Sezione rimorchi Anfia: l’appello al Governo

Foto: L’intervento di Gianmarco Giorda, direttore di Anfia

Si è svolta a Fiera Milano–Rho, nell’ambito di Transpotec-Logitec 2022, manifestazione patrocinata da Anfia, la conferenza stampa  della Sezione Rimorchi dell’Associazione, organizzata per denunciare le serie difficoltà  di approvvigionamento e gli enormi rincari di materie prime come ghisa, alluminio,  cromo, nichel e argilla, che il protrarsi della crisi energetica e gli impatti devastanti del  conflitto in Ucraina stanno creando alle imprese della filiera italiana dei produttori di  rimorchi e semirimorchi e degli allestitori di veicoli industriali, per l’80% formata da PMI  artigiane familiari.

 

Alla relazione introduttiva di Gianmarco Giorda, Direttore di Anfia, sulle attuali  tendenze del settore manifatturiero del trasporto merci in Italia, ha fatto seguito un  momento di confronto tra alcuni imprenditori della filiera: Andrea Zambon Bertoja, presidente della Sezione Rimorchi Anfia e ad di Rimorchi Bertoja; Massimo Menci, direttore generale Menci & C.; e Matteo Pezzaioli, amministratore di Carrozzeria Pezzaioli.

 

“La situazione è fuori controllo – afferma Andrea Zambon Bertoja -. I continui aumenti dei prezzi, dell’ordine del 15- 20%, e le difficoltà di reperimento delle materie prime, che si sommano all’impatto  della crisi energetica sui costi delle bollette degli stabilimenti produttivi, aumentati  di oltre 7 volte, obbligano i produttori di rimorchi e semirimorchi a produrre in  perdita, senza poter riversare i maggiori costi di produzione sui clienti, imprese di  autotrasporto a loro volta alle prese con prezzi dei carburanti e del metano saliti alle  stelle”.

 

“Se fino a un mese e mezzo fa – aggiunge Zambon Bertoja – la domanda interna risultava piuttosto stabile e il  mercato in ripresa, con il paradosso dei produttori impossibilitati ad evadere gli ordini per via dei costi di produzione insostenibili, ora assistiamo anche ad un  assottigliamento del portafoglio ordini. E’ forte e tangibile il rischio di una perdita di  competitività rispetto ai produttori esteri, per i quali l’impatto della crisi energetica  sulle bollette è molto inferiore rispetto a quello delle imprese italiane – circa la metà  in Francia e tra il 15 e il 20% in meno in Germania – e le misure messe in campo nei  rispettivi Paesi per sostenere imprenditori e imprese in questa crisi globale, sono più consistenti e incisive – circa 100 miliardi di ruro di aiuti stanziati in Francia e in  Germania – di quelle del nostro Governo, assolutamente insufficienti”.

 

“Rallentare o addirittura bloccare la produzione – prosegue Bertoja – significa penalizzare i dipendenti delle nostre imprese e le loro famiglie, già duramente colpiti,  come cittadini, dal rincaro dei costi dell’energia e dei beni di consumo”.

 

In riferimento alla forza lavoro, Matteo Pezzaioli sottolinea che “I dipendenti stanno chiedendo aumenti degli stipendi per  poter far fronte ai rincari che li toccano come cittadini e che derivano dalla crescita  dell’inflazione. Ulteriori problemi sono rappresentati da un calo della propensione alla  manualità e alle esperienze di alternanza scuola-lavoro nelle nuove generazioni e da un  incremento delle dimissioni volontarie, già a partire dallo scorso anno: nel secondo  trimestre 2021 sono aumentate del 37% rispetto al trimestre precedente e addirittura dell’85% rispetto allo stesso periodo del 2020. Questo ha a che fare con un calo della  motivazione professionale e con una ricerca, da parte della forza lavoro, di condizioni e  prospettive migliori, difficilmente realizzabili in questa fase di forte crisi. Chiediamo al  governo di intervenire in questo senso incentivando iniziative e programmi scuola-lavoro”.

 

“Se non si risolleva la raccolta ordini, in calo a due cifre nel 1° quadrimestre 2022  rispetto allo stesso periodo del 2021, senza contare l’annullamento di ordini già  acquisiti da parte di clienti che non accettano di far fronte agli aumenti dei prezzi o  che non hanno più la capacità economica necessaria – le parole di Massimo Menci -.ù. le nostre aziende dovranno andare in cassa integrazione subito dopo la pausa estiva. Ci chiediamo anche se, nel 2023, stante  l’attuale situazione, i clienti avranno la capacità di far fronte alla consegna dei prodotti  ordinati”.

 

“Sul fronte della formazione, poche scuole indirizzano gli studenti verso le aziende  metalmeccaniche. C’è un divario tra domanda e offerta. Chiediamo, quindi, che  vengano attivate, dal Ministero dell’Istruzione e dal ministero del Lavoro, collaborazioni e percorsi formativi per far sì che gli studenti, nella fase di studio, possano conoscere e comprendere l’iter lavorativo all’interno di un’azienda  metalmeccanica”.

 

Rivolgiamo un appello al Governo e a tutte le istituzioni – conclude Andrea  Bertoja – affinché si impegnino ancora di più di quanto stanno già facendo come mediatori di pace, per una cessazione del conflitto Russia-Ucraina, e affinché facciano  uno sforzo maggiore rispetto a quello mostrato finora, intervenendo per far cessare le  speculazioni finanziarie sui mercati, e per introdurre urgentemente misure di sostegno, come la riduzione del cuneo fiscale, che sicuramente aiuterebbe imprese e lavoratori.  Ci rivolgiamo anche alla catena di fornitura per invitare tutti gli attori a evitare le  speculazioni, e ai nostri clienti, per invocarne la comprensione di fronte a possibili  aumenti del prezzo finale dei prodotti anche per le commesse in corso”.

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