Anche Mercedes rompe il silenzio: ora l’Europa inizia ad ascoltare

Competitività e nodo Cina: Toyota dà la sveglia ai giapponesi, ma l'Europa...

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Il CEO di Mercedes-Benz, Ola Källenius, ha usato un’immagine potente, vietare i motori a combustione senza alternative credibili porterà all’“effetto Avana”, ovvero a un parco circolante vecchio, insicuro e costoso da mantenere. Una sorta di museo dell’auto, non per nostalgia…  ma solo per necessità.

Ecco cosa accade quando si impone una transizione per decreto senza pragmatismo, senza equità sociale e senza strategia industriale. 
Io credo fermamente che non si debba frenare il progresso, ma sono a chiedermi di quale progresso si parla con una transizione così fatta?!E nemmeno accettare che il progresso sia definito da chi non produce, non assume e non investe, ma solo da chi legifera nei palazzi della burocrazia verde. L’industria, quella vera, quella che crea valore e occupazione, chiede solo una cosa: realismo. Questa Europa non può permettersi di essere più ideologica che competitiva, più regolatrice che tecnologica, più dogmatica che strategica.

Se oggi persino i protagonisti veri della nuova mobilità iniziano a temere l’effetto delle norme europee, forse è il momento di chiederci:
Chi guiderà davvero questa transizione?!
 E a quale prezzo, per chi?!

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

 

 

Caso Iveco: la doppia sorpresa nella cessione che non aiuta l’industria italiana

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”

Paolo Rossetti (ilsussidiario.net) intervista Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive

 

Iveco Group divisa in due: la parte Defence a Leonardo, quella che riguarda i veicoli commerciali invece agli indiani di Tata Motors. Un’operazione da 5,5 miliardi di euro che, a dir la verità, almeno per quanto riguarda la produzione di camion e furgoni, rappresenta un fulmine a ciel sereno. Che Exor volesse cedere Iveco Defence, spiega PierluigiBonora, giornalista de “Il Giornale” ed esperto del settore automobilistico, direttore di ACI Radio e promotore di #FORUMAutoMotive, era noto; che volesse fare la stessa cosa con l’altra parte del gruppo, no.

Anche perché Iveco Group festeggia i 50 anni di presenza sul mercato. Quando si tratta di business, evidentemente, questi aspetti non contano, anche se in generale stona che proprio al mezzo secolo di vita si cambi pagina così velocemente. I nuovi proprietari hanno dato rassicurazioni sul futuro delle aziende, ma Leonardo valuterà possibili sviluppi con il partner tedesco Rheinmetall. Il futuro, insomma, è tutto da scrivere. L’unica cosa certa è che l’Italia, almeno in parte, ha perso un altro dei marchi che caratterizzavano la sua industria.

Iveco divisa fra Leonardo e Tata: come è nata l’operazione?

“La cessione di Iveco Difesa era nell’aria da tempo. Si era parlato di uno spin-off in vista di questa operazione. Per quanto riguarda invece l’Iveco che produce camion, veicoli commerciali, bus, è stata una sorpresa, non se l’aspettava nessuno. Tutti si aspettavano che venisse venduta la parte che produce mezzi militari e invece è stato ceduto tutto il gruppo. La sorpresa riguarda anche il fatto che proprio quest’anno Iveco, come gruppo, celebra i 50 anni di attività. Il regalo, però, probabilmente, è solo per gli azionisti che detengono il 27%, non certo per l’Italia, perché c’è un gioiello della nostra industria che va agli indiani. Tata Motors ha dato tutte le assicurazioni sulla sede di Torino, gli stabilimenti in Italia e 14 mila dipendenti, però la proprietà non è più italiana”.

 

Un’operazione redditizia per Exor?

“L’Iveco che produce camion e veicoli commerciali è stata ceduta per 3,8 miliardi di euro. C’è chi dice che è stata sottovalutata, perché a livello di motori e tecnologie è all’avanguardia: secondo alcuni esperti si poteva spuntare qualcosa di più sul prezzo. Iveco Defence, invece, è costata 1,7 miliardi.

 

La parte relativa alla Difesa rimane in Italia, a Leonardo. Ci possiamo consolare?

“C’erano anche altri pretendenti, ma l’ha spuntata Leonardo, l’azienda ora guidata dall’ex ministro Roberto Cingolani. Vedremo cosa succederà adesso: la società, infatti, verificherà con la sua partner Rheinmetall come valorizzare i veicoli pesanti. È di Leonardo, ma questo particolare pone una domanda sul suo futuro. Ci sono dei punti ancora da chiarire. Ufficialmente sono state date rassicurazioni su sedi (per Iveco Defence Bolzano) e dipendenti, bisognerà vedere i fatti”.

 

Era un’operazione necessaria?

“Exor ha fatto cassa, si è presa il 27% dei 5,5 miliardi della cessione. Nei mesi scorsi ha venduto anche il 4% della Ferrari, intascando 3 miliardi. Investono nel lusso, nelle griffe, nel settore della salute, nel medicale, anche nell’alta tecnologia. È una holding di investimenti.”

 

Cosa significa l’arrivo degli imprenditori indiani in Italia?

“Tra indiani e cinesi una proprietà vale l’altra. La situazione europea la conoscono tutti dal punto di vista industriale ed economico: siamo in una fase di grande difficoltà per colpa di norme assurde, di errori a livello politico, commessi con l’accondiscendenza dei top manager. Anche in passato c’era un bel rapporto tra Fiat e Tata Motors, i cui manager venivano al Salone di Ginevra. Era stata creata una joint venture con Fiat che produceva automobili in India: adesso credo fornisca ancora i motori. Tata Motors è proprietaria di Jaguar e Land Rover, che ha rilevato lasciando l’headquarter in Gran Bretagna. Ha commesso degli errori puntando tutto sull’elettrico, stravolgendo un po’ il DNA dei marchi, soprattutto di Jaguar, e le vendite sono calate. Comunque, ha lasciato fare ai dirigenti, ha avuto rispetto, controllando solo il valore finanziario delle società”.

 

Tata è entrata in un mercato molto specifico, vorrebbe portare in Europa anche la produzione delle sue auto?

“In India produce auto, con il business Iveco vuole diventare un player globale a livello di produzione. Come vetture in Europa è presente come marchi con Jaguar e Land Rover e qualche tempo fa ha portato le sue macchine nel Vecchio continente, ma non ha sfondato. Non credo abbia velleità di produzione delle auto in Europa. Il sindacalista della UILM, Rocco Palombella, ha sottolineato che Tata Motors non ha impianti produttivi in Europa e questo evita il rischio di sovrapposizioni. Problema che, invece, Stellantis deve affrontare a causa della sovrapposizione di modelli italiani e francesi”.

 

Il risultato, comunque, è che la nostra industria ha perso un altro pezzo.

“Sì, ha perso un gioiello: lo conserva dal punto di vista produttivo, delle sedi, ma la proprietà è passata agli indiani. Purtroppo non è l’unico gioiello che abbiamo perso, è successo anche in altri settori: guardiamo la moda. Gli ex manager di Iveco non l’hanno presa bene, pensavano di poter tenere tutto in Italia valorizzando l’attività”.

 

Foto archivio Paolo Rossetti

Accordo ACI-Regione Lombardia-INAIL: “Scegli la strada della sicurezza”

Accordo ACI-Regione Lombardia-INAIL: "Scegli la strada della sicurezza"
Con il progetto “Scegli la strada della sicurezza”, si rinnova l’impegno di Regione Lombardia, ACI –-Direzione Centrale per la Federazione e Inail Lombardia per la promozione della sicurezza stradale, indirizzandolo verso il più ampio coinvolgimento degli stakeholders: le associazioni di categoria si aggiungono alla platea di interlocutori, riconoscendone il ruolo di facilitatori nell’intercettare i destinatari dell’azione di sensibilizzazione e delle attività
progettuali.

