Confcommercio Mobilità e Assomobilità: assegnati i “Dealer Awards”

Confcommercio Mobilità e Assomobilità: assegnati i "Dealer Awards"

Palazzo Bovara, sede storica di Confcommercio Milano, ha ospitato la terza edizione dei “Dealer Awards”, l’evento ideato e organizzato da BtheOne Automotive per riconoscere e valorizzare le eccellenze della distribuzione automobilistica italiana. La serata, patrocinata da Confcommercio Mobilità e Assomobilità Confcommercio Milano, ha riunito concessionari, rivenditori auto, aziende partner e protagonisti della filiera automotive in un appuntamento dedicato ai progetti, alle competenze e alle esperienze imprenditoriali che hanno saputo distinguersi nell’ultimo anno.

Dopo le prime due edizioni, i Dealer Awards sono approdati nel quadrilatero della moda di Milano, in una cornice istituzionale che ha confermato il legame tra il premio e il sistema della rappresentanza d’impresa. La scelta di Palazzo Bovara ha dato all’evento un valore anche simbolico: in un momento di forte trasformazione per il mercato dell’auto, la rete di vendita continua infatti a rappresentare un presidio fondamentale di servizio, relazione con il cliente, innovazione e sviluppo del territorio.

 “Iniziative come i Dealer Awards rappresentano un’occasione importante per fare il punto su un settore che sta attraversando una fase particolarmente delicata”, dichiara Simonpaolo Buongiardino, Presidente di Confcommercio Mobilità e Assomobilità. “Il mercato ha mostrato negli ultimi mesi segnali di crescita evidenti, ma resta da capire se questa tendenza potrà consolidarsi. Intanto aumentano in modo significativo le vendite di vetture elettriche e ibride e, nello stesso tempo, il rallentamento del mercato cinese potrebbe portare a una presenza ancora più forte di prodotti provenienti dalla Cina sui mercati europei. Siamo davanti a un possibile punto di svolta: per questo è fondamentale valorizzare il ruolo dei dealer, che sono chiamati a interpretare questi cambiamenti e ad accompagnare cittadini e imprese nelle nuove scelte di mobilità. È questo l’obiettivo che ci prefissiamo ogni giorno in Confcommercio Mobilità”

 

 La serata si è aperta con la parte contenutistica affidata a Gabriele Maria Sada, che ha costruito la sua carriera attraversando ruoli molto diversi, dal customer care alle operations, fino alla guida di ScuolaZoo, la più grande community e tour operator per la GenZ in Italia. Il suo intervento ha proposto una riflessione sul rapporto tra imprese, linguaggi, nuove generazioni e capacità di costruire relazioni autentiche con comunità sempre più frammentate e in rapida evoluzione.

Nel corso dell’evento è intervenuto anche Alessandro Negrini de “Il Luogo Aimo e Nadia”, ristorante milanese insignito di una stella Michelin. Il suo contributo ha portato all’interno della serata una prospettiva diversa sul concetto di eccellenza: metodo, cura del dettaglio, cultura del servizio, formazione delle persone e capacità di innovare restando fedeli alla propria identità.

 Ampio spazio è stato dedicato anche al confronto sul mercato auto, con un panel istituzionale moderato da Alberto Vita, Vice Direttore di Fleet Magazine e Dealer Link. Alla tavola rotonda hanno partecipato Simonpaolo Buongiardino, Presidente di Confcommercio Mobilità, Marco Faragi, Business Development & Strategic Partnership di Generali Italia, e Mattia Vanini, Presidente di ATFlow. Il confronto ha permesso di mettere a fuoco alcune delle principali sfide per il settore: trasformazione dei modelli distributivi, evoluzione della domanda, sostenibilità economica della rete, digitalizzazione dei processi e centralità del cliente.

Il momento centrale della serata è stato rappresentato dalla cerimonia di premiazione, articolata in sei categorie, ciascuna dedicata a un ambito strategico per l’evoluzione della distribuzione automotive. 

 

I premiati

Eccellenza nel sociale – promossa da Air

Sono stati premiati Theorema e Logica, Cascioli e Iveco Orecchia. La categoria ha valorizzato le realtà che hanno saputo interpretare il ruolo dell’impresa anche come soggetto attivo nella comunità, attraverso iniziative capaci di generare ricadute positive sul territorio e sulle persone.

 Eccellenza nei processi – promossa da Aufinity

I riconoscimenti sono stati assegnati ad Autoingros, Ninicar e Gruppo Autoscala. La categoria ha messo in evidenza i progetti orientati al miglioramento dell’organizzazione aziendale, dell’efficienza operativa e della qualità dei processi interni, elementi sempre più centrali nella competitività delle reti di vendita.

 Eccellenza nel business dell’usato – promossa da BCA Italia

Sono stati premiati Spazio Group, Ghedini e Pasquarelli Auto – Secondlife. In un mercato nel quale l’usato rappresenta una componente sempre più rilevante del business, la categoria ha riconosciuto le realtà che hanno sviluppato modelli efficaci di gestione, valorizzazione e proposta al cliente.

