Industria dell’auto in crisi: perché non è colpa del “Green Deal”

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali
di Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE
 
Attribuire la crisi del settore automobilistico al “Green Deal” è del tutto fuorviante. La flessione della produzione di autovetture nei principali mercati europei è una tendenza che caratterizza gli ultimi vent’anni, ben prima dell’introduzione delle norme del “Green Deal”. Peraltro, è in forte contrazione da molto tempo anche il mercato nordamericano, che con il “Green Deal2 nulla ha a che fare. È evidente come a penalizzare il settore sino ad oggi non siano state le normative, bensì l’assenza di una visione strategica e di politiche coerenti che avrebbero dovuto accompagnarle, per assicurare una transizione sostenibile, definita dagli obiettivi, economicamente e socialmente responsabile.
 
In Italia, in particolare, il mercato è stato vittima e tuttora risente di un atteggiamento politico ondivago, che ha disorientato consumatori e operatori. Questo ha rallentato la transizione energetica, con impatti negativi sul percorso di decarbonizzazione,
invertendo il trend di riduzione delle emissioni di CO2.
 
L’Italia, con una media più elevata di quella europea, non sta contribuendo a raggiungere l’attuale obiettivo europeo. Meno che mai il nuovo e più stringente target del 2025-29, che è già seriamente a rischio, esponendo le Case auto al pericolo di sanzioni, che l’ACEA ha stimato in 15 miliardi di euro per il 2025.
 
Non si può sanzionare il venditore se l’acquirente non compra ciò che è stato prodotto. Per evitare di affossare definitivamente gli investimenti nella transizione, è indispensabile cancellare le eventuali multe del 2025, in caso di sforamento dei limiti da parte delle Case automobilistiche.
Foto Ufficio Stampa Unrae

Brembo-Michelin: insieme per innovare

Brembo-Michelin: insieme per innovare

Brembo, leader globale nello sviluppo e nella produzione di soluzioni frenanti, e Michelin, produttore leader nel settore pneumatici ed esperto nell’innovazione dei materiali compositi, hanno firmato un accordo globale per sfruttare il pieno potenziale delle loro soluzioni intelligenti, con l’obiettivo di rivoluzionare le prestazioni dei veicoli e offrire ai conducenti più alti standard di sicurezza e comfort.


Per questa partnership, Michelin e Brembo hanno unito le loro competenze: eccellenza nei sistemi frenanti, modellazione dei veicoli e intelligenza artificiale per Brembo; leadership nella modellazione dei pneumatici e nello sviluppo di algoritmi per Michelin. Il risultato è un’innovazione basata sullo scambio continuo di dati in tempo reale tra il software delle soluzioni connesse di Michelin, che fornisce dati di aderenza dei pneumatici, e il sistema frenante innovativo SENSIFY di Brembo.
Questi dati unici sugli pneumatici consentono agli ingegneri di perfezionare il sistema frenante con eccezionale precisione, migliorando ulteriormente le caratteristiche di SENSIFY. Le soluzioni connesse di Michelin si basano sull’esperienza riconosciuta del Gruppo nella modellazione e simulazione per lo sviluppo degli pneumatici. Grazie al proprio know-how unico nell’analisi dei dati dei veicoli in tempo reale, Michelin ha sviluppato un portafoglio di software in grado di fornire informazioni in tempo reale al veicolo, come l’usura (Michelin SmartWear), il carico (Michelin SmartLoad) e l’aderenza (Michelin SmartGrip). Il software di Michelin funziona con tutte le marche di pneumatici.
Il sistema SENSIFY di Brembo, sviluppato per qualsiasi veicolo moderno, stabilisce un nuovo standard per i sistemi frenanti. La sua alta flessibilità, scalabilità e adattabilità lo rendono facile da integrare in qualsiasi modello. SENSIFY combina i componenti frenanti di Brembo con un cervello digitale che sfrutta l’intelligenza artificiale, algoritmi e sensori per controllare indipendentemente ogni ruota. Il risultato è uno dei sistemi frenanti più avanzati, progettato per offrire un’esperienza di guida eccezionale e una maggiore sicurezza.

