Autotorino: prima piattaforma digitale sulla mobilità elettrica

Autotorino: prima piattaforma digitale sulla mobilità elettrica

Autotorino, top dealer automotive italiano, è tra i primi attori del settore in Europa a presentare una piattaforma in grado di unificare e semplificare l’accesso alle informazioni sul mondo della mobilità elettrica: “Autotorino Evolution Advisor”, accolto con interesse e curiosità anche dall’industria, propone un approccio caratteristico che parte dalle esigenze di ciascun automobilista. A partire da un semplice quiz sulle proprie abitudini di guida, la piattaforma è in grado di individuare il livello di affinità alla mobilità elettrica, fornire previsioni di costi, consumi, impatto ambientale e molto altro per una scelta consapevole e sicura.

L’interesse verso la mobilità sostenibile in Italia continua a crescere. Nel primo quadrimestre 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, si nota infatti un incremento significativo delle immatricolazioni in tutti i segmenti ad alimentazione green: nonostante i volumi ancora inferiori rispetto ad altre alimentazioni, l’elettrico puro (BEV) ha segnato un +82%, seguito dal +25,7% delle ibride plug-in e dal +16,4% delle ibride. Secondo un recente studio di Quintegia, inoltre, l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, procede lentamente ma con costanza lungo il processo di elettrificazione: il nostro Paese ha investito nel migliorare l’infrastruttura aumentando il numero di colonnine per la ricarica, mentre registra un livello inferiore alla media europea per quanto riguarda le immatricolazioni del nuovo, e di conseguenza anche per il rinnovo del parco circolante. Autotorino ha quindi sviluppato la sua nuova piattaforma per sostenere con consapevolezza questo percorso di crescita e fornire uno strumento concreto, sicuro e che restituisce risposte chiare e precise a chi è interessato ad essere protagonista di questo cambiamento.

“La mobilità si evolve, si moltiplicano le tecnologie e le forme di fruizione; i consumatori si trovano in uno scenario che spesso percepiscono come complesso. Autotorino ha quindi sviluppato la piattaforma Evolution Advisor che aiuta a compiere una scelta consapevole e su misura – commenta Luca Genini, Direttore Servizi Finanziari, Assicurativi, Mobilità di Autotorino -. Abbiamo realizzato uno strumento digitale per aiutare le persone ad orientarsi, fornendo risposte chiare, sia dal punto di vista tecnico che pratico; ad esempio, simulando diverse soluzioni per la ricarica domestica e in mobilità. Un portale che unisce l’esperienza consulenziale di Autotorino con l’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di diventare il riferimento non solo per chi si avvicina per la prima volta alla mobilità elettrica, ma anche per chi già la conosce e desidera esplorarne tutte le potenzialità.”

Dopo un percorso di formazione e approfondimento interno, Autotorino è ora pronta a guidare concretamente il cambiamento attraverso competenze e innovazione. Fiore all’occhiello di “Autotorino Evolution Advisor” è il simulatore che attraverso alcune semplici domande sulle abitudini e lo stile di guida è in grado di restituire un profilo personalizzato: “entusiasta elettrico”, “aspirante elettrico”, “entusiasta plug-in” e “aspirante plug-in”. Ma non solo, al termine del quiz la piattaforma permette di simulare le diverse opzioni di ricarica e conoscerne i tempi, confrontare i costi rispetto alle vetture termiche, analizzare le emissioni risparmiate, localizzare i punti di ricarica nei luoghi di interesse e scoprire la selezione di veicoli Autotorino che rispondono alle proprie esigenze. È anche possibile mettere a confronto i modelli di interesse dando facilmente evidenza di caratteristiche importanti per la scelta quali i tempi di ricarica, l’impatto ambientale e il risparmio di carburante. A completare la piattaforma anche una sezione dedicata ad articoli divulgativi e a domande frequenti sul mondo elettrico per rimanere sempre aggiornati.

Focus auto usata: comportamenti d’acquisto e motivazioni

Focus auto usata: comportamenti d'acquisto e motivazioni

In un contesto segnato da caro carburanti e incertezze economiche, l’auto usata si conferma una scelta strategica per molti italiani, non solo dettata dalla necessità di risparmiare ma anche guidata da valori di sostenibilità. A evidenziarlo è l’Osservatorio Second Hand Economy 2024 – realizzato da BVA Doxa per Subito, che quest’anno per la prima volta analizza anche i comportamenti di chi ha acquistato o sta per acquistare un’auto usata.

Motori: un settore maturo, digitale e guidato dalle auto

Il mercato dell’usato in Italia nel 2024 ha generato il valore record di 27 miliardi, corrispondente all’1,2% del PIL. Un valore importante e in continua crescita (+1 miliardo sul 2023), prodotto per oltre il 40% dai veicoli (10,8 miliardi). All’interno della categoria, le auto restano il comparto dominante per valore (circa il 70%), seguite da moto&scooter e veicoli vommerciali. Tuttavia, per numero di acquisti, sono gli accessori autoa guidare la classifica. Che sia per evitare i tempi di attesa o abbattere i costi del nuovo, per poter accedere a brand premium anche con un budget limitato, o ancora perché si è alla ricerca di un’auto storica, l’usato è comunque la prima scelta degli italiani anche quando si parla di automobili. I dati UNRAE parlano chiaro: nel 2024 i passaggi di proprietà delle auto usate sono stato quasi il doppio di quelle nuove.

“Secondo l’Osservatorio Second hand Economy il 57% del valore del mercato delle auto usate, pari a 5,9 miliardi di euro, è generato grazie all’online – commenta Andrea Volontè, Direttore Vendite di Subito – a dimostrazione di come la ricerca sulle piattaforme digitali sia diventata non solo il punto di partenza imprescindibile, ma spesso anche il punto di arrivo del processo di acquisto”.

