L’auto non è un nemico: il diritto alla mobilità è sacrosanto

Kimi leggendario: oltre il migliore dei sogni

di Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI

 
In una recente intervista per Il “Sole 24 ore” ho condiviso le direttrici fondamentali del mio programma alla guida dell’ACI – Automobile Club d’Italia: sicurezza, formazione, semplificazione fiscale e valorizzazione del nostro patrimonio automobilistico.

Credo in una mobilità che sia sostenibile e sicura, dove l’educazione stradale entri nelle scuole già dall’infanzia e i corsi di guida diventino strumenti strategici per ridurre l’incidentalità, specie per neopatentati e lavoratori che si spostano ogni giorno su strada.
Ho proposto l’abolizione del superbollo, una misura penalizzante per un settore chiave dell’industria italiana come quello dell’auto, e ho sottolineato l’urgenza di una maggiore armonizzazione fiscale a livello nazionale.

L’auto non è un nemico, ma un mezzo che dobbiamo imparare a usare in modo più razionale, senza sacrificare il diritto alla mobilità. In questo senso, la missione dell’ACI è chiara: innovare nella tradizione, promuovendo cultura, sicurezza, rispetto e passione per il Motorsport.

thumbnail_Geronimo-La-Russa – Foto da ufficio stampa ACI

La CGIA sui dazi: senza accordi, Bruxelles sanzioni le big tech USA

La CGIA sui dazi: senza accordi, Bruxelles sanzioni le big tech USA
Con l’avvicinarsi della scadenza del primo agosto, è necessario che Bruxelles continui a negoziare con Washington fino all’ultimo momento disponibile. Tuttavia, qualora non riuscisse a ottenere un accordo “ragionevole”, dovrà redigere un pacchetto di controdazi a cui aggiungere delle misure sanzionatorie nei confronti delle grandi
aziende tecnologiche statunitensi. Lo scrive l’
Ufficio studi della CGIA.

Visto che anche in Europa realizzano utili da capogiro, è inaccettabile che queste realtà continuino a pagare le tasse nei Paesi a fiscalità di vantaggio. Questa condotta, oltre a essere eticamente riprovevole, continua ad essere un cavallo di battaglia politico dell’Amministrazione Trump.
 

A tal punto che nel G7 di Kananaskis (Canada) dello scorso mese di giugno, gli USA hanno imposto un accordo che esenta le proprie multinazionali dall’applicazione della Global minimum tax (Gmt). Una tassazione mondiale al 15 per cento in capo ai colossi con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro all’anno che, invece, rimarrà applicata solo alle grandi holding dei paesi OCSE.

I dazi doganali al 30 per cento pretesi dall’Amministrazione Trump potrebbero innescare una serie di effetti diretti sulle nostre esportazioni a cui andrebbero sommati anche quelli indiretti – come l’ulteriore svalutazione del dollaro sull’euro, un aumento dell’incertezza dei mercati finanziari e un probabile incremento del costo di molte materie prime – in grado di provocare un danno economico al nostro sistema produttivo fino a 35 miliardi di euro all’anno. Praticamente la dimensione di una finanziaria. La stima è
stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA.

I primi 20 colossi tecnologici statunitensi hanno prodotto a livello mondiale un fatturato aggregato che nel 2022 ammontava a 1.345 miliardi di euro. Un importo, quest’ultimo, che in quell’anno ha sfiorato il 70 per cento del Pil italiano; mentre le principali multinazionali del web presenti in Italia, sempre tre anni fa hanno realizzato nel nostro Paese un fatturato di 9,3 miliardi di euro, versando al fisco italiano “solo” 206 milioni di euro. Ricordiamo che dall’inizio del 2025 fino a oggi, il dollaro si è svalutato del 13,5 per cento rispetto all’euro.

Se le nostre piccole e micro imprese nel 2022 hanno pagato 27,2 miliardi di tasse, i 16 gruppi (che controllano 47 società) di big tech presenti in Italia ne hanno versate molte meno: come dicevamo più sopra, solo 206 milioni di euro. Certo, le dimensioni economiche di queste due realtà sono molto diverse, ma, dal punto di vista della CGIA, il risultato che emerge è sconsolante.

 
Se le piccole aziende italiane prese in esame producono un fatturato annuo 98,5 volte
superiore a quello riconducibile alle big tech
, in termini di imposte, invece, le prime ne pagano ben 132 volte più delle seconde. Insomma, possiamo affermare con buona approssimazione che la distanza in termini di fatturato non giustifica quella relativa al
gettito, così svantaggiosa per le PMI. Certo, quella appena richiamata è una comparazione che presenta una serie di limiti metodologici e non ha alcun rigore scientifico. Tuttavia, il ricorso sistematico all’elusione praticato negli anni ha incrementato questo gap.
Stiamo parlando di 2,9 milioni di imprese con un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro. Non sono inclusi i lavoratori autonomi in regime forfettario. Le imposte calcolate sono IRPEF, IRES e IRAP.
L’importo di 206 milioni di euro include anche la Digital Service Tax. Quest’ultima è un’imposta pari al 3% dei ricavi generati nel periodo di imposta derivanti dalla fornitura di servizi digitali, applicata alle imprese che, individualmente o a livello di gruppo, hanno realizzato un ammontare di ricavi pari o superiori a 750 milioni di euro e ricavi derivanti da servizi digitali realizzati nello Stato italiano non inferiori a 5,5 milioni di euro. Il fatturato delle piccole imprese italiane nel 2022 è stato pari a 916,3 miliardi di euro. Sempre nello stesso anno quello delle principali big tech presenti nel nostro Paese ha toccato i 9,3 miliardi di euro.

Se a differenza di quello che abbiamo appena illustrato, allarghiamo il confronto a tutte le imprese presenti in ciascuna delle 20 regioni italiane e i colossi del web che operano nel nostro Paese, l’Ufficio studi della CGIA rileva che solo le attività economiche del Molise pagano meno tasse delle big tech presenti nel nostro Paese. I 206 milioni di imposte versate dai giganti del WebSoft non hanno nulla a che vedere con quanto pagano le imprese lombarde che, invece, danno all’erario 144,6 volte in più, quelle laziali 60,4 volte in più e quelle venete 42,3 volte in più.

Foto di Lucas Gallone su Unsplash

Anche la cinese Geely lancia la sfida in Italia: c’è Santucci al volante

Bonus colonnine: segnale positivo per il mercato con la "scossa"

Foto – Marco Santucci

 

Geely entra ufficialmente nel mercato italiano grazie a un accordo con Jameel Motors, con un debutto previsto per fine 2025. Il primo modello sarà il SUV full-electric EX5, seguito da un ibrido plug-in per chi preferisce una transizione graduale verso l’elettrico. Geely Auto Group è un’azienda automobilistica con sede a Hangzhou, in Cina, fondata nel 1997 come filiale di Zhejiang Geely Holding Group (ZGH).

Il Gruppo gestisce diversi marchi leader, tra cui Geely Auto, Lynk & Co e Zeekr. Geely Auto Group è anche il partner strategico globale della casa automobilistica malese Proton. Impiega oltre 50.000 persone e gestisce 12 stabilimenti e cinque centri di ricerca e sviluppo globali a Hangzhou, Ningbo, Göteborg, Coventry e Francoforte. Vanta inoltre cinque studi di design globali rispettivamente a Shanghai, Ningbo, Göteborg, Milano e Coventry, con oltre 1.000 dipendenti.

Nel 2024, i marchi gestiti da Geely Auto Group hanno venduto oltre 2,17 milioni di unità, con un aumento del 32% su base annua. Geely punta a costruire fiducia offrendo una rete di assistenza operativa fin dal primo giorno, trasparenza sul costo totale e un dialogo costante con i clienti, sia online sia in showroom.

Sarà Marco Santucci (ex Ford, Toyota e Jaguar Land Rover) a guidare la crescita di Geely in Italia attraverso Jameel Motors.

 

Foto da ufficio stampa Geely

L’UE e la politica “green”: quell’allarme di Bombassei ignorato…

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO di SMET Group

 
Leggo con crescente inquietudine le attente analisi di Pierluigi Bonora e non posso che condividere, da imprenditore che vive quotidianamente le contraddizioni del sistema, un senso di profonda amarezza verso queste politiche “green” dell’Unione Europea, figlie più di un’ideologia dogmatica che di una reale strategia industriale. Siamo ostaggi di una Commissione Europea che, con il suo approccio a senso unico sull’elettrico, ha anteposto il feticcio della transizione a un’autentica pianificazione industriale, dimenticando la tenuta sociale, la tutela dell’occupazione e la sovranità tecnologica del nostro continente.

Un milione di posti di lavoro in bilico non sono una banale variabile di calcolo ecologico, ma il cuore pulsante delle nostre comunità produttive. Il grido d’allarme lanciato da Bombassei nel 2019 è stato trattato con altezzosa indifferenza dai salotti brussellesi: oggi vediamo il risultato. Stabilimenti dimezzati, filiere sull’orlo del collasso, know-how svenduto o delocalizzato, mentre nel frattempo la Cina si prende il monopolio delle batterie e delle terre rare, e gli Stati Uniti sovvenzionano con realismo le proprie industrie.

Nel frattempo a Bruxelles si invocano studi ottimistici di sigle pseudo-indipendenti che promettono miracoli occupazionali nel 2035, purché si resti aggrappati al dogma delle sole zero emissioni. Ma la verità, come sempre, la sta già raccontando il mercato: crollo della domanda, investimenti congelati, famiglie incerte e un’industria dell’automotive europea che arranca.

In qualità di Cavaliere della Repubblica e imprenditore nel settore della logistica e dei trasporti, vedo ogni giorno gli effetti devastanti di queste scelte sbilanciate: meno ordini, più precarietà, meno competitività per le nostre aziende. Serve una politica industriale pragmatica, non una crociata ideologica. Prima di sbandierare slogan “green”, bisognerebbe preoccuparsi di mantenere viva l’industria europea e garantire un futuro ai lavoratori che oggi rischiano di restare a casa. Altrimenti il prezzo di questa transizione – non guidata ma imposta – lo pagheremo tutto noi, in termini di benessere, di indipendenza e di stabilità sociale.

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

DEKRA e i suoi primi 100 anni: spenta a Roma la candelina del secolo

DEKRA e i suoi primi 100 anni: spenta a Roma la candelina del secolo

Per i suoi primi 100 anni. DEKRA ha organizzato un importante meeting a Roma con tappa ai Musei Capitolini e alla Camera dei Deputati, il tutto coronato da una cena di gala alla Terrazza Caffarelli con vista spettacolare sulla città dei sette colli. Fondata nel 1925 e specializzata a livello mondiale nel settore della mobilità sicura, nelle ispezioni, verifiche di conformità e certificazioni, DEKRA attiva in più di 60 Paesi in cinque Continenti.

Toni Purcaro, che ha fatto gli onori di casa, è presidente di DEKRA Italia e vicepresidente esecutivo a livello di gruppo La forza lavoro è di oltre 48mila dipendenti (circa 1000 in Italia), in aumento di 800 unità nel 2024, anno in cui DEKRA ha consolidato una crescita stabile con ricavi che superano i 4,29 miliardi di euro, con un incremento del 4,7 % rispetto all’anno precedente. Nel video alcuni momenti della celebrazione.

Nuova Mercedes CLA Shooting Brake: la wagon della Stella è elettrica

Nuova Mercedes CLA Shooting Brake: la wagon della Stella è elettrica

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline.it)

A distanza di qualche mese dal lancio della nuova Mercedes CLA, la Casa della Stella a tre punte presenta l’aggiornata CLA Shooting Brake, versione familiare del modello del marchio tedesco. La grande novità della nuova Mercedes CLA Shooting Brake si nasconde sottopelle ed è la motorizzazione 100% elettrica, che rende la vettura la prima station wagon a batteria della Casa di Stoccarda.

Posteriore allungato ed elegante

Attesa al debutto sul mercato europeo a marzo 2026, la nuova Mercedes CLA Shooting Brake si presenta con un’estetica totalmente fedele alla versione berlina fino al montante centrale, mentre le differenze sono evidenti nello sviluppo della linea del tetto, che scende verso la coda, con il grande tetto panoramico in vetro che funge da elemento visivo di unione tra parabrezza e lunotto. Il look del posteriore è caratterizzato da nuovi fanali con design a stella, uniti da una barra luminosa, mentre lo spoiler è bicolore: nero nella parte interna e in tinta carrozzeria nella parte esterna.

Interni tra tecnologia avanzata e materiali premium

La nuova Mercedes CLA Shooting Brake, che offre più spazio e comfort interno, oltre a un generoso bagagliaio con una capacità compresa tra 455 e 1.290 litri, propone interni premium caratterizzati da nuovi rivestimenti pregiati per i sedili, un nuovo volante multifunzione e una ricca dotazione tecnologica. L’abitacolo può beneficiare della presenza del nuovo MBUX Superscreen, l’ampio elemento unico a tutta larghezza sul cruscotto che racchiude tre display: quadro strumenti da 10,25 pollici, infotainment da 14 pollici e schermo per il passeggero anteriore da 14 pollici. Il sistema multimediale include anche l’assistente virtuale avanzato, che integra l’intelligenza artificiale di Microsoft e Google.

Due motorizzazioni, autonomia fino a 761 km

A livello di motorizzazioni, sono due le opzioni disponibili per la nuova Mercedes CLA Shooting Brake. La prima è la versione 250+, dotata di un motore che eroga 272 cv e 335 Nm di coppia; la seconda è la versione 350, che dispone di 354 cv e 515 Nm di coppia. Entrambe le versioni raggiungono una velocità massima di 210 km/h e sono abbinate a una batteria da 85 kWh, che garantisce un’autonomia massima dichiarata (WLTP) di 761 km per la 250+ e di 730 km per la 350. La nuova CLA Shooting Brake supporta la ricarica rapida in corrente continua (DC) fino a 320 kW di potenza, in alternativa alla ricarica in corrente alternata (AC) fino a 22 kW, potendo recuperare circa 300 chilometri di autonomia in appena 10 minuti.

Mercedes CLA Shooting Brake 2026- Foto da ufficio stampa Mercedes

AsConAuto: Scarabel ancora presidente fino al 2027

AsConAuto: Scarabel ancora presidente fino al 2027

Foto: Roberto Scarabel

 

L’assemblea dei Soci di AsConAuto (Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli) ha confermato Roberto Scarabel alla presidenza per il triennio 2025–2027.  Nella stessa occasione, Giovanni Rigoldi è stato eletto vicepresidente. “È con rinnovato entusiasmo che accolgo questo incarico – ha dichiarato Scarabel -; il prossimo triennio sarà decisivo per rafforzare il ruolo dei consorzi e affrontare le sfide del mercato. Lo faremo continuando a innovare i servizi a beneficio di tutto l’ecosistema della mobilità”.

Tra le priorità del nuovo mandato, il consolidamento dei risultati conseguiti nel triennio appena concluso, che ha visto il volume d’affari dell’associazione crescere del 58%, superando quota 1,15 miliardi di euro. AsConAuto lavorerà su più fronti:incremento dei servizi offerti agli affiliati in un’ottica di fidelizzazione del cliente automobilista; rafforzamento delle partnership con il mondo delle flotte e del noleggio, puntando sulla qualità del ricambio originale e su tempi di consegna rapidi (nell’82% dei casi inferiori alle 5 ore); nuovi accordi con il mondo accademico e gli istituti professionali per creare le condizioni per lo sviluppo di partnership scuola-impresa; monitoraggio dei nuovi modelli distributivi adottati dai marchi emergenti, con l’obiettivo di adattarsi e, dove necessario, sviluppare soluzioni su misura; personalizzazione dei servizi dedicati ai dealer soci, con la possibilità di estenderli anche ad altri attori del settore.

“Il compito del nuovo consiglio direttivo – ha aggiunto Scarabel – sarà quello di proseguire lungo il percorso già tracciato, che ha dimostrato la validità del nostro progetto. Fondamentale è il ruolo giocato dalle figure che operano nei consorzi – district manager, promoter e logistici – nonché delle officine e delle carrozzerie affiliate, chiamate a sensibilizzare gli automobilisti sull’importanza del ricambio originale per la sicurezza del parco circolante e, quindi, delle strade. In un’ottica di ulteriore professionalizzazione e qualificazione di tutte le persone coinvolte nel progetto potenzieremo e arricchiremo ulteriormente le attività formative di AsConAuto Academy”.

Tra gli obiettivi strategici anche quello di un’associazione sempre più sostenibile a 360 gradi. In occasione del Service Day, in programma a Verona il 16 e 17 ottobre, sarà presentato il nuovo Report ESG di AsConAuto.

 

Foto da ufficio stampa AsConAuto (credits : Andrea Verzola)

 

 

Vehicle Valley Piemonte: nuovi soci e piano iniziative

Vehicle Valley Piemonte: nuovi soci e piano iniziative

Foto: Monica Mailander, Presidente di Vehicle Valley Piemonte

 

Il distretto della mobilità piemontese si consolida. Vehicle Valley Piemonte, l’associazione nata per raccogliere l’eccezionale know-how regionale nel settore della mobilità e promuoverlo a livello globale attraverso la collaborazione tra aziende, istituzioni, scuole di design e centri di ricerca, registra l’ingresso dei primi soci, di cui sedici ordinari e uno sostenitore.

 

I nuovi associati, provenienti da diverse aree del territorio, ben rappresentano le sue molteplici anime nel campo della mobilità, dal design all’ingegneria, dalla componentistica ai servizi, fino all’heritage: 2A, Amet, ANFIA, B Cube, CSI spa, Dottor Gallina srl, Easyrain, Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica, Fondazione Marazzato, Marelli Europe spa, Model 5 srl, PRAXI, SAMEC, Silatech spa, Step srl, Webasto. A questi primi soci ordinari, si aggiunge Blue Engineering che ha scelto di sposare appieno il progetto di Vehicle Valley Piemonte, diventando socio sostenitore. Approvato ufficialmente dall’Assemblea, questo primo ampliamento dell’ecosistema testimonia il crescente interesse per l’Associazione, che si propone come hub strategico per l’innovazione e la competitività.

 

Proprio per questo, la Presidente di Vehicle Valley Piemonte, Monica Mailander, ha presentato ai soci il programma di iniziative che animerà la seconda parte dell’anno. Il piano è articolato su più fronti: alcune attività saranno specificamente rivolte agli associati, come un workshop dedicato alle strategie per investire e operare nel complesso mercato statunitense. Altre iniziative saranno indirizzate alle imprese del territorio, con l’obiettivo di far conoscere il valore aggiunto e le opportunità offerte dall’adesione a Vehicle Valley Piemonte. Un pilastro fondamentale del programma è poi la promozione del brand VVP sul territorio, con l’intento di renderlo ben visibile in tutte le principali iniziative e su tutti i materiali di comunicazione che verranno diffusi in Piemonte e a livello internazionale.

 

“L’ incremento di rappresentatività della filiera dato dall’ingresso degli associati e questo programma conferiscono concretezza alla nostra associazione, dandole lo slancio necessario a svolgere la sua missione – spiega la Presidente Monica Mailander-. Da ora in avanti, è cruciale che ogni socio si faccia ambasciatore del marchio Vehicle Valley Piemonte. Questo brand, che incarna il patrimonio e l’innovazione della mobilità piemontese, deve diventare un simbolo distintivo per gli eventi sul territorio e un potente strumento di promozione internazionale, posizionando il Piemonte come hub strategico globale. Anche in quest’ottica, dopo l’estate, intendiamo avviare un tavolo di lavoro dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico della mobilità, in un percorso che unisca cultura e design in chiave turistica”.

 

Un ecosistema che si sta costituendo con sempre maggior forza, come testimonia l’alto numero di aziende che stanno manifestando interesse verso Vehicle Valley Piemonte e portando avanti il processo per associarsi. In attesa della prossima assemblea, che valuterà queste ulteriori candidature, questo crescente entusiasmo è già un segnale importante per la costituzione di un attore sempre più forte e coeso, capace di promuovere il Piemonte come distretto in cui si plasma il futuro della mobilità.

 

Foto da ufficio stampa

Nuova Mazda CX-5: dimensioni maggiori, più hi-tech e motore mild-hybrid

Nuova Mazda CX-5: dimensioni maggiori, più hi-tech e motore mild-hybrid

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline.it)

La Mazda CX-5 si rinnova con il debutto della terza generazione del modello, che si presenta con un’evoluzione a tutto tondo: affina il look di esterni e interni, accresce tecnologie e dotazioni dedicate a comfort, sicurezza e assistenza alla guida. La nuova Mazda CX-5 cresce nelle dimensioni, arrivando a misurare 4,70 metri in lunghezza (12 cm in più rispetto a prima), con un passo che si allunga a 2,82 metri, garantendo maggiore spazio e comfort a bordo.

Design ammodernato

La nuova Mazda CX-5, che sarà ordinabile da metà luglio con arrivo in concessionaria a dicembre, si aggiorna anche nel design, pur mantenendo il classico linguaggio stilistico di Mazda, fatto di linee pulite, fari sottili e griglia anteriore prominente. Il frontale, ora più alto, beneficia di una nuova firma luminosa, mentre il posteriore ha un look tutto nuovo con fanali orizzontali in stile CX-60 e la scritta “Mazda” sul portellone al posto del logo. La versione base è dotata di cerchi da 17 pollici, mentre gli allestimenti superiori montano cerchi da 19 pollici.

Bagagliaio più capiente

La maggiore abitabilità della Mazda CX-5 si ritrova anche nel bagagliaio, che è cresciuto in capacità: 583 litri dichiarati, comprensivi del vano sottostante il piano di carico. Abbattendo i sedili posteriori si arriva fino a 2.019 litri. Ad agevolare le operazioni di carico e scarico dei bagagli c’è anche la soglia di apertura del portellone ribassata, ora a 78 cm da terra.

Più tecnologia a bordo

Upgrade all’insegna della modernità per quanto riguarda gli interni: la Casa giapponese propone sulla nuova CX-5 un grande display touch centrale da 12,9 o 15 pollici che raccoglie al suo interno gran parte delle funzionalità precedentemente demandate a tasti fisici, compresi quelli del climatizzatore. Il sistema di infotainment gira su Android Automotive, integrando la suite di Google (Maps, Gemini, ecc.) e supportando la connettività smartphone con Android Auto e Apple CarPlay (via wireless sugli allestimenti più ricchi). Per quanto riguarda i rivestimenti, sulla versione base troviamo il tessuto nero, mentre nelle versioni Homura è disponibile la vera pelle.

Motore benzina mild-hybrid 2.5 da 141 CV

Sotto il cofano, la Mazda CX-5 presenta un’importante novità: l’addio al precedente motore 2.0 litri mild-hybrid da 165 cv, sostituito da un benzina e-SkyActiv G di 2.5 litri da 141 cv e 238 Nm di coppia. Per il suo SUV, dunque, la Casa giapponese punta su un motore aspirato, di cilindrata maggiore ma con meno cavalli rispetto al modello uscente. Affiancato al cambio automatico a 6 rapporti, il nuovo motore è disponibile con trazione anteriore o integrale. I prezzi della nuova Mazda CX-5 per il mercato italiano partono da 35.900 euro, ovvero oltre 3.000 euro in meno rispetto al modello precedente.

Foto da ufficio stampa Mazda

Greta e il catastrofismo: siamo ancora tutti qua

Presa in giro: ora l'UE si dice pronta a difendere l'industria dalla Cina

di Andrea Taschini, manager e advisor automotive

 
Secondo Greta nel 2023 saremmo bruciati tutti ma in effetti siamo ancora tutti qua. Il Mare mediterraneo non sta per nulla alzando il proprio livello.
Nuovi ghiacciai e più estesi si stanno formando in Antartide e durante i primi 3 secoli DC le temperature erano di 2,5 gradi più alte di oggi e la Pianura padana era esattamente lì dove è ora anzi, Ravenna era sul mare così come Pisa.

Il catastrofismo Greta se lo vada a guardare al cinema, ma non ci prenda in giro. Comunque sia, se la responsabilità dell’ innalzamento delle temperature è delle emissioni di CO2 vada a dirlo ai cinesi, non agli europei che hanno già fatto più del necessario.
Foto da Andrea Taschini