(dall’intervista rilasciata a “Open”)
L’industria europea dell’automobile si trova nel bel mezzo di un passaggio epocale. La transizione dal motore endotermico ai veicoli a batteria costringe le aziende del settore a rimodulare la propria strategia industriale, la progettazione dei prodotti e, non da ultimo, tutta la catena di fornitura. C’è da fare i conti però con la crisi climatica. E così anche i trasporti, che in Europa sono responsabili di una fetta tutt’altro che trascurabile delle emissioni di anidride carbonica, sono chiamati a fare la propria parte.
Noi chiediamo alle istituzioni di supportarci in questa trasformazione verso le emissioni zero. I produttori di automobili vogliono che funzioni, ma vedono anche che le cose non stanno andando nella giusta direzione. Contro ogni aspettativa, ciò a cui assistiamo quest’anno è un rallentamento delle vendite di veicoli elettrici, proprio in un momento in cui avremmo bisogno di una forte accelerazione. Gli early adopters di questa nuova tecnologia, ossia le persone che vogliono guidare l’elettrico e che possono permetterselo, hanno già fatto il passaggio. Ora dobbiamo rivolgerci a un gruppo molto più ampio di persone.
I produttori hanno fatto il loro lavoro. Hanno progettato e stanno producendo veicoli elettrici, ma la domanda del mercato è in ritardo. E questo significa che l’anno prossimo, nel 2025, i produttori dovranno pagare multe sproporzionate per non aver rispettato gli obiettivi europei sulle emissioni. In questo momento di difficoltà preferirebbero usare tutti i fondi che hanno per investire nell’elettrificazione, non per pagare multe. Se non c’è mercato, non c’è modo di raggiungere quegli obiettivi. O le Case automobilistiche riducono i prezzi, intaccando i ricavi in modo non sostenibile. Oppure devono produrre meno veicoli, il che significa perdere quote di mercato. Per questo abbiamo chiesto ai vertici europei di anticipare dal 2026 al 2025 la revisione del regolamento.
L’Italia dimostra di aver capito che c’è un problema reale e che va affrontato. Penso che sia davvero utile che Paesi come il vostro prendano iniziativa e cerchino di formare una coalizione in Europa. L’industria automobilistica è essenziale, quindi confrontiamoci sulle soluzioni e troviamo la ricetta giusta per andare avanti. Solo anticipando la revisione del regolamento possiamo affrontare alcuni difetti fondamentali di questa legge».
Abbiamo bisogno di più incentivi all’acquisto o di altre misure di stimolo del mercato, così da spingere le persone ad abbracciare questa trasformazione. Dobbiamo guardare a un tipo diverso di cliente: non più quello impaziente e ricco, ma tutti quanti. Noi crediamo nel regolamento europeo, ma per come è impostato ora non ci sono le condizioni per raggiungere gli obiettivi. È a questo che serve anticipare la revisione delle regole: imparare da ciò che è accaduto negli ultimi anni e magari anche da cosa si sta facendo in altre parti del mondo.

L’obbligo UE dell’auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti