Rischio Cina: l’incoscienza dell’Europa 

di Andrea Taschini, general manager

In un recente e interessante articolo di Federico Rampini sul “Corriere della sera” viene descritto il paradosso in cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono messi a proposito di transizione energetica. Quasi tutti i materiali strategici necessari e cioè pannelli solari, pale eoliche e batterie per auto elettriche, sono di esclusiva produzione cinese; ma non solo, sono prodotti da intere popolazioni ridotte in semi schiavitù.

Mentre gli Usa stanno tirando il freno a mano consapevoli dei rischi insiti, nascono per gli europei due domande fondamentali.

1) Ci rendiamo conto che strategicamente stiamo finendo in una forte dipendenza energetica da un Paese illiberale, oggi nostro antagonista, ma destinato a diventare presto nostro nemico?

2) Siamo consapevoli che per abbassare le emissioni di CO2 praticamente già vicine allo zero netto, ci rendiamo complici di atti di grave sfruttamento umano in antitesi con quanto l’Europa va dichiarando ogni giorno? Rispondere a queste domande ci fa scendere con i piedi per terra, facendoci sentire un po’ meno modaioli da ZTL e un po’ più consapevoli del guaio in cui tanto incoscientemente ci stiamo andando a infilare

Piano Ue al 2035: ci mettiamo ancora nelle mani di altri

di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria

Dispiace dire “avevamo detto”, perchè non serve a nulla. Da anni Confindustria avverte che le transizioni hanno un costo, vanno accompagnate con politiche industriali e investimenti su queste politiche industriali. Questa accelerazione sul phase out spiazza circa 500 imprese con circa 70mila lavoratori. Se non accompagniamo con delle politiche industriali che portino il Paese su nuove tecnologie, di problemi ne abbiamo.

E mi sembra che ci sia un approccio molto ideologico: andiamo verso tecnologie di cui non siamo proprietari, ci mettiamo nelle mani di altri Paesi, altre economie, portando in casa quei problemi che vogliamo eliminare, come lo smaltimento – su cui il Paese non è ancora pronto – delle batterie che contengono prodotti altamente inquinanti.

Serve allora una grande politica industriale. O il Paese entra nella dimensione che l’industria è un pezzo di strategia e sicurezza del Paese, o saremo sempre in difficoltà. Altri Paesi difendono la loro manifattura, anche noi dovremmo farlo.

Piano UE al 2035: da noi pressioni sulla neutralità tecnologica

di Roberto Cingolani, ministro delle Transizione ecologica

Abbiamo 12 milioni di veicoli non-Euro 6, da Euro 0 a Euro 4, su un parco di circa 40 milioni, questo solo in Italia. È evidente che incentivare il passaggio di questi autoveicoli a Euro 6 o ibrido in questo momento ha un ottimo effetto dal punto di vista della decarbonizzazione, ancor più che cambiare, casomai, l’Euro 6 in elettrico, per chi se lo può permettere, tenuto conto anche dei costi.

Insisteremo e faremo valere le nostre idee con i numeri e facendo vedere che la transizione giusta non è solo basata sui grammi di CO2 per chilometro, ma anche su quanta manodopera e quanto modello riusciamo a riconvertire, abbassando la CO2. Nessuno sta discutendo il target del 55% al 2030 o altro, stiamo discutendo su come arrivarci con la neutralità tecnologica. Credo, quindi, che questi saranno gli argomenti che dovrebbero consentirci di dire la nostra a Bruxelles.

Capite bene che 27 Stati membri, tra cui tre-quattro sono grandi produttori, inclusa l’Italia,  altri sono compratori, hanno anche istanze diverse. Noi abbiamo dovuto trovare un compromesso a livello internazionale, perché Francia, Germania e Italia, che hanno una grande filiera, hanno parlato di 2035 per le auto e 2040 per i furgoni.

Quelli che non costruiscono e comprano, volevano in alcuni casi il passaggio all’elettrico nel 2027-2028, perché è chiaro che per loro è quasi controproducente prolungare. Si tratta, insomma, di una situazione complessa nella quale bisognerà trovare dei compromessi. È in corso un dialogo continuo con la Commissione e con la presidenza francese, volto a meglio chiarire come le posizioni italiane non riducano l’ambizione della proposta, ma siano tese a inserire opportune flessibilità che possano accompagnare gli Stati membri nel percorso di decarbonizzazione, consentendo di raggiungere gli obiettivi delineati dal provvedimento senza però creare grave stress al sistema produttivo, in particolare al comparto automotive. A fine mese abbiamo la ministeriale Ambiente, la discussione è in corso.

Inoltre, anche se ci regalassero un’auto elettrica, in questo momento non potremmo ricaricare le batterie a elettricità rinnovabile.Tecnicamente è necessario far crescere l’offerta di energia rinnovabile verde contestualmente alla domanda di sistemi che utilizzano tale energia. L’elettricità verde sta crescendo molto rapidamente e comunque è questione di qualche anno. Ricordiamoci che c’è un passaggio intermedio, di ibride e ibride plug-in, che nell’automobilismo rappresenta un po’ l’anello di congiunzione darwiniano fra l’uomo e la scimmia e che in questo momento dovrebbe essere valorizzato per abbassare la CO2 prodotta per chilometro.

Infine, vorrei far notare che il principio di neutralità tecnologica, e noi su questo stiamo spingendo moltissimo, ci suggerisce due cose. In primo luogo, attenzione a non cadere in mano a un mercato che non è nostro, quindi attenzione a che il parco non sia tutto quanto basato su di esso, in modo da non essere schiavi di altri mercati. Stiamo combattendo per i carburanti sintetici, perché è un modo per ricondizionare un comparto del petrolchimico, che deve trovare strade verdi. Con i biocarburanti si decarbonizza tra il 60 e il 90%, a parità di motore.

“Tutto elettrico”: tedeschi per il no, confusione massima

Il governo tedesco non accetterà i piani dell’Unione europea per vietare efficacemente la vendita di auto nuove con motori a combustione dal 2035, ha affermato il ministro delle Finanze, Christian Lindner. La notizia è riportata dall’agenzia “Reuters”.

Nel tentativo di ridurre le emissioni di riscaldamento del pianeta del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, la Commissione europea ha proposto una riduzione del 100% delle emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035. Ciò significa che sarebbe impossibile vendere auto con motore a combustione a partire da quel momento.

I legislatori del Parlamento europeo hanno sostenuto le proposte questo mese prima che si svolgessero i negoziati con i paesi dell’UE sulla legge finale.