Un’emozione speciale e un grande orgoglio per tutti gli appartenenti al mondo ANT, la Fondazione nata per iniziativa dell’oncologo Franco Pannuti che fornisce assistenza medica specialistica e gratuita a casa dei malati di tumori.
Coronavirus e automotive: l’anomalia economica che viviamo
di Mario Verna, manager automotive
Il punto di svolta? La pandemia da Coronavirus. Uno degli eventi più determinanti della storia economica moderna, ancora troppo poco analizzato per gli effetti strutturali che ha generato. Dal 2019 al 2025, infatti: il mercato privati è diminuito di circa 270.000 unità (-25%), i prezzi delle auto sono aumentati fino al 40%, i brand ufficialmente rappresentati sono passati da 70 a oltre 100, entro il 2028 sono attesi altri 30 marchi, modelli disponibili superano ormai quota 500, ciascuno declinato in motorizzazioni, versioni e configurazioni sempre più articolate
In sintesi: meno clienti, ma più marchi, più modelli, più complessità, prezzi più alti. Un’anomalia economica che mette sotto pressione: reti vendita, marginalità, valore residuo, sostenibilità industriale. Tutto questo accade in un contesto macro (e micro) economico assolutamente sfavorevole alla dinamica dell’automotive, da sempre molto elastica ai “sentiment”…
Autopromotec Dialogues: Manuela Crippa (Stellantis)
Ad Autopromotec Dialogues, Manuela Crippa, Head of Circular Economy Global Commercial and Marketing Development di Stellantis-SUSTAINera, racconta come il veicolo a fine vita possa diventare una risorsa: recupero dei materiali, ricambi usati, riduzione degli sprechi e soluzioni più sostenibili per clienti e filiera.
Volkswagen e i 100mila a casa: non è solo una triste notizia industriale
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
L’Europa ha imposto obiettivi sempre più ambiziosi senza costruire, nello stesso tempo, le condizioni per consentire alle proprie imprese di competere. Energia più costosa. Burocrazia crescente. Normative sempre più complesse. Filiere strategiche lasciate ad altri continenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Le grandi industrie europee non stanno più investendo per crescere. Stanno tagliando capacità produttiva e posti di lavoro per sopravvivere. Sarebbe però riduttivo attribuire questa crisi a una sola causa. La competizione cinese, le tensioni geopolitiche, i dazi e il cambiamento tecnologico hanno inciso profondamente. Ma è altrettanto evidente che l’Europa è arrivata a questa sfida con un sistema industriale reso più fragile da anni di scelte che hanno spesso privilegiato la regolamentazione rispetto alla competitività.
La conseguenza rischia di essere una nuova stagione di disoccupazione industriale che coinvolgerà non solo il settore automobilistico, ma tutta la manifattura europea. Quando si perde la capacità di produrre, si perde anche innovazione, occupazione qualificata, autonomia economica e, in ultima analisi, sovranità.
Il tempo delle analisi è finito. Serve una vera politica industriale europea che rimetta al centro produzione, competitività, ricerca e investimenti. Perché senza industria non esiste benessere duraturo.
Guidavi bene: poi è salito qualcuno a bordo.
Decreto sugli incentivi al retrofit a gas. Assogasliquidi plaude
Foto da ufficio stampa Assogasliquidi
Autopromotec Dialogues: Luca De Vita (ANFIA)
DS N°7 apre gli ordini in Italia: il SUV premium punta su lusso e autonomia
Emergenza autotrasporto in Europa: mancano oltre 400mila autisti
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
E non si tratta di un problema futuro. È già iniziato. Secondo i dati IRU e delle principali associazioni europee di settore, oggi in Europa mancano già oltre 400.000 conducenti professionali. Nei prossimi cinque anni, oltre 3,4 milioni di autisti andranno in pensione nei Paesi monitorati. Solo in Europa, il tasso di uscita previsto supera il 17% della forza lavoro attuale.
In Italia il quadro è ancora più delicato. Le stime più accreditate parlano di una carenza compresa tra 20.000 e 25.000 autisti, con meno del 3% di conducenti under 25 e circa il 45% sopra i 55 anni. Tradotto in termini industriali significa una cosa molto semplice.
Nei prossimi anni il vero collo di bottiglia della logistica europea non saranno i camion, i magazzini o le infrastrutture.
Saranno le persone.
Le ragioni di questo fenomeno sono profonde e strutturali. Per oltre vent’anni l’Europa ha trattato il trasporto come un settore da comprimere economicamente e burocraticamente, anziché come una infrastruttura strategica della competitività industriale.. ,Margini sempre più bassi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I giovani non entrano più nel settore e i pensionamenti stanno superando di gran lunga il ricambio generazionale. Nel frattempo la domanda di trasporto continua a crescere, spinta da e-commerce, distribuzione veloce e riorganizzazione industriale europea. Ed è qui che serve un cambio radicale di approccio.
