Crisi iraniana: primi effetti sui prezzi di greggio e prodotti raffinati

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

Foto: Gianni Murano, presidente di UNEM

 

Gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno già generando significativi effetti sui mercati internazionali del greggio e, ancor più, dei prodotti raffinati. Nella seduta del 3 marzo il Brent ha chiuso intorno ai 78 dollari al barile, registrando un aumento di circa il 7% rispetto al venerdì precedente, dopo aver toccato un massimo di 80 dollari, livello che non si vedeva da giugno 2025. Ma già nelle quotazioni si sono raggiunti gli 82-83 dollari/barile.

L’incremento è stato ancor più marcato per i prodotti raffinati, e in particolare per il gasolio, che a livello di quotazioni Platts Cif Med ha registrato in una sola seduta un aumento di quasi 10 centesimi euro/litro (+17,5%). La benzina è invece cresciuta di 3,3 centesimi (+7%). 
Complessivamente da inizio febbraio gli aumenti sono stati pari a 7 centesimi euro/litro per la benzina e a 14,5 centesimi per il gasolio.
 
Questi rialzi si sono trasferiti solo in piccola parte sui prezzi al consumo: secondo i dati del MIMIT (Osservaprezzi), il 3 marzo la benzina ha raggiunto in media 1,698 euro/litro (+2 centesimi) e il gasolio 1,760 euro/litro (+3 centesimi), ma è prevedibile che l’incremento dei prezzi alla pompa prosegua nei prossimi giorni con il perdurare della situazione “rialzista” dei mercati del petrolio e dei prodotti finiti.

L’impennata del gasolio, così come del jet fuel, è legata alla forte pressione sulle forniture provenienti dall’area del Golfo Persico. Negli ultimi anni sia l’Italia che molti altri Paesi europei hanno aumentato gli arrivi dalle raffinerie che si affacciano sul Golfo Persico e che devono necessariamente passare attraverso lo Stretto di Hormuz.

Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Oman
stanno infatti investendo molto su nuove raffinerie che rispondano alle specifiche qualitative europee, mentre in Europa non si arresta il calo della capacità produttiva delle raffinerie esistenti.

Attualmente il 57% del gasolio (3 milioni/tonnellate) e il 20% di jet fuel (500.000 tonnellate) importati dall’Italia transitano per Hormuz, mentre solo il 6% del petrolio (3,3 milioni/tonnellate) passa per lo Stretto perché gran parte del greggio saudita bypassa lo Stretto di Hormuz via l’oleodotto East West crude oil pipeline. Inoltre, il 42% del greggio importato in Italia arriva dal continente africano (Libia primo fornitore con il 24%), il 30% arriva da Azerbaijan e Kazakhstan e il 13% dagli USA.

“È molto difficile prevedere quelli che potranno essere gli sviluppi e dunque gli impatti sull’Italia – ha commentato Gianni Murano, presidente UNEM – ma la differenza rispetto ad altri conflitti ancora in corso sta nell’importanza dell’Iran come potenza energetica e nella sua posizione geografica, centrale per i traffici di petrolio e gas. In caso di chiusura totale prolungata dello Stretto di Hormuz verrebbe meno tra il 15 e il 20% dell’offerta globale di petrolio e ci sarebbe una corsa agli approvvigionamenti che spingerebbe i prezzi verso livelli difficili da immaginare. Nonostante la complessità dello scenario internazionale – ha concluso – l’Italia può contare su una filiera energetica solida, su forniture sempre più diversificate e su operatori in grado di reagire rapidamente anche nei momenti di maggiore tensione. Le esperienze accumulate negli ultimi anni hanno reso il sistema più resiliente, più flessibile e meglio preparato a fronteggiare eventuali shock”.
 

Foto da ufficio stampa UNEM

KINTO Italia: crescita e rafforza della mobilità per il Gruppo Toyota

KINTO Italia: crescita e rafforza della mobilità petr il Gruppo Toyota

KINTO Italia chiude il 2025 con risultati in crescita su tutti i fronti, confermandosi uno dei protagonisti più dinamici nel panorama dei servizi di mobilità integrata. La mobility company del Toyota Motor Corporation consolida il proprio percorso avviato nel 2019 e rafforza un modello che unisce soluzioni vehicle based – fondate sulla gamma multi-tecnologica Toyota e Lexus – e servizi platform based interamente digitali.

In un mercato in cui la domanda evolve rapidamente tra esigenze di flessibilità, sostenibilità e digitalizzazione, KINTO dimostra come l’integrazione tra prodotto e servizio possa rappresentare un vantaggio competitivo concreto.

 

Noleggio a lungo termine in forte espansione H2

Il 2025 segna un’accelerazione significativa per il Noleggio a Lungo Termine “All Inclusive”, con oltre 14.000 nuove immatricolazioni e una crescita del 35% rispetto all’anno precedente. Un dato che proietta KINTO al sesto posto nel mercato di riferimento, con un miglioramento di due posizioni nel ranking complessivo rispetto al 2024.

Particolarmente rilevante la quota di veicoli elettrificati, che raggiunge il 74% del totale. Un risultato coerente con la strategia multi-tecnologica del Gruppo Toyota, che punta su ibrido, plug-in hybrid, elettrico e idrogeno per accompagnare la transizione senza forzature, ma con soluzioni concrete e già disponibili.

Anche il Noleggio Flessibile a breve e medio termine conferma il trend positivo: 16.600 noleggi complessivi (+7%) e una flotta cresciuta del 75% rispetto al 2024, oggi composta da 1.340 veicoli. La disponibilità capillare su tutto il territorio nazionale, attraverso la rete dei concessionari partner Toyota e Lexus, rappresenta uno dei punti di forza del modello.

 

Car sharing e carpooling: mobilità condivisa in crescita H2

Tra i progetti più innovativi del 2025 spicca l’inaugurazione del primo Car Sharing pubblico a idrogeno nell’area metropolitana di Venezia, con KINTO nel ruolo di operatore ufficiale. Un’iniziativa che testimonia la volontà di sperimentare soluzioni avanzate anche sul fronte delle alimentazioni alternative.

Sul versante platform based, il Corporate Carpooling attraverso l’app KINTO Join registra una crescita del 63% nei nuovi viaggi, con 37.500 spostamenti aggiuntivi nel corso dell’anno. Complessivamente, l’utilizzo del servizio ha permesso un risparmio di 87 tonnellate di CO₂, in aumento del 27%.

Sempre più aziende scelgono questa formula per ottimizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza organizzativa. Il dato conferma come la mobilità sostenibile aziendale stia diventando un asset strategico, non solo un elemento reputazionale.

 

KINTO Go e digitalizzazione degli spostamenti H2

Cresce anche l’utilizzo di KINTO Go, l’App di Mobilità che consente di pianificare e pagare spostamenti integrando trasporto pubblico locale, treni, taxi e sosta. Nel 2025 sono state registrate 45.000 transazioni, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Il dato evidenzia un cambiamento culturale nel mercato italiano, dove aumenta la confidenza con strumenti digitali che permettono una gestione autonoma e personalizzata degli spostamenti. La digitalizzazione diventa così complemento naturale all’offerta vehicle based, in un ecosistema che punta a offrire libertà di scelta e massima flessibilità.

Vincent Van Acker, Chief Operating Officer di KINTO Italia Società Benefit, ha sottolineato: «I risultati raggiunti confermano che un numero sempre maggiore di clienti ed aziende sceglie i nostri servizi di mobilità. Siamo orgogliosi di aver centrato gli obiettivi prefissati, che rappresentano un nuovo punto di partenza e riconfermano il nostro impegno concreto verso soluzioni di mobilità sostenibile».

 

Un ecosistema integrato a supporto della leadership Toyota

Il modello KINTO si basa su cinque pilastri: noleggio a lungo termine, noleggio mensile flessibile, car sharing, corporate carpooling e app di mobilità integrata. Una struttura che consente di coprire esigenze diverse – dal privato all’azienda – all’interno di un’unica piattaforma coordinata. Per il Gruppo Toyota in Italia, l’espansione di KINTO rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di leadership. Non solo vendita di veicoli, ma servizi che accompagnano il cliente lungo tutto il ciclo di utilizzo, con un approccio coerente con la visione di mobilità sostenibile e inclusiva.