I test iniziali, eseguiti virtualmente e sul campo, sono molto promettenti. Nella prima fase, i modelli di pneumatici e gli algoritmi di Michelin sono stati integrati con i modelli di frenata intelligenti di Brembo e le simulazioni dei veicoli in un ambiente completamente virtuale. Nella seconda fase, sono stati condotti test fisici sulle piste del Centro di Ricerca Michelin, dove i risultati delle simulazioni sono stati confermati.
I test hanno dimostrato riduzioni delle distanze di frenata fino a quattro metri in situazioni di emergenza, con gli stessi pneumatici e in varie condizioni. Un risultato impressionante, considerando che quattro metri è una distanza vicina alla lunghezza media di un’auto. Il sistema frenante ha anche mostrato tempi di risposta più rapidi, minima perdita di trazione, migliore stabilità laterale e assenza di bloccaggio delle ruote. Tutti questi fattori contribuiscono a un’esperienza di guida più fluida e confortevole.
Serge Lafon, presidente della Business Line Primo Equipaggiamento Automotive di Michelin, ha commentato: “Siamo entusiasti di unire le forze con un brand come Brembo, leader nel suo campo. La nostra passione condivisa per l’innovazione e l’eccellenza ci consente di fare un nuovo passo avanti nel migliorare la sicurezza dei consumatori. Obiettivo fondamentale per Michelin è consentire ai clienti di mantenere i loro pneumatici in uso il più a lungo possibile con totale tranquillità, per proteggere il loro potere d’acquisto e l’ambiente. Oggi, Michelin è una “data-driven company” dove la simulazione e lo sviluppo di software sono strumenti essenziali nel monitoraggio in tempo reale dei pneumatici. Insieme, Michelin e Brembo stanno costruendo una soluzione unica per i veicoli del futuro, sviluppati oggi dai produttori di automobili”.
“In Brembo, crediamo nel potere della tecnologia e dell’intelligenza artificiale,” ha detto Daniele Schillaci, CEO di Brembo. “Stiamo diventando sempre più un’azienda che unisce capacità nello sviluppo software con l’esperienza nel lato ruota del veicolo, grazie al nostro know-how unico nel padroneggiare pinze, dischi freno e materiali di attrito. SENSIFY rappresenta il nuovo standard nella frenata, che mirerà a una visione di zero incidenti. Questa partnership con Michelin dimostra il potere della collaborazione e dell’innovazione nell’industria automobilistica”.
Foto da ufficio stampa Brembo-Michelin

Tavolo Stellantis: bene gli impegni presi dal gruppo

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

di Roberto Vavassori, presidente ANFIA

Dopo un anno di intenso lavoro e mesi di dialogo a volte anche duro e diretto, ma sempre costruttivo, concludiamo i lavori del Tavolo Stellantis soddisfatti per gli impegni presi dall’azienda sulle produzioni nei diversi stabilimenti nazionali.
La previsione di portare a Pomigliano una nuova piattaforma small oltre alla nuova Pandina o anche di produrre modelli ibridi a Melfi e Cassino sono novità importanti, che offrono alla filiera italiana delle opportunità sia in termini di volumi più significativi
rispetto agli ultimi anni sia in termini di pluralità tecnologica.

Apprezziamo fortemente la dichiarazione di voler rinvigorire e migliorare i rapporti con i fornitori italiani, suffragata anche dalla nomina di una referente per l’Italia che avrà il compito di dialogare in modo costruttivo e trasparente con ANFIA, così da valorizzare la filiera e gestire in modo responsabile eventuali specifiche criticità.
La difesa dell’automotive europeo è la strada maestra sulla quale proseguire nei prossimi mesi e, anche avendo ascoltato tutti i presidenti di Regione presenti al tavolo, in rappresentanza di diverse parti politiche, l’auspicio è che si possa contare sulla
coesione nazionale
nel tentativo di far apportare delle modifiche alla regolamentazione comunitaria, per una transizione pragmatica.
In merito alle risorse del Fondo Automotive, riteniamo che siano ancora insufficienti e che le misure in materia di energia e ricerca debbano dare benefici diretti alle imprese, essendo gli strumenti attuali troppo complessi per le nostre aziende e rischiando, così, di sprecare tempo e risorse preziose.
Infine, ribadiamo le nostre proposte per il 2025: credito d’imposta diretto su ricerca e innovazione, taglio dei costi delle bollette e incentivi per i veicoli commerciali.
Foto ufficio stampa Anfia

