Veicoli trainati: circolante con oltre 17 anni di età media, occorrono misure per l’ammodernamento

Rimorchi: rallenta il mercato e incentivi 2025 esauriti in 4 secondi
di Michele Mastagni, coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e Allestimenti di UNRAE

Le immatricolazioni di veicoli trainati hanno beneficiato negli ultimi mesi di un impulso significativo, dovuto in gran parte alla necessità di finalizzare gli investimenti legati ai precedenti programmi di incentivazione. Tuttavia, è necessario un approccio realistico: gran parte di questa crescita riflette ordini acquisiti da lungo tempo e non garantisce continuità nel medio periodo.

Da ormai due mesi, infatti, assistiamo a una progressiva contrazione della domanda, tendenza che si sta manifestando – se non in maniera ancor più marcata – anche nel resto d’Europa. Apprezzando i recenti, seppur limitati, nuovi stanziamenti previsti dal DL Infrastrutture per favorire il rinnovo del parco mezzi, così come il recente annuncio del ministro Matteo Salvini relativo a un fondo di 600 milioni di euro destinato al settore, riteniamo indispensabile un’accelerazione concreta nell’attuazione delle misure a sostegno delle imprese di autotrasporto che intendono investire nell’adeguamento tecnologico delle proprie flotte.
È fondamentale che una quota significativa di queste risorse venga riservata all’ammodernamento dei veicoli trainati, considerando che l’età media del parco circolante ha ormai superato i 17 anni. UNRAE rinnova, inoltre, l’invito a introdurre misure disincentivanti per i veicoli più obsoleti, attraverso strumenti come la revisione delle tariffe autostradali, la rimodulazione della tassa di proprietà, restrizioni alla circolazione e limiti di carico.

Resta, altresì, urgente un intervento normativo che consenta la piena circolazione degli autoarticolati fino a 18,75 metri, superando vincoli che oggi penalizzano l’efficienza logistica del trasporto merci.
Foto Michele Mastagni da suo profilo linkedin

Si aggrava la crisi dell’auto europea: e i cinesi avanzano

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
In maggio nell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state immatricolate 1.113.194 autovetture con una crescita dell’1,9% su maggio 2024. Nel periodo gennaio-maggio le immatricolazioni nell’area sono state 5.572.458 con un incremento dello 0,1% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Il mercato dell’auto dell’Europa Occidentale è dunque in una fase di stagnazione e per giunta su livelli più bassi del 19,7% di quelli del 2019, cioè di quelli precedenti la crisi innescata dalla pandemia. E questo nonostante che nel resto del mondo il mercato dell’auto abbia già ampiamente recuperato gli effetti della pandemia e nel 2024 abbia addirittura fatto registrare una crescita, rispetto al 2019, del 7,5%.

La ragione di questa situazione è ben nota. Si tratta della politica dell’Unione Europea per imporre la transizione all’auto elettrica a suon di diktat ai cittadini, agli Stati aderenti all’Unione e alle case automobilistiche dell’Unione che sono state anche destinatarie di multe miliardarie.

Tornando ai dati del periodo gennaio-maggio e considerando i cinque maggiori mercati dell’area, rispetto al 2024 la situazione migliore appare quella della Spagna in cui le immatricolazioni complessive sono in crescita del 13,6% anche per effetto della necessità di sostituire le molte auto danneggiate dal DANA, cioè dall’alluvione che ha colpito in particolare la regione di Valencia. Dopo la Spagna il paese che fa registrare un recupero più forte (si fa per dire) sul 2024 è il Regno Unito in cui le immatricolazioni crescono del 2,8%. Seguono l’Italia con un calo dello 0,5%, la Germania (-2,4%) e la Francia che accusa un calo dell’8,2%.

Non particolarmente confortante è anche il risultato fin qui ottenuto in seguito all’immane sforzo imposto all’industria dell’auto, ai cittadini e agli Stati per la transizione all’auto elettrica. Nell’intera Europa Occidentale nei primi cinque mesi dell’anno le auto elettriche immatricolate hanno raggiunto una quota del 17,1% con una discreta crescita rispetto al 13,4% dei primi cinque mesi del 2024.

Mentre la penetrazione delle auto cinesi nel mercato europeo assume sempre più il carattere di una marcia trionfale crescono le preoccupazioni per salvare l’auto europea, come è emerso con chiarezza al recentissimo Festival dell’Economia di Trento. In questo quadro importante è certamente la dichiarazione della nostra premier Giorgia Meloni alla Camera che ha affermato che “il settore automobilistico europeo sta attraversando una crisi profonda che ci impone di rispondere con coraggio”.

L’analisi è perfetta, ma quello che manca è proprio il coraggio da parte di chi governa l’Unione Europea, il coraggio di ammettere che sono stati commessi errori colossali e che il tempo per rimediare, ammesso che sia ancora possibile, è sempre più stretto.

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners: mercato sempre più competitivo e “disrupted”

L'auto in Europa: ricalibrazione traumatica dell'industria in corso
Foto-Dario Duse, EMEA Automotive Practice Leader e Italian Country Head di AlixPartners

Secondo il Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners, analisi annuale del settore realizzato dalla società di consulenza globale, giunta alla sua 22ª edizione, le vendite globali di veicoli leggeri aumenteranno solo dell’1% nel 2025 e del 2% all’anno fino al 2030. In particolare Europa e Stati Uniti sono previsti in leggero calo nel 2025 (-1%), compensati invece dalla crescita in Cina del 3%.


Secondo lo studio, AlixPartners prevede che i veicoli elettrificati (NEV – New Energy
Vehicles), inclusi BEV (veicoli elettrici a batteria), PHEV (ibridi plug-in) e REEV (veicoli elettrici con motore-generatore dedicato alla carica delle batterie) rappresenteranno una quota del 30% del mercato globale entro il 2030. In Europa la quota NEV è attesa al 48% al 2030, spinta dalla normativa EU. In particolare, la quota di PHEV più REEV è prevista salire dal 5% all’ 8%, grazie anche all’ingresso in Europa di soluzioni REEV, che in Cina sono già arrivati in breve tempo al 5% di quota nel 2024.

Emerge quindi un mercato automobilistico sempre più competitivo e soggetto a frequenti disruption, dove un nuovo modello operativo incentrato sull’agilità, sull’attenzione ai costi e ai tempi di sviluppo diventa ancora più necessario, come già evidenziato nelle precedenti edizioni dello studio.Continua l’avanzata del Dragone. Le case automobilistiche cinesi sono destinate a raddoppiare la loro quota di mercato europea portandola al 13% entro il 2030 (10% esclusa la Russia), anche supportate da progressiva localizzazione produttiva in Europa: si prevede che gli operatori cinesi dovrebbero aumentare la produzione annua in Europa di 800.000 veicoli entro il 2030, a parziale discapito dei costruttori europei che potrebbero ridurla di 400.000 veicoli.

Queste dinamiche avverranno in un contesto già critico per la filiera europea, che ha subito un calo della saturazione media degli stabilimenti di assemblaggio dal 75% al 55% tra il 2017 e il 2025 (in Italia, saturazione crollata dal 75% al 35% nello stesso periodo). Le aziende europee sono divenute oggetto di interesse per investitori americani e asiatici, che hanno totalizzato acquisizioni per 15 miliardi di dollari tra il 2022 e il 2024, contro i soli 2 miliardi investiti da aziende europee fuori dal vecchio continente.

Per l’Italia, i volumi sono previsti stabili intorno ai 1,8 milioni di veicoli. La contrazione rispetto ai volumi pre-COVID (2,1 milioni nel 2019) è strutturale e legata anche all’aumento dei prezzi delle auto (+40/70% per i modelli più venduti dal 2019 al 2024,
contro un aumento medio degli stipendi del 12%). Il calo più forte ha riguardato i segmenti A-B – ridotti di 300 mila veicoli – mentre i SUV sono diventati la tipologia di veicoli più venduta.