La soluzione non può essere soltanto “trovare autisti”. Bisogna ricostruire attrattività industriale attorno alla professione.
Come gruppo SMET crediamo che servano almeno cinque direttrici strategiche.
Formazione interna continua e ingresso dei giovani con percorsi realmente sostenibili.
Tecnologia applicata alla sicurezza e alla qualità della vita del conducente, anche attraverso sistemi avanzati di monitoraggio e prevenzione della fatica.
Maggiore integrazione logistica e intermodale, per ridurre percorrenze inutili e stress operativo.
Valorizzazione economica e sociale della figura professionale del conducente.
Chi pensa che questa sia soltanto una emergenza del settore trasporti commette un errore enorme. E forse è arrivato il momento che l’Europa inizi finalmente a trattarlo come tale.
Concessionarie sotto pressione: le acquisizioni ridisegnano il futuro del retail auto
Foto: Dromo Faffa, CEO e Founder di Methodos Consulting
Il retail automotive italiano sta entrando in una nuova fase. La concessionaria “stand alone”, costruita per anni su modelli imprenditoriali fortemente territoriali e familiari, si trova oggi a fare i conti con margini più compressi, investimenti crescenti, maggiore complessità operativa e un mercato in rapido cambiamento. In questo scenario, le operazioni di M&A tra concessionarie e gruppi della distribuzione automotive non rappresentano più soltanto un’opzione finanziaria, ma una risposta industriale alla trasformazione del settore.
Aggregarsi significa cercare massa critica, presidiare più marchi e territori, rendere più efficienti i costi centrali, strutturare funzioni manageriali e sostenere investimenti che, per molte realtà di piccola e media dimensione, diventano sempre più difficili da affrontare da sole.
Il fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia. A livello globale, dopo due anni di attività più
contenuta, nel 2025 il valore delle operazioni di M&A nel comparto automotive e mobility ha
superato i 35 miliardi di dollari, con un valore medio per operazione pari a 1,2 miliardi di dollari;
un segnale chiaro del fatto che l’M&A non serve più solo a crescere dimensionalmente, ma ad
acquisire competenze, capacità digitali e nuove piattaforme di sviluppo.
Anche in Italia il consolidamento della distribuzione automotive sta assumendo contorni sempre
più evidenti. Nel 2025 il numero degli imprenditori scende a 710, in calo del 5% rispetto al 2024,
mentre la copertura fisica del territorio resta sostanzialmente stabile, con circa 2.200 punti
vendita (-2%). È il segno di un mercato meno frammentato, nel quale gruppi più strutturati
integrano realtà locali e regionali per costruire reti multibrand più solide, capaci di dialogare con
Case automobilistiche sempre più grandi e di gestire una crescente complessità commerciale,
finanziaria e organizzativa.
Un’evoluzione guidata da quattro fattori
Pressione sui margini. Nuovo, usato, post-vendita e servizi richiedono oggi una gestione industriale
dei processi, basata su KPI, controllo dello stock, pricing, customer journey e capacità di lettura
tempestiva dei dati. La redditività non dipende più solo dai volumi, ma dalla qualità della gestione. Investimenti. Digitalizzazione, CRM, lead management, formazione, standard dei brand,
transizione energetica e nuovi servizi di mobilità richiedono capitali, competenze e continuità
manageriale. Non tutte le imprese della distribuzione sono in grado di sostenere da sole questo
livello di trasformazione.
Economie di scala. Chi acquisisce cerca più sedi, nuovi marchi e territorio, maggiore capacità negoziale e funzioni centrali più efficienti. La crescita dimensionale consente di trasformare attività prima gestite in modo artigianale in vere funzioni manageriali: controllo di gestione, HR, marketing, business development, BDC, remarketing e acquisti.
Ricambio generazionale
Per chi cede, il momento può essere favorevole perché il valore dell’azienda non è rappresentato
solo dai bilanci, ma anche dalla customer base, dalle persone, dalla reputazione costruita sul
territorio e dalla qualità della relazione con i clienti. Per chi acquista, invece, l’operazione può diventare un’accelerazione strategica: ingresso in nuove aree, rafforzamento su nuovi brand, integrazione di competenze, aumento dei volumi e creazione di sinergie operative.
La vera sfida, tuttavia, inizia dopo la firma. Integrare culture diverse, armonizzare processi, trattenere le persone chiave, rendere leggibili i numeri, costruire una governance comune e trasformare la crescita dimensionale in crescita di valore sono i passaggi che determinano il successo o il fallimento di un’operazione.
“Nel retail automotive stiamo entrando in una fase in cui la dimensione conta, ma non basta”, conclude Dromo Faffa. “Vinceranno i gruppi capaci di combinare scala, metodo manageriale e presidio del territorio. Aggregarsi è solo il primo passo: il vero obiettivo è costruire imprese più solide, più leggibili e più preparate ad affrontare la trasformazione del settore”.