In un contesto in cui il settore automotive è chiamato a reinventarsi tra transizione energetica, digitalizzazione e nuove abitudini di consumo, i numeri del 2025 confermano che l’integrazione tra tecnologia di prodotto e servizi flessibili può essere la chiave per consolidare competitività e fiducia sul mercato italiano.

 


Foto da ufficio stampa Toyota

Industrial Accelerator Act: no al rischio dipendenza dai Paesi low cost

Industrial Accelerator Act: da Bruxelles un segnale di svolta
di Marco Stella, presidente del Gruppo componenti di ANFIA e vicepresidente di CLEPA 
 

Come evidenziato nella lettera che, come CLEPA, abbiamo recentemente indirizzato alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai Commissari competenti in materia è urgente adottare regole di contenuto locale di componentistica nel prossimo Industrial Accelerator Act come prerequisito di accesso dei veicoli a incentivi pubblici, appalti e flotte aziendali.

L’IAA deve includere una definizione di “veicolo europeo” basata su una soglia del 70% di contenuto locale a livello di veicolo (escluse le batterie) la cui ingegnerizzazione, sviluppo (R&D) e assemblaggio finale siano avvenuti all’interno dell’UE, con possibile inclusione del Regno Unito.

Il criterio del contenuto locale dovrebbe fare riferimento ai fornitori di primo livello (Tier1) e all’ultima trasformazione sostanziale – concetto che necessita di una definizione chiara e condivisa – che avviene all’interno dell’UE, con possibile estensione anche al Regno Unito, con cui c’è un sostanziale equilibrio a livello di competitività.

Importante che il provvedimento includa anche soglie mirate e graduali per tecnologie strategiche come i powertrain elettrici e i componenti elettrici ed elettronici. Questo per garantire che la trasformazione del settore avvenga mantenendo la maggior parte della creazione del valore all’interno dei nostri confini.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche entrano nel Gruppo

Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche fanno il loro ingresso nel Gruppo

Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche entrano nel Gruppo

Eurocar, principale realtà italiana nella distribuzione automobilistica dei brand del Gruppo Volkswagen in Italia, interviene in merito al percorso di integrazione che ha interessato PWP Srl, che comprende Centro Porsche Firenze, Centro Porsche Pescara e Centro Porsche Approved & Service Arezzo. La nuova acquisizione rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita del Gruppo, che continua a consolidare la sua presenza nel mercato automotive italiano.

 

Eurocar: una leadership italiana che si rafforza

Il Gruppo Eurocar è controllato al 100% da Porsche Holding GmbH, il più grande gruppo di distribuzione automobilistica in Europa, attivo con 529 sedi in 29 Paesi e oltre 37.200 collaboratori tra Europa, Asia e Sud America. Porsche Holding fa capo direttamente a Volkswagen AG. In Italia, Eurocar è il più grande gruppo per la distribuzione e l’assistenza dei marchi Volkswagen, Volkswagen Veicoli Commerciali, Audi, SEAT, Škoda, CUPRA, Porsche e Lamborghini. Conta oltre 1.900 collaboratori distribuiti su 50 sedi in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e ora anche Abruzzo.

Nel 2025 il Gruppo ha raggiunto volumi di rilievo: circa 60.000 auto consegnate, oltre 630.000 ore produttive nelle officine. L’ingresso di PWP Srl conferma la strategia di crescita sostenibile di Eurocar, ampliando ulteriormente la presenza italiana nel segmento premium e rafforzando in particolare il presidio del brand Porsche in Toscana.



L’integrazione di PWP srl nel perimetro Eurocar

Durante la presentazione, Matthias Moser, Amministratore Delegato del Gruppo Eurocar, e Gabriel Gobbato, Direttore Generale di PWP, hanno ripercorso la storia e l’evoluzione di PWP, realtà che nel 2021 aveva assunto la gestione dei propri Centri Porsche e che oggi approda all’interno della struttura Eurocar. PWP srl impiega oltre 60 collaboratori, nel 2025 ha consegnato 650 vetture nuove e 250 usate,totalizzando oltre 30.000 ore produttive nei servizi post-vendita. L’obiettivo per il 2026 è incrementare ulteriormente volumi e performance, valorizzando le opportunità di collaborazione con Eurocar.

