Automotive World/2: De Meo e le ultime parole famose

Automotive World/2: De Meo e le ultime parole famose
Nella puntata numero 2 di Automotive World, stagione 11, al centro dell’attenzione ci sono le parole di Luca De Meo, il CEO di Renault che dal prossimo 15 luglio passerà al Gruppo Kering (lusso). “Il livello di vendite del mercato europeo dell’auto è un disastro”, una delle ultime affermazioni di De Meo prima di annunciare le dimissioni dalla guida del Gruppo Renault. Affermazione rilasciata in un’intervista, insieme a John Elkann, presidente di Stellantis, al quotidiano francese “Le Figaro”.
 
In questa nuova puntata, Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, opinionista e promotore di #FORUMAutoMotive, fanno il punto su 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐞, in questo caso commentando le parole di De Meo. “Automotive World” è un’iniziativa del magazine “Auto” diretto da Andrea Brambilla.

Biocarburanti: Bruxelles ne riconosca il ruolo anti CO2

UNRAE e Federauto a Pichetto: no "Eco-score" nei prossimi incentivi
di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
 
L’Italia crede molto nell’efficacia dei biocarburanti e riteniamo che tale potenziale sia uno dei punti fermi della nostra strategia climatica per l’abbattimento delle emissioni anche nei trasporti stradali. L’Italia si augura che la visione dell’Italia sui biocarburanti basata su un approccio scientifico e rigoroso e sul ruolo che essi possono svolgere anche in futuro venga condiviso dalla Commissione europea.
 
Il nostro Paese chiede che i biocarburanti vengano riconosciuti come una soluzione per decarbonizzare il settore auto. Bisogna lasciare agli Stati più flessibilità sul modo di conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni.


Foto ufficio stampa

Tripletta alla “1000 Miglia 2025”: trionfo per Alfa Romeo

Tripletta alla "1000 Miglia 2025": trionfo per Alfa Romeo

C’è qualcosa di unico nel rombo di un’Alfa Romeo che attraversa l’Italia, un suono che sa di storia, audacia e passione. Anche quest’anno, lungo le strade leggendarie della 1000 Miglia, quel suono è tornato a incantare. E lo ha fatto nel modo più spettacolare: l’Alfa Romeo 6C 1750 Super Sport del 1929, del team Villa Trasqua e condotta dal duo Vesco-Salvinelli, ha tagliato per prima il traguardo della 43esima edizione della rievocazione storica della “corsa più bella del mondo”.Sul podio anche l’Alfa Romeo 6C 1500 SS, condotta dall’equipaggio argentino Erejomovich – Llanos, e l’Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del duo Tonconogy – Ruffini. Una straordinaria tripletta a dimostrazione della grande tradizione sportiva del Biscione che ancora oggi è capace di emozionare grazie alle sue doti dinamiche uniche.

Lungo il percorso, caratterizzato da paesaggi mozzafiato, una presenza ha catturato cuori e sguardi:l’Alfa Romeo 1900 Super Sprint del 1956, proveniente dalla collezione di Stellantis Heritage e abitualmente esposta al Museo Storico Alfa Romeo di Arese. A bordo di questa splendida coupé “gran turismo” vi era il team Luna Rossa, quale suggello della partnership tra la squadra velica più amata d’Italia e il marchio di nobile sportività italiana dal 1910. Le due eccellenze nazionali, infatti, camminano insieme verso la prossima America’s Cup, che per la prima volta si disputerà in Italia, nell’incantevole scenario del Golfo di Napoli. E se è vero che le emozioni non hanno bisogno di parole, bastava guardare l’Alfa Romeo 1900 Super Sprint muoversi tra i tornanti e le irte salite con quella miscela inconfondibile di eleganza e carattere sportivo che ne ha fatto, negli anni Cinquanta, la coupé prediletta dai gentleman driver e oggetto del desiderio del boom economico.

