T&E accusa: chi inquina non paga, tassazione auto scollegata dalle emissioni

T&E accusa: chi inquina non paga, tassazione auto scollegata dalle emissioni

T&E pubblica la nuova versione dello studio “Good Tax Guide” e chiede di riformare la fiscalità dell’auto in Italia. Il nostro Paese unico in Europa, con Bulgaria e Slovacchia, con una tassazione che non guarda al clima. Il sistema italiano di tassazione dell’auto è completamente sganciato dalle emissioni di CO2. L’Italia è, insieme a Bulgaria e Slovacchia, uno dei tre Paesi europei, e l’unico tra i grandi mercati automotive dell’UE, a non applicare alcuna imposta parametrata alle emissioni climalteranti. Una distorsione, questa, che si traduce in una tassazione dannosa per il clima e scarsamente incentivante per le tecnologie più avanzate ed efficienti. Non solo: nel sistema italiano, alcune leve fiscali non prevedono alcun differenziale tra veicoli inquinanti e veicoli a zero emissioni, violando interamente il principio alla base della politica ambientale dell’UE, secondo cui ‘chi inquina paga’. È quanto emerge dalla nuova edizione della Good Tax Guide, uno studio comparativo realizzato da Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, che analizza il sistema fiscale applicato all’auto in 31 Paesi europei.

 

Focus auto aziendali

L’analisi di T&E prende in considerazione la fiscalità applicata sia al canale privato che a quello aziendale. In particolare, le auto aziendali costituiscono il 60% delle nuove immatricolazioni nell’UE; i primi cinque mercati (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) rappresentano da soli il 71% delle vendite di auto aziendali e il 42% di tutte le vendite di auto nuove nell’UE. Tuttavia, solo la Francia sta promuovendo politiche efficaci per incentivare l’acquisto di auto aziendali elettriche. L’Italia, invece, mostraun divario fiscale medio, tra auto elettriche e convenzionali, in un arco di possesso e gestione del mezzo di 4 anni, che per le auto concesse ai dipendenti in fringe benefit può arrivare fino a 14.700 euro, un valore sensibilmente inferiore rispetto a Paesi come il Portogallo (30.300 euro) o la Slovenia (27.000 euro). Tale divario fiscale, per l’Italia, va largamente attribuito alla nuova tassazione sulle auto aziendali fornite ai dipendenti, entrata in vigore dal 1° gennaio 2025, che riduce le esenzioni per gran parte dei veicoli endotermici, mentre le aumenta per quelli plug-in hybrid e, soprattutto, per quelli elettrici. 

Ma altre leve fiscali, pure applicate alle auto aziendali – come la detraibilità dell’IVA e la deducibilità del costo del veicolo – sono ancora sostanzialmente “piatte”: garantiscono, cioè, la medesima esenzione fiscale a mezzi altamente inquinanti come a quelli zero emission. Questo fa sì che per le auto aziendali a uso strumentale il divario fiscale tra elettriche e auto endotermiche sia molto più basso: a titolo di valore esemplificativo, l’adozione di un SUV di segmento C elettrico farà risparmiare – in un periodo di possesso di 4 anni – solamente 2.400 euro circa rispetto al suo equivalente a benzina.

 

Il trend europeo per le auto aziendali sono i SUV di grandi dimensioni

Dalla Good Tax Guide di T&E emerge anche come la tassazione delle auto aziendali stia guidando la tendenza europea verso i SUV di grandi dimensioni. Nel 2024, i grandi SUV a benzina e Diesel (segmenti da D a G) rappresenteranno il 10,3% delle immatricolazioni di nuove auto aziendali endotermiche, quasi il doppio della quota del mercato privato (5,5%), mentre la quota dei SUV più pesanti (segmenti da E a G) è stata quattro volte superiore a quella del segmento privato (2,5% contro 0,8%). 

La Germania è una sorta di paradiso fiscale per i SUV più inquinanti: più grande è l’auto, maggiore è il vantaggio fiscale, al punto che i veicoli di maggiori dimensioni finiscono per beneficiare di agevolazioni superiori alle imposte effettivamente versate. Di conseguenza, il 40% dei grandi SUV aziendali endotermici è immatricolato sul mercato tedesco. La Francia, invece, penalizza molto questi grandi inquinatori e rappresenta solo lo 0,3% di questi SUV. Anche altri grandi mercati come l’Italia, la Spagna o la Polonia non disincentivano sufficientemente questi veicoli.

 

Italia tra i Paesi con minore penetrazione dell’elettrico in Europa

Tornando all’Italia, nonostante recenti segnali incoraggianti – come la crescita della quota di mercato dei veicoli elettrici (BEV) nei due canali (aziendale e privato) nel primo trimestre del 2025, passata al 5,2% dal 2,9% del 2024 – dall’analisi del contesto nazionale emerge che il nostro Paese continua a essere tra quelli con la minore penetrazione dell’elettrico in Europa. In particolare, il segmento aziendale, che rappresenta oltre il 40% delle immatricolazioni e quasi il 60% delle emissioni del settore, immatricola tre volte più grandi SUV endotermici e ibridi rispetto ai privati, rallentando la transizione. 

 

L’Italia riformi la fiscalità dell’auto

T&E lancia un appello al Governo italiano: è urgente riformare la fiscalità dell’auto per favorire la diffusione delle tecnologie maggiormente efficienti e meno emissive. Una tassazione più in linea con quella degli altri Stati europei allineerebbe il mercato italiano alle tendenze in atto nell’industria e negli altri mercati, con conseguenze positive per la nostra bilancia energetica, per i consumatori e per la qualità dell’aria, che resta un allarme sanitario ed economico, data la procedura di infrazione che grava sull’Italia.

 

Potenziale leva fiscale enorme, ma ancora inutilizzato

Secondo T&E, il potenziale della leva fiscale per favorire la transizione è enorme ma ancora largamente sottoutilizzato. Lo dimostrano i Paesi nordici, dove i tassi di elettrificazione sono significativamente più alti anche grazie a una tassazione che penalizza severamente le auto aziendali inquinanti. 

Nello specifico, T&E propone le seguenti raccomandazioni per riformare la fiscalità delle auto in Italia basandola su parametri emissivi, attraverso l’applicazione di un differenziale fiscale significativo che penalizzi i veicoli inquinanti rispetto a quelli a basso impatto ambientale, in particolare i modelli a zero emissioni.

 

  • Rimodulare la “tassa di immatricolazione” in base alle emissioni di CO2 e al costo del veicolo, per garantire una fiscalità più sostenibile ed equa.
  • Aggiornare la tassazione delle auto aziendali, adottando le emissioni di CO2 come parametro regolatorio, per favorire – attraverso la tassazione dei benefit-in-kind, la detraibilità dell’IVA e la deducibilità del costo del veicolo – l’adozione di tecnologie zero emission, penalizzando quelle più inquinanti;
  • Eliminare esenzioni o riduzioni dal pagamento del bollo per veicoli storici inquinanti. 

 

Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia: “In Italia serve una riforma coraggiosa e graduale, che premi chi sceglie tecnologie pulite e penalizzi chi continua a inquinare. La fiscalità è uno degli strumenti più incisivi per orientare le scelte dei consumatori e delle imprese. Prova ne è la recente riforma sulle auto aziendali in uso ai dipendenti, che ha già contribuito ad aumentare la quota di auto elettriche nel mercato aziendale nel primo trimestre del 2025. Ma ci sono ancora ampi spazi di miglioramento: lo sconto fiscale ancora previsto per le auto endotermiche va rivisto e gradualmente eliminato del tutto. È inoltre urgente intervenire sulla tassa di immatricolazione, sulla deducibilità del costo dei veicoli e sull’IVA, strumenti dal grande potenziale per accelerare la transizione”.

 

Foto di go-e su Unsplash

CA Auto Bank e Olmedo: insieme per la mobilità accessibile

CA Auto Bank e Olmedo: insieme per la mobilità accessibile

CA Auto Bank e Olmedo Special Vehicles hanno siglato un nuovo accordo strategico che punta a facilitare l’accesso a soluzioni di mobilità avanzata e inclusiva in Italia. L’intesa, attiva da subito sull’intero territorio nazionale, consentirà ai clienti Olmedo – privati e professionisti – di usufruire di formule di finanziamento e leasing flessibili e vantaggiose, studiate su misura da CA Auto Bank.

 

Un’intesa che si inserisce pienamente nella missione comune delle due realtà: garantire soluzioni concrete per la mobilità delle persone con disabilità e supportare il settore sanitario con veicoli all’avanguardia.