 Eccellenza nella visione strategica – promossa da I.CAR

I premi sono andati a SVA Dakar, Cascioli e Frattin. La categoria ha premiato le imprese che hanno dimostrato capacità di pianificazione, visione imprenditoriale e attitudine a interpretare i cambiamenti del mercato con scelte coerenti e orientate al futuro.

 Eccellenza nella crescita – promossa da Opteven

Sono stati premiati Tomasi Auto, Ceccato Automobili e Comer Sud. La categoria ha valorizzato i percorsi di sviluppo più significativi, riconoscendo le aziende che hanno saputo consolidare o ampliare la propria presenza attraverso risultati concreti, investimenti e capacità organizzativa.

 Eccellenza nell’innovazione digitale – promossa da Web Industry

I riconoscimenti sono stati assegnati a Trivellato, Bossoni e Car Lovers. La categoria ha acceso i riflettori sulle realtà che hanno saputo utilizzare strumenti digitali, nuove piattaforme e soluzioni tecnologiche per migliorare processi, comunicazione, relazione con il cliente e performance commerciali.

Nel corso della serata è stato inoltre assegnato un riconoscimento speciale Confcommercio a Gruppo Lario | mobility.it, storica attività milanese e punto di riferimento per Assomobilità. Il premio ha valorizzato una realtà imprenditoriale che ha costruito nel tempo un rapporto profondo con il territorio lombardo e con il sistema della rappresentanza.

“Essere qui a Palazzo Bovara, nella casa di Confcommercio Mobilità, dà ulteriore valore alla terza edizione dei Dealer Awards”, commenta Matteo Cimegotto, Founder di BtheOne Automotive. “Questo format è nato per premiare l’eccellenza tra gli imprenditori e le concessionarie auto e continua a crescere in termini di prestigio e di partecipazione. Quest’anno abbiamo raccolto oltre quaranta candidature da aziende che hanno scelto di raccontare le proprie best practice nelle sei categorie in gara. La partnership con Confcommercio Mobilità rafforza il significato del premio e conferma la volontà di creare un appuntamento capace di favorire networking, confronto e condivisione tra i principali protagonisti dell’ecosistema automotive italiano.”

 Accanto ai riconoscimenti dedicati alle concessionarie candidate, BtheOne Automotive ha confermato anche i premi speciali introdotti dalla precedente edizione e riservati a figure manageriali che hanno lasciato un segno nell’ecosistema automotive italiano. I riconoscimenti 2026 sono stati assegnati a Umberto Seletto e Fabio Uglietti di “Quattroruote Professional”.

 


Foto da Confcommercio Mobilità

OMR e CPC: due eccellenze italiane per la nuova mobilità

OMR e CPC: due eccellenze italiane per la nuova mobilità
Innovazione, competenze ingegneristiche e visione industriale condivisa. Sono questi gli elementi che caratterizzano la collaborazione tra OMR Automotive e CPC, due eccellenze del Made in Italy impegnate nello sviluppo di soluzioni avanzate per la nuova mobilità. Nell’ambito di questa partnership, OMR Automotive realizza componenti strutturali ad alta complessità destinati a progetti innovativi sviluppati da CPC per il settore della mobilità sostenibile. Si tratta di componenti che richiedono elevati standard di qualità, precisione costruttiva e affidabilità, contribuendo in modo determinante alle prestazioni, alla sicurezza e all’efficienza delle nuove piattaforme tecnologiche.

La crescente evoluzione verso sistemi di mobilità sempre più efficienti, leggeri e sostenibili richiede soluzioni tecnologiche in grado di coniugare elevate prestazioni, sicurezza e ottimizzazione dei processi produttivi. In questo scenario, la collaborazione tra OMR Automotive e CPC rappresenta un esempio concreto della capacità della filiera industriale italiana di innovare e competere sui mercati internazionali, valorizzando competenze complementari e know-how altamente specializzati.

«La transizione verso la mobilità elettrica e sostenibile rappresenta una delle sfide industriali più importanti del nostro tempo. Affrontarla richiede competenze multidisciplinari, investimenti continui in innovazione e la capacità di creare sinergie tra aziende che condividono gli stessi valori di eccellenza – dichiara il Cav. Marco Bonometti, Presidente del Gruppo OMR -. La collaborazione con CPC dimostra come il Made in Italy possa esprimere il meglio della propria tradizione manifatturiera e ingegneristica, trasformando know-how, ricerca e capacità produttiva in soluzioni concrete per il futuro della mobilità».

«La collaborazione con OMR Automotive conferma il valore delle partnership tra eccellenze italiane capaci di unire innovazione, competenze e visione industriale – afferma l’Ing. Sebastiano Rio, amministratore delegato CPC -. Insieme sviluppiamo soluzioni tecnologiche avanzate per la mobilità sostenibile, valorizzando il know-how delle nostre aziende e contribuendo a rafforzare la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali»

Una partnership che conferma il valore strategico delle collaborazioni industriali nello sviluppo delle tecnologie che accompagneranno la transizione energetica del settore automotive. Un percorso che vede le imprese italiane protagoniste nella progettazione e realizzazione di componenti ad alto contenuto tecnologico destinati ai mercati internazionali, contribuendo alla crescita di una mobilità sempre più efficiente, sostenibile e innovativa.