Ma la 1000 Miglia non è solo un viaggio nella memoria. È anche un ponte verso il futuro. Così, a fianco delle regine del passato, hanno sfilato le nuove creazioni del Biscione, che incarnano l’identità Alfa Romeo fatta di sportività, stile e performance. Tra queste, la prestazionale Giulia Quadrifoglio Super Sport, la serie speciale che rende omaggio alla prima vittoria di Alfa Romeo alla Freccia Rossa storica. Al suo fianco il C-SUV Tonale, e la Junior Q4 Ibrida, la nuova versione top di gamma dotata di trazione integrale Q4 con gestione automatizzata dell’asse di trazione posteriore.

Gli appassionati hanno potuto ammirare la Nuova 33 Stradale che, al suo debutto assoluto in dinamica su strade pubbliche, racchiude in sé l’identità e il futuro del marchio. Realizzata in soli 33 esemplari esclusivi, la fuoriserie rappresenta il ritorno della leggendaria 33 Stradale, icona degli anni Sessanta, da molti reputata tra le auto più belle di sempre e derivata direttamente dalla Tipo 33 che fu protagonista del motorsport mondiale. Da sottolineare che, proprio come la 1900 Super Sprint in gara, anche la Nuova 33 Stradale è realizzata con il contributo della Carrozzeria Touring Superleggera di Milano, attraverso un processo produttivo unico al mondo che unisce artigianalità e innovazione ai massimi livelli. 

Ed è proprio in questo dialogo continuo, tra ciò che Alfa Romeo è stata e ciò che sceglie di essere oggi, che si rinnova il significato più profondo della 1000 Miglia. Non una semplice celebrazione del passato, ma la conferma di una vocazione eterna alla sfida, che affonda le sue radici in imprese come quella di Tazio Nuvolari che, nel 1930, insieme a Giovanni Battista Guidotti, trionfava alla 1000 Miglia su una 6C 1750, infrangendo per primo il muro dei 100 km/h di media sull’intero percorso. Insomma, un’impresa leggendaria, conquistata su strade sterrate e in condizioni estreme, che parla ancora oggi il linguaggio della bellezza che corre veloce e della tecnica che emoziona.

Autotrasporto: l’Agenda del Governo ne faccia una priorità

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo A. Starace, presidente (riconfermato per il triennio) di UNRAE Veicoli Industriali

 
Ahinoi, maggio conferma il trend negativo per il mercato dei veicoli industriali. Tutti i segmenti di peso registrano un calo significativo, con una flessione particolarmente marcata per i trattori stradali con massa superiore alle 16 t, che segnano quasi 400 veicoli in meno rispetto allo scorso anno (-24,8%). Ancorché tale tipologia di veicoli sia quella maggiormente esposta alla volatilità della domanda, non va dimenticato che si tratta dei mezzi più utilizzati dalle imprese medio-grandi di autotrasporto.
 
Questo dato, unito alla contrazione cumulata delle immatricolazioni nel periodo gennaio-maggio (-9,8%), dimostra ancora una volta le crescenti difficoltà che il settore e l’intera economia nazionale stanno affrontando, senza che i dazi USA abbiano ancora manifestato i propri effetti.

In questo scenario di forte incertezza e gravità, riteniamo che gli annunci di possibili misure di sostegno al settore debbano necessariamente essere seguiti da azioni concrete e urgenti, per evitare un ulteriore deterioramento del mercato nel 2025, che rischia di concludersi
come un vero e proprio annus horribilis.
 
Le aziende di trasporto, insieme all’intera filiera, chiedono a gran voce certezze sul futuro mediante lo stanziamento immediato di un Fondo straordinario e pluriennale che consenta di pianificare con efficacia i propri investimenti.
Mai come in questo momento, il comparto ha bisogno di risposte tempestive da parte delle Istituzioni, alle quali chiediamo di riportare le istanze del trasporto e della logistica tra le priorità dell’Agenda di Governo.
 