Ecco perché quest’anno Subito, insieme a BVA Doxa, ha scelto di dedicare un focus specifico al mondo dell’auto usata. Un approfondimento reso necessario dalla centralità di questo mercato che riflette in modo emblematico le trasformazioni nei comportamenti di consumo degli italiani: più pragmatici, attenti al bilancio familiare, ma anche più responsabilità nelle scelte. Dalle oltre 2.000 interviste condotte è emerso che il 15% degli italiani ha acquistato un’auto usata negli ultimi tre anni, mentre un ulteriore 7% sta valutando di farlo. Proprio a questa parte del campione sono state rivolte domande specifiche, con l’obiettivo di capire meglio i loro comportamenti e le ragioni delle loro scelte.

Alimentazione: la transizione ecologica procede a rilento

Nonostante la crescente attenzione alla transizione ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, i dati dell’Osservatorio mostrano come le alimentazioni preferite rimangono il Diesel (33%) e la benzina (29%), con il GPL (19%) che mantiene un buon livello di proprietà. Le ibride si attestano al 15%, mentre le full electric restano ancora marginali ( 4% ), segnale di una transizione più lenta e forse meno prioritaria di quanto previsto.

Un percorso d’acquisto ibrido

Il percorso che porta all’acquisto di un’auto usata si costruisce oggi attraverso una combinazione di canali, dove l’online rappresenta il primo passo fondamentale. Il 38% degli italiani inizia la ricerca su siti e app specializzate come Subito Motori, utilizzati sia per l’esplorazione iniziale, che per la selezione dei modelli preferiti e per il contatto con il venditore che precede l’indispensabile incontro. Le concessionarie restano centrali ( 35%) , nella ricerca ma soprattutto nella fase finale, per toccare con mano il veicolo e completare l’acquisto con maggiore sicurezza.

Non manca il ruolo del passaparola, ancora oggi considerato utile dal 15% degli acquirenti: non solo per trovare opportunità interessanti, ma anche per raccogliere esperienze, consigli e rassicurazioni da chi ha già affrontato lo stesso percorso. I diversi canali non sono alternativi, ma spesso vengono utilizzati in parallelo: l’online per scoprire e confrontare, l’offline per verificare e decidere, il passaparola per orientarsi. Un approccio ibrido, che unisce razionalità, fiducia e concretezza.

Da dove si parte nella ricerca di un’auto usata? Il criterio più determinante resta il budget: poco più di un terzo degli intervistati (35%) dichiara infatti di partire da una disponibilità economica precisa e di orientarsi verso ciò che rientra in quella fascia, cercando l’affare. Il 21%, invece, ha idee chiare sul modello desiderato e si muove di conseguenza, selezionando quello che offre le migliori condizioni o il miglior rapporto qualità-prezzo. Per il 15%, la priorità è acquistare un usato “fresco”, possibilmente a km0 o comunque recente ; infine, il 13% si lascia guidare dal marchio , spesso premium, considerando l’usato la porta di accesso a un’auto aspirazionale.

Per quanto riguarda i vantaggi nell’acquisto di un’auto usata, la convenienza economica resta quello principale: il 47% degli italiani dichiara di non voler spendere troppo per un’auto, sia per una questione di risparmio, sia perché probabilmente considera l’auto uno strumento funzionale, non è un oggetto del desiderio. Al secondo posto tra i vantaggi percepiti, la possibilità di acquistare comunque in concessionaria con garanzie (43%), offrendo maggiore sicurezza anche nel mondo dell’usato. Molto significativa è la dimensione etica: il 40% degli intervistati sceglie l’usato per contribuire attivamente all’economia circolare , affermando di voler dare una seconda vita a un’auto già esistente, abbattendo così gli ingenti costi ambientali della produzione di un’auto nuova.

“Siamo abituati a vedere nella seconda mano una scelta etica legata alla lotta agli sprechi – lo dimostra il 55% degli italiani che le attribuisce un valore sociale e di circolarità. Tuttavia, ci ha colpito un’adesione valoriale così forte anche per quanto riguarda l’auto, un acquisto meno frequente e complesso, ma proprio per questo ben ponderato”, osserva Andrea Volonté.

Seguono motivazioni più pratiche: il 37% non vuole investire troppo perché usa poco l’auto o non la considera essenziale, mentre il 35% preferisce acquistarla da privati per risparmiare ulteriormente. Una fetta più appassionata (22%) è invece attratta da auto d’epoca, youngtimer o modelli da collezione, per i quali l’usato resta l’unico canale possibile. Al contrario, le preoccupazioni maggiori riguardano possibili problemi di affidabilità (61%) con il rischio di generare delle spese impreviste non pianificate (48%), ma anche la mancanza di incentivi statali incide per il 20%.

Gen Z: più digitale, meno preoccupata ma anche meno esperta

Per quanto riguarda i modelli usati, le scelte della Gen Z non si discostano molto dal totale campione, ma c’è un dato curioso: il Diesel risulta essere più scelto rispetto alla media (37% contro il 33%), nonostante questa generazione sia la più sensibile alle tematiche ambientali. Le auto elettriche, probabilmente a causa dei costi ancora elevati, non riescono ad emergere, mantenendo percentuali simili a quelle del campione complessivo.

Inoltre, il ruolo del concessionario diminuisce drasticamente (21% contro il 35% della media), mentre rimane solido il peso delle piattaforme online (37%), con un incremento dell’importanza del passaparola (19%) e dei social media (16%), che per il campione totale sono marginali. I vantaggi di acquisto si allineano in gran parte con quelli percepiti dal resto del campione, ma emergono alcune differenze significative nelle motivazioni: il risparmio economico, ad esempio, ha un peso minore tra i più giovani, probabilmente perché spesso non sono loro a sostenere direttamente la spesa. Al contrario, per il 31% l’auto usata rappresenta la soluzione ideale per affrontare la prima esperienza di guida , in quanto accessibile e meno impegnativa.

Interessante anche il quadro delle preoccupazioni: la Gen Z si mostra meno ansiosa rispetto all’affidabilità del veicolo (50% contro il 61% della media) e agli eventuali costi imprevisti (38% contro 48%). Tuttavia, questo atteggiamento più rilassato potrebbe riflettere una minore esperienza rispetto alle generazioni precedenti, rendendo più complicata la fase decisionale. Il 23% dei giovani, infatti, dichiara di avere difficoltà a mettere insieme tutti gli elementi necessari per una scelta consapevole; il 15% fatica a confrontare i prezzi per identificare un vero affare; e il 17% è preoccupato di non riuscire a trovare modelli recenti dotati di tecnologie avanzate o sistemi di sicurezza aggiornati. Questi dati raccontano una generazione che, pur essendo nativa digitale, ha bisogno di strumenti più intuitivi, supporto informativo e contenuti educativi per affrontare con maggiore sicurezza il percorso verso la mobilità autonoma.

