“Mela d’Oro”: a Raffaella Pannuti (ANT) il prestigioso riconoscimento

"Mela d'Oro": a Franca Pannuti (ANT) il prestigioso riconoscimento

Un’emozione speciale e un grande orgoglio per tutti gli appartenenti al mondo ANT, la Fondazione nata per iniziativa dell’oncologo Franco Pannuti che fornisce assistenza medica specialistica e gratuita  a casa dei malati di tumori.

La presidente di ANT, Raffaella Pannuti, è stata infatti insignita a Roma della Mela d’Oro, il prestigioso “Oscar delle Donne della @fondazionemarisabellisario”, 
simbolo dell’eccellenza femminile.
 
Alla presidente Raffaella Pannuti le congratulazioni vivissime da parte di #FORUMAutoMotive che da diversi anni annovera con orgoglio ANT tra i propri partner etici.

Coronavirus e automotive: l’anomalia economica che viviamo

Tempi cupi: anche per gli immortali

di Mario Verna, manager automotive

 
Crash test: cosa succede quando si violano le leggi dell’economia classica? Nei mercati in contrazione, normalmente, si ripetono sempre gli stessi eventi: scendono i prezzi, diminuiscono i player, si riduce la complessità dell’offerta. Nel settore auto – prendiamo l’Italia, ma il fenomeno riguarda tutta l’Europa – sta succedendo esattamente il contrario.

Il punto di svolta? La pandemia da Coronavirus. Uno degli eventi più determinanti della storia economica moderna, ancora troppo poco analizzato per gli effetti strutturali che ha generato. Dal 2019 al 2025, infatti: il mercato privati è diminuito di circa 270.000 unità (-25%), i prezzi delle auto sono aumentati fino al 40%, i brand ufficialmente rappresentati sono passati da 70 a oltre 100, entro il 2028 sono attesi altri 30 marchi, modelli disponibili superano ormai quota 500, ciascuno declinato in motorizzazioni, versioni e configurazioni sempre più articolate

In sintesi: meno clienti, ma più marchi, più modelli, più complessità, prezzi più alti. Un’anomalia economica che mette sotto pressione: reti vendita, marginalità, valore residuo, sostenibilità industriale. Tutto questo accade in un contesto macro (e micro) economico assolutamente sfavorevole alla dinamica dell’automotive, da sempre molto elastica ai “sentiment”…

Autopromotec Dialogues: Manuela Crippa (Stellantis)

Autopromotec Dialogues: Manuela Crippa (Stellantis)

Ad Autopromotec Dialogues, Manuela Crippa, Head of Circular Economy Global Commercial and Marketing Development di Stellantis-SUSTAINera, racconta come il veicolo a fine vita possa diventare una risorsa: recupero dei materiali, ricambi usati, riduzione degli sprechi e soluzioni più sostenibili per clienti e filiera.

Volkswagen e i 100mila a casa: non è solo una triste notizia industriale

Prezzi dei carburanti che scendono al rallentatore: è ora di fare chiarezza

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
È il simbolo più plastico del fallimento di un modello economico europeo che, negli ultimi vent’anni, ha progressivamente sostituito la politica industriale con la politica regolatoria. Secondo le notizie emerse, il gruppo starebbe valutando uno dei più grandi piani di ristrutturazione della storia dell’automobile, sotto la pressione della concorrenza cinese, dei costi, dei dazi e della debolezza della domanda europea. 

L’Europa ha imposto obiettivi sempre più ambiziosi senza costruire, nello stesso tempo, le condizioni per consentire alle proprie imprese di competere. Energia più costosa. Burocrazia crescente. Normative sempre più complesse. Filiere strategiche lasciate ad altri continenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Le grandi industrie europee non stanno più investendo per crescere. Stanno tagliando capacità produttiva e posti di lavoro per sopravvivere. Sarebbe però riduttivo attribuire questa crisi a una sola causa. La competizione cinese, le tensioni geopolitiche, i dazi e il cambiamento tecnologico hanno inciso profondamente. Ma è altrettanto evidente che l’Europa è arrivata a questa sfida con un sistema industriale reso più fragile da anni di scelte che hanno spesso privilegiato la regolamentazione rispetto alla competitività.