Se è vero, com’è vero, che il settore rappresenta il tessuto connettivo dell’economia del Paese, allora non si può prescindere da una strategia che ne sostenga concretamente lo sviluppo. È arrivato il tempo di passare dalle parole ai fatti.
Foto da ufficio stampa UNRAE

Prezzi accessibili e sfizi possibili: è boom per l’auto usata

Grazie Pippo Baudo: un amico che diede a Ford Italia un grande impulso

Foto: Massimo Ghenzer, presidente di Areté

 

Cresce l’appeal dell’auto usata in Italia. Nel 2024 questo segmento di mercato ha quasi doppiato quello del nuovo (3,1 vs 1,5 milioni di unità). Le ragioni del successo della formula? Prezzi più accessibili, rispetto al nuovo, e la possibilità di acquistare una vettura più grande a costi vantaggiosi. Otto consumatori su 10 pronti a spendere fino a 20mila per la prossima auto usata, meglio se ibrido o endotermica.

 

Sono queste le principali evidenze che emergono dalla nuova instant survey “I vantaggi dell’usato” condotta da Areté (azienda leader nella consulenza strategica) nel mese di giugno per indagare sul campo il perché sempre più italiani, al momento di cambiare la propria vettura, si rivolgono al mercato del “second hand”. L’80% del campione intervistato guida già un’auto acquistata di seconda mano.

Nel 2024 gli italiani hanno comprato complessivamente 3,1 milioni di autovetture usate e poco più di 1 milione e mezzo di nuove. Nello specifico, lo scorso anno per ogni auto nuova ne sono state acquistate 2 usate. In presenza di listini del nuovo sempre meno alla portata di tutti, il 55% degli intervistati dichiara di preferire un’auto usata a una appena uscita dalla fabbrica per risparmiare sul prezzo, il 25% in quanto in questo modo riesce ad acquistare una vettura di categoria superiore a un prezzo vantaggioso.  Il 51% del campione ha speso meno di 10mila euro per avere la propria auto usata, il 33% tra i 10mila e i 20mila.

Il 41% degli intervistati ha sostituito una vettura molto vecchia con una usata, con oltre 10 anni di anzianità, solo il 20% ne ha presa una con meno di 5 anni. Due rispondenti su tre prima di sceglierla hanno effettuato un test drive per essere sicuri della bontà della scelta e per verificare su strada lo stato di salute dell’auto.

Che nell’attuale fase di mercato l’usato rappresenti un rifugio sicuro per evitare i costi elevati del nuovo, ridurre l’incertezza legata alla scelta delle nuove motorizzazioni e mitigare l’impatto del difficile scenario economico, ci sono pochi dubbi: il 94% di quanti hanno acquistato un’auto usata lo rifarebbe e addirittura l’85% di loro si riaffiderebbe a un modello dello stesso brand.

Ma quanto sono disposti a spendere gli italiani per la prossima auto usata? 8 su 10 dichiarano di voler spendere fino a 20mila euro, praticamente il doppio di quanto investito dieci anni prima per cambiare la propria vettura. E con quale motorizzazione? Il 32% si dice pronto a scegliere l’ibrido, il 45% preferisce non cambiare le proprie abitudini e confermare l’endotermico, l’8% valuterà l’elettrico.

“I dati della nostra nuova instant survey”, evidenzia Massimo Ghenzer, Presidente di Areté, “rivelano come i crescenti costi del prodotto nuovo, l’incerto scenario economico e modelli sempre più durevoli ed efficienti lanciati sul mercato spingono gli italiani oggi a rivolgersi in maniera decisa al mercato dell’usato. Nonostante la crescita dei prezzi anche in questo segmento di business, l’usato rappresenta oggi per quasi 2 consumatori su 3, alle prese con il cambio della propria vettura, un rifugio sicuro in una fase di forte incertezza come quella attuale e in attesa di tempi migliori”.

 

Foto da ufficio stampa

Autocarri: credito d’imposta sui biocarburanti e riattivazione di incentivi fiscali

Trasporto merci: si attendono Ecobonus e misure fiscali
di Luca Sra, delegato ANFIA per il trasporto merci
 

La perdurante contrazione delle immatricolazioni degli autocarri destinati al trasporto merci testimonia la necessità di un ripensamento delle politiche pubbliche per l’autotrasporto al fine di arrestare il progressivo invecchiamento del parco circolante.
A questo proposito, si richiama l’esigenza di valorizzare le risorse già stanziate dall’ultima Legge di bilancio a sostegno degli investimenti veicolari, procedendo tempestivamente alla loro attuazione e al reintegro dell’ammontare originariamente previsto allo scopo.


In secondo luogo, si riafferma chiara l’importanza di procedere alla strutturazione di un fondo pluriennale per il rinnovo delle flotte, così come già annunciato anche dal Ministro dei Trasporti lo scorso aprile, per promuovere un reale svecchiamento del parco circolante. Come già sottolineato in precedenti occasioni, affinché tale strumento possa rivelarsi efficace è fondamentale che sia disegnato nel rispetto del principio della neutralità tecnologica, riconoscendo in particolare il contributo che già oggi apportano i biocarburanti – e in particolare il biometano compresso o liquefatto e l’HVO – in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

Tali politiche dovranno essere integrate da misure come l’introduzione di un credito d’imposta sui biocarburanti e la riattivazione di incentivi fiscali per l’acquisto di beni strumentali sostenibili che includano i veicoli ad alimentazione alternativa”.
Foto da ufficio stampa ANFIA

ANFIA Autobus: tocca a Marini prendere il volante

ANFIA Autobus: tocca a Marini prendere il volante

Nel quadro della nuova Governance di ANFIA, Paolo Marini, Amministratore Delegato di Tecnobus, è stato nominato Presidente della Sezione Autobus dell’Associazione per il triennio 2025-2027. Come tutta l’industria automotive, anche il settore del trasporto pubblico su gomma sta vivendo un’importante fase di trasformazione, chiamato da un lato a raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei – come il 100% di autobus urbani elettrici entro il 2035 – e dall’altro a fronteggiare un mercato altalenante, che negli ultimi mesi, com’era prevedibile una volta conclusa la forte iniezione di risorse del PNRR, ha visto un importante calo della domanda.

Nonostante l’incertezza del contesto, la filiera italiana dell’autobus continua a investire nelle nuove tecnologie, in particolare nell’elettrico e nell’idrogeno, evidenziando una chiara tendenza verso soluzioni di trasporto più ecologiche, segno concreto della risposta dell’industria alla crescente domanda di mobilità sostenibile.

“Desidero ringraziare gli Associati per la fiducia che mi è stata accordata e mi metto con piacere a disposizione di questa importante Sezione – ha affermato il Neo- Presidente -. Nell’attuale sfidante contesto, intendo proseguire nel lavoro di riposizionamento competitivo della filiera industriale italiana dell’autobus e di valorizzazione delle competenze innovative dei player che ne fanno parte, così da sfruttare al meglio le
opportunità offerte dalla transizione energetica e, parallelamente, sostenere le nostre imprese in questo percorso. Di qui, l’importanza di condividere con le istituzioni nazionali ed europee la centralità del TPL nelle politiche di decarbonizzazione e di rafforzare la già buona collaborazione con le associazioni del Trasporto Pubblico”.

Paolo Marini succede ad Andrea Rampini, a cui ANFIA e le aziende associate rivolgono un sentito ringraziamento per l’impegno e il lavoro svolto a favore della rappresentanza della filiera produttiva italiana degli autobus.

