Pacchetto UE Automotive: non c’è unità d’intenti

Immatricolazioni in Europa: cinesi sempre più presenti, elettriche ok (eccetto l'Italia)

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
A maggio il mercato europeo dell’auto chiude a +3,2%, registrando la quarta variazione positiva consecutiva da inizio anno, seppur con un rallentamento dei ritmi di crescita. La transizione verso la mobilità a zero emissioni procede, intanto, con velocità differenti nei vari Paesi.
 
In Italia, nonostante la crescita a doppia cifra delle immatricolazioni di vetture elettriche nel mese (+86,5%) e nel progressivo da inizio anno (+75,7%), la quota delle vendite di BEV a gennaio-maggio 2026 si ferma all’8,2%, ultima nel confronto con gli altri 4 major market, mentre le ibride tradizionali superano il 50% di quota.
Contemporaneamente, in UE continua il dibattito sul Pacchetto Automotive e sia il Parlamento che il Consiglio mostrano evidenti spaccature sull’adozione di un approccio condiviso.
 
ANFIA prosegue, in questo senso, la sua opera di sensibilizzazione per l’attuazione di un percorso pragmatico che tenga in debito conto le esigenze dei consumatori e la necessità di un rafforzamento competitivo della filiera automotive europea, che trovi espressione anche nella prossima definizione di requisiti di contenuto locale per valorizzare la produzione di autoveicoli sul territorio.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

Si è tenuta la prima riunione del Consiglio Direttivo di Automobile Club Milano per il quadriennio 2026-2030. Il nuovo Consiglio è stato eletto da un’Assemblea molto partecipata il 18 giugno scorso. Ecco i componenti: Giandomenico Amodeo, Paolo Longoni, Pietro Meda, Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.

Nella riunione d’insediamento è stato eletto il Presidente del prossimo quadriennio 2026-2030, confermando all’unanimità l’avvocato Pietro Meda. Nel corso della seduta sono stati anche eletti i due Vicepresidenti: Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.

L’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo oltre a segnare un punto di continuità, rappresenta anche l’impegno rinnovato dell’Ente a proseguire il proprio servizio in favore dei Soci, delle Istituzioni e dell’intera collettività.

Automobile Club Milano costituisce da oltre 120 anni un punto di riferimento per automobilisti, appassionati di auto storiche e sportive e del Motorsport.

Il Consiglio ha tenuto a far sapere che particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative – soprattutto nei confronti dei giovani – sulla promozione dei valori dello sport, della sicurezza e dell’educazione stradale con la diffusione di comportamenti consapevoli e sicuri.

 


Foto da ufficio stampa ACI

Urgenze UE: fiscalità, agevolazioni strutturali, infrastrutture di ricarica e costo dell’energia

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali
di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
 

La Commissione ha recentemente presentato il Pacchetto di primavera del Semestre europeo, aprendo alla possibilità di includere nella clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa – il cui tetto aggiuntivo è fissato all’1,5% del PIL – anche un margine dello 0,3% annuo per misure di sostegno energetico nel triennio 2026-
2028, entro un limite cumulativo dello 0,6%. Per l’Italia, tale flessibilità si tradurrebbe in una concessione del valore di circa 14 miliardi di euro, derivabili direttamente dalle risorse rilasciate da Bruxelles.

Questo margine rappresenta un’occasione concreta da utilizzare come fonte di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali, tema sul quale l’UNRAE ha elaborato e promosso nei tavoli istituzionali uno specifico schema di possibile applicazione.
Nel frattempo, prosegue il dibattito sui dossier comunitari. In relazione alla proposta di Regolamento per i veicoli aziendali puliti, il primo testo di compromesso del Consiglio dell’UE lascia sostanzialmente inalterato l’impianto delineato della Commissione, con obiettivi estremamente sfidanti che non tengono conto della reale diffusione delle vetture BEV nei singoli Stati membri, rischiando così di penalizzare nazioni come l’Italia (equiparata alla
Francia, seppur con una quota BEV pari a nemmeno un terzo).
 
In Consiglio, il dibattito sta quindi evidenziando posizioni divergenti tra gli Stati membri, con la composizione di assi tra Paesi che esprimono valutazioni critiche e chiedono maggiore flessibilità, tra cui l’Italia e la Germania, e altri – quali Francia e Spagna – che sostengono pienamente la proposta.
Divergenze specifiche si riscontrano anche nel confronto sul draft report del relatore Salini relativo agli standard CO2 per i veicoli leggeri, attualmente in discussione in Commissione ENVI del Parlamento europeo e dove emergono posizioni discordanti tra i Gruppi politici.
L’UNRAE valuta in modo critico il fatto che si continui a ragionare esclusivamente in termini di obblighi e prescrizioni, focalizzandosi alternativamente solo sul fronte dell’offerta oppure su quello della domanda. Il contesto è più articolato e l’attenzione va posta maggiormente sui fattori abilitanti – fiscalità, agevolazioni strutturali,
infrastrutture di ricarica e costo dell’energia
– oltre a considerare i consumatori stessi più al centro di queste discussioni rispetto a quanto avvenuto finora.
In attesa della formale ratifica dal Consiglio dell’UE, dobbiamo ricordare che in questo ambito, come UNRAE, da oltre 20 anni siamo già al fianco dei Costruttori impegnati a sostenere misure in linea con le best practices dell’economia circolare e che, ora ancor di più, continueremo a fornire alle Associate il supporto operativo necessario a rispettare gli adempimenti più stringenti previsti dal nuovo quadro normativo.
 
Foto Ufficio Stampa Unrae


Associazione Gabriele Borgogni: il dolore non è uno spettacolo

Associazione Gabriele Borgogni: il dolore non è uno spettacolo

L’Associazione Gabriele Borgogni comunica di aver dato mandato ai propri legali affinché vengano intraprese tutte le iniziative giudiziarie ritenute opportune nei confronti dell’autore dei video diffusi sui social network in relazione alla tragedia che ha spezzato la vita di Sofia Barberi e provocato gravissime conseguenze all’amica che era con lei.


“Di fronte a contenuti di questo genere – si legge nella nota dell’Associazione Gabriele Borgogni – non possiamo e non vogliamo restare in silenzio. Le immagini e le dichiarazioni diffuse rappresentano un’offesa intollerabile alla
memoria della vittima, al dolore delle famiglie coinvolte, alla sofferenza della giovane ferita e alla sensibilità di tutti coloro che credono nel valore della vita umana”.

“Non siamo di fronte soltanto a una gravissima mancanza di rispetto. Siamo di fronte a un comportamento che dimostra una sconcertante assenza di empatia, di consapevolezza e di umanità. Trasformare una tragedia che ha devastato delle famiglie in un palcoscenico per l’autopromozione o in un racconto privo di qualsiasi segno di pentimento o compassione è qualcosa che non può essere normalizzato né tollerato”.
“Chi perde una figlia, una sorella, un’amica, chi ogni giorno convive con le conseguenze fisiche e psicologiche di un evento drammatico, merita rispetto. Merita silenzio. Merita dignità. Non certo contenuti che rischiano di umiliare ulteriormente chi sta già pagando un prezzo altissimo”.
“L’Associazione Gabriele Borgogni esprime la propria totale e incondizionata vicinanza alle famiglie delle due giovani coinvolte. Da anni siamo al fianco delle vittime della strada e delle loro famiglie. Sappiamo quanto sia difficile affrontare il lutto, il dolore e la ricerca di giustizia. Per questo riteniamo doveroso intervenire ogni volta che la memoria delle vittime viene ferita una seconda volta da comportamenti che non soltanto offendono il senso stesso di civiltà e rispetto che dovrebbero appartenere a ogni comunità”.
L’Associazione Gabriele Borgogni continuerà a battersi affinché il valore della vita umana, la tutela delle vittime della strada e il rispetto per chi soffre non siano mai messi in secondo piano”.
 

Foto da ufficio stampa Associazione Gabriele Borgogni

Auto cinesi e “giovani”: 3 su 4 pronti all’acquisto

Auto cinesi e “giovani”: 3 su 4 pronti all’acquisto

Le auto cinesi conquistano i giovani italiani e si candidano a diventare protagoniste della nuova mobilità: oggi 3 su 4 dichiarano di essere pronti ad acquistare una vettura prodotta in Cina, preferibilmente ibrida e con un prezzo inferiore ai 30.000 euro. È quanto emerge dalla nuova instant survey “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi?”, realizzata nel mese di maggio da Areté, società di consulenza operativa e strategica per il settore automotive.

