Le ibride superano le auto benzina: ma l’UE persevera nell’errore sull’elettrico

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”

IL “SUSSIDIARIO.NET” INTERVISTA PIERLUIGI BONORA, di Paolo Rossetti 

“Le ibride sorpassano le auto a benzina. Nella classifica delle vendite europee di settembre, per la prima volta, risultano le vetture più gettonate: ne sono state immatricolate oltre 337mila (+12,3%), mentre le macchine a benzina sono scese del 18,8%, arrivando a quota 329mila. Il mercato insomma – osserva Pierluigi Bonora, giornalista de Il Giornale ed esperto del settore automobilistico – sta dando una lezione alla UE: le tanto decantate auto elettriche, pur registrando un lieve incremento, rimangono ancora poco richieste dagli automobilisti, che invece suggeriscono l’ibrido come soluzione principale. Un dato che suona anche come invito alla politica a cambiare i piani per il 2035, quando si potranno produrre solo auto elettriche o con carburanti sintetici. La Von der Leyen, tuttavia, finora non ci sente. Anzi, nonostante la sconfitta elettorale dei Verdi, continua a spingere per realizzare il Green Deal senza grossi cambiamenti”.

 

Per la prima volta, le vendite di auto ibride hanno superato quelle delle auto a benzina, con le elettriche ancora poco apprezzate. Un segno dei tempi?

“La soluzione ibrida senza spina è la migliore. Se prendi una full hybrid utilizzi, come vogliono i grandi soloni del green, una parte elettrica, per poi andare anche con il motore endotermico. Addirittura ora ci sono macchine three fuel, che vanno a benzina, ma anche con elettrico e GPL”..

 

È anche una lezione alla UE da parte del mercato?

“Sì: l’imposizione dell’elettrico come unica arma per abbattere le emissioni non funziona, è strumentale, ideologica. L’auto è da sempre simbolo di libertà: chi ne compra una deve avere la possibilità di scegliere la soluzione più confacente alle sue necessità. Abitando a Milano, per esempio, l’auto elettrica potrebbe essere la scelta ideale. Ma ci sono anche altre soluzioni, come le vetture alimentate con i biocarburanti. La verità è che l’ambiente è diventato fonte di business e di speculazioni politiche e a farne le spese è l’economia europea: in Italia tocchiamo con mano il rischio della chiusura di molte fabbriche”.

 

Sono i consumatori che si sono orientati verso le vetture ibride o sono stati condizionati, forzati dal mercato?

“Quando due anni fa ho dovuto scegliere che macchina prendere, ho optato per la soluzione del noleggio a lungo termine di una ibrida senza la spina. Ho avuto l’occasione di usare le plug-in, ma devo essere sincero, non ho mai usato la parte elettrica: è una scocciatura. È anche una fonte di stress: devi programmare il viaggio, le soste, preoccuparti se la colonnina di ricarica funziona o meno. Quello dell’ibrido è un segnale importante, deve essere preso in considerazione: il grande errore della politica e delle case automobilistiche è stato quello di non aver ascoltato il mercato”.

 

Intanto Stellantis  dice che, se non riuscirà a vendere le auto elettriche, produrrà meno endotermiche per rispettare i target percentuali stabiliti dalla UE. Perché devono puntare paradossalmente a realizzare meno auto di un certo modello?

“Stellantis non vuole pagare multe per il prossimo anno, se rimarranno. Jean-Philippe Imparato, portavoce di Carlos Tavares, ha detto che se l’elettrico non va, l’azienda produrrà meno auto endotermiche. Ma questo cosa vuol dire, chechiuderanno fabbriche in Italia? Già sono ai minimi storici. Se togliamo le 500 elettriche e le Maserati, tutti gli altri impianti producono endotermiche e ibride: se tagliano la produzione, per l’Italia è finita. Stellantis può anche evitare le multe, ma il problema è il parco auto che rimane invenduto, soprattutto per l’elettrico”.

Sull’acquisto delle ibride, almeno in Italia, hanno inciso anche gli incentivi?

“Ci sono incentivi per le auto con livelli di emissione fino a 135 gr/km. Ma gli incentivi sono rimasti perché la gente non sa cosa fare. Comunque, sono macchine che costano, i prezzi si sono alzati. Per questo la gente preferisce tenersi ancora la vecchia auto e il nostro parco macchine rimane vecchio”.

