di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
Foto da ufficio stampa ANFIA
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
Foto da ufficio stampa ANFIA
Si è tenuta la prima riunione del Consiglio Direttivo di Automobile Club Milano per il quadriennio 2026-2030. Il nuovo Consiglio è stato eletto da un’Assemblea molto partecipata il 18 giugno scorso. Ecco i componenti: Giandomenico Amodeo, Paolo Longoni, Pietro Meda, Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.
Nella riunione d’insediamento è stato eletto il Presidente del prossimo quadriennio 2026-2030, confermando all’unanimità l’avvocato Pietro Meda. Nel corso della seduta sono stati anche eletti i due Vicepresidenti: Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.
L’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo oltre a segnare un punto di continuità, rappresenta anche l’impegno rinnovato dell’Ente a proseguire il proprio servizio in favore dei Soci, delle Istituzioni e dell’intera collettività.
Automobile Club Milano costituisce da oltre 120 anni un punto di riferimento per automobilisti, appassionati di auto storiche e sportive e del Motorsport.
Il Consiglio ha tenuto a far sapere che particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative – soprattutto nei confronti dei giovani – sulla promozione dei valori dello sport, della sicurezza e dell’educazione stradale con la diffusione di comportamenti consapevoli e sicuri.
Foto da ufficio stampa ACI
La Commissione ha recentemente presentato il Pacchetto di primavera del Semestre europeo, aprendo alla possibilità di includere nella clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa – il cui tetto aggiuntivo è fissato all’1,5% del PIL – anche un margine dello 0,3% annuo per misure di sostegno energetico nel triennio 2026-
2028, entro un limite cumulativo dello 0,6%. Per l’Italia, tale flessibilità si tradurrebbe in una concessione del valore di circa 14 miliardi di euro, derivabili direttamente dalle risorse rilasciate da Bruxelles.
L’Associazione Gabriele Borgogni comunica di aver dato mandato ai propri legali affinché vengano intraprese tutte le iniziative giudiziarie ritenute opportune nei confronti dell’autore dei video diffusi sui social network in relazione alla tragedia che ha spezzato la vita di Sofia Barberi e provocato gravissime conseguenze all’amica che era con lei.
Foto da ufficio stampa Associazione Gabriele Borgogni
Le auto cinesi conquistano i giovani italiani e si candidano a diventare protagoniste della nuova mobilità: oggi 3 su 4 dichiarano di essere pronti ad acquistare una vettura prodotta in Cina, preferibilmente ibrida e con un prezzo inferiore ai 30.000 euro. È quanto emerge dalla nuova instant survey “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi?”, realizzata nel mese di maggio da Areté, società di consulenza operativa e strategica per il settore automotive.
Restano tuttavia alcune aree di diffidenza tra i consumatori ancora scettici verso i marchi cinesi. I principali dubbi riguardano il servizio post-vendita, considerato potenzialmente debole dal 23% degli intervistati, e l’affidabilità generale dei veicoli, guardata con timore dal 22% del campione. Una percezione che appare legata soprattutto alla limitata conoscenza diretta dei prodotti e dei brand.
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor
Tra i cinque maggiori mercati dell’Europa Occidentale nel primo quadrimestre il risultato migliore è quello dell’Italia, che, con 639.736 immatricolazioni nel periodo gennaio–aprile, registra una crescita del 9,8% sullo stesso periodo del 2025. Segue poi il mercato del Regno Unito, che registra una crescita del 9%, quello della Spagna (+7,8%) e quello Germania (+4,5%). In controtendenza è invece la Francia, unico grande mercato in lieve flessione (-1,6%).
Il dato più rilevante di aprile riguarda la mobilità elettrica. Le immatricolazioni di auto elettriche hanno raggiunto in aprile una quota del 22,2% sul totale delle immatricolazioni mensili nell’area EU+EFTA+UK, con 255.296 unità vendute (+38,3% su aprile 2025). Nel cumulato gennaio–aprile la quota delle auto elettriche si attesta al 20,9%, rispetto al 17% dello stesso periodo del 2025.
Dai dati diffusi da ACEA emerge inoltre che anche per le auto ibride plug-in si registra una crescita importante. In aprile le immatricolazioni sono infatti cresciute del +20,3% rispetto ad aprile 2025, con 118.645 auto immatricolate. Nei primi quattro mesi dell’anno, invece, le auto ibride plug-in hanno totalizzato 473.503 immatricolazioni nell’area EU+EFTA+UK (+29,2% sul primo quadrimestre del 2025), con una quota del 10,1% sul totale.
I dati di aprile, secondo il Centro Studi Promotor, disegnano un mercato europeo in salute, con una ripresa dei volumi complessivi e un’accelerazione della transizione all’elettrico. Se da un lato il divario rispetto ai livelli pre-pandemia rimane rilevante, dall’altro la composizione della domanda si è profondamente trasformata, con quote di mercato per i veicoli a zero emissioni impensabili nel 2019.
Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor
Targhe storiche e passione per il motorismo d’epoca tornano al centro del dibattito automotive italiano. A due anni dall’avvio operativo del progetto, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha raggiunto un traguardo simbolico: la produzione della targa storica numero 4.000 nello stabilimento di Foggia. Il dato assume un significato particolare perché racconta non soltanto il successo di una procedura amministrativa, ma anche l’interesse crescente verso la valorizzazione dei veicoli storici. La targa storica rappresenta infatti uno strumento che permette ai collezionisti di recuperare l’identità originaria di auto e moto d’epoca, riportando il veicolo a una configurazione più fedele possibile rispetto alla sua immatricolazione iniziale.
La targa numero 4.000 è stata prodotta durante una visita ufficiale del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha preso parte all’evento insieme agli enti certificatori e ai rappresentanti del settore.
Il percorso che ha portato all’introduzione delle targhe storiche ha richiesto anni di confronto tra istituzioni, enti certificatori e associazioni di settore. La procedura è entrata concretamente in funzione tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, quando sono state rilasciate le prime targhe. L’obiettivo era offrire ai proprietari di veicoli storici la possibilità di riottenere la combinazione originale, o comunque una riproduzione coerente con il periodo storico del mezzo. Per il mondo del collezionismo si tratta di un elemento fondamentale. L’autenticità, infatti, non riguarda solo la carrozzeria o il motore, ma anche i dettagli amministrativi e identificativi.
Negli anni, molti veicoli storici hanno perso la targa originaria a causa di reimmatricolazioni, cambi di provincia o radiazioni dal PRA. La possibilità di recuperare una targa storica rappresenta quindi un valore aggiunto sia dal punto di vista culturale sia economico. Durante la visita allo stabilimento di Foggia, Matteo Salvini ha definito i collezionisti «custodi di un patrimonio non solo del passato, ma anche del presente e del futuro», sottolineando il ruolo che questi appassionati svolgono nella conservazione della memoria automobilistica italiana.
Secondo il Ministero, le richieste per le targhe storiche auto sono in costante aumento. Il raggiungimento della quota 4.000 in due anni dimostra come il servizio stia entrando a regime. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la semplificazione delle procedure burocratiche, tema spesso critico per chi possiede un veicolo storico. Nel corso degli ultimi mesi sono state infatti introdotte modifiche operative che consentono una gestione più fluida delle richieste.
Il Ministro ha evidenziato che le modalità di presentazione delle istanze sono state migliorate, con l’obiettivo di rendere il servizio più accessibile e favorire una crescita delle domande. L’evoluzione del sistema è importante anche perché il settore dei veicoli storici continua a rappresentare una componente significativa del mercato automotive italiano. Non si tratta soltanto di raduni e collezionismo privato. Intorno alle auto storiche ruota un ecosistema economico che coinvolge restauratori, carrozzieri, ricambisti, officine specializzate, assicurazioni e turismo legato agli eventi motoristici.
Durante l’evento di Foggia era presente anche l’Automotoclub Storico Italiano (ASI), rappresentato dai vicepresidenti Ugo Gambardella e Agnese Di Matteo, insieme a consiglieri federali, club e appassionati. L’ASI ha svolto un ruolo centrale nel supportare la diffusione della targa storica, collaborando con ministeri e istituzioni per costruire un percorso normativo coerente. Secondo Gambardella, il lavoro condiviso tra enti pubblici e organismi certificatori è stato determinante per rendere il sistema operativo.
L’attenzione ora si sposta verso un altro obiettivo: estendere il riconoscimento anche ai ciclomotori storici. Attualmente, infatti, non è ancora possibile certificare ufficialmente molti mezzi a due ruote di interesse collezionistico. Una limitazione che il settore vorrebbe superare, soprattutto considerando il patrimonio di ciclomotori italiani che ha segnato la storia della mobilità nazionale. La richiesta è quella di ampliare progressivamente il servizio, mantenendo però criteri rigorosi di autenticità e tracciabilità.
Uno degli aspetti meno noti riguarda il processo produttivo. Le targhe storiche IPZS vengono realizzate nello stabilimento di Foggia attraverso un procedimento che unisce lavorazione industriale e attenzione artigianale. A differenza delle targhe moderne, prodotte in grandi volumi standardizzati, le targhe storiche richiedono verifiche più accurate e una cura particolare nella riproduzione delle caratteristiche estetiche originali. Ogni targa deve rispettare forme, colori e impostazione grafica coerenti con il periodo storico di riferimento.
Questo elemento rende il progetto particolarmente interessante anche dal punto di vista culturale. Non si tratta semplicemente di ristampare una combinazione alfanumerica, ma di ricostruire un pezzo di identità automobilistica. Nel settore delle auto storiche, i dettagli fanno la differenza. Una targa corretta può aumentare la fedeltà del restauro e migliorare la percezione complessiva del veicolo.
Il tema delle auto storiche spesso viene ridotto a una passione per pochi collezionisti. In realtà, il patrimonio motoristico italiano rappresenta una parte importante della cultura industriale del Paese. Marchi come Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Autobianchi e molte realtà motociclistiche hanno contribuito a definire l’identità della mobilità italiana. Le auto d’epoca non sono soltanto oggetti da conservare in garage, ma testimonianze di design, innovazione e trasformazione sociale.
La targa storica, in questo contesto, diventa un tassello di autenticità. Restituire a un veicolo la propria identità originaria significa preservarne la storia e valorizzarne il percorso. Anche il mercato riconosce questa attenzione. I veicoli certificati, correttamente restaurati e dotati di elementi coerenti con l’epoca tendono a mantenere meglio il proprio valore nel tempo.
L’obiettivo delle istituzioni è consolidare il servizio e renderlo sempre più efficiente. La soglia delle 4.000 targhe storiche prodotte rappresenta una fase iniziale di un percorso che potrebbe ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni. L’Italia possiede uno dei patrimoni automobilistici più ricchi d’Europa, con centinaia di migliaia di veicoli storici iscritti ai registri. Per questo motivo, la richiesta di strumenti che favoriscano la tutela e la valorizzazione dei mezzi d’epoca appare destinata ad aumentare. Le targhe storiche non sono semplicemente una pratica amministrativa. Sono un segnale di attenzione verso il collezionismo, la memoria industriale e la conservazione del patrimonio motoristico.
Il traguardo raggiunto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato dimostra che il progetto ha trovato un pubblico interessato e una domanda concreta. In un’epoca dominata da elettrificazione e software, la passione per i veicoli storici continua a ritagliarsi uno spazio importante, ricordando che l’automobile non è soltanto tecnologia del futuro, ma anche memoria del passato.
Foto da ufficio stampa ASI
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
Ferrari non è mai stata semplicemente un costruttore di automobili. Ferrari è cultura industriale italiana, è meccanica raffinata, è emozione, è suono, è desiderio, è un patrimonio simbolico costruito in generazioni di appassionati. Per questo motivo continuo a ritenere che la scelta più lungimirante sarebbe stata un’altra. Se il futuro impone lo sviluppo di tecnologie full electric, di piattaforme energetiche innovative e di nuove forme di mobilità, si sarebbe dovuto creare un brand dedicato, autonomo e parallelo, capace di sviluppare queste soluzioni senza alterare l’identità di Ferrari.
Innovare non significa necessariamente contaminare tutto. Le grandi aziende sanno distinguere il progresso dalla rinuncia alla propria identità. Perché un conto è investire nella ricerca e nelle tecnologie del futuro, un altro è inserire nel medesimo catalogo Ferrari concetti che appartengono a un universo valoriale profondamente diverso da quello che il Cavallino Rampante ha saputo costruire nella sua storia.
La forza di Ferrari è sempre stata la sua unicità. Ed è proprio questa unicità che andrebbe protetta. Il rischio, altrimenti, non è tecnologico. È culturale.
Ed è sempre molto più semplice costruire una nuova identità che tentare di ridefinire un mito riconosciuto e ammirato in tutto il mondo.
Ecco un primo insight della nostra ultima ricerca su 𝟭𝟮.𝟯𝟬𝟬 c𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗲, in un periodo in cui si parla spesso di Customer Centricity (vera o presunta). Dopo anni in cui i Costruttori si sono interrogati sulla fattibilità di un modello di distribuzione diretta (o quasi), il consumatore ha detto la sua: 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲𝗿 𝗲̀, 𝗲 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗿𝗮̀, 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝗹𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲.
𝗜𝗹 𝟵𝟬% 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮 𝘂𝗻’𝗮𝘂𝘁𝗼 𝗼𝗳𝗳𝗹𝗶𝗻𝗲 e si basa sulla 𝗳𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 come elemento chiave del processo di acquisto. E non c’è da stupirsi, visto che l’acquisto di un’auto impegna economicamente una famiglia per molti anni. La selezione di una Rete che trasmetta i valori del marchio si conferma quindi un asse strategico fondamentale per Costruttori vecchi e nuovi.
Foto ufficio stampa Bain & Company
Foto – Da sin-Stefania Saccardi-Valentina Borgogni_Alfredo Boenzi Unasca_Manuel Picardi EFA
Si è svolto presso la Sala delle Feste di Palazzo Bastogi l’evento internazionale “The New Driving Licence Directive: How the Civil Society is Shaping the Future of Road Safety in the EU”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, associazioni, formatori, professionisti della mobilità e organizzazioni della società civile provenienti da tutta Europa.