Dalla diffidenza alla fiducia
Il dato più significativo riguarda il radicale cambio di percezione dei consumatori più giovani: i brand cinesi non vengono più considerati semplici alternative low cost, ma marchi sempre più competitivi sul piano della qualità, della tecnologia e dell’innovazione.
L’indagine evidenzia inoltre come l’automobile continui a occupare un ruolo centrale nella mobilità quotidiana: oltre la metà degli intervistati utilizza l’auto ogni giorno per i propri spostamenti, mentre l’83% ne possiede già una.
Tecnologia e prezzo guidano la scelta

Il 75% dei rispondenti si dice pronto ad acquistare una vettura “made in China”. Per questi, il principale fattore di attrazione è rappresentato dal mix tra tecnologia e qualità del prodotto, indicato dal 53% del campione. Seguono i prezzi competitivi rispetto alla media del mercato, citati dal 43% degli intervistati.
Il tema economico resta comunque determinante, con i potenziali acquirenti disposti a prendere in considerazione un modello cinese a condizione di spendere al massimo 30.000 euro, soglia entro cui è già oggi disponibile sul mercato un’ampia offerta di modelli.
In merito alle motorizzazioni le nuove generazioni non hanno dubbi: quasi la metà sceglierebbe un’auto ibrida, nelle diverse configurazioni disponibili, mentre il 34% guarda all’elettrico puro. Solo il 20% continuerebbe a preferire un modello benzina.

Restano tuttavia alcune aree di diffidenza tra i consumatori ancora scettici verso i marchi cinesi. I principali dubbi riguardano il servizio post-vendita, considerato potenzialmente debole dal 23% degli intervistati, e l’affidabilità generale dei veicoli, guardata con timore dal 22% del campione. Una percezione che appare legata soprattutto alla limitata conoscenza diretta dei prodotti e dei brand.

“La nostra analisi si concentra sui clienti che saranno sempre più decisivi nel mercato automotive  del prossimo futuro e dimostra con chiarezza come i brand cinesi abbiano ormai quasi completamente colmato il gap reputazionale che inizialmente li separava dai marchi tradizionali”, commenta Massimo Ghenzer, Presidente di Areté.
 
“Addirittura 8 italiani su 10 li considerano oggi più avanzati dal punto di vista tecnologico rispetto ai competitor europei e giapponesi. Il prezzo continua a essere una leva importante, ma non è più il principale driver di scelta: i giovani cercano innovazione, elettrificazione e qualità, e trovano nei brand cinesi un’offerta sempre più competitiva e accessibile”.

L’informazione passa sempre più dal digitale
Interessante, infine, anche il dato relativo alle fonti di informazione utilizzate dai giovani prima dell’acquisto di un’auto: il 41% si affida ai siti specializzati e alle piattaforme online, il 18% continua a preferire il rapporto diretto con il concessionario, mentre il 17% costruisce la propria opinione attraverso i social media.
 
 
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Foto da ufficio stampa Areté

L’auto in Europa: aprile con una forte “scossa”

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor

 
In aprile 2026 in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state immatricolate 1.152.315 autovetture, con una crescita del 7% rispetto ad aprile 2025. Si tratta della terza crescita mensile consecutiva dopo il risultato positivo registrato dal mercato europeo in febbraio (+1,7%) e in marzo (+11,1%). Il cumulato dei primi quattro mesi dell’anno raggiunge quota 4.672.775 immatricolazioni, segnando un +4,8% sullo stesso periodo del 2025. Nonostante questi progressi, il confronto con lo stesso periodo del 2019 (anno che ha preceduto la pandemia) rimane decisamente negativo. Nel primo quadrimestre, rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2019, in Europa Occidentale si registra infatti ancora una diminuzione del 14,9%, a testimonianza di quanta strada resti ancora da percorrere per un pieno recupero.

Tra i cinque maggiori mercati dell’Europa Occidentale nel primo quadrimestre il risultato migliore è quello dell’Italia, che, con 639.736 immatricolazioni nel periodo gennaio–aprile, registra una crescita del 9,8% sullo stesso periodo del 2025. Segue poi il mercato del Regno Unito, che registra una crescita del 9%, quello della Spagna (+7,8%) e quello Germania (+4,5%). In controtendenza è invece la Francia, unico grande mercato in lieve flessione (-1,6%).

Il dato più rilevante di aprile riguarda la mobilità elettrica. Le immatricolazioni di auto elettriche hanno raggiunto in aprile una quota del 22,2% sul totale delle immatricolazioni mensili nell’area EU+EFTA+UK, con 255.296 unità vendute (+38,3% su aprile 2025). Nel cumulato gennaio–aprile la quota delle auto elettriche si attesta al 20,9%, rispetto al 17% dello stesso periodo del 2025.
 
Dai dati diffusi da ACEA emerge inoltre che anche per le auto ibride plug-in si registra una crescita importante. In aprile le immatricolazioni sono infatti cresciute del +20,3% rispetto ad aprile 2025, con 118.645 auto immatricolate. Nei primi quattro mesi dell’anno, invece, le auto ibride plug-in hanno totalizzato 473.503 immatricolazioni nell’area EU+EFTA+UK (+29,2% sul primo quadrimestre del 2025), con una quota del 10,1% sul totale.

I dati di aprile, secondo il Centro Studi Promotor, disegnano un mercato europeo in salute, con una ripresa dei volumi complessivi e un’accelerazione della transizione all’elettrico. Se da un lato il divario rispetto ai livelli pre-pandemia rimane rilevante, dall’altro la composizione della domanda si è profondamente trasformata, con quote di mercato per i veicoli a zero emissioni impensabili nel 2019.

 
 

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Targhe storiche, già 4.000 esemplari prodotti: cresce il collezionismo

Targhe storiche, già 4.000 esemplari prodotti: cresce il collezionismo

Targhe storiche e passione per il motorismo d’epoca tornano al centro del dibattito automotive italiano. A due anni dall’avvio operativo del progetto, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha raggiunto un traguardo simbolico: la produzione della targa storica numero 4.000 nello stabilimento di Foggia. Il dato assume un significato particolare perché racconta non soltanto il successo di una procedura amministrativa, ma anche l’interesse crescente verso la valorizzazione dei veicoli storici. La targa storica rappresenta infatti uno strumento che permette ai collezionisti di recuperare l’identità originaria di auto e moto d’epoca, riportando il veicolo a una configurazione più fedele possibile rispetto alla sua immatricolazione iniziale.

La targa numero 4.000 è stata prodotta durante una visita ufficiale del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha preso parte all’evento insieme agli enti certificatori e ai rappresentanti del settore.

 

Un progetto nato per tutelare il patrimonio automobilistico

Il percorso che ha portato all’introduzione delle targhe storiche ha richiesto anni di confronto tra istituzioni, enti certificatori e associazioni di settore. La procedura è entrata concretamente in funzione tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, quando sono state rilasciate le prime targhe. L’obiettivo era offrire ai proprietari di veicoli storici la possibilità di riottenere la combinazione originale, o comunque una riproduzione coerente con il periodo storico del mezzo. Per il mondo del collezionismo si tratta di un elemento fondamentale. L’autenticità, infatti, non riguarda solo la carrozzeria o il motore, ma anche i dettagli amministrativi e identificativi.

Negli anni, molti veicoli storici hanno perso la targa originaria a causa di reimmatricolazioni, cambi di provincia o radiazioni dal PRA. La possibilità di recuperare una targa storica rappresenta quindi un valore aggiunto sia dal punto di vista culturale sia economico. Durante la visita allo stabilimento di Foggia, Matteo Salvini ha definito i collezionisti «custodi di un patrimonio non solo del passato, ma anche del presente e del futuro», sottolineando il ruolo che questi appassionati svolgono nella conservazione della memoria automobilistica italiana.

 

Crescono le richieste dei collezionisti

Secondo il Ministero, le richieste per le targhe storiche auto sono in costante aumento. Il raggiungimento della quota 4.000 in due anni dimostra come il servizio stia entrando a regime. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la semplificazione delle procedure burocratiche, tema spesso critico per chi possiede un veicolo storico. Nel corso degli ultimi mesi sono state infatti introdotte modifiche operative che consentono una gestione più fluida delle richieste.

Il Ministro ha evidenziato che le modalità di presentazione delle istanze sono state migliorate, con l’obiettivo di rendere il servizio più accessibile e favorire una crescita delle domande. L’evoluzione del sistema è importante anche perché il settore dei veicoli storici continua a rappresentare una componente significativa del mercato automotive italiano. Non si tratta soltanto di raduni e collezionismo privato. Intorno alle auto storiche ruota un ecosistema economico che coinvolge restauratori, carrozzieri, ricambisti, officine specializzate, assicurazioni e turismo legato agli eventi motoristici.

 

Il ruolo dell’ASI e degli enti certificatori

Durante l’evento di Foggia era presente anche l’Automotoclub Storico Italiano (ASI), rappresentato dai vicepresidenti Ugo Gambardella e Agnese Di Matteo, insieme a consiglieri federali, club e appassionati. L’ASI ha svolto un ruolo centrale nel supportare la diffusione della targa storica, collaborando con ministeri e istituzioni per costruire un percorso normativo coerente. Secondo Gambardella, il lavoro condiviso tra enti pubblici e organismi certificatori è stato determinante per rendere il sistema operativo.

L’attenzione ora si sposta verso un altro obiettivo: estendere il riconoscimento anche ai ciclomotori storici. Attualmente, infatti, non è ancora possibile certificare ufficialmente molti mezzi a due ruote di interesse collezionistico. Una limitazione che il settore vorrebbe superare, soprattutto considerando il patrimonio di ciclomotori italiani che ha segnato la storia della mobilità nazionale. La richiesta è quella di ampliare progressivamente il servizio, mantenendo però criteri rigorosi di autenticità e tracciabilità.

 

Una produzione quasi artigianale

Uno degli aspetti meno noti riguarda il processo produttivo. Le targhe storiche IPZS vengono realizzate nello stabilimento di Foggia attraverso un procedimento che unisce lavorazione industriale e attenzione artigianale. A differenza delle targhe moderne, prodotte in grandi volumi standardizzati, le targhe storiche richiedono verifiche più accurate e una cura particolare nella riproduzione delle caratteristiche estetiche originali. Ogni targa deve rispettare forme, colori e impostazione grafica coerenti con il periodo storico di riferimento.

Questo elemento rende il progetto particolarmente interessante anche dal punto di vista culturale. Non si tratta semplicemente di ristampare una combinazione alfanumerica, ma di ricostruire un pezzo di identità automobilistica. Nel settore delle auto storiche, i dettagli fanno la differenza. Una targa corretta può aumentare la fedeltà del restauro e migliorare la percezione complessiva del veicolo.

 

Il valore culturale dei veicoli storici

Il tema delle auto storiche spesso viene ridotto a una passione per pochi collezionisti. In realtà, il patrimonio motoristico italiano rappresenta una parte importante della cultura industriale del Paese. Marchi come Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Autobianchi e molte realtà motociclistiche hanno contribuito a definire l’identità della mobilità italiana. Le auto d’epoca non sono soltanto oggetti da conservare in garage, ma testimonianze di design, innovazione e trasformazione sociale.

La targa storica, in questo contesto, diventa un tassello di autenticità. Restituire a un veicolo la propria identità originaria significa preservarne la storia e valorizzarne il percorso. Anche il mercato riconosce questa attenzione. I veicoli certificati, correttamente restaurati e dotati di elementi coerenti con l’epoca tendono a mantenere meglio il proprio valore nel tempo.

 

Un servizio destinato a crescere

L’obiettivo delle istituzioni è consolidare il servizio e renderlo sempre più efficiente. La soglia delle 4.000 targhe storiche prodotte rappresenta una fase iniziale di un percorso che potrebbe ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni. L’Italia possiede uno dei patrimoni automobilistici più ricchi d’Europa, con centinaia di migliaia di veicoli storici iscritti ai registri. Per questo motivo, la richiesta di strumenti che favoriscano la tutela e la valorizzazione dei mezzi d’epoca appare destinata ad aumentare. Le targhe storiche non sono semplicemente una pratica amministrativa. Sono un segnale di attenzione verso il collezionismo, la memoria industriale e la conservazione del patrimonio motoristico.

Il traguardo raggiunto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato dimostra che il progetto ha trovato un pubblico interessato e una domanda concreta. In un’epoca dominata da elettrificazione e software, la passione per i veicoli storici continua a ritagliarsi uno spazio importante, ricordando che l’automobile non è soltanto tecnologia del futuro, ma anche memoria del passato.

 


Foto da ufficio stampa ASI

Ferrari elettrica: ci voleva un brand dedicato

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Continuo a pensare che ci sia un errore di impostazione strategica che rischia di diventare sempre più evidente. Ogni settimana emerge una nuova notizia che lega il nome Ferrari a soluzioni pensate per il mondo dell’elettrico. Oggi addirittura si parla di pannelli solari retrattili applicati a una vettura che porta il Cavallino Rampante. E mi domando se abbia davvero senso continuare a sovrapporre questo universo tecnologico a un marchio che, da quasi ottant’anni, rappresenta tutt’altro.

Ferrari non è mai stata semplicemente un costruttore di automobili. Ferrari è cultura industriale italiana, è meccanica raffinata, è emozione, è suono, è desiderio, è un patrimonio simbolico costruito in generazioni di appassionati. Per questo motivo continuo a ritenere che la scelta più lungimirante sarebbe stata un’altra. Se il futuro impone lo sviluppo di tecnologie full electric, di piattaforme energetiche innovative e di nuove forme di mobilità, si sarebbe dovuto creare un brand dedicato, autonomo e parallelo, capace di sviluppare queste soluzioni senza alterare l’identità di Ferrari.

Innovare non significa necessariamente contaminare tutto. Le grandi aziende sanno distinguere il progresso dalla rinuncia alla propria identità. Perché un conto è investire nella ricerca e nelle tecnologie del futuro, un altro è inserire nel medesimo catalogo Ferrari concetti che appartengono a un universo valoriale profondamente diverso da quello che il Cavallino Rampante ha saputo costruire nella sua storia.

La forza di Ferrari è sempre stata la sua unicità. Ed è proprio questa unicità che andrebbe protetta. Il rischio, altrimenti, non è tecnologico. È culturale.
Ed è sempre molto più semplice costruire una nuova identità che tentare di ridefinire un mito riconosciuto e ammirato in tutto il mondo.

 
 

𝗜 𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲𝗿 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲!

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director
di Gianluca Di Loreto, partner di Bain & Company
 

Ecco un primo insight della nostra ultima ricerca su 𝟭𝟮.𝟯𝟬𝟬 c𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗲, in un periodo in cui si parla spesso di Customer Centricity (vera o presunta). Dopo anni in cui i Costruttori si sono interrogati sulla fattibilità di un modello di distribuzione diretta (o quasi), il consumatore ha detto la sua: 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲𝗿 𝗲̀, 𝗲 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗿𝗮̀, 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝗹𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲.

𝗜𝗹 𝟵𝟬% 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮 𝘂𝗻’𝗮𝘂𝘁𝗼 𝗼𝗳𝗳𝗹𝗶𝗻𝗲 e si basa sulla 𝗳𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 come elemento chiave del processo di acquisto. E non c’è da stupirsi, visto che l’acquisto di un’auto impegna economicamente una famiglia per molti anni. La selezione di una Rete che trasmetta i valori del marchio si conferma quindi un asse strategico fondamentale per Costruttori vecchi e nuovi.

 

Foto ufficio stampa Bain & Company

Direttiva patenti: l’impegno dell’Associazione “Borgogni” e non solo

Direttiva patenti: l'impegno dell'Associazione "Borgogni" e non solo

Foto – Da sin-Stefania Saccardi-Valentina Borgogni_Alfredo Boenzi Unasca_Manuel Picardi EFA

 

Si è svolto presso la Sala delle Feste di Palazzo Bastogi l’evento internazionale “The New Driving Licence Directive: How the Civil Society is Shaping the Future of Road Safety in the EU”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, associazioni, formatori, professionisti della mobilità e organizzazioni della società civile provenienti da tutta Europa.

Promosso dall’Associazione Gabriele Borgogni ETS, in collaborazione con EFA (European Driving Schools Association) e UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole Studi Consulenza Automobilistica), sotto l’egida della European Road Safety Charter, l’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto sulle opportunità offerte dalla nuova Direttiva Europea sulle Patenti di Guida e sul ruolo della società civile nel processo di attuazione.
Durante le tre sessioni dedicate a formazione, disabilità e utenti vulnerabili della strada, sono state presentate
esperienze innovative, progetti internazionali e proposte operative per migliorare la sicurezza stradale
e favorire una mobilità inclusiva.
Dal confronto è emersa la necessità di considerare la patente non più soltanto come un’autorizzazione alla guida, ma come uno strumento di educazione permanente alla sicurezza. Formazione dei conducenti, aggiornamento delle
competenze, maggiore attenzione alla percezione del rischio, accessibilità dei percorsi per le persone con disabilità e
protezione degli utenti vulnerabili sono stati indicati come elementi decisivi per rendere effettiva l’applicazione della
nuova Direttiva nei diversi Paesi europei.
L’Onorevole Francesco Torselli, Membro del Parlamento Europeo: ““Nel 2024 sulle strade italiane hanno perso la vita oltre 3.000 persone, mentre nell’Unione Europea le vittime sono state circa 20.000. I numeri stanno lentamente
migliorando, ma il ritmo di riduzione non è ancora sufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo di dimezzare le vittime entro il 2030. La revisione della Direttiva europea sulle patenti di guida è un’occasione importante per
costruire regole più efficaci e vicine alle esigenze reali dei cittadini. Permettetemi di confidare molto anche nelle
nuove tecnologie e nell’AI applicata alla guida, che non significa per forza ‘autopilota’, ma che può tradursi in decine di innovazioni a supporto dei guidatori. Del resto, pensiamo ai passi da gigante fatti negli ultimi anni con i dispositivi di assistenza attivi: non ci dimentichiamo che 30 anni fa, in Italia, gli airbag venivano venduti come optional, al pari di
un’autoradio”.
Valentina Borgogni, Presidente della Associazione Gabriele Borgogni ETS, organizzatrice dell’evento ha detto: “La sicurezza stradale non è soltanto una questione normativa o tecnica: è una responsabilità collettiva che riguarda
persone, famiglie e comunità. Il confronto internazionale ospitato a Firenze ha dimostrato quanto la società civile
possa essere protagonista nel trasformare i principi della nuova Direttiva europea sulle patenti di guida in azioni
concrete, capaci di rendere la mobilità più sicura, inclusiva e consapevole. Come Associazione Gabriele Borgogni
continueremo a promuovere prevenzione, formazione e partecipazione, portando la voce delle vittime uccise in strada e lavorando insieme alle istituzioni e alle organizzazioni europee affinché la sicurezza diventi un valore condiviso e una priorità per tutti”.

“Siamo molto soddisfatti della buona riuscita dell’evento – dice Manuel Picardi, Segretario Generale EFA-. Abbiamo
coinvolto diversi Paesi europei — Francia, Spagna, Germania e Belgio — per raccontare come i loro sistemi di
formazione abbiano contribuito a plasmare la nuova Direttiva sulla patente di guida e per illustrare come ci auguriamo
che questi modelli possano essere introdotti anche nel nostro Paese nei prossimi anni. Abbiamo scelto di articolare la
giornata attorno a tre temi specifici: formazione, disabilità e utenti vulnerabili della strada. Sono gli ambiti in cui EFA si sta impegnando con maggiore determinazione negli ultimi anni e nei quali ha ottenuto risultati importanti a livello internazionale, anche sul piano istituzionale”.
La scelta di Firenze assume un valore particolare per l’Associazione Gabriele Borgogni ETS, nata per promuovere la cultura della sicurezza stradale e dare voce alle vittime della strada, trasformando il ricordo e l’impegno civile in iniziative di prevenzione, formazione e sensibilizzazione.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema della formazione dei conducenti, all’accessibilità delle autoscuole e dei percorsi di valutazione per le persone con disabilità, nonché alla protezione degli utenti più vulnerabili della strada.
L’evento si conclude con l’impegno condiviso a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, organizzazioni professionali
e società civile per trasformare gli indirizzi europei in azioni concrete e misurabili a beneficio della sicurezza stradale.