 


Foto da ufficio stampa OMR

Strategie sbagliate e dannose: perché solo adesso si denunciano gli errori?

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Mi pongo una domanda che, da imprenditore, non riesco a smettere di farmi. Perché soltanto oggi, dopo tanti, troppi anni, una parte così autorevole della rappresentanza industriale italiana arriva finalmente a denunciare l’errore strategico rappresentato dall’imposizione ideologica della mobilità elettrica?

Perché si è atteso così tanto prima di affermare con chiarezza ciò che molti imprenditori avevano già compreso da tempo, ossia che questa impostazione avrebbe prodotto conseguenze profondamente dannose per il tessuto produttivo europeo?

L’Unione Europea ha progressivamente sostituito il pragmatismo industriale con il dogmatismo ideologico, imponendo dall’alto una transizione costruita senza tenere conto della realtà economica, della competitività delle imprese, della tenuta delle filiere produttive e del lavoro di milioni di cittadini europei.

Il risultato è ormai sotto gli occhi di tutti. Abbiamo aumentato la dipendenza strategica dall’estero,favorito l’industria cinese, indebolito quella europea e trasferito fuori dai nostri confini ricchezza, investimenti, competenze e capacità produttiva.

La cosiddetta transizione ecologica, così concepita, si è trasformata in un autentico cavallo di Troia, diventando uno strumento di pianificazione centralizzata che ha preteso di decidere per decreto vincitori e vinti. Il compito delle istituzioni avrebbe dovuto essere un altro.

Creare le condizioni affinché innovazione, ricerca e mercato potessero competere liberamente, nel rispetto della neutralità tecnologica, lasciando che fossero il merito, l’efficienza e la capacità industriale a determinare il futuro.

Non imporre una sola tecnologia come unica strada possibile. Quando le scelte ideologiche vengono scaricate sulla pelle dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie, non si sta più perseguendo la sostenibilità. Si sta mettendo seriamente a rischio la sovranità industriale, economica e sociale di un intero continente.

La vera domanda, allora, non è se sia stato commesso un errore. La vera domanda è perché si sia aspettato così tanto tempo prima di trovare il coraggio di dirlo.

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Automotive, la vera sfida non è l’elettrico: mancano i talenti

Automotive, la vera sfida non è l’elettrico: mancano i talenti

L’automotive sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia recente. E se il dibattito pubblico si concentra spesso su elettrificazione, normative e nuovi modelli di mobilità, dietro le quinte si sta combattendo una battaglia altrettanto decisiva: quella per attrarre e trattenere i talenti.

Secondo un’analisi di Gi Group, il comparto italiano, che vale circa 380 miliardi di euro tra produzione e servizi e rappresenta il 19,5% del Pil nazionale, sta affrontando una transizione che coinvolge non soltanto prodotti e tecnologie, ma anche competenze, organizzazione del lavoro e capacità di attrazione delle nuove generazioni.  

 

Dall’auto meccanica all’auto digitale

La trasformazione in corso sta cambiando radicalmente le professionalità richieste dalle aziende.

Se per decenni il cuore dell’industria automobilistica è stato rappresentato dalla meccanica, oggi il baricentro si sta spostando verso software, elettronica, gestione dei dati e cybersecurity. Le case automobilistiche e l’intera filiera cercano sempre più ingegneri informatici, specialisti di sistemi digitali, esperti di sicurezza informatica e professionisti capaci di sviluppare servizi connessi alla mobilità.  

Accanto a queste figure emergono nuove professionalità legate alle infrastrutture di ricarica, ai servizi digitali e alla gestione dei dati, elementi destinati ad avere un peso crescente nell’automobile del futuro.  

 

La concorrenza arriva da tech ed energia

Il problema per il settore è che queste competenze non interessano soltanto l’automotive. Le aziende dell’auto si trovano infatti a competere con comparti come tecnologia, telecomunicazioni ed energia, spesso percepiti come più innovativi e attrattivi dai giovani professionisti.  

Secondo Gi Group, sull’automotive pesa ancora un’immagine legata alla tradizione industriale e una certa incertezza sul futuro, elementi che rischiano di allontanare una parte dei talenti più richiesti dal mercato. Eppure il settore dispone di carte importanti da giocare. L’evoluzione verso elettrico, digitalizzazione e nuovi servizi di mobilità può rappresentare un potente strumento di riposizionamento, consentendo alle aziende di presentarsi come protagoniste dell’innovazione tecnologica e della transizione sostenibile.  

 

I giovani cercano tecnologia e marchi forti

Uno studio internazionale citato da Gi Group evidenzia quali siano i principali elementi di attrattività dell’automotive per chi non lavora ancora nel settore. Il 68,8% degli intervistati considera importante la possibilità di lavorare per marchi prestigiosi, mentre il 68,4% è attratto dall’opportunità di confrontarsi con tecnologie avanzate. Anche la passione per il prodotto continua ad avere un peso significativo, con il 66,8% delle preferenze.  

Numeri che dimostrano come l’industria dell’auto conservi un forte fascino, ma che allo stesso tempo evidenziano la necessità di raccontare meglio il cambiamento in corso.

 

Anche gli operai devono reinventarsi

La rivoluzione non riguarda soltanto ingegneri e professionisti altamente specializzati. Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi è il processo di trasformazione che coinvolge il mondo dei blue collar. Le competenze legate ai motori termici e alla componentistica tradizionale non stanno scomparendo, ma vengono progressivamente integrate con conoscenze meccatroniche e digitali.  

Lo stesso accade nelle concessionarie, dove i venditori non sono più chiamati soltanto a proporre un’automobile, ma a diventare consulenti capaci di spiegare servizi digitali, sistemi di connettività, ricarica elettrica e nuove forme di mobilità.  

 

Formazione e riqualificazione diventano strategiche

In questo scenario assumono un ruolo centrale i programmi di upskilling e reskilling, cioè aggiornamento e riqualificazione professionale. Molte aziende si trovano infatti con lavoratori altamente specializzati su tecnologie che stanno perdendo centralità e devono accompagnarli verso nuove competenze. Non si tratta soltanto di una necessità produttiva, ma anche di uno strumento per migliorare l’attrattività del settore.  

Tra chi già opera nell’automotive, il 69,2% considera infatti le opportunità di crescita professionale e sviluppo della carriera uno dei principali fattori di attrattività. In quest’ottica assumono un’importanza crescente percorsi come ITS e IFTS, che permettono di formare rapidamente figure professionali in linea con le esigenze delle imprese e facilitano l’inserimento lavorativo.  

 

Il futuro dell’auto passa dalle competenze

Come sottolinea Matteo Scarone, Division Manager Automotive di Gi Group, quella in corso non è una crisi ciclica ma una trasformazione sistemica che sta spostando il valore dell’industria dai soli prodotti ai servizi di mobilità connessa.  

Per questo motivo la competitività delle aziende non dipenderà soltanto dalla capacità di sviluppare nuovi modelli o nuove tecnologie, ma anche dall’abilità di costruire organizzazioni capaci di attrarre talenti, valorizzare le competenze esistenti e accompagnare la forza lavoro nella transizione. Una sfida meno visibile rispetto all’elettrificazione o alla guida autonoma, ma probabilmente altrettanto decisiva per il futuro dell’intero settore automotive.

 

Foto da ufficio stampa Gi Group

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Neopatentati in pista con Mercedes-Benz: la sicurezza si impara guidando

Neopatentati in pista con Mercedes-Benz: la sicurezza si impara guidando

 

Dalla teoria alla pratica in pista

Protagonisti della giornata sono stati gli studenti dell’Istituto tecnico agrario Giuseppe Garibaldi e dell’IPSEOA Tor Carbone, che hanno avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con istruttori professionisti e specialisti della Polizia Stradale. L’obiettivo non era trasformare i partecipanti in piloti, ma fornire strumenti concreti per affrontare situazioni di emergenza e comprendere i limiti propri e del veicolo. Attraverso esercitazioni pratiche, simulazioni e momenti di confronto, i ragazzi hanno approfondito i principali fattori di rischio legati alla guida e le corrette reazioni da adottare nelle situazioni critiche.  

Tra gli esercizi normalmente previsti nei corsi di guida sicura figurano frenate di emergenza con ABS, prove di controllo del veicolo e simulazioni di perdita di aderenza, attività che consentono di sperimentare in un ambiente protetto scenari difficilmente riproducibili nella guida quotidiana.  

 

Il contributo della Polizia Stradale

Un ruolo centrale è stato svolto dagli operatori della Polizia Stradale, che hanno portato in pista la propria esperienza maturata sul campo. Gli agenti hanno condiviso casi reali, consigli pratici e approfondimenti sui comportamenti più corretti da adottare alla guida, trasformando la formazione in un’occasione concreta di confronto con chi ogni giorno interviene sugli incidenti e sulle emergenze stradali.  

La presenza delle forze dell’ordine ha contribuito a rendere ancora più evidente un concetto fondamentale: la sicurezza non dipende soltanto dalle capacità tecniche del conducente, ma anche dall’atteggiamento mentale con cui si affronta la strada.

 

Mercedes-Benz punta sulla cultura della prevenzione

Per Mercedes-Benz Italia la sicurezza rappresenta da sempre uno dei pilastri della propria strategia industriale. La Casa tedesca ha costruito gran parte della propria storia sull’innovazione nel campo della protezione degli occupanti e degli utenti della strada, introducendo nel tempo tecnologie che sono poi diventate standard per l’intero settore automobilistico.  

La collaborazione con ACI-SARA si inserisce proprio in questa visione. Oltre allo sviluppo di sistemi avanzati di assistenza alla guida, il marchio considera fondamentale investire nella formazione e nella diffusione di una reale cultura della sicurezza. Non a caso, il recente progetto CLA Safety Hub porta nei centri di Vallelunga e Lainate la nuova gamma Mercedes CLA, consentendo ai partecipanti di sperimentare direttamente le più moderne tecnologie di assistenza e sicurezza attiva.  

