Confusione e di parte i dati “Green Deal”: bene il via alla Commissione d’inchiesta

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

La pressoché quotidiana pubblicazione di ricerche, studi e indagini che sono di parte, ma si vestono dei panni della scienza per simulare obiettività, rivelando in realtà solo mezze verità e nascondendone altre, dopo aver contagiato la politica e l’industria, sta ingenerando nella pubblica opinione – e nei consumatori – una confusione che disorienta e danneggia il mercato dell’auto.

Federauto e i concessionari italiani, rispetto a tali problemi,  si trovano in una posizione assolutamente indipendente e non inficiata dal alcun preconcetto ideologico, dal momento che il loro interesse naturale è soddisfare un cliente nel suo acquisto di un autoveicolo: che poi questo sia a trazione elettrica, a carburante o ibrido non fa differenza.

Il mercato, ci dice, tuttavia, ogni giorno di più che nonostante le scelte dirigistiche della Commissione europea e il continuo ricorso ad incentivi, la vendita di auto BEV non decolla; in conseguenza di ciò il parco circolante invecchia sempre di più con effetti nefasti proprio per quella sostenibilità che si dice di voler difendere, mentre non si vuol tenere conto che il processo di trasformazione dei carburanti per i motori termici in vettori rinnovabili e carbon neutral sta proseguendo nella sua maturazione e lo sarebbe ancor di più, se non fosse ostacolato dalla normativa (figuriamoci se fosse agevolato!) .

Per questo, a un osservatore indipendente (ma attento!) come Federauto, di fronte alla martellante campagna a colpi di studi, indagini e ricerche di varia provenienza, sorgono spontanee alcune domande.

Perché é le ricerche targate full electric – nonostante i loro contenuti di parte – sono premurose «buone», e quelle del fronte avverso sono tacciate di rappresentare interessi economici, come se dietro il mondo della trazione elettrica non ci fossero altrettanti interessi?

Perché tali studi non comportano la transizione verde dei trasporti in tutti i suoi aspetti, anche economici e sociali, ma si limitano a evidenziare solo i (presunti) benefici ambientali e non le ricadute negative per l’economia, l’ occupazione e la società ?

Perché tali ricerche riservano così poca attenzione a un comparto, invece, del tutto cruciale per l’economia europea (e strategico per l’economia italiana!), come il trasporto pesante HDV, dove la diffusione della trazione elettrica è sostanzialmente inesistente?

Perché tali ricerche continuano a negare la validità dei biocarburanti, nascondendo che la loro attuale carenza è almeno pari alla mancanza di infrastrutture di ricarica elettrica e alla produzione verde di elettricità che richiedono – anch’esse – tempo e investimenti per poter servire tutto il mercato?

Per questo, accogliamo con favore la creazione di un organo di controllo, come richiesto dal Parlamento europeo, per fare chiarezza sulla modalità di finanziamento da parte della Commissione europea a favore delle organizzazioni autrici di tali ricerche, nella convinzione che attraverso di esso chi ha la responsabilità di tali scelte potrà finalmente giungere a una individuazione dei soggetti che hanno la competenza, l’autorevolezza e l’indipendenza per produrre indagini il più possibile oggettive.

 

Foto da ufficio stampa Federauto

Roba da regime: …e se fermassimo il mondo

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
Roba da regime che piace a molti che strizzano l’occhio dove non si vota.Pensate se in Emilia chiudessero anche gli allevamenti del grana e del reggiano.
 
Pensate se spegnessimo l’aria condizionata e i riscaldamenti di inverno. Se fermassimo il mondo.
Solo il nostro però. Ah, io vendo macchine.

Bonora a “Sussidiario TV”: “Il blocco degli Euro 5 Diesel? Una cavolata pazzesca”

Bonora a "Sussidiario TV": "Il blocco degli Euro 5 Diesel? Una cavolata pazzesca"
Dopo le auto Euro 4 Diesel finiscono nel mirino anche le più recenti Euro 5, nonostante siano meno inquinanti. Salvo deroghe tuttora in discussione, lo stop scatterà dal 1° ottobre prossimo nelle città del Bacino Padano, che include Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.
Il divieto di circolazione per le auto Euro 5 sarà esteso anche a grandi centri urbani come Roma e Firenze. Considerando che il parco auto italiano è sempre più vecchio, con molti veicoli che superano i 10 anni, tantissimi automobilisti rischiano così di restare a piedi.
 
Il canale “Sussidiario TV” ha voluto conoscere l’opinione di Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, su questa spinosa questione.

Novità Brembo: ora anche nelle bici con Specialized

Novità Brembo: ora anche nelle bici con Specialized
Brembo, fornitore di impianti frenanti per Formula 1 e MotoGP e sinonimo dell’eccellenza nella frenata, amplia il proprio orizzonte nel mondo delle applicazioni per due ruote. L’azienda, leader tecnologico nel Motorsport, entra ufficialmente per la prima volta nel mondo delle competizioni mountain bike, precisamente nel campionato del mondo Downhill, al fianco di un partner d’eccezione: il Team Gravity di Specialized Bicycles, una delle realtà
internazionali più importanti del mondo cycling.

La collaborazione tra Brembo e Specialized nasce da una visione condivisa: spingersi oltre i limiti della tecnologia e delle performance, anche sui terreni più estremi. Entrambe le aziende condividono valori profondi come l’innovazione continua, la ricerca dell’eccellenza e la passione per lo sport ad alto livello.

“Entrare ufficialmente nel mondo del cycling attraverso la porta principale del campionato mondiale
MTB è una nuova sfida entusiasmante per Brembo. Siamo orgogliosi di farlo con un team e con un costruttore che condividono la nostra stessa visione di performance e innovazione e non è un caso
che questo avvenga nell’anno del 50° anniversario di Brembo nelle competizioni motoristiche”, ha dichiarato Andrea Paganessi, Brembo Motorcycle Global Chief Operating Officer. “Oggi possiamo affermare che grazie ai progressi tecnologici Brembo non ha semplicemente migliorato la frenata, ma l’ha rivoluzionata”.


“Specialized crede fortemente che le corse siano il banco di prova definitivo per l’innovazione” ha
dichiarato Armin Landgraf, CEO di Specialized. “Ricerchiamo partner che possano garantire i nostri medesimi standard di performance e la storia di Brembo, caratterizzata da progressi tecnologici all’avanguardia e prestazioni di alto livello in gara, ci ha portato a questa scelta. Una collaborazione che rappresenta un investimento strategico per supportare i nostri atleti che corrono al massimo livello. Le gare downhill si evolvono continuamente e questa partnership garantisce la possibilità di continuare a offrire innovazioni che permettano a Specialized di continuare a competere per un grande futuro nello sport”.


A rafforzare ulteriormente questa collaborazione, si aggiunge la presenza di un altro protagonista
dell’eccellenza tecnica: Öhlins. Punto di riferimento mondiale nelle sospensioni ad alte prestazioni, dal 2013 Öhlins affianca Specialized e il Team Gravity nella Coppa del Mondo UCI e nei
campionati mondiali. Entrata a far parte del Gruppo Brembo all’inizio del 2025, l’azienda svedese rappresenta un elemento chiave nella strategia del Gruppo orientata ad ampliare la propria leadership tecnologica nel mondo delle due e delle quattro ruote.Conosciuta per il suo dominio in Formula 1, MotoGP e World Superbike, Brembo porta con sé decenni di esperienza vincente nei più celebri campionati mondiali, con più di 700 titoli mondiali Motorsport vinti in 50 anni di storia nelle corse. Insieme alla storia di Specialized, caratterizzata da valori quali la spinta verso l’innovazione, la ricerca estrema nel design delle mountain bike e la progettazione orientata alle esigenze del ciclista, la collaborazione rappresenta un audace passo in avanti nello sviluppo delle corse gravity.

Questa alleanza strategica rappresenta solo l’inizio del percorso di Brembo che punta a ridefinire
gli standard della frenata nel mondo delle competizioni MTB, portando l’esperienza e la tecnologia dell’azienda italiana su nuovi terreni, con lo sguardo sempre rivolto al futuro.Il sistema frenante, sia anteriore sia posteriore, include una pompa freno assiale con un diametro flottante di 9 mm e una tripla regolazione della leva (rapporto della leva, distanza della leva e corsa a vuoto) e permetterà ai ciclisti di personalizzare la sensazione di frenata secondo le loro preferenze. La pompa freno è abbinata a una pinza post-mount con quattro pistoni in alluminio “isolati” con diametro 18 mm per fornire un’elevata potenza frenante.

La pompa freno e la pinza sono collegate da un tubo in acciaio trecciato per garantire costanza e
precisione della corsa leva. Il sistema è completato da un disco freno fisso, specificatamente progettato per abbinarsi alla pinza, con fascia maggiorata per gestire al meglio lo scambio termico nell’utilizzo estremo.
 
Foto da ufficio stampa Brembo
 
 

Automotive: l’Europa ha fatto un disastro

Automotive: l'Europa ha fatto un disastro

di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

 
Sono un europeista convinto. Oggi però sull’automotive abbiamo fatto un disastro, perché stiamo mettendo il nostro prodotto più importante fuori mercato.

 
Cambiare le tecnologie per norma è una pazzia, dobbiamo puntare alla neutralità tecnologica. Se quelle che vediamo sono le scelte dell’Europa, continueremo a dire che non sono le nostre scelte.
Foto da ufficio stampa Confindustria

Guerra in Medio Oriente: nessun aumento al distributore

Guerra in Medio Oriente: nessun aumento al distributore

A poco più di una settimana dallo scoppio della guerra tra Israele e Iran, in Italia non abbiamo ancora registrato alcun significativo aumento del prezzo alla pompa dei carburanti. Anzi, le prime indicazioni segnalano un leggero ribasso delle quotazioni di gran parte dei prodotti petroliferi. Sia chiaro: è ancora presto per fare un primo bilancio, tuttavia la situazione odierna è molto diversa da quella verificatasi nel febbraio del 2022, quando la Russia invase l’Ucraina. 

Allora, dopo 15 giorni dall’inizio delle ostilità, il prezzo della benzina salì del 16,9 per cento, quello del Diesel addirittura del 23,8 per cento. Se, in termini monetari, a inizio marzo di tre anni fa il costo della “verde” superò i 2 euro al litro, per il gasolio il prezzo massimo lambì questa soglia. Solo successivamente, grazie al taglio delle accise introdotto dal Governo Draghi, i prezzi alla pompa sino alla fine del 2022 scesero ai livelli registrati al termine dell’anno precedente. In questi giorni, quando ci rechiamo nell’area di servizio a fare il pieno al nostro veicolo (auto, furgone aziendale, mezzo pesante, etc.), in modalità self la benzina la paghiamo attorno a 1,7 euro al litro, mentre il gasolio intorno a 1,6.

E’ comunque utile sottolineare che l’Iran non ha la stessa capacità produttiva della Russia. Su quasi 103 milioni di barili di petrolio estratti nel mondo ogni giorno, la Repubblica Islamica contribuisce per “soli” 3,8 milioni, mentre Mosca per 11,2. Certo, se la situazione dovesse precipitare, con un allargamento del teatro di guerra e/o una chiusura dello Stretto di Hormuz – dove, ricordiamo, transita il 30 per cento circa del petrolio mondiale e quasi il 20 per cento del gas –quasi sicuramente assisteremmo a uno choc petrolifero spaventoso, a una impennata dei prezzi su scala globale di tutte le materie prime. 

Dopo aver messo a punto queste riflessioni, l’Ufficio studi della CGIA tiene a precisare che di fronte all’orribile tragedia della guerra – che provoca morti, feriti, distruzione e miseria – parlare di effetti economici in capo a Paesi, come il nostro, che vivono a 3.500 chilometri dal conflitto, rischia di essere cinico e irrispettoso, in particolare nei confronti delle vittime di questo dramma.
 Ma rincari di luce e gas per 13,7 miliardi  

Se, come abbiamo visto più sopra, almeno per il momento non sono previste tensioni sul fronte dei prezzi dei carburanti, la stessa cosa non possiamo ipotizzarla per l’energia elettrica e il gas. Ancorché gli effetti sulle bollette delle imprese non siano riconducibili alla guerra in Medio Oriente, l’Ufficio studi della CGIA ha stimato in 13,7 miliardi in più (pari al +19,2 per cento) il costo che le imprese italiane dovranno sostenere quest’anno rispetto al 2024.  Di cui 9,7 per le bollette della luce e 4 per quelle del gas.

L’Ufficio studi della CGIA è giunto a questi risultati ipotizzando che per l’anno 2024 e per il 2025 i consumi in capo alle aziende siano gli stessi di quelli registrati nel 2023. Per quanto concerne i costi, invece, quelli del 2025 sono stati calcolati considerando un prezzo medio dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente negli anni 2023 e 2024; dal momento che i prezzi attuali di energia elettrica e gas viaggiano su una media semestrale (da gennaio 2025 ai primi 15 giorni di giugno) di 119 euro per MWh per i primi e di 43 per MWh per i secondi, l’ipotesi media annua di 150 euro al MWh e di 50 MWh sarebbe rispettata con prezzi medi dell’ordine dei 180 MWh per l’energia elettrica e di 60 MWh per il gas nell’intero secondo semestre del 2025: si tratterebbe quindi di una ipotesi di massima come indicato in precedenza.

Si fa presente che l’aumento dei costi energetici per le imprese risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica,  in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta (che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini ecc.). Pertanto, rispetto a un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 38% (stimato per il 2025 rispetto al 2024), le rispettive crescite dei costi per le imprese risulteranno inferiori (+18% per l’energia elettrica e +25% per il gas).

 

Foto di adrian susec su Unsplash

 

Bosch Digital Fuel Twin: prova digitale per i carburanti sintetici rinnovabili

Bosch Digital Fuel Twin: prova digitale per i carburanti sintetici rinnovabili

La transizione energetica nel settore dei trasporti passa anche dai carburanti sintetici rinnovabili, e Bosch compie un importante passo avanti con Digital Fuel Twin, una tecnologia che permette di documentare in modo digitale e verificabile l’uso di carburanti a basse emissioni. Un sistema pensato per rispondere alle crescenti esigenze di trasparenza e rendicontazione ambientale, offrendo soluzioni concrete a flotte aziendali, operatori logistici e produttori di carburanti.

 

Una prova digitale per una mobilità sostenibile

Nel contesto attuale, dove le normative europee impongono sempre più obblighi di tracciabilità delle emissioni, Bosch propone Digital Fuel Twin come strumento digitale certificato per monitorare e dimostrare l’uso di carburanti alternativi nei veicoli con motore a combustione. La tecnologia è integrata direttamente nel veicolo e registra in tempo reale la quantità, la qualità e l’impronta di CO₂ del carburante utilizzato.

I dati raccolti vengono inviati al cloud in uno spazio protetto, consentendo alle aziende di integrare queste informazioni nei propri report di sostenibilità. Si tratta di un passaggio essenziale per tutte le realtà che vogliono ridurre la propria carbon footprint in maniera misurabile e riconosciuta.

 

Come funziona Digital Fuel Twin

Il sistema Bosch si basa su tre pilastri fondamentali: tracciabilità digitale: il carburante viene seguito lungo tutta la filiera, dalla produzione al rifornimento; verifiche di plausibilità: incrocio tra dati dichiarati dai produttori, vendite ai trasportatori e registri delle stazioni di servizio; documentazione automatica: una “stretta di mano digitale” tra veicolo, stazione di rifornimento e cloud, che consente una prova verificabile dell’utilizzo. Questa infrastruttura garantisce che ogni litro di carburante venga certificato per impatto e tracciabilità, rappresentato da un gemello digitale (digital twin) aggiornato in tempo reale.

 

Applicazioni attuali e future

Digital Fuel Twin è stato installato su veicoli in retrofit per testarne l’affidabilità. Attualmente è utilizzato nel Tour d’Europe, una flotta sperimentale di auto e camion che attraversa l’Europa rifornendosi solo di carburanti sintetici rinnovabili. La soluzione Bosch è pensata per essere compatibile con: auto private e aziendali, camion e autobus, veicoli da cantiere e imbarcazioni. Entro il 2026, Bosch prevede di integrare il sistema direttamente nell’elettronica di bordo dei veicoli di serie, rendendo superfluo l’hardware aggiuntivo e limitando le possibilità di manomissione.

 

Un’opportunità per la neutralità climatica

Un punto chiave dell’iniziativa Bosch è il possibile riconoscimento, da parte dell’Unione Europea, dei veicoli a combustione che usano esclusivamente carburanti rinnovabili come zero emissioni. Se approvata, questa riclassificazione potrebbe cambiare radicalmente il mercato post-2035, data in cui l’UE prevede l’addio alle auto termiche tradizionali. In questo contesto, il Digital Fuel Twin rappresenterebbe un elemento imprescindibile per la certificazione del carburante e l’eventuale esenzione dai limiti normativi.

 

Cosa sono i carburanti sintetici rinnovabili

I carburanti sintetici rinnovabili sono ottenuti da biomasse, rifiuti organici e processi di sintesi alimentati da energia elettrica rinnovabile. Sono studiati per non emettere CO₂ aggiuntiva e sono compatibili con i motori a combustione esistenti. Tra i più noti: HVO100 (Hydrotreated Vegetable Oil): prodotto da oli vegetali riciclati, riduce le emissioni fino al 90%; E85 (etanolo 85%): per motori a benzina adattati, diffuso già da anni in Scandinavia e Paesi Bassi. Questi carburanti sono già disponibili in oltre 5.000 stazioni di rifornimento in Europa e la loro diffusione è destinata ad aumentare rapidamente.

 

Impatti pratici e vantaggi per le aziende

Le aziende di trasporto e logistica possono oggi: ridurre in modo concreto l’impatto ambientale delle proprie flotte; accedere a dati certificati da integrare nei bilanci ESG; prepararsi alle future normative europee in materia di CO₂ e green reporting; dimostrare concretamente il proprio impegno per la transizione ecologica.

 

Foto da ufficio stampa BOSCH

Kia Italia e la mobilità inclusiva: un veicolo per le persone con disabilità

Kia Italia e la mobilità inclusiva: un veicolo per le persone con disabilità

Kia Italia rafforza il proprio impegno nella Responsabilità Sociale d’Impresa con una nuova direzione strategica: rendere la mobilità accessibile a tutte le persone, senza esclusioni. Un obiettivo chiaro che prende forma attraverso iniziative concrete sul territorio italiano e scelte industriali mirate, capaci di trasformare le parole in azioni. Il primo passo di questo percorso è rappresentato dal supporto all’Open d’Italia Disabili supported by Regione Marche, torneo golfistico dedicato agli atleti con disabilità che si è tenuto al Conero Golf Club.

 

Kia con gli atleti paralimpici

In qualità di Mobility Partner del torneo, Kia Italia non si è limitata a garantire il supporto logistico alla manifestazione, ma ha istituito anche il Trofeo Kia, consegnato alla miglior giocatrice italiana in gara. Un gesto simbolico ma dal forte valore inclusivo, che testimonia la volontà del brand di sostenere le pari opportunità anche nello sport. L’iniziativa si inserisce in un piano più ampio di azioni locali legate alla CSR (Corporate Social Responsibility), finalizzate a promuovere mobilità, inclusione e accessibilità, pilastri fondamentali della visione futura di Kia.

 

Il PBV Kia PV5 WAV: mobilità su misura per tutti

Parallelamente all’attività sul campo, Kia porta avanti innovazioni concrete a livello di prodotto. La protagonista è la nuova gamma PBV – Platform Beyond Vehicle, progettata per adattarsi a ogni esigenza grazie a una piattaforma modulare estremamente versatile. Tra i modelli spicca il Kia PV5 in versione WAV (Wheelchair Accessible Version), un veicolo pensato per offrire un’esperienza di guida e trasporto totalmente inclusiva, realizzato nello stabilimento di Hwaseong EVO in Corea del Sud. Le caratteristiche principali: rampa laterale integrata per un accesso facilitato, sistema universale di ancoraggio per carrozzine, sedile ribaltabile in terza fila per facilitare l’assistenza, ampio spazio interno per familiari, accompagnatori e conducenti. 

Un mezzo ideale non solo per il trasporto di persone con disabilità, ma anche per garantire comfort e sicurezza a tutto il gruppo familiare o assistenziale, coniugando inclusione, design e funzionalità.

 

Un impegno coerente tra parole e azioni

Con queste iniziative, Kia non si limita a una comunicazione valoriale, ma traduce la sua visione CSR in progetti industriali tangibili. La creazione del PV5 WAV rappresenta la sintesi di una filosofia che vede nella tecnologia al servizio dell’uomo un’opportunità per eliminare le barriere e promuovere una mobilità davvero universale. “Rendere la mobilità accessibile a tutti è la nostra missione”, si legge tra le righe del nuovo percorso di Kia Italia, che promette di moltiplicare gli interventi locali a favore dell’inclusione, con una prospettiva di lungo periodo che coinvolge sport, società e innovazione tecnologica.

 

Verso una mobilità per tutti e sostenibile

La combinazione tra eventi sportivi inclusivi, come l’Open d’Italia Disabili, e prodotti automotive progettati per la disabilità rappresenta il segnale di un’evoluzione culturale che vede nella mobilità un diritto universale. Kia si propone come attore protagonista in questa trasformazione, con un impegno che va ben oltre il semplice business. CSR, design intelligente e vocazione sociale si fondono in un’unica strategia orientata alla responsabilità e all’innovazione, in linea con i più alti standard ESG richiesti oggi dal mercato e dalla collettività.

 

Foto da ufficio stampa KIA



Veicoli commerciali leggeri e incentivi: il Governo si dia una mossa

Veicoli commerciali leggeri e incentivi: il Governo si dia una mossa

Di Roberto Pietrantonio, presidente UNRAE

È fondamentale che il Governo introduca tempestivamente incentivi efficaci per i veicoli commerciali leggeri. L’iniziativa del MIMIT è senz’altro meritevole, ma richiede tempi certi e rapidi. Anche la misura annunciata dal MASE, benché conseguente a un sostanziale insuccesso, rappresenta un segnale positivo, ma per essere davvero utile dovrebbe diventare operativa quanto prima, mentre la stessa revisione del PNRR è ancora soggetta all’approvazione delle autorità europee. Inoltre, per i veicoli commerciali è fondamentale un coordinamento  efficace fra i due piani che eviti criticità operative e di mercato.

Per il piano del MASE, è anche necessario verificare la possibilità di modificare i vincoli  attualmente previsti in aggiunta all’obbligo di rottamazione – come la sede legale in aree  funzionali o la dimensione di microimpresa – che potrebbero compromettere l’efficacia  complessiva della misura adottata. UNRAE ha già indicato con chiarezza i principali fattori abilitanti per accompagnare la  transizione: infrastrutture e credito d’imposta. Misure coordinate e tempestive sono essenziali  per sostenere il mercato e garantire la competitività del comparto nel medio-lungo periodo.
Foto da ufficio stampa UNRAE

Auto ibride: in Italia dominano il mercato

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

Foto: Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE

 

Il mercato delle auto ibride in Italia è in forte espansione, ma la varietà tecnologica e la mancanza di una classificazione chiara e condivisa generano confusione tra consumatori e
operatori del settore
. È quanto emerge dalla nuova analisi dell’Osservatorio Auto e Mobilità
della Luiss Business School,
che propone di istituire criteri univoci nella definizione delle
diverse tipologie di ibrido.


Il panorama attuale: numeri e complessità
Il listino italiano delle auto nuove comprende 762 varianti ibride, suddivise su 244 modelli
e proposte da 48 marchi.
Di queste, il 62,3% (475 varianti) è rappresentato da Mild Hybrid, il
9,8% (75 varianti) da Full Hybrid, il 27,6% (210 varianti) da Plug-in Hybrid e lo 0,3% (2
varianti) da Range Extender.

Alcuni modelli Mild Hybrid permettono di “veleggiare” e di partire ed avanzare in elettrico
a velocità medio-basse.
Questo sottogruppo, che con 65 varianti costituisce il 14% di tutti i Mild
Hybrid a listino, viene oggi definito Middle Hybrid e rappresenta un fenomeno emergente e
trasversale.

Gli ibridi con batterie non ricaricabili dall’esterno costituiscono la componente più ampia
delle auto vendute sul mercato (44,9% in Italia – gennaio-aprile 2025 – e 35,9% in Europa –
primo trimestre 2025) e rappresentano il 72% delle vetture ibride presenti nel listino italiano.

Il dato medio rilevato per la capacità delle batterie dei Plug-in Hybrid (tecnologia che
permette di viaggiare con trazione esclusivamente elettrica per lunghi tratti anche a velocità
autostradali) è di 20,3 kWh e la percorrenza media in modalità puramente elettrica è di 78,9
chilometri.

Relativamente alle alimentazioni: il 77% dei modelli ibridi è alimentato a benzina, il 22% a
gasolio e lo 0,3% è bifuel GPL/benzina
. Dalla ricerca emerge una estrema eterogeneità nei criteri di classificazione: delle 13 metodologie analizzate, sono emersi ben 9 parametri differenti presi in considerazione. Il parametro a cui si fa maggior riferimento, sia a livello pratico che dal punto di vista accademico (viene utilizzato in 7 dei 13 casi), è la capacità del motore elettrico di muovere il veicolo senza l’ausilio del motore termico.
 
Si tratta però di un’informazione che oggi manca del tutto all’interno della procedura di omologazione (ciclo WLTP) che non registra la percorrenza in modalità elettrica per le vetture ibride non ricaricabili esternamente. L’unico criterio di distinzione di cui si tiene conto oggi all’interno del sistema di omologazione UE è, infatti, la bipartizione tra veicoli ibridi ricaricabili esternamente e veicoli ibridi non ricaricabili esternamente. Questa frammentazione rende difficile per i consumatori comprendere le effettive capacità elettriche dei veicoli.


La proposta dell’Osservatorio Auto e Mobilità
Per favorire una maggiore trasparenza e consapevolezza del consumatore/automobilista,
chiamato a scegliere in un panorama variegato e complesso, l’Osservatorio ha individuato due
metodi di classificazione applicabili nel breve e medio periodo.

Per quanto concerne il breve termine, si propone di applicare un indice oggettivo basato sul
“grado di elettrificazione” di un sistema ibrido,
che mette in relazione la potenza del motore
elettrico, quella del propulsore del motore termico e la massa del veicolo. A favore di questa
ipotesi vi è il fatto che tutte le variabili considerate sono rilevate in fase di omologazione e
disponibili sui documenti di circolazione.

Per il medio termine invece, l’Osservatorio avanza l’introduzione di un criterio basato sul
comportamento su strada, misurando la percentuale di percorrenza in modalità elettrica nei
cicli urbani.
Pertanto, le categorie, a titolo esemplificativo, sarebbero le seguenti: 
Full Hybrid: almeno il 60% di percorrenza a motore a combustione interna spento (sia in termini di tempo, sia di distanza percorsa); Middle Hybrid: tra il 30% e il 59% di percorrenza a motore a combustione interna spento (sia in termini di tempo, sia di distanza percorsa); Mild Hybrid: tra lo 0% e il 29% di percorrenza a motore a combustione interna spento (sia in termini di tempo, sia di distanza percorsa). La proposta descritta non può essere applicata nel breve termine perché manca al momento il contesto necessario a livello tecnico e regolamentare.

“La nuova ricerca dell’Osservatorio Auto e Mobilità della LUISS, di cui UNRAE è Partner,
evidenzia – dichiara Andrea Cardinali, Direttore Generale UNRAE – il dinamismo dell’industria automobilistica e i suoi ingenti sforzi verso la decarbonizzazione, che oggi passa
soprattutto attraverso l’elettrificazione in tutte le sue forme”.


“UNRAE valuta positivamente le proposte dell’OAM di classificazione dei powertrain ibridi,
che migliorerebbero la chiarezza verso i consumatori
grazie a una comunicazione
standardizzata – prosegue il Direttore Generale -. Un’adozione a livello europeo, inoltre, renderebbe i diversi mercati finalmente confrontabili”.


Un’evoluzione tecnologica iniziata oltre 25 anni fa
La ricerca ripercorre l’evoluzione storica dell’auto ibrida, dai primi prototipi storici, al lancio
della Toyota Prius nel 1997 – in coincidenza con la Conferenza sul clima di Kyoto – fino allo
sviluppo delle moderne varianti Mild, Middle, Full e Plug-in Hybrid, con l’aggiunta di altre
alimentazioni oltre alla benzina, come Diesel e GPL.


Foto Ufficio Stampa Unrae