Auto elettriche: nuovo diktat UE per le aziende dal 2030, Bruxelles paga pegno alle lobby ambientaliste

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”

Foto da archivio Sussidiario

Fleet manager e AI: con Geotab Ace la sicurezza è al primo posto

Fleet manager e AI: con Geotab Ace la sicurezza è al primo posto

Chi sono i conducenti più responsabili? Quali migliorano di più? Quali violano le regole di sicurezza? A queste e molte altre domande oggi risponde Geotab Ace, l’assistente virtuale basato su intelligenza artificiale generativa sviluppato da Geotab, azienda leader mondiale nelle soluzioni per veicoli connessi.

A poco più di un anno dal lancio dell’Early Adopter Program, Geotab Ace è già attivo in oltre 1.500 aziende. Uno strumento che sta cambiando radicalmente il modo in cui i fleet manager prendono decisioni, offrendo analisi dettagliate in pochi secondi, e soprattutto un supporto strategico centrato sulla sicurezza e il benessere dei conducenti.

 

I prompt più usati? Tutti incentrati sulla sicurezza

La priorità, nei comandi dati a Geotab Ace, è chiarissima: la sicurezza stradale. I cinque prompt più comuni sono infatti:

Domande concrete e intelligenti, che dimostrano come i gestori di flotte non si limitino a registrare i rischi, ma puntino a monitorare i progressi e incoraggiare i comportamenti virtuosi. È un passaggio culturale importante: dalla logica punitiva alla logica formativa, dove chi guida bene viene riconosciuto, non solo chi sbaglia viene punito.

Secondo Andrew Pearce, Sales & Marketing Director di LEVL, partner Geotab, si tratta di «una vera evoluzione»: «Non è solo un assistente AI, ma uno strumento che migliora l’esperienza utente e accelera le decisioni».

 

Analisi complesse? Risposte in pochi secondi

Geotab Ace non si ferma ai dati basilari. I fleet manager stanno infatti utilizzando l’assistente per query molto complesse, che normalmente richiederebbero ore di lavoro, più software e competenze tecniche avanzate. Alcuni esempi reali:

  • Calcolo delle ore di motore acceso e di sosta con motore acceso, incluse medie di consumo e costi carburante

  • Analisi delle violazioni della cintura di sicurezza sopra i 30 km/h

  • Verifica di utilizzo di ogni veicolo su base giornaliera (con soglia minima di 25 km/giorno)

  • Tracciamento delle visite a zone specifiche, superiori a 15 minuti

  • Analisi delle soste con dettaglio orari, durata, nome veicolo e localizzazione

Il tutto senza scrivere una riga di codice, grazie a un’interfaccia conversazionale semplice e intuitiva.

Mike Branch, VP of Data & Analytics di Geotab, sottolinea che «i prompt sono sempre più mirati e precisi, segno che i gestori stanno acquisendo fiducia nello strumento. L’AI non sostituisce, ma potenzia le persone e migliora la qualità delle decisioni».

 

Un cambio di paradigma per l’intero settore

Questo nuovo approccio analitico permette di promuovere una cultura della sicurezza più efficace, fondata sul coaching, sulla valorizzazione e sul miglioramento continuo. Un’idea confermata anche da una recente indagine Geotab, secondo cui il 77% dei conducenti italiani è favorevole all’uso di nuove tecnologie per migliorare la propria guida, una percentuale superiore rispetto alla media europea (69%).

Non sorprende quindi che oggi la sicurezza sia la vera frontiera dell’innovazione nel fleet management, e che l’AI generativa rappresenti uno strumento abilitante, non invasivo né punitivo. Il focus è su comportamenti positivi e strategie di prevenzione, non più solo sull’intervento a posteriori.

 

Un modello di AI responsabile e rispettoso della privacy

L’altra parola chiave è privacy. L’infrastruttura su cui poggia Geotab Ace rispetta i più alti standard di sicurezza e protezione dei dati, garantendo che ogni informazione venga elaborata in ambienti protetti e certificati. Il lancio di Geotab Ace è stato accompagnato anche dalla pubblicazione della Guida all’AI responsabile, che evidenzia trasparenza, etica e valore dell’apprendimento continuo.

È la dimostrazione che un’AI ben progettata può generare valore vero e misurabile, aiutando le aziende a essere più veloci, più efficienti e più sicure, senza compromettere la tutela dei dati o l’autonomia degli operatori.

 

Foto da ufficio stampa Geotab Ace

Il futuro di Tesla? Si chiama robotaxi

Il futuro di Tesla? Si chiama robotaxi

di Sam Korus, Director of Research – Autonomous Technology & Robotics di ARK Invest

 

In questa trimestrale molti attendevano notizie sul nuovo modello a basso costo di Tesla, ma a nostro avviso questo è solo un tema di breve termine. Il vero elemento chiave su cui focalizzarsi sono i robotaxi. Il lancio ad Austin è stato un successo: se ci fossero stati problemi seri, se ne sarebbe parlato ovunque, invece l’espansione è andata avanti senza scossoni.

 

Nel nostro scenario di lungo termine continuiamo a stimare per il 2029 un target price di 2.600 dollari. Il 90% di quel valore deriva proprio dal robotaxi. Pensiamo che questa sia la storia da seguire, nei prossimi mesi.

 

Riteniamo si tratti di un mercato che può crescere in modo incredibilmente rapido. Elon parla di milioni di veicoli già entro l’anno prossimo. È lecito chiedersi: c’è davvero domanda per scalare così in fretta? L’esempio di Waymo nell’area di San Francisco ci dice di sì: nonostante sia più costoso di Uber e Lyft, sta già iniziando a guadagnare quote di mercato.

 

Tesla, rispetto a Waymo, potrà offrire il servizio a un prezzo inferiore per diversi motivi: utilizza solo la visione artificiale, quindi i veicoli costano meno; ha una flotta adattabile, in grado di rispondere alla domanda di picco senza veicoli sottoutilizzati; ha una scala produttiva industriale e non deve negoziare con altri costruttori. Alla fine dei conti, un giorno le persone apriranno un’app e vedranno che possono andare da A a B spendendo meno. E lo faranno. Senza dimenticare che Tesla oggi può produrre circa 5.000 auto al giorno, il doppio dell’intera flotta Waymo.

 

Man mano che il sistema dimostra la propria sicurezza, i regolatori dovrebbero accoglierlo con favore, perché salva vite e migliora la qualità della vita urbana. E Tesla, dal punto di vista produttivo, è pronta. Se la tecnologia funziona, la scala non sarà un problema.

 

Si parla spesso del “gomito della curva” nelle adozioni esponenziali. È difficile individuare il punto preciso, ma penso che nei prossimi due anni questa dinamica inizierà davvero a fare la differenza. Il vero segnale arriverà quando Uber o Lyft dichiareranno di aver perso quote di mercato in una determinata area. E il motivo sarà uno solo: la crescita di un robotaxi operativo in quella zona.

Volvo, sicurezza e design inclusivo: ecco il vero “Women Empowerment”

Volvo, sicurezza e design inclusivo: ecco il vero "Women Empowerment"

Auto adatte a tutti, davvero. Non è un semplice slogan ma una filosofia concreta che Volvo Cars porta avanti da anni, come emerso durante l’incontro «Volvo esempio di Women Empowerment» tenutosi al Volvo Studio Milano. L’occasione è stata la consegna del prestigioso Sandy Myhre Award – riconoscimento assegnato dalla giuria internazionale del WWCOTY (Women’s Worldwide Car Of The Year) – per l’impegno del marchio svedese a favore delle donne, sia nella progettazione delle vetture sia nella gestione aziendale.

Una premiazione che va ben oltre il simbolico, perché i numeri e i volti dietro le politiche DEI (Diversity, Equity & Inclusion) di Volvo Cars parlano chiaro: 50% di donne nel team di Executive Management già oggi, con l’obiettivo di salire al 34% per quanto riguarda le posizioni di senior leadership entro il 2030. E soprattutto: parità retributiva entro il 2027. Sfide ambiziose che nel mondo dell’automotive – storicamente maschile – sono tutt’altro che scontate.

 

Leadership femminile nell’industria dell’auto

Il talk milanese ha messo in luce quanto l’approccio umanocentrico di Volvo sia reale, tangibile, concreto. Una visione rappresentata da tre donne simbolo dell’azienda: Lotta Jakobsson, specialista tecnica in sicurezza presso il Volvo Safety Centre; Katharina Sachs, designer esterno di modelli come la EX30; Chiara Angeli, responsabile commerciale di Volvo Car Italia.

Donne che non sono testimonial ma protagoniste dirette del cambiamento. E che hanno portato sul palco esempi concreti di come l’inclusività non sia solo una questione interna, ma arrivi fino alla progettazione delle auto stesse. Ecco allora che non stupisce se Volvo è l’unico costruttore ad aver creato un manichino da crash test che riproduce le fattezze di una donna incinta. O se dal 1970 raccoglie dati reali dagli incidenti per migliorare le tecnologie di protezione di tutti i corpi, e non solo di quelli maschili medi.

 

Il design è inclusivo solo se accessibile

Come ha sottolineato Katharina Sachs, designer dell’esterno della Volvo EX30, “l’auto deve essere progettata con inclusività come principio guida: niente stili aggressivi, ma forme accoglienti, intuitive e accessibili a tutte le persone, indipendentemente da genere, taglia o età”.

Sembra ovvio, ma non lo è affatto. Per troppo tempo le auto sono state pensate da uomini, per uomini. Sachs ha raccontato come in Volvo questo sia stato superato con team di progettazione realmente misti, dove ogni voce ha pari peso. “Solo in un ambiente che valorizza la fiducia e la collaborazione – ha dichiarato – una giovane designer può assumersi responsabilità importanti. È così che sono arrivata a guidare il design esterno della EX30 già a 28 anni“. Un traguardo impensabile in altri contesti dell’industria automobilistica, dove l’anzianità è ancora spesso l’unico criterio di carriera.

 

Lotta Jakobsson, la scienziata che ha rivoluzionato la sicurezza

Tra le protagoniste dell’incontro non poteva mancare Lotta Jakobsson, da 35 anni in Volvo e madre di alcune delle tecnologie più sicure al mondo, come l’airbag laterale e il sistema WHIPS contro il colpo di frusta. Il suo focus? Proteggere gli «occupanti speciali» come bambini e donne incinte.

“Abbiamo creato un manichino incinta da crash test, e continuiamo a basarci sui dati reali – ha spiegato -. Non ci interessano i punteggi dei test, ma salvare vite vere. È questo l’approccio Volvo: andare oltre le stelle, guardare la realtà”.

Un messaggio chiaro anche all’industria e alle istituzioni: la sicurezza stradale non si misura a chi fa più spot ma a chi investe davvero in ricerca, innovazione, studi biomeccanici. E chi lo fa oggi in modo più credibile è un marchio dove il 27% dei dipendenti è donna e dove l’equità è parte integrante della cultura aziendale.

 

Chiara Angeli: portare i valori Volvo in Italia

Chiara Angeli, Head of Commercial Operations di Volvo Car Italia, è in azienda dal 1996 e conosce bene le difficoltà di farsi spazio come donna in un ambiente maschile. Ma sottolinea come in Volvo il rispetto sia la regola, non l’eccezione. “Il contesto italiano è più indietro rispetto alla Svezia, ma con la forza dei valori aziendali sono riuscita a crescere, anche quando ero l’unica donna al tavolo”.

Oggi Chiara guida il Volvo Studio Milano, hub culturale che unisce arte, mobilità e sostenibilità e che rappresenta l’estensione fisica della filosofia Volvo. Qui non si parla solo di motori, ma anche di valori, cultura, inclusione. Un modo concreto per radicare nel territorio una visione evoluta dell’automobile, che si prende cura delle persone.

 

WWCOTY, un premio che vale

Il WWCOTY è l’unico premio automobilistico con una giuria composta interamente da giornaliste donna: 82 professioniste da 55 Paesi. Il premio speciale Sandy Myhre assegnato a Volvo sottolinea come l’impegno della casa svedese non sia solo formale ma profondamente radicato. Dalla presenza femminile nei team, alla progettazione di sicurezza realmente inclusiva, fino alla partnership con l’organizzazione Girls Who Code, Volvo dimostra che il progresso si misura sui fatti, non sugli slogan.

Come ha detto Sandy Myhre durante il talk: “Quando abbiamo cominciato a votare, era chiaro che Volvo non aveva rivali. La sua attitudine è inclusiva in ogni aspetto, ed è questo che serve oggi nel mondo dell’auto”.

 

Il futuro è umano, non solo elettrico

Nel 2024 Volvo ha chiuso l’anno con ricavi record (400,2 miliardi di corone svedesi) e 763.389 auto vendute nel mondo. Ma oltre ai numeri, sono i valori a fare la differenza. Volvo vuole azzerare le emissioni entro il 2040, ma sa che la sostenibilità non è solo ambientale: è anche sociale, culturale, professionale.

Progettare auto pensando alle differenze tra i corpi, alle esigenze reali di tutte le persone, all’ambiente e al rispetto. Questa è l’unica strada per un futuro dove l’auto torni davvero a essere libertà.

 

Foto da ufficio stampa Volvo

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull’occupazione

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE. 

I risultati fortemente negativi registrati nel mese di giugno, penalizzati dal confronto con il picco di immatricolazioni dello stesso periodo dello scorso anno – influenzato dall’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Sicurezza dei veicoli (c.d. “GSR 2”) – restituiscono un quadro congiunturale estremamente complesso per l’intero primo semestre dell’anno.
 
I volumi di mercato rappresentano un fattore cruciale per la sostenibilità dei costi di struttura delle imprese e, alla luce del crollo registrato e delle previsioni sfavorevoli per il secondo semestre 2025, non è possibile escludere potenziali impatti anche sul piano occupazionale lungo l’intera filiera dei veicoli industriali.

Nel corso degli ultimi mesi, UNRAE, unitamente alle principali Associazioni di categoria, ha più volte rivolto appelli alle Istituzioni affinché fossero riconosciute le criticità che sta attraversando il comparto. Solo lo scorso mese di giugno, è stata trasmessa una nota congiunta ai vertici ministeriali per evidenziare non solo le difficoltà oggettive che gravano sul settore del trasporto, ma anche la sua rilevanza strategica per l’intera economia nazionale.

A oggi, tuttavia, tali istanze sono rimaste prive di riscontro, sia sotto il profilo formale sia sostanziale, a riprova di come le attuali priorità del Governo sembrano orientate altrove, nonostante il peggioramento del contesto internazionale stia aumentando le incertezze sul futuro prossimo. In tale scenario, appare legittimo interrogarsi sull’opportunità di una revisione delle suddette priorità e di un più equilibrato orientamento delle risorse disponibili, anche alla luce degli ingenti investimenti recentemente previsti per singoli interventi infrastrutturali.

 
Una diversa allocazione, calibrata per rispondere con efficacia alle reali e urgenti necessità del settore, potrebbe generare ricadute positive e fornire benefici immediatamente riscontrabili.
Foto da ufficio stampa UNRAE

Auto elettriche e ricariche: analisi e visione ottimistica di PwC

Auto elettriche e ricariche: analisi e visione ottimistica di PwC

Foto – Christian Alessandrini, Partner e Industrials & Services Leader di PwC Italia

 

Dopo il rallentamento rilevato nel 2024, l’adozione di veicoli BEV sta riprendendo quota. L’analisi di PwC Strategy stima che entro il 2025 i veicoli elettrici a batteria rappresenteranno il 18-22% del totale delle vendite in Europa e il 3% del parco auto complessivo, con forti previsioni di crescita per il prossimo decennio.

 

“Entro il 2035 i veicoli elettrici a batteria raggiungeranno una quota compresa tra il 70 ed il 96% delle vendite totali, con circa 13 milioni di nuove immatricolazioni previste, e rappresenteranno tra il 23% e 34% del totale parco dei veicoli leggeri, con uno stock atteso di circa 88 milioni di veicoli elettrici su strada. La variabilità è legata sostanzialmente all’evoluzione del quadro regolatorio e allo sviluppo tecnologico, con particolare riguardo al rapporto tra prezzo di acquisto del veicolo e range di autonomia”, commenta Christian Alessandrini, Partner e Industrials & Services Leader di PwC Italia.

 

L’adozione dei veicoli elettrici a batteria (BEV) è tutt’altro che lineare in tutta Europa: in Norvegia rappresentano il 90% delle nuove immatricolazioni, mentre in Italia superano di poco il 5% in Italia, a fronte di una media paneuropea intorno al 16%. Per accelerare la diffusione nel parco, sarà fondamentale soddisfare la maggior parte della domanda, con modelli di veicoli elettrici che siano economicamente più accessibili, senza compromettere la redditività dei produttori OEM.

 

Infrastrutture di ricarica: in Europa la domanda raggiungerà 200 TWh con 55 milioni di punti di ricarica entro il 2035

La rete di ricarica pubblica veloce sta crescendo molto più rapidamente rispetto al numero di veicoli elettrici, contribuendo a ridurre l’ansia dei consumatori sull’autonomia. Tuttavia, gli utenti continuano a evidenziare criticità legate a costi, tempi di attesa, disponibilità e comodità di accesso al sito di ricarica.

 

Entro il 2035 si prevede che la domanda di ricarica raggiungerà i 200 TWh, supportata da circa 55 milioni di punti di ricarica installati, di cui oltre 50 milioni privati e a corrente alternata (AC). La quota di ricarica pubblica, oggi minoritaria rispetto a quella domestica, è destinata a crescere rapidamente passando da poco meno del 25% nel 2025 a circa il 38% (tra lenta e rapida) nel 2035.

In Italia, si prevede che la domanda di ricarica raggiungerà i 23 TWh al 2035, supportata di circa 5 milioni di punti di ricarica, di cui circa 4,4 milioni domestici e 600.000 pubblici. A marzo 2025, le colonnine di ricarica pubblica hanno raggiunto quota 65.900, di cui circa 4.200 con potenza superiore a 150kW.

 

Mercato con redditività difficile da raggiungere nel breve termine, ma con potenziale a lungo termine riconosciuto dagli investitori

Negli ultimi anni, la ricarica dei veicoli elettrici ha attratto molte aziende, dagli specialisti hardware e software ai fornitori di soluzioni integrate e agli operatori di rete. Tuttavia, la redditività continua a rappresentare una sfida per tutto il settore. Gli operatori, impegnati a crescere su scala, sono ostacolati da una congiuntura di mercato inferiore alle aspettative di sviluppo del parco BEV, che ha ridimensionato le ambizioni di crescita, portando di conseguenza ai primi default e uscite dal mercato.

 

Nonostante l’andamento delle azioni delle società quotate risenta di prospettive meno ottimistiche sulle vendite dei veicoli elettrici, le aziende leader di settore proseguono nella raccolta di finanziamenti per sostenere la propria crescita, attraverso: raccolta di capitale a debito nel segmento CPO (Charge Point Operator) per le piattaforme con un modello di bancabilità comprovato; considerevoli finanziamenti B-series nel segmento software (CPMS Charge Point Management Systems) a supporto dello sviluppo della piattaforma.

 

Joint venture e partnership intersettoriali come soluzione rispondere alle sfide energetiche

L’adozione crescente di veicoli elettrici BEV aumenta il consumo di energia e richiede una maggiore stabilità della rete ma offre anche opportunità di sviluppo e sinergie se abbinata a una gestione intelligente dell’energia e alla generazione e stoccaggio distribuiti, con sistemi di accumulo e tecnologie come il Vehicle-to-Grid (V2G), che consentono l’ottimizzazione e l’aggregazione tra dispositivi e posizioni.

 

“Per sbloccare le opportunità di mercato, si stanno abbattendo progressivamente le barriere tra settori e stanno emergendo nuove joint venture e partnership tra i player automotive, utilities, vendor di infrastrutture e sistemi di ricarica, società di sviluppo software & data protection e mondo del real estate. In particolare, stiamo assistendo ad un numero crescente di collaborazioni per assicurare la stabilità della rete e l’ottimizzazione energetica tra asset e utenti”, conclude Christian Alessandrini, Partner e Industrials & Services Leader di PwC Italia.

 

L’UE si svegli: la revisione del regolamento CO2 entro settembre

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
Il settore automotive europeo sta affrontando una situazione di estrema difficoltà che a nostro avviso la Commissione e l’Europarlamento non colgono nella sua drammaticità. La diagnosi dei gravi problemi che affliggono il settore è stata proposta con chiarezza e lucidità nel rapporto Draghi ormai da quasi un anno; da quel momento, oltre all’apprezzamento del rapporto e del suo contenuto relativamente all’automotive, nulla di concreto è successo.
 
Negli ultimi 12 mesi non abbiamo visto purtroppo misure tangibili in grado di invertire la rotta, mentre, al contrario, si sono aggiunti temi esterni all’Europa quali l’onda montante delle importazioni dalla Cina e la politica daziaria americana.

È sotto gli occhi di tutti la crisi che in tutta Europa sta coinvolgendo aziende grandi e piccole del nostro settore e, ai circa 100.000 posti di lavoro persi lo scorso anno, se ne stanno aggiungendo molti di più nell’anno in corso. Lanciamo quindi, nuovamente, un appello risoluto e ultimativo alla politica tutta italiana ed europea perché finalmente si concretizzi in tempi rapidissimi la cura per fermare questa emorragia occupazionale e di
competenze che riguardano oltre il 7% del PIL europeo, 400 miliardi di gettito fiscale, il 30% della ricerca privata annuale europea e oltre 13 milioni di posti di lavoro.

La revisione del regolamento CO2 non è più un’opzione
, né deve essere una semplice promessa verbale: deve diventare un fatto entro la fine di settembre.
Foto da ufficio stampa ANFIA

Già l’auto in Europa: non si allentano i vincoli per la transizione energetica

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
Ancora cattive notizie dal mercato dell’auto dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). In giugno sono state immatricolate 1.243.732 autovetture con un calo del 5,1% rispetto al giugno 2024. Tra i cinque maggiori mercati dell’area solo quelli di Spagna e Regno Unito sono in crescita (+15,2% e +6,7%), mentre la Francia perde il 6,7%, la Germania il 13,8% e l’Italia il 17,4%.
 
Il dato più preoccupante è però quello che emerge dal confronto fra la situazione ante-pandemia (2019) e quella attuale che, nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2019, fa registrare un calo di ben il 19,1%.
Come è noto, questa situazione è dovuta in larga misura alla politica dell’Unione Europea per imporre la transizione energetica (o meglio l’auto elettrica) vietando a partire dal 2035 la possibilità di immatricolare auto a combustione interna, cioè a benzina, a gasolio, a GPL o a metano e innescando una crisi profonda dell’industria dell’auto europea che oggi rischia di soccombere per la concorrenza delle auto cinesi e per gli oneri imposti dall’Unione per produrre e lanciare auto elettriche in larga misura non gradite dal pubblico.

Dai dati diffusi dall’ACEA emerge che nel primo semestre di quest’anno la quota delle auto elettriche ha raggiunto il 17,5% grazie ad incentivi pubblici generosi, ma anche, in alcuni Paesi come Regno Unito e Spagna, con un impegno diretto da parte delle case automobilistiche con stanziamenti generosi per concedere sconti di assoluto rilievo agli acquirenti di auto elettriche.

Tra l’altro, nonostante gli alti costi sostenuti dagli Stati, ma anche dalle case automobilistiche, il ritorno delle immatricolazioni ai livelli ante-crisi non appare certo dietro l’angolo, mentre i volumi ante-crisi sono stati già raggiunti e superati nel resto del mondo che non fa parte dell’Unione Europea.

D’altra parte, con la riconferma degli attuali assetti nella guida dell’Unione Europea viene meno, almeno per il momento, la possibilità di un ammorbidimento nella politica comunitaria per l’auto  e quindi dei vincoli dettati dagli ambientalisti ideologici che sono ampiamente responsabili della grave situazione che si è creata, non solo e non tanto, per il mondo dell’auto del nostro continente, ma anche per tutti i cittadini europei per i quali l’auto è uno strumento fondamentale per la vita di tutti i giorni.

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Panasonic, svolta 5G per flotte e servizi: modello britannico e benefici

Panasonic, svolta 5G per flotte e servizi: modello britannico e benefici

Panasonic TOUGHBOOK ha installato oltre 2.500 router 5G rinforzati su tutta la flotta di veicoli stradali di The AA, principale fornitore di assistenza stradale nel Regno Unito, offrendo una migliore connettività, efficienza operativa e risparmi sui costi: l’implementazione a livello nazionale della soluzione Connected Vehicle di Panasonic è stata completata in poco più di nove mesi ed è stata condotta in collaborazione con The AA, Ericsson Enterprise Wireless Solutions e Gamma Telecom.

La connettività è fornita in un raggio di 25 metri intorno al veicolo, integrando una soluzione modem twin-5G senza soluzione di continuità, utilizzando SIM primarie e di backup: si riesce così a sfruttare una connettività fino al 98% in tutto il Regno Unito. Grazie ai dati in tempo reale provenienti da diverse soluzioni hardware e applicazioni, come la diagnostica del veicolo, le telecamere di bordo e le informazioni sulle chiamate, che si basano su una connettività forte e affidabile, vengono ridotti al minimo i tempi di inattività e massimizzata l’efficienza su strada. Inoltre, questa soluzione consente una gestione smart delle flotte: monitoraggio centralizzato e analisi dati dal veicolo favoriscono ottimizzazione delle rotte e flessibilità.

L’Italia sta investendo nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nello sviluppo del 5G IoT: entro il 2035, si stima che il mercato 5G IoT cresca fino ad arrivare a 546 milioni di dollari, con un tasso del 9,9% annuo. Soluzioni come quelle TOUGHBOOK rientrano nelle iniziative europee volte alla mobilità intelligente e mettono in luce come V2X, AI e manutenzione predittiva costituiscono punti di svolta della digital innovation nel trasporto nazionale, grazie a miglioramenti tangibili in efficienza e costi.

 

thumbnail_The AA – Foto da ufficio stampa Panasonic

 

 

AppassionAuto 2025: un rombo speciale fatto di solidarietà

AppassionAuto 2025: un rombo speciale fatto di solidarietà
Torna dal 12 al 14 settembre prossimi alle Terme di Comano (centro di eccellenza nella cura della pelle in Trentino, tra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta), l’appuntamento con AppassionAuto, raduno per auto d’epoca e supercar a scopo solidale e beneficenza, mentre si gode della bellezza di un sito Riserva Biosfera Unesco.

Giunto alla tredicesima edizione, l’evento ha sinora contribuito a raccogliere
 fondi per bambini e ragazzi “amabili”, per la Comunità Handicap, l’Oasi Valle dei Laghi e Noi per Voi per un totale di 153.250 euro. Importi devoluti in solidarietà per venire incontro alle esigenze di Casa Sebastiano, la struttura destinata alla residenzialità di persone autistiche in gravi difficoltà familiari gestita dalla Fondazione Trentina per l’Autismo.
 
Nel video alcuni momenti dell‘edizione 2024.
Foto da ufficio stampa Appassionauto