 
Le performance finanziarie hanno visto un recupero nel 2024 da parte dei fornitori rispetto alle case automobilistiche, “correggendo” l’anomalia
registrata negli ultimi 4 anni post-COVID, dove i costruttori hanno beneficiato di aumenti di prezzo sostenuti dal susseguirsi di disruptions nelle catene di fornitura. L’industria, inoltre, registra un generale abbassamento della capacità di generare flussi di cassa e di far fronte agli impegni finanziari, con una conseguente riduzione del livello di copertura degli interessi finanziari (sceso a 12x per i costruttori e 5x per i fornitori).“Il settore automotive europeo vive una fase di forte tensione per via delle numerose sfide contemporanee da affrontare: volumi stagnanti, rallentata crescita dell’elettrificazione, tensioni geopolitiche, sovracapacità produttiva, e un sempre maggiore gap nel modello operativo, che stenta a recuperare il divario di tempi, costi e innovazioni tecnologiche dei nuovi NEV players”. sostiene Dario Duse, EMEA Automotive Practice Leader e Italian Country Head di AlixPartners. “Il tutto è oggi aggravato anche dall’incertezza e dai rischi legati ai dazi. I costruttori occidentali
hanno resistito alle sfide recenti anche operando un’attenta gestione dei prezzi, in forte rialzo a partire dal COVID. Ma la situazione di mercato attuale impone una virata decisa e un approccio che miri all’agilità per mantenere redditività (scesa di nuovo sotto al 10% per i costruttori) e competitività, anche attraverso l’innovazione di prodotto, lo snellimento dei processi di sviluppo e l’utilizzo delle opportunità offerte dall’intelligenza
artificiale”.

“L’Europa, seppur spinta solo dalla normativa, marcia comunque verso l’elettrico a velocità doppia rispetto agli Stati Uniti, con il 40% di BEV previsto al 2030”, aggiunge Emanuele Cordone , Director della practice Automotive. “Ma in Europa le vendite complessive non sono previste in crescita e la quota di mercato dei brand cinesi raddoppierà di qui al 2030  passando dall’ 8% al 13% (dal 5% al 10% esclusa Russia).
Simile trend prevediamo per l’Italia, dove gli oltre 2 milioni di volumi che si raggiungevano prima del COVID non torneranno più,
anche per via della crescita media dei prezzi dei modelli più diffusi (+40-70% in 5 anni), che risultano sempre più lontani
dalle tasche degli acquirenti”.

Continua la spinta verso l’export da parte dei player cinesi – primi esportatori al mondo e in ulteriore crescita – che comunque dovranno consolidarsi e sono alle prese con un mercato iper-competitivo, con capacità di controllare parti della supply chain che sono vitali per tutti i costruttori, come ad esempio i minerali critici per la produzione. Ciò sta portando alla creazione nel settore di un polo cinese e uno protezionistico americano,
con l’Europa “terra di conquista.

«Il calo della produzione in Europa ha comportato una riduzione dei livelli di saturazione pari a circa 20 punti percentuali tra il 2017 e il 2025 (dal 75% al 55% di saturazione degli stabilimenti di assemblaggio). Stessa dinamica in Italia: -40 punti, dal 75% del 2019 al 35% previsto per il 2025. Questo sta portando molte aziende verso problemi o riflessioni sulla sostenibilità e strategicità del business”, spiega Fabrizio Mercurio, Director nella practice Automotive di AlixPartners . “Tra operazioni chiuse e annunciate, la supply chain europea è sempre più “in vendita”, come è evidente dall’osservazione degli accordi di M&A per 15 miliardi di dollari negli ultimi 3 anni che stanno coinvolgendo case automobilistiche e fornitori europei da parte di azionisti nord americani e asiatici”.

“Un’attenta selezione e adozione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, e uno snellimento dei processi e dei tempi di sviluppo e di innovazione, sono fondamentali per recuperare l’agilità necessaria a navigare le sfide del settore, che sta vivendo disruption sempre più frequenti. Il divario rispetto alle case automobilistiche cinesi può essere ridotto adottando soluzioni legate all’AI nelle fasi di progettazione e test, per erodere i vantaggi di costo dei new player cinesi, oggi al 30% rispetto ai competitor occidentali”, conclude Duse.