Foto da ufficio stampa ANFIA (fotografie di ©Renato Franceschin)

Le dimissioni di De Meo: il re è nudo

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
 
Il re è nudo. Ma solo quelli che hanno gli occhi semplici di un bambino lo riconoscono davvero. Le dimissioni di De Meo sono un segnale?
Forse, anzi certamente. Ma tutto era leggibile da molto tempo, nei fatti e nei numeri, facile, troppo forse. E così i proclami, la “narrazione” come si direbbe oggi, gli slanci e le iperboli sono diventate il suono ammaliante del pifferaio di Hamelin.

Senza se e senza ma, si diceva. Bisogna farlo! Fottendosene di clienti e omaggiando i vaporieri di Bruxelles, inchinati e inneggianti al nuovo mondo, salvato dalle foglioline della illusoria sostenibilità che oggi tanto sostenibile non sembra.

Si poteva dire di no, si DOVEVA dire di NO!  L’industria automotive europea ha tutte le carte in regole per fare lobbing e pressione. Ha DECISO di non farlo. Di non combattere.

E ora il re è talmente nudo che nessuno lo immagina più re.

Chilometraggio manomesso: le auto economiche quelle più a rischio in Italia

Chilometraggio manomesso: le auto economiche quelle più a rischio in Italia

In Italia, manomettere il chilometraggio di un’auto è una frode ancora troppo diffusa. Secondo un’analisi condotta da carVertical, piattaforma specializzata nella verifica dello storico dei veicoli, gli automobilisti rischiano di acquistare auto apparentemente convenienti, ma in realtà sottoposte a manipolazioni che ne falsano il reale stato di usura. Ogni anno, questa pratica costa agli acquirenti italiani milioni di euro in sovrapprezzi e riparazioni non previste, minando la trasparenza del mercato delle auto usate. E il problema è duplice: non colpisce solo le auto di alta gamma, come si potrebbe pensare, ma soprattutto le utilitarie di fascia economica.

 

Le fasce di prezzo più esposte: allarme tra i 5.000 e i 10.000 euro

Lo studio di carVertical, basato su migliaia di report generati tra marzo 2024 e marzo 2025, mostra dati preoccupanti: in Italia, il 3,4% delle auto sotto i 5.000 euro presenta chilometraggio manomesso. La percentuale sale al 3,6% per la fascia 5.000-10.000 euro, che si conferma la più esposta alle frodi. Anche la fascia 10.000-15.000 euro mostra un tasso significativo (3,3%).

Secondo gli esperti, queste cifre sono legate a una bassa propensione all’investimento in controlli preventivi da parte degli acquirenti: chi cerca un’auto economica spesso non acquista un report sullo storico del veicolo o non porta l’auto da un meccanico di fiducia, rendendosi inconsapevolmente vulnerabile ai raggiri. “Gli acquirenti cercano sempre auto con basso chilometraggio, ma senza controllare l’autenticità di quei numeri rischiano di essere ingannati”, avverte Matas Buzelis, esperto del settore automotive di carVertical.

 

Anche il lusso non è immune: frodi più costose

Se le frodi colpiscono in proporzione più le utilitarie, le auto di fascia alta comportano danni economici maggiori. I dati raccolti indicano che 1,5% delle auto tra 30.000 e 35.000 euro ha il contachilometri alterato, l’1,9% per la fascia 35.000-40.000 euro, il 2,1% per veicoli oltre i 50.000 euro. L’alto valore residuo di questi veicoli rende più remunerativa la falsificazione dei chilometri. “Maggiore è il valore dell’auto, maggiore è il profitto potenziale della frode”, continua Buzelis, “alcuni acquirenti finiscono per pagare migliaia di euro in più per un’auto che ha percorso ben più chilometri di quanto dichiarato”.