 

Fino a quando potremo comprare auto che non siano elettriche?

“Spero che i politici, anche italiani, premano perché cambino le cose. Vedo che il PPE lo sta facendo. Spero che non si arrendano. La von der Leyen, intanto, mette come responsabile delle politiche green Teresa Ribera, che sulle auto elettriche dal 2035 non vuole tornare indietro. È considerata ancora più intransigente di Frans Timmermans, che nella scorsa legislatura europea è stato uno dei grandi fautori della svolta green. I verdi sono stati ridimensionati dal voto europeo, ma su questo punto si va avanti. Perché sono ancora al potere se la gente li ha bocciati?”.

 

Le concessionarie influiscono sull’andamento del mercato? Ci sono motivi che le inducono a spingere le ibride piuttosto che le elettriche?

“Le Case automobilistiche le obbligano a procedere alle autoimmatricolazioni (cedendole poi a chilometri zero), per far figurare che vendono, raggiungendo le quote di mercato previste. In estate c’è stato un boom dell’utilizzo degli incentivi per le elettriche, ma non è che sulla strada si vedono tutte queste macchine di questo tipo”.

 

Follie dell’agenda climatica: perché solo ora le lamentele?

Follie dell'agenda climatica: perché solo ora le lamentele?
di Gianclaudio Torlizzi, consigliere del ministro della Difesa
Fioccano ormai le dichiarazioni di politici e top manager contro le follie dell’agenda climatica europea. Benissimo. Ma dov’erano tutti questi 5 anni fa?
Era quello il momento di intervenire! E soprattutto, che pensano di fare concretamente ADESSO?
Foto ufficio stampa Gianclaudio Torlizzi

Auto cinesi, la Turchia fa da ponte: l’allarme di Federmotorizzazione

L'UE e l'auto: occorre la piena neutralità tecnologica

Foto: l’eurodeputato Carlo Fidanza

Federmotorizzazione Confcommercio Mobilità ha recentemente acceso i riflettori su un’importante questione relativa al mercato automobilistico europeo, presentando un’interrogazione alla Commissione Europea. La domanda riguarda l’ingresso massivo di automobili cinesi nel mercato dell’Unione Europea attraverso la Turchia, sfruttando l’accordo di unione doganale tra Ankara e Bruxelles, che consente alle merci di circolare liberamente senza l’applicazione dei dazi doganali.

L’interrogazione è stata avanzata dall’on. Carlo Fidanza, capo delegazione ECR Group e membro della Commissione TRAN, e già discussa al Parlamento Europeo. In un contesto dove i dazi sulle importazioni dirette di auto dalla Cina sono stati rafforzati per contrastare pratiche commerciali non corrette,l’accordo con la Turchia potrebbe rappresentare una via per aggirare le sanzioni, permettendo ai produttori cinesi di continuare a vendere in Europa senza ostacoli.

Gli aspetti che l’interrogazione mira a chiarire sono tre. Capire se la Commissione Europea è a conoscenza della strategia di ingresso delle auto cinesi tramite la Turchia, conoscere le misure che intende adottare per proteggere la competitività dell’industria automobilistica continentale, e appurare chi e in che modo assicurerà che l’accordo di unione doganale con la Turchia non sia utilizzato in modo improprio per aggirare i dazi sulle importazioni.

La questione è emersa in un contesto di crescente preoccupazione da parte delle aziende europee del settore automotive, che vedono minacciata la loro competitività a causa del meccanismo che permette ai produttori cinesi di evitare tariffe aggiuntive, che possono arrivare fino al 31,3% per veicoli provenienti direttamente dalla Cina. L’interrogazione ha evidenziato come nel 2023 la Turchia abbia prodotto 1,4 milioni di veicoli, una cifra destinata a crescere, creando un rischio di squilibri per l’industria europea.

I rapporti tra Turchia e Cina si sono intensificati negli ultimi anni, con investimenti significativi di colossi cinesi come BYD e Chery nel settore automotive turco, beneficiando di condizioni vantaggiose per l’apertura di impianti di produzione. L’accordo di libero scambio tra UE e Turchia, infatti, rappresenta un’opportunità per aggirare i dazi che gravano sulle auto importate direttamente dalla Cina verso il mercato europeo.