A tu per tu con Massimo Ghenzer: Automotive World “scansiona” Wuang Chuanfu (BYD)

A tu per tu con Massimo Ghenzer: Automotive World "scansiona" Wuang Chuanfu (BYD)

Automotive World, l’appuntamento realizzato dal mensile “Auto” diretto da Andrea Brambilla, è giunto al terzo anno, con ben nove edizioni trasmesse online. Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, e Massimo Ghenzer, presidente di Areté, commentano le frasi significative pronunciate nel periodo da top manager automotive e non solo.

 

I big cinesi sono sempre più protagonisti. Ecco Wuang Chuanfu, amministratore delegato di BYD: “È giunto il momento per i brand cinesi. È un bisogno emotivo per 1,4 miliardi di cinesi vedere un marchio del nostro Paese diventare globale”.

AsConAuto International: nuova prospettiva internazionale per il service automotive

AsConAuto International: nuova prospettiva internazionale per il service automotive

Foto: il presidente di AsConAuto, Roberto Scarabel

AsConAuto, l’Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli, intraprende una nuova avventura internazionale con il progetto “AsConAuto International“, segnando l’inizio di un percorso di internazionalizzazione partito dall’ingresso nell’ICDP (International Car Distribution Programme). L’iniziativa nasce con il sostegno di Federauto e Findomestic, partner che condividono la visione di un futuro globale per l’automotive.

“Quattro consiglieri AsConAuto accompagneranno concessionari e autoriparatori che lo desiderano a eventi automotive internazionali per vedere cosa succede fuori dai confini italiani, conoscere altri modelli di business da mutuare o migliorare,” afferma il presidente Roberto Scarabel. “Questo progetto è la naturale evoluzione del nostro ingresso in ICDP e rappresenta uno step fondamentale per continuare a essere un punto di riferimento per chi opera con passione ed entusiasmo nell’automotive.”

L’iniziativa mira a espandere orizzonti e competenze organizzando una delegazione italiana che parteciperà agli eventi automotive più significativi a livello internazionale, iniziando dal NADA Show di New Orleans, in programma dal 23 al 26 gennaio 2025. Il NADA Show è uno dei più importanti eventi a livello mondiale per i concessionari e gli operatori del settore automotive, dove si discutono le ultime innovazioni, tecnologie e tendenze del mercato. Sarà un’occasione unica per ascoltare, apprendere e connettersi con il panorama mondiale dell’automotive, cercando di portare in Italia le best practices e le nuove tendenze del settore. L’invito è rivolto ai concessionari soci di AsConAuto e agli autoriparatori affiliati che desiderano unirsi alla delegazione italiana.

Il progetto AsConAuto International rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e di apertura per tutti coloro che desiderano ampliare le loro conoscenze e confrontarsi con le migliori pratiche del settore a livello mondiale. Una possibilità per guardare oltre i confini nazionali e raccogliere stimoli per affrontare le sfide future con maggiore consapevolezza e competenza.

La partecipazione agli eventi internazionali consentirà di entrare in contatto con altri modelli di business e di esplorare le dinamiche del service e della distribuzione dei ricambi originali in diversi mercati, aprendo nuovi orizzonti per tutti i membri della rete AsConAuto.

Foto ufficio stampa Quintegia

 

 

Aston Martin Valhalla: bolide da oltre 1.000 cv con tecnologia da F1

Aston Martin Valhalla

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

Aston Martin ha svelato la versione definitiva della Valhalla, una supercar destinata a entrare nel novero delle più esclusive e performanti auto del panorama automobilistico mondiale. Con la produzione in serie limitata di 999 esemplari che prenderà il via nel secondo trimestre del 2025, la Valhalla rappresenta il culmine dell’ingegneria automobilistica di Aston Martin e segna un passo importante nel trasferimento della tecnologia dalla Formula 1 alla strada.

