Tetto al prezzo del gas: sì, ma non basterà

di Cristiano Donelli, policy advisor – European Parliament

Ormai il mercato energetico è letteralmente impazzito e non si riesce più a trovare il bandolo della matassa per proporre a cittadini ed imprese prezzi che siano sostenibili per mantenere un tasso di benessere generale decoroso. Ci sarebbe da chiedersi se realmente chi ha le chiavi del comando in Europa (soprattutto, ma non solo) abbia l’interesse di continuare a preservare la ricchezza diffusa dove già si trovava ma, provando a dare per acquisito ciò, le mosse strategiche che si stanno attuando non paiono andare nella direzione più corretta, dati i risultati disastrosi.


Sì parla sempre del fatto che siano importanti i numeri e non le chiacchiere ma solo quando fa comodo l’approccio è scientifico. Quando invece si devono giustificare errori marchiani negli equilibri che dovrebbero essere creati per portare i mercati ad essere stabili e ben funzionanti allora la si butta in caciara facendo gestacci simbolici ai cattivi di turno, chiedendo alle persone di fare meno docce e in ultimo se messi alle strette dicendo che a tutti i costi bisogna preservare la democrazia nel mondo.


Possiamo sicuramente con il giusto buonsenso mettere un freno dall’alto al prezzo del gas, perché oggi questa forma rappresenta ancora la via cruciale per rifornirsi di energia e perché gli Stati cercano giustamente di attivarsi per mettere le pezze nel breve termine in un qualche modo. Ricordiamoci però che se il tetto si mette veramente e magari molto in basso per tamponare il naturale malcontento, si rischierà concretamente di drogare un mercato irrimediabilmente o quasi, quindi non permettendo un processo naturale di creazione della sana competizione tra aziende che cercano di trovare le migliori soluzioni a lungo termine per tutti.

Per fortuna che in Italia abbiamo una tradizione di eccellenza di aziende che operano nel campo energetico e che ottengono profitti grazie non tanto ai sovraprofitti ottenuti ora dalla situazione contingente, ma soprattutto alla lungimiranza che esprimono nelle loro scelte, senza farsi abbindolare dai “gretinismi” del momento o di qualsiasi delle tante mode che si succedono in questa Europa amante più del teatro che della visione reale delle cose.

L’esempio di Eni è lampante perché supporta senza alcuna inutile vergogna sia il proprio business tradizionale legato alle ancora necessarie energie derivanti dai fossili sia la ricerca di possibilità ancora non sufficientemente esplorate come il nucleare pulito di ultima generazione. Non voglio dire che ci sarà un nuovo Enrico Mattei in Italia perché ciò rimarrà nei miei sogni ad occhi aperti, ma per ora accontentiamoci di avere un concreto Descalzi che se tutti fossero così avremmo qualche grado di difficoltà in meno. E se mai pensassimo di smetterla di giocare a Risiko non sarebbe mai troppo tardi!

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