 

Una rete radicata sul territorio: Firenze, Arezzo e Pescara

Il Centro Porsche Firenze, concessionaria ufficiale dal 1989, rappresenta un punto di riferimento regionale per vendite, assistenza e customer experience. Eccellenza, qualità, tecnologia e tradizione sono i suoi valori fondanti, declinati in un’accoglienza professionale, personale altamente qualificato e un’identità corporate Porsche molto curata. Alla sede fiorentina si affiancano il Centro Porsche Approved & Service Arezzo e il Centro Porsche Pescara. 

Nuovo, usato e Classic: tre pilastri strategici

Oltre al business del nuovo, grazie a una gamma Porsche sempre più ampia e tecnologicamente avanzata, rimane centrale l’usato certificato. PWP offre una vasta selezione di vetture Porsche Approved, sottoposte agli 111 controlli ufficiali e conformi ai più rigorosi standard qualitativi del marchio. Cresce anche il settore Porsche Classic, spinto dall’elevata qualità costruttiva del brand: si stima infatti che circa il 70% delle Porsche prodotte dal 1948 sia ancora in circolazione. 

 

Riconoscimenti e innovazione: il caso del Centro Porsche Firenze

Nel 2024 il Centro Porsche Firenze ha ricevuto da Porsche Italia il riconoscimento Top Partner, premiando le performance di vendita, le iniziative verso i clienti e l’impegno in innovazione, inclusione e sostenibilità. Il Centro ha inoltre saputo valorizzare al massimo le opportunità offerte dalla mobilità elettrica, promuovendo eventi dedicati alla scoperta della guida a zero emissioni, in una Toscana particolarmente all’avanguardia grazie a un’eccellente rete di ricarica. 

 

Dichiarazioni

Matthias Moser, Amministratore Delegato del Gruppo Eurocar: “Siamo orgogliosi che il Gruppo PWP, con il suo team altamente professionale, sia entrato a far parte del Gruppo Eurocar. PWP si è sempre distinto per qualità e risultati: siamo certi che l’integrazione porterà ulteriore valore aggiunto. Con questa acquisizione rafforziamo la nostra presenza con il brand Porsche sul territorio toscano, dove siamo già presenti dal 2017 con i marchi Volkswagen, Audi, SEAT, Škoda, Volkswagen Veicoli Commerciali e CUPRA, oltre al nostro Centro Usato. Oggi, con l’ingresso di Porsche, ampliamo ulteriormente l’offerta sul territorio introducendo anche il marchio luxury, consolidando la nostra presenza in Italia.”

Gabriel Gobbato, Direttore Generale di PWP Srl: “Siamo molto entusiasti di entrare a far parte del Gruppo Eurocar e di iniziare questo nuovo percorso insieme. Per noi rappresenta un’importante opportunità di crescita e di sviluppo, che affrontiamo con grande motivazione e senso di responsabilità.nSiamo pronti ad accogliere le nuove sfide con la consapevolezza di far parte di un Gruppo solido e strutturato, condividendo valori, visione e obiettivi comuni, con l’obiettivo di continuare a offrire ai nostri clienti standard di eccellenza sempre più elevati.”

 

UNASCA: nasce la Rete Certificata

UNASCA: nasce la Rete Certificata

Un nuovo standard di qualità e affidabilità entra nel settore delle pratiche automobilistiche italiane. La Rete Certificata UNASCA promuove un sistema innovativo di tutela e garanzia rivolto a cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia in un comparto che incide quotidianamente su diritti, patrimoni e adempimenti amministrativi.

Un settore strategico che richiede fiducia
I servizi di consulenza per la mobilità e le pratiche automobilistiche coinvolgono registri pubblici fondamentali e procedure sempre più digitalizzate. Ogni operazione può avere effetti giuridici ed economici rilevanti. In questo contesto, caratterizzato da normative complesse e rischi di errori o irregolarità, la fiducia negli operatori rappresenta un elemento chiave di tutela dell’interesse pubblico.

La nascita della Rete Certificata
La Rete Certificata nasce dalla consapevolezza che oggi non basta più distinguere tra operatori autorizzati e non autorizzati: è necessario introdurre un sistema che certifichi in modo oggettivo qualità, affidabilità e responsabilità degli Studi di Consulenza Automobilistica.


UNASCA , associazione di riferimento del settore da quasi
sessant’anni, ha scelto di promuovere un progetto strutturato che mette al centro la tutela dell’utenza e rafforza il rapporto di fiducia con le istituzioni.

Un progetto già diffuso sul territorio

Nonostante il recente avvio, la Rete Certificata ha già ottenuto un’adesione significativa: oltre cinquecento Studi risultano oggi certificati, un dato senza precedenti in Italia. L’obiettivo a breve termine è superare le mille adesioni su scala nazionale. Numeri che testimoniano la volontà delle realtà più strutturate e responsabili di distinguersi assumendo un impegno formale verso standard più elevati di qualità, trasparenza e correttezza.

Cittadini e imprese al centro
Nel mondo delle pratiche auto, il cittadino si trova spesso in una posizione di debolezza informativa. Procedure tecniche e strumenti digitali possono favorire comportamenti scorretti o raggiri. La Rete Certificata ribalta questa logica: rivolgersi a uno Studio certificato significa poter contare su un operatore riconoscibile, formato, sottoposto a controlli e vincolato a regole precise, con una responsabilità chiara e una garanzia concreta sul corretto svolgimento delle pratiche.


Garanzia pubblica e tecnologie di sicurezza

Elemento distintivo del progetto è la certificazione di garanzia realizzata con il coinvolgimento dell’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il contrassegno rilasciato agli Studi aderenti utilizza tecnologie di sicurezza e anticontraffazione tipiche dei documenti ufficiali ed è verificabile anche in formato digitale. Un valore istituzionale forte che trasforma la tutela del cittadino da semplice dichiarazione d’intenti a sistema riconoscibile, tracciabile e controllato.

Collaborazione con le istituzioni e contrasto alle truffe
La Rete Certificata si inserisce in un quadro di sinergia con le principali istituzioni coinvolte nella gestione della mobilità e della sicurezza. Il dialogo con il Ministero dell’Interno, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Polizia Stradale rafforza le azioni di prevenzione e contrasto alle irregolarità, mentre l’allineamento con il Dipartimento per la Motorizzazione Civile garantisce coerenza con i processi amministrativi e la corretta gestione dei registri pubblici.

Tecnologia al servizio della responsabilità
Il progetto si avvale di una piattaforma digitale pensata per aumentare trasparenza, tracciabilità e sicurezza, senza sostituire il ruolo professionale dello Studio di Consulenza. In un panorama in cui proliferano soluzioni online anonime e a basso costo, la Rete Certificata propone un modello differente: la tecnologia diventa strumento di garanzia e valorizzazione delle competenze, mantenendo sempre una responsabilità diretta verso l’utente finale.

Un passo concreto verso un sistema più sicuro
La Rete Certificata UNASCA rappresenta un primo, importante passo verso un sistema più ordinato, trasparente e affidabile nel mondo delle pratiche automobilistiche. Un’iniziativa che tutela cittadini e imprese, rafforza la fiducia nei servizi di mobilità e valorizza le professionalità che operano correttamente. In un settore ad alto impatto pubblico, la qualità non può essere lasciata al caso: deve essere riconosciuta, certificata e garantita. La Rete Certificata nasce proprio per questo, ponendo le basi di un modello stabile e credibile nel tempo.

 
Foto da ufficio stampa UNASCA


La formula 1 del 2026? Smarrimento dell’identità

Discussione sull'auto: ma perché la chiamano "ferro"?
di Marco Della Monica, giornalista auto e motorsport 
 

La fine dei primi test in Barhein a porte semi chiuse è stata costellata da dichiarazioni avvilite dei top driver: da Hamilton a Verstappen, da Alonso a Leclerc è tutto uno smarrimento, un vedremo, quasi una offesa al loro ruolo di migliori piloti del mondo. Super atleti in grado di gestire la complessità di uno monoposto moderna a 300 km/h.

La questione è di una urgenza imminente, da affrontare con lucidità e senza tifoserie proprio perché di mezzo ci sono i soldi. Tanti soldi. Semplicemente, questo nuovo assetto regolamentare non è solo una questione di tecnica, ma di essenza.

