DR Automobiles Group: 20 anni e un 2025 da record

DR Automobiles Group: 20 anni e un 2025 da record

Nel panorama automotive italiano, il 2025 di DR Automobiles Group, con al vertice Massimo Di Risio, si chiude come un anno spartiacque. I numeri parlano chiaro e raccontano una crescita costruita nel tempo, coerente con una strategia industriale che ha saputo intercettare le esigenze del mercato senza inseguire mode effimere. Oltre 34.000 veicoli immatricolati e un fatturato complessivo di 1,3 miliardi di euro rappresentano non solo un record, ma anche la conferma di un percorso iniziato vent’anni fa e oggi pienamente maturo.

La keyword DR Automobiles Group diventa così sinonimo di consolidamento, visione industriale e attenzione concreta al cliente finale, in un settore che vive una fase di transizione complessa tra nuove normative, cambiamento delle alimentazioni e sostenibilità economica.

 

Un’offerta tecnologica ampia, senza forzature ideologiche

Uno degli elementi che distingue DR Automobiles Group è la scelta di non puntare su una sola soluzione tecnologica, ma di offrire tutte le alimentazioni oggi disponibili sul mercato: benzina, benzina/GPL, diesel, full hybrid, plug-in hybrid e full electric. Una pluralità che rispecchia fedelmente le reali esigenze degli automobilisti italiani, ancora lontani da una transizione uniforme.

In questo contesto, la scelta strategica del bi-fuel benzina/GPL, supportata dal sistema Thermohybrid, si è rivelata particolarmente efficace. Non si tratta di un ripiego, ma di una risposta concreta al tema dei costi di utilizzo e delle emissioni, senza sacrificare accessibilità e semplicità. Non sorprende che circa l’80% delle immatricolazioni del gruppo sia rappresentato proprio da modelli bi-fuel.

 

DR 5.0 e DR 6.0: il GPL protagonista del mercato italiano

La validità di questa strategia trova conferma anche nei dati di mercato. DR 5.0 e DR 6.0 figurano stabilmente nella Top 10 delle auto a GPL più vendute in Italia, un risultato che rafforza il posizionamento del brand in un segmento spesso sottovalutato, ma centrale per una mobilità più equilibrata.

In un momento storico in cui il costo dell’auto nuova è diventato una barriera per molti, il GPL continua a rappresentare una soluzione concreta e immediatamente disponibile, senza dipendere da infrastrutture ancora incomplete o da incentivi discontinui. DR ha scelto di presidiare questo spazio con coerenza, raccogliendone oggi i frutti.

 

Investimenti su omologazioni e post-vendita: le fondamenta del futuro

Il 2025 non è stato solo un anno di risultati commerciali. DR Automobiles Groupe ha concentrato una parte significativa delle proprie risorse su investimenti strategici, in particolare sui processi di omologazione Euro 7, anticipando un passaggio normativo che metterà sotto pressione molti costruttori.

Parallelamente, il gruppo ha avviato una profonda riorganizzazione del post-vendita, spesso anello debole del settore. Un management completamente rinnovato, un nuovo sistema operativo per la gestione dei ricambi e la realizzazione di un impianto automatizzato che affianca quello inaugurato appena due anni fa rappresentano segnali chiari: la crescita non può prescindere dalla qualità del servizio nel tempo.

Questo approccio rafforza la fiducia del cliente e contribuisce a costruire valore di marca, soprattutto in una fascia di mercato dove affidabilità e assistenza fanno la differenza tanto quanto il prodotto.

 

Sei brand, 23 carline e una rete capillare

Oggi DR Automobiles Groupe gestisce sei brand distinti – EVO, DR, Sportequipe, Tiger, ICH-X e Birba – per un totale di 23 carline. Una struttura articolata che consente di coprire segmenti diversi, dal city SUV alle proposte più orientate al tempo libero, mantenendo un’identità chiara per ciascun marchio.

La presenza sul territorio resta uno dei pilastri del modello DR: 412 dealer e 421 centri di assistenza compongono una rete capillare, fondamentale per sostenere i volumi e garantire continuità nel rapporto con il cliente. Un asset spesso sottovalutato, ma decisivo soprattutto in un mercato come quello italiano.