Foto ufficio stampa AlixPartners

Ferrari e l’auto elettrica: dal mito una lezione a Bruxelles

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

La Ferrari ha deciso di posticipare il lancio del suo secondo modello completamente elettrico, inizialmente previsto per il 2026, ad almeno il 2028 a causa della scarsa domanda per veicoli elettrici di lusso ad alte prestazioni.
E se anche la Ferrari frena sull’elettrico vuol dire che nemmeno il mito può sorpassare l’arroganza di chi a Bruxelles ignora la domanda in nome del dogma e dell’ideologia green.
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Auto, pensieri e parole… scritte: allarme rosso, domanda e produzione ai minimi

Auto, pensieri e parole... scritte: allarme rosso, domanda e produzione ai minimi
di Mario Verna, manager automotive

Volersi bene è un gesto di sopravvivenza. “Non è l’interesse per la mobilità privata a diminuire, ma la possibilità reale di accedere ad un’auto nuova“, si legge nell’indagine ANIASA-Confindustria condotta da Bain & Company Italy.Tra Green e regolamenti, costi energetici e materie prime, l’automobile europea è diventata un alieno che si allontana dalla domanda reale. L’usato diventa un bene rifugio e gli stabilimenti restano senza ossigeno, 35% di saturazione quelli italiani, erano al 75% nel 2017.

E così, un tedesco, un francese e una italiana provano a rimettere ordine nello sconquasso industriale. Sarà molto difficile, senza ammettere di aver sbagliato tutto. E soprattutto senza quell’amor proprio che guarda prima ai popoli che alle ideologie.

Volersi bene è un gesto di coraggio. E di sopravvivenza.

L’auto in Europa: a breve il ripensamento dell’iter per la transizione ecologica

Produzione industriale a gennaio: segnali incoraggianti

di Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA

 
A maggio il mercato europeo dell’auto registra un rialzo contenuto (+1,9%). Nel mese, tre dei cinque major market (incluso UK) registrano una crescita: a doppia cifra in Spagna (+18,6%), più lieve nel Regno Unito (+1,6%) e in Germania (+1,2%). In pesante calo, invece, la Francia (-12,3%), mentre l’Italia è pressoché allineata ai livelli di un anno fa (-0,1%).

Nell’attuale fase di instabilità e cambiamenti che l’industria automotive europea sta attraversando, la ripresa del settore passa anche da un ripensamento del percorso normativo previsto per la transizione ecologica, atteso a breve visto che la clausola di revisione del Regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 per gli autoveicoli leggeri è stata anticipata dal 2026 al terzo-quarto trimestre del 2025.

Oltre a questo, tra i fattori critici rientra anche la sovracapacità produttiva ormai strutturale a livello europeo – una condizione superabile solo in parte attraverso l’attrazione di nuovi investimenti esteri, il rinnovamento dell’offerta da parte dei Costruttori già insediati e un piano coordinato di rinnovo del parco veicolare, in grado di stimolare la domanda concentrando le risorse su veicoli e componentistica prodotti in Europa.


Foto da ufficio stampa ANFIA

 

Convention ANIASA per i 60 anni: l’auto sempre più al centro della mobilità

Convention ANIASA per i 60 anni

Foto – Il presidente di ANIASA, Alberto Viano, intervistato da Filomena Greco, giornalista de “Il Sole 24 Ore”

 

L’auto si conferma centrale per la mobilità degli italiani: 8 su 10 non rinunciano alle quattro ruote per i propri spostamenti, ma i prezzi elevati frenano i nuovi acquisti e spingono i consumatori ad attendere. Resta stabile l’utilizzo del trasporto locale, in calo scooter, monopattino, veicoli in sharing e taxi. Dal 2013 i prezzi medi delle auto sono aumentati del 52% a fronte di aumento del reddito familiare nazionale del 23%. Un gap che rende sempre meno l’auto un bene di massa. Continua l’avanzata delle vetture cinesi.

È quanto emerge dall’indagine annuale sulla mobilità degli italiani condotta da ANIASA (l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità) e Bain & Company, presentata nel corso di un evento a Roma promosso dall’Associazione in occasione del 60esimo anniversario dalla sua costituzione. L’analisi approfondisce annualmente le principali modalità di spostamento degli italiani e analizza le ragioni dei trend in atto.