Quando le corse insegnano

La Valhalla è il risultato di anni di ricerca e sviluppo, con un focus specifico sul trasferimento di soluzioni tecnologiche e aerodinamiche tipiche delle monoposto di Formula 1. Aston Martin ha infatti implementato numerosi sistemi avanzati sviluppati sui circuiti della classe regina del motorsport, con il chiaro intento di portare in strada una hypercar con le carte in regola per lanciare la sfida a concorrenti come McLaren Artura, Ferrari SF90 Stradale e Lamborghini Revuelto.

Powertrain ibrido

Sotto il cofano della Valhalla troviamo un sistema ibrido che sviluppa una potenza complessiva di 1.079 cv e una coppia massima di 1.100 Nm. Il motore V8 biturbo 4.0 litri da 828 cv è abbinato a tre motori elettrici che erogano complessivamente 251 CV. Questa configurazione permette accelerazioni mozzafiato, con uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 2,5 secondi e una velocità massima limitata elettronicamente a 350 km/h. Inoltre, la Valhalla offre la possibilità di percorrere fino a 14 chilometri in modalità completamente elettrica, con una velocità massima di 140 km/h.

Trazione integrale e aerodinamica attiva

La supercar inglese dispone di quattro modalità di guida: Sport, Pure EV, Sport+ e Race. Ogni modalità ottimizza i parametri di motore, sospensioni, sterzo, aerodinamica e sistema di elettrificazione per adattarsi al tipo di guida. A completare le qualità dinamiche di marcia ci sono il sistema di trazione integrale e il Torque Vectoring.

Un altro punto di forza della Valhalla è l’aerodinamica attiva. Prendendo ispirazione dalla Valkyrie, la Valhalla è in grado di generare una deportanza di 600 kg a 240 km/h, grazie a un alettone posteriore che si regola automaticamente in funzione della velocità e della resistenza aerodinamica richiesta. Ci pensa poi l’Integrated Vehicle Dynamics Control (IVC), il cervello elettronico della supercar, a gestire l’interazione tra sospensioni, trasmissione e aerodinamica, ottimizzando ogni aspetto della guida.

Interni in stile motorsport

Gli interni della Valhalla sono una fusione di lusso e prestazioni, con un design minimalista e sedili racing in fibra di carbonio per conducente e passeggero. Il cruscotto è dominato da due schermi digitali: uno per la strumentazione e l’altro per il sistema di infotainment. Il tutto è progettato per creare un ambiente in grado di esaltare la guida ad alta velocità e le sensazioni che da essa ne scaturiscono.

 

Foto da ufficio stampa ufficiale di Aston Martin

Arriva il 2025: un anno che condizionerà il nostro futuro

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto – (il messaggio natalizio ai giornalisti)

Nell’inviare i più fervidi auguri – miei e di Federauto – per le feste di fine anno e per il 2025 che sta per cominciare, voglio ringraziarti per l’attenzione e la disponibilità che tu e la tua testata avete voluto rivolgere, nel corso dell’anno che sta terminando, alle iniziative promosse e ai temi sollevati da Federauto.
Mi auguro che altrettanta attenzione e disponibilità vorrete dedicarci anche nel 2025 – e non ho motivo di dubitare – che già si annuncia gravido di questioni le cui soluzioni condizioneranno la nostra attività per molti anni a venire, prime fra tutte quelle legate al Green Deal europeo. Le
proposte di anticipare al 2025 la verifica sulla utilizzabilità dei carburanti alternativi all’elettrico, di sospendere le multe per i costruttori che non avranno rispettato il target sulle emissioni di CO2, di rivedere i regolamenti per aprire alla neutralità tecnologica sono i principali e già imminenti appuntamenti in agenda.

Ma sul tappeto ci sono anche questioni interne di grande portata, come la razionalizzazione del sistema degli incentivi (in particolare per l’autotrasporto) e la tanto attesa riforma della fiscalità sull’auto che ci vede penalizzati rispetto alla maggior parte degli altri Stati europei.
Su questi e sui tanti altri temi che il nostro settore – per le sue dimensioni, per la sua importanza, per la sua complessità, per la molteplicità dei suoi soggetti – non mancherà di porci, sono convinto che ci confronteremo con la stessa disponibilità e apertura mentale che ha contraddistinto fin qui i nostri rapporti.