 

L’Europa nel mirino: il 2026 come anno chiave

Dopo aver consolidato la propria posizione in Italia, lo sguardo del gruppo si sposta oltreconfine. Nel 2026 è previsto un deciso potenziamento del mercato estero, con una divisione dedicata che, dopo Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, accompagnerà l’ingresso in Belgio, Francia e Germania.

Una sfida ambiziosa, che richiederà adattamento e solidità industriale, ma che si inserisce in un percorso di crescita graduale e strutturata. In un’Europa dell’auto sempre più frammentata, la capacità di offrire soluzioni pragmatiche potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo.

Il bilancio del 2025 racconta quindi più di un semplice anno positivo: descrive un gruppo che ha scelto di crescere senza strappi, difendendo il valore dell’industria automobilistica e dimostrando che, anche in una fase di profonda trasformazione, la concretezza può ancora essere una strategia vincente.

 


Foto da sito Lulop

Auto e norme UE capestro: sindacati in piazza a Bruxelles

Auto e norme UE capestro: sindacati in piazza a Bruxelles
Ecco Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, a Bruxelles in occasione della giornata di mobilitazione europea organizzata da IndustriAll Europe. La crisi del settore automotive, determinata dalle regole ideologiche del Green Deal, è al centro della protesta che vedrà i sindacalisti incontrare alcuni eurodeputati.
 
Lo slogan della manifestazione è “Uniti per la difesa di buoni posti di lavoro e investimenti”.

L’auto in auto: sull’elettrico si rischia è diventare un Paese di secondo piano

Crisi di Hormuz e carburanti alle stelle: si applichi la clausola di salvaguardia nazionale

di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
I primi mesi del 2026 continueranno a beneficiare della corsa agli incentivi di ottobre, ma in prospettiva il ritardo sulla mobilità elettrica dell’Italia rischia di tornare ad aumentare. In mercati come Francia e Spagna gli incentivi all’elettrico sono stati confermati in toto e stanno contribuendo in modo decisivo alla tenuta del mercato auto complessivo, mentre in Germania sono stati addirittura reintrodotti i bonus con oltre 3 miliardi di fondi, nonostante la poderosa crescita messa a segno dall’elettrico anche senza agevolazioni all’acquisto.

In assenza di una accurata pianificazione degli strumenti di supporto alla domanda, l’Italia rischia seriamente di diventare un Paese di secondo piano nello scacchiere automotive europeo. C’è l’urgenza di un intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali caldeggiato da numerosi stakeholder nel recente Tavolo Automotive, anche in considerazione dei target proposti da Bruxelles per questo decisivo canale di mercato, che in Italia poggia ancora su un impianto normativo fermo agli anni ‘90.
 

Foto da ufficio stampa MOTUS-E

Ok gli incentivi sui retrofit a gas: ora si faccia valere il principio dei biocarburanti

Il futuro del GPL: l'UE sposi il principio della neutralità tecnologica

Soddisfazione per l’annuncio fatto dal Ministro Urso durante il Tavolo Automotive sulla ripresa degli incentivi al retrofit a gas delle auto con una dotazione complessiva nel quinquennio 2026-2030 di 21 milioni di euro. Si tratta di una misura attesa da consumatori e industria di distribuzione e componentistica. Forte auspicio di vederla operativa già dai primi mesi del 2026 con estensione a veicoli Euro 3 e a quelli intestati a persone giuridiche. Necessario in sede UE far prevalere neutralità tecnologica e ruolo biocarburanti.

 

È questo il commento, in sintesi, di Assogasliquidi-Federchimica presente il 30 gennaio al Tavolo Automotive del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I gas liquefatti GPL e GNL – sempre più bio e rinnovabili – sono soluzioni pronte e già oggi in grado di ridurre le emissioni di CO₂ e gli inquinanti locali nel trasporto leggero e pesante. Le alimentazioni a GPL sono scelte da milioni di consumatori per la convenienza economica. La possibilità di trasformare a gas un’auto circolante garantisce anche automobilisti e famiglie che non possono permettersi l’acquisto di una nuova auto.

 

Assogasliquidi chiede ora che i gas liquefatti vengano posti al centro delle politiche nazionali ed europee a supporto del settore automotive. Sul fronte europeo, l’associazione valuta positivamente l’apertura della Commissione UE sulla revisione del Regolamento CO₂ per i veicoli leggeri, ma ritiene insufficiente l’attuale impostazione, che limita il contributo dei carburanti rinnovabili solo dal 2035 e con quote marginali.