Federmotorizzazione Confcommercio Mobilità vuole attirare l’attenzione delle istituzioni europee e dei media su questa situazione critica. L’associazione sottolinea l’urgenza di adottare misure che impediscano l’utilizzo improprio dell’unione doganale tra UE e Turchia, al fine di salvaguardare l’industria europea dall’invasione di prodotti cinesi che aggirano i dazi.

La Federazione Nazionale Commercianti della Motorizzazione, supportata dalle associazioni di categoria, intende sensibilizzare l’opinione pubblica e i settori interessati, soprattutto ora che il Parlamento Europeo ha avviato il dibattito sulla questione. Il settore automobilistico europeo, già sotto pressione a causa delle sfide legate alla transizione energetica e alle nuove normative ambientali, rischia di subire ulteriori danni se non verranno introdotti controlli più rigorosi sugli accordi commerciali con Paesi extra-UE.

Federmotorizzazione Confcommercio Mobilità continuerà a seguire da vicino gli sviluppi, e chiede un intervento tempestivo della Commissione per evitare che l’industria automobilistica europea venga penalizzata ulteriormente.

Auto: quel “cartello” che non c’è

Mercato dell'auto: piatto perché forzato
di Mario Verna, manager automotive
E adesso raccontarsi delle favole serve a poco, perché se le cose vanno male non è un bene per nessuno:  produttori, alle prese con scelte politiche scellerate, ma incapaci di fare cartello  per difendere il settore; consumatori, con un parco circolante che non smette di invecchiare trovano nei listini prezzi non più affrontabili e, dunque, aspettano ancora; reti di vendita, vessate dagli errori altrui, piene di stock invenduto (e invendibile) a combattere con la crescita del costo del denaro e la diminuzione ulteriore di marginalità.

Magari arriverà un giorno in cui si potrà dire: ho sbagliato. Perché solo così si può ripartire e provare a salvare sviluppo e posti di lavoro.

Mostra Scambio di Lariofiere: tributo ai miti e sostegno agli Amici della Paraplegia

Mostra Scambio di Lariofiere: tributo ai miti e sostegno agli Amici della Paraplegia

Va in archivio anche l’edizione 2024, della Mostra Scambio di Lariofiere Erba (Como) con il supporto di tanti tra club e volontari, tutti al volante per una nobile causa. Dopo quindici edizioni, di cui le prime a Osnago, l’instancabile Angelo Colombo, insieme all’Associazione Amici della Paraplegia, con il Patrocinio gratuito dell’Associazione Amatori Veicoli Storici A.A.V.S (federata FIVA dal 2000 www.aavs.it ), ha di nuovo unito le auto d’altri tempi, insieme al desiderio di fare del bene.

La Mostra Scambio di Erba, dedicata alla memoria di Dino Cordaro, è una manifestazione che negli anni si è guadagnata il suo affezionato pubblico, e che quest’anno, insieme al Registro Fiat Italiano, ha dedicato un Tributo alla Fiat 600, colei che ha motorizzato l’Italia, nell’attesa del relativo settantesimo anniversario che si terrà nel 2025.
La Mostra Scambio di Erba, da sempre, ha la sua linfa vitale nella grande e appassionata partecipazione di quelle tante associazioni di amatori a due e quattro ruote, gente che si rimbocca ben volentieri le maniche pur di permettere a questo eroe in carrozzina di portare a compimento, con successo, questo piccolo grande gioiello di manifestazione.

L’auto in Europa: in Italia solo il 7,3% di quota per le “ricaricabili”

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

A settembre 2024, rallenta la flessione del mercato europeo dell’auto, che, dopo  il pesante calo di agosto (-16,5%), chiude a -4,2%. Nel mese, tre major market su cinque (incluso UK) mantengono una variazione negativa:  -11,1% la Francia, -10,7% l’Italia e -7% la Germania. In recupero, invece, i mercati di  Spagna (+6,3%) e Regno Unito (+1%).  

A settembre, nell’area UE-EFTA-UK, la quota di penetrazione delle vetture “variamente  elettrificate” – ovvero auto ibride tradizionali, auto elettriche a batteria (BEV) e auto  ibride plug-in (PHEV) – è pari al 60,1%, mentre quella delle sole auto alla spina (BEV e  PHEV) è del 26,4%. In Italia, nel mese, le elettrificate pesano per il 46,7%, mentre la  quota delle sole ricaricabili (BEV e PHEV) è di appena il 7,3%. 

Con i risultati poco brillanti del terzo trimestre, l’ingresso nell’ultimo trimestre dell’anno è ancora più debole del previsto e si ipotizza una chiusura del 2024 intorno a  12.700.000 immatricolazioni, con un ribasso che potrebbe arrivare fino all’1,5% rispetto  al 2023.

Riguardo al contesto competitivo in cui il mercato si muove, il voto del Comitato difesa commerciale dell’UE sui dazi cinesi ha recentemente confermato le tariffe provvisorie già note con l’intento di ristabilire condizioni di parità a livello commerciale. Questo,  tuttavia, riguarda solo un aspetto del quadro competitivo del settore automotive  europeo, che necessita soprattutto di una strategia industriale globale per affrontare la transizione energetica, che garantisca l’accesso alle materie prime critiche,  l’approvvigionamento energetico a costi accessibili, un quadro regolatorio coerente,uno sviluppo appropriato della rete di ricarica elettrica e di rifornimento per i carburanti a  basso impatto ambientale.

Politiche UE sull l’auto: serve chiarezza con urgenza

Elettrificazione UE: bene una nuova strategia e le misure incentivanti per le flotte

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

Serve assolutamente e urgentemente chiarezza sulle politiche ambientali e doganali dell’Unione Europea. A livello nazionale, auspichiamo che il settore automotive venga preso in giusta considerazione nella imminente Legge di Bilancio 2025, benché non compaia nelle recenti dichiarazioni dei vertici dell’Esecutivo. È, inoltre, fondamentale che il Governo intervenga con un DPCM dedicato, delineando un piano pluriennale per supportare concretamente il percorso di transizione energetica del nostro Paese.
Sul fronte incentivi riteniamo necessari interventi immediati su tre fronti cruciali: innanzitutto, la piena disponibilità dei 240 milioni di fondi residui dalla dotazione incentivi 2024; in secondo luogo, il recupero dei 250 milioni stanziati nel 2022 per il 2025 e poi stornati dal DL Coesione; infine, l’eliminazione del price cap per la fascia 0-20 g/km di CO2, o quantomeno la sua equiparazione alla fascia 21-60 g/km.
Un tema di particolare urgenza, che l’UNRAE evidenzia da tempo, riguarda la revisione della fiscalità delle auto aziendali, che rappresenta una leva strategica per lo sviluppo del mercato delle auto a zero e bassissime emissioni. È quindi necessario modificare l’attuale sistema, modulando la detraibilità IVA e la deducibilità dei costi in funzione delle emissioni di CO2, e riducendo il periodo di ammortamento a tre anni.
Questa modifica avrebbe un effetto positivo: accelererebbe il ricambio delle flotte aziendali e garantirebbe una maggiore disponibilità sul mercato dell’usato di veicoli più ecologici a prezzi più accessibili, contribuendo così al rinnovo del parco circolante con mezzi più virtuosi sia in termini ambientali che di sicurezza.

Drivalia rivoluziona la mobilità con soluzioni sostenibili e auto accessibili

Drivalia, leader nella mobilità sostenibile, ha ampliato il proprio portafoglio con il progetto Drivalia Future e il lancio di Future Lease, offrendo auto usate di qualità a prezzi competitivi. Con un impegno verso l’economia circolare, l’azienda propone soluzioni di mobilità accessibili e sostenibili, pronte a conquistare il mercato italiano ed europeo.

 

Drivalia, società di noleggio e mobilità del gruppo CA Auto Bank, continua a espandere la propria offerta con soluzioni innovative e sostenibili, consolidando la sua posizione di leader nel settore. Con Drivalia Future, la società non solo punta a soddisfare le esigenze di chi cerca una mobilità accessibile, ma lo fa con un occhio attento alla sostenibilità e all’economia circolare.

 

L’evoluzione di Drivalia: dalla mobilità tradizionale al futuro sostenibile

Drivalia è nata come società specializzata in soluzioni di noleggio e leasing, ma negli ultimi anni ha ampliato il proprio orizzonte per diventare un attore chiave nel panorama della mobilità moderna. Oggi l’azienda vanta una gamma di soluzioni a 360°, che comprendono i noleggi a breve, medio e lungo termine, l’abbonamento auto e il car sharing elettrico, a cui si sono aggiunte la vendita e il noleggio di veicoli usati certificati. Questo approccio diversificato risponde alle esigenze di una clientela che cerca flessibilità e convenienza, senza compromettere la qualità.

 

Drivalia Future: il futuro dell’economia circolare

Drivalia Future rappresenta una svolta nel modo di intendere il ciclo di vita dei veicoli. Le auto della flotta, una volta terminato il noleggio o l’abbonamento, non vengono semplicemente dismesse, ma rigenerate e rivendute. Grazie a un attento processo di certificazione, i veicoli vengono sottoposti a controlli di qualità rigorosi e riproposti sul mercato come auto di seconda mano di alta gamma.

L’acquisto può avvenire sia tramite la piattaforma digitale di Drivalia Future, sia presso i Future Store, attualmente presenti a Roma e Torino e destinati a espandersi in altre città come Milano e Napoli. Questi punti vendita fisici permettono ai clienti di vedere dal vivo i veicoli disponibili e ricevere un servizio personalizzato. Il progetto è in linea con l’obiettivo di offrire una soluzione completa di mobilità sostenibile e accessibile, non solo in Italia, ma anche in altri mercati europei.

La piattaforma digitale di Future, presentata per la prima volta in Italia nel 2023, è un esempio perfetto di questa evoluzione. Si tratta di un sistema che consente di estendere la vita delle auto usate della flotta, proponendo veicoli che hanno completato il ciclo di noleggio o abbonamento, ma che sono ancora in perfette condizioni e pronti per essere venduti a nuovi proprietari. Le auto proposte in vendita sono veicoli che hanno percorso meno di 25.000 km e hanno un’età inferiore ai 24 mesi, garantendo così una seconda vita all’insegna della qualità e della sostenibilità.

 

 

Future Lease: una nuova formula di mobilità sostenibile

Una delle innovazioni più recenti introdotte da Drivalia è il Future Lease, una formula di noleggio a lungo termine pensata per i veicoli usati. Questa iniziativa si inserisce perfettamente nella filosofia dell’azienda, volta a promuovere l’economia circolare e il rinnovo del parco auto circolante. Future Lease permette di noleggiare un veicolo di alta qualità a un prezzo competitivo, assicurando un impatto ambientale ridotto e un risparmio economico per il cliente.

Questa nuova offerta si sta già affermando sul mercato italiano e prevede un’espansione in altre nazioni europee, come confermato dall’azienda. L’obiettivo è quello di portare Future e Future Lease anche in paesi come la Francia, la Spagna e la Germania, per rispondere a una domanda crescente di mobilità sostenibile e accessibile in tutta Europa.

 

La visione del CEO Paolo Manfreddi

Paolo Manfreddi, CEO di Drivalia, ha spiegato l’importanza di questi nuovi progetti per l’azienda: “Il nostro obiettivo è offrire una seconda vita alle auto della nostra flotta, garantendo un’alternativa di mobilità accessibile e di qualità. Drivalia Future riflette il nostro impegno verso uno sviluppo sostenibile e responsabile, già attivo con successo in altri Paesi europei”.

Manfreddi ha sottolineato che la missione di Drivalia è quella di essere un pioniere nella mobilità del futuro, proponendo soluzioni che non solo riducono l’impatto ambientale, ma rendono anche l’auto accessibile a una vasta platea di utenti, dai privati ai professionisti, passando per le piccole e medie imprese.

 

Jojob: ecco l’Osservatorio “Aziende in Movimento” sul carpooling aziendale

Jojob: ecco l'Osservatorio "Aziende in Movimento" sul carpooling aziendale

Nel panorama della mobilità sostenibile in Italia, Jojob si distingue con il lancio dell’Osservatorio “Aziende in Movimento“, che analizza le tendenze e l’efficacia del carpooling aziendale. Il nuovo report mostra dati sorprendenti: nel primo semestre del 2024, oltre 290.000 viaggi condivisi tra colleghi hanno permesso di ridurre il traffico e le emissioni di CO2, con un risparmio di ben 553.516 kg di anidride carbonica e 845.660 euro per i dipendenti.

Cresce il carpooling aziendale: un’analisi dettagliata

Sono 2.926 le sedi aziendali e 177.637 i dipendenti coinvolti nel carpooling aziendale promosso da Jojob. Le regioni italiane con il maggior numero di viaggi condivisi sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, con Roma che guida la classifica delle province più attive. “L’Osservatorio ci offre una fotografia chiara del contributo delle aziende italiane verso la sostenibilità”, spiega Gerard Albertengo, CEO di Jojob.

Il carpooling si afferma come una soluzione sempre più diffusa, con benefici che vanno oltre il semplice risparmio economico. «Grazie al lavoro dei mobility manager aziendali – aggiunge Albertengo – è possibile pianificare soluzioni efficaci che riducono l’impatto ambientale e migliorano la qualità della vita dei dipendenti».

**I settori più virtuosi: metalmeccanico e bancario in prima linea**

L’analisi dell’Osservatorio evidenzia come il settore bancario sia il più virtuoso nell’adozione del carpooling, con il 78,43% delle sedi coinvolte, seguito dal settore metalmeccanico, dove il 24,06% dei dipendenti utilizza regolarmente il servizio di carpooling. Questi settori, spesso caratterizzati da grandi stabilimenti situati in aree suburbane, trovano nella mobilità condivisa una risposta pratica per ridurre l’uso dei veicoli privati.

Un risparmio concreto per i lavoratori

I pendolari italiani che scelgono il carpooling non solo contribuiscono a ridurre le emissioni di CO2, ma traggono un beneficio economico diretto. Secondo l’indagine di Jojob, il 61,4% dei carpooler lo fa principalmente per risparmiare sui costi di trasporto, mentre il 15,4% è motivato dalla riduzione dell’impatto ambientale. Un ulteriore 6,5% apprezza la socializzazione durante il viaggio condiviso.

L’importanza del Mobility Manager

Un ruolo fondamentale in questo processo è ricoperto dal mobility manager, che nelle aziende italiane diventa sempre più centrale nella gestione delle soluzioni di trasporto. “Il mobility manager è la figura chiave per il successo del carpooling aziendale”, afferma Albertengo. “La sua capacità di promuovere la mobilità sostenibile è cruciale per le aziende che vogliono ridurre il proprio impatto ambientale”.

Le città più attive nel carpooling aziendale

Il report di Jojob evidenzia anche la geografia del carpooling in Italia. La Lombardia è in testa con il 18,3% delle aziende ad aver adottato il servizio, seguita dall’Emilia-Romagna con il 16,7% e dal Lazio con l’8,7%. A livello provinciale, Roma primeggia con il 7,6% delle sedi, seguita da Brescia (4,3%) e Trento (4,1%).

Il carpooling, una soluzione per il futuro

Jojob continua a investire nella mobilità sostenibile, offrendo soluzioni innovative e adattabili alle esigenze aziendali. “Abbiamo grandi ambizioni per il futuro – conclude Albertengo -. Vogliamo espandere il carpooling in tutto il Paese e dimostrare come questa soluzione possa fare la differenza non solo per l’ambiente, ma anche per il benessere dei lavoratori”.

Foto Ufficio stampa JOJOB

Salone del Leasing a Milano: da Assilea focus sull’auto

Salone del Leasing a Milano

Il Salone del Leasing 2024 si prepara a inaugurare una nuova edizione, ponendo al centro il ruolo del leasing auto, un settore che non solo rappresenta una parte dominante degli investimenti in leasing, ma si configura anche come pilastro della transizione verso la mobilità sostenibile. L’evento, organizzato da Assilea, si terrà a Milano il 23 e 24 ottobre presso il Magna Pars Event Space.

Nonostante le sfide economiche, il leasing auto ha confermato la sua centralità nel mercato, mantenendo una quota del 64,2% del totale degli investimenti in leasing nei primi nove mesi del 2024. Dati che evidenziano la resilienza del settore, sostenuta soprattutto dalla crescita delle autovetture in leasing (+8,4%) e dei veicoli commerciali (+21,4%).