 

Foto da sito Mocauto

C’era una volta un sogno a 4 ruote: il fascino perduto dell’automobile

C'era una volta un sogno a 4 ruote: il fascino perduto dell'automobile

di Michele Ceci
(dal magazine “Prismag” con alcuni virgolettati di Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotove, sui temi caldi automotive)

Non è un caso che, nel gergo comune, la parola “automobile” sia diventata un sinonimo forbito di “macchina”. Per molti decenni, prima del computer e subito dopo i primi farmaci, la mobilità privata ha rappresentato – nell’immaginario collettivo – una delle invenzioni umane più rivoluzionarie e dirompenti. L’introduzione di modelli sempre più accessibili al grande pubblico ha fatto il resto: non c’è libro di storia contemporanea che, nelle proprie pagine sul miracolo economico italiano degli anni Cinquanta, non citi almeno una volta la motorizzazione di massa. In un’Italia appena uscita dalla guerra, l’acquisto della prima auto viene spesso presentato come un riscatto personale per molte famiglie. 

Vetture a basso prezzo come la mitica Fiat 500 – e prima di lei la 600 – iniziano a popolare le autostrade in costruzione, sempre più servite grazie ai distributori dell’Agip di Enrico Mattei e ai primi Autogrill della Pavesi. In un reportage di uno dei primi numeri della rivista “Quattroruote”, l’Alfa Romeo Giulietta, passata poi alla storia come la fidanzata d’Italia, batte sul tempo il Settebello di Ferrovie dello Stato, giungendo a Roma in 5 ore e 59 minuti. Con un tratto d’autostrada, certo, ma solo fino a Firenze, dove all’epoca l’A1 terminava. Dopo più di sessant’anni, nell’incantesimo su ruote qualcosa sembra però essersi rotto. 

Costosa da comprare e da mantenere, nel nuovo ordine urbano l’automobile è diventata un ingombro. Per le giovani generazioni, spesso precarie sul lavoro e nella città di residenza, il mezzo privato è un miraggio (economicamente parlando) o un incubo, quando imbottigliamenti, multe e rischio incidenti sono all’ordine del giorno. “La convenienza dei mezzi pubblici nelle città è indubbia”, osserva Pierluigi Bonora, firma di lungo corso delle pagine automobilistiche de “il Giornale”,  direttore di ACI Radio (Automobile Club d’Italia) e promotore di #FORUMAutoMotive, “ma bisogna creare le condizioni per lasciare l’auto fuori dai centri città in condizioni sicure, per esempio con parcheggi intermodali sorvegliati, illuminati e frequentabili anche nelle ore serali e notturne”. 

Nelle più recenti fotografie statistiche scattate da ACI sul parco auto italiano, si evidenzia come i passaggi di proprietà di vetture usate siano aumentati nei primi sei mesi del 2025. Tutto ciò a fronte di un crollo quasi sistematico delle immatricolazioni di auto nuove: impressionante, in particolare, il dato di giugno, con un crollo del 16,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2024. Tra i nuovi acquisti spiccano automobili ibride a benzina, mentre chi sceglie l’usato anche con chilometraggio ridotto preferisce ancora le vecchie alimentazioni diesel e benzina. Le conseguenze tangibili si riscontrano in un parco auto sempre più vecchio, dove chi opta per comprare sceglie l’usato, mentre nel mercato del nuovo proliferano noleggi a lungo termine, leasing e finanziamenti, un mercato in crescita costante dal 2023. A tal proposito, però, “al Pubblico registro automobilistico (Pra) sono registrati tutti i movimenti di proprietà ma non è richiesta nessuna divisione per fasce d’età, per esempio. Tantomeno i motivi per cui un acquirente preferisca un determinato mezzo [nuovo o usato, ibrido o termico, ndr] a un altro”, sottolinea Paolo Borgognone dell’ufficio stampa dell’Automobile Club d’Italia.

Ma l’impatto sul mito della patente è comunque sensibile: fra gli under 25, solo il 46 per cento ha conseguito la licenza di guida, contro il 72 per cento fra gli over 50. «Per alcuni anni ho ritenuto di aver solo posticipato la cosa, ma quando mi sono trasferito a Bologna da Messina, ho realizzato che per la maggior parte del mio tempo non mi sarebbe servita», ci racconta Dario, 27 anni, che ha rinunciato “inizialmente più per motivi di pigrizia che non per un ragionamento etico”. “Ora come ora”, conclude, “non penso di farla”. Patenti a parte, sono meno di seicentomila le autovetture intestate alla generazione Z. “L’automobile è stata oggetto di strumentalizzazione, va usata con criterio, ma il modo in cui viene presa di mira – dipinta come cattivo esempio di occupazione degli spazi cittadini, inquinamento, pericolo e ostentazione – è decisamente opinabile, anche perché, per molti di coloro che rimandano, prima o poi la patente diventa inevitabile», commenta Bonora, che da anni promuove il #FORUMAutoMotive a Milano.

Chi abita fuori città o lontano dalle stazioni ferroviarie continua infatti a considerare la patente come inevitabile, o perlomeno come un male necessario. “Guidare per me è una necessità, più che altro. Sono nato e cresciuto in un paese di 300 anime nell’appennino tosco-romagnolo, un esempio da manuale di area interna: non ci sono servizi di base come scuole superiori, centri di aggregazione giovanile e impianti sportivi o un servizio sensato di trasporti, ma nemmeno supermercati, banche o strutture sanitarie”, ci spiega Andrea, che aggiunge: “L’auto diventa dunque una necessità per motivi di indipendenza ma anche di benessere. C’è un sacco di pressione mentale, isolamento, fomo [fear of missing out, paura di essere tagliati fuori, ndr] e tempo perso quando vieni da queste zone. Non ce la fai mai a svolgere attività extra-scolastiche con facilità, o anche ad avere una vera rete di amici o possibilità, perché sei sempre quello che viene da lontano. Quando mi sono spostato, prima a Milano e poi in Belgio, non ho mai sentito il bisogno di guidare per fare quello di cui avevo bisogno o accedere a servizi anche di base. In linea di massima, non penso che vivendo altrove avrei rinunciato a prendere la patente in toto, perché la considero comunque un asset in termini di indipendenza, alla quale io do molto valore». Non da ultimo, vi sono poi città dove il servizio di trasporto pubblico è storicamente carente: «A Messina, morfologicamente, la macchina è pressoché necessaria, ed è proprio perché spendo lì una porzione estremamente risicata del mio tempo che ho rinunciato a fare la patente. Tuttora, percepisco il problema solo quando torno in Sicilia”, aggiunge Dario. 

Anche per chi ottiene l’agognata licenza, spesso dopo mesi di pratica e intralci burocratici, la decisione di comprare un’auto apre la strada a numerose incognite. Non aiuta probabilmente il mercato delle quattro ruote, che procede a tappe forzate con l’elettrificazione e una platea di consumatori che, almeno in Italia e per il momento, non sembra disponibile a seguire la transizione. “Le scelte decarbonizzanti possibili erano molte, dai biocarburanti all’ibrido diesel, ma a livello europeo si è presa una strada normativa a senso unico”, commenta Bonora; una strada che “peraltro, come molti sanno, favorisce apertamente i produttori auto cinesi. Oltretutto, anche questi colossi si sono resi conto di come la tendenza potrebbe cambiare e si stanno preparando a reagire. Per fortuna, la Commissione europea sembra aver capito l’errore e, non a caso, ha già lanciato una serie di consultazioni volte a rivedere la normativa attuale sulle emissioni zero”. L’obiettivo della svolta sembra chiaro: un momentaneo cambiamento nei costumi non deve né può provocare un cataclisma industriale. D’altra parte, è difficile non capire le sensibilità ambientali della nuova generazione: “Sono un grande ambientalista da sempre e mi dà davvero fastidio che nelle mie zone si debba utilizzare così tanto l’auto, soprattutto perché i tre quarti dei viaggi sono in solitaria. Incentivare i mezzi pubblici vorrebbe dire far muovere un autobus per poche persone e anche l’elettrico non è una soluzione, viste le strade in salita piene di curve, che fanno di gran lunga aumentare i consumi. L’economia qui gira grazie al settore agricolo, pertanto non riesco a pensare a un modo reale per rispondere a questo problema”, aggiunge Andrea. Per un’Italia geograficamente spaccata fra metropoli, città medio-piccole e aree interne, la nuova era della mobilità si preannuncia dunque complessa e piena di interrogativi: su tutti, la sfida di promuovere una transizione ecologica senza lasciare indietro nessuno.

 

Foto da archivio di Michele Ceci

Case auto, intelligenza artificiale e 3D: come migliorare il controllo qualità

Case auto, intelligenza artificiale e 3D: come migliorare il controllo qualità

di Stephan Pottel, Manufacturing Strategy Director EMEA, Zebra Technologies

Recentemente ho ascoltato un podcast con l’amministratore delegato di una delle più grandi aziende tecnologiche al mondo. Ha condiviso un punto di vista interessante: i veri vincitori nell’era dell’intelligenza artificiale non saranno le big tech né il clamore mediatico legato all’offerta – che oggi domina la scena – ma le aziende e i settori che sapranno adottarla in modo strategico per aumentare la produttività e generare crescita economica.

Alcuni produttori del settore automotive sono più avanti di altri nel percorso verso l’adozione dell’intelligenza artificiale, ma tutti hanno lo stesso obiettivo: ottenere consigli migliori, soluzioni più efficaci e partner affidabili in grado di trasformare gli investimenti in AI in valore concreto. Per questo, si stanno rivolgendo con interesse maggiore a costruttori di macchine e systems integrator per trovare risposte.

Dati 2D e 3D per l’AI

Con l’accelerazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale nell’industria automobilistica e nei veicoli elettrici, i responsabili della tecnologia operativa, dell’ingegneria e del controllo qualità sono sempre più alla ricerca di competenze solide per affrontare l’urgenza crescente di valorizzare i dati operativi.

Una parte significativa di questi dati, generati direttamente sul campo, rimane inutilizzata: confinata all’interno di dispositivi, sistemi, siti operativi e flussi di lavoro isolati. Eppure, proprio questi dati rappresentano una risorsa di grande valore per il test e l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale – in particolare quelli di deep learning più avanzati, alla base della cosiddetta automazione intelligente, capace di evolvere e adattarsi nel tempo.

I leader del settore indicano come principale criticità, nella gestione della qualità, la visibilità in tempo reale (28%), l’integrazione dei dati (26%) e il mantenimento della tracciabilità (23%). Tutte queste sfide sono strettamente connesse alla capacità di acquisire, condividere e analizzare i dati in modo efficace, utilizzando le soluzioni hardware e software più adeguate – tra cui scanner, telecamere e sensori 3D.

Gli specialisti della visione artificiale stanno ora utilizzando nuove smart camera e sensori per sviluppare soluzioni di automazione intelligente in grado di acquisire dati visivi 2D e 3D di qualità superiore ad alta velocità. Questi dati vengono utilizzati sia per l’addestramento e il test di modelli di deep learning, sia per l’impiego diretto in prima linea – su dispositivi Edge e PC – nell’ispezione di difetti e anomalie.

Casi di successi nel settore automobilistico

Di recente ho letto un ottimo esempio interessante di come i dati di produzione possano essere utilizzati con grande efficacia all’interno di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Alcuni produttori automobilistici (OEM) stanno infatti registrando una riduzione dei difetti tra il 10% e il 15% nei processi di ispezione qualità, anche su componenti complessi come le portiere delle auto, che possono includere fino a 80 elementi. L’adozione di un nuovo sistema consente inoltre di semplificare le linee di produzione, ridurre i costi di manutenzione e diminuire la complessità complessiva degli impianti.

Un system integrator in ambito machine vision ha sviluppato una soluzione che combina hardware con sensori 3D dotati di doppia fotocamera e laser singolo, integrati con software AI. Il sensore 3D esegue la scansione di componenti complessi come le portiere delle auto, acquisendo migliaia di punti dati e trasformandoli in dettagliate nuvole di punti e mappe di profondità. Queste rappresentazioni vengono poi analizzate dal software AI per individuare eventuali difetti. Grazie alla sua scalabilità e adattabilità, questa soluzione sta trovando applicazione anche in altri settori dove è richiesta  alta precisione, come quello farmaceutico e alimentare.

In un altro caso, un fornitore di tecnologie per il trattamento delle superfici ha collaborato con un system integrator in ambito machine vision per migliorare la qualità nella produzione di tappi per batterie elettriche, componenti fondamentali utilizzati da case automobilistiche di tutto il mondo. Questi tappi svolgono un ruolo essenziale nella protezione delle batterie ad alta tensione da agenti esterni.

La nuova soluzione integra robotica guidata dalla visione, basata su un software di visione artificiale no-code, costruito tramite diagrammi di flusso e potenziato di deep learning. I tappi vengono movimentati da un braccio robotico attraverso diverse fasi di ispezione, sotto il controllo di un sistema di telecamere in grado di rilevare eventuali difetti che potrebbero compromettere la qualità o le prestazioni del componente.

I system integrator hanno sottolineato la rapidità con cui il software è in grado di sviluppare ed eseguire analisi simultanee su numerosi – e spesso pesanti – file di immagini, oltre alla possibilità di ottimizzare continuamente il processo produttivo grazie all’impiego di modelli di deep learning. Ciò è reso possibile grazie a un ampio insieme di dati analizzato, utilizzato per addestrare il sistema a riconoscere e classificare diverse tipologie di difetti a partire dalle immagini acquisite.

Con il graduale passaggio dei produttori automobilistici verso la produzione di veicoli elettrici, risulta sempre più evidente il potenziale di tecnologie come machine vision, scansione 3D e intelligenza artificiale nel supportare operazioni di prima linea. Tra queste, la rilevazione di difetti e imperfezioni nelle celle delle batterie, così come la valutazione delle dimensioni e dell’integrità di linguette e connettori – attività spesso complesse a causa delle riflessioni tipiche delle superfici metalliche. In questo contesto, i sensori 3D offrono un valido supporto, superando la scarsa resa del contrasto e permettendo una scansione accurata delle superfici per individuare eventuali anomalie.

I profilatori e i sensori 3D sono in grado di ispezionare con precisione micrometrica aree critiche come saldature, sigillature e linee di adesivo, verificandone spessore, dimensioni e posizionamento. Trattandosi di zone difficili da analizzare con i sistemi di imaging tradizionali, l’impiego di sensori 3D abbinati a software di imaging avanzato consente di acquisire in modo completo tutte le dimensioni delle celle delle batterie, rilevando anche i minimi difetti. Questo approccio garantisce un assemblaggio più preciso dei moduli, riducendo il rischio di errori e migliorando la qualità complessiva del prodotto finito.

 

foto uff stampa Arghetype

 

 

AUTO1 Group: oltre 300 nuovi posti di lavoro in Italia entro il 2025

AUTO1 Group: oltre 300 nuovi posti di lavoro in Italia entro il 2025

Gruppo AUTO1, realtà di riferimento nel settore della compravendita di auto usate, ha annunciato la creazione di oltre 2.000 nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2025. Di questi, più di 300 saranno in Italia, confermando il nostro Paese come uno dei mercati strategici per la crescita del Gruppo. L’annuncio è stato dato il 16 giugno 2025 e fa parte di un ambizioso piano di espansione che coinvolgerà tutti i principali brand del gruppo: noicompriamoauto.it, AUTO1.com e Autohero, con interventi mirati in tutte le aree operative.

 

Rafforzare il team per sostenere la crescita

“Negli ultimi dieci anni abbiamo consolidato la nostra presenza in Italia. Oggi vogliamo continuare a crescere aprendo nuove opportunità di lavoro», ha dichiarato Silvano Soloperto, VP Italia di AUTO1 Group. Il piano di assunzione si inserisce nella più ampia strategia del gruppo per rispondere alla domanda in crescita dei suoi servizi e per prepararsi alle sfide future del settore. Il Gruppo, che un bel 2024 contava 6.300 dipendenti in Europa, è presente in 22 Paesi, con oltre 100 filiali di noicompriamoauto.it solo in Italia, un HQ a Milano e un Centro di Produzione a Oriolo, vicino a Voghera (Pavia) .

 

Nuove aperture e investimenti tecnologici

Nel primo trimestre 2025, AUTO1 Group è già aperto circa 60 nuove filiali in Europa per rafforzare la propria rete di consegna e ritiro auto. A beneficiarne sarà anche lei Autohero, il brand B2C del gruppo, che punta ad aumentare sensibilmente il numero di veicoli ricondizionati nei suoi centri di produzione per fronteggiare la domanda crescente.

Le nuove assunzioni riguarderanno sia profili junior sia figure professionali esperte, con competenze che spaziano dalle vendite, alla logistica, fino alla meccanica e ricondizionamento auto.

 

Una crescita che parte dalle persone

“Cerchiamo talenti da far crescere nel tempo», afferma Sergio Turco, Direttore People Italia. L’obiettivo non è solo inserire nuove risorse, ma costruire percorsi di carriera solidi e duraturi. Tra le posizioni aperte: consulenti vendita e acquisto auto, meccanici e tecnici specializzati, addetti alla logistica e operativi di centro, ruoli aziendali in ambito HR, marketing e finanza.

Le opportunità sono disponibili nei tre brand principali: noicompriamoauto.it – chi vuole entrare nel mondo delle valutazioni auto e del contatto diretto con il cliente; Autoeroe – per chi vuole contribuire a rendere l’esperienza di acquisto di un’auto usata semplice e affidabile; AUTO1.com – per chi opera nel B2B e vuole supportare i concessionari nel commercio digitale di auto usate.

 

Foto da ufficio stampa AUTO1

 

 

Verso il Salone del Camper 2025: l’Italia primeggia nel turismo open air

Verso il Salone del Camper 2025: l'Italia primeggia nel turismo open air

Il mondo del turismo open air è in aumento costante, lo dimostrano i dati e l’interesse che vi ruota attorno: si consolida la crescita del movimento e le prospettive per l’estate 2025. Il Salone del Camper, appuntamento dedicato al camperismo e ai mezzi ricreazionali, dal 13 al 21 settembre 2025 alla Fiere di Parma, sarà un momento di verifica e confronto sui temi legati a questo settore. La manifestazione, organizzata da Fiere di Parma in collaborazione con APC, Associazione Produttori Caravan e Camper, è alla sua 16a edizione.

 

Gli ultimi dati: il Belpaese tra le mete preferite per l’estate

Trova conferma nelle indagini Enit che l’Italia sia una delle mete più ambite dell’estate 2025. La componente del  turismo internazionale cresce a ritmi più elevati rispetto a quella italiana: Germania, Francia, USA, Svizzera e Canada si confermano i principali mercati in aumento. Anche il Giubileo ha un effetto positivo sui flussi, una vetrina turistica non solo per la Capitale, ma anche per le regioni limitrofe, Marche e Umbria ad esempio, leader del turismo religioso.

Le analisi posizionano l‘Italia al secondo posto nella speciale classifica mondiale delle mete più ricercate e desiderate per le vacanze, davanti a Turchia e Francia, e subito dietro la Spagna. I flussi internazionali si concentreranno soprattutto al Nord (7,7 milioni), poi nelle destinazioni del Centro Italia (5,5 milioni) e, quindi, al Sud (5,4 milioni).

L’Ufficio Statistica e l’Osservatorio Nazionale del Turismo (MiTur)sottolineano che i dati relativi al primo trimestre dell’anno indicano un’industria turistica in buona salute e che il turismo italiano sarà all’insegna della componente estera: oltre 8,6 miliardi di euro la spesa turistica (+6,44% sul 2024 e +29,13% sul 2019); e per le presenze seconda destinazione europea per crescita rispetto al 2019, con un +8,3%, dietro alla sola Spagna (+11,2%). 

 

“Fiere di Parma dal 2010 in collaborazione con APC, organizza questo format innovativo di successo che ha fatto scuola e che ha portato all’attenzione del grande pubblico il turismo outdoor – dice Antonio Cellie, AD di Fiere Parma -. All’epoca il turismo outdoor era una nicchia, ed il camperista era considerato un viaggiatore avventuroso. Abbiamo creduto nel settore, investito molto e consolidato la leadership del nostro polo fieristico non solo nel settore del turismo open air ma in tutta la filiera della sostenibilità, come cicloturismo, cibo, ambiente. E la risposta nei numeri ci conferma che abbiamo visto lontano. L’industria turistica dell’outdoor è in buona salute e ci sono prospettive di continua crescita. Il Salone del Camper oggi è una delle più importanti vetrine del settore e un polo di sviluppo che crediamo andrà lontano implementando e costruendo altre sinergie, come quelle messe in atto con il mondo del turismo in bici”.

 

Vacanze all’aria aperta: 73 milioni di presenze previste

Si consolida la crescita e sono buone le aspettative per la stagione estiva: questo in estrema sintesi il risultato di un’indagine condotta dal Centro Ricerche CISET dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (per FAITA Federcamping) su un campione di oltre 200 imprese. Considerando l’andamento delle prenotazioni e del tasso di occupazione registrati fino a metà maggio, gli operatori interpellati attendono, a chiusura di stagione, un aumento medio degli arrivi e delle presenze rispettivamente del +1,3% e +1,4% sull’estate 2024.

 

L’indagine  conferma il ruolo centrale del turismo open air in Italia , con tendenze in crescita: 73 milioni di presenze previste per l’estate 2025, in crescita rispetto ai 72 milioni del 2024; 11 milioni di arrivi , di cui oltre il 52% dall’estero ; permanenza media di 6,5 notti per ospite; fatturato in crescita del +1,2%. Le presenze saranno distribuite nelle oltre 2.600 strutture open air italiane.

 

La piattaforma Pitchup.com ha rilevato come sono già state prenotate quasi 100.000 notti in Italia dal mese di gennaio, con un aumento del 10% del valore totale delle prenotazioni rispetto al 2024. Il campeggio si conferma un’esperienza sempre più in voga , accessibile e sostenibile, perfetta anche per i viaggi dell’ultimo minuto, un trend sempre più coerente. Il desiderio di trascorrere un soggiorno nella natura senza precludere la comodità, il design ricercato, le esperienze entusiasmanti ed esclusive sono la tendenza del momento.

 

Secondo l’Osservatorio EY Future Travel Behaviors nel 2024 è arrivato in Italia il 24% dei viaggiatori open air europei  e le ricerche online sulla Penisola italiana hanno superato dell’11,8% quelle del 2023. Più di due terzi dei turisti stranieri che arrivano in Italia e alloggiano in camping e villaggi turistici all’aria aperta si dirigono in 4 regioni: Veneto (16,4 milioni di presenze, pari al 43,7% del totale); Toscana (4,5 milioni di presenze, pari all’11,8% del totale); Lombardia  (3 milioni di presenze, pari al 7,9% del totale); Trentino-Alto Adige (1,8 milioni di presenze, pari al 4,7% del totale). 

 

“Il comparto camper guarda al futuro con cauto ottimismo: registriamo una grande voglia di turismo all’aria aperta in camper da parte del pubblico italiano ed europeo – dichiara il Presidente APC, Simone Niccolai -. La sostenibilità del camper come strumento per il proprio tempo libero, tutto l’anno, è un valore che attrae sempre più appassionati: non solo per le tradizionali vacanze estive ma per trascorrere il tempo libero con la famiglia e gli amici. E grazie alle dotazioni complete dei camper moderni, il camper è oggi un mezzo che offre tutti i comfort per vivere momenti di svago e turismo in totale relax, anche d’inverno”.

 

Foto uff stampa Studio Eidos

 

 

Green Deal: manifesto ideologico che divora l’Europa e sacrifica i cittadini

Competitività e nodo Cina: Toyota dà la sveglia ai giapponesi, ma l'Europa...

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Il Green Deal europeo non è più una politica, è un totem. Un simbolo eretto e custodito come reliquia sacra, capace di tenere insieme una sinistra continentale che in esso ha trovato il cemento ideologico per mantenere unità e identità. Quando un’idea diventa bandiera, la realtà smette di contare. Le prove del suo fallimento possono accumularsi, le conseguenze economiche e sociali possono essere disastrose, ma il rito non si interrompe.

La storia insegna che le ideologie raramente si piegano di fronte alla realtà. Possono crollare intere economie, possono dissolversi industrie, si può sfilacciare il tessuto sociale, ma il dogma resta in piedi. Ammettere un errore significherebbe riconoscere di aver costruito consenso e potere su fondamenta fragili, un atto che il politico di professione non compie mai.

Nel frattempo chi paga il prezzo di questa ostinazione sono sempre i più deboli. Le famiglie vedono costantemente aumentare i costi della vita, le imprese lottano per sopravvivere, il #lavoro si impoverisce e svanisce.

E chi ha voluto il totem, chi ne ha fatto strumento di potere, non pagherà mai per i tutti i danni causati. Così la popolazione diventa solo una vittima silenziosa di un culto che continua a consumare risorse e speranze in nome di una narrazione falsa e ipocrita.

Foto da ufficio stampa Gruppo SMET

Motorsport: difenderemo il ruolo internazionale dell’Italia

Motorsport: difenderemo il ruolo internazionale dell'ItaliaN

di Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI(Dall’intervista rilasciata a “Italia Rally”)

 

Per quanto riguarda il motorsport, uno dei settori dei quali ACI ha responsabilità in Italia, ci sono molti argomenti sul tappeto e trovo opportuno affrontarli direttamente.

Dobbiamo difendere il ruolo dell’Italia in ambito internazionale, non solo mantenendo nei rispettivi Campionati del Mondo il Gran Premio e il Rally d’Italia.

Debbono essere appuntamenti fissi ma la nostra storia e le nostre capacità organizzative, già dimostrate in passato, possono farci ottenere oltre a questi due appuntamenti, anche una seconda prova per ciascun campionato, a rotazione con altre gare internazionali. Così da inserire Imola dopo Monza per la Formula 1. Inoltre, potremmo portare in Sardegna, sito ideale, la prova del Mondiale Cross Country sin qui sottovalutato nel suo potenziale.

La storia delle corse passa per l’Italia e ne siamo stati e ne siamo protagonisti a 360º. Dovremo dare maggiore importanza ai nostri valori e promuoverli di più e meglio. In tal senso, investiremo molto, ma soprattutto daremo maggiore impulso e adegueremo ai tempi i messaggi e gli strumenti da utilizzare per comunicare.

 

Foto ufficio stampa ACI

 

 

Auto parcheggiata al sole? Rischio esplosioni e incendi

Auto parcheggiata al sole? Rischio esplosioni e incendi
Con l’arrivo del caldo e delle alte temperature, lasciare l’auto parcheggiata al sole può diventare un rischio se non si adottano alcune precauzioni. Secondo gli esperti di Parclick.it, l’app leader in Europa per la prenotazione di parcheggi, in estate la temperatura all’interno di un’auto chiusa può facilmente superare i 50°C, anche nelle giornate solo moderatamente calde, trasformando l’abitacolo in una vera e propria trappola termica. In queste condizioni estreme, alcuni oggetti possono sciogliersi, esplodere o addirittura provocare incendi.

 

Molti automobilisti, per distrazione o mancanza di informazioni, lasciano in auto oggetti potenzialmente pericolosi, senza considerare i rischi legati all’esposizione al calore. Alcuni di questi articoli, oltre a rovinarsi, possono rilasciare gas tossici o infiammabili, aumentando ulteriormente il pericolo. Una semplice bottiglietta d’acqua, se posizionata male, può agire come una lente d’ingrandimento, concentrando i raggi del sole su una superficie infiammabile e generando una scintilla. Allo stesso modo, batterie esterne o medicinali possono perdere efficacia o diventare pericolosi se alterati dal caldo. Per questo è fondamentale controllare l’interno del veicolo prima di lasciarlo al sole, soprattutto se si prevede di restare fuori a lungo. Di seguito, Parclick.it elenca i dieci oggetti che non andrebbero mai lasciati in auto sotto il sole:

 

Accendini
Gli accendini a gas sono altamente infiammabili e molto sensibili ai cambi di temperatura. Se lasciati in un’auto chiusa e surriscaldata, il gas contenuto all’interno può espandersi e provocare un’esplosione. Questo può danneggiare l’abitacolo e, nei casi peggiori, innescare un incendio. Anche se piccoli, gli accendini possono essere molto pericolosi se dimenticati nel cruscotto, nei portabicchieri o nel vano portaoggetti.

 

Bottiglie di plastica con liquidi
Una bottiglia di plastica trasparente può funzionare come una lente se colpita direttamente dai raggi solari, concentrando la luce in un punto e provocando bruciature o incendi. Inoltre, il calore può deteriorare i materiali plastici e rilasciare sostanze dannose nel liquido. Per sicurezza e igiene, è bene rimuovere ogni bottiglia dall’auto prima di parcheggiarla al sole. Se si ha bisogno di portare acqua, è consigliabile usare borracce termiche o contenitori resistenti al calore.

 

Dispositivi elettronici
Smartphone, tablet, fotocamere o powerbank possono surriscaldarsi molto rapidamente in un’auto chiusa. L’esposizione prolungata a temperature elevate può danneggiare le batterie al litio, causando cortocircuiti o, nei casi estremi, esplosioni. Oltre al rischio di incendio, il caldo compromette anche le prestazioni e la durata di questi dispositivi. Meglio portarli sempre con sé o, se proprio necessario, spegnerli e tenerli lontani dalla luce solare diretta.

 

Spray (deodoranti, profumatori, detergenti)
I contenitori spray sono pressurizzati e, se surriscaldati, possono esplodere. Lasciare un deodorante o un profumatore in spray nell’auto può sembrare innocuo, ma può causare gravi danni. Un’esplosione di aerosol all’interno del veicolo non solo può danneggiare superfici e materiali, ma rappresenta anche un rischio d’incendio. Questi prodotti vanno sempre conservati in ambienti freschi e ben ventilati.

 

Alimenti deperibili
Lasciare cibo in auto sotto il sole può avere conseguenze serie per la salute. Latticini, carne o piatti pronti si deteriorano velocemente e possono sviluppare batteri pericolosi, anche se sigillati. Oltre al rischio sanitario, gli alimenti andati a male emanano cattivi odori e attirano insetti o roditori. È importante svuotare sempre l’auto da qualsiasi alimento prima di parcheggiarla al sole, soprattutto d’estate

 

Cere, rossetti o cosmetici
Molti cosmetici contengono cere e oli che si sciolgono facilmente con il caldo. Un rossetto o un fondotinta liquido può rovinarsi in pochi minuti se lasciato in auto. Oltre a danneggiare i prodotti stessi, il contenuto fuso può macchiare sedili, tappetini o scomparti, rendendo la pulizia molto complicata. Meglio conservare i cosmetici in una pochette termica e portarli con sé.

 

Farmaci
Molti farmaci perdono efficacia se esposti al calore. Alcuni, come gli sciroppi, gli antibiotici liquidi o l’insulina, possono persino diventare pericolosi. Le alte temperature compromettono la stabilità dei principi attivi. Chi ha bisogno di portare medicinali con sé dovrebbe usare contenitori termici o mini frigoriferi portatili. Lasciarli in auto, anche solo per poco tempo, può rappresentare un rischio per la salute.

 

Occhiali con montatura in plastica
Lasciare gli occhiali da sole o da vista su superfici calde come il cruscotto può deformare la montatura. La plastica si ammorbidisce con il calore e perde la forma originale, rendendo gli occhiali inutilizzabili. Anche le lenti possono danneggiarsi o deformarsi, compromettendo la qualità visiva. È consigliabile riporli nel loro astuccio e tenerli al riparo dalla luce diretta.

 

Carte di credito, documenti con banda magnetica o chip
Il caldo intenso può smagnetizzare o danneggiare carte bancarie, badge elettronici o documenti con chip. Se lasciati nel portafoglio esposti al sole, possono deformarsi, incollarsi o diventare illeggibili. In caso di emergenza, questo può creare problemi seri. Meglio tenerli sempre con sé nella borsa o nel portafoglio personale.

 

Giocattoli con batterie
Anche un giocattolo apparentemente innocuo può diventare pericoloso se dimenticato in auto durante l’estate. Il calore può causare la fuoriuscita delle batterie, liberando sostanze corrosive, come l’idrossido di potassio, che può danneggiare i tessuti, irritare pelle o occhi e contaminare altri oggetti vicini. Inoltre, alcuni giocattoli elettronici hanno sensori o meccanismi che si attivano involontariamente con il calore o le vibrazioni. Questo può causare un funzionamento continuo e incontrollato, aumentando il rischio di surriscaldamento, corto circuiti e, nei casi più gravi, incendi, specialmente se realizzati in plastica infiammabile.

 

Ester Stivelli, Squad Lead di Parclick, ha dichiarato: “Parcheggiare l’auto al sole, soprattutto nei giorni più caldi, può trasformare l’interno del veicolo in un forno vero e proprio. Questo calore estremo non solo danneggia alcuni materiali, ma rappresenta un rischio reale, perché può causare esplosioni, scioglimenti o incendi. Per questo motivo, da Parclick consigliamo di fare attenzione agli oggetti che si lasciano in macchina e, quando possibile, di scegliere parcheggi coperti o all’ombra: una semplice accortezza che riduce sensibilmente i rischi legati al caldo e protegge sia il veicolo che le persone che lo utilizzano”.
Foto di Vitor Paladini su Unsplash

37 anni anni fa ci lasciava Enzo Ferrari: grazie per quello che ci ha lasciato

Sprint a più gare e griglia invertita: serviranno questi possibili nuovi artifici nella F1?

di Umberto Zapelloni, giornalista

Lo venimmo a sapere il giorno dopo che era Ferragosto. Quella volta non ci furono fughe di notizie. Solo il figlio Piero e gli amici più stretti sapevano che Enzo Ferrari se ne era andato nel suo letto nella casa di Modena.

Sono passati 37 anni e nel frattempo la sua Ferrari è diventata qualcosa che neppure lui si sarebbe immaginato. Lui ha messo il seme, i suoi eredi lo hanno fatto germogliare. Il figlio Piero, poi Luca di Montezemolo, Sergio Marchionne e ora John Elkann che, pur con tutti i limiti che ho sempre sottolineato, per la casa di Maranello nutre quell’affetto che probabilmente non prova più per la Fiat. E non solo perché la Ferrari è la gemma più preziosa della sua corona. No, anche per lui che sembra distaccato, la Ferrari significa qualcosa di particolare forse perché da ragazzo andava con suo fratello Lapo a nascondersi nel garage del nonno per mettere in moto qualcuna delle sue Ferrari…

Ma siamo al ricordo dell’Ingegner Ferrari. E dovremmo ringraziarlo sempre per quello che ci ha lasciato. Per quell’idea meravigliosa che gli venne in mente quando ormai aveva già superato i 50 anni in un’Italia che stava ripartendo.

Oggi chi ha meno di 18 anni non ha visto la Scuderia vincere un mondiale di Formula 1 (per fortuna ha vinto tre Le Mans di fila), ma la Ferrari resta un mito. Sarà per le auto che presenta ogni anno, sarà per la sua storia. Anche oggi che i ragazzi amano più i piloti delle scuderie, la Ferrari ha un significato particolare. Lo conferma la scelta di Hamilton e pazienza se il matrimonio finora è stato un fallimento. Il fatto che lui abbia scelto la Ferrari significa che il mito, anche 37 anni dopo Enzo, anche oggi che non vince, resta intatto.

Certo ora bisogna darsi una mossa. Ferrari non avrebbe digerito certe cose viste in pista quest’anno. Questo è sicuro.

 

Umberto Zapelloni-foto archivio forumautomotive