Tra le proposte avanzate: target più realistici (-75% al 2035); riconoscimento immediato dei carburanti RED compliant; introduzione carbon correction factor; introduzione nuova categoria veicoli carbon neutral fuel considerati 0 emission; revisione del Regolamento con cadenza biennale.

 

Per i veicoli pesanti, Assogasliquidi apprezza l’introduzione di maggiori flessibilità nel sistema di banking and borrowing, ma il principio di neutralità tecnologica impone una revisione organica del regolamento comunitario per abilitare biocarburanti e renewable fuels, anche in questo caso tramite l’introduzione del Carbon Correction factor.

 

Infine, Assogasliquidi evidenzia l’urgenza di istituire un Fondo nazionale per lo sviluppo dei gas liquefatti bio e rinnovabili (bioGPL, bioGNL, DME rinnovabile), indispensabile per centrare i nuovi obiettivi fissati dal PNIEC e dalla RED III e garantire al settore trasporti carburanti a sempre minore impatto carbonico.

 


Matteo Cimenti – Foto ufficio stampa Assogasliquidi-Federchimica

L’auto in Italia: in gennaio dato positivo falsato, la realtà è un’altra

L'auto in Italia: in gennaio dato positivo falsato, la realtà è un'altra
di Laura Gobbini, Project Management Data Analyst di Dataforce Italia
 

“Il 2026 parte come si era chiuso il 2025: in decisa sofferenza. L’apparente crescita del mercato delle autovetture, il +6,35% decretato dai conteggi, in realtà cela una realtà ben più amara: considerando solo i numeri dei privati, degli acquisti diretti delle società e del noleggio di lungo termine, il responso di gennaio è un -2% rispetto allo scorso anno; i quasi 8 punti algebrici di crescita che portano il totale del mercato al +6,35% che leggiamo tutti, sono sostenuti dal noleggio di breve termine, che quest’anno ha una stagionalità molto anticipata su gennaio a causa dei giochi olimpici, e dalle solite auto-immatricolazioni.

 
Sul versante dei veicoli commerciali leggeri la situazione non cambia: nonostante noleggio di breve e auto-immatricolazioni siano canali notoriamente non molto impattanti sul mercato degli LCV, il loro contributo serve a contenere (si fa per dire…) la perdita di volumi al -7% dal potenziale -12% se solo si considerasse la performance mensile di microimprese, società e noleggio di lungo termine. Forse bisognerebbe davvero iniziare ad analizzare lo stato di salute del mercato e dei suoi attori guardando solo a quei tre canali.
 
 

Foto fornita da ufficio stampa Data Analyst di Dataforce Italia

 

Decarbonizzazione secondo Bruxelles: proposta incompatibile con la neutralità tecnologica

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

Foto: Gianni Murano, presidente di UNEM

 

Si è tenuta il 30 gennaio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy una nuova riunione del “Tavolo Automotive” per un confronto tra istituzioni e stakeholders in merito all’ultima proposta di revisione del piano presentato dalla Commissione
europea a dicembre 2025.


Nel suo intervento, Gianni Murano,
 Presidente UNEM, ha evidenziato come “sia positiva l’apertura della Commissione
UE ai biocarburanti e il superamento del bando totale ai motori endotermici dal 2035, ma i limiti applicativi e i vincoli
previsti rendono di fatto la misura incompatibile con i principi di neutralità tecnologica”.

“È questa la evidente contraddizione del documento – ha proseguito Murano – che da un lato evidenzia il principio della

neutralità tecnologica, dall’altro nei fatti la smentisce prevedendo il limite del contributo dei biocarburanti al solo 3%:
un contributo talmente ridotto da risultare incompatibile con la decarbonizzazione reale e con la sopravvivenza della
filiera industriale dei motori a combustione interna (ICE)”.