La conseguenza rischia di essere una nuova stagione di disoccupazione industriale che coinvolgerà non solo il settore automobilistico, ma tutta la manifattura europea. Quando si perde la capacità di produrre, si perde anche innovazione, occupazione qualificata, autonomia economica e, in ultima analisi, sovranità.

Il tempo delle analisi è finito. Serve una vera politica industriale europea che rimetta al centro produzione, competitività, ricerca e investimenti. Perché senza industria non esiste benessere duraturo.

 
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group


Guidavi bene: poi è salito qualcuno a bordo.

Guidavi bene: poi è salito qualcuno a bordo.
di Davide Montella, Founder & Owner di Driving Motorsport | Formazione sulla Guida sicura per il personale viaggiante di aziende
 
 
Quando il bisogno di approvazione sale in macchina, l’esperienza passa subito sul sedile del passeggero. Ci sono passeggeri che occupano solo un posto. E altri che occupano anche una bella fetta della tua attenzione. Non devono dire niente. Non devono criticare. Basta che siano lì.
 
Parti tranquillo, come fai sempre. I primi chilometri filano lisci. Poi, quasi senza accorgertene, qualcosa cambia. Freni un po’ prima del necessario. Controlli gli specchietti più spesso. Prendi una curva con una cautela strana. Oppure fai l’opposto: acceleri più del solito, come se dovessi dimostrare qualcosa.
 
La cosa strana è che spesso quella persona non ha aperto bocca. Eppure, è riuscita a salire a bordo anche del tuo modo di guidare. Per alcuni è un genitore. Per altri un capo, un cliente importante, un collega saputello o perfino un figlio. Quello che hanno in comune è il loro giudizio (vero o immaginato) che per noi pesa tantissimo.
 
Da quel momento non stai più guidando solo sulla strada. Stai guidando anche dentro la testa di quella persona. Una parte di te guarda il traffico, l’altra si chiede: “Come sto apparendo?”. E senza rendertene conto, smetti di guidare con naturalezza.
 
Quando la presenza di qualcuno ti cambia il modo di guidare
Questo fenomeno la psicologia lo conosce bene: quando ci sentiamo osservati o valutati, il cervello inizia a rubare risorse alla guida per dedicarle alla domanda “Sto facendo bella figura?”. Nella guida normale, dopo anni di esperienza, fai tantissime cose in automatico. Riconosci i pericoli prima che arrivino (o almeno dovresti), anticipi, leggi la strada. Quando sale a bordo il “giudice”, però, quell’automatico si inceppa.
 
Più cerchi di guidare “bene”, più guidi male. Più vuoi apparire competente, meno lasci lavorare l’esperienza che hai. Lo vedo continuamente nei corsi di Driving Motorsport. Appena sale l’istruttore, anche se non ha ancora detto una parola, molti modificano il loro comportamento. Diventano più rigidi, più controllati, meno fluidi.
 
Gli esperti lo chiamano “reinvestment”: riporti sotto controllo cosciente quello che facevi in automatico. Paradossalmente, proprio mentre cerchi di fare meglio, fai peggio.
 
Il prezzo che paghiamo? Perdere l’attimo prima.
L’effetto più interessante non è un errore evidente, non è una frenata sbagliata, né una curva presa male. È qualcosa di più sottile. Perdiamo l’attimo prima.
 
Come riprendersi il volante
La buona notizia è che spesso basta accorgersene. La prossima volta che senti quella tensione, fatti una domanda semplice: «Sto guidando per arrivare a destinazione o per dimostrare qualcosa?»
 
La risposta arriva subito. E in quel momento puoi riprendere il volante… quello nella testa. Una frase che funziona molto bene è dirla con calma: «Ok, guido io. Mi sento tranquillo così. Se vedi qualcosa di strano dimmelo, altrimenti vado come piace a me». Semplice, ma toglie tanta pressione.
 
L’attimo prima appartiene alla presenza
La guida migliore non nasce dal desiderio di impressionare qualcuno. Non nasce dal bisogno di sembrare esperti, sicuri o impeccabili. Nasce dalla presenza. Nasce quando l’attenzione torna sulla strada, sull’ambiente, sugli eventi che stanno per accadere.
 
Per questo vale la pena osservare quei momenti in cui iniziamo a recitare. Perché ogni volta che smettiamo di guidare per gli altri e torniamo a guidare per la strada, recuperiamo qualcosa di prezioso. Recuperiamo naturalezza, lucidità…recuperiamo l’attimo prima.
 
 

Decreto sugli incentivi al retrofit a gas. Assogasliquidi plaude

Decreto sugli incentivi al retrofit a gas. Assogasliquidi plaude
Pubblicato sul sito MIMIT il decreto che introduce una misura già apprezzata dai consumatori nel 2024, a sostegno dell’industria italiana di distribuzione e componentistica del GPL e metano, con l’obiettivo di far riprendere il mercato delle installazioni di impianti a gas su veicoli già circolanti. Dopo l’annuncio di gennaio in occasione del Tavolo Automotive da parte del Ministro Adolfo Urso, è stato appena pubblicato il tanto atteso decreto sugli incentivi al retrofit a gas delle auto già circolanti, finalizzato al sostegno di un mercato che dal 2012 al 2025 è calato dell’82%.
 
Il provvedimento prevede una dotazione complessiva nel quinquennio 2026-2030 di 21 milioni di euro e riguarda la conversione di veicoli già circolanti delle classi da Euro 3 a Euro 6 anche intestati a persone giuridiche.
 
“In un anno di forti tensioni internazionali che hanno inciso e continuano ad incidere sui costi dell’energia – ricorda Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica – questo provvedimento permette di raggiungere diversi obiettivi: garantire a persone e famiglie che non possono permettersi l’acquisto di una nuova auto di continuare a muoversi e circolare in città, risparmiando sui consumi; sostenere le imprese italiane della componentistica e della distribuzione di gas per autotrazione e favorire la crescita di tutto l’indotto rappresentato dalle officine di trasformazione. Il tutto riducendo le emissioni di CO2 e di particolato di auto già circolanti, grazie all’alimentazione a GPL e metano”.
 
“Esprimiamo il nostro ringraziamento al Ministro Urso ed al Governo tutto – continua Cimenti – per l’attenzione al settore e per la concretizzazione di una misura strutturale che coniuga sostegno ai consumatori e supporto alla competitività dell’industria nazionale”.
 
 

Foto da ufficio stampa Assogasliquidi

Autopromotec Dialogues: Luca De Vita (ANFIA)

Autopromotec Dialogues: Luca De Vita (ANFIA)

Dalla transizione tecnologica alla circolarità dei materiali: ad Autopromotec Dialogues, Luca De Vita, Relazioni istituzionali, area tecnica e affari regolamentari di ANFIA, racconta il ruolo del nuovo regolamento ELV nel rafforzare riciclo, riutilizzo e fiducia lungo tutta la filiera automotive.

DS N°7 apre gli ordini in Italia: il SUV premium punta su lusso e autonomia

DS N°7 apre gli ordini in Italia: il SUV premium punta su lusso e autonomia
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)
 
DS Automobiles è strettamente legata al mondo del golf, sport col quale condivide la ricerca della perfezione attraverso il controllo, la precisione e l’eleganza. Non è un caso, quindi, che la nuova DS N°7 abbia scelto il prestigioso scenario dell’83° Open d’Italia di Golf per la sua prima apparizione ufficiale nel nostro Paese. Dal 25 al 28 giugno, il Circolo Golf Torino, dove si svolge l’evento golfistico italiano più prestigioso, di cui DS Automobiles è Title Sponsor, ospita l’anteprima nazionale del nuovo C-SUV premium del marchio francese, ma prodotto nello stabilimento italiano Stellantis di Melfi.
 