Il leasing auto come driver della mobilità aziendale

Il leasing auto continua a rappresentare una risorsa chiave per le PMI italiane, che vedono in questo strumento una soluzione vantaggiosa per rinnovare le proprie flotte, adottando veicoli di ultima generazione senza affrontare i costi della proprietà. Grazie a questa flessibilità, il leasing permette di accedere a veicoli innovativi e a basse emissioni, contribuendo anche alla crescita della mobilità green.

Ad oggi, circa 1 auto green su 3 in Italia è finanziata tramite leasing o noleggio a lungo termine (NLT), una tendenza che evidenzia come il settore stia rispondendo positivamente alle esigenze di sostenibilità. Il leasing si è affermato come uno strumento finanziario fondamentale per rendere accessibili le tecnologie più avanzate a un ampio numero di imprese, sostenendo la transizione verso una mobilità più rispettosa dell’ambiente.

Noleggio a lungo termine: un comparto in difficoltà

Nonostante la crescita del leasing auto, il noleggio a lungo termine ha registrato una contrazione significativa del 14% nei primi nove mesi del 2024. Questo calo, attribuito principalmente alle incertezze economiche e normative, rappresenta una sfida per il settore, soprattutto considerando che si tratta del nono mese consecutivo di flessione.

Il Salone del Leasing 2024 sarà un’occasione per discutere di come superare queste difficoltà e rilanciare il mercato del noleggio a lungo termine, anche attraverso l’introduzione di nuove strategie e politiche. “Il settore ha bisogno di ripensare il proprio approccio, soprattutto in un contesto di cambiamento come quello attuale”, ha dichiarato Carlo Mescieri, presidente di Assilea.

La mobilità sostenibile al centro della discussione

Uno dei principali temi del Salone del Leasing 2024 sarà la mobilità sostenibile e il ruolo chiave del leasing nel facilitare la diffusione di veicoli elettriciibridi e plug-in. Il leasing rappresenta una soluzione strategica per promuovere l’adozione di veicoli green, favorendo il rinnovamento delle flotte aziendali e contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO2.

Assilea sottolinea come il leasing sia stato uno dei fattori trainanti per il mercato delle auto elettriche in Italia, rendendo accessibile questa tecnologia a un numero crescente di imprese. «Il leasing green è la chiave per la mobilità del futuro», ha affermato Mescieri, «permette alle aziende di adottare soluzioni sostenibili, riducendo i costi e accelerando la transizione ecologica».

Le sfide normative per il leasing auto in Europa

Il Salone del Leasing sarà anche il palcoscenico per discutere delle nuove sfide normative che il settore sta affrontando a livello europeo. Le modifiche introdotte con Basilea 3 stanno influenzando il comparto del leasing finanziario, che ha registrato una flessione del 19,7% nel 2024. In controtendenza, il leasing operativo ha visto una crescita del 13,2%, segno che il mercato sta cercando di adattarsi alle nuove dinamiche.

Nel corso del Salone, figure di spicco come Irene Tinagli Patrick Beselaere analizzeranno l’impatto delle nuove normative sulle imprese del leasing, discutendo delle prospettive future e delle opportunità di crescita in un contesto regolamentare sempre più complesso.

Il leasing come strumento strategico per le PMI

Nonostante il rallentamento in alcuni settori, il leasing continua a essere uno strumento strategico per le PMI, che utilizzano questo modello per finanziare investimenti in macchinari, veicoli e altre risorse produttive. Tuttavia, il rallentamento del leasing strumentale registrato nel 2024, dovuto anche alle politiche monetarie restrittive, rappresenta un segnale di allarme.

Carlo Mescieri, presidente di Assilea, ha sottolineato come il leasing abbia giocato un ruolo fondamentale nella ripresa post-pandemia dell’Italia: «Il leasing è stato essenziale per supportare la ripresa economica, e con l’arrivo delle misure di Transizione 5.0, ci aspettiamo un nuovo slancio agli investimenti, in particolare nel settore dei macchinari e delle tecnologie avanzate».

Foto da ufficio stampa Assilea