 

Come riconoscere un’auto con chilometraggio alterato

Il metodo più efficace per evitare questo tipo di truffa è verificare lo storico del veicolo attraverso report certificati. I dati raccolti da carVertical, ad esempio, consentono di rilevare incongruenze nelle letture dei chilometri e nei passaggi di proprietà. Ecco alcuni consigli pratici: controllare i dati del chilometraggio su più fonti ufficiali, esaminare la cronologia dei proprietari (lacune e cambi rapidi possono nascondere manomissioni), verificare lo stato degli interni (un’auto con pochi chilometri ma sedili, volante o pedali consumati è sospetta), diffidare da prezzi troppo bassi rispetto alla media di mercato, non cedere alla fretta (chi spinge per una decisione immediata spesso vuole evitare verifiche).

 

Cultura dell’usato e responsabilità del consumatore

Lo studio di carVertical evidenzia anche una questione culturale. In Italia, come in molti Paesi europei, l’attenzione al prezzo spinge molti acquirenti a sottovalutare l’importanza del controllo preventivo. Un errore che può costare caro, soprattutto perché i truffatori mirano proprio a chi vuole risparmiare e cerca occasioni sotto il valore di mercato. Ad alimentare il fenomeno c’è anche la facilità con cui oggi è possibile alterare un contachilometri, grazie a strumenti digitali. Ecco perché rafforzare la consapevolezza dei consumatori e migliorare l’accesso alle informazioni storiche dei veicoli è fondamentale per ridurre le frodi.

 

Da carVertical dati, innovazione e trasparenza al servizio dell’automobilista

La piattaforma carVertical, attiva in oltre 30 Paesi, si è imposta come una delle più affidabili per il reporting dello storico dei veicoli usati, consultando oltre 900 registri pubblici e privati a livello internazionale. Nel 2023 ha generato un fatturato record di 42,7 milioni di euro, crescendo dell’83% rispetto all’anno precedente. Inserita dal Financial Times nella classifica delle 1.000 aziende europee a maggiore crescita, carVertical promuove una cultura dell’auto usata basata su trasparenza, dati verificati e sicurezza delle informazioni, avendo ottenuto anche la certificazione ISO/IEC 27001:2017.

De Meo saluta l’auto e se ne va: forse ha capito che è tutto finito

De Meo saluta l'auto e se ne va: forse ha capito che è tutto finito

di Cristiano Donelli, Policy advisor al Parlamento UE

 
Grande scalpore per la notizia inattesa che il top manager Luca De Meo, che ha sempre lavorato nel settore automobilistico ed è stato lanciato fra i “Marchionne boys” a Torino, ora cambia tutto e si butta ai vertici del settore lusso, gruppo Kering. Non va a stare male e si tratta di una posizione di grande valore per la sua personale carriera, ma noi idealisti e amanti delle automobili siamo interessati anche al quadro complessivo del nostro settore amato e la sua dipartita la vediamo come un abbandono, oserei dire quasi come un tradimento in un momento così difficile.
 
Lui stesso si era sempre impegnato in prima linea, col pensiero ma anche con l’azione in ruoli apicali di rappresentanza trasversale (per qualche anno a capo di ACEA, associazione dei produttori automotive europei), perciò non ci si attendeva che lasciasse di punto in bianco. Magari, chissà, anche la nomina dell’altro italiano al top di Stellantis, Filosa, è legata al fatto che il papabile De Meo aveva lasciato campo libero preferendo andare dove le possibilità di crescita ci sono sempre nonostante tutto, nel lusso estremo.
 
Le persone di valore e con un pensiero forte come lui non sono facilmente replicabili e, già che siamo messi male come risultati di vendite e come freno mortale della politica europeista masochistica, la teoria da me supportata che l’automotive in Europa sia ahinoi finito ha ora una conferma ulteriore. Non vedo chiavi di lettura differenti rispetto a questo cambio in corsa repentino per De Meo che ancora piuttosto giovane fa una scelta differente intanto che è in tempo prima che crolli tutto e magari ingiustamente gli tocchi risultare come uno di quelli che ha fatto cadere il castello. Complimenti a lui, buona fortuna, ma che brutta notizia!
Foto Cristiano-Donelli da suo archivio