Con questo spirito ti rinnovo – insieme a quelli di Federauto – i miei più fervidi auguri per un Buon Natale 2024 e un Felice 2025, in attesa di incontrarti personalmente in un’occasione pubblica o in uno dei nostri appuntamenti informali, così utili per conoscerci meglio e per confrontare di persona le reciproche opinioni.
Foto-Massimo Artusi Federauto © Francesco Vignali Photography

A tu per tu con Massimo Ghenzer: Automotive World “scansiona” Sergio Marchionne (ex FCA)

A tu per tu con Massimo Ghenzer: Automotive World "scansiona" Sergio Marchionne (ex FCA)

Automotive World, l’appuntamento realizzato dal mensile “Auto” diretto da Andrea Brambilla, è giunto al terzo anno, con ben nove edizioni trasmesse online. Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, e Massimo Ghenzer, presidente di Areté, commentano le frasi significative pronunciate nel periodo da top manager automotive e non solo.

 

Fanno sempre discutere e riflettere le affermazioni dello scomparso Sergio Marchionne, ex amministratore delegato della pure ex FCA: “Le autorità dovrebbero essere neutrali rispetto alle tecnologie, non possiamo prevedere ogni scenario possibile” (la frase risale al 2013).

Auto, pensieri e parole… scritte: cambiare le regole o sarà Caporetto

Auto, pensieri e parole... scritte: cambiare le regole o sarà Caporetto
di Mario Verna, manager automotive

L’auto alla prova più dura: dover dire che il 2035 è impossibile, senza dirlo.

È un tabù che una certa politica non può infrangere, così come gli ambienti eco-chic che vivono di economie cloud lontane dalla gente e dalla realtà. Quelli a cui piace fare i salvatori del mondo perché ci si guadagna.

 

Saranno 270mila i posti di lavori a rischio – ci dicono da Confindustria – per il #Green deal. E mentre l’Europa brucia, c’è ancora qualche commissario nordico che fa ancora il duro e puro, perché in fondo i tulipani non hanno quattro ruote.

 

Resistere non basta più, vale la pena ricominciare a riprendersi quello che è nostro, non solo industria e sviluppo, non solo leadership e innovazione, anche – e soprattutto – dignità. 

 

L’automobile se lo merita, così come quelli che ci lavorano.

Stati Uniti, Europa e Cina: cosa cambia con Trump alla Casa Bianca

L’Europa contro l'Europa: il conto è arrivato

di Andrea Taschini, manager automotive (dal magazine “Parts”)

Nel novembre 1980 Ronald Reagan vinse le elezioni e il 20 gennaio dell’anno successivo si insediò alla Casa Bianca.

Il decennio che precedette l’elezione fu attraversato in tutto il mondo occidentale, da eventi destabilizzanti sia sotto il profilo economico che quello sociale. Si iniziò male: nell’autunno del 1973 la crisi petrolifera e quindi energetica scatenata dalla guerra del Kippur, mise in ginocchio indistintamente il tessuto industriale di Stati Uniti e Europa.

Il continente europeo nello specifico, fu tormentato da moti sociali e politici così forti che divenne terreno fertile per il terrorismo che soprattutto nel nostro paese causò centinaia di vittime; il Partito comunista francese e quello italiano raggiunsero percentuali tali da far temere a più riprese la tenuta atlantica dell’Europa, mentre il Regno Unito sprofondava in una crisi economica così acuta da rischiare il proprio dissolvimento.

L’apice della crisi occidentale fu toccato con l’umiliante occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran dove per ben 15 mesi 52 diplomatici americani furono presi in ostaggio dal governo iraniano. All’inizio del nuovo decennio davvero sembrava che l’Occidente stesse capitolando di fronte all’incapacità di una classe politica molto ideologizzata, ma soprattutto soverchiata dall’attivismo sovietico.

Serviva una svolta, un colpo di reni e d’orgoglio che sembravano svaniti dopo tre decenni di crescita e benessere.

Il primo segnale di risveglio dal torpore occidentale fu l’elezione di Margaret Thatcher che conquistò il numero 10 di Downing Street nel maggio del 1979, prima donna a ricoprire una carica così alta in tutto il mondo industrializzato; poi come detto, Reagan l’anno seguente conquistò la Casa Bianca.

Sembravano allora due eccezioni poco credibili per i parametri di giudizio dei tempi: un ex attore di B movie e una donna non avrebbero certo potuto certo risolvere una crisi cosi profonda e oramai considerata dai più come irreversibile.

Invece il vento cambiò all’improvviso e successe quasi contemporaneamente in tutto il mondo. Anche in Italia, i giovanotti della borghesia bene, dopo aver terrorizzato per anni le città con la P38, si trasformarono in men che non si dica in paninari “armati” di Moncler e Timberland.

Il resto è storia con la quale si possono trarre due conclusioni: la prima citando Albert Einstein, è che chi ha creato il problema non è il miglior individuo per risolverlo, la seconda è che il vento del cambiamento è di solito inaspettato e inarrestabile.

 

Nuove svolte, vecchie assonanze 

L’Europa a noi contemporanea, ha per certi versi parecchie assonanze con quella degli anni 70: crescente crisi economica e sociale, povertà energetica, salto quantico delle tecnologie disponibili, inasprimento delle prospettive geopolitiche, due guerre ai nostri confini: insomma, si può affermare che è in atto un mix esplosivo di proporzioni estremamente preoccupanti.

Non tutte le svolte nella storia umana avvengono nei tempi dovuti e, soprattutto, nelle modalità consone e auspicabili, ma con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti non vi è dubbio siamo stati messi di fronte a un cambiamento così decisivo che l’Europa non può esimersi dal prenderne atto con realismo.

Quali saranno gli effetti di questa svolta e più ancora quali i risultati non è facile prevederlo, ma sicuramente tra le tante intenzioni proclamate dalla futura amministrazione Trump (di cui non si può non tenerne conto), ci sono la sburocratizzazione dell’apparato federale, la liberalizzazione dell’economia che rispetto a quella europea è già enormemente meno legata da vincoli e orpelli, la difesa della produzione interna e soprattutto un approccio molto aggressivo nei confronti dell’espansionismo commerciale cinese, tutte questioni che risultano in netto contrasto con le politiche attuate dall’Unione Europea nell’ultimo decennio.

 

L’Europa perduta patria

Tra le due potenze maggiori che compongono l’Occidente, Europa e Stati Uniti, la prima è senza possibilità di equivoci, quella in più gravi difficoltà sia ad affrontare i propri problemi interni sia a fronteggiare la nuova amministrazione americana che come detto sembra voler velocizzare il passo verso un nuovo paradigma socio-economico.

Non vi è alcun dubbio che se l’Unione Europea ha speso gli ultimi tre lustri a legiferare contro se stessa tra un’immensa quanto inutile burocrazia e un auto-punizione delle proprie capacità energetiche, negli Stati Uniti è prevalsa la volontà di spingere crescita e competitività tanto è che dall’inizio del Millennio il loro PIL è incrementato il doppio rispetto all’Europa comunitaria e oggi possono ora vantare una superiorità sia economica che tecnologica senza paragoni.

Per fare un esempio molto concreto dell’inefficienza dell’Unione Europea, si può citare che dopo 150 giorni dalle elezioni di giugno, non ha ancora insediato il proprio governo e per quel poco che si è capito, la maggioranza a Bruxelles si reggerà su assetti variabili a seconda delle eventualità contingenti, mentre l’Amministrazione americana a meno di un mese dalle consultazioni, ha già la squadra di governo pronta con un fronte compatto tra Congresso, Senato e Xorte suprema.

Da aggiungere si potrebbe inoltre affermare che la narrazione ideologica europea sul net-zero si sta rivelando un disastro (annunciato) su tutti i fronti: la scarsità energetica che l’Unione si è autoinflitta, ha portato il costo dell’energia al 158% in più rispetto a USA e Cina, mentre la dipendenza da Pechino dalle tanto agognate fonti rinnovabili è da considerarsi totale dato che la Cina con il 94% del mercato mondiale ha in pugno la produzione di pannelli fotovoltaici, pale eoliche e batterie per auto elettriche.

La politica dell’Unione Europea per questo e molto altro, senza un sostanziale cambio di rotta, giungerebbe a un preoccupante disaccoppiamento industriale e strategico con Washingtonche mai è avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale con le dovute conseguenze economiche che sarebbero inimmaginabili.

 

Il terzo incomodo: la Cina

Tra le svariate e fantasiose iniziative europee guidate dalla Germania, e per questo non dobbiamo sorprenderci se i tedeschi sono in ginocchio, c’è il tentativo di accoppiare la propria economia con quella di Pechino. L’illusione che la Cina potesse avere bisogno dei prodotti europei e fosse un canale di sbocco per le merci europee, è stata non solo smentita dai fatti ma è da considerarsi risibile.

La Cina è a tutti gli effetti un vero Paese sovranista che predilige consumare i propri prodotti soprattutto da quando la crisi economica,. dettata da una gigantesca sovrapproduzione, interna sta costringendo il Governo comunista a spingere il consumo di merci autoctone piuttosto che quelle importate. C’è solo da meravigliarsi di come eminenti professori e manager europei non abbiano capito la vera natura del paese asiatico credendo di poter allargare all’infinito il mercato premium di importazione della Cina.

Non è infatti nozione comune che il vero Paese protezionista è quello cinese dove da sempre i dazi e le barriere all’entrata sono stati robusti e trasversali su ogni produzione estera? I Governi europei, al contrario, per contenere l’inflazione e le emissioni di CO2 hanno sempre lasciato libera l’importazione creando i presupposti per un impoverimento industriale e dei lavoratori del nostro Continente.

Non vi è dubbio che lo spostamento a destra delle preferenze degli elettori europei derivi proprio dai risultati di queste politiche attuate negli ultimi due decenni che se non verranno modificate urgentemente provocheranno il collasso economico e sociale dell’Unione.

 

I dazi di Trump e i costi europei

Sfatiamo un mito: i dazi del 20% minacciati da Trump verso i prodotti europei non sono altro che un ribilanciamento della svalutazione dell’Euro nei confronti del dollaro. Nel giugno del 2021 un dollaro valeva 1,22 euro mentre oggi vale 1,05 e cioè il 15% in più. Vale a dire che rispetto a tre anni fa il bilancio cambierebbe poco anche perché è attesa un ulteriore deprezzamento della nostra moneta come conseguenza della debolezza dell’economia continentale.

L’Europa ha quindi una sola missione da compiere: recuperare competitività se vuole ancora esistere sui mercati internazionali. I costi industriali a parte quelli disastrosi energetici dovuti al Green Deal di cui in passato abbiamo già lungamente scritto, sono di varia e trasversale natura.

Fare impresa in Europa è divenuto molto difficile; la complessità è principalmente causata dai tanti aspetti legislativi che ostacolano volutamente le attività produttive in ogni settore.  Sebbene sia evidente a tutti la tragicomica situazione all’interno dei palazzi di Bruxelles, resistono ancora grossi e potenti baluardi ideologici che impediscono alle aziende europee di competere ad armi pari sui mercati internazionali.

Con l’avvento della nuova Amministrazione americana credo che non avremo sconti né li avremo in misura ancor maggiore dal Governo comunista cinese. In conclusione si può affermare che l’Europa sta vivendo parecchio sopra i propri mezzi e senza una precisa meta in cui approdare. Senza azioni forti, concrete e urgenti, l’Unione finirà come un vaso di coccio in mezzo a due vasi di bronzo.

La sensazione è che invece a Bruxelles viga uno stato confusionale molto accentuato: senza alcun leader all’altezza della situazione, ma con molte comparse insignificanti e ciò fa tanto ricordare quel genio di Flaiano che anni fa ebbe cinicamente a scrivere: ” …sono un pugno di uomini indecisi a tutto”.

Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario