Autotrasporto: segnali di allarme, il Governo intervenga

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo Starace, presidente di Unrae Veicoli Industriali

 

Il comparto dei veicoli industriali registra a marzo una leggera contrazione (-0,9%), con un totale di 2.610 veicoli immatricolati rispetto ai 2.635 dello stesso periodo dell’anno precedente. Non sorprendono i dati dell’immatricolato di marzo, coerenti con le previsioni UNRAE di inizio anno. Il mercato inizia a riflettere le ben note difficoltà dell’autotrasporto e la flessione in volume dei mezzi pesanti potrebbe diventare molto più preoccupante se il Governo non interverrà con urgenti misure a sostegno del settore.


Purtroppo, appare chiaro che attualmente le istanze del trasporto pesante non rientrino tra le priorità dell’Esecutivo
. Coerentemente con quanto previsto per gli altri comparti, come quello dell’auto e dei veicoli commerciali, riteniamo indifferibile un intervento concreto ed efficace per far ripartire il mercato e sostenere in maniera fattiva il rinnovo del parco circolante.

Il trasporto delle merci e la logistica sono settori di importanza strategica per il nostro Paese, eppure, a causa del gravissimo ritardo degli interventi pubblici, le imprese italiane sono fortemente svantaggiate rispetto ai competitor internazionali, che possono contare su contributi, diretti o indiretti, all’acquisto e all’utilizzo di veicoli di ultima generazione a bassissime o zero emissioni, come ad esempio l’esenzione dal pagamento delle tariffe autostradali.

In questo contesto, pur riconoscendo l’importanza di questioni operative come l’attraversamento delle Alpi, crediamo che la politica non debba trascurare l’assoluta necessità di svecchiare il parco veicolare in linea con i target ambientali comunitari. A tal proposito, auspichiamo che i principi e i criteri del Regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, confermati dalla votazione recente del Parlamento europeo sul testo finale del provvedimento, non vengano stravolti in prossimi riesami, vanificando gli ingenti investimenti e la pianificazione industriale già da tempo
intrapresa dalle Case.

Foto da ufficio stampa Unrae

Veicoli industriali: il promemoria di ANFIA al Governo

di Luca Sra, delegato ANFIA per il trasporto merci

La contrazione nel numero delle immatricolazioni degli autocarri registrata nel mese di marzo porta inevitabilmente a ribadire quanto già evidenziato nei mesi  precedenti da tutte le associazioni della filiera automotive e dell’autotrasporto sulla necessità di riformare le attuali misure in favore del rinnovo della componente veicolare  del settore. 

Come testimoniato dal rapido esaurimento delle risorse dell’ultima finestra del cosiddetto Fondo Investimenti aperta lo scorso 4 marzo, le attuali politiche non appaiono sufficienti  a coprire la domanda del settore al fine di promuovere un vero svecchiamento del parco circolante e devono essere sostituite da una programmazione certa e pluriennale in grado  di abilitare la pianificazione degli investimenti da parte degli operatori del settore.  

Affinché tale processo possa compiersi è inoltre necessario valorizzare tutte le tecnologie veicolari presenti sul mercato, partendo in primo luogo dalle motorizzazioni di ultima  generazione a gas naturale (compresso o liquefatto) o a Diesel, anche in considerazione  della loro piena compatibilità rispettivamente con il biometano e l’HVO, le cui filiere  rappresentano un’eccellenza italiana. Per ciò che concerne i veicoli a zero emissioni,  inoltre, al fine di favorirne la diffusione si auspica il riconoscimento del contributo  pubblico anche per la fattispecie del noleggio a lungo termine, come già previsto nella  nuova struttura del cosiddetto Ecobonus di cui si attende la pronta attuazione. 

In ultimo, sempre nell’ottica di promuovere un pieno rinnovo del parco circolante  dell’autotrasporto, si reitera l’invito a valutare il ripristino di benefici fiscali quali, ad  esempio, il credito d’imposta sugli acquisti di beni strumentali tradizionali sui veicoli di  ultima generazione.

Hertz Italia e This Unique: insieme per sostenere le donne ogni giorno

Hertz Italia e This Unique: insieme per sostenere le donne ogni giorno

Hertz Italia ha scelto This Unique, la start up italiana che ha lanciato un ambizioso progetto per supportare le donne nei giorni più delicati del mese, da sempre un tema tabù che può diventare un disagio, soprattutto sul luogo di lavoro. Hertz Italia, azienda leader del noleggio a breve termine, è una realtà molto attenta al benessere della popolazione aziendale e oltre a promuovere l’inclusività e il rispetto, favorisce quei progetti che concretamente facilitino la quotidianità dei collaboratori sia negli uffici direzionali che nella rete delle agenzie.

 

Questa iniziativa in particolare ha visto una genesi tale da fargli assumere una valenza ancora più significativa. Infatti, l’idea è nata da un’esigenza di Simona Romeo, HR  manager di Hertz Italia, che con la sua sensibilità ha portato all’attenzione del management aziendale una proposta per porre il focus su un tema particolare e ancora oggi fortemente stigmatizzato, come quello del ciclo mestruale, un vero e proprio tabù, che però impatta quotidianamente un numero importante di persone. Nasce così il contatto con This Unique, una giovane realtà che ha fatto del tema dell’inclusività e del rispetto una vera e propria attività di informazione, comunicazione e azione per cambiare gli atteggiamenti negativi che ancora esistono nei confronti di questa situazione così naturale. Questo è stato l’elemento che ha fortemente colpito l’attenzione di Hertz e convinto il management. Hertz Italia, ha all’attivo diverse iniziative nell’ambito della responsabilità sociale, di cura e attenzione sia verso l’utenza esterna che interna all’azienda e cerca di attivare azioni concrete e durature selezionando partner di riconosciuta serietà.

 

Daniela Catalani, HR Director di Hertz Italia, ha espresso la sua soddisfazione con queste parole: “Siamo rimasti molto colpiti dall’approccio di This Unique a temi delicati ma quotidiani e dalla scelta libera ma rispettosa di trattare questi temi con un linguaggio fresco, attuale, disinibito pur con grande delicatezza. La stessa delicatezza con cui anche noi da sempre abbiamo scelto di affrontare e trattare temi di attualità che hanno un impatto significativo per la società e con cui dobbiamo inevitabilmente confrontarci. Sono molto orgogliosa che l’azienda in cui lavoro si sia mostrata così aperta e disponibile ad accogliere la proposta di mettere a disposizione di tutta la popolazione aziendale interessata, agenzie incluse, una fornitura di assorbenti e tamponi igienici. In particolare sono due i valori che ci accomunano a This Unique: l’inclusività e il rispetto che per Hertz sono elementi fondanti sia verso le persone che anche verso l’ambiente. Infatti, questo progetto ha anche una forte valenza ambientale perché i prodotti offerti sono compostabili e plastic-free e questo ha reso il valore progetto ancora più grande. Vogliamo così unirci alla voce di This Unique e della sua community per abbattere gli atteggiamenti negativi che ancora esistono intorno a un tema così naturale come quello delle mestruazioni.”

 

Hertz promuove da sempre un approccio aperto al dialogo e un’attenzione crescente ai temi di maggiore attualità e agli stimoli nuovi. In questo specifico caso infatti, la giovane storia di This Unique ha contribuito a far scattare la scintilla con Hertz. Alice Carbonara, co-founder & COO di This Unique: “Con This Unique stiamo cercando di diffondere quello che è a tutti gli effetti un diritto, trovare all’interno dei bagni assorbenti che siano gratuiti per le persone che frequentano gli spazi. Partiamo sempre da un esempio semplice ma d’effetto: in 8 casi su 10, quando entriamo in un bagno, è comune trovare carta igienica e sapone, utili all’igiene personale. Col nostro progetto proviamo a conferire lo stesso status all’assorbente. Siamo lieti di collaborare con Hertz, che da subito ha appoggiato la nostra idea decidendo di inserire all’interno di ciascuna sede assorbenti per tutte la popolazione aziendale, sostenendo i nostri progetti di inclusività e al contempo di rispetto dell’ambiente“.

Foto di Andraz Lazic su Unsplash

Veicoli commerciali: accelerare sugli incentivi e più colonnine sulle superstrade

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

In tema di incentivi, il nuovo DPCM risulta essere al vaglio della Corte dei conti e si attende  la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” entro la fine del mese di aprile. Auspichiamo  un’accelerazione dell’iter per la piena operatività degli stessi, considerata la paralisi che si è generata sul mercato dei veicoli a zero emissioni, dimezzati come quota di mercato rispetto al  primo trimestre 2023 (1,8% vs 3,6%).

Le misure del nuovo schema 2024 prevedono: bonus per i veicoli a zero emissioni sia a fronte sia senza rottamazione; estensione dell’incentivo alle altre alimentazioni a fronte di  rottamazione (con importi inferiori); estensione alle società di noleggio; conferma della  gradualità del bonus in funzione della massa del veicolo incentivato.

In tema di infrastrutture di ricarica, nel mese di maggio saranno resi  operativi i due nuovi Bandi per la realizzazione di infrastrutture su strade urbane ed extraurbane. Con quelli pubblicati a maggio 2023, non era stato assegnato alcun progetto da realizzare sulle superstrade (da almeno 175 kW), in quanto le esigue proposte progettuali  presentate non possedevano i requisiti di ammissibilità alla misura.

A tal proposito continuiamo a sollecitare il ministero ad adottare  misure opportune per stimolare una più ampia partecipazione, al fine di garantire il pieno utilizzo delle risorse stanziate, circa 360 milioni di euro, per lo sviluppo di un’infrastruttura di ricarica capillare anche sulle superstrade, secondo quanto stabilito dagli obiettivi indicati dal  PNRR (almeno 7.500 infrastrutture di ricarica superveloci).

Foto uff stampa UNRAE

 

Soccorso stradale: resta la garanzia in aggiunta alla RC

Soccorso stradale: resta la garanzia in aggiunta alla RC

L’assistenza stradale è la garanzia assicurativa accessoria più richiesta dagli italiani, in aggiunta alla copertura RC obbligatoria. Sul totale degli automobilisti che ne hanno attivata una, nel 57% dei casi si tratta appunto della possibilità di avere la certezza dell’intervento di un carro attrezzi nel caso in cui la propria auto restasse ferma in strada. Al secondo posto tra le più diffuse c’è la copertura per eventuali danni fisici al conducente in caso di sinistri con colpa (la RC copre solo gli infortuni a persone terze), scelta dal 40% degli assicurati, mentre il 34% opta per la tutela legale. Tra le altre accessorie maggiormente diffuse si trovano la polizza cristalli, con il 21% delle preferenze, che copre i danni ai vetri dell’auto, e la polizza furto e incendio, scelta dal 20,6% degli automobilisti, che offre protezione contro il furto e i danni causati da incendi. Infine, la polizza contro gli atti vandalici, scelta dal 4,8% degli assicurati, che assicura una protezione completa per il veicolo contro i danneggiamenti provocati volontariamente da terze persone.

 

I dati emergono da VertiMovers, l’Osservatorio della compagnia assicurativa digitale Verti sull’andamento della mobilità in Italia, attraverso la raccolta e la rielaborazione dei dati proprietari. L’Osservatorio VertiMovers offre anche una panoramica sul comportamento degli assicurati in relazione alle diverse categorie professionali e di età cui appartengono. Per quanto riguarda gli automobilisti, sono gli impiegati la categoria più previdente, con percentuali significative di attivazioni delle tre coperture più diffuse: soccorso stradale (61%), infortuni (48,3%) e tutela legale (39,4%). Al secondo posto gli operai, con il 54% di polizze soccorso stradale, il 36,3%di infortuni e il 27% di tutela legale. Infine anche i pensionati, seppur in misura minore, dimostrano comunque una certa attenzione ad attivare garanzie extra con il 53,4% di polizze per soccorso stradale, il 40% di infortuni e il 34% per la tutela legale. Quanto all’età degli assicurati, la tutela legale risulta richiesta soprattutto dai più giovani, tant’è che nella fascia dai 18 ai 24 anni è scelta dal 44,7% degli assicurati, mentre in tutte le successive fasce d’età si attesta poco oltre il 30%.

 

L’indagine esplora anche il mondo dei motociclisti, da cui emergono alcune differenze di genere quando si tratta di coperture assicurative. Mentre entrambi i sessi mostrano un interesse simile per l’indennità infortuni, altre preferenze divergono significativamente. Gli uomini tendono a scegliere il soccorso stradale come garanzia principale, con il 42,4% delle preferenze, mentre solo il 5,6% delle donne opta per questa opzione. Un divario altrettanto ampio si registra nella tutela legale, con il 30,3% degli uomini che la seleziona rispetto al 4,1% delle donne. Una garanzia preferita dalle donne rispetto agli uomini è quella per furto e incendio, con il 23,4% delle preferenze contro il 19,9%.

 

Per quanto riguarda le categorie dei centauri più previdenti, sono gli studenti a mostrare una maggiore propensione all’assicurazione, dimostrando un alto livello di previdenza. Il 47% degli studenti attiva infatti la copertura soccorso stradale, il 45,2% la copertura infortuni e il 44,3% quella per la tutela legale. Questo suggerisce una crescente consapevolezza tra i giovani sull’importanza di essere adeguatamente protetti mentre si conducono veicoli a due ruote.

 

“Osservare come sempre più italiani stiano riconoscendo l’importanza di garantire la sicurezza dei proprio mezzi e della loro mobilità con le coperture assicurative adeguate è un fattore determinante. L’Italia è un Paese sotto-assicurato, ma il fatto che quasi il 60% degli automobilisti abbia attivato la copertura per l’assistenza stradale conferma quanto sia cruciale sentirsi al sicuro sulle strade italiane. Tale tendenza non solo conferma la necessità di una maggiore attenzione alla sicurezza stradale, ma sottolinea anche l’importanza di politiche e iniziative volte a promuovere una cultura assicurativa più diffusa e responsabile tra i cittadini italiani – ha dichiarato Marco Buccigrossi, Direct Business Director di Verti. “Grazie all’Osservatorio VertiMovers siamo in grado di identificare e analizzare i trend e le preferenze degli assicurati, consentendoci di offrire prodotti e servizi innovativi che rispondano alle esigenze del mercato”.

Foto ufficio stampa ACI

L’auto in Europa: a marzo elettriche ancora in frenata

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

Battuta d’arresto in marzo per il mercato delle autovetture in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). Le immatricolazioni nel mese hanno toccato quota 1.383.410 con un calo rispetto a marzo 2023 del 2,8% e con una contrazione decisamente severa (-21,9%) rispetto al livello dell’ultimo marzo ante-pandemia, che è quello del 2019. La ripresa del mercato delle autovetture nell’area iniziata in agosto 2022, dopo un primo calo nel dicembre scorso (-3,8%) e un recupero in gennaio e febbraio di quest’anno, si è quindi interrotta nel mese scorso. Resta comunque positivo il consuntivo dei primi tre mesi di quest’anno che, con 3.395.049 immatricolazioni, fanno registrare una crescita del 4,9% su gennaio-marzo del 2023, ma un calo di ben il 18,1% rispetto al gennaio-marzo 2019, cioè rispetto ai livelli ante-crisi.

Le cause della frenata di marzo, che tra l’altro ha interessato quattro dei cinque maggiori mercati europei e cioè quello tedesco (-6,2%), quello spagnolo (-4,7%), quello italiano (-3,7%) e quello francese (-1,5%), vengono indicate dai principali commentatori europei nella debolezza della domanda dei privati, che appaiono fortemente penalizzati dagli aumenti di prezzi degli ultimi anni, ma anche nella frenata nelle immatricolazioni di autovetture elettriche (BEV). In marzo 2024 le immatricolazioni di auto elettriche nell’area sono state infatti 196.411 contro le 220.778 di marzo 2023, con un calo dell’11% dovuto anche a contrazioni particolarmente significative in Germania (-28,9%) e in Italia (-34,4%).

Il mercato dell’auto elettrica (BEV) appare sempre più fortemente condizionato dalla presenza e dall’entità di incentivi all’acquisto, anche se incominciano a manifestarsi perplessità a livello del pubblico sulla opportunità delle scelte politiche dell’Unione Europea e del Regno Unito sulla transizione energetica nel settore della mobilità e ciò anche perché nel resto del mondo si prevedono incentivi all’auto elettrica, ma al momento non si prevede la messa al bando dei motori a combustione interna.

Per quanto riguarda in particolare l’Italia che, come si è detto, in marzo ha accusato un calo di immatricolazioni di auto elettriche del 34,4%, sulla domanda sta influendo certamente l’attesa dei nuovi incentivi ripetutamente annunciati dal Governo, ma non ancora operativi. E in ogni caso forti perplessità stanno emergendo sulla tenuta delle quotazioni delle auto elettriche usate, che non beneficiano (o non beneficiano ancora) di incentivi. A ciò si aggiunge poi ovviamente la nota circostanza che l’auto elettrica, per il suo costo elevato, senza incentivi generosi al momento non è alla portata della maggioranza degli automobilisti italiani.

Veicoli trainati: senza misure strutturali le strade diventano insicure

Trainati: urgenti misure per favorire il rinnovo del parco

di Michele Mastagni, Coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e Allestimenti di UNRAE

È ormai evidente come il comparto dei veicoli trainati stia attraversando una fase critica per la quale non si  intravede un’inversione di tendenza nel breve periodo. Prevediamo infatti che la domanda di  nuovi veicoli trainati continuerà a contrarsi almeno per il primo semestre del 2024. Nonostante gli scoraggianti dati di mercato, i fondi stanziati dal MIT nel 2023 per gli incentivi  all’acquisto di nuovi rimorchi sono terminati in pochissimi minuti in occasione del click day di  marzo, segno che le aziende hanno interesse nel rinnovare i propri mezzi.

Tuttavia, ciò non basta  ad assicurare una concreta ripresa e, nell’auspicio che anche gli stanziamenti per l’anno corrente  siano messi a disposizione in tempi rapidi, ribadiamo la richiesta di interventi strutturali che  consentano agli operatori una pianificazione pluriennale degli investimenti. La crescente anzianità del parco  circolante è diventata una questione non più trascurabile poiché minaccia la sicurezza dei  cittadini.

Mantenere in circolazione veicoli trainati immatricolati oltre 17 anni fa rappresenta un pericolo costante sulle strade. Stimiamo che, ai ritmi attuali di sostituzione, le imprese italiane di  trasporto merci impiegherebbero 29 anni per rinnovare completamente le proprie flotte. Infine, ribadiamo ancora una volta l’urgenza di adeguare, nel corso dell’esame al Senato sul DDL Sicurezza stradale, l’art. 61 del Codice della Strada, in modo da consentire anche nel nostro  Paese la circolazione di complessi veicolari lunghi 18,75 metri. Tale misura garantirebbe inferiori emissioni di CO2, ridotti livelli di congestione stradale, minore impatto sulle infrastrutture viarie e, allo stesso tempo, maggiore produttività e competitività all’autotrasporto.

Foto Michele Mastagni da suo profilo Linkedin

Mobilità condivisa: sale l’interesse, ma costi elevati e poche auto

Mobilità condivisa: sale l’interesse, ma costi elevati e poche auto

Gli italiani sono pronti ad abbandonare la proprietà dell’auto per affidarsi a soluzioni innovative di condivisione? Come procede la diffusione delle nuove forme di mobilità in sharing nelle città italiane? Quanto sono conosciute dal grande pubblico le formule del car sharing e del car pooling? A queste e ad altre domande sulla mobilità cittadina si è proposta di dare risposte puntuali la nuova instant survey “Auto privata o mobilità condivisa?”, condotta da Areté (azienda leader nella consulenza strategica) nel mese di aprile per indagare sul campo la propensione degli italiani che vivono nelle città di Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna a servirsi delle forme di mobilità condivisa (su tutte, car sharing e car pooling) che si stanno facendo strada gradualmente anche nel nostro Paese.

L’88% del campione intervistato possiede una vettura, acquistata in un’unica soluzione (50% dei casi) o tramite finanziamento (38%). Alla domanda “quale strumento di trasporto utilizzi per muoverti abitualmente in città?” 8 su 10, equamente suddivisi, rispondono a bordo di un’auto privata e sui mezzi pubblici. Il 10% si serve di moto o scooter.

Il dato più interessante che emerge dalle risposte riguarda la notorietà della formula dell’auto condivisa nel nostro Paese: 9 italiani su 10 dichiarano di conoscere il car sharing e il 52% di questi sostiene anche di averlo utilizzato almeno una volta. Lo scenario cambia leggermente spostando il focus sul car pooling: il 48% degli intervistati dice di conoscerlo e il 38% di questi lo ha anche usato almeno una volta.

Andando ad analizzare i dati relativi alle singole realtà metropolitane, Milano risulta essere la città in cui l’utilizzo dei mezzi pubblici (ad essi si affida il 55% dei rispondenti vs il 25% di coloro che usano le quattro ruote) è più elevato. Un’evidenza che non stupisce, vista la capillarità della rete metropolitana.

A Roma, complice una rete di trasporti meno efficiente, le preferenze per l’utilizzo di bus e metro per gli spostamenti urbani quotidiani scendono al 34% e l’uso dell’auto viene preferito dal 47% del campione. Se a Firenze e Bologna le percentuali di utilizzo di auto e mezzi pubblici sono pressoché appaiate, a Torino la mobilità privata prevale decisamente su quella pubblica: 51% vs 34%. I dati relativi alle 5 città attestano quindi una prevalenza complessiva della mobilità privata su quella pubblica (con alcune eccezioni) anche a causa di problemi atavici che attanagliano l’offerta di questi mezzi in Italia.

Eppure la survey rivela come 6 italiani su 10 sarebbero disposti in futuro ad abbandonare l’auto di proprietà per gli spostamenti cittadini in favore delle soluzioni di mobilità condivisa su quattro ruote. Dietro tale scelta, ci sono principalmente ragioni ambientali e legate al conseguente decongestionamento delle città (indicate dal 70% del campione) e motivi economici, connessi a un possibile risparmio rispetto all’acquisto del bene (20%).

Due aspetti contribuiscono però oggi a limitare la diffusione delle nuove forme di mobilità condivisa. Da una parte, le aspettative in termini di spesa: 8 intervistati su 10 dichiarano di essere disposti a spendere al mese al massimo 200 euro mensili, un importo decisamente al di sotto della soglia ipotizzabile per un uso continuo di questa formula. Dall’altra, il 51% del campione si mostra ancora legato al concetto di proprietà e teme di rimanere senza auto in caso di necessità.

“Nella nostra nuova instant survey”, sottolinea Massimo Ghenzerl, presidente di Areté, “abbiamo chiesto a un campione di abitanti delle città di Milano, Roma, Firenze, Bologna e Torino che strumenti utilizzeranno per gli spostamenti cittadini nei prossimi anni: il 37% di loro ha confermato che continuerà a usare l’auto di proprietà, il 32% ha dichiarato che si servirà dei mezzi pubblici, mentre il 13% si affiderà alle E-Bike, in decisa crescita e che si candida quindi a diventare la terza modalità di trasporto più diffusa in queste città. Più in generale, dal mercato emerge una crescita dell’interesse degli italiani per le forme di mobilità cittadina alternative alla proprietà dell’auto. Per una più ampia diffusione nelle principali città italiane restano ancora due nodi da sciogliere: il prezzo, ancora non allineato alle aspettative del cliente e una più ampia e capillare disponibilità di queste vetture”.

Foto ufficio stampa Areté