 
Via agli ordini sul mercato italiano
 
Oltre alla presenza sul green, che rappresenta molto di più di una semplice esposizione statica, la
partecipazione da protagonista della nuova DS N°7 all’Open d’Italia di Golf 2026 coincide anche con il vero e proprio debutto commerciale del modello. A partire dal 25 giugno infatti si sono aperti gli ordini del nuovo C- SUV di DS sul mercato italiano.
 
Erede dell’apprezzata DS 7, la nuova DS N°7 evolve il concetto di SUV premium compatto proponendo contenuti di categoria superiore, racchiusi in un veicolo lungo 4,66 metri e con un passo di 2,79 metri, che permettono di offrire un’elevata abitabilità interna e un generoso bagagliaio da 560 litri di capacità, a fronte di dimensioni esterne che si adattano all’utilizzo quotidiano.
 
Look distintivo e aerodinamica top Stilisticamente la DS N°7 è caratterizzata dalla nuova firma luminosa DS Light Blade e dalla scenografica griglia illuminata DS Luminascreen, elementi che contribuiscono a comporre un frontale d’impatto, distintivo e dalla forte personalità. Il nuovo SUV DS si fa apprezzare anche per l’efficienza aerodinamica, come testimonia il Cx di appena 0,26.
 
 
Sia ibrida sia elettrica con autonomia fino a 740 km
 
A livello di motorizzazioni, la DS N°7 debutta con una proposta multi-energia che si compone di opzioni elettriche ed ibride. Nella gamma full electric spicca la DS N°7 E-Tense FWD Long Range che, grazie alla batteria da 97,2 kWh, ha un’autonomia massima dichiarata di 740 km nel ciclo WLTP, disponendo inoltre della ricarica rapida che permette di passare dal 20 all’80% di capacità in soli 27 minuti.
 
Altra versione disponibile è la DS N°7 Hybrid 145 che vanta consumi di 5,4 litri/100 km ed emissioni di CO2 di 121 g/km. Tecnologia e comfort rappresentano un altro elemento distintivo della DS N°7. A bordo del nuovo C-SUV del marchio premium francese troviamo il sistema multimediale DS Iris System 2.0 con display touch da 16 pollici e integrazione ChatGPT, lìimpianto audio Electra 3D by Focal, il sistema di visione notturna DS Night.
 
 
Sei opzioni di colori
 
La nuova DS N°7 ha una palette di colori carrozzeria che prevede sei opzioni, tra cui il nuovo Verde Seta, che si aggiunge a Grigio Palladio, Blu Topazio, Bianco Alabastro, Grigio Cristallo e Nero Perla. La gamma del nuovo SUV premium per il mercato italiano è composta da quattro allestimenti: N°7, Pallas, Etoile e La Premiere.
 
 
Prezzi e disponibilità
 
La nuova DS N°7, che arriverà nei DS Store italiani nell’ultimo trimestre del 2026, si propone in Italia con un listino che parte da 42.400 euro per la versione ibrida da 145 CV e 50.900 euro per quella elettrica E-Tense. Grazie alla formula di finanziamento dedicata, il marchio francese propone la DS N°7 alprezzo promozionale di lancio di 35.665 euro per la versione Hybrid 145 e di 41.600 euro per la full electric.
 