“Ciò per la auto significa scendere a livelli medi di emissione di 11,5 gCO2/km e di 17,8 gCO2/km per i van in cui i

biocarburanti potranno rispettivamente contribuire al massimo con 3,7 gCO2/km e 5,3 gCO2/km. Su queste basi e
stimando al 2035 un mercato europeo di 10 milioni di veicoli – ha spiegato Murano – le immatricolazioni di veicoli ICE
potranno essere intorno alle 360.000 all’anno, di cui solo 54.000 in Italia. Sicuramente un livello troppo basso per
mantenere operative linee produttive e componentistica, con impatti gravi su occupazione, investimenti e competitività
della filiera automotive italiana”.

Al fine di offrire un contributo costruttivo, con l’obiettivo di raggiungere più velocemente gli obiettivi climatici e non

certo di rivederli al ribasso, UNEM ritiene essenziale: riconoscere fin da subito il contributo alla decarbonizzazione dei biocarburanti definiti in linea con la normativa europea RED (Renewable Energy Directive), classificandoli “zero-rated” (come nel sistema ETS); introdurre una nuova classe di veicoli a zero emissioni alimentati esclusivamente con Carbon Neutral Fuels con pari dignità normativa rispetto all’elettrico e all’idrogeno in tutta la legislazione UE pertinente e garantire così vera neutralità tecnologica; anticipare al 2027 l’utilizzo dei crediti da carburanti rinnovabili, così da valorizzare contributi che già oggi riducono concretamente le emissioni.
 
E ancora: rivedere la disciplina sui veicoli aziendali che oggi impone target di elettrificazione irrealistici (fino al 95% al 2035), cosa che distorce il mercato e genera dipendenze strutturali, ignorando le reali esigenze operative delle imprese. “Apprezziamo e continuiamo a sostenere l’impegno e lo sforzo del Governo – ha concluso Murano – perché la normativa europea possa finalmente liberarsi del peso ideologico e possa contribuire a sviluppare una regolamentazione che non penalizzi la filiera industriale europea che è in grado di sostenere il processo di decarbonizzazione in un’ottica di competitività e di sostenibilità sociale”.
 

Foto da ufficio stampa UNEM

L’auto in Italia: ora si sciolgano i nodi venuti al pettine

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
 
La chiusura del mese di gennaio del mercato italiano dell’auto  in territorio positivo non deve indurre, a nostro avviso, a pensare ad una
inversione di tendenza. In un mercato in cui il canale dei privati continua a offrire segnali di cedimento a cui si aggiungono le auto immatricolazioni dei concessionari: la prudenza è d’obbligo, in quanto il canale principale, quello dei dealer, è in crisi e non sembra che in tempi brevi possa avviare un recupero
 
 Occorre smettere di demonizzare l’auto, che resta un potente strumento di libertà personale, adeguare le normative fiscali alle migliori
pratiche europee e promuovere il sistema distributivo per l’importante ruolo che svolge. Positivo, comunque, il continuo spostamento della domanda sulle vetture  ibride che crediamo possano giocare un ruolo importante anche nella prospettiva del tema strategico del Green Deal Automotive e degli indirizzi da promuovere e sviluppare per una sua revisione da parte delle istituzioni europee nel nuovo percorso che fa seguito alle proposte lanciate a dicembre dalla Commissione UE.

Il pacchetto di proposte della Commissione europea sull’automotive è stato oggetto di confronto fra Governo e stakeholder nell’incontro convocato dal Ministro Urso e tenutosi a Roma, dove abbiamo molto apprezzato la posizione espressa dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, in particolare la necessità di andare oltre la proposta della Commissione sui target CO2 per autovetture e veicoli commerciali leggeri del 16 dicembre, a partire dalla rimozione degli inspiegabili limiti al consumo imposti sui carburanti
rinnovabili e dall’attuazione completa del principio di neutralità tecnologica che riteniamo essenziale per un quadro regolamentare sostenibile.
 
Quadro regolamentare oggi turbato da una serie di pesi e misure diverse in base a specifici interessi e non all’obiettivo della decarbonizzazione. Forte criticità è data poi dalla proposta della Commissione europea sui Corporate Fleet, che imporrebbe obblighi rigidi alle grandi imprese sulla composizione delle loro flotte, distorcendo le più elementari logiche del libero mercato.

Federauto appoggia l’azione del Ministro Urso e del Governo italiano in sede europea con l’auspicio di una fase emendativa da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo, in grado di rimuovere ogni possibile effetto distorsivo, regolamentare e di mercato, che limiti il principio di “neutralità tecnologica”, ferme restando le intenzioni di tutti i dealer italiani di continuare a investire ingenti risorse per decarbonizzare concretamente la filiera dell’Automotive.
 

