Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, è stato nuovamente intervistato in diretta, lunedì 17 luglio scorso, da “Sussidiario TV”.

“Clean Industrial Deal”: audizione di Murano (UNEM) alla Camera

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

“UNEM condivide pienamente gli obiettivi del Clean Industrial Deal presentato dalla  Commissione UE, ossia di coniugare transizione climatica e competitività industriale, ma  esprime forte preoccupazione per l’assenza di un piano d’azione specifico per la mobilità e  i carburanti low carbon, strategici per la decarbonizzazione dei trasporti e del settore  chimico europeo”. È quanto ha sostenuto Gianni Murano, presidente di UNEM, nel corso dell’audizione in Commissione delle Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati sul “Clean  Industrial Deal”.  “La nostra industria è già impegnata in un percorso di decarbonizzazione attraverso  carburanti rinnovabili a basse o nulle emissioni – ha proseguito – ma il Piano ripropone una  strategia centrata solo sull’elettrificazione, trascurando la neutralità tecnologica e la  revisione delle metodologie di calcolo delle emissioni su base ciclo di vita (LCA)”.

Tutelare la competitività del settore è dunque fondamentale in quanto perdere la capacità  produttiva nazionale ed europea in questo ambito metterebbe a rischio la sicurezza  dell’approvvigionamento e l’intera transizione. UNEM chiede dunque alla Commissione europea e al Governo italiano di “adottare un Piano  d’Azione dedicato ai carburanti low carbon, sostenendo la produzione, distribuzione e stoccaggio tramite incentivi lungo tutta la catena del valore, strumenti di de-risking e  semplificazione delle autorizzazioni per accelerare gli investimenti in bioraffinerie, e-fuels e  idrogeno low carbon”.

Positivo invece il giudizio sulla Risoluzione ITRE approvata dal Parlamento europeo lo scorso  19 giugno “che riconosce il ruolo strategico dei carburanti low carbon e chiede strategie  settoriali mirate, una definizione chiara per l’idrogeno low carbon, strumenti per evitare il  carbon leakage e un coinvolgimento attivo delle industrie nei tavoli europei”.

Infine, UNEM ha ribadito la necessità di rivedere il sistema ETS europeo che, ha sottolineato  il presidente Murano, si è dimostrato “inefficace per molti settori, generando costi della CO2 anche di 4 volte più alti rispetto ai sistemi di carbon pricing globali”. “Ciò che chiediamo – ha concluso – è di uniformare il costo della CO2 alla media globale e allocare i proventi per  sostenere la transizione energetica”.

Foto da ufficio stampa UNEM

L’auto e la realtà dei fatti: produzione stagnante e decrescita dell’Occidente

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director

di Gianluca Di Loreto, partner di Bain & Company

 

Il settore dell’auto si trova a fronteggiare (e digerire…) due dati di fatto: 1) la produzione globale non crescerà in modo significativo ancora per diversi anni, proiettando quindi una sostanziale stabilità (stagnazione) 2) l’Occidente è destinato a una decrescita (infelice). Questo significa che la geo-politica, e la geo-economia, del settore auto si devono riassestare. In sintesi: l’auto non segue più il PIL globale; siamo in una fase di disaccoppiamento tra le due variabili, che non è un buon segnale.

A questo si aggiungono due fattori utili per i giocatori europei. Da una parte uno sbilanciamento importante dei Costruttori tedeschi sul mercato cinese , che è e sarà in forte rallentamento. Dall’altra la ancora troppo bassa saturazione degli impianti produttivi, ormai occupati per meno del 60%. In questo contesto il Cliente italiano non rinuncia all’utilizzo dell’auto, che rimane il mezzo di mobilità principale per l’80% del campione intervistato, con un forte balzo in avanti (+8 punti) rispetto al 2023.

 
L’auto però la si utilizza, ma non la si compra: il 90% degli utenti di mobilità ha rinunciato all’acquisto di un’auto nuova o lo ha posticipato. Perché? Perché le auto costano troppo. Infatti, il prezzo medio di un’auto è aumentato del 52% rispetto al 2013, mentre l’acquisto e il reddito disponibile sono saliti “solo” del 23% e del 29% rispettivamente.
Foto da ufficio stampa Bain & Company