Foto da ufficio stampa Stellantis


Emergenza autotrasporto in Europa: mancano oltre 400mila autisti

Prezzi dei carburanti che scendono al rallentatore: è ora di fare chiarezza

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
L’autotrasporto europeo sta entrando nella più grande crisi occupazionale della sua storia recente.
E non si tratta di un problema futuro. È già iniziato. Secondo i dati IRU e delle principali associazioni europee di settore, oggi in Europa mancano già oltre 400.000 conducenti professionali. Nei prossimi cinque anni, oltre 3,4 milioni di autisti andranno in pensione nei Paesi monitorati. Solo in Europa, il tasso di uscita previsto supera il 17% della forza lavoro attuale.

In Italia il quadro è ancora più delicato. Le stime più accreditate parlano di una carenza compresa tra 20.000 e 25.000 autisti, con meno del 3% di conducenti under 25 e circa il 45% sopra i 55 anni. Tradotto in termini industriali significa una cosa molto semplice. 
Nei prossimi anni il vero collo di bottiglia della logistica europea non saranno i camion, i magazzini o le infrastrutture.
Saranno le persone.

Le ragioni di questo fenomeno sono profonde e strutturali. Per oltre vent’anni l’Europa ha trattato il trasporto come un settore da comprimere economicamente e burocraticamente, anziché come una infrastruttura strategica della competitività industriale.. ,Margini sempre più bassi.

Pressione normativa crescente. Costi esplosi. Tempi di attesa assurdi nei siti logistici. Difficoltà nel conseguimento delle patenti professionali. Scarsa valorizzazione sociale della professione. Qualità della vita percepita come incompatibile con le nuove generazioni.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I giovani non entrano più nel settore e i pensionamenti stanno superando di gran lunga il ricambio generazionale. Nel frattempo la domanda di trasporto continua a crescere, spinta da e-commerce, distribuzione veloce e riorganizzazione industriale europea. Ed è qui che serve un cambio radicale di approccio.

La soluzione non può essere soltanto “trovare autisti”. Bisogna ricostruire attrattività industriale attorno alla professione. 
Come gruppo SMET crediamo che servano almeno cinque direttrici strategiche.

Formazione interna continua e ingresso dei giovani con percorsi realmente sostenibili.

Tecnologia applicata alla sicurezza e alla qualità della vita del conducente, anche attraverso sistemi avanzati di monitoraggio e prevenzione della fatica.

Maggiore integrazione logistica e intermodale, per ridurre percorrenze inutili e stress operativo.

Valorizzazione economica e sociale della figura professionale del conducente.

Apertura regolata e intelligente ai conducenti provenienti da Paesi extra UE, con percorsi seri di integrazione e qualificazione professionale. La stessa Commissione Europea sta lavorando su questo fronte insieme a IRU.

Chi pensa che questa sia soltanto una emergenza del settore trasporti commette un errore enorme. E forse è arrivato il momento che l’Europa inizi finalmente a trattarlo come tale.

 
 
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group


Concessionarie sotto pressione: le acquisizioni ridisegnano il futuro del retail auto

Concessionarie sotto pressione: le acquisizioni ridisegnano il futuro del retail auto

Foto: Dromo Faffa, CEO e Founder di Methodos Consulting

 

Il retail automotive italiano sta entrando in una nuova fase. La concessionaria “stand alone”, costruita per anni su modelli imprenditoriali fortemente territoriali e familiari, si trova oggi a fare i conti con margini più compressi, investimenti crescenti, maggiore complessità operativa e un mercato in rapido cambiamento. In questo scenario, le operazioni di M&A tra concessionarie e gruppi della distribuzione automotive non rappresentano più soltanto un’opzione finanziaria, ma una risposta industriale alla trasformazione del settore.

Aggregarsi significa cercare massa critica, presidiare più marchi e territori, rendere più efficienti i costi centrali, strutturare funzioni manageriali e sostenere investimenti che, per molte realtà di piccola e media dimensione, diventano sempre più difficili da affrontare da sole.


Il fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia. A livello globale, dopo due anni di attività più

contenuta, nel 2025 il valore delle operazioni di M&A nel comparto automotive e mobility ha
superato i 35 miliardi di dollari, con un valore medio per operazione pari a 1,2 miliardi di dollari;
un segnale chiaro del fatto che l’M&A non serve più solo a crescere dimensionalmente, ma ad
acquisire competenze, capacità digitali e nuove piattaforme di sviluppo.

Anche in Italia il consolidamento della distribuzione automotive sta assumendo contorni sempre

più evidenti. Nel 2025 il numero degli imprenditori scende a 710, in calo del 5% rispetto al 2024,
mentre la copertura fisica del territorio resta sostanzialmente stabile, con circa 2.200 punti
vendita (-2%). È il segno di un mercato meno frammentato, nel quale gruppi più strutturati
integrano realtà locali e regionali per costruire reti multibrand più solide, capaci di dialogare con
Case automobilistiche sempre più grandi e di gestire una crescente complessità commerciale,
finanziaria e organizzativa.

Un’evoluzione guidata da quattro fattori


Pressione sui margini. Nuovo, usato, post-vendita e servizi richiedono oggi una gestione industriale

dei processi, basata su KPI, controllo dello stock, pricing, customer journey e capacità di lettura
tempestiva dei dati. La redditività non dipende più solo dai volumi, ma dalla qualità della gestione. Investimenti. Digitalizzazione, CRM, lead management, formazione, standard dei brand,
transizione energetica e nuovi servizi di mobilità richiedono capitali, competenze e continuità
manageriale. Non tutte le imprese della distribuzione sono in grado di sostenere da sole questo
livello di trasformazione.

Economie di scala. Chi acquisisce cerca più sedi, nuovi marchi e territorio, maggiore capacità
negoziale e funzioni centrali più efficienti. La crescita dimensionale consente di trasformare attività prima gestite in modo artigianale in vere funzioni manageriali: controllo di gestione, HR, marketing, business development, BDC, remarketing e acquisti.
 

Ricambio generazionale
 
Molte aziende familiari si trovano oggi davanti a una scelta decisiva: continuare a investire, managerializzare in profondità l’impresa oppure valorizzare quantocostruito nel tempo attraverso l’ingresso in un gruppo più strutturato. L’M&A oggi non deve essere confuso con una scialuppa di salvataggio per bilanci in affanno, ma va compreso per ciò che è: lo strumento di design strategico più potente a disposizione di un board”, dichiara Dromo Faffa, CEO e Founder di Methodos Consulting. “Chi guiderà il settore non si limiterà a difendere i margini di ieri, ma acquisirà attivamente le competenze di domani. Non stiamo parlando di una semplice somma di volumi, ma di innescare un salto evolutivo: integrare agilità digitale e tecnologica per ridefinire i modelli distributivi. In un mercato che sta ridisegnando le sue regole, l’attendismo non è sinonimo di prudenza: è la scelta silenziosa di lasciare la regia ad altri”.

Per chi cede, il momento può essere favorevole perché il valore dell’azienda non è rappresentato

solo dai bilanci, ma anche dalla customer base, dalle persone, dalla reputazione costruita sul
territorio e dalla qualità della relazione con i clienti. Per chi acquista, invece, l’operazione può diventare un’accelerazione strategica: ingresso in nuove aree, rafforzamento su nuovi brand, integrazione di competenze, aumento dei volumi e creazione di sinergie operative.

La vera sfida, tuttavia, inizia dopo la firma. Integrare culture diverse, armonizzare processi,
trattenere le persone chiave, rendere leggibili i numeri, costruire una governance comune e trasformare la crescita dimensionale in crescita di valore sono i passaggi che determinano il successo o il fallimento di un’operazione.

“Nel retail automotive stiamo entrando in una fase in cui la dimensione conta, ma non basta”,
conclude Dromo Faffa. “Vinceranno i gruppi capaci di combinare scala, metodo manageriale e presidio del territorio. Aggregarsi è solo il primo passo: il vero obiettivo è costruire imprese più solide, più leggibili e più preparate ad affrontare la trasformazione del settore”.