La nuova edizione del progetto affida alla formazione un ruolo sempre più strategico, con l’apporto non solo teorico e frontale, ma anche esperienziale dei corsi di guida sicura rivolti a datori di lavoro, responsabili e addetti al servizio di prevenzione e protezione, e include fra i fruitori anche i mobility manager, al fine di generare un’azione condivisa che si propone di contemperare le esigenze della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, con quelle
della mobilità e della sostenibilità.

Si conferma l’impegno a promuovere attività informative e divulgative che coinvolgano l’intera comunità di utenti della strada, intercettando le nuove sfide che il territorio regionale è chiamato ad affrontare, soprattutto nella stagione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026. Con questo obiettivo si aggiunge alle attività il progetto di interscambio dati sullo stato della rete stradale, per favorire tempestive misure di gestione delle criticità da parte degli enti competenti, a garanzia della sicurezza stradale di lavoratori e cittadini.
 

L’assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Romano La Russa: “Il rafforzamento della sicurezza stradale è una priorità per Regione Lombardia, obiettivo condiviso con INAIL e ACI, enti con i quali collaboriamo proficuamente dal 2011. Negli ultimi dieci anni, grazie ai progetti promossi, abbiamo coinvolto nella formazione oltre 30mila lavoratori di aziende pubbliche e private in Lombardia, un piccolo “esercito” di ambasciatori della sicurezza stradale che potranno diffondere e condividere quanto appreso. Ritengo, infatti, che la prevenzione e la riduzione degli
incidenti stradali siano possibili soltanto attraverso la sensibilizzazione e la diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità anche perché i comportamenti scorretti alla guida sono la prima causa di incidente. Quello sottoscritto in queste settimane è il sesto accordo con INAIL e ACI, stiamo lavorando nella giusta direzione anche allargando la platea dei destinatari dei corsi di formazione”.

Il Direttore Centrale della Direzione per la Federazione ACI, Fabrizio Turci: “Nei suoi 120 anni di attività, Automobile Club d’Italia ha sempre avuto fra i suoi principali obiettivi il raggiungimento di elevati standard di sicurezza per gli spostamenti di tutti gli utenti della strada. Importanti risultati sono stati raggiunti nel corso dei decenni, ma il tributo che ancora paghiamo a causa della sinistrosità è assolutamente inaccettabile: 8 morti e più 640 feriti ogni giorno, di cui 46 gravi, costi sociali annui pari a 18 miliardi di euro, drammi umani incalcolabili. Per questo tutta la nostra struttura e le nostre società sono costantemente attive nella comprensione dei fenomeni e nel mettere in atto tutte le migliori pratiche per arginare e prevenire il fenomeno. In questo contesto rinnoviamo con soddisfazione l’ultradecennale collaborazione con Regione Lombardia e INAIL Lombardia, forti degli ottimi ritorni avuti insieme in questi anni con oltre 30mila lavoratori e responsabili della sicurezza raggiunti su tutto il territorio lombardo. Agli importanti contributi dei passati progetti, nuovi significativi apporti saranno offerti dalla nuova iniziativa nei campi della formazione, non solo teorica, dell’informazione e della comunicazione, rafforzando ulteriormente anche i legami con prestigiose associazioni di categoria, con il mondo universitario e con i mobility manager che ben conoscono le esigenze e le necessità del mondo del lavoro in materia di mobilità”.

Il Direttore regionale INAIL Lombardia, Alessandra Lanza: “Il dato degli infortuni occorsi a lavoratori con mezzo di trasporto ed esito mortale è in aumento del 9% nel confronto tra l’anno 2023 e 2024: questo dato ci conferma che è necessario investire su iniziative che, oltre a promuovere una cultura della sicurezza stradale, come già
sperimentato con le progettualità precedenti, puntino ad una vera e propria formazione di utenti della strada consapevoli e attenti, al fine di evitare gli eventi infortunistici e divulgare il più possibile comportamenti sicuri attraverso una formazione esperienziale garantita dai corsi di guida sicura, generando una riflessione condivisa fra istituzioni che include adesso anche i mobility manager e che coinvolga le associazioni di categoria come facilitatori per ampliare la platea dei destinatari del progetto”.


Foto: da sito ministero dell’Interno

ALIS e RESIL: insieme per rafforzare le competenze dei giovani e favorifre il lavoro nella logistica

ALIS e RESIL: insieme per rafforzare le competenze dei giovani e favorifre il lavoro nella logistica
Foto Guido Grimaldi, Presidente di ALIS
È stato sottoscritto durante il recente evento di ALIS il Protocollo d’Intesa tra l’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile (ALIS) e la Rete delle Scuole Italiane della Logistica (RESIL) con l’obiettivo di rafforzare il legame tra mondo della scuola e mondo del lavoro, promuovendo percorsi formativi di qualità per studentesse e studenti italiani. “ALIS, con l’impegno costante di ALIS Academy, ha già generato in questi anni oltre 10.000 opportunità concrete di occupazione grazie a percorsi educativi sviluppati insieme alle scuole, agli enti di formazione e alle nostre imprese associate, che hanno permesso a questi giovani talenti di acquisire competenze tecniche e trasversali, con un impatto diretto sull’inserimento lavorativo nei settori della logistica, dei trasporti e della sostenibilità – ha affermato il Presidente di ALIS, Guido Grimaldi -. Con questo accordo importante stipulato con RESIL rinnoviamo il nostro impegno a creare una rete stabile e qualificata tra mondo dell’istruzione e sistema produttivo nazionale”.
Il protocollo consolida un impegno comune per rendere i percorsi scolastici sempre più vicini alle esigenze delle imprese e per favorire scelte consapevoli da parte degli studenti e delle loro famiglie. L’intesa ha durata triennale e prevede l’attivazione di progetti condivisi su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di esperti di settore, aziende associate e istituzioni scolastiche, in un’ottica di orientamento, crescita professionale e inclusione.
 
“Il nostro obiettivo è dare ai giovani strumenti concreti per entrare nel mondo del lavoro con competenze solide e spendibili”, ha dichiarato la Presidente di RESIL Brigida Morsellino. Questa intesa rappresenta un passo avanti nel rafforzare il dialogo tra scuole e imprese e nel valorizzare le opportunità offerte dal settore logistico, sempre nella direzione intrapresa da ALIS con cui siamo lieti di collaborare sempre più attivamente”.
Foto da ufficio stampa ALIS

Il Politecnico di Milano per Cristina Bombassei: prima donna laureata honoris causa in Ingegneria

Il Politecnico di Milano per Cristina Bombassei: prima donna laureata honoris causa in Ingegneria

Cristina Bombassei, Consigliere e Chief Legacy Officer di Brembo, è stata insignita della Laurea magistrale honoris causa in Management Engineering – Ingegneria Gestionale dal Politecnico di Milano. È la prima volta nella storia dell’ateneo che una donna riceve il titolo ad honorem nel campo dell’ingegneria.


Dopo i saluti della Rettrice Donatella Sciuto e la Laudatio della professoressa Marika Arena,

Coordinatrice del Corso di Studi di Ingegneria Gestionale, Cristina Bombassei ha tenuto la Lectio Magistralis. La cerimonia si è conclusa con la proclamazione, preceduta dalle motivazioni della Laurea magistrale ad honorem lette dal Professor Lorenzo Dozio, Preside della Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione.
 
Ecco la motivazione: “Imprenditrice impegnata da anni nello sviluppo della strategia di sostenibilità di Brembo e nell’implementazione di diverse iniziative in ambito sociale e ambientale, ha contribuito significativamente alla capacità del Gruppo di perseguire una crescita sostenibile nonostante le sfide globali e i profondi cambiamenti in atto nel settore automotive. Cristina Bombassei ha ricoperto una serie di incarichi strategici in campi quali la comunicazione, l’internal audit e la governance, nei quali si è contraddistinta per abilità manageriale e capacità di impatto sul sistema Paese”.
 
“La sua azione si è concretizzata anche in varie attività oltre i confini aziendali del Gruppo Brembo, a supporto dello sviluppo del sistema imprenditoriale italiano. Queste attività hanno
riguardato lo sviluppo sostenibile, la responsabilità sociale, il rapporto tra famiglia e impresa, il
passaggio generazionale e le sono valsi una serie di riconoscimenti, tra cui quello di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Tutti gli incarichi ricoperti testimoniano l’impegno di Cristina Bombassei rispetto ai temi dell’innovazione e della sostenibilità d’impresa e il suo ruolo attivo nella promozione di modelli imprenditoriali etici e sostenibili”.

“Queste tematiche – conclude la motivazione – sono centrali rispetto agli obiettivi di apprendimento del Corso di Studi in
Ingegneria Gestionale e del Politecnico di Milano, e fanno di Cristina Bombassei un esempio e una fonte di ispirazione per gli studenti, in particolare per le studentesse, in un’ottica di parità di genere in ambito STEM, fortemente sostenuta dall’ateneo”.
Foto da ufficio stampa Brembo

Best Mobility: nasce l’Associazione dei fleet e mobility manager

Best Mobility: ecco la nuova Associazione dei fleet e mobility manager
Foto: Il presidente Federico Antonio Di Paola
Sviluppare analisi e ricerche sui temi strategici per la mobilità aziendale, favorire incontri, dialogo, condivisione e confronto sono le password per Istituzioni, Atenei e operatori della filiera dell’auto con cui promuovere attività di formazione e aggiornamento per i gestori delle flotte. Con questi obiettivi nasce Best Mobility, l’Associazione che riunisce fleet e mobility manager, responsabili di parchi auto di aziende nazionali e multinazionali attive in Italia, con lo scopo di valorizzare e sviluppare il ruolo del gestore delle flotte aziendali e di tutte le funzioni coinvolte all’interno delle imprese sul tema della mobilità.

L’Associazione oggi rappresenta complessivamente un parco auto di oltre 83.000 veicoli distribuiti su tutto il territorio nazionale. Attraverso la collaborazione di Lab Sumo, Best Mobility intende promuovere i contenuti e le competenze nell’ambito della mobilità sostenibile delle aziende, anche mediante attività di
formazione e aggiornamento.

Nell’Assemblea costituente i fleet manager hanno eletto presidente Federico Antonio Di Paola, TLC, Fleet Mobility Manager presso Engineering Ingegneria Informatica SPA, che nel suo mandato biennale sarà supportato dai vice presidenti Laura Clemente (Angelini Industries) e Lorenzo Priano (TeamSystem).

“L’Associazione”, ha spiegato il presidente Di Paola, “nasce dalla volontà dei fleet manager di aziende di differenti settori di trovare un luogo comune di vero confronto, analisi di tematiche e criticità connesse alla gestione delle flotte aziendali e alle novità che caratterizzano, più in generale, il mercato dell’auto. Un’Associazione che, anche attraverso analisi e studi, intende riconoscere e promuovere lo sviluppo e la crescente professionalizzazione di una categoria, quella dei fleet e mobility manager, divenuta ormai strategica per la mobilità delle aziende e in grado di confrontarsi tutti gli altri attori della filiera. Le nostre password sono: dialogo, condivisione e formazione”.

Primo tappa ufficiale per le attività dell’Associazione è stato il webinar “Caro fisco ti scrivo” che ha visto il confronto tra il fiscalista Francesco delli Falconi e i componenti di Best Mobility sul tema della fiscalità delle flotte aziendali e in particolare sul termine, appena trascorso, della clausola di salvaguardia destinata ai veicoli immatricolati nel 2024 e consegnati entro il 30 giugno 2025, esclusi dall’applicazione delle nuove aliquote sul fringe benefit previste nell’ultima Legge di Bilancio.


Secondo una recente analisi condotta dall’Associazione, l’entrata in vigore a gennaio 2025 della nuova normativa ha spinto oltre 4 aziende su 10 a rinviare il rinnovo della propria flotta, propendendo per un allungamento dei contratti in essere, mentre l’11% ha proceduto a una rinegoziazione con la società di noleggio per cambiare l’auto o la motorizzazione contrattualizzata per sceglierne una più conveniente, alla luce delle novità fiscali intervenute.
Foto da ufficio stampa Best Mobility

Auto elettrica: solo ora l’UE consulta il popolo con un sondaggio

Mercato dell'auto: piatto perché forzato

di Mario Verna, manager automotive

 
Help!! L’Unione Europea chiede aiuto ai suoi cittadini per “provare” a rimediare al disastro legislativo sull’auto elettrica. Sondaggio, referendum. Che si fosse vicini alla frutta era già abbastanza chiaro dai piattini di portata diventati ormai piccoli, fa specie però la tardiva consultazione.

Coraggio burocrati visionari prendetevi le vostre responsabilità! Diteci che “forse” avete sbagliato tutto, voi e tutta l’armata brancaleone che avete caricato a bordo in questi anni. Futurologi e apocalittici, illuminati inventori di illusioni costose. Come on!!!

Foto fornita da Mario Verna

Filiera automotive e aftermarket: troppe incognite e preoccupazioni

Filiera automotive e aftermarket: troppe incognite e preoccupazioni

di Massimo Pellegrino, Coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti ANFIA.

 
La lieve flessione registrata nel primo semestre 2025, che fa seguito ad un triennio 2022-2024 in forte crescita, è un primo segnale relativamente ad un possibile rallentamento del trend degli ultimi anni.

Le dinamiche inflazionistiche e un contesto congiunturale caratterizzato da forte instabilità e incertezza possono aver indotto gli automobilisti italiani – che guidano un parco circolante auto sempre più anziano: 12,8 anni di età media a fine 2023 – a contenere o a ritardare, ove possibile, le spese per la manutenzione e la riparazione
delle vetture, al di là degli interventi non rimandabili.

Per la filiera automotive, aftermarket incluso, alle incognite del processo di elettrificazione della mobilità e alla spinta della digitalizzazione si sono aggiunti in tempi relativamente recenti ulteriori fattori di destabilizzazione come i rischi di una tensione dei dazi e la crescente penetrazione dei marchi cinesi sul mercato auto europeo, senza contare le attese relative alla prossima revisione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri, la cui adozione dovrebbe essere prevista nel secondo trimestre 2026, ma di cui preoccupa l’assenza di date certe e di un’agenda precisa.
 
Inoltre, c’è da considerare una continua attività di rimodulazione degli stock nei magazzini dell’intera filiera IAM, con l’obiettivo di garantire un buon livello di servizio, ma, contestualmente, migliorare i flussi di cassa.
Nel mondo dell’autoriparazione prevale chi sa essere reattivo alle sfide, tenendo alto il livello di preparazione tecnica e di apertura al cambiamento e, soprattutto, il livello del servizio offerto al cliente, fatto di capacità di orientamento in una fase con pochi punti fermi anche per il consumatore finale e di flessibilità e attenzione alle sue esigenze sempre più mutevoli e differenziate”.

Estate 2025: l’Italia sceglie l’auto e il viaggio diventa la vacanza

Estate 2025: l’Italia sceglie l’auto e il viaggio diventa la vacanza

Non è solo un mezzo di trasporto: l’auto, per l’estate 2025, è il vero cuore della vacanza. Lo racconta l’ultima indagine di AutoScout24, che fotografa un Paese pronto a mettersi in strada con lo spirito dell’on the road: partner al fianco, musica che riempie l’abitacolo e destinazione… il blu del mare. Quest’anno, per quasi 8 vacanzieri su 10 l’estate inizia al volante. E non si parla di brevi spostamenti: il 44% percorrerà tra i 501 e i 1.500 km, spesso per raggiungere una meta in Sicilia, Calabria o Puglia, regine indiscusse delle ferie agostane.

 

Il Sud al top, ma la montagna non resta a guardare

L’80% degli italiani resterà entro i confini nazionali, con una netta prevalenza per il mare. La Sicilia conquista il 28% delle preferenze, seguita da Calabria e Puglia. Toscana e Lazio continuano a sedurre chi cerca il giusto equilibrio tra spiagge, arte e cucina. Eppure c’è chi decide di invertire la rotta e salire in quota: tra le mete montane, il Trentino-Alto Adige vince con il 40% dei consensi di chi sceglie il fresco dell’alta quota. Sul fronte città d’arte, Venezia e Napoli restano destinazioni must.

 

Vacanze lunghe e senza regole fisse

Per il 58% degli italiani la vacanza durerà due settimane o più. Il 47% sceglie una singola meta e la vive fino in fondo, mentre quasi uno su cinque opta per un viaggio itinerante, con tappe multiple. La pianificazione? Poca, perché il 69% prenota solo lo stretto necessario, lasciando spazio a deviazioni, soste improvvisate e scoperte lungo il percorso. Solo il 22% organizza ogni dettaglio, mentre l’8% parte all’avventura senza nulla di definito.

 

Compagni di viaggio: sì all’amore, no ai logorroici

Il viaggio sarà in coppia per il 73% dei vacanzieri, mentre il 19% parte con tutta la famiglia. I solitari sono il 5%, ma orgogliosi della loro scelta. E quando si tratta di dire chi non si vorrebbe mai a bordo, la risposta è netta: al primo posto i chiacchieroni instancabili (42%), seguiti a pari merito da bambini e animali (21%). I suoceri? Restano in fondo alla lista degli indesiderati. E niente autostop: l’85% non darebbe passaggi a sconosciuti.

 

La colonna sonora dell’estate

Anche la musica ha il suo ruolo da protagonista: il 15% prepara una playlist ad hoc, ma tutti hanno in mente un tormentone. Quest’anno vince “Serenata” di Alessandra Amoroso e Serena Brancale, insieme a “Sto bene al mare” di Marco Mengoni, Sayf e Rkomi (entrambe al 19%). Seguono “A me mi piace” di Alfa (16%) e due hit al 13%: “Bottiglie vuote” dei Pinguini Tattici Nucleari & Max Pezzali e “Scelte stupide” di Fedez e Clara.

 

Quando il viaggio diventa un film

Alla domanda “che film rappresenta la tua vacanza ideale?”, gli italiani si dividono tra la comicità di Tre uomini e una gamba (29%), il caos di Una notte da leoni, le corse di Il sorpasso e la fantasia di Ritorno al futuro. Qualcuno sogna la libertà ribelle di Thelma e Louise, altri cercano sé stessi come in Into the wild o Easy Rider.

 

L’auto come passaporto di libertà

Per il 90% degli intervistati, l’auto resta insostituibile: parte quando vuoi, ti porta dove vuoi e ti permette di cambiare piani all’ultimo minuto. L’estate italiana 2025 sarà così: motore acceso, musica alta e strada aperta.

 

 

Iveco diventa indiana: l’Italia perde un altro pezzo strategico

Competitività e nodo Cina: Toyota dà la sveglia ai giapponesi, ma l'Europa...

di Domenico De Rosa, CEO del gruppo SMET

 
La doppia cessione di Iveco – al colosso indiano Tata e a Leonardo – rappresenta un segnale inequivocabile, l’Italia industriale continua a cedere pezzi strategici del proprio patrimonio.

Da una parte si globalizza, dall’altra si smonta. Se da un lato Tata potrà rilanciare Iveco con capitali e visione industriale, dall’altro ci si deve interrogare se siamo ancora padroni del nostro futuro manifatturiero o solo spettatori della sua frammentazione?”

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group