Foto da ufficio stampa Federauto

RC auto sempre più cara: il premio medio sale a 629 euro, come risparmiare senza rischi

RC auto sempre più cara

Il costo della RC auto continua a rappresentare una voce pesante nel bilancio degli automobilisti italiani. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2025 il premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,24 euro, registrando un aumento dell’1,51% rispetto a sei mesi prima, quando la media si attestava a 619,90 euro. Un incremento contenuto, ma significativo se inserito in un quadro di spese legate all’auto già sotto pressione tra carburanti, manutenzione e tasse.

In questo contesto, risparmiare sull’assicurazione è possibile, ma solo a patto di sapere dove intervenire e cosa evitare. Per questo Facile.it ha elaborato un vademecum che aiuta a orientarsi tra scelte intelligenti e falsi risparmi, spesso sottovalutati dagli automobilisti.

 

Confrontare resta la prima regola per risparmiare

La strategia più efficace per ridurre il costo della RC auto resta una: confrontare le offerte. Se un tempo la fedeltà alla compagnia assicurativa era la norma, oggi il mercato è molto più dinamico e premia chi verifica periodicamente se esistono soluzioni più adatte al proprio profilo, che cambia nel tempo insieme a età, veicolo e abitudini di guida.

Il confronto può avvenire richiedendo preventivi singoli oppure utilizzando i comparatori online, che consentono di valutare più proposte in pochi minuti. Secondo un’indagine EMG Different per Facile.it, nel solo ultimo anno quasi 8 milioni di italiani hanno confrontato le offerte RC auto, ottenendo un risparmio medio compreso tra il 25% e il 30%cambiando compagnia. Solo nel 2024, grazie al confronto, sono stati risparmiati complessivamente 109 milioni di euro.

 

Massimali, franchigie e clausole: cosa guardare davvero

Quando si valuta una polizza RC auto, il prezzo non è l’unico elemento da considerare. Alcune voci sono decisive per evitare brutte sorprese in caso di sinistro. Il massimale indica la cifra massima che la compagnia copre in caso di danni causati a terzi. Ridurlo può abbassare il premio, ma espone al rischio di dover risarcire di tasca propria eventuali danni superiori al limite previsto. La franchigia, invece, è la parte di danno che resta sempre a carico dell’assicurato: più è alta, più il premio scende, ma aumentano i costi in caso di incidente.

Attenzione anche a esclusioni e rivalse, ovvero tutte quelle situazioni in cui la compagnia può rifiutare il rimborso o rivalersi sull’assicurato dopo aver liquidato il danno.

 

Guida esperta ed esclusiva: risparmio solo apparente?

Tra le opzioni più utilizzate per abbassare il premio ci sono la guida esperta e la guida esclusiva. La prima consente di risparmiare se tutti i conducenti hanno più di 26 anni, la seconda se il veicolo viene guidato da una sola persona.

Il problema nasce quando queste condizioni non vengono rispettate. Se, ad esempio, un figlio neopatentato causa un incidente con un’auto assicurata con guida esperta, la compagnia può esercitare il diritto di rivalsa, chiedendo all’assicurato il rimborso di quanto pagato. Lo stesso vale per la guida esclusiva: se al volante c’è un’altra persona, anche in caso di emergenza, l’assicurazione può non coprire il danno.

 

Garanzie accessorie: utili o inutili?

Le garanzie accessorie possono fare la differenza, ma vanno scelte con attenzione. Assicurare contro il furto un’auto nuova o recente ha senso, molto meno se il veicolo ha dieci anni: in caso di furto, infatti, il rimborso si basa sul valore commerciale attuale, spesso molto basso.

In molti casi è più utile investire su assistenza stradale, soprattutto per chi utilizza quotidianamente l’auto o percorre lunghe distanze, piuttosto che su coperture poco proporzionate al valore reale del veicolo.

 

Attenzione ai dati dichiarati: un errore può costare carissimo

Uno degli errori più rischiosi riguarda l’indirizzo di residenza. Anche all’interno dello stesso comune, CAP diversi possono comportare premi differenti. Dichiarare un indirizzo non corretto per risparmiare qualche euro può portare all’invalidazione del contratto e all’obbligo di risarcire personalmente i danni, oltre a rimborsare la compagnia.