La nuova architettura motoristica, con un incremento della componente elettrica fino a livelli paritari con quella termica e l’eliminazione della MGU-H, ci racconta di un regolamento che occhieggia fin troppo l’industria automotive che guarda all’elettrificazione, ma che mortifica passione, velocità, competenze, talento. “Sembra di guidare una Formula E dopata” questo è il commento tranchant di Verstappen, senza considerare l’analisi precisa, dettagliata di Alonso che spiega tutto. A questo punto la domanda è: cosa accade allo spettacolo e alla natura stessa della guida quando il pilota è costretto a gestire l’energia più che la velocità?

Già le simulazioni avevano suggerito scenari in cui la gestione energetica sarebbe diventata dominante: lift & coast marcati, curve affrontate con maggiore prudenza per preservare l’energia recuperabile, fasi di gara in cui l’attenzione non sarebbe stata tanto sull’attacco, quanto sull’equilibrio tra carica e scarica. I tre giorni di prova hanno confermato drammaticamente queste ipotesi: le parole dei piloti hanno evidenziato apertamente del rischio di gare caratterizzate da gestione energetica estrema e meno aggressiva rispetto all’essenza tradizionale della categoria. Semplicemente la Formula 1 si trova di fronte ad un bivio come mai nella sua storia perché non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un cambio di paradigma nella percezione della specialità.

Il problema di questa scelta regolatoria della FIA non sta nell’elettrico in sé, ma nella proporzione. La Formula 1 non è mai stata solo una piattaforma tecnologica, ma prima di tutto ha sempre rappresentato un’estetica della velocità, una grammatica dell’alta guida. Quando si costringe un pilota a togliere il piede dall’acceleratore in modo strutturale per esigenze energetiche, si introduce una frizione tra regolamento e istinto competitivo e questa frizione non produce valore.

È anche giusto ricordare che da quest’anno l’altra grande novità regolamentare è il passaggio a un carburante sostenibile al 100%. Un messaggio fortissimo perché, questo sì, è probabilmente il contributo più strutturale che la categoria può dare alla decarbonizzazione del motore termico. Qui veramente il motorsport rappresenta un laboratorio reale, non simbolico.

Ma allora la domanda si fa più stringente: era necessario, per sostenere quella traiettoria, spingere in modo così radicale sull’elettrificazione? Si poteva immaginare una strada diversa, concentrando lo sforzo regolatorio sui carburanti sintetici e sui biofuel avanzati e al tempo stesso ripensando il motore termico in chiave plurifrazionata, aspirata o turbo, recuperando anche una parte dell’identità sonora e meccanica che ha sempre caratterizzato la Formula 1?

È più che plausibile ritenere che una maggiore centralità dei carburanti sostenibili, accompagnata da una semplificazione della componente ibrida, avrebbe consentito una transizione energetica altrettanto coerente ma meno invasiva dal punto di vista dello spettacolo, anche perché non è difficile osservare che la percezione del pubblico è un fattore economico, non romantico.

La Formula 1 vive di diritti televisivi, sponsor globali, engagement. Se anche il pubblico meno tecnico inizierà a percepire una categoria meno istintiva, meno aggressiva, più “gestionale”, il rischio non è solo narrativo, ma è strutturale e se l’attenzione si sposta e si perde, il valore si redistribuisce.

Il titolo di questa newsletter: il motorsport come sistema economico è anche il suo punto centrale. Ogni scelta regolatoria non è solo una scelta tecnica, ma è una scelta che ridisegna la filiera, l’attrattività per i costruttori, l’interesse dei partner energetici, la percezione del brand. L’ibridazione spinta manda un messaggio preciso all’industria elettrica, la centralità dei carburanti sostenibili ne avrebbe mandato un altro, forse più coerente con la difesa del motore termico in un’epoca di transizione.

La Formula 1 ha spesso guidato l’industria automotive anticipandone le traiettorie. Oggi la domanda è se stia guidando o se stia rincorrendo e, soprattutto, se nella ricerca di coerenza industriale rischi di sacrificare quella tensione pura verso la prestazione che l’ha resa unica.

Perché è inutile girare intorno al concetto fondante di questa specialità: la Formula 1 deve far venire voglia di accelerare. Se comincia a insegnare a sollevare il piede, qualcosa nel racconto cambia e quando cambia il racconto, cambia anche l’economia che lo sostiene.

 


Foto da archivio di Marco Della Monica