 

Perché i corsi di guida sicura fanno la differenza

In diversi Paesi europei la partecipazione a corsi di guida sicura è obbligatoria per i neopatentati e ha contribuito a ridurre sensibilmente il numero di incidenti. Secondo dati ACI citati nel corso della partnership con Mercedes-Benz, in nazioni come Austria, Svizzera, Slovenia e Lussemburgo la formazione post-patente ha portato a una riduzione degli incidenti tra i giovani conducenti fino al 35%. Numeri che confermano come la formazione pratica possa rappresentare un complemento fondamentale rispetto all’esame di guida tradizionale.

 

Un investimento sul futuro della mobilità

L’iniziativa di Vallelunga dimostra come la sicurezza stradale debba essere affrontata attraverso un approccio integrato che coinvolga costruttori, istituzioni, forze dell’ordine e mondo della formazione. In un contesto in cui le automobili diventano sempre più sofisticate e ricche di sistemi elettronici, resta infatti centrale il ruolo del conducente. Conoscere i rischi, comprendere le dinamiche del veicolo e imparare a gestire le situazioni di emergenza può fare la differenza tra un imprevisto e un incidente.

 


Foto da ufficio stampa Mercedes-Benz

Clienti automotive: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼?

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director

di Gianluca Di Loreto, Partner presso Bain & Company

 
Nuove normative, nuovi attori, nuove tecnologie, nuovi servizi. Nel settore automobilistico sembra che tutto sia nuovo, ma 𝗶 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻𝗲𝘀𝗼𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝘀𝗶; ogni player del settore automobilistico cerca di trovare nuove aree di sviluppo e allo stesso tempo di preservare la propria sostenibilità: il Santo Graal della “𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝘁𝘁𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲”. Ma in questa fase di transizione tecnologica e di incertezza del panorama internazionale, cosa desiderano realmente i [nuovi] clienti del settore automobilistico, ovvero coloro che di questa crescita dovrebbero essere gli artefici?

Per focalizzare l’attenzione degli operatori e riorientare la bussola su ciò che conta davvero, come Bain abbiamo intervistato 𝟭𝟮.𝟯𝟬𝟬 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 e abbiamo scoperto che 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼, 𝘀𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼… 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼! Il processo di acquisto, l’adozione dei veicoli elettrici, la guida autonoma e l’atteggiamento nei confronti dei produttori cinesi si differenziano in modo sostanziale tra aree geografiche e singoli Paesi. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘂𝗻’𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗮𝘂𝘁𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲, 𝗺𝗮 𝘂𝗻’𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 con peculiarità specifiche a livello locale. Per certi aspetti, una nuova agenda strategica per Case Auto, componentisti e società di servizi.

 


Foto ufficio Stampa Bain & Company

Camper: il nuovo viaggiatore sceglie borghi e turismo lento

Camper: il nuovo viaggiatore sceglie borghi e turismo lento

Il camper non è più soltanto il simbolo della vacanza libera e familiare, ma uno degli strumenti più attuali per interpretare il turismo che cambia. I risultati dell’indagine “Il tuo stile di viaggio”, promossa dal Salone del Camper, raccontano un viaggiatore più adulto, informato e consapevole, capace di scegliere il viaggio non come consumo rapido di destinazioni, ma come esperienza di relazione con i luoghi.

Il dato di partenza è significativo: oltre il 90% degli intervistati possiede un veicolo ricreazionale e il 66% sceglie l’Italia come principale destinazione. Una preferenza che trasforma il turismo open-air in una leva concreta per l’economia dei territori, soprattutto quelli meno battuti dai grandi flussi turistici. In un Paese che discute sempre più spesso di overtourism, il camperista appare come una figura alternativa al visitatore mordi e fuggi: si muove lentamente, distribuisce presenza e spesa, cerca autenticità.

 

Il fascino dei borghi supera quello delle città d’arte

Il 75% degli intervistati cerca paesaggi autentici, mentre il 69% mette al centro la libertà di esplorare. Il mare resta la meta più desiderata, indicata dal 52% del campione, ma il dato più interessante riguarda i piccoli borghi, scelti dal 35% dei viaggiatori, la stessa quota della montagna e ben sopra le città d’arte, ferme al 17%.

È un passaggio culturale importante. Il camperista non cerca soltanto la destinazione celebre, ma il territorio che conserva una propria identità. La strada secondaria, il paese fuori dalle guide, il mercato locale, la sosta panoramica diventano parte del viaggio quanto la meta finale. In questo senso il camper è molto più di un mezzo: è una forma di mobilità turistica che permette di deviare, rallentare, cambiare programma.

 

Un valore per l’economia locale

Il 66% dei camperisti intervistati trascorre le vacanze in Italia. Questo significa che una parte rilevante della spesa generata dal turismo open-air resta nei territori nazionali, spesso in aree interne, borghi, zone rurali e località meno esposte ai grandi flussi.

La scelta delle tappe conferma questa tendenza: il 54% cerca cibo e prodotti a chilometro zero, mentre il 46,5% premia le strutture che sostengono produttori e artigianato locale. È un modello di viaggio che può diventare un moltiplicatore economico per comunità che faticano a intercettare il turismo tradizionale.

Il turismo in camper può quindi rappresentare una risposta concreta a due problemi opposti: da un lato alleggerire le destinazioni più congestionate, dall’altro portare valore nei luoghi che rischiano marginalità e spopolamento.

 

Coppie, smart worker e viaggiatori con il cane

Anche il profilo del camperista sta cambiando. Il 66% viaggia in coppia, confermando come il camper non sia più legato soltanto all’immaginario della vacanza con bambini. Crescono coppie adulte, empty nesters, pensionati attivi e professionisti che possono lavorare da remoto.

Molto forte anche il fenomeno del pet-travel: il 25,7% degli intervistati viaggia stabilmente con il proprio cane. Il veicolo ricreazionale risponde infatti a un’esigenza pratica e affettiva che hotel, treni e aerei spesso non riescono a soddisfare con la stessa flessibilità.

Il camper diventa così uno spazio di autonomia, intimità e libertà organizzativa. Permette di partire senza dipendere da strutture rigide, di adattare il viaggio ai propri ritmi e di includere pienamente anche gli animali domestici nell’esperienza della vacanza.

 

La sostenibilità non è più uno slogan

Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il rapporto con la sostenibilità. Il 76% degli intervistati dichiara di riconoscere una struttura sostenibile dai riscontri concreti, mentre il 67% considera la sostenibilità una componente che dovrebbe già far parte dell’offerta di base.

Il dato segnala una maturità crescente. Il camperista non si accontenta di messaggi generici, ma guarda ai fatti: meno plastica, energia rinnovabile, filiera corta, gestione efficiente dei rifiuti. Non a caso il 57% indica proprio la gestione virtuosa dei rifiuti come primo criterio nella scelta di una struttura.

Il 70% attribuisce inoltre massima importanza alla presenza di un contesto naturalistico intatto. Anche il verde viene percepito in modo funzionale, non solo estetico: contano l’ombra degli alberi, il refrigerio, la qualità degli spazi esterni, la coerenza tra paesaggio e servizi.

 

Un settore che cresce oltre la stagione

Il turismo open-air non è più una nicchia stagionale. Il comparto vale 8,5 miliardi di euro di giro d’affari e nel 2025 ha coinvolto 20 milioni di vacanzieri in Europa. In questo scenario il Salone del Camper, in programma alle Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre, si conferma come punto di riferimento italiano e secondo appuntamento europeo del settore.

L’evento riunisce produttori, destinazioni, servizi, accessori e appassionati, offrendo una fotografia aggiornata di un mondo in evoluzione. Il camperista contemporaneo è fedele al proprio stile di viaggio, ma sempre più trasversale per età, interessi e abitudini.

Essere camperisti, oggi, significa appartenere a una cultura fatta di competenze, consigli condivisi, itinerari alternativi e attenzione alle risorse. Una comunità che vive tutto l’anno, non solo durante le vacanze, e che rappresenta una delle espressioni più interessanti della nuova mobilità turistica.

 

Il camper come risposta intelligente al turismo che cambia

Il profilo che emerge dall’indagine è chiaro: il nuovo camperista è curioso, consapevole e concreto. Cerca luoghi autentici, sostiene le economie locali, presta attenzione all’ambiente e considera il viaggio un’esperienza da costruire con libertà.

Per il settore automotive e per l’intero comparto turistico è un segnale importante. Il veicolo ricreazionale non è soltanto un prodotto, ma una piattaforma di mobilità, ospitalità e relazione con il territorio. In un’Italia che deve imparare a distribuire meglio i flussi turistici, il camper può diventare uno degli strumenti più efficaci per immaginare un modo diverso di viaggiare.

 


Foto da Salone del Camper

Regolamentazione delle emissioni: occorre un approccio olistico e tecnologicamente aperto

Regolamentazione delle emissioni: occorre un approccio olistico e tecnologicamente aperto
di Sergio Solero, presidente di BMW Italia
 
La logica della regolamentazione delle emissioni di CO2 del settore automobilistico dell’Unione Europea deve evolvere verso un approccio più olistico e tecnologicamente aperto, che è quello che abbiamo adottato come BMW Group con successo in questi anni. In caso contrario, il rischio è una significativa contrazione delle vendite di auto nuove, accompagnata sia da una rapida perdita di competenze industriali e posti di lavoro, sia dall’invecchiamento del parco circolante con un progressivo peggioramento dell’inquinamento.
 
Nel frattempo, dobbiamo infrastrutturare i Paesi, occupandoci di tutto il processo: la produzione di energia verde, la distribuzione, la gestione della grid e l’installazione delle colonnine.
 
 

Foto da ufficio stampa BMW

“Dealer Awards 2026”: i concessionari che fanno crescere l’auto

"Dealer Awards 2026": i concessionari che fanno crescere l’auto

I “Dealer Awards 2026 riportano al centro della scena una parte decisiva dell’automotive italiano: i concessionari. La terza edizione dell’evento ideato e organizzato da BtheOne Automotive (16 giugno a Milano, negli spazi storici di Palazzo Bovara, sede di Confcommercio Milano), con il patrocinio e l’ospitalità di Confcommercio Mobilità e Assomobilità Confcommercio Milano. Un appuntamento pensato per valorizzare le eccellenze della distribuzione automobilistica e della rete vendita, attraverso i progetti più significativi realizzati nell’ultimo anno dalle imprese del settore.  

In un mercato spesso raccontato soltanto attraverso le sue difficoltà, dai cambiamenti normativi alla transizione energetica, dai nuovi modelli di business alla pressione sui margini, i “Dealer Awards” scelgono una prospettiva diversa. Non negano la complessità del momento, ma la leggono dal punto di vista di chi ogni giorno incontra gli automobilisti, interpreta le loro esigenze, spiega tecnologie nuove, gestisce servizi, usato, assistenza e relazione post-vendita. È qui che la filiera diventa concreta. Ed è qui che il settore auto continua a dimostrare capacità di adattamento.

 

Una rete vendita che non è più solo vendita

La concessionaria moderna non può essere considerata soltanto il luogo in cui si acquista un’auto. È diventata un presidio di consulenza, servizio e fiducia. Il cliente entra in showroom con dubbi molto diversi rispetto al passato: quale alimentazione scegliere, quanto conviene l’elettrico, che valore avrà l’usato, quale formula finanziaria adottare, come proteggere il veicolo, quali servizi includere, come gestire manutenzione e garanzie.

In questo scenario, la rete dei concessionari auto svolge una funzione industriale e sociale insieme. È il punto in cui le strategie delle Case, le richieste del mercato e le incertezze degli automobilisti si incontrano. Per questo un premio dedicato alla distribuzione non è un semplice momento celebrativo, ma un modo per ricordare quanto il settore viva anche grazie a imprese radicate nei territori, capaci di investire in competenze, tecnologie e occupazione.

La scelta di Palazzo Bovara rafforza questo messaggio. Confcommercio Mobilità sostiene l’iniziativa non solo con il patrocinio, insieme ad Assomobilità, ma anche mettendo a disposizione uno spazio simbolico della vita economica milanese. Un contesto coerente con un evento che guarda alle concessionarie come a imprese evolute, non più come a semplici punti vendita.

 

Sei categorie per raccontare il cambiamento

L’edizione 2026 dei “Dealer Awards” prevede sei categorie in gara, ciascuna dedicata a un ambito strategico per l’evoluzione della distribuzione automotive. I riconoscimenti riguarderanno l’eccellenza nel sociale, promossa da AIR; l’eccellenza nei processi, promossa da Aufinity; l’eccellenza nel business dell’usato, promossa da BCA Italia; l’eccellenza nella visione strategica, promossa da I.CAR; l’eccellenza nella crescita, promossa da Opteven; e l’eccellenza nell’innovazione digitale, promossa da Web Industry.

Nel corso della serata saranno assegnate tre menzioni per ciascuna categoria. A fare la differenza saranno la qualità dei progetti, la capacità di innovazione, i risultati ottenuti e il contributo alla crescita del business. È un’impostazione interessante perché sposta l’attenzione dal solo volume di vendita alla qualità dell’impresa. In un mercato maturo e instabile, l’eccellenza non si misura più soltanto con i numeri delle immatricolazioni, ma con la capacità di costruire processi solidi, relazioni durature e servizi capaci di accompagnare il cliente anche dopo l’acquisto.

L’usato, per esempio, è ormai una leva centrale per molte concessionarie. La digitalizzazione non è più un’opzione, ma una condizione competitiva. La crescita non passa soltanto dall’espansione commerciale, ma anche dalla capacità di rendere più efficienti le strutture. La responsabilità sociale, infine, racconta un settore che non vuole limitarsi a vendere mobilità, ma intende essere parte attiva del tessuto economico e comunitario.

 

Il programma tra premi, mercato e confronto

La serata inizierà alle 17.00 con l’accreditamento degli ospiti e il welcome coffee. Alle 17.30 si aprirà la parte contenutistica con lo speech di Gabriele Maria Sada, manager che ha costruito il proprio percorso attraversando ruoli diversi, dal customer care alle operations, fino alla guida di ScuolaZoo, una delle principali community e tour operator per la GenZ in Italia.

La cerimonia di premiazione sarà alternata con un intervento dello chef Alessandro Negrini de Il Luogo Aimo e Nadia, ristorante milanese insignito di una stella Michelin, e con un panel istituzionale dedicato all’analisi dell’andamento del mercato auto. Alla tavola rotonda parteciperanno Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità, Marco Faragi, Business Development & Strategic Partnership di Generali Italia, e Mattia Vanini, presidente di ATFlow. La moderazione sarà affidata ad Alberto Vita, vicedirettore di Fleet “Magazine” e “Dealer Link”. Dalle 20.30 la serata proseguirà con apericena e show esclusivo negli spazi di Palazzo Bovara.

Il format mette insieme linguaggi diversi, ma il messaggio resta chiaro: l’automotive non è più un comparto chiuso dentro la sola vendita del prodotto. È un ecosistema in cui concessionari, finanza, assicurazioni, tecnologia, servizi e customer experience devono dialogare. Chi lavora nella distribuzione lo sa bene: il cliente non cerca più soltanto un’auto, ma una soluzione complessiva.

 

Il ruolo di Confcommercio Mobilità

Il patrocinio e l’ospitalità di Confcommercio Mobilità si inseriscono in un percorso più ampio di attenzione verso un comparto che sta vivendo una fase di trasformazione profonda. La distribuzione automobilistica deve confrontarsi con nuove tecnologie, nuovi modelli di business, digitalizzazione crescente, transizione energetica, gestione dell’usato, servizi post-vendita sempre più evoluti e un rapporto con il cliente che richiede competenze aggiornate.

Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità e Assomobilità, sottolinea il valore di iniziative come i “Dealer Awards” perché danno visibilità a un settore essenziale per cittadini, imprese e territori. Ospitare la terza edizione a Palazzo Bovara significa riconoscere il ruolo dei concessionari e della rete vendita come protagonisti della mobilità reale: imprese che investono, innovano, creano occupazione e accompagnano gli automobilisti in una fase di cambiamento complessa.

È una posizione che merita attenzione. Nel dibattito pubblico l’auto viene spesso trattata come un problema da ridurre, più che come una filiera da accompagnare. Eppure il settore continua a sostenere occupazione, servizi, indotto, fiscalità e mobilità quotidiana. Difendere l’automotive significa anche riconoscere questa funzione, senza nascondere la necessità di evolvere. I dealer sono uno dei punti in cui questa evoluzione diventa più visibile, perché traducono il cambiamento industriale in esperienza reale per il cliente.

 

L’iniziativa di BtheOne Automotive

Matteo Cimegotto, founder di BtheOne Automotive, evidenzia come l’evento stia crescendo anno dopo anno in importanza e autorevolezza. La scelta della sede storica di Confcommercio Milano rappresenta un salto ulteriore per un premio nato con l’obiettivo di esaltare le eccellenze imprenditoriali automotive italiane.

Il valore dei “Dealer Awards” sta anche nella possibilità di costruire un racconto diverso del comparto. Non solo numeri di mercato, non solo tensioni sulla transizione, non solo confronti tra alimentazioni. Ma imprese, progetti, persone, capacità manageriale. In una fase in cui la distribuzione deve rivedere modelli, strumenti e processi, premiare chi innova davvero aiuta l’intero settore a identificare esempi concreti.

L’automotive italiano ha bisogno di luoghi di confronto di questo tipo. Non per difendersi in modo corporativo, ma per spiegare meglio la propria trasformazione. Il concessionario del futuro sarà sempre meno un intermediario tradizionale e sempre più un gestore di relazione, dati, servizi, assistenza e fiducia. Chi saprà interpretare questa traiettoria avrà un ruolo centrale nella mobilità dei prossimi anni.

 

Un premio per chi tiene vivo il rapporto con il cliente

La terza edizione dei “Dealer Awards” arriva quindi in un momento delicato, ma proprio per questo significativo. Il mercato auto cambia rapidamente, i clienti sono più informati e più prudenti, le tecnologie si moltiplicano e la competizione si sposta sempre più sulla qualità dell’esperienza. In questo contesto, la rete vendita resta una infrastruttura fondamentale del Paese.

Premiare i concessionari più meritevoli significa riconoscere che la mobilità non si costruisce soltanto nei centri di ricerca o negli stabilimenti, ma anche nei luoghi in cui gli automobilisti ricevono risposte, valutano alternative e costruiscono fiducia. Palazzo Bovara, per una sera, diventa il palcoscenico di questa parte spesso meno raccontata dell’automotive: quella che tiene insieme impresa, territorio e servizio.

 


 

L’Europa allo specchio: proprio una sorta di Pifferaio magico

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

di Mario Verna, manager automotive

 
Che i buoi fossero ormai a decine di chilometri dal recinto era già chiaro. E così, mentre il mondo si è riorganizzato (o diciamo che è già a buon punto) tra le potenze “coraggiosamente egoiste”, quelle che guardano agli interessi propri, l’Europa, vecchia e snob, è rimasta a parlarsi allo specchio.
“Chi è la più bella del reame, la più virtuosa, chi salverà il mondo?”, specchio specchio, chi se non io!
L’auto ne è stato il paradigma: libereremo il pianeta dal suo riscaldamento! E sì! Una fiaba simile al Pifferaio magico, via tutti i topi e quanti di questi pifferai hanno suonato nello zufolo negli ultimi anni, decine, migliaia, imbellettati in quei muschietti verdi con disegni incantati.

Ma poi, come nella storia del pifferaio, qualcosa ha cominciato a stridere e, improvvisamente, pare siano scappati insieme ai topi anche i soldi dalle tasche di chi, in fondo, non avrebbe mai nemmeno immaginato che il neo-messianesimo avesse da essere sostenuto in qualche modo da sacrifici personali.

E così tra uno yacht e un think tank, urca, bisogna correre i ripari. L’industria per quanto brutta e cattiva, beh, ecco, mette insieme il pranzo con la cena, stimola sviluppo e innovazione…e allora “protezionismo”!. Strada difficile se non sei proprio forte, se non dai carte. E soprattutto se la visione non è totalmente comune.

Leadership, visione, realismo. First.

 
Foto da archivio Mario Verna