 

Altri strumenti per abbassare il premio

La Legge Bersani, estesa dalla RC Familiare, consente di assicurare un veicolo beneficiando della classe di merito più favorevole di un familiare convivente, evitando di partire dalla classe 14. È una soluzione particolarmente vantaggiosa per neopatentati, anche se la tariffa finale dipende comunque da altri fattori come potenza del veicolo e anni di patente.

Sempre più diffusa è anche la scatola nera, che registra i dati di guida e consente sconti significativi sul premio. Attenzione però: in caso di comportamenti irregolari, come eccesso di velocità, la compagnia può rivalersi sull’assicurato.

Infine, accettare la riparazione presso carrozzerie convenzionate permette spesso di ottenere premi più bassi, rinunciando al risarcimento in denaro ma ottenendo la riparazione completa del veicolo.

 

Muoversi in anticipo fa la differenza

Un consiglio spesso sottovalutato è verificare i preventivi 30-45 giorni prima della scadenza della polizza. Le compagnie aggiornano spesso le tariffe a inizio mese e intercettare una promozione al momento giusto può tradursi in un risparmio concreto. Il giorno ideale per iniziare a confrontare? Il primo giorno lavorativo del mese.

 

Piccole curiosità che pochi conoscono

Non tutti sanno che, in caso di incidente con colpa, l’unico passeggero non coperto dalla RC auto è il conducente. Per tutelarlo è necessaria la garanzia aggiuntiva infortuni conducente, che costa pochi euro l’anno. Anche gli animali domestici trasportati in auto non sono coperti dalla RC standard: servono polizze specifiche.

Quanto agli animali selvatici, sempre più presenti anche vicino ai centri urbani, i danni causati da collisioni non rientrano nella RC auto base e richiedono garanzie accessorie dedicate.

Risparmiare sull’assicurazione auto, dunque, è possibile. Ma farlo senza consapevolezza può trasformare un piccolo vantaggio economico in un problema molto più grande.

 


Foto da ufficio stampa Facile.it (Financial statement with coins and banknotes. Finance and car key, saving money for a car or material design concepts.)

Tavolo automotive: bene, ma si attendono news sugli Ecobonus per i furgoni

Roma, ZTL a pagamento per le auto elettriche: un vero disincentivo alla transizione
di Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE
 
Al fine di verificare l’effettivo impatto degli incentivi sulle immatricolazioni dei veicoli commerciali leggeri, UNRAE rimane in attesa della conclusione degli iter relativi ai rimborsi per le Concessionarie. Auspichiamo, in proposito, che siano integralmente rispettate le tempistiche di liquidazione già comunicate e ribadiamo la necessità che la trasmissione delle prime domande di rimborso attraverso la piattaforma Sogei possa avvenire effettivamente nel mese di gennaio, e che il relativo rimborso sia accreditato entro il mese di febbraio, qualora non fosse possibile accelerare le suddette tempistiche.
Il Tavolo automotive è un momento utile di confronto, ma le attuali modalità di interazione ne limitano l’efficacia operativa; riteniamo quindi necessario affiancare a questo strumento sedi di dialogo più mirate, continuative e orientate a decisioni concrete. Confidiamo anche di ottenere quanto prima informazioni concrete da parte del MIMIT riguardo all’Ecobonus destinato all’acquisto di nuovi veicoli commerciali, che utilizzerà i fondi residui degli anni precedenti, tema sul quale l’amministrazione è impegnata da diverso tempo.
 

Foto da ufficio stampa UNRAE

Stellantis entra in AI4I e Chips-IT: intesa strategica su AI e semiconduttori

Stellantis entra in AI4I e Chips-IT: intesa strategica su AI e semiconduttori

L’ingresso di Stellantis nell’Istituto italiano di intelligenza artificiale e nella Fondazione Chips-IT segna un passaggio rilevante nella strategia industriale italiana del gruppo automobilistico. L’adesione è stata ufficializzata a Roma, a Palazzo Piacentini, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, e si inserisce nel più ampio percorso di collaborazione pubblico-privato avviato tra Stellantis e il Governo.

L’intesa rientra infatti nel Piano d’azione per l’Italia concordato il 17 dicembre 2024 tra Stellantis e il MIMIT, e rafforza l’impegno del gruppo sul fronte della ricerca applicata, dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori, tre pilastri sempre più centrali per la competitività dell’industria automotive europea.

 

Un segnale industriale e politico insieme

Secondo il ministro Urso, l’operazione rappresenta molto più di una semplice adesione formale. «L’ingresso di Stellantis in AI4I e nella Fondazione Chips-IT rafforza la competitività del sistema produttivo e promuove l’innovazione tecnologica del settore automotive», ha dichiarato, sottolineando come il rafforzamento delle competenze nazionali in AI e semiconduttori sia una priorità della politica industriale italiana.

Il tema della sovranità tecnologica, soprattutto in ambiti strategici come i chip e l’intelligenza artificiale, è diventato cruciale anche alla luce delle tensioni geopolitiche e delle fragilità emerse nelle catene globali di approvvigionamento. In questo scenario, la collaborazione tra grandi gruppi industriali e centri di ricerca nazionali assume un valore sistemico.

 

Stellantis e il piano per l’Italia

All’evento erano presenti, tra gli altri, Emanuele Cappellano, COO di Stellantis per Enlarged Europe ed European Brands, Fabio Pammolli, presidente di AI4I, e Alberto Sangiovanni-Vincentelli, presidente della Fondazione Chips-IT.

Cappellano ha ribadito come l’adesione alle due fondazioni rappresenti una scelta coerente con gli impegni presi dal gruppo: «La sinergia tra industria, università e centri di ricerca è fondamentale per costruire un ecosistema dell’innovazione nazionale solido e competitivo», spiegando che AI4I e Chips-IT diventano parte integrante del Piano di impegni di Stellantis per l’Italia.

Un messaggio che conferma la volontà del gruppo di radicare sul territorio competenze avanzate, valorizzando il capitale umano e scientifico nazionale in una fase di profonda trasformazione dell’automotive, tra digitalizzazione, elettrificazione e software-defined vehicles.

 

AI4I, l’intelligenza artificiale applicata all’economia reale

Nato su iniziativa del Governo e con sede a Torino, AI4I è il primo istituto nazionale interamente dedicato all’applicazione dell’intelligenza artificiale all’economia reale. L’obiettivo è ambizioso: attrarre talenti, sviluppare soluzioni AI per le imprese, favorire il trasferimento tecnologico e sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.

Come ha spiegato Pammolli, AI4I si propone come hub nazionale e internazionale di ricerca e innovazione, in grado di collegare mondo accademico, industria e sistema produttivo, con un impatto diretto anche sul settore automotive, sempre più dipendente da algoritmi, dati e sistemi intelligenti.

 

Chips-IT e la sfida dei semiconduttori

Complementare è il ruolo della Fondazione Chips-IT, con sede a Pavia, primo polo nazionale di ricerca industriale e innovazione sui chip e semiconduttori. Un ambito diventato strategico non solo per l’automotive, ma per l’intero sistema industriale europeo.

Sangiovanni-Vincentelli ha sottolineato come la fondazione stia crescendo rapidamente, con oltre quaranta dipendenti e l’obiettivo di arrivare a circa cento entro la fine del 2026. Le linee di ricerca attive spaziano dalle telecomunicazioni alla produzione di energia, dal biomedicale ai sistemi radar, con applicazioni concrete che possono avere ricadute dirette anche sulla mobilità del futuro.

 

Automotive, tecnologia e competitività europea

L’adesione di Stellantis ad AI4I e Chips-IT va letta in una prospettiva più ampia. L’automobile contemporanea è sempre meno un prodotto meccanico e sempre più un oggetto tecnologico complesso, basato su software, elettronica avanzata e intelligenza artificiale. Rafforzare le competenze su questi fronti significa tutelare la competitività industriale europea in un mercato globale sempre più competitivo.

In questo senso, l’intesa ufficializzata al MIMIT rappresenta un tassello importante nel percorso di trasformazione dell’industria automotive italiana, chiamata a giocare un ruolo attivo nella transizione tecnologica senza rinunciare a capacità produttive, occupazione e know-how.

 


Foto da ufficio stampa Stellantis