 

Oltre 10 anni di collaborazione per il futuro della mobilità speciale

Questa nuova fase della partnership consolida un rapporto di collaborazione decennale tra CA Auto Bank, banca della mobilità controllata da Crédit Agricole Personal Finance & Mobility, e Olmedo, azienda leader nella produzione e allestimento di veicoli speciali per il trasporto sanitario e accessibile. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: semplificare l’acquisto di ambulanze e veicoli attrezzati, rendendo accessibili soluzioni che coniughino efficienza, sicurezza e tecnologia.

Come sottolineato da Luca Quintavalli, CEO di Olmedo: «Il settore della mobilità speciale richiede non solo veicoli tecnologicamente avanzati, ma anche soluzioni finanziarie su misura. Questa partnership ci permette di offrire il meglio di entrambi i mondi».

 

Finanziamenti personalizzati e rete capillare

Grazie all’accordo, i clienti Olmedo potranno accedere a un ventaglio completo di soluzioni finanziarie offerte da CA Auto Bank: dal tradizionale finanziamento rateale al leasing operativo, pensati per rispondere a diverse necessità economiche e operative.

Un elemento distintivo è la rete capillare degli Olmedo Points, oltre 20 in tutta Italia, che offrirà un servizio completo e personalizzato anche nella fase di consulenza e accesso al credito. Questo approccio consentirà di agevolare l’intero processo d’acquisto, rendendo più semplice ed efficiente l’interazione tra cliente, venditore e istituto finanziario.

 

L’impegno di CA Auto Bank nella mobilità sanitaria

Giacomo Carelli, CEO di CA Auto Bank (a destra nella foto), ha dichiarato: “Sostenere la mobilità di chi lavora in ambito sanitario e assistenziale è una nostra priorità. Vogliamo essere al fianco di chi contribuisce, ogni giorno, al benessere collettivo, offrendo strumenti finanziari concreti, innovativi e sostenibili”.

L’accordo con Olmedo non è solo una collaborazione commerciale, ma una scelta strategica e valoriale: quella di investire in un settore cruciale come quello della mobilità accessibile e della sanità territoriale, in un contesto in cui le esigenze si fanno sempre più specifiche, personalizzate e legate all’evoluzione tecnologica.

 

Olmedo: eccellenza italiana nell’allestimento di veicoli speciali

Fondata nel 1951, Olmedo Special Vehicles è oggi una delle aziende di riferimento a livello europeo nel campo dell’allestimento di veicoli medicali e accessibili. Con 8 sedi produttive e una rete distribuita su tutto il territorio nazionale, l’azienda combina artigianalità e innovazione tecnologica, realizzando veicoli su misura per ogni esigenza.

Ogni mezzo firmato Olmedo è il risultato di un processo che mette al centro la persona, con particolare attenzione a comfort, sicurezza e funzionalità, in linea con i più alti standard europei.

 

CA Auto Bank: soluzioni per una mobilità senza barriere

CA Auto Bank opera in 18 Paesi europei e in Marocco, con oltre 2.600 dipendenti e un’offerta multibrand e indipendente per il finanziamento e leasing di veicoli. La banca si distingue per la capacità di proporre soluzioni personalizzate, non solo ai clienti privati ma anche a imprese e flotte aziendali, puntando sempre più sul fronte dell’inclusività e sostenibilità della mobilità.

Questo accordo rappresenta un nuovo capitolo nella strategia di CA Auto Bank, orientata a sostenere progetti concreti che migliorino la vita delle persone, a partire da chi si trova in condizioni di maggiore fragilità.

 

Il futuro della mobilità è accessibile e condiviso

La sinergia tra Olmedo e CA Auto Bank conferma un principio fondamentale: la mobilità non può essere un privilegio, ma un diritto. Attraverso questo accordo, viene compiuto un passo avanti significativo nella direzione di una mobilità realmente inclusiva, umana e tecnologicamente avanzata.

Con soluzioni su misura, una rete di vendita estesa e il supporto di partner solidi e innovativi, l’accesso ai veicoli speciali diventa più semplice, sostenibile ed efficiente.

 

Foto da ufficio stampa Olmedo

Bene il bonus elettriche: ora si acceleri per l’adozione della misura

Crisi di Hormuz e carburanti alle stelle: si applichi la clausola di salvaguardia nazionale

di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
Il confronto europeo vede l’Italia in grave ritardo sulla diffusione dei veicoli elettrici, ma i segnali positivi non mancano e la crescente disponibilità di modelli sempre più accessibili rappresenta un possibile punto di svolta per il mercato. Importante è ora attivare molto rapidamente i nuovi bonus per le auto elettriche preannunciati dal Governo.

Convogliare sugli incentivi per le fasce più deboli i residui PNRR impossibili da usare per le colonnine di ricarica è stata una mossa particolarmente avveduta per scongiurare la dispersione di risorse preziose per il Paese. Adesso, però, è fondamentale essere tempestivi nell’attuazione della misura, per evitare di imbrigliare il mercato con l’attesa di un bonus rivolto, peraltro, a una limitata platea di potenziali beneficiari. Bisogna stare molto attenti a non replicare quanto osservato lo scorso anno, quando il mercato si era quasi fermato per aspettare l’Ecobonus.

Degna di nota, infine, l’accelerazione degli autocarri leggeri elettrici per il trasporto merci (categoria N1), che nei primi 5 mesi di quest’anno, con 2.823 immatricolazioni, hanno quasi raggiunto i livelli dell’intero 2024, muovendosi con un passo simile al 2023, ma senza incentivi. 
Il debutto di mezzi sempre più competitivi sta iniziando a plasmare il mercato anche in questo
segmento, decisivo per la logistica nelle città. E, in questo senso, sono sicuramente molto importanti anche le diverse politiche locali volte a facilitare l’elettrificazione del cosiddetto ultimo miglio.
Foto da ufficio stampa Motus-E

SITEB a Salvini: “No ai tagli sulla manutenzione delle strade”

SITEB a Salvini: “No ai tagli sulla manutenzione delle strade"

SITEB (Associazione Strade Italiane e Bitumi) ha scritto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per manifestare la viva preoccupazione degli operatori delle infrastrutture stradali per il taglio del 70% dei fondi destinati alla manutenzione delle arterie provinciali, comunali e delle città metropolitane. “La rete stradale rappresenta un’infrastruttura essenziale per il Paese, sulla quale si basa il trasporto quotidiano di persone, merci e servizi”, si legge nella nota a firma del Presidente Alessandro Pesaresi, “un suo indebolimento colpirebbe direttamente la competitività delle nostre imprese e la sicurezza dei milioni di italiani e turisti che ogni giorno percorrono le nostre strade. Dopo anni di forti limitazioni agli investimenti, che hanno provocato un progressivo ammaloramento della rete, l’Italia aveva recentemente ripreso a intervenire in modo più strutturato. Ne è testimonianza la crescita della produzione di conglomerato bituminoso, che dal 2023 è tornato stabilmente sopra i 34 milioni di tonnellate (nel 2013 era sceso fino a 22 milioni). Secondo le nostre stime però, per garantire un livello accettabile di efficienza infrastrutturale servirebbero almeno 40 milioni di tonnellate annue. Il previsto brusco rallentamento degli investimenti rischia purtroppo di vanificare i progressi ottenuti e di riportare il Paese in una situazione di emergenza”.

Il settore delle infrastrutture stradali e manutenzioni stradali è costituito oggi da oltre 3.000 imprese attive nella filiera, lungo tutta la catena industriale, tecnologica e operativa, coinvolge 400.000 persone ed esprime un valore economico pari a circa il 2% del PIL nazionale. “Chiediamo di rivedere i tagli annunciati e di poter approfondire con i vostri uffici, dati alla mano, gli effetti della misura e per valutare insieme un percorso di pianificazione che tenga conto delle esigenze reali del Paese, della sicurezza stradale e della razionalizzazione della spesa pubblica”, conclude la lettera di Pesaresi a Salvini.

 

GRPhoto – Da ufficio stampa SITEB

 

Auto, pensieri e parole… scritte: a me gli occhi!

Auro, pensieri e parole… scritte: me gli occhi!
di Mario Verna, manager automotive
Risvegliarsi dall’ipnosi collettiva di cui è stato vittima il settore automobilistico nel corso di questi ultimi anni è davvero complicato.
Il sonno della ragione, mentre tutti, con fare messianico, erano concentrati a ripetere il mantra salvifico “azzerare le emissioni, azzerare le emissioni”,  che ha fatto dimenticare il senso dell’utilità dell’industria. Produrre beni e servizi che incontrano i bisogni e i desideri di chi li deve comprare.
Stagnazione, km 0, invenduto elettrico, riduzione dei margini, contatore delle multe che continua a girare. Svegliarsi può salvare la vita. Come on!

UNRAE: Pietrantonio (Mazda) al vertice, Crisci (Volvo) presidente onorario

Veicoli commerciali leggeri e incentivi: il Governo si dia una mossa

Roberto Pietrantonio, amministratore delegato di Mazda Italia, è stato nominato nuovo presidente dell’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), l’associazione che rappresenta le Case automobilistiche estere operanti in Italia. La nomina è stata ufficializzata in occasione dell’Assemblea Generale dei Soci.

Ingegnere napoletano, Roberto Pietrantonio ha mosso i primi passi professionali nel Gruppo Fiat (oggi Stellantis), dove ha ricoperto ruoli nelle aree di progettazione, produzione e commerciale. Nel 2003 è entrato a far parte di Mazda Motor Italia, assumendo nel tempo responsabilità crescenti fino a diventare amministratore delegato nel 2016. In UNRAE ha fatto parte del Consiglio Direttivo per la prima volta nel 2016, con una partecipazione continuativa dal 2020.

A margine della nomina, Roberto Pietrantonio ha dichiarato: “Accolgo con emozione e profondo senso di responsabilità la mia nomina alla Presidenza di UNRAE. Si tratta di un incarico che rappresenta per me una fonte di grande orgoglio, che intendo onorare con spirito di servizio e massimo impegno, continuando al contempo a dedicare passione ed energia al marchio Mazda”.

Questa nomina segna per Mazda un traguardo significativo, che valorizza il percorso di competenza e dedizione costruito negli anni, rafforzando il ruolo di Mazda Motor Italia nel panorama istituzionale del settore automotive. Pietrantonio succede a Michele Crisci, che ha ricoperto l’incarico dal 2017, al quale va la presidenza onoraria di UNRAE.

Stop agli Euro 5 Diesel? Fesserie che penalizzano chi va a lavorare

Il Green Deal? Bisogna azzerarlo

di Matteo Salvini, vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

 
Da ministro dei trasporti non ritengo che la sostenibilità passi attraverso la condanna di chi usa l’automobile, la moto o il furgone per andare a lavorare. Quelle sono fesserie, sono follie che avvantaggiano altri mercati.
 
Penso al possibile blocco dei veicoli Euro 5 Diesel in tante regioni italiane a partire dal primo di ottobre che stiamo cercando di scongiurare. Milioni di italiani non possono permettersi l’auto nuova elettrica o ibrida ultimo modello. La situazione economica resta¨ ancora complessa.
Foto MATTEO-SALVINI2-shutterstock_1629969847

Il mercato delle moto in Italia: a maggio – 2%

Il mercato delle moto in Italia: a maggio - 2%

Ancora un segno meno per il mercato delle due ruote a motore in Italia. I dati sulle immatricolazioni di maggio diffusi da Confindustria ANCMA evidenziano, infatti, un complessivo -2% sullo stesso mese dell’anno precedente. Trainati anche dall’andamento positivo degli scooter, i numeri descrivono tuttavia un graduale recupero del settore dopo l’affanno dei primi mesi del 2025.

Il quinto mese dell’anno riduce quindi il divario rispetto al 2024 chiudendo a -2,03% (il passivo era di – 5,22 ad aprile) e 44.704 veicoli messi in strada. La ripresa è trainata, come anticipato, dal segmento degli scooter che incassano un buon +9,44%, pari a 25.335 mezzi targati. Ancora in affanno le moto che, anche per effetto del confronto con un maggio 2024 particolarmente brillante, registrano una perdita di 13,37 punti percentuali e 17.899 veicoli immatricolati. Non decolla, infine, il mercato dei ciclomotori, che registrano una flessione del 19,19% sullo stesso mese del 2024 pari a 1.470 unità.

Si riduce ancora il passivo del mercato due ruote che, nel confronto con il 2024, si attesta  a -8,36% e 157.206 unità vendute. Coerentemente con il dato mensile, è il segmento degli scooter che fa registrare la migliore performance: per la prima volta dall’inizio dell’anno il mercato torna in territorio positivo con una crescita dell’1,59% e 86.849 veicoli targati. Ancora a doppia cifra il passivo delle moto che registrano un calo del -16,87% pari a 65.641 mezzi. Perdono infine un terzo del loro mercato i ciclomotori (-33,57%), che registrano solo 4.716 unità.

Due ruote elettriche

Sfrutta la coda degli incentivi Ecobonus il mercato delle due ruote elettriche che incassano a maggio un incremento dell’8,12% e mettono in strada 1.092 veicoli. Il segmento che segna la migliore performance è quello dei ciclomotori, che, in controtendenza rispetto ai cinquantini termici, registrano una crescita dell’8,07% e 348 unità. Nonostante due mesi consecutivi di segno più, il mercato a zero emissioni sconta, nei primi cinque mesi dell’anno, un passivo  del 12,70% pari a 3.554 unità.

 

Quadricicli

Dopo un mese di aprile di crescita a doppia cifra, torna in negativo il mercato dei quadricicli, che lasciano sul terreno 1,41 punti percentuali per un totale di 2.232 veicoli registrati. Opposto l’andamento dei quadricicli a motorizzazione termica, che flettono del 47,55% e 289 unità, e dei quadricicli elettrici che registrano un incremento del 13,43% e 1.943 unità. Nei primi cinque mesi dell’anno il mercato delle minicar si mostra stabile rispetto allo stesso periodo del 2024, con una crescita dello 0,72% e 7.839 unità.

Foto da archivio Lulop

 

 

Incentivi inaspettati: ora si acceleri sul Decreto attuativo

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
Dopo le contenute variazioni positive di marzo e aprile, il mercato auto italiano di maggio risulta stabile (-0,2%), penalizzato da un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese del 2024 (21 giorni contro 22). Si conferma quindi in lieve flessione (-0,5%) il cumulato dei primi cinque mesi dell’anno, un 2025 dai volumi piuttosto deboli.

Guardando al mercato per segmenti, anche a maggio prosegue la crescita costante dei SUV, +6,7% e 57,4% di quota, mentre sul fronte delle alimentazioni mantengono il trend positivo sia le vetture elettriche (BEV) – con una crescita del 40,8%, ma con quote ancora deboli sia nel mese che nel cumulato (5,1%) – che le ibride plug-in (PHEV), a +52,3%; bene anche il rialzo registrato da vetture mild e full hybrid, che aumentano del
12,1% nel mese.

In questo contesto, l’annuncio dei nuovi incentivi per i veicoli a zero emissioni previsti dal MASE rappresenta un elemento positivo e inaspettato per il mercato, che potrebbe conferire una nuova spinta alla domanda di vetture BEV, sebbene con il vincolo della rottamazione dei vecchi veicoli e dell’appartenenza a due fasce ISEE.
La misura prevede uno stanziamento di circa 600 milioni di euro, derivanti dalla rimodulazione di risorse finanziarie del PNRR originariamente destinate allo sviluppo delle infrastrutture di ricarica elettrica che, purtroppo, sono rimaste inutilizzate.

È importante che il relativo decreto attuativo del MASE venga pubblicato in tempi brevi per evitare l’effetto attesa che rischia di bloccare il mercato. Inoltre, è fondamentale che la misura chiarisca il perimetro dei beneficiari il prima possibile, vista la limitazione territoriale per persone fisiche residenti in aree urbane funzionali – aree non precisamente definite e di cui non esiste ancora un elenco.

Foto da ufficio stampa ANFIA

Riflessioni: perché il globalismo ha fallito

Presa in giro: ora l'UE si dice pronta a difendere l'industria dalla Cina

di Andrea Taschini, manager e advisor automotive – (dal magazine “Parts”)

 
Mentre la tendenza alla globalizzazione è sempre esistita fin gli albori della storia (pensate all’impero romano), il globalismo è una linea di pensiero socio economico piuttosto recente che ha mandanti e obiettivi d’interesse ben precisi e che consiste nel trarre profitto dall’allargamento senza regole del mercato e del numero dei suoi clienti potenziali. Ha imperversato negli ultimi trent’anni in lungo e in largo, trasformando la vita di miliardi di persone (non sempre in meglio), i cui risvolti stanno avendo effetti politici rilevanti.
Se da un lato l’avanzamento tecnologico ci ha permesso grandi progressi nel connettere l’intera umanità, d’altro canto il globalismo non ha tenuto conto di tradizioni e consuetudini che, passato l’entusiasmo della prima ora, stanno ora riemergendo ottenendo la propria rivincita.
Non sarà certo una passeggiata gestire il riavvolgimento in atto, ci vorranno anni e molta intelligenza.

 

La prima vera globalizzazione organizzata: l’impero romano

Chi ha voluto il globalismo?
La caduta dell’impero sovietico nel 1991 ha allargato improvvisamente il mondo. Congiuntamente alla Cina, rappresentava un blocco impenetrabile dai tanti enigmi. Mentre l’impero cinese si era chiuso in sé stesso fin dalla metà del XV secolo ed era sostanzialmente basato su una società povera e rurale, quello russo era stato parte integrante del mondo occidentale fino alla presa del potere del partito comunista nel secondo decennio del secolo scorso quando si creò una frattura ideologica insanabile durata quasi fino al termine del millennio scorso.

L’improvvisa caduta del regime sovietico ha allargato improvvisamente gli orizzonti di coloro che pensavano di trarne il maggior profitto possibile conquistando economicamente tutti quei popoli che fino allora avevano subito una sorta di prigionia forzata nei territori sottoposti ai regimi comunisti.

La Cina che era già molto popolosa, ma economicamente di fatto irrilevante, aveva sposato dalla metà degli anni 70, una timida ma significativa politica di apertura verso il capitalismo americano che intravedeva l’enorme potenziale produttivo low cost dell’Impero di mezzo come un’opportunità irripetibile tuttavia non comprendendo appieno fin dove essa potesse evolversi.
Negli anni successivi alla caduta sovietica, l’entusiasmo, ricordo, era alle stelle: le Borse volavano e cadevano con alti e bassi vertiginosi, le fabbriche delocalizzavano in tutta l’Asia creando disoccupazione nell’intero Occidente, ma l’euforia per avere trovato una massa gigantesca di nuovi clienti bisognosi di tutto e il modo di ridurre verticalmente i costi facendo impennare i profitti, spingeva gli investitori ad accelerare il processo di globalizzazione; fin che la profonda crisi del 2008, iniziò a far scricchiolare tutte le certezze che avevano accompagnato un intero Ventennio.

 

Gli strumenti del globalismo

Gli strumenti del globalismo non si limitano solo a questioni geografiche ma necessitano di efficienze di processo che rendano interscambiabili i componenti di un determinato prodotto in una sorta di fordismo su scala globale.
Ogni componente di ogni manufatto deve essere uguale in ogni mercato, ogni mercato si deve uniformare allo stesso sistema produttivo e quindi ogni cliente deve avere idealmente in ogni angolo del mondo le stesse esigenze, gli stessi desideri e le stesse aspirazioni.
Non importa se tra un cinese e un europeo o un americano ci sono stati secoli di differenziazioni culturali e storiche: l’uomo nuovo, come disse Barack Obama, “non ha un passato ha solo un futuro” perché è solo in questo modo che riesce a diventare il cliente ideale e solo su questo percorso il globalismo può raggiungere la sua massima aspirazione di creare la più alta efficienza possibile.

Intendiamoci, managerialmente parlando il discorso non fa una piega: gli imprenditori e le loro organizzazioni sono tenuti a massimizzare i risultati con i mezzi legali che gli vengono forniti sia dalla propria azienda sia dall’impianto legislativo in cui operano; semmai sono gli statisti e i loro legislatori e che hanno peccato di scarsa visione prospettica mal suggeriti da un lato da una sempre maggiore bulimia dei risultati elettorali (e forse anche altro), dall’altro da economisti che visti i risultati ottenuti, non hanno valutato tutte le conseguenze socio economiche delle loro astrazioni teoriche.

In pratica, la globalizzazione ha prodotto certamente efficienze nelle filiere produttive ma ha anche spostato enormi masse di ricchezza non solo da Ovest verso Est, ma nelle società occidentali, ha generato un’immensa concentrazione di denaro tale da permettere ad alcune delle corporation di possedere una capitalizzazione che supera in molti casi il prodotto interno lordo di vari paesi con milioni di abitanti.

Il denaro è potere: perché quindi ci meravigliamo che esso non condizioni la politica e le sue decisioni? Questi fenomeni economici appena descritti, congiuntamente a una rivolta morale di intere fasce sociali a cui sono state rubate tradizioni e attitudini culturali, hanno creato il nuovo disordine mondiale a cui stiamo assistendo che non è altro che la presa d’atto del fallimento del globalismo.

L’auto globalizzata, anzi no, contrordine
Tra i settori che probabilmente hanno subito i più forti gli effetti della globalizzazione c’è certamente l’automotive. Paradossalmente la storia dell’auto è stata sempre contrassegnata da localismi molto accentuati: ogni grande Paese occidentale possedeva uno o più marchi che contraddistinguevano i gusti degli automobilisti autoctoni e ogni Governo se ne guardava bene di favorire aperture che mettessero a rischio i propri costruttori, tanto che quasi ogni paese aveva costruttori che detenevano quote largamente maggioritarie di vetture locali che dominavano lo scenario urbano.

Era singolare come viaggiando in Europa o negli Stati Uniti si scoprissero marchi e modelli mai visti nel proprio Paese come se davvero si fosse capitati in un altro mondo.
Negli scorsi trent’anni abbiamo invece imparato che senza una presenza globale, le case auto fanno fatica a sopravvivere e di conseguenza attraverso un rapido consolidamento dei vari marchi, si è giunti ad imporre gli stessi modelli su scala mondiale.

La componentistica ha dovuto quindi seguire lo stesso percorso dettato dai propri clienti creando sostanzialmente un’uniformità tecnologica molto accentuata anche installando i propri impianti in prossimità di quelli dei loro compratori.
Tuttavia oggi si stanno palesando tutte quelle differenze di gusti che sono dettati proprio dalle differenze culturali dei vari mercati.
In America, visto il basso costo della benzina, si prediligono auto di grossa cilindrata e molto ingombranti considerata anche la grande disponibilità di spazio.

Al contrario, in Europa si scelgono auto medie ibride che limitano i consumi come in Giappone del resto, mentre in Cina anche se “spontaneamente”, dominano le auto elettriche a basso costo ma super accessoriate con dispositivi digitali ed elettronici che peraltro se di costruzione cinese, sono vietati negli Stati Uniti. In India si costruiscono anche veicoli più alti per permettere a chi usa il turbante uno spazio più adeguato.

Come si vede i fattori oggettivi, culturali e legati alle tradizioni locali stanno facendo fare al mercato automobilistico una svolta nella direzione opposta a quella che sembrava pochi anni fa una omogeneizzazione globalista oramai irreversibile.
Il risultato è che i cinesi sembra abbiano smesso di comprare marchi occidentali, gli americani quelli made in China mentre l’Europa dovrà presto muoversi nel modificare profondamente il Green deal se non vuole essere travolta dalla concorrenza sleale di Pechino. 
Ci sarà un gran da fare nelle case automobilistiche nel trovare una nuova declinazione per ogni mercato e chi lo farà per primo e più sapientemente come sempre sarà quello vincente.
 
Quindi quale futuro?
È difficile prevedere quale sarà la tendenza fondamentale del mercato globale.
I tanti e gravi errori di valutazione commessi da più di un economista fanno propendere per un’analisi prudente degli scenari che ci attendono nei prossimi vent’anni. Certamente abbiamo avuto la prova che gli squilibri commerciali e il considerare gli esseri umani come clienti da manipolare, non ha funzionato tanto che il mondialismo gestito dall’alto da personaggi con una visione priva di uno storicismo prospettico e soprattutto privi di scrupoli, ha fallito.

Due guerre stanno attraversando l’area mediterranea che si protende fino al mar Nero, mentre una gigantesca massa umana preme ai confini del mondo Occidentale alla ricerca di ciò che probabilmente non potrà mai trovare.
Il vero tema di tutto questo grande scenario divenuto caos, è che Occidente e Oriente vorrebbero giocare la stessa partita con regole diverse: l’Occidente dando per scontato l’uso del fair play da parte di tutti, l’Asia seguendo il principio del no rules anyway, facendo apparire immediatamente chiaro ad ognuno che nel medio termine un tentativo mondialista fondato su queste basi non potrà mai funzionare.

Gli statisti si concentrano mediaticamente sul tema dazi che sono la conseguenza e non la causa dello squilibrio del commercio internazionale, mentre farebbero bene ad affrettarsi a rivedere le loro priorità senza ideologismi che alla fine temo, non sono altro che l’espressione più subdola di interessi inconfessabili più grandi di loro.


Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario