Auto elettriche: perché educare le persone è importante

Auto elettriche: perché educare le persone è importante

di Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico e Head of Communications di carVertical,

 

Il budget per gli incentivi governativi per le auto elettriche è stato utilizzato in sole 9 ore: questo dimostra quanto sia stato difficile, fino a oggi per gli Italiani passare a questo tipo di auto. Nonostante si tratti di uno strumento per finanziare gli acquirenti di auto piuttosto costoso per lo Stato, pensiamo possa rappresentare un fattore importante per aumentare la richiesta di auto elettriche nel Paese.

 

La cosa più importante è che il Governo riesca supportare gli acquirenti che ne hanno più bisogno: chi sta pensando di acquistare un veicolo nuovo potrebbe infatti farlo anche con un minor incentivo; chi invece pianifica di spendere non più di 15.000 euro potrebbe trovarsi in difficoltà senza incentivi e trovare i veicoli elettrici semplicemente inaccessibili. È essenziale quindi continuare ad accelerare la domanda di veicoli elettrici usati di classe economica, soprattutto nelle grandi città dove queste auto sono maggiormente richieste.

 

È importante anche educare le persone: ad esempio, rendendo più consapevoli che la manutenzione di un’auto elettrica è molto più semplice rispetto a quella di un veicolo a benzina o Diesel. Ovviamente, d’altra parte, i probabili acquirenti di auto elettriche devono essere consapevoli del fatto che un’auto elettrica può essere acquistata solo se c’è un posto dove ricaricarla durante la notte o durante l’orario di lavoro.

 

Infine, l’aumento della domanda di auto elettriche usate potrebbe influire anche sullo stock dei concessionari di auto usate. Se misure come l’Ecobonus dovessero continuare, lo stock attuale potrebbe essere insufficiente. I concessionari potrebbero quindi iniziare a guardare ciò che è in vendita nei mercati esteri, aumentando così il flusso di veicoli elettrici usati verso l’Italia.

 

Foto ufficio stampa carVertical

Decarbonizzare trasporti e mobilità: portare i veicoli elettrici in corsia di sorpasso

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

di Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA 

Con l’ambizione di ridurre rapidamente le emissioni di CO2 di auto e furgoni, una transizione massiccia ai veicoli elettrici non è una scelta: è una necessità. Detto questo, limitarsi a fissare obiettivi ambiziosi di elettrificazione senza stabilire condizioni altrettanto ambiziose per attuarli non è una strategia intelligente.

L’Europa deve fare molto di più per portare l’industria dei veicoli elettrici nella corsia di sorpasso. Ciò è ancora più urgente con le elezioni europee alle porte, in cui alcuni sembrano leggere segnali che l’orologio potrebbe tornare indietro. Al contrario, siamo ben oltre la fase in cui si discute del “se”. Si dovrebbe invece porre la massima enfasi sul “come”: decarbonizzare i trasporti e la mobilità in modo tale da raggiungere effettivamente i nostri obiettivi sociali condivisi, raggiungendo al tempo stesso un equilibrio sostenibile e realistico tra interessi economici, ambientali e geopolitici.

Quindi, a che punto siamo?

L’industria automobilistica si è impegnata a investire oltre 250 miliardi di euro nell’elettrificazione entro il 2030, più del PIL di diversi Stati membri messi insieme. Ma la rivoluzione dell’elettromobilità significa molto di più che semplicemente sostituire una tecnologia di trasmissione con un’altra, per quanto profondamente complessa e trasformativa possa essere dal punto di vista industriale. Richiede uno sport di squadra con molti altri che giocano a pallone. Ed è qui che il gioco si fa duro.

Un recente rapporto ACEA sullo stato di avanzamento delle infrastrutture pubbliche di ricarica per i veicoli elettrici in Europa ha rivelato risultati illuminanti. ACEA stima la necessità di 8,8 milioni di punti di ricarica entro il 2030. Ciò significa che per raggiungere l’obiettivo di decarbonizzazione al 2030 dovranno essere installati circa 1,2 milioni di caricabatterie ogni anno – otto volte quanto viene attualmente installato (150.000) ogni anno – e questo in un batter d’occhio in termini di infrastruttura che consente l’approvazione e l’installazione.

Se l’UE è seriamente intenzionata a rendere i veicoli elettrici una realtà pratica per tutti gli europei entro i prossimi cinque anni, la diffusione dei punti di ricarica pubblici deve accelerare notevolmente il ritmo. Molti Paesi, in particolare nell’Europa centrale e orientale, sono drasticamente sottoserviti. Infatti, quasi due terzi dei punti di ricarica dell’UE sono concentrati in soli tre Stati membri che coprono circa il 20% della superficie dell’UE: Paesi Bassi, Francia e Germania. L’altro terzo di tutti i caricabatterie è scarsamente distribuito negli altri 24 membri dell’UE.

La sfida diventa ancora più acuta nel settore della logistica business-to-business, che si basa su un trasporto merci transfrontaliero senza soluzione di continuità. Ad esempio, gli investimenti degli operatori nei camion elettrici per il trasporto a lungo raggio sono fortemente scoraggiati da reti di ricarica insufficienti e inadeguate.

Tuttavia, l’infrastruttura è solo uno degli ingredienti fondamentali nella ricetta per una transizione di successo verso i veicoli elettrici. L’Europa deve inoltre sostenere la propria ambizione con i giusti incentivi per incoraggiare gli europei a passare ai veicoli elettrici. Uno sguardo ai precursori dei veicoli elettrici più veloci fornisce un fugace esempio di ciò che si può ottenere con un mix di politiche intelligenti. Una gamma diversificata di strumenti , che si tratti di crediti d’imposta, riduzioni dell’IVA (compresa sulla ricarica elettrica), tariffe di registrazione più basse, parcheggi e pedaggi più economici, un kit di strumenti politici diversificato può raccogliere vantaggi sostanziali per l’adozione dei veicoli elettrici.

La transizione ai veicoli elettrici è inoltre ostacolata da un mercato interno frammentato per quanto riguarda gli incentivi per i veicoli elettrici. La competenza per stabilire incentivi spetta a ciascuno Stato membro, esacerbando le disparità transfrontaliere e rendendo più difficile raggiungere i paesi più ricchi che possono meglio permettersi la pressione aggiuntiva sui bilanci pubblici. Sebbene fissare obiettivi di decarbonizzazione a livello europeo sia senza dubbio l’approccio giusto, un Continente con oltre 27 programmi non coordinati per i veicoli elettrici ostacolerà la transizione.

Ultimo, ma certamente non meno importante, le infrastrutture e gli incentivi devono essere perfettamente sincronizzati con una più ampia strategia industriale olistica richiesta dai produttori automobilistici europei, che comprenda l’intero ciclo di vita dei veicoli elettrici, dalla ricerca e sviluppo fino al riciclaggio. È un dato di fatto che produrre veicoli elettrici in Europa costa di più rispetto ai modelli con motore a combustione o ai veicoli elettrici importati da regioni con costi di produzione inferiori. Ciò significa che il quadro politico europeo deve svolgere un lavoro migliore nel promuovere una produzione a prezzi accessibili, ad esempio riducendo l’aumento dei costi energetici e di produzione delle batterie, nonché garantendo l’accesso alle materie prime fondamentali per alimentare l’era dei veicoli elettrici.

L’accessibilità economica dei veicoli elettrici è senza dubbio una preoccupazione sia per i produttori di automobili che per i consumatori. Dopotutto, la transizione ai veicoli elettrici deve essere inclusiva e accessibile a tutti gli europei, indipendentemente dalla loro età, dalle loro disponibilità economiche o dalla regione in cui vivono. Il prossimo rapporto della nostra serie di report “Automotive Insights” affronterà a breve proprio questo aspetto: la questione dell’accessibilità economica dei veicoli elettrici.

In sintesi, gli ambiziosi obiettivi dell’Europa di ridurre le emissioni di CO2 dei trasporti stradali sono necessari per rendere la transizione ai veicoli elettrici una realtà. Tuttavia, una transizione di successo ai veicoli elettrici richiede ugualmente infrastrutture diffuse, un solido supporto alla domanda di mercato e condizioni di produzione competitive e convenienti in Europa per soddisfare le strategie più unificate di Stati Uniti e Cina, basate su un quadro politico europeo più intelligente e meglio coordinato. Agli obiettivi politici ambiziosi devono corrispondere azioni altrettanto coraggiose per l’attuazione.

Foto fornita da uff stampa ACEA

ANFIA: un Manifesto con le priorità per la futura UE

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

Foto: Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Essendo la transizione della filiera automotive e la decarbonizzazione di mobilità e trasporti al centro dei dibattiti in tutti gli Stati Membri  dell’Unione, in vista delle prossime elezioni europee. ANFIA ha pubblicato e condiviso  con i partiti un Manifesto volto ad evidenziare le priorità e le richieste delle imprese  italiane per la prossima legislatura.

Gli ambiziosi obiettivi approvati nella scorsa legislatura e l’assenza di un piano strategico europeo di riconversione industriale stanno mettendo a rischio la storica  capacità delle imprese automotive italiane – in particolare quelle della  componentistica – di competere a livello globale, trovandosi a dover affrontare la  transizione ecologica in un contesto di altissima competizione globale, in cui, però, le  imprese asiatiche ed americane possono contare su politiche industriali e commerciali di grande supporto e regole assai meno stringenti.

Per poter attraversare e traguardare la più grande rivoluzione tecnologica della storia,  volta alla decarbonizzazione dei processi produttivi, alla progressiva elettrificazione  dei veicoli ed alla diffusione di vettori energetici a bassa o nulla impronta carbonica, i prossimi 5 anni saranno cruciali per la tenuta competitiva di un settore che in Italia  rappresenta il 5,6% del PIL, fattura oltre 100 miliardi e che, tra i principali costruttori e componentisti, occupa oltre 230.000 addetti.

“L’80% delle regolamentazioni del settore automotive viene definito in Europa – ha dichiarato Roberto Vavassori, presidente di ANFIA -. E’ pertanto fondamentale che gli eletti al Parlamento europeo siano consapevoli dell’importanza che i prossimi 5 anni  avranno per la tenuta industriale e sociale dell’industria italiana della mobilità. Se  vogliamo dare alle nostre imprese la possibilità di competere ancora a livello globale,  serve un approccio pragmatico e razionale nella regolamentazione”.

“L’Europa, per rimanere un posto attrattivo dove produrre veicoli, deve adottare un  piano straordinario di politica industriale che rilanci e supporti le imprese negli  investimenti in ricerca e sviluppo nelle nuove tecnologie (elettrico, idrogeno, software  defined vehicles), nella riconversione produttiva e riqualificazione dei lavoratori. Bisogna assolutamente ridurre i costi dell’energia, incrementare la circolarità delle  produzioni e rendersi autonomi nell’approvvigionamento e trattamento delle materie prime. Come ha auspicato anche il presidente Mario Draghi nell’anticipazione del suo report all’Ecofin, senza più tabù, dobbiamo velocemente adottare azioni concrete per  rilanciare la competitività europea”.

Nel prossimo mandato sono in programma, tra le altre, le clausole di revisione relative  alle regolamentazioni sui target di riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri  al 2035 e pesanti al 2040. Senza perdere di vista l’obiettivo condiviso di un’ambiziosa decarbonizzazione, l’auspicio è che le istituzioni europee rivedano le metodologie di raggiungimento degli obiettivi in un’ottica neutrale e plurale, che consenta a tutte le  tecnologie di poter contribuire alla causa.  

Dagli europarlamentari italiani ci aspettiamo, quindi, che facciano squadra  nazionale, per portare avanti uniti azioni fondamentali per la filiera italiana in considerazione della sua rilevanza. In particolare, ci riferiamo alla necessità di poter considerare gli investimenti pubblici per la transizione energetica fuori dal “patto di stabilità” e di adottare un “temporary framework automotive” che consenta alle  aziende di ogni dimensione e su tutto il territorio nazionale di essere supportate nella  transizione”.

 

Ecobonus auto elettriche: lascia perplessi il rapido esaurimento del fondo

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

Esprimiamo forti perplessità sull’esaurimento, avvenuto in poche ore, dei fondi ecobonus per le prenotazioni relative alla fascia di CO2 da 0 a 20 grammi/km, in pratica veicoli a trazione esclusivamente elettrica. Se, da una parte, ci si potrebbe compiacere della risposta immediata e consistente verso questo tipo di vetture, non si può non rilevare come l’esito sia diametralmente opposto alle risposte del mercato di fronte agli Ecobonus 2022 e 2023, che avevano lasciato ingenti residui proprio tra le risorse destinate a questa tipologia di veicoli, che ha sempre incontrato forti difficoltà di gradimento da parte degli acquirenti.

 

Salta agli occhi che fino all’entrata in vigore del nuovo DPCM, la capacità di assorbimento sulla fascia 0-20 è sempre stata modesta, tanto da evidenziare un avanzo di risorse di circa 170 milioni a pochi giorni dall’entrata in vigore dei nuovi ecobonus. Del resto, questa tendenza di vendita dei veicoli a basse emissioni è confermata dalle evidenze empiriche del mercato.

 

Chiediamo che le amministrazioni competenti approfondiscano urgentemente questo fenomeno che riteniamo assolutamente anomalo e, probabilmente, non in linea con la ratio della norma che è quella di favorire cittadini e imprese, mentre rischiano proprio loro, gli autentici destinatari del provvedimento, di finire tagliati fuori dal beneficio per avvicinarli alla transizione green».

Ecobonus partiti: bene, ma ci sono altri nodi da sciogliere

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

Dopo mesi di attesa, sabato 25 maggio è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” n.121 il DPCM 20 maggio 2024 che rende operativi i nuovi incentivi da quella data.

Il 3 giugno, con 4 mesi di ritardo dall’ufficializzazione dei nuovi incentivi, è stata aperta la piattaforma Invitalia per il caricamento degli ordini raccolti, e i fondi resi disponibili per la fascia 0-20 g/km sono praticamente già esauriti.

Scopriamo, inoltre, con sorpresa il giorno dell’apertura della piattaforma che non sono stati resi disponibili tutti i fondi previsti per le autovetture: mancano ben 178,3 milioni. Per farlo sarà adesso necessaria l’emanazione di un DPCM apposito, che auspichiamo avvenga nel più breve tempo possibile, per evitare l’ennesimo periodo di incertezza che si prospetta per il mercato.

Sui nuovi incentivi, quindi, l’UNRAE da un lato esprime soddisfazione per l’accoglimento della maggior parte delle richieste portate all’attenzione del Governo, come l’innalzamento degli incentivi unitari e l’inclusione delle persone giuridiche con bonus ad importo pieno. Dall’altro lato manifesta forti preoccupazioni per le distorsioni che si potranno generare sul mercato.

Inoltre, auspica che venga indicata presto una strategia chiara sui supporti alla transizione, con un orizzonte di 2-3 anni, per consentire a consumatori e imprese di programmare gli acquisti ed evitare che lo stop & go crei ulteriori danni al mercato.
Secondo le stime UNRAE, considerando tutti i 952,5 milioni previsti dalla nuova formulazione, saranno incentivate circa 316.000 vetture (di cui circa il 12% nella fascia 0-20 g/km, l’11% in quella 21-60 g/km e il 77% nella 61-135 g/Km), senza però generare volumi aggiuntivi al mercato.

Ma per favorire la transizione energetica, come insistiamo da tempo, risulta indispensabile riformare il trattamento fiscale delle auto aziendali in uso promiscuo, attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale, agendo su detraibilità IVA e deducibilità dei costi in funzione delle emissioni di CO2, e riducendo il periodo di ammortamento a 3 anni.

Riguardo a questo tema auspichiamo che vengano convocati quanto prima i Tavoli interministeriali dedicati alle strategie del settore automotive ed in particolare alla fiscalità, al fine di rilanciare la competitività delle imprese italiane e valorizzare il contributo che le stesse, con il veloce ricambio dei veicoli aziendali, possono fornire per accelerare il rinnovo del parco circolante.

Ci auguriamo, infine, che i nuovi testi normativi possano stimolare una più ampia partecipazione da parte degli operatori, risolvendo le problematiche che hanno portato alla loro scarsa adesione soprattutto in ambito extra-urbano. L’obiettivo è garantire il pieno utilizzo delle risorse stanziate per lo sviluppo di infrastrutture di ricarica capillari anche sulle superstrade. Auspichiamo, inoltre, che si possano ottenere una maggiore pluralità di operatori e una riduzione dei costi delle ricariche, che ultimamente hanno subìto incrementi di prezzo sostenuti e difficilmente giustificabili.

Corso D6 Drive Responsibly per Fleet Manager Responsabili: come migliorare le competenze di guida

Corso D6 Drive Responsibly per Fleet Manager Responsabili: come migliorare le competenze di guida

Nel cuore della pittoresca provincia di Siena, precisamente a San Luigi a Monteriggioni, il 22 e 23 maggio ha avuto luogo la prima edizione del Corso di Guida per Fleet Manager Responsabili. Questo evento, sebbene non si sia svolto su un circuito, ha saputo offrire un’esperienza completa e significativa attraverso due giornate intense di consulenza ed esercitazioni teorico-pratiche, pensate appositamente per i decisori aziendali.

L’iniziativa ha permesso ai partecipanti di immergersi nel rinomato “Metodo Ciuffi”, affrontando tematiche fondamentali come il quadro giuridico, la responsabilità sociale e ambientale, la sicurezza e il benessere dei dipendenti. Le evidenze scientifiche e l’esperienza sul campo dimostrano da anni quanto la formazione continua sia essenziale per aggiornare le competenze dei conducenti, specialmente in materia di sicurezza stradale, nuove tecnologie e sostenibilità. Queste indicazioni sono sostenute dai principali enti del settore e dalla Commissione europea. Tuttavia, in Italia, in assenza di obblighi formativi nazionali specifici, solo le organizzazioni più avanzate e lungimiranti scelgono di investire nella formazione dei dipendenti, promuovendo la cultura della guida sostenibile come elemento di responsabilità sociale e attenzione al benessere dei collaboratori.

Tra i partecipanti spiccavano nomi come Ricciardo Muradore, di Beiersdorf Italia; Nicola D’Onofrio, di Bomi Group; Alessandro Benoldi, del Cedacri Group; Luca Scafidi, di Chanel Italia; Michele Ceccarelli, di Madilo; Leonardo Artico, di MOTUS-E; Piero Di Matteo, esperto in Ingegneria dei Trasporti e Fleet Management; Pasquale Mongo, di Poste Italiane; Francesco Bellitta, di Ricoh Italia; Silvio Fornera, di Sammontana. Questi professionisti hanno potuto condividere le loro esperienze e valutare l’impatto positivo della formazione sulla gestione delle flotte aziendali.

Il corso personalizzato, già apprezzato da molti conducenti di flotte aziendali e recentemente anche da giornalisti, si basa sull’innovativo “Metodo Ciuffi”. Paolo Ciuffi, pilota professionista dal 1989 e istruttore di guida responsabile dal 1991, insieme al suo team offre un approccio didattico specifico che valorizza l’insegnamento sulle strade quotidiane. Con una combinazione di simpatia, aneddoti sportivi e una forte dedizione alla formazione, Ciuffi e il suo team si concentrano sugli aspetti cruciali che migliorano la guida quotidiana di qualsiasi veicolo.


I vantaggi chiave del “Metodo Ciuffi”

Sicurezza migliorata: Nuove tecniche e una mentalità innovativa rendono l’ecosistema stradale più sicuro per tutti.
Benessere degli automobilisti: Riducendo lo stress e migliorando il benessere psicofisico, la guida diventa meno faticosa e più piacevole.
Efficienza nei consumi: L’implementazione del Metodo D6 può ridurre i consumi di carburante fino al 35% e l’energia delle batterie fino al 55%.
Minori costi di manutenzione: Riduzione dell’usura di freni, trasmissione, motore e pneumatici, con conseguenti minori costi di manutenzione e maggiore valore residuo dei veicoli.
Riduzione dei costi assicurativi e di noleggio: Diminuzione del rischio di incidenti e conseguente abbassamento delle spese assicurative e di noleggio.

La formazione D6 Drive Responsibly rispetta le normative del D.Lgs. 81/2008 sulla salute e sicurezza sul lavoro, i requisiti INAIL e le norme ISO 39001, ISO 45001, ISO 14001, ISO 14064 e ISO 9001. La qualità del programma è stata verificata e approvata da associazioni come Lorenzo Guarnieri Onlus e Gabriele Borgogni Onlus.

Tra i numerosi clienti che hanno beneficiato del Metodo Ciuffi si annoverano aziende come Biofer, Birindelli, Boehringer Ingelheim, Brandini, Comune di Firenze, DGA Spa, DHL, Enegan Spa, Eurocar, Gucci, Ifoa, Knauf, L’Elettrica Spa, Lilly, MEF, Schneider Electric, Sonepar e Vigili Giurati. Con 20 istruttori professionisti e oltre 30.000 formazioni erogate, il corso D6 Drive Responsibly offre 18 diverse soluzioni formative per soddisfare le esigenze di ogni azienda.

Foto archivio D6 Drive Responsibly

Riconoscimento mondiale: De Silva è Ambasciatore del Made in Italy

Riconoscimento mondiale: De Silva è Ambasciatore del Made in Italy

Un nuovo riconoscimento per la carriera di Walter De Silva, che, dopo il Compasso d’Oro, il prestigioso premio alla carriera attribuito dall’ ADI (Associazione italiana per il disegno industriale) nel 2011,  è entrato a far parte della Comunità Altagamma, in qualità di socio onorario e Ambasciatore dell’eccellenza italiana del mondo.

L’ufficialità è stata proclamata nel corso della cena di gala, tenutasi nella splendida cornice di Palazzo Colonna a Roma,  alla vigilia della Giornata Altagamma 2024 che si è svolta alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

L’importante riconoscimento è stato attribuito a De Silva che “…nel corso dei decenni – si legge nella motivazione – ad alcune tra le più iconiche creazioni nel mondo dell’automobilismo che, universalmente riconosciute, contribuiscono ad arricchire la lunga e nobile tradizione del design italiano”.

“Sono particolarmente orgoglioso di questa onorificenza – ha dichiarato Walter De Silva – perché quello di promuovere l’eccellenza italiana è un compito che ho sempre svolto, nella mia lunga carriera, che ad un certo punto della vita  mi ha portato dapprima in Spagna e poi in Germania. Anzi, voglio sottolineare che non ho semplicemente lavorato per un Gruppo tedesco, ma ho esportato il Made in Italy e il design italiano in quel tipo di cultura industriale completamente diversa dalla nostra, cercando di divulgare il culto della bellezza, che è la mia prima fonte di ispirazione ogni volta che prendo in mano la matita”.

La Fondazione Altagamma riunisce dal 1992 le migliori imprese dell’Alta Industria Culturale e Creativa che promuovono nel mondo l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita italiani. Unica per la sua trasversalità, Altagamma accoglie 119 brand dei 7 settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, dei motori e della nautica con l’obiettivo di contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria culturale e creativa italiana, offrendo così anche un contributo allo sviluppo economico del Paese.

Proprio in questo contesto si inserisce il rinomato Atelier di Design di  Walter De Silva, che recentemente ha adottato una nuova identità aziendale con l’intento di stabilire un punto di riferimento per un Design esemplare, affidabile ed eccellente che combini perfettamente bellezza e funzionalità.

Foto da ufficio stampa De Silva

 

 

CO2 e dintorni: quante sciocchezza ci raccontano

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata

di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia

Un’evidenza che continua a farmi riflettere è il valore di CO2 medio del venduto. Ci hanno detto che il Diesel è cattivo e che il benzina più o meno ibridizzato, anzi, le plug-in e soprattutto le elettriche, avrebbero ridotto questa cattivissima CO2.

A parte PHEV e BEV che non si vendono e le full hybrid che stanno quasi al 15% del mercato, il Diesel sì è stato abbandonato, non per scelta dei consumatori, perché se ci fossero ancora modelli di fascia bassa a listino andrebbero via come il pane. Quindi oggi benzina 54%, diesel 20% uguale CO2 media 122,5 g/km. Solo 2 anni fa, benzina 48%, diesel 25% uguale CO2 media 119,8 g/km. Quante sciocchezze ci raccontano…”.

Foto archivio Salvatore Saladino

ACEA: pro memoria all’UE del “dopo elezioni”

ACEA: pro memoria all'UE del "dopo elezioni"

L’UE – ricorda in una nota ACEA, l’Associazione dei costruttori europei di veicoli – ha fissato uno degli obiettivi di elettrificazione più ambiziosi al mondo per auto e furgoni.

Ma la transizione ai veicoli elettrici (EV) deve essere inclusiva e accessibile a tutti i cittadini e le imprese europei.

Dopotutto, i veicoli che produciamo mantengono l’Europa in movimento. E i veicoli elettrici a prezzi accessibili sono una parte essenziale per preservare la mobilità delle persone e delle merci.

Oggi, produrre veicoli elettrici in Europa costa di più rispetto ai modelli con motore a combustione o ai veicoli elettrici importati da regioni con costi di produzione inferiori.

Produrre veicoli elettrici in Europa in modo conveniente e redditizio è una sfida senza il giusto quadro industriale in atto.

Foto di Andrew Roberts su Unsplash

Auto e mobilità connesse: un mercato da 2,9 miliardi

Auto e mobilità connesse: un mercato da 2,9 miliardi

Il settore delle auto connesse e della mobilità smart continua a crescere. Nel 2023 il mercato italiano ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro, +17% rispetto al 2022. Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%. Le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11% in un anno), i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono i 950 milioni di euro (+28%), le soluzioni Smart Mobility nelle città, in primis per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, i 400 milioni di euro, +18%. A fine 2023 nel nostro Paese si contano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), 1 ogni 4 abitanti.

Cresce la sperimentazione della Smart Road: sono 258 i progetti a livello mondiale dal 2015, ben 141 sono stati attivati nel biennio 2022-23. In Italia negli ultimi tre anni sono state avviate 19 iniziative. Sette Italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro, le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%).

Gli utenti italiani sarebbero disposti a rinunciare all’auto per modalità di trasporto più sostenibili, a patto di avere mezzi pubblici più frequenti (45%), parcheggi gratuiti nei punti di snodo (30%) e mezzi pubblici e veicoli in sharing accessibili in modalità free (29%). In particolare, considerando la sfera della sostenibilità, il 40% dei cittadini sta già oggi riducendo l’utilizzo dell’auto per soluzioni alternative come il car sharing o la micromobilità. Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario ad un possibile utilizzo, ben 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi. I contrari sono frenati soprattutto dalla sensazione di non avere il controllo della vettura (36%), dal piacere di guidare in prima persona (32%) e dalla sensazione di insicurezza (31%).

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi durante il convegno: “Accelerare verso una mobilità connessa e sostenibile: è tempo di cambiare marcia”.

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Car & Mobility –. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando i 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Car & Mobility -. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale. L’AI Generativa è in grado di produrre dati sintetici e sviluppare ambienti di test virtuali, accelerando così lo sviluppo di algoritmi per la guida autonoma in modo più sicuro ed efficiente. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

 

Auto connesse

Nel 2023 le immatricolazioni di auto in Italia hanno superato 1,5 milioni di unità, (+19% vs 2022), ma ancora lontano dal picco di 1,9 milioni raggiunto nel 2019. Solo il 4,2% del totale (66.300 unità, + 0,5% rispetto al 2022) sono elettriche, mentre le vetture ibride plug-in scendono al 4,4% (-0,7%). Guardando al parco circolante, i veicoli elettrici salgono a 220.000 unità e le ibride plug-in a 242.000, rappresentando complessivamente solo l’1,1% del totale. Sono invece 16,9 milioni le auto connesse nel nostro Paese. Tra queste, si registrano 5,1 milioni di auto nativamente connesse tramite SIM in ambito consumer (+19% vs 2022), 1,5 milioni di auto aziendali connesse per il fleet management (+25%) e 10,3 milioni di box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative (+3%). Sul fronte dell’auto a guida autonoma, solo il 15% degli utenti si dichiara propenso ad utilizzarne una nei prossimi anni. I principali motivi tra chi è favorevole sono la comodità di “poter fare altre attività durante il tragitto” (43%), la maggiore sicurezza (34%) e la possibilità di trovare parcheggio autonomamente (29%).

 

La Smart Mobility

Il tema Smart Mobility è considerato fondamentale o molto rilevante da più di 4 comuni italiani su 5 (83%) con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Sono in lieve aumento le iniziative: nel 2023 il 53% dei Comuni ha avviato progetti, nel 2022 erano il 50%. Poco più di 3 Comuni su 4 (77%) hanno avviato almeno un progetto nel triennio 2021-2023, con mobilità elettrica (88%) e sharing mobility (72%) ai primi posti. Per il futuro, si guarda anche a nuove sperimentazioni, in primis in ambito guida autonoma (31%), Air Mobility e Mobility as a Service (MaaS, 16%).

Il 29% dei Comuni (-14% vs 2022) non utilizza i dati generati dai progetti, anche se il 16% dichiara di volerli utilizzare in futuro, riconoscendone l’importanza strategica. Rispetto al 2022, aumentano le iniziative che sfruttano i dati per offrire servizi ai cittadini o condividerli con altre società (25%, +9%). Ancora, però, con utilizzo prevalente di tipo informativo o diagnostico: nessun comune utilizza i dati in modo adattivo, sfruttando algoritmi di Intelligenza Artificiale.

Nel triennio 2021-23 aumenta il numero di iniziative dei progetti MaaS attivati a livello globale, (+47% vs 2018-20). In Italia l’attenzione dei comuni è rivolta all’attivazione di diverse sperimentazioni in questo ambito, anche grazie a ulteriori stanziamenti del PNRR dedicati al progetto “MaaS4Italy” nel 2023: 16 milioni di euro destinati a progetti pilota che mirino a espandere l’utilizzo della mobilità integrata. Tra i servizi MaaS di maggiore interesse per il consumatore troviamo il trasporto pubblico urbano (30%), le soluzioni per il parcheggio (24%) e il car sharing (18%).  

 

Le Smart Road

Il 2023 è stato un anno molto importante per lo sviluppo di Smart Road & Smart Infrastructure, a livello nazionale e internazionale: dei 258 progetti censiti a partire dal 2015 a livello globale, ben 141 sono stati lanciati nel biennio 2022-23 (2023: 70; 2022: 71, +48% vs 2021). In Italia sono 19 le iniziative attivate negli ultimi tre anni, con esempi recenti particolarmente virtuosi, a riprova dell’impegno e dell’interesse del Paese su questo fronte.

“In questo scenario, l’evoluzione delle tecnologie V2X giocherà un ruolo chiave – commenta Monica Nicoli, Responsabile scientifica dell’Osservatorio Connected Car & Mobility – permettendo a veicoli e infrastrutture di condividere in tempo reale grandi volumi di dati, aumentando la capacità di coordinamento delle manovre in scenari complessi di mobilità e rendendo la comunicazione efficiente, robusta, versatile e sicura”.

 

La prospettiva del consumatore

Cresce la percentuale di consumatori italiani che possiede un’auto con almeno una funzionalità smart (44% nel 2023). La propensione del consumatore a fruire di nuovi servizi di Smart Mobility è piuttosto elevata, con il 71% che si dichiara interessato a tali iniziative. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%).

Tuttavia, di fronte a tante innovazioni che di anno in anno trovano sempre più spazio nel mercato, secondo un’indagine realizzata in collaborazione con BVA Doxa, il 75% degli Italiani non è soddisfatto di come il proprio Comune affronta i problemi legati alla mobilità urbana (ad esempio traffico, carenza di parcheggi e piste ciclabili). Tra gli aspetti più critici l’affidabilità dei tempi di arrivo previsti dei mezzi di trasposto pubblico (27%), l’esperienza di viaggio durante lo spostamento vero e proprio (25%) e le modalità di prenotazione e pagamento del servizio (14%).

Il 40% dei cittadini sta già oggi riducendo l’utilizzo dell’auto a vantaggio di soluzioni alternative come il car sharing o la micromobilità. Le fasce di popolazione più senior (55-74 anni) sono meno disposte a privarsi della propria auto privata. Al più, cercano di minimizzare gli spostamenti (45%) o monitorano le proprie abitudini di guida per renderle più sostenibili (38%). Al contrario, poco meno di 1 consumatore su 4 (24%) punta su trasporti alternativi, con i più giovani (18-34 anni) tra i principali promotori di questo cambiamento. 

 

Il ruolo dei Dealer e degli autoriparatori

La trasformazione che sta subendo il settore Automotive ha implicazioni su tutti gli attori della filiera, incluso il business dei concessionari/dealer e quello degli autoriparatori. Cresce la percentuale di utenti che si ritiene soddisfatto dell’esperienza di acquisto in concessionaria (89%, +11% vs 2023). Il 40% mostra un’elevata fiducia nei confronti dei rivenditori auto, preferendo l’acquisto in loco rispetto a quello online, mentre il 39% vorrebbe ricevere in futuro servizi dedicati ai veicoli connessi.

Lato dealer, il 70% (+16%) considera il noleggio tra le tendenze più rilevanti nel settore, il 37% punta su ADAS & guida autonoma e il 30% su servizi di ricarica per veicoli elettrici o ibridi. Al contempo, i rivenditori concordano sul fatto che l’incertezza riguardante la futura fonte di alimentazione (86%) e l’aumento dei prezzi (81%) siano tra i principali fattori che rallentano l’acquisto di veicoli in concessionaria.

Infine, il 79% degli autoriparatori ha già sentito parlare di veicoli connessi, ma solo il 48% ha effettuato riparazioni o calibrazioni di sistemi ADAS. Tra coloro che sono già informati sul tema della connettività, solo il 29% ha avuto modo di lavorarci e 2 autoriparatori su 3 (65%) hanno iniziato a sfruttare i dati raccolti all’interno dell’officina. Guardando al futuro, poco più di 1 su 3 (36%) vede la manutenzione predittiva come un’opportunità di business su cui investire, al netto di alcune difficoltà come lo scarso interesse da parte del consumatore (38%) e la mancanza di competenze degli addetti (27%).

Foto di Samuele Errico Piccarini su Unsplash