 

Auto sempre più utilizzata, ma stop agli acquisti


L’indagine annuale registra un forte salto in avanti dell’auto come mezzo di spostamento ricorrente (dal 72% delle risposte nel 2023 all’80% del 2024, era al 69% delle preferenze nel 2020). Resta stabile il trasporto pubblico locale, utilizzato in maniera ricorrente da quasi un italiano su 2 (48%), mentre segnano un calo le altre forme di mobilità per uso occasionale, come scooter, vehicle sharing, monopattino e taxi.

Gli italiani, pur usando di più l’auto, non ne comprano una nuova, preferendo l’usato o il «fine vita» dell’attuale. Secondo lo studio la quota dei consumatori che nel 2024 non ha neanche considerato l’acquisto di un’auto nuova è salita di ben 5 punti percentuali in un solo anno (dal 57% del 2023 al 62% del 2024), a conferma del senso di disorientamento creato dalle normative nazionali ed europee e dall’aumento dei prezzi. Gli effetti diretti e tangibili di queste scelte non possono che tradursi in una contrazione del mercato e nell’aumento dell’età media del parco circolante.

Il fattore prezzo conta


L’aumento elevato dei prezzi e la forte instabilità economica legata al contesto globale allontanano il consumatore da un bene costoso come l’auto. La possibilità di avere motori green o sistemi di guida avanzati non può nulla contro la realtà del potere d’acquisto: quasi 2 italiani su 3 hanno annullato o posticipato l’acquisto in attesa di un calo dei prezzi (32% del campione) o per problemi di reddito (33%). Il fattore prezzo è talmente rilevante che rappresenta anche il primo motivo (35%) per cui viene scelta oggi un’auto nuova cinese/asiatica.

Lo studio mostra una sostanziale stabilità nel mix delle marche considerate per l’acquisto di un’auto nuova: il 42% degli italiani continua a preferire un brand europeo, il 23% è pronto ad aprirsi all’offerta cinese. La qualità percepita della vettura non sembra più essere un ostacolo all’acquisto delle auto provenienti da Oriente, che vengono scelte dal 30% per la qualità percepita e dal restante 35% per altri motivi (che includono “perché consigliata”, “perché conosco bene il concessionario”, etc… ).

Dal 2013 a oggi i prezzi di acquisto delle auto aumentati del 52%


Un focus innovativo della survey mette in relazione il reddito delle famiglie italiane con il prezzo medio delle auto. Il prezzo medio di un’auto in Italia è aumentato del 52% (da 19mila a 30mila euro) dal 2013 (a parità di mix) a oggi, mentre nello stesso lasso temporale i redditi familiari sono cresciuti solo del 29% (da 29mila a 38mila euro). Il disaccoppiamento nel tasso di crescita di questi due valori è iniziato nel 2020, fino a quel momento prezzi e redditi segnavano aumenti molto simili (mediamente del 12%-14%).

“I crescenti costi dell’auto, come testimonia questa ricerca, stanno rendendo questo bene sempre meno accessibile ad ampie fasce di consumatori, che preferiscono tenere la propria vettura in attesa di tempi migliori o di valutare formule alternative, economicamente più sostenibili”, ha commentato il presidente di ANIASA, Alberto Viano a margine della presentazione. “Il noleggio si conferma oggi, anche per i privati, uno strumento di democratizzazione all’auto, che rende possibile attraverso un canone mensile, più accessibile, utilizzare una vettura di ultima generazione, a ridotte emissioni e dotata dei più avanzati sistemi di sicurezza. Oggi sono oltre 170.000 i privati (con e senza P.IVA), che hanno scelto di rinunciare all’acquisto dell’auto per affidarsi al noleggio”.

“I dati di quest’anno confermano che l’auto resta centrale nella mobilità quotidiana degli italiani, ma anche che il mercato si sta trasformando in profondità. L’incremento dei costi e l’incertezza economica stanno ridefinendo le priorità di consumo: non è l’interesse per la mobilità privata a diminuire, ma la possibilità reale di accedere a un’auto nuova. Si rafforza così una nuova normalità fatta di veicoli mantenuti più a lungo, attenzione al prezzo e apertura a soluzioni non tradizionali, come l’usato o il noleggio. È fondamentale che il settore sappia rispondere a queste esigenze in modo flessibile», conclude Gianluca Di Loreto, partner e responsabile italiano automotive di Bain & Company.

 

Foto da ufficio stampa ANIASA

Bonora a “Sussidiario TV”: “Le politiche UE stanno distruggendo l’automotive e il tempo sta scadendo”

Bonora a "Sussidiario TV": "Le politiche UE stanno distruggendo l'automotive e il tempo sta scadendo"
Prosegue il lavoro dell’assessore regionale lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, per rafforzare il protagonismo della Lombardia in Europa. L’esponente della Giunta lombarda ha partecipato a una due giorni di incontri istituzionali a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, con focus sui temi dell’automotive e della siderurgia.
In particolare, l’assessore Guidesi ha partecipato a una riunione con tutte le 40 regioni aderenti all’Automotive Regions Alliance (ARA), di cui è presidente, e a incontri bilaterali con il presidente della regione francese Grand Est ed esponenti del governo della Baviera.
Il canale “Sussidiario TV” ha chiesto a Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, di commentare l’iniziativa che si inserisce in un momento che vede il
comparto automotive, a causa dell’ideologia di chi ha governato l’UE e insiste ancora a mantenere questa linea suicida, sull’orlo del baratro.

Europa e assurdità sull’automotive: manca il coraggio di cambiare

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

di Gianni Murano, presidente di UNEM

Le aperture sul fronte dei trasporti ci sono state solo a parole e non nei fatti. Sia il “Piano europeo per l’automotive” sia il “Clean Industrial Plan”, presentati dalla nuova Commissione UE come la strada per recuperare competitività in nome della neutralità tecnologica, hanno di fatto ignorato proprio la pluralità tecnologica e in particolare la filiera per la produzione dei carburanti rinnovabili, e scommesso ancora una volta sulla monocrazia tecnologica.
 
In questi ultimi mesi abbiamo intensificato i nostri sforzi per cercare di convincere i policy maker, soprattutto quelli europei, che è necessario cambiare approccio alla transizione tenuto conto delle mai sopite tensioni geopolitiche e delle politiche commerciali della nuova Amministrazione americana.

Ingiustificata e inaccettabile è la proposta di tassare ulteriormente le auto di proprietà e le auto aziendali sulla base della CO2 emessa, avanzata di recente dalla Commissaria europea per la transizione ecologica, Teresa Ribera, nell’ambito delle Guidance per l’attuazione del Piano nazionale Energia e Clima.

Una proposta che potrebbe essere condivisibile se le emissioni venissero calcolate sull’intero ciclo di vita e non solo allo scarico. Altrimenti si tratta, ancora una volta, di un modo per svantaggiare una tecnologia in maniera ideologica. 
Come se l’auto non fosse già sufficientemente tassata.
Tra IVA, tasse di immatricolazione e proprietà, accise sui carburanti e altre imposte varie, il settore dell’auto a livello europeo genera un gettito fiscale di quasi 400 miliardi di euro, cioè circa il doppio del bilancio UE.
Gli obiettivi di decarbonizzazione non sono in discussione, ma è necessario rivedere le misure con cui raggiungerli. Serve ridare fiducia e prospettive alle imprese e ai lavoratori europei. Credo che da questo punto di vista ci sia ampia sintonia anche con il nostro Governo come è emerso negli interventi alla nostra assemblea dei ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Tommaso Foti e Antonio Tajani.

L’Europa rischia di smarrire definitivamente la propria centralità industriale. Una transizione efficace non può mai basarsi su divieti, ma deve puntare su pluralità di soluzioni, innovazione e cooperazione tra industria e Istituzioni.

Manca il coraggio di cambiare, di percorrere strade diverse, di riconoscere un approccio non ideologico,
ma basato su fatti e su approcci scientifici a partire dall’analisi dei criteri che valutino le ricadute economiche e sociali, sulle imprese, sulle persone e sui territori dell’attuale quadro regolatorio, senza dimenticare la necessità di rivedere le modalità con cui si calcolano le emissioni, oggi misurate solo allo scarico.
Foto da ufficio stampa UNEM

Auto elettriche, l’Italia può essere leader in Europa: le 8 proposte di Motus-E al Governo

Auto elettriche, l’Italia può essere leader in Europa

Il futuro della mobilità è già iniziato e l’Italia rischia di perderne il passo. È questo il monito contenuto nel primo “Libro Bianco” sulla mobilità elettrica redatto da Motus-E, l’associazione di riferimento per la mobilità a zero emissioni. Il volume è stato presentato il 10 giugno a Roma nel corso della conferenza «Innovazione automotive: un pilastro della competitività europea», alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e dei principali attori del mondo industriale ed energetico.

“Oggi quasi un’auto su cinque venduta nel mondo è 100% elettrica”, ha dichiarato Fabio Pressi, presidente di Motus-E. “Se non vogliamo restare spettatori di una trasformazione che riguarda il futuro industriale dell’Italia, dobbiamo agire subito, partendo dai dati e puntando su una strategia condivisa”.

 

Italia avanti sulle colonnine, ma indietro sulle immatricolazioni

Il “Libro Bianco” fotografa l’attuale scenario in Italia e in Europa. A colpire, è il paradosso italiano: un punto di ricarica ogni 5,4 auto elettriche, meglio della media europea (1 ogni 8,3) e persino della Cina (1 ogni 9), ma una quota di mercato delle BEV ferma al 5%, contro il 17% europeo. Attualmente in Italia circolano circa 300.000 auto elettriche, decuplicate rispetto al 2020, ma ancora lontane dagli oltre 8,8 milioni di veicoli BEV presenti sulle strade del continente.

 

Un documento per orientare scelte e politiche pubbliche

Con oltre 100 grafici, tabelle e indicatori numerici, il “Libro Bianco” di Motus-E si propone come uno strumento analitico e strategico, rivolto a decisori pubblici, imprese, stakeholder e operatori del settore. Il documento, che contiene anche la prima Mappa della filiera italiana delle batterie, è pensato per diventare il punto di riferimento per chi desidera comprendere i trend globali e nazionali legati all’elettrificazione dei trasporti, alla trasformazione digitale e al ruolo sempre più sinergico tra automotive ed energia.

 

Le otto proposte concrete al Governo

Motus-E ha incluso nel “Libro Bianco” anche otto proposte normative che puntano a supportare l’Italia nella transizione industriale, favorendo investimenti, competitività e sostenibilità. Ecco le principali:

 

1. Deducibilità fiscale per le auto aziendali elettriche

Per stimolare la transizione delle flotte e sviluppare il mercato dell’usato BEV.

 

2. Riforma delle tariffe per la ricarica pubblica

Per ridurre gli oneri sull’energia e migliorare la competitività del servizio.

 

3. Elettrificazione del trasporto merci

Attraverso il rifinanziamento di strumenti per il rinnovo del parco veicoli industriali.

 

4. Riciclo delle batterie litio-ione

Adeguando il quadro normativo e puntando sulla leadership europea nel settore.

 

5. Parità fiscale per la ricarica domestica

Eliminare le disparità tra utenti di auto elettriche e endotermiche.

 

6. Noleggio elettrico a lungo termine sociale

Un’opportunità da sostenere con il Social Climate Fund per rendere l’elettrico accessibile a più cittadini.

 

7. Estensione del regime energivori

 

Anche alle imprese del TPL e della logistica per abbattere i costi energetici.

 

8. Favorire l’energia rinnovabile nei trasporti

Con un uso più intelligente dei crediti di immissione in consumo previsti dalla Direttiva RED III.

 

L’Italia può ancora guidare la transizione

Il presidente di Motus-E, Pressi, ha concluso con un messaggio chiaro: “Abbiamo bisogno di politiche industriali coraggiose, capaci di guidare la transizione, sostenere le imprese, creare occupazione e proteggere l’ambiente. Il “ibro Bianco” è la base per una nuova stagione di confronto, dove dati, soluzioni e visione industriale devono camminare insieme. Nel contesto europeo ed extraeuropeo in cui l’elettrificazione procede a ritmi sempre più sostenuti, l’Italia può ancora essere protagonista, ma servono decisioni rapide, coordinate e lungimiranti